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ⓘ Fenice, città. Fenice è un sito archeologico dellAlbania meridionale. Alla base dellantica città è situato il moderno villaggio di Finiq circa 8 500 abitanti, c ..




Fenice (città)
                                     

ⓘ Fenice (città)

Fenice è un sito archeologico dellAlbania meridionale.

Alla base dellantica città è situato il moderno villaggio di Finiq circa 8 500 abitanti, che ne conserva ancora lantico toponimo. Altri centri abitati importanti sono, nellentroterra, la città di Delvina, e, sulla costa, la città di Saranda, affacciata sul mar Ionio. La collina, che ospita lacropoli della città antica, raggiunge una quota massima di 283 metri s.l.m. e sorge al centro di unampia pianura solcata dai fiumi Caliassa e Bistriza: questi fiumi un tempo confluivano nel lago di Vivari, sulle cui rive si trova Butrinto. Tutto intorno si dispiega un arco montuoso piuttosto impervio, estrema propaggine della catena montuosa degli Acrocerauni.

                                     

1. Le fonti antiche

La fonte principale per la storia della città è certamente Polibio, che descrive Phoinike come il centro meglio fortificato e più potente dellantico Epiro. Lo storico si dilunga, inoltre, sugli eventi che portarono alla presa della città da parte degli Illiri e ricorda le continue incursioni dei pirati nei confronti dei mercanti italioti che frequentavano la zona. Sempre Polibio ricorda che, allinizio della guerra contro Filippo V di Macedonia, alcuni ambasciatori romani contattarono gli abitanti di Phoinike. Sempre qui fu firmata Pace di Fenice del 205 a.C., siglata proprio in questa città tra Filippo V di Macedonia e i romani al termine della prima guerra macedonica. Ancora Polibio riferisce di Carope, che vessava i cittadini, e di unambasceria condotta a Roma nel 154 a.C.

Successivamente Strabone, Livio e Tolomeo menzionano ancora Phoinike, seppur limitandosi, sostanzialmente, a considerazioni di carattere topografico, da cui si evince che la città sorgeva a poca distanza dal mare, a nord di Butrinto.

Di particolare interesse è, invece, la testimonianza di Procopio di Cesarea, che narra di un episodio avvenuto al tempo di Giustiniano, quando limperatore avrebbe trasferito la città dai piedi alla sommità della collina. Secondo Procopio, infatti, la città sorgeva in pianura, circondata da acque che rendevano paludoso il terreno su cui dovevano sorgere le nuove mura: per questo motivo limperatore decide di fortificare direttamente il sito daltura.

Nel corso del V secolo, poi, la città era sede episcopale: nel 431 il suo vescovo Valeriano è presente al Sinodo di Efeso, mentre nel 451 un altro Valeriano, vescovo di Fenice, partecipa la Sinodo di Calcedonia.

Il centro, infine, è citato nei due maggiori itinerari dellantichità: l Itinerarium Antonini e la Tabula Peutingeriana, dove la città è collocata sulla strada per Nikopoli.

                                     

2. Storia

La città, già ampiamente conosciuta dagli autori antichi, fu, per un certo periodo, la capitale dellantico regno dellEpiro; fu presa, anche se per breve tempo, dagli Illiri e conservò una rilevante importanza anche nella prima fase dellespansione romana. Un vuoto documentario occupa la parte centrale delletà imperiale, mentre le notizie sembrano aumentare con letà tardo antica.

Larea in cui sorgerà la città non ha restituito resti di età arcaica, anche se questo territorio si trovava in unarea di più antica influenza corinzio-corcirese Corinto e Corcira, come dimostra il vicino emporion di Butrinto.

Labitato più antico, greco ed ellenistico, si dispone sulla sommità di una collina, circondata da poderose mura, che costituiscono ancor oggi levidenza monumentale di maggior rilievo. La città si estende anche sulle pendici meridionali della collina, che sono state regolarizzate con una serie di terrazzamenti, secondo un sistema ampiamente attestato nellurbanistica di tipo scenografico del mondo ellenistico.

Labitato di età romana, invece, pur continuando ad occupare diverse aree dellacropoli, tende a distribuirsi soprattutto nella pianura sottostante la collina, secondo una tendenza caratteristica dellepoca romana. Alla base del versante Sud si dispone una vasta area di necropoli, sfruttata sia in età ellenistica sia in età romana.

La città vive un periodo di grande floridezza anche nelletà tardo antica e più tardi, quando sono ricordati diversi interventi dellimperatore Giustiniano: secondo quanto ci riferisce Procopio, infatti, la città viene spostata di nuovo sulla sommità della collina, a causa dei problemi di impaludamento che interessavano la città bassa.

Linsediamento continua per tutto il Medioevo, cessando di esistere solo dopo la conquista da parte dei turchi nella seconda metà del XV secolo.

                                     

3. Gli scavi

Il sito archeologico di Phoinike era già noto ai viaggiatori dellOttocento William Martin Leake, quando Luigi Maria Ugolini, instancabile perlustratore delle antichità dellAlbania, visita per la prima volta larea: siamo nella primavera del 1924 e lo studioso italiano resta impressionato soprattutto dalla maestosità della cinta muraria, ancora conservata per ampi tratti a conferma delle parole di Polibio.

Le attività di scavo vero e proprio furono limitate a due sole campagne, tra estate e autunno degli anni 1926 e 1927. I lavori, sempre condotti con grande attenzione alla documentazione grazie al prezioso aiuto dellingegnere bolognese Dario Roversi Monaco e con una sensibilità stratigrafica certo non comune negli scavi di età classica del suo tempo. Le sue ricerche si svolsero principalmente nellarea centrale della città, sulla sommità dellacropoli dove scavò due cisterne romane, un tempietto ellenistico da lui definito thesauròs, una basilica cristiana e altre strutture ancora. Le sue ricerche si estesero anche alla base della collina, soprattutto sul versante meridionale, dove individuò numerose tombe di età ellenistica e romana.

Ugolini lasciò presto Phoinike, trasferendo i lavori della Missione Italiana nella vicina città di Butrinto, dove lattendevano scoperte certo più in sintonia con le aspettative propagandistiche del regime fascista.

Anche dopo la morte di Ugolini, avvenuta nel 1936, i nuovi direttori della Missione Italiana, Pirro Marconi e Domenico Mustilli, non ritennero di riprendere più le ricerche archeologiche a Phoinike.

Nel secondo dopoguerra, fra gli anni settanta e novanta, alcuni archeologi albanesi Dhimosten Budina e Astrit Nanaj hanno effettuato singoli interventi di ricerca nellarea della città, purtroppo sempre limitati anche a causa della presenza di una base militare sulla collina.

Dal 2000 una nuova spedizione archeologica Italiana, finanziata dal Ministero degli Affari Esteri Direzione Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale e guidata dal Dipartimento di Archeologia dellUniversità di Bologna, in collaborazione con lIstituto Archeologico Albanese, sta operando in sito.

Le attività di ricerca della nuova Missione Archeologica si sono concentrate su cinque distinti settori dellarea archeologica: la cosiddetta "Casa dei due peristili", larea del thesauròs-basilica, il teatro, la necropoli e i siti del territorio.