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ⓘ Suffissi onorifici giapponesi. La lingua giapponese utilizza una vasta gamma di suffissi onorifici per riferirsi alle persone, per esempio il -san. Questi suffi ..




                                     

ⓘ Suffissi onorifici giapponesi

La lingua giapponese utilizza una vasta gamma di suffissi onorifici per riferirsi alle persone, per esempio il "-san". Questi suffissi sono spesso neutri, ma alcuni vengono usati per un contesto femminile mentre altri indicano un contesto maschile. Queste onorificenze sono utilizzate come suffissi che si attaccano in fondo ai nomi delle persone e possono essere applicate per il nome o il cognome a seconda di chi si ha di fronte. Nelle situazioni in cui si usa sia il nome che il cognome, il suffisso viene sempre usato in fondo per ultimo. Mentre queste onorificenze vengono usate esclusivamente sui nomi propri, questi suffissi possono trasformarsi da nomi comuni a nomi propri se collegati tra loro. Questo può essere visto su parole come "neko-chan" che trasforma la parola neko in un nome proprio per riferirsi unicamente a quel particolare gatto aggiungendo il titolo onorifico "-chan" col significato di "carino" o "piccolo". Queste onorificenze vengono usate spesso in combinazione con i suffissi parlati come ad esempio il Keigo che si trova nella coniugazione dei verbi.

                                     

1. Utilizzo

Anche se i suffissi non fanno parte delle basi della grammatica della lingua giapponese, sono una parte fondamentale della sociolinguistica dei giapponesi, e luso corretto è essenziale per un discorso competente e appropriato. Significativamente usare un titolo onorifico per riferirsi a se stessi o non usare un titolo onorifico quando necessario è un grave passo falso e in entrambi i casi si verrà visti come goffi e arroganti.

Un titolo onorifico è generalmente usato quando ci si riferisce alla persona con cui si sta parlando linterlocutore, o quando ci si riferisce a una terza persona in un discorso. Un titolo onorifico viene usato per riferirsi a un superiore, quando si parla di uno che è in un gruppo, e in scrittura formale, e non viene mai usato per riferirsi a se stessi, tranne che per creare un effetto drammatico o per casi eccezionali.

Oltre al suffisso per riferirsi allinterlocutore, è noto anche lo yobisute, che implica un grado di intimità generalmente riservato per un coniuge, i membri più giovani della famiglia, persone socialmente inferiori come un insegnante che si rivolge agli studenti, e amici molto stretti. Allinterno delle squadre sportive o tra compagni di classe, dove gli interlocutori hanno circa lo stesso grado di anzianità, può essere accettabile usare nomi familiari senza titoli onorifici. Alcune persone di generazione più giovane preferiscono essere indicate senza un titolo onorifico e usare i suffissi come segno di formalità ma solo con occasionali conoscenti.

Quando si fa riferimento a una terza persona, le onorificenze vengono usate tranne quando si parla dei membri della propria famiglia con un estraneo o quando ci si riferisce a un membro della propria azienda e si parla con un cliente o con un altro collega viene conosciuto come uchi-soto. I suffissi non sono utilizzati per riferirsi a se stessi, tranne se si è arroganti "ore-sama" o si è carini "ore-chan" o talvolta quando si parla con bambini piccoli per insegnare loro come affrontare linterlocutore.

Luso dei suffissi è correlato ad altre forme del linguaggio onorifico giapponese, in particolare luso delle forme educate "-masu" e "desu" rispetto a "sama" e "san" può apparire stridente se usato con un titolo onorifico cortese.

                                     

2. Traduzione

Quando si traducono i suffissi onorifici, i pronomi e gli aggettivi separati devono essere utilizzati al fine di trasmettere lo stesso significato. Poiché questi suffissi possono indicare lo status sociale e i livelli di educazione, si possono utilizzare anche alcuni aggettivi per indicare le persone. Mentre alcuni suffissi quali "-san" sono molto spesso utilizzati per la loro neutralità di genere e indicano familiarità e contesti informali, altri suffissi quali "-chan" o "-kun" sono più specifici del contesto in cui sono utilizzati. Queste sfumature possono essere tradotte utilizzando sia aggettivi che intere frasi.

