Топ-100
Indietro

ⓘ Condizione femminile. La condizione femminile si riferisce al complesso di norme, costumi e visioni del mondo che riguardano il ruolo della donna nella società. ..




Condizione femminile
                                     

ⓘ Condizione femminile

La condizione femminile si riferisce al complesso di norme, costumi e visioni del mondo che riguardano il ruolo della donna nella società.

Numerose e diverse culture hanno riconosciuto alla donna capacità e ruoli limitati alla procreazione e alla cura della prole e della famiglia. Lemancipazione femminile ha rappresentato, negli ultimi secoli, la ricerca di unuguaglianza formale e sostanziale tra la donna e luomo.

                                     

1. Preistoria

Nella preistoria di Homo sapiens la situazione è stata sicuramente variata e diversificata a seconda delle culture, epoche e luoghi geografici. Partendo da 200 000 anni fa, la società ha presentato variabili modelli, dal cacciatore di piccole prede e raccoglitore del paleolitico medio organizzato in piccole unità sociali, attraverso le più numerose società dedite alla caccia dei grossi mammiferi come mammut e ungulati, fino alle culture stanziali dedite ad agricoltura ed allevamento delletà del rame. Attraverso le varie epoche si sono potuti ipotizzare vari schemi sociali, e secondo alcune teorie anche matriarcato o società con parità di genere come nel caso delle sei nazioni, formate da popoli ascrivibili al neolitico, ma in nord America giunte alla nostra cultura in epoca storica, in popolazioni melanesiane, ed altre ancora.

Nellimmaginario, sicuramente supportato da diverse prove, ma non esauriente tutte le situazioni, mentre luomo si dedicava alla caccia le donne si specializzarono nella raccolta di bacche commestibili, radici e frutti. Si ritiene, in alcune situazioni, che fossero impegnate per gran parte della loro vita da gravidanze, allattamento e cura della prole, fossero meno mobili e si dedicassero alla raccolta dei vegetali commestibili e dei piccoli animali.

Alla fine del paleolitico superiore si ritiene che la donna avesse come compito primario quello di procreare, come si dedurrebbe dal fatto che in alcune sculture di epoca magdaleniana, vengono evidenziati gli organi connessi alla riproduzione: a scapito delle altre parti del corpo, il ventre e i fianchi sono decisamente prominenti, il seno voluminoso. In altri reperti invece, sempre afferenti alle veneri paleolitiche si evidenziano fatture longilinee. In alcuni periodi in cui parte dellumanità viveva allo stato nomade, si suppone che esse fossero sottomesse al maschio. Secondo altre teorie, almeno alcune società primitive erano invece matriarcali e, solo in un secondo momento, si sviluppò la supremazia maschile. Non ci sono sufficienti dati archeologici per convalidare o confutare completamente le teorie.

                                     

2. Età antica

In un primo momento nella civiltà egizia ed in quelle mesopotamiche la donna aveva una posizione molto elevata allinterno della società. In questi luoghi è stato presente anche il matriarcato ma poi, con lascesa delle monarchie militari, persero di prestigio e si iniziarono a formare i ginecei, dai quali le donne non potevano uscire e dove non potevano vedere nessun uomo ad eccezione degli eunuchi e del proprio marito. In Egitto vi furono anche casi di donne di casta elevata, che riuscirono, spesso governando in nome dei figli ancora piccoli, dopo essere rimaste vedove, a divenire persino faraone: esempi furono Hatshepsut, Nefertiti e Cleopatra. Nefertari, la moglie di Ramses II, influenzò grandemente la politica del marito.

                                     

2.1. Età antica Grecia antica

Nella civiltà minoica la condizione della donna era molto più avanzata che fra i micenei e la Grecia classica. Nella Grecia omerica la donna veniva rispettata ma esistevano comunque numerose contraddizioni. Nelletà di Pericle la donna ricca era tenuta in casa, mentre le donne povere erano costrette a lavorare e quindi avevano una certa libertà. Le donne non avevano diritti politici non potevano quindi votare o essere elette membri dellassemblea, durante letà delle poleis e non erano oggetto di legislazione giuridica. La condizione femminile ad Atene era assimilata a quella dello schiavo e dello straniero, o del maschio ancora minorenne. La donna passava molto tempo a contatto con la madre del marito, nel gineceo, e questultima aveva un ruolo primario sulla sua educazione. Paradossalmente, se nella più raffinata Atene la donna era in condizione di inferiorità, nella militarista Sparta le donne della classe dominante spartiati, pur non potendo governare o combattere, erano addestrate alle arti militari e godevano di maggiore libertà.

