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ⓘ Alboino è stato re dei Longobardi dal 560 circa al 572, anno del suo assassinio. Nel 568 guidò il suo popolo alla conquista dellItalia, abbandonando la terra na ..




Alboino
                                     

ⓘ Alboino

Alboino è stato re dei Longobardi dal 560 circa al 572, anno del suo assassinio. Nel 568 guidò il suo popolo alla conquista dellItalia, abbandonando la terra natia, la Pannonia. Riuscito nellimpresa che tutti i Germani avevano sognato, divenne un personaggio leggendario. Esistevano diversi canti epici longobardi sulle sue imprese; Paolo Diacono vi si ispira per numerosi episodi da lui narrati nella sua Historia Langobardorum. La storia si confonde con la fantasia, a causa delle tradizionali gesta arricchite via con il passare del tempo, e la sua figura sfocia pertanto nella leggenda, rendendo la cronologia e i fatti molto spesso confusi.

                                     

1.1. Biografia I primi anni

Alboino era figlio di Audoino, reggente 540 e, successivamente re 546 dei Longobardi, e di Rodelinda. Sappiamo da Procopio che Audoino sposò una principessa ostrogota pronipote di Teodorico il Grande, re degli Ostrogoti e appartenente alla stirpe dei Gausi. Secondo Iordanes, il matrimonio fu voluto dallimperatore: Rodelinda sarebbe la nipote figlia della sorella del re ostrogoto Teodato. Se la regina era veramente di sangue amalo, il matrimonio avrebbe aumentato il prestigio dei federati dellimpero e, di fronte agli altri barbari, li avrebbero quasi designati come eredi del re goto.

La cronologia della vicende di Alboino, assieme alla sua stessa figura, è, in Paolo, molto confusa: se Alboino avesse veramente partecipato allo scontro contro i Gepidi nel 551, bisognerebbe farlo nascere molto prima la morte del re Vacone circa 540. Molto probabilmente, lincertezza è dovuta alla parziale fissazione della figura di Alboino nellambito leggendario, derivante da una saga poetica.

Alboino nasce attorno al 530 in Pannonia, dove allepoca i Longobardi erano stanziati. Guerriero, prese certamente parte alle vicende belliche del tempo. Paolo Diacono racconta le sue imprese in una battaglia, identificata in quella combattuta nel 551 contro i Gepidi, in cui avrebbe ucciso Torrismondo, figlio del re Turisindo. Racconta Paolo che la sera della battaglia, il padre Audoino rifiuta di ricompensarlo con il posto donore al banchetto, poiché secondo "il costume del suo popolo" non poteva riconoscerne lo status in quanto non era stato armato da un principe straniero probabile allusione alla pratica germanica del fosterage, leducazione di giovani di sangue reale presso unaltra famiglia. Allora Alboino con quaranta giovani si reca dal re dei Gepidi Torisindo, di cui aveva ucciso il figlio, a chiedergli di ricevere da lui le armi. Ricevuto con onore, si siede al posto del giovane appena morto. Ma il rammarico del padre esplode e i principi dei Gepidi iniziano a provocare i Longobardi; questi ultimi rispondono con alterigia e solo lintervento del re Torisindo riesce ad evitare che lospite venga ucciso nella stessa tenda del re. Torisindo alla fine del banchetto dona ad Alboino le armi del figlio morto e lo rimanda a suo padre incolume. Così Alboino può a buon diritto partecipare dei piaceri della tavola del re, mentre i Longobardi lodano la perfetta lealtà del re dei Gepidi. Tale racconto deriva certamente da una canzone epica fiorita intorno alla figura di Alboino e il suo fondamento storico va considerato con cautela.

