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Storia della Dalmazia
                                     

ⓘ Storia della Dalmazia

La storia della Dalmazia riguarda il territorio dei Balcani occidentali che si affaccia sullAdriatico. Ai tempi dei Romani per Dalmazia si intendeva una regione più ampia dellattuale, che oggi è praticamente solo costiera.

                                     

1.1. Storia Le origini

La storia della Dalmazia iniziò quando le tribù, dalle quali la regione prende il nome, si dichiararono indipendenti da Genzio, il re dellantica Illiria, per fondare una repubblica. La sua capitale era Delminium, la collocazione della quale è sconosciuta probabilmente nel territorio meridionale dellattuale Bosnia ed Erzegovina; il suo territorio si estendeva verso nord dal fiume Narenta al fiume Cetina e in seguito sino il Cherca, dove raggiungeva i confini della Liburnia.

                                     

1.2. Storia LIlliria e lImpero romano

LImpero romano iniziò loccupazione dellIlliria nellanno 168 a.C. formando la provincia dellIllyricum. Nel 156 a.C. i Dalmati vennero attaccati per la prima volta da un esercito romano e costretti a pagare tributo. Nel 10, durante il regno di Augusto, lIlliricum venne diviso in Pannonia a nord e Dalmazia a sud, dopo che lultima di molte furiose rivolte era stata schiacciata da Tiberio nel 9. Questo evento fu seguito dalla totale sottomissione e dalla pronta accettazione della civiltà latina che si diffuse in tutta lIlliria.

La provincia di Dalmazia si espanse verso linterno per coprire tutte le Alpi Dinariche e gran parte della costa adriatica orientale: la sua capitale fu la città di Salona. Limperatore Diocleziano rese famosa la Dalmazia costruendovi per sé un palazzo a pochi chilometri a sud di Salona, ad Aspalathos Spalato. Altre città dalmate dellepoca erano:

  • Aequum Čitluk vicino a Signo - Sinj
  • Tragurium Traù - Trogir
  • Vegium Carlopago - Karlobag
  • Scardona - Skradin, appena a nord di Sebenico
  • Iadera Zara-Zadar
  • Dyrrachium Durazzo
  • Aenona Nona - Nin
  • Pharus Cittavecchia di Lesina - Stari Grad
  • Lissa - Vis
  • Rhizinium Risano - Risan
  • Acruvium Cattaro - Kotor
  • Narona la piccola città di Vid vicina allattuale Metković
  • Scodra Scutari - Shkoder
  • Epidaurus Ragusavecchia - Cavtat appena a sud di Ragusa - Dubrovnik
  • Dulcinium Dulcigno - Ulcinj
  • Oneum Almissa - Omiš, a sud di Spalato
  • Bona Blagaj
  • Tarsatica Tersatto - Trsat, ora parte di Fiume
  • Corcyra Curzola - Korčula
  • Senia Segna - Senj

Alla caduta dellImpero romano dOccidente nel 476, la Dalmazia rimase temporaneamente ancora per alcuni anni in mano a funzionari romani, con Giulio Nepote prima e quindi con Ovida, fino a che non fu conquistata nel 481-482 dal re degli Eruli Odoacre. In seguito fu tenuta dagli Ostrogoti, fino a che, nel 535, non venne annessa allImpero romano dOriente di Giustiniano, divenendone una provincia e poi, dopo Eraclio 610-641, un thema).

                                     

1.3. Storia Città romanze e stati slavi

A seguito della invasione degli Avari, a partire dalla prima metà del VII secolo, lentroterra divenne popolato da tribù slave di diversa provenienza; fra queste non vi erano croati, che arrivarono attorno al secolo VIII. Le città stato marittime, comunque, rimasero indipendenti.

Le popolazioni latine si concentrarono nelle città della costa come Ragusa, Zara, Spalato, mentre nelle campagne, semispopolate dalle invasioni barbare, si insediavano popolazioni slave che via si cristianizzavano. La regione venne quindi divisa tra due differenti comunità spesso inizialmente ostili.