Nella società greca alle donne era vietato assistere a qualsiasi manifestazione pubblica, oltre che praticare qualsiasi attività sportiva ad Atene, mentre a Sparta potevano dedicarsi a sport di tipo esclusivamente ginnico. In occasione dei Giochi olimpici alle donne non era nemmeno permesso di avvicinarsi al perimetro esterno del santuario, pena la morte. Secondo unantica tradizione, si diceva addirittura che, se mai una donna avesse praticato una qualche attività sportiva, grandi sventure sarebbero arrivate in seguito a tutto il genere femminile. Ciò conferma la condizione di inferiorità a cui era soggetta la donna nella società greca, molto diversa, ad esempio, dalla condizione di relativa emancipazione di cui godeva la donna nel mondo romano.

In Grecia esistevano le γυναῖκες mogli che si dedicavano esclusivamente alleducazione dei figli legittimi, le παλλακαὶ concubine che avevano rapporti sessuali stabili con luomo e lἑταίρα compagna, per il piacere. Esisteva inoltre la πορνή prostituta, che svolgeva il suo lavoro nelle strade o nelle case di tolleranza e alla quale spettava lultimo "gradino" nella scala sociale. Il tragediografo Euripide fa dire a Medea, nella sua omonima tragedia:

E, sempre Euripide:

Aristotele affermava inoltre che la donna era inferiore alluomo in quanto aveva cervello più piccolo e che la donna era un maschio mutilato.

Platone invece fu uno dei primi a pronunciarsi in favore delle donne, almeno in parte: sosteneva che le donne istruite alla filosofia, nello stato ideale da lui delineato, avessero uguali diritti politici degli uomini, e potessero accedere al governo. Questa tradizione rimarrà diffusa negli ambienti del platonismo. Anche Epicuro rivendicava pari dignità per le donne, allinterno della sua scuola filosofica, che accettava anche schiavi e stranieri. Durante letà ellenistica la condizione femminile migliorò molto. Durante il dominio romano sul mondo greco I secolo a.C-IV secolo d.C molte donne di cultura ricoprivano ruoli importanti nella società, come Ipazia di Alessandria.



                                     

2.2. Età antica Roma antica

A Roma la donna era considerata quasi pari alluomo: entrambi i genitori avevano pari obblighi nei confronti dei figli e la donna poteva accompagnare il marito ad una festa. In età arcaica era sottomessa al padre e al marito, mentre verso la fine della Repubblica e in età imperiale le donne di condizione elevata potevano svolgere una vita indipendente, ottenere il divorzio e risposarsi, mentre quelle delle classi basse erano rimaste sotto la soggezione maschile, con eccezioni delle prostitute, che pur essendo al gradino più basso ad eccezione delle donne schiave, avevano una discreta libertà. Una certa indipendenza avevano le donne sacerdotesse dei vari templi.