Salì al trono alla morte del padre, nel 560 o poco dopo, e dovette subito affrontare nuovi scontri con i Gepidi, ora guidati da Cunimondo. Nel 565 i Gepidi, sostenuti dai bizantini preoccupati per il potere che i Longobardi stavano conquistando, inflissero una sconfitta ad Alboino, che lanno successivo cercò a sua volta unalleanza. Strinse così un patto con gli Avari, stanziati a est dei Gepidi. I termini dellaccordo prevedevano che, in caso di vittoria, i Longobardi avrebbero lasciato agli Avari le terre occupate dai Gepidi in Pannonia. Nel 567 Longobardi e Avari attaccarono contemporaneamente, da nordovest e da nordest, i Gepidi. La vittoria andò ad Alboino, che uccise lo stesso re Cunimondo. Alboino, in seguito alla sua vittoria definitiva sui Gepidi, aveva ucciso il loro re Cunimondo e sposato sua figlia Rosmunda; con il cranio di Cunimondo avrebbe realizzato una coppa potoria.

Alboino ebbe due mogli. Intorno al 555 suo padre Audoino laveva sposato a Clodosvinta, cattolica e figlia del re dei Franchi Clotario I; è sopravvissuta una lettera del vescovo Nicezio di Treviri a Clodosvinta, nella quale lecclesiastico chiede alla regina di allontanare Alboino dalleresia ariana. Dopo la sconfitta dei Gepidi, probabilmente per aggregare ai Longobardi i guerrieri superstiti di quel popolo, sposò Rosmunda, figlia di Cunimondo, in base al concetto della trasmissione del carisma regale per via femminile, accettato dalla cultura longobarda. Dalla prima moglie ebbe una figlia, Alpsuinda, morta a Costantinopoli in data ignota.

                                     

1.2. Biografia Religione

I longobardi erano pagani, ma non la famiglia reale dei Lithingi, forse per influsso degli Eruli che erano per un quarto cattolici. Quando limperatore Giustino II ruppe con i Longobardi aiutando i Gepidi, Alboino scelse per sé e per i Longobardi larianesimo.

Larianesimo suo ignorava le dispute dogmatiche tra ariani e cattolici, essa venne usata da Alboino come collante per tutte le popolazioni germaniche che seguivano i Longobardi o che avrebbero trovato in Italia molti contingenti bizantini in Italia erano in realtà formati da goti ariani precedentemente sconfitti, che rimasero inermi o si unirono allinvasione, creando ununione religiosa laddove sussistevano differenze etniche e contrapponendosi ai latini e franchi cattolici.

                                     

1.3. Biografia La conquista dellItalia

La vittoria sui Gepidi rafforzò il prestigio e il potere di Alboino, ma al tempo stesso gli creò non poche difficoltà: la voglia di bottino dei suoi guerrieri, esaltati dalle vittorie; laccresciuta consistenza numerica del suo popolo, che ormai includeva una vasta schiera di alleati e tributari ; la pressione degli stessi alleati Avari. Il re uscì dalla stretta progettando una nuova migrazione-conquista: questa volta verso lItalia appena tornata sotto controllo bizantino che, seppure impoverita dalla lunga Guerra gotica, prometteva ricchezze e preda. Non è da escludere che il trasferimento in Italia fosse stato concordato con le autorità bizantine, che avrebbero chiesto ai Longobardi di stanziarsi in Italia settentrionale come foederati per contenere gli attacchi franchi. La teoria, già avanzata in passato, è stata ripresa di recente, per esempio da Neil Christie e da Werner Pohl, pur essendo una congettura non supportata dalle fonti. Per garantirsi le spalle, Alboino strinse un nuovo accordo con gli Avari offrendo loro le terre fin lì occupate in Pannonia; tuttavia, se linvasione fosse fallita, i Longobardi avrebbero riottenuto la Pannonia. In ogni caso, Alboino temeva un attacco alle spalle da parte degli Avari durante linvasione, in un momento di vulnerabilità da parte longobarda.

Stretta lalleanza per il giorno di Pasqua, il 2 Aprile del 568, linvasione partì. La massa era composta da centomila-centocinquantamila persone le stime sono molto incerte; i guerrieri erano una minoranza circa 30 000, perché il grosso era costituito dalle loro famiglie; alla spedizione parteciparono anche guerrieri sassoni. Più che strettamente militare, lesodo aveva quindi caratteristiche migratorie, con masserizie e mandrie di bestiame al seguito.