Nell806 la Dalmazia venne temporaneamente annessa al Sacro Romano Impero ma le città vennero restituite a Bisanzio con il Trattato di Aquisgrana 812. I Saraceni devastarono le città più meridionali nell840 e 842 ma questa minaccia fu eliminata da una campagna comune franco-bizantina nell871.

A partire dagli anni 830 il ducato di Croatia controllava le parti settentrionali e centrali della Dalmazia. Linstaurazione di relazioni cordiali tra le città romanze e il ducato croato iniziò con il regno del duca Mislav 835, che firmò un trattato di pace con Pietro Tradonico, doge di Venezia, nell840 e iniziò a donare terreni alle chiese delle città.

I ducati meridionali di Pagania, Zaclumia, Travunia e Doclea vennero autogovernati dalle popolazioni locali che erano un misto di pagani Slavi e cristiani Illiri romanizzati. Alcuni storici si sono riferiti alle parti di Dalmazia sotto la Croazia come Croazia Bianca e ai ducati meridionali come Croazia Rossa ; si noti anche che questi territori si estendevano molto più allinterno di quanto non faccia lattuale Dalmazia.

I Narentani di Pagania che prendevano il nome dal fiume Narenta, in lingua croata: Neretva, dediti alla pirateria in Adriatico, sconfissero le flotte veneziane inviate contro di loro nell840 e nell887 e per più di un secolo pretesero tributi da Venezia stessa. Il doge Pietro Orseolo II li sconfisse una prima volta nel 996, poi - invocato dalle popolazioni neolatine della costa che chiedevano aiuto contro le incursioni dei pirati croati - partì da Venezia al comando di unimponente flotta il giorno dellAscensione dellanno 1000 la data è incerta: secondo alcuni è da anticipare al 998 o 999, sconfisse i pirati e ricevette le solenni sottomissioni di tutte le principali città dalmate. Da quel momento, il doge di Venezia assunse il titolo di duca di Dalmazia e di Croazia.

È da questo periodo che può considerarsi iniziato il dominio di Venezia sullAdriatico e il suo predominante influsso culturale, anche se il definitivo consolidamento del potere sulla Dalmazia giunse qualche secolo dopo ed anche se formalmente tutto il suo dominio rimaneva dipendente dallImpero Bizantino.

Per quanto riguarda la vita religiosa, sia le popolazioni neoromanze che la Santa Sede preferivano la liturgia in lingua latina, il che portò tensioni con le diocesi che privilegiavano il rito bizantino. Linfluenza latina fu incrementata le pratiche bizantine vennero soppresse nei sinodi generali del 1059-1060, 1066, 1075-1076 e in altri sinodi locali, in particolare degradando il vescovato di Nona, installando larcivescovato di Spalato e Dioclea Antivari e vietando esplicitamente luso di qualsiasi liturgia diversa da quella latina oppure da quella greca di rito romano.

La Dalmazia non realizzò mai ununità politica, né mai formò una nazione, ma conobbe lo stesso un notevole sviluppo nelle arti, scienza e letteratura.

La posizione geografica delle città-stato dalmate era sufficiente a spiegare la poca influenza esercitata dalla cultura bizantina attraverso tutti i sei secoli 535-1102 durante i quali la Dalmazia fu parte dellImpero romano dOriente. Verso la fine di questo periodo il dominio bizantino tese a essere sempre più nominale.



                                     

1.4. Storia Rivalità tra Venezia e Ungheria in Dalmazia, 1102-1420

Quando le città-stato persero gradualmente tutta la protezione di Bisanzio, essendo incapaci di unirsi in una lega difensiva a causa dei loro dissensi interni, dovettero rivolgersi verso Venezia o verso lUngheria per trovare appoggio. Ognuna delle due fazioni politiche aveva supporto allinterno delle città-stato dalmate, supporto che era basato principalmente su ragioni economiche.