Non mancarono tuttavia le limitazioni poste dal diritto romano alla capacità giuridica delle donne: esse non avevano lo ius suffragii e lo ius honorum, ciò che impediva loro di accedere alle magistrature pubbliche. Anche per esercitare i diritti civili aveva bisogno del consenso di un tutore, di un uomo che esercitasse su di lei la tutela. I giuristi latini spiegavano le limitazioni alla capacità giuridica attribuendo alla donna romana qualità negative come l ignorantia iuris ignoranza della legge, imbecillitas mentis deficienza mentale, infirmitas sexus passività o infermità sessuale, levitatem animi leggerezza danimo. Basti pensare che le donne romane non avevano diritto al nome proprio. Alla nascita infatti al maschio venivano assegnati tre nomi: il praenomen p.es. Marco; in tutto erano circa una ventina, il nomen p.es. Tullio e il cognomen p.es. Cicerone; e uno solo alla femmina, quello della gens a cui apparteneva, usato al femminile. La donna veniva considerata non come individuo, ma come parte di un nucleo familiare familias. Tra la fine del I a. C. ed i primi anni dell’impero nel diritto romano fu introdotto listituto del matrimonio sine manu, che determinava una maggiore indipendenza della donna, che, pur continuando a rimanere sotto la potestà del padre, non ricadeva sotto quella del marito o degli uomini della famiglia acquisita. Nel campo del diritto privato era inoltre negata alle donne la patria potestas, prerogativa esclusiva del pater, e conseguentemente la capacità di adottare. Il principio è espresso per il diritto classico dal giurista romano Gaio nelle sue Istituzioni: Feminae vero nullo modo adoptare possunt, quia ne quidem naturales liberos in potestate habent "Le donne non possono affatto adottare, perché non hanno libera potestà neanche sui figli naturali". Sempre da Gaio apprendiamo che alle donne, con leccezione delle Vestali, non era consentito in epoca arcaica di poter fare testamento. Tale ultima limitazione venne però abrogata già in epoca repubblicana. Eva Cantarella Passato prossimo. Donne romane da Tacita a Sulpicia, pp. 133–146 afferma che, a differenza delle donne greche, la cui emancipazione rimase essenzialmente immutata fino allellenismo, la condizione delle donne romane subì nel corso dei secoli cambiamenti assai profondi. Infatti, partendo da una totale mancanza di autonomia, alletà di Augusto raggiunsero un buon grado di emancipazione e, secondo lautrice, la causa del mutamento della condizione femminile fu il succedersi quasi ininterrotto di due secoli di guerre. Lespansione di Roma determinò la decimazione della popolazione maschile e un numero sempre maggiore di donne, persi in guerra i padri e i mariti, si trovò a essere indipendente anche nella gestione degli affari e del patrimonio familiare.

Tra i casi di donne importanti, si può ricordare:

Agrippina minore, moglie e nipote dellimperatore Claudio e madre di Nerone, che durante lassenza del marito in guerra, divenne lunica imperatrice a battere moneta con la propria effigie e a governare de facto limpero romano;

Livia Drusilla, moglie di Augusto e madre del futuro imperatore Tiberio che fece entrare nelle grazie di Augusto suo figlio affinché egli diventasse imperatore e la gens Claudia salisse sul trono;

Giulia Maggiore, figlia di Augusto ricordata per la sua condotta deplorevole in una politica morale tanto austera come quella del padre, tanto che egli dovette bandirla ed esiliarla e

Cornelia figlia di Scipione Africano celebre poiché a una matrona che ostentava i propri gioielli ella rispose "ecco, questi invece sono i miei gioielli" mostrandole appunto i suoi tre figli.

Nellimpero romano dOriente vi furono donne che regnarono e governarono in maniera assoluta, senza dividere il potere con i consorti, un esempio fu limperatrice Irene dAtene.

                                     

2.3. Età antica Chiesa delle origini

Il messaggio cristiano contenuto nel Nuovo Testamento, che sotto questo punto di vista supera e reinterpreta notevolmente i precedenti testi dellAntico Testamento, giunge ad equiparare di fatto uomo e donna. Gesù non si faceva scrupolo di predicare alle donne come agli uomini, dei miracoli narrati nei Vangeli ne beneficiavano tanto le donne quanto gli uomini, esse erano protagoniste delle parabole al pari degli uomini, e infine Gesù appare dopo risorto alle donne prima che agli uomini. Nelle lettere di Paolo, che descrivono la vita della primordiale chiesa apostolica, le donne vengono in alcuni passi esplicitamente equiparate agli uomini Gal3.28;1Cor11.11-12.

Non mancano però testi delle epistole paoline in cui riemerge una visione impregnata dellAntico Testamento, in cui sinvitano le donne alla sottomissione alluomo 1Cor11.7;Ef5.22, o ne limitano lattività nelle varie chiese locali 1Tm2.12;1Cor14.34-35. Il tenore dei passi però non sarebbe così marcato da indurre a parlare di misoginia e lesame del contesto storico e letterario dei passi misogini ridimensiona maggiormente il tenore del discredito in 1Tm Paolo si riferisce a un problema concreto che la comunità di Efeso aveva con alcune fedeli 1Tm5.13, mentre in 1Cor la richiesta di silenzio durante i momenti carismatici dedicati alla profezia richiama il fenomeno della libera profezia femminile, spesso in contrasto con linsegnamento degli Apostoli e della guida dei vescovi, che evolverà in seguito nel montanismo. La chiesa, se in principio aveva nella propria gerarchia anche donne, nel ruolo di diacono, successivamente riserverà agli uomini lordinazione sacerdotale, regola tuttora in vigore nella chiesa cattolica, e abolito invece nelle varie chiese protestanti e riformate.