Linvasione partì dallestremità occidentale del lago Balaton. Il percorso seguito dallorda è incerto, ma probabilmente sfruttò le strade romane che dalla Pannonia la portò a varcare lIsonzo. Una leggenda narra che, prima di entrare in Italia, Alboino salì su un monte, il Matajur, che da lui avrebbe preso il nome "Monte Re". Il monte si trova sulla valle del fiume Natisone, tuttavia è più probabile che i Longobardi abbiano percorso la comoda strada romana che da Emona lodierna Lubiana scendeva ad Aquileia, lungo la valle del fiume Vipacco.

I Bizantini non offrirono resistenza, rinchiudendosi nelle loro città fortificate, il che potrebbe avvalorare la teoria di un trasferimento concordato, anche se può spiegarsi altrimenti con la tattica usuale dellesercito bizantino, che, piuttosto che affrontare linvasore in una battaglia con il rischio di farsi annientare lesercito, preferiva attendere che linvasore si ritirasse con il bottino, cosa che i Longobardi non fecero, occupando invece permanentemente le terre invase. La prima città di rilievo a cadere nelle mani di Alboino, allinizio del 569, fu Forum Iulii Cividale del Friuli, che il re assegnò al nipote Gisulfo, che divenne così il primo duca di Cividale con il compito di difendere lavanzata longobarda da eventuali attacchi da est e di garantire una via di fuga.

La conquista delle principali città dellItalia nordorientale procedette con rapidità nellestate-autunno 569; caddero Aquileia, Vicenza e Verona, dove Alboino stabilì il suo primo quartier generale. La presa di Milano, il 3 settembre, concluse la migrazione. I Longobardi si erano stanziati nella fascia pedemontana fra le Alpi e il Po, quasi a protezione del resto della penisola, ancora sotto governo bizantino. Paolo Diacono riferisce che solo Pavia si oppose ai nuovi venuti. Lassedio della città sul Ticino si sarebbe protratto per tre anni. Lo storico Aldo Settia ha peraltro messo in dubbio la realtà storica di tale assedio.



                                     

1.4. Biografia La morte

Narra Paolo Diacono, nel secondo libro della sua Historia Langobardorum, che Alboino fu ucciso in seguito ad una congiura organizzata dalla moglie Rosmunda e da un nobile del suo seguito, Elmichi. Riferisce Paolo Diacono che Alboino, ormai saldamente re dItalia, durante un banchetto a Verona offrì il teschio del suocero alla moglie, perché vi bevesse. Paolo Diacono riferisce di avere visto la coppa lui stesso, nelle mani di re Ratchis durante un banchetto, durante la quale lo mostrava ai suoi convitati. Anche qui è possibile interpretare il gesto in modo simbolico alcuni vi riconoscono addirittura una sorta di gesto di pacificazione, ma già per Paolo, che scrive circa duecento anni dopo i fatti, si trattava solo di una terribile provocazione, forse causata dallubriachezza del re. La regina decise di vendicarsi dellaffronto e si accordò col suo probabile amante Elmichi, fratello di latte di Alboino, e Peredeo, fortissimo guerriero gepido, forse appartenente al seguito di Rosmunda.

Lo storico riferisce che Rosmunda, per coinvolgere Peredeo nonostante il suo iniziale rifiuto, lo attirò con un inganno nel suo letto e poi lo ricattò con la minaccia di denunciarlo al re. Organizzata così la congiura, Rosmunda legò la spada di Alboino alla testata del letto, in modo che il re non potesse sfoderarla, e introdusse lassassino, Elmichi secondo alcuni, Peredeo secondo altri, nella camera. Alboino, afferrato uno sgabello, si difese come gli fu possibile prima di soccombere. I congiurati, che si aspettavano di mantenere il potere nelle loro mani, furono costretti a fuggire dalla furiosa reazione dei Longobardi, fedelissimi al grande condottiero, e si rifugiarono a Ravenna col tesoro del re. Poco dopo, in mezzo alle manovre del prefetto di Ravenna, Longino, che cercò di sfruttarli come elemento di divisione tra gli invasori, tutti e tre i congiurati trovarono la morte, in circostanze che Paolo Diacono riferisce in forma epicamente romanzata.