I veneziani, ai quali i dalmati erano già legati per linguaggio e cultura, potevano permettersi di concedere dei termini liberali, in quanto il loro scopo principale era dimpedire lo sviluppo di qualsiasi pericoloso competitore politico o commerciale nellAdriatico orientale.

La comunità marinara di lingua dalmata in Dalmazia guardò a Venezia come alla padrona dellAdriatico. In cambio della protezione, le città spesso fornirono un contingente allesercito o alla marina del loro protettore e talvolta pagavano tributo in moneta o in natura. Arbe Rab, ad esempio, pagava annualmente cinque chili di seta o due di oro a Venezia.

LUngheria dallaltra parte sconfisse lultimo re croato nel 1097 e avanzò pretese su tutte le terre dei nobili croati sin dal "Trattato del 1102". Re Colomano dUngheria procedette alla conquista della Dalmazia nel 1102-1105.

I contadini ed i mercanti che commerciavano verso linterno favorirono lUngheria in quanto loro vicino più potente che affermò i loro privilegi municipali. Soggetti allassenso regale, essi potevano eleggere i loro magistrati principali, vescovi e giudici. La loro legge romana rimase valida. Gli fu addirittura permesso di concludere alleanze separate. Nessuno straniero, nemmeno un ungherese, poteva risiedere in una città dove non era il benvenuto; e luomo a cui non piaceva il dominio ungherese poteva emigrare con tutti i suoi beni e proprietà. Al posto dei tributi, le entrate delle dogane erano in alcuni casi divise equamente tra il re, i magistrati, i vescovi e la municipalità. 1828), Macaria prima del 532, Traù dopo il 970.

Questi diritti e i privilegi analoghi garantiti da Venezia erano, comunque, troppo spesso infranti. Le guarnigioni ungheresi sinsediarono in città che non le volevano mentre Venezia interferiva con i commerci, la nomina dei vescovi e il possesso dei domini comunali. Di conseguenza i dalmati rimasero leali solo quando era nel loro interesse e si ebbero frequenti insurrezioni. Anche a Zara sono registrate quattro rivolte, tra il 1180 e il 1345, ma questultima venne trattata con speciale considerazione dai veneziani, che consideravano il suo possesso fondamentale per la loro influenza marittima.

Le popolazioni slave e i dalmati di parlata neoromanza, un tempo rivali, iniziarono a contribuire alla civilizzazione comune e Ragusa ne fu lesempio primario. Nel XIII secolo, i nomi dei membri del consiglio ragusano erano misti, anche se nei documenti scritti venivano sempre latinizzati. Nel XV secolo la letteratura era prevalentemente latina o italiana, ma in minor parte anche slava. La città, dal Seicento, veniva alle volte chiamata in documenti serbocroati con il nome slavo "Dubrovnik" nome dato originariamente ad un quartiere periferico di Ragusa, popolato da Slavi immigrati alla fine del Quattrocento. Ma il suo nome ufficiale - fino a quando rimase indipendente e divenne austriaca nellOttocento - fu sempre e solo Ragusa.

La dubbiosa lealtà dei dalmati fece protrarre la lotta tra Venezia e Ungheria, che venne ulteriormente complicata da discordie interne dovute principalmente al diffondersi della eresia bogomila e a molte influenze esterne.

Le città di Zara, Spalato, Traù e Ragusa e i territori circostanti cambiarono di mano diverse volte tra Venezia, Ungheria e i Bizantini durante il XII secolo.

Nel 1202, le armate della Quarta Crociata resero assistenza a Venezia, che si fece pagare lutilizzo della flotta spingendo i crociati ad assediare e conquistare la città di Zara. Nel 1204 le stesse armate conquistarono Bisanzio ed eliminarono definitivamente lImpero dOriente dalla lista dei contendenti il territorio dalmata.