                                     

3. Suffissi comuni

San

San さん?: significa "professore", "maestro" in ogni senso o "dottore". Propriamente non è un suffisso, ma in alcuni casi il suo utilizzo associato ad un nome lo rende analogo a questi es. Denegawa-sensei, il professor Denegawa o il dottor Denegawa, seppur spesso sia utilizzato anche da solo.

Senpai

senpai 先輩?: indica un compagno o collega più anziano o superiore di grado che merita considerazione e rispetto, e non ha corrispettivi nella lingua italiana risultando intraducibile direttamente. Anche in questo caso non si tratta propriamente di un suffisso e spesso è utilizzato da solo, ma il suo utilizzo accostato ad un nome è simile es. Izumi-senpai, il senpai Izumi. È utilizzato quindi sul lavoro, oppure a scuola per indicare un alunno di una classe maggiore. Inversamente al senpai cè il kōhai 後輩?, cioè un compagno o collega più giovane e inesperto, ma questo termine raramente viene utilizzato accanto a un nome.

                                     

4. Famiglia

  • otōsan e okaasan: papà e mamma.
  • oniisan e oneesan:お兄さん/お姉さん fratello maggiore e sorella maggiore. Derivano dai termini propriamente detti per indicare il fratello e la sorella maggiori, ani e ane. In una famiglia sovente si utilizzano questi termini al posto del nome quando ci si rivolge ad un fratello o ad una sorella maggiore, e possono essere utilizzati come suffissi. Possono essere utilizzati anche verso fratelli e sorelle maggiori appartenenti ad altre famiglie come forme di cortesia. Si può aggiungere una "o" prima della parola per esempio oniisan per indicare una maggiore cortesia, ma questo avviene se la parola è usata da sola e non come suffisso. Senza la "o" si può usare "niisan" o "neesan" anche come suffisso dopo il nome. Per indicare un fratello o una sorella maggiore si può utilizzare anche oniichan / niichan e oneechan / neechan, お兄ちゃん/お姉ちゃん che si traduce come "fratellone\sorellona" ma questo è più informale ed affettuoso, indicando che cè un legame affettivo molto stretto tra fratello\sorella.
  • nii e nee: sono abbreviazioni di "niisan", "niichan", "neesan" e "neechan", si usano come i suffissi, quindi, dopo il nome. Es. Roberto-Nii.
  • ojiisan e obaasan:おじいさん/おばあさん nonno e nonna. Ojiichan \ Obaachan おじいちゃん/ おばあちゃんè un altro modo per rifersi ai nonni, ma molto più informale ed a meno che non ci sia un forte legame viene considerato infantile
  • ojisan e obasan: zio e zia.
  • otouto e imouto: fratello minore e sorella minore. Non ci sono suffissi per indicare un fratello o una sorella minore, però, se cè molta distanza di età, il fratello/sorella maggiore può accompagnare il nome proprio del fratellino/della sorellina con il suffisso "-Chan".

Per tutti questi suffissi esistono anche le varianti con il -chan o il -sama al posto del -san, utilizzate a seconda del grado di cortesia e di confidenza. Per esempio oniisama e oneesama sono molto formali e in genere si utilizzano in famiglie di rango elevato con una ferrea educazione.

Va notato che molti bambini utilizzano questi termini verso qualsiasi persona più grande anche al di fuori del contesto familiare, piuttosto che utilizzando il cognome seguito dal -san, basandosi sulletà "apparente" della persona in questione. Ad esempio, una donna adulta è probabile che venga chiamata "zia", un anziano "nonno" senza connotazioni dispregiative come potrebbe risultare in italiano, una ragazza più grande "sorellona" "neesan" o "neechan", preceduto o meno dal nome.

In alcuni casi sporadici anche degli adulti possono utilizzarli in maniera analoga, ma in base a precisi rapporti che spesso dipendono dal contesto particolare e da quello che sarebbe il punto di vista di un bambino. Per esempio, un adulto che entra in un negozio nel quale ha una certa familiarità potrebbe chiamare "zio" il gestore. In altri casi potrebbe essere vista come una forma di scortesia, ed è sempre meglio utilizzare il normale suffisso -san di seguito al nome, oppure -sensei in caso di persone specializzate in una professione.

Da notare inoltre che per riferirsi ai propri familiari mentre si parla con altri, sono usati altri termini, come haha ="mia madre", mentre quelli elencati qui sopra sono usati sia per chiamare direttamente i propri familiari es. Otōsan! ="papà!" sia per parlare dei familiari degli altri.