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ⓘ Battaglia di Herdonia, 212 a.C. La prima battaglia di Herdonia fu combattuta nel 212 a.C., durante la seconda guerra punica, tra lesercito cartaginese di Anniba ..




Battaglia di Herdonia (212 a.C)
                                     

ⓘ Battaglia di Herdonia (212 a.C)

La prima battaglia di Herdonia fu combattuta nel 212 a.C., durante la seconda guerra punica, tra lesercito cartaginese di Annibale e lesercito romano guidato dal pretore Gneo Fulvio Flacco a Herdonia, moderna Ordona: lesercito romano fu completamente annientato cancellandone la presenza in Apulia per diverso tempo.

                                     

1. Contesto storico

Dopo la schiacciante vittoria a Canne 216 a.C., Annibale raggiunse i primi importanti risultati politico-strategici. Alcuni centri cominciarono ad abbandonare i Romani, come Campani, Atellani, Calatini, parte dellApulia, i Sanniti ad esclusione dei Pentri, tutti i Bruzi, i Lucani, gli Uzentini e quasi tutto il litorale greco, i Tarentini, quelli di Metaponto, di Crotone, di Locri e tutti i Galli cisalpini, e poi Compsa, insieme agli Irpini. Annibale, con il grosso dellesercito, si diresse in Campania dove riuscì ad ottenere dopo una serie di trattative la defezione di Capua che a quellepoca era ancora, per importanza, la seconda città della penisola, dopo Roma.

                                     

1.1. Contesto storico Casus belli

Dopo anni di scontri nellItalia meridionale, i consoli romani dellanno 212 a.C., Q.Fulvio Flacco e Appio Claudio Pulcro, per tener lontano Annibale da Capua, decisero di separarsi. Fulvio si diresse nel territorio cumano, mentre Claudio in Lucania. Il condottiero cartaginese, incerto inizialmente sul da farsi, decise di inseguire Appio Claudio, che a sua volta portò in giro il nemico come volle, per poi fare ritorno a Capua una seconda volta. Durante la marcia, i Cartaginesi ebbero loccasione di affrontare un nuovo combattimento a loro favorevole, dove massacrarono un esercito romano di 16.000 armati.

Frattanto i consoli, tornati a Capua, ricominciarono ad assediare la città con grandissima violenza raccogliendo e preparando ogni cosa fosse necessaria. A Casilinum fu ammassato il grano; alla foce del Volturno, dove si trova la città omonima, fu fortificata una rocca e posto un presidio romano; anche a Pozzuoli venne messo un presidio per dominare il mare e il vicino fiume. In queste due fortezze sul mare e a Ostia venne portato tutto il frumento che era stato inviato dalla Sardegna e quello che il pretore Marco Giunio Silano aveva raccolto in Etruria, affinché lesercito romano ne avesse in abbondanza durante linverno. Annibale non voleva abbandonare Capua in una situazione tanto critica, ma quando alcuni messaggeri giunsero dalla Apulia e lo informarono che il pretore Gneo Fulvio Flacco, dopo aver assalito con successo alcune città apule passate dalla parte dei Cartaginesi, si era abbandonato, lui e il suo esercito, a una tale trascuratezza da sopprimere ogni disciplina militare, il condottiero cartaginese mosse il suo esercito in direzione dellApulia. Egli era impaziente di poter assalire un nuovo esercito romano, meglio se comandato da un comandante inetto.

Intanto il pretore Gaio Claudio Nerone partì dalla Lucania per marciare verso Suessula, portando con sé sei legioni romane e sei legioni di alleati di Roma.

                                     

2. Battaglia

Le legioni romane erano accampate nei pressi di Herdonia. E quando arrivò loro la notizia che i nemici si stavano avvicinando, poco mancò che non si riversassero fuori dal campo senza aver ricevuto il comando del pretore Fulvio. Erano convinti di poter vincere a loro piacimento. La notte successiva Annibale, avendo saputo che negli accampamenti romani vi erano stati tumulti e che i soldati avevano minacciato il proprio comandante perché desse il comando dattacco, pose 3.000 soldati armati alla leggera nelle fattorie e nei boschi dei dintorni. Ordinò loro che ad un segnale convenuto uscissero tutti insieme dai loro nascondigli. Ordinò poi a Magone il Sannita di bloccare con circa 2.000 cavalieri tutti i passaggi da cui riteneva che i Romani potessero fuggire.

Portati a termine questi preparativi durante la notte, lalba seguente condusse lesercito in campo. E neppure Flavio ebbe qualche impedimento a combattere, trascinato dallimpeto improvviso dei suoi soldati. Le schiere dei Romani si disposero secondo il capriccio dei soldati: la prima legione e lala sinistra si disposero in prima linea, in modo che lo schieramento risultasse estendersi tutto in lunghezza. E nonostante i tribuni protestassero, non vi poteva essere nelle retrovie alcuna resistenza, in quanto il nemico avrebbe potuto sfondare lo schieramento in qualunque punto. I soldati non sembravano curarsene.

E quando la battaglia iniziò, i Romani non furono in grado di sostenere neppure le grida dei nemici, né il loro primo assalto. Il comandante romano, che Tito Livio paragona in stoltezza e avventatezza a Marco Centenio Penula, anche se non paragonabile per coraggio, appena vide che lesito della battaglia era compromessa e che i suoi arretravano e subivano lassalto cartaginese, afferrato un cavallo, fuggì con circa 200 cavalieri.



                                     

3. Conseguenze

Il resto dello schieramento, respinto e poi accerchiato alle spalle ed alle "ali", fu fatto a pezzi. Dei 18.000 soldati romani ne sopravvissero solo poco più di 2.000. I nemici poi si impadronirono degli accampamenti.