Linizio del XIII secolo fu segnato dal declino nelle ostilità esterne. Le città dalmate iniziarono ad accettare la sovranità straniera principalmente di Venezia ma alla fine tornarono al precedente desiderio di indipendenza. Linvasione Tartara indebolì gravemente lUngheria, al punto che nel 1241, il re Adalberto IV dovette rifugiarsi in Dalmazia nella fortezza di Clissa/Klis. Le orde Tartare attaccarono le città dalmate negli anni seguenti ma alla fine si ritirarono.

Gli slavi non erano più considerati dai cittadini dalmati come gente ostile, infatti il potere di certi magnati croati, in particolare i Conti Šubić di Bribir, fu talvolta supremo nei distretti settentrionali nel periodo tra il 1295 e il 1328.

Nel 1346, la Dalmazia venne colpita dalla peste nera. La situazione economica era povera le città divennero sempre più dipendenti da Venezia.

Una lotta interna allUngheria, tra Re Sigismondo e il casato napoletano degli Angiò, ebbe dei riflessi anche sulla Dalmazia: agli inizi del XV secolo, tutte le città dalmate accolsero la flotta napoletana ad eccezione di Ragusa. Il duca bosniaco Hrvoje controllò la Dalmazia per conto degli Angioini, ma successivamente concesse la sua lealtà a Sigismondo.

Per un periodo di ventanni, questa lotta indebolì linfluenza ungherese. Nel 1409, Ladislao di Napoli vendette i suoi diritti sulla Dalmazia a Venezia per 100.000 ducati. Venezia, entro il 1420, prese gradualmente possesso di gran parte della Dalmazia. Nel 1437, Sigismondo riconobbe il dominio veneziano sulla Dalmazia in cambio di 10.000 ducati. La città di Almissa Omiš cedette a Venezia nel 1444 e solo la Repubblica di Ragusa preservò la sua indipendenza.

                                     

1.5. Storia Dominio veneziano 1420-1797

Seguì un intervallo di pace, ma nel frattempo lavanzata turca continuava. LUngheria fu essa stessa assalita dai Turchi, e non poté più permettersi di cercare il controllo della Dalmazia. Costantinopoli cedette allImpero Ottomano nel 1453, la Serbia nel 1459, la Bosnia nel 1463, e lErzegovina nel 1483. Di conseguenza i confini turchi e veneziani sincontrarono le guerre di frontiera furono incessanti.

Ragusa cercò la sicurezza grazie ad unabile diplomazia che seppe stringere buoni rapporti con gli invasori, e in un caso particolare vendette due piccole strisce di territorio Neum a nord e Sutorina a sud agli Ottomani, allo scopo di evitare, con due zone-cuscinetto, il contatto via terra coi territori veneziani.

Nel 1508 lostile Lega di Cambrai costrinse Venezia a ritirare le sue guarnigioni dal servizio interno, e dopo aver rovesciato lUngheria nel 1526 i Turchi furono in grado di conquistare gran parte della Dalmazia per il 1537. La pace del 1540 lasciò a Venezia solo le città marittime, linterno formava una provincia turca, governata dalla fortezza di Clissa Klis da un Sanjakbeg, ovvero un amministratore con poteri militari.

Gli slavi cristiani, evacuando i territori occupati dai Turchi, si riversavano sulla costa e sulle isole ed affollavano ora le città. Iniziarono così a superare numericamente la popolazione italiana e a rendere la loro lingua sempre più diffusa. La comunità di pirati e mercenari degli uscocchi fu in origine una banda di questi fuggitivi, come evidenzia il nome stesso; le loro imprese contribuirono al rinnovarsi della guerra tra Venezia e Turchia 1571-1573.

Gli arruolati di Dalmazia chiamati Schiavoni o Oltremarini prestarono servizio per la patria veneta. Durante la Battaglia di Lepanto, ad esempio, nuumerosi erano i dalmati imbarcati nella flotta veneziana che assieme a Spagna, Austria, Stato Pontificio e Repubblica di Genova sconfisse la marina turca.

