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ⓘ Asti e la resistenza partigiana. Soprattutto in Piemonte, ma anche nel Triveneto, in Liguria e in Emilia-Romagna, le formazioni di resistenza partigiana si svil ..




                                     

ⓘ Asti e la resistenza partigiana

Soprattutto in Piemonte, ma anche nel Triveneto, in Liguria e in Emilia-Romagna, le formazioni di resistenza partigiana si svilupparono in modo imponente. LAssociazione nazionale partigiani italiani riporta che furono circa 43.000 gli uomini che in Piemonte aderirono alla resistenza subito dopo la firma dellarmistizio dell8 settembre 1943. Anche se bisogna aggiungere che Giorgio Bocca in:Storia dellItalia partigiana fa scendere questo numero a 500 unità.

La ricerca regionale "Partigianato piemontese e società civile", condotta da sei Istituti piemontesi, ha preso in esame circa 3400 schede di partigiani, patrioti, benemeriti, nati e o residenti nell Astigiano che hanno militato nelle formazioni locali. Il 56% ha ottenuto la qualifica di "partigiano combattente", il 21% quella di "patriota", il 15% quella di "benemerito", il 4% non ha ottenuto riconoscimenti, il 4% del totale è dato dai caduti.

Per ottenere la qualifica di partigiano era necessario aver militato continuativamente ed effettivamente ad una delle formazioni partigiane riconosciute dal Comitato di Liberazione Nazionale C.L.N. per un periodo di almeno 90 giorni; soltanto in casi eccezionali azioni speciali condotte con spirito patriottico, entusiasmo e disciplina la qualifica poteva essere rilasciata prima dello scadere dei 90 giorni prescritti.

Le formazioni partigiane erano costituite da operai, lavoratori dipendenti, contadini, artigiani, commercianti tecnici e professionisti, a cui si aggiungevano molto spesso disertori delle forze armate. Lavvicinarsi alla causa partigiana da parte dei militari fu verosimilmente dovuta al clima di sfascio e di disorganizzazione militare dopo la firma dellarmistizio; un esempio risale al dicembre 1943, quando al "VI Battaglione SS" in servizio a Cuneo, giunse lordine di contrastare una delle prime azioni partigiane attuate in provincia. Il reparto chiamato ad agire era costituito però completamente da ex-militari italiani catturati dai tedeschi in Grecia e nei Balcani dopo lotto settembre. Nel corso delloperazione antipartigiana, il presidio di un posto di blocco in Valle Stura, colse lopportunità offertagli dalla sorte e disertò: dei 70 uomini del distaccamento, una trentina si consegnarono alla formazione bovesana di Ignazio Vian.

Episodi simili accaddero fino alla Liberazione così frequentemente che il governo di Salò ripiegò a misure punitive sempre più gravi: dalla pena di morte per i renitenti e disertori febbraio 1944, alla circolare dellanno dopo sulla "responsabilità parentale" i congiunti del militare "assente arbitrario" o disertore sono puniti in "sua vece".

A partire dall8 settembre si fece più forte la speranza dellimminente fine della guerra e fece scattare nella popolazione una gara di solidarietà e appoggio della popolazione, stanca di restrizioni e terrore, donne comprese. Non fu solo una resistenza armata, ma un "sottobosco di antifascismo e di opposizione quotidiana al regime che non necessariamente si concretizzavano nella lotta armata".

Il rapporto tra gli "sbandati" così vennero inizialmente definiti i partigiani e la popolazione si rafforzò nel corso dellestate 44 quando, in coincidenza con il progressivo ritiro dei presidi fascisti dai paesi, le brigate conobbero il periodo di massima espansione grazie allingresso di centinaia di giovani.

Focolai di rivolta si manifestarono, oltre che nel capoluogo astigiano, nella zona di Nizza fino allAcquese dove operò lVIII Divisione.