                                     

3. Medioevo

Con larrivo dei barbari Franchi e Longobardi in Italia, la condizione della donna peggiora. Essa è infatti un oggetto nelle mani del padre, finché questi non decida di venderla ad un uomo, anche se vi furono regine che tennero il potere di fatto, come in effetti accadeva a volte nelle tribù barbariche.

Il Cristianesimo medioevale impose la sottomissione della donna alluomo, ma la considerò importante in quanto doveva crescere spiritualmente i figli.

Con linquisizione alcune donne vennero ritenute rappresentanti del Diavolo sulla Terra le streghe, capaci di trarre in inganno luomo spingendolo al peccato in qualsiasi modo.

Tuttavia, dopo il 1000, con lavvento del dolce stil novo, la donna venne angelicata e considerata un tramite tra Dio e luomo. Tra le donne di potere vi fu la regina dItalia e contessa Matilde di Canossa.

                                     

4.1. Età moderna Settecento e Rivoluzione francese

Alcuni filosofi illuministi avevano in precedenza preso posizione a favore delluguaglianza fra i sessi: fra essi dHolbach, Condorcet, Voltaire.

Nelle insurrezioni le donne lottano a fianco degli uomini. Sono presenti il 14 luglio 1789 presa della Bastiglia e il 10 agosto del 1792 assalto alle Tuileries. Nellottobre 1789 sono le prime a mobilitarsi e a marciare su Versailles, seguite nel pomeriggio dalla guardia nazionale. Quando la guerra porta gli uomini al fronte sono loro a sostituirli nelle fabbriche e nei laboratori con un salario minimo e inferiore a quello dei maschi. Non possono votare né essere elette, sono totalmente escluse dalla vita politica e dalle assemblee. Ma le donne non si arrendono e chiedono di essere arruolate nellesercito per difendere la propria patria; lassemblea legislativa glielo nega. Nonostante ciò, centinaia e centinaia di donne riescono a partire e a marciare verso il fronte. La girondina Olympe de Gouges fu una militante per i diritti femminili, ghigliottinata per aver difeso la regina Maria Antonietta e attaccato i giacobini di Robespierre.

Nel 1793 le repubblicane di Parigi chiedono che a tutte le donne sia fatto obbligo di portare la coccarda simbolo della rivoluzione e diritto alla cittadinanza. La convenzione approva, ma gli uomini hanno paura che poi chiedano anche il berretto frigio le armi. Inoltre gli uomini trovano insopportabile che gli stessi diritti possono essere estesi anche alle donne e pensano che debbano ritornare alle faccende domestiche e non immischiarsi nella guerra.



                                     

4.2. Età moderna LOttocento

NellOttocento si diffusero anche le prime istanze femministe e di suffragio a livello europeo e negli Stati Uniti: si pronunciarono e lottarono per leguaglianza William Godwin e sua moglie Mary Wollstonecraft, questultima dando inizio al movimento femminista. Il suffragio femminile fu sostenuto anche da John Stuart Mill, nel periodo della sua elezione come deputato alla Camera dei comuni. Anche il movimento marxista e socialista ebbe un ruolo importante nellemancipazione femminile.

                                     

4.3. Età moderna Risorgimento italiano

Le donne ebbero parte importante nel risorgimento italiano, ricordiamo numerose patriote: Cristina Trivulzio di Belgiojoso, Anita Garibaldi, Rosalia Montmasson una dei Mille, Giuditta Bellerio Sidoli amica di Giuseppe Mazzini.

                                     

4.4. Età moderna Epoca vittoriana

La condizione delle donne nellera vittoriana, nonostante il fatto che il sovrano fosse una donna, è spesso vista come lemblema della discrepanza notevole fra il potere le ricchezze nazionali dellInghilterra e larretrata condizione sociale. Durante il regno della regina Vittoria, la vita delle donne divenne sempre più difficile a causa della diffusione dellideale della "donna angelo", condiviso dalla maggior parte della società. I diritti legali delle donne sposate erano simili a quelli dei figli: esse non potevano votare, citare qualcuno in giudizio né possedere alcuna proprietà.