Una nuova guerra scoppiò nel 1645 e si protrasse intermittentemente fino al 1699, quando la pace di Karlowitz diede lintera Dalmazia a Venezia, inclusa la costa dellErzegovina, ad eccezione dei domini di Ragusa e della fascia protettiva di territorio Ottomano che la circondava. Dopo ulteriori combattimenti, questa delimitazione venne confermata nel 1718 dal Trattato di Passarowitz.

La Dalmazia sperimentò un periodo dintensa crescita economica e culturale nel XVIII secolo, dato il modo in cui le rotte commerciali con linterno vennero ristabilite in tempo di pace. È da notare che i cristiani migrarono dai territori in mano ottomana verso le città dalmate, talvolta convertendosi anche dallOrtodossia al Cattolicesimo. Furono molti i dalmati e gli istriani che migrarono in terra veneta dItalia, e da pieni cittadini della Repubblica Veneta alcuni diventarono anche rinomati personaggi del luogo. La letteratura dalmata quasi tutta in latino ed italiano, e solo in minima parte in slavo ebbe una fioritura rigogliosa, legata al Rinascimento italiano.

Nel 1667 un catastrofico sisma devastò Ragusa ne dimezzò la popolazione cinquemila vittime; nonostante il fiorire dei traffici la decadenza della città venne accelerata dal triste evento. È in questepoca che inizia a corrompersi il carattere latino di Ragusa ed a svilupparsi invece la cultura ragusea, composta di elementi italiani in veste slavizzante. Questo periodo venne bruscamente interrotto dalla caduta della Repubblica di Venezia nel 1797.

                                     

1.6. Storia Lepoca napoleonica, 1797-1815

Alla fine del 1797 Napoleone e gli Asburgo dAustria firmarono il Trattato di Campoformio: cedendo il Belgio alla Francia, gli Asburgo ottenevano la ex-Repubblica di Venezia e quindi la Dalmazia. La repubblica di Ragusa mantenne lindipendenza e divenne ricca grazie alla sua neutralità durante il periodo delle guerre napoleoniche.

Dopo che in base al Trattato di Presburgo del 1805 Istria, Dalmazia le Bocche di Cattaro vennero date alla Francia, Napoleone creò il Regno dItalia napoleonico e vi inglobò la Dalmazia, decretandone come lingua ufficiale litaliano.

Il 19 febbraio 1806, il generale francese Dumas emanava il proclama dunione della Dalmazia al Regno dItalia dal titolo Dalmati! LImperatore Napoleone, re dItalia, vostro Re, Vi rende la Vostra Patria.

Nel 1806, la Repubblica Ragusea soccombette alle truppe straniere francesi guidate dal generale Marmont mantenendo ancora per due anni una relativa autonomia, lo stesso anno una forza russa cercò di contrastare i francesi prendendo le Bocche di Cattaro. I russi indussero i montenegrini a portar loro aiuto e questi procedettero a prendere le isole di Curzola e Brazza ma non fecero ulteriori progressi e si ritirarono nel 1807 rispettando il Trattato di Tilsit. Ragusa venne ufficialmente annessa al Regno napoleonico d Italia nel 1808. Nel frattempo anche gli inglesi erano riusciti ad occupare lisola di Lissa e, mantenendola per alcuni anni, la utilizzarono come testa di ponte per contrastare la potenza militare e gli interessi economici francesi in Adriatico.

Nel 1809 la Dalmazia fu staccata da Napoleone dal suo Regno dItalia ed inserita nelle Province Illiriche: da allora la Dalmazia rimase separata dallItalia fino alla fine della prima guerra mondiale, con conseguente drastica diminuzione degli italiani Bartoli scrisse che nel 1797 i Dalmati Italiani erano un terzo della popolazione della Dalmazia, mentre nel censimento austriaco del 1910 erano solo il 3%.