Gli scioperi del mese di marzo 43, per contrastare i soprusi fascisti, coinvolsero operai ed operaie delle maggiori fabbriche cittadine; formazioni garibaldine si formarono tra il settembre 43 e il febbraio 44, partecipando ai primi nuclei di resistenza armata nelle Langhe ed in montagna. Il 6 gennaio 1944 cade in combattimento il primo partigiano astigiano: Celso Cavagnino di Costigliole dAsti.

Nel luglio del 44 fu costituita la "45ª brigata Garibaldi", che operò nella zona a nord-est del capoluogo e nella primavera dellanno successivo, si svilupparono i collegamenti con i gruppi di ribelli già attivi o in via di formazione che agivano nella zona a sud del Tanaro.

La prima divisione garibaldina della provincia astigiana e la prima e unica forma di autogoverno partigiano del territorio fu la "Giunta popolare amministrativa dellOltre Tanaro" che si formò nellautunno del 44 quando si credette che la fine della guerra e la sconfitta dei nazifascisti fossero vicine con sede inizialmente a Nizza Monferrato e poi a Agliano Terme.

Se in un primo tempo la Resistenza armata italiana aveva privilegiato colpi di mano per lo più isolati e atti di sabotaggio compiuti a sorpresa, con la liberazione di Roma 4 giugno 1944, che preludeva lavanzata degli alleati nel nord Italia, il movimento partigiano cominciò a organizzarsi dando vita ben presto alle repubbliche partigiane.

Nellestate del 1944, dopo aver superato cruenti rastrellamenti, le formazioni partigiane riuscirono a liberare vasti territori del Piemonte.

La Guardia nazionale repubblicana, al comando del generale Ricci, istituita nel dicembre del 1943 come corpo di polizia della neonata Repubblica sociale italiana aveva compiti di controllo politico e militare del territorio, pertanto, dai diversi comandi locali, vennero inviati a Salò, regolarmente dal dicembre 1943 allaprile 1945, brevi relazioni sulla situazione politica generale delle province, segnalazioni della presenza e dellattività delle bande partigiane e delle azioni repressive compiute nei loro confronti dalla G.N.R. stessa, dalle Brigate Nere e dai tedeschi.

Dal notiziario del 10 marzo 1945 le formazioni partigiane operanti nella Provincia di Asti erano:

  • Banda Acuto" Tec-Tec”. Forza: 6-700 uomini. Centro: Castagnole Monferrato/Grana. Comandante: Acuto Luigi ed è in collegamento con la banda" Nando”. Banda autonoma
  • Banda Rocca. Forza: 1740 uomini. Comandante: Rocca. Opera nella parte sud – ovest di Asti, confina a nord – est con la banda di" Nando”. Banda a sfondo comunista composta da elementi della disciolta divisione" Garibaldi”.
  • Banda Nando – Forza 7-800 uomini. Centro: Montafia – Camerano. Comandante: Nando. Opera nel territorio a nord del comune di Asti ed in stretto collegamento con la 19ª brigata. Banda a sfondo nazionale" Giustizia e libertà”.
  • Banda Balbo. Forza: 200 uomini. Centro: Cossano Belbo – Santo Stefano Belbo. Comandante: Balbo. Opera nel territorio sud della provincia di Asti, nella Langa Cuneese ed anche nel territorio alessandrino. Confina a nord con la Banda" Rocca” con la quale è in stretto collegamento.
  • 19ª Brigata Garibaldina – Formata da elementi della disciolta banda" Pontini” e da altri provenienti dalla Valle dAosta; forza: circa 1600 uomini. Centro: Cocconato. Opera nella parte nord della provincia. Banda a sfondo comunista.
  • Banda Pontini – forza 800 uomini. Sede del comando: Cocconato. Comandante: Pontini. Opera nella parte nord della provincia. Banda a sfondo badogliano. Tale banda è quanto rimane della divisione" Monferrato” dopo il rastrellamento di dicembre

In realtà le "bande" non erano più una semplice aggregazione di uomini che combattevano per difendersi, ma erano ormai già organizzate in "brigate" con un coordinamento politico-militare, basato sul rapporto tra unità operative di base e livelli superiori di direzione, finalizzato alla liberazione. Il passaggio da banda a brigata divenne effettivo il 9 giugno 1944 col nascere del Comando generale del Corpo Volontari della libertà C.V.L., struttura in cui si riconosceranno le forze partigiane più consistenti ad orientamento comunista, denominate Garibaldi e Giustizia e Libertà, rappresentate rispettivamente da Luigi Longo Gallo e Ferruccio Parri Maurizio.