Inoltre, le donne erano viste come esseri puri e puliti. A causa di questa visione, i loro corpi erano visti come templi che non dovevano essere adornati con gioielli né essere utilizzati per sforzi fisici o nella pratica sessuale. Il ruolo delle donne si riduceva a procreare ed occuparsi della casa. Non potevano esercitare una professione, a meno che non fosse quella di insegnante o di domestica, né era loro riconosciuto il diritto di avere propri conti correnti o libretti di risparmio. A dispetto della loro condizione di "angeli del focolare", venerate come sante, la loro condizione giuridica era spaventosamente misera.



                                     

4.5. Età moderna Prima guerra mondiale

L’assenza di molti uomini chiamati a combattere provocò delle conseguenze a livello economico e sociale. Durante la Grande Guerra i posti di operai e contadini furono lasciati vuoti e vennero coperti dalle donne che passarono da "Angeli del Focolare" a membri attivi dell’economia e della società. Questo processo, però, non fu indolore perché le donne furono obbligate a compiere gli stessi lavori degli uomini e esse presero anche il posto dei mariti nelle faccende domestiche maschili. A questo non corrispose una maggiore libertà poiché spesso nelle case rimanevano gli anziani, i quali continuavano ad esercitare un ruolo autoritario all’interno della famiglia.

                                     

4.6. Età moderna Dopo la Prima guerra mondiale

Il primo traguardo importante è il conseguimento del diritto di voto per il quale si batterono le suffragette. In seguito ai conflitti mondiali le donne, che avevano rimpiazzato i molti uomini mandati al fronte sul lavoro, ottennero maggiori ruoli in società e possibilità lavorative fuori dalla famiglia. Inoltre iniziarono ad aprire esercizi commerciali autonomi.

                                     

5.1. La condizione femminile nel mondo Paesi occidentali industrializzati

Le donne si sono battute per sostenere cambiamenti nel campo del diritto, dal voto allIVG, dal divorzio alle leggi in materia di violenza sessuale. Le conquiste femminili nel mondo occidentale si sono tradotte in maggiori diritti e in un divario meno ampio tra i sessi. Malgrado questo, nemmeno nel mondo occidentale è stata raggiunta uneffettiva parità. La violenza sulle donne è una piaga presente tuttoggi anche nei paesi occidentali. In base ad unindagine del Parlamento Europeo, "almeno il 20% delle donne europee ha subito violenza nelle relazioni familiari e questa è una delle principali cause di decesso per le donne."

                                     

5.2. La condizione femminile nel mondo Situazione in Italia

Il World Economic Forum, rivela World Economic Forum con unindagine chiamata Global Gender Gap Index, che nel 2015, su 145 Paesi, lItalia si trova al 41º posto per uguaglianza di genere.

In Italia, pari dignità sociale e uguali diritti delle donne rispetto agli uomini sono garantiti dall’articolo tre della Costituzione. Tuttora però si registrano diverse disparità nonostante molti progressi si siano fatti per raggiungere una parità sostanziale. In particolare sul fronte della rappresentanza politica ancora lItalia vede le donne in una posizione marginale nelle sedi istituzionali ed in modo estremamente marcato, infatti nel confronto con i principali Paesi europei si manifesta uno squilibrio di genere nella rappresentanza elettiva per cui lItalia figura allultimo posto nella graduatoria. Nel Parlamento della Repubblica Italiana le donne rappresentano meno del 20% del totale 18.69% al Senato e 21.43% alla Camera nella XVI Legislatura con un risultato peggiore rispetto ad esempio alla composizione del Parlamento europeo, nel quale le donne rappresentano circa il 35%

                                     

6. Trasmissioni televisive

  • Le Storie di Corrado Augias. Titolo: "Speriamo che sia femmina". Augias presenta il libro della giornalista e scrittrice Valeria Palumbo "Svestite da uomo - Donne in abiti maschili dalla Grecia antica allIran di oggi". In studio, la stessa Palumbo, discute della condizione della donna nei vari periodi storici attraverso la lente del costume., su rai.tv. URL consultato il 22 gennaio 2008 archiviato dall url originale il 13 febbraio 2008.