Nel 1809, la guerra scoppiò di nuovo tra lImpero Francese e lImpero austriaco costituitosi a seguito del disfacimento del Sacro Romano Impero. Nellestate, le forze austriache ripresero la Dalmazia, ma questa situazione durò solo fino al Trattato di Schönbrunn dellautunno dello stesso anno.

Nel 1813 a seguito della disastrosa campagna di Russia, Napoleone fu sconfitto a Lipsia e costretto allesilio nellisola dElba. LImpero austriaco rioccupò la Dalmazia con una rapida campagna militare.



                                     

1.7. Storia Dominio austriaco, 1815-1918

Il ritorno definitivo della Dalmazia allAustria fu sancito dal Trattato di Parigi del 30 maggio 1814. Poco dopo il Congresso di Vienna ridisegnò il nuovo ordine geopolitico europeo.

LImpero austriaco costituì la Dalmazia in regno o provincia con capitale a Zara, a sua volta diviso in quattro circoli.

                                     

1.8. Storia Letà dei nazionalismi

NellOttocento, come conseguenza del periodo napoleonico, si assistette al sorgere se non alla creazione ex novo delle coscienze nazionali di molti popoli europei epoca del nazionalismo romantico. In Italia cominciò il periodo del Risorgimento e anche nei Balcani cominciarono a nascere la coscienze nazionali, inizialmente per il diffondersi delle idee del movimento panslavista.

Nella prima metà dellOttocento, cominciò a diffondersi in Dalmazia il movimento illirico, al quale faceva capo il croato Ljudevit Gaj. Questo movimento aveva come scopo la creazione di ununica cultura e coscienza politica degli Slavi del sud. Sebbene rimasto circoscritto alle aree croate, vi aderirono anche alcuni esponenti della comunità serba della Dalmazia. Dal movimento illirico del primo Ottocento, dopo il 1848 cominciò a formarsi il cosiddetto "movimento nazionale croato" che diede avvio in Dalmazia al "risorgimento popolare croato" hrvatski narodni preporod ed agli scontri con la dominante comunità dei Dalmati Italiani.

Fino a quel momento i Dalmati sia italiani che slavi avevano vissuto senza pregiudizi legati alla lingua parlata e ad inesistenti concetti di "nazionalità", la cui nascita portò alle prime tensioni fra gli italiani, concentrati nelle città costiere in molte delle quali erano in maggioranza, e i croati che erano diventati dal Cinquecento il gruppo maggioritario nellintera Dalmazia. Come accadde in altre zone miste, le diverse etnie e linguaggi spesso si mescolarono e si sovrapposero fra loro, rendendo arbitraria lattribuzione di una "nazionalità" che a volte fu il risultato di scelte personali e a volte il risultato della propaganda delle diverse potenze nazionali: i vari gruppi nazionali, infatti, si prodigarono per volgere a proprio favore le situazioni incerte, onde aumentare la propria consistenza numerica.

Come conseguenza della terza guerra dindipendenza italiana, che portò allannessione del Veneto al Regno dItalia, lamministrazione imperiale austriaca, per tutta la seconda metà del XIX secolo, aumentò le ingerenze sulla gestione politica del territorio per attenuare linfluenza del gruppo etnico italiano temendone le correnti irredentiste. Durante la riunione del consiglio dei ministri del 12 novembre 1866 limperatore Francesco Giuseppe I dAustria tracciò un progetto di ampio respiro mirante alla germanizzazione o slavizzazione dellaree dellimpero con presenza italiana:

Sono interessanti in relazione allordine di Francesco Giuseppe" per la germanizzazione e la slavizzazione” ed alla politica filoslava del governo imperiale le considerazioni di Massimo Spinetti, ex ambasciatore italiano a Vienna, nel suo articolo" Costantino Nigra ambasciatore a Vienna 1885-1904 ”. Spinetti sostiene fra laltro che" tale politica contro la componente italiana trovò particolare applicazione in Dalmazia, specialmente dopo lannuncio del matrimonio del Principe ereditario Vittorio Emanuele III con la principessa Elena di Montenegro”.