Il racconto deriva da una saga epica, ancora diffusa ai tempi di Paolo Diacono e ripresa anche da Agnello Ravennate. Più prosaicamente, dietro alla leggenda Jörg Jarnut legge lepisodio come un tentativo di usurpazione da parte di Elmichi, appoggiato dalla regina, da alcuni guerrieri longobardi e gepidi aggregati allesercito e appoggiato da Bisanzio. Il tentativo fallì per la resistenza della maggior parte del popolo longobardo; Rosmunda fuggì con Elmichi e la figlia di Alboino, Alpsuinda, a Ravenna e i Longobardi elessero re Clefi. Lipotesi è plausibile, ma lo è altrettanto quella di una morte naturale di Alboino. Secondo una prassi che si ripeterà ancora con Teodolinda e con Gundeperga, la regina vedova sceglieva il nuovo re, con lassenso dellaristocrazia, e lo legittimava sposandolo. La scelta di Elmichi, sostenuta, forse, solo dai Gepidi e dalla fazione favorevole a un accordo con i bizantini, non incontrò il consenso generale. Unassemblea dei guerrieri fu radunata a Pavia e fu contrapposto Clefi ad Elmichi. Dopo la vittoria di Clefi, fu elaborata la saga poetica per condannare la memoria di Rosmunda.

Riguardo alla sua morte, Giovanni Battista Pighi ha evidenziato: "Sono evidenti nel racconto di Paolo Diacono i temi, antichissimi, del folklore dogni paese: la sostituzione nel letto già Mirra laveva perpetrata e lavvelenamento coatto. Il silenzio nel palazzo, la rimozione delle armi, la spada della vittima legata o nascosta, lintroduzione dellamante, insomma tutta la scena delluccisione di Alboino riproduce esattamente la scena delluccisione di Deifobo, da lui narrata a Enea. È lecito sospettare che il dottissimo Paolo Diacono abbia voluto nobilitare col ricordo classico la storia romanzata dei suoi connazionali".

                                     

1.5. Biografia Tomba

Il sovrano fu sepolto nei pressi del suo palazzo a Verona, sotto la rampa di una scala. Fu il solo re longobardo ad essere sepolto nel luogo in cui esercitava il potere. La sua tomba fu violata dal duca veronese Giselperto, da cui sottrasse la spatha e gli ornamenta.

                                     

2. Alboino nelle arti

Alboino e Rosmunda furono usati come personaggi più volte nella letteratura italiana: in una tragedia di Giovanni Rucellai "Rosmunda" 1516, in una tragedia di Vittorio Alfieri Rosmunda, 1783, in una commedia di Sem Benelli del 1911 anchessa dal titolo Rosmunda e in una parodia giovanile di Achille Campanile, che fece entrare nel linguaggio corrente la frase: Bevi Rosmunda, nel teschio tondo di tuo papà re Cunimondo!, ripresa più volte da canzoni e parodie.

Percorso contrario ebbero gli scritti su Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno di Giulio Cesare Croce, che nel XVI secolo ambientò le sue narrazioni alla corte di re Alboino a Verona, riprendendo scritti e canzoni popolari che ambientavano la vicenda tanto a Pavia quanto a Verona. Molte delle vicende del personaggio daranno spunto alla realizzazione di tre film che sispirano alla avventure scritte da Croce: il film del 1936, al secondo del 1954 e allultimo più conosciuto del 1984, diretto da Mario Monicelli.

Lepisodio della congiura ispirò anche almeno un film, diretto nel 1961 da Carlo Campogalliani: Rosmunda e Alboino.