Nel territorio astigiano operarono:

  • II Divisione Langhe, comandante Piero Balbo Poli o comandante Nord
  • 45ª Brigata" Garemi”, comandata da Marletto Achille.
  • IX Div. Garibaldi "Alarico Imerito" comandante Giovanni Rocca Primo
  • 101ª Brigata Garibaldi di Isola, comandante Emilio Capello" Avanti”
  • 100ª Brigata Garibaldi di Belveglio
  • VIII Divisione Garibaldi, comandante Davide Lajolo Ulisse

L85.5% dei partigiani astigiani di nascita o per residenza che perse la vita nella propria provincia cadde in una località che distava pochi chilometri dal comune di origine.

                                     

1. Il ruolo delle donne

Dallo studio di Roberta Favrin La lotta al femminile sulle ricerche condotte dalla I.S.R.At. si evince che "è più esatto parlare di resistenza, dalle svariate sfumature geografiche, sociali, politiche e militari". Il coinvolgimento delle donne astigiane nella Resistenza fu sicuramente ampio, ma non è quantificabile per la scarsità di documenti scritti ufficiali che testimoniano la presenza numerica delle donne nelle formazioni. Il Ministero dellAssistenza post-bellica ha compilato un" elenco delle donne che hanno partecipato alla Lotta di Liberazione”. Lelenco, tratto da fonti ANPI, riporta 185 nominativi. La presenza femminile è particolarmente forte nelle formazioni Garibaldine ed in particolare nellVIII Divisione" Asti”, che raggruppava alla fine del 1944 la 45ª, la 98ª e la 100ª brigata.

Per lo più le donne si avvicinarono attivamente alla resistenza, non per far carriera, ma per cercare di risolvere i problemi immediati che si ponevano nel periodo di crisi economica, ancorché i mariti erano stati inviati al fronte o passati tra le file partigiane. Svolsero così il ruolo fondamentale di "staffette", esponendosi senza esitare ai rischi della guerra, assicurando la vita delle Brigate con cibo, indumenti, cure mediche, raccolta di denaro, ospitalità e propaganda, formando quelli che vennero definiti" Gruppi di difesa”.

Il 1º distaccamento di donne combattenti sorse proprio in Piemonte verso la metà del 1944 alla Brigata garibaldina" Eusebio Giambone”.

Nel 1945, con la caduta del regime fascista, riprese lattività politica attraverso lappoggio della linea radicale di rinnovamento sociale e politico sostenuta dai Comitati di Liberazione Nazionale C.L.N. e poi con vere e proprie campagne elettorali che ebbero inizio al profilarsi delle amministrative comunali del 1946 che avevano unimportante novità: lintroduzione del suffragio universale, che per la prima volta concedeva alle donne il diritto al voto.

I partiti si ritrovarono pertanto davanti ad un elettorato attivo praticamente raddoppiato a cui dovettero rivolgere particolare attenzione: sensibilizzazione alle tematiche femminili e appelli affinché le donne si interessassero più attivamente delle vicende politiche, furono gli argomenti delle campagne elettorali.

                                     
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  • quanto riguarda la canzone milanese e da Roberto Brivio relativamente ai canti anarchici dell ottocento e canzoni della resistenza partigiana del novecento
  • Marisa Ombra Asti 30 aprile 1925 Roma, 19 dicembre 2019 è stata una partigiana e scrittrice italiana, dirigente dell Unione donne italiane UDI
  • significati, vedi Asti disambigua Asti Ast in piemontese è un comune italiano di 76 026 abitanti, capoluogo della provincia omonima in Piemonte, e capitale