Linstaurazione del regime costituzionale nel 1860 portò a profondi cambiamenti in Dalmazia: da una parte la libertà di stampa e di associazione favorì il movimento nazionale croato che era stato fino ad allora frenato dalle autorità viennesi sebbene esse lo usassero anche contro le aspirazioni irredentiste italiane, in conformità con la politica del "divide et impera". Ancora più importante fu però linstaurazione dellautonomia politica della Dalmazia; con le riforme costituzionali del 1860, 1861 e 1867 le varie province dellImpero austriaco conquistarono importanti, sebbene limitate, forme di autonomia; con queste riforme, la Dalmazia ricevette, per la prima e unica volta nella sua storia, unautonomia politica estesa a tutto il suo territorio storico.

Le leggi elettorali austriache favorirono il suffragio universale e con ciò le nazionalità più numerose, ragion per cui gli italiani persero, tra il 1860 e il 1885, legemonia politica in Dalmazia: solo la città di Zara rimase governata fino alla prima guerra mondiale da una giunta espressione del partito autonomista negli anni identificato prevalentemente come il partito degli italiani.

Si trattava di un processo parallelo a quello di altre province austriache, ad esempio la Carniola e la Boemia, dove le maggioranze slave riuscirono a conquistare le istituzioni dellautonomia provinciale. In Dalmazia, però, questo processo fu ulteriormente traumatico per la comunità italiana, in quanto essa non poteva contare, a differenza dei tedeschi della Boemia e della Carniola, su un sostegno politico da parte del governo centrale di Vienna. I governi centrali, che dovevano frequentemente sostenersi su partiti croati della Dalmazia e sui loro alleati sloveni e cechi, erano pronti a fare delle concessioni agli slavi in Dalmazia che non concessero mai agli sloveni in Carniola o ai cechi in Boemia. Così le scuole medie, che dipendevano, a differenza di quelle elementari, dal governo centrale, furono progressivamente croatizzate. Lo stesso successe con le scuole elementari nei comuni governati da maggioranze slave. La lingua italiana perse così il suo status storico, mantenendo però il suo prestigio quale "lingua culturale". La consistenza della comunità italiana nelle città costiere cominciò a diminuire progressivamente, con lunica eccezione della già citata Zara.

Lo storico Matteo Bartoli nel suo libro "Le parlate italiane della Venezia Giulia e della Dalmazia" scrisse che:

La politica di collaborazione con i serbi locali, inaugurata dallo zaratino Ghiglianovich e dal raguseo Giovanni Avoscani, permise poi agli italiani la conquista dellamministrazione comunale di Ragusa nel 1899. Nel 1909 la lingua italiana venne vietata però in tutti gli edifici pubblici e gli italiani furono estromessi dalle amministrazioni comunali. Queste ingerenze, insieme ad altre azioni di favoreggiamento al gruppo etnico slavo ritenuto dallimpero più fedele alla corona, esasperarono la situazione andando ad alimentare le correnti più estremiste e rivoluzionarie.

I contrasti politici e nazionali determinarono unatmosfera di tensione, che si tradusse in episodici atti di violenza, quali aggressioni di persone e devastazioni od incendi dedifici.

                                     

1.9. Storia La prima guerra mondiale

Dopo la guerra, in base al Patto di Londra con cui aveva negoziato la propria entrata in guerra, lItalia avrebbe dovuto ottenere la Dalmazia settentrionale incluse le città di Zara, Sebenico e Tenin. Tuttavia, in base al principio della nazionalità propugnato dal presidente statunitense Woodrow Wilson, la Dalmazia venne annessa al neocostituito Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni, con leccezione di Zara a maggioranza italiana e dellisola di Lagosta, che con altre isole Cherso e Lussino vennero annesse allItalia.

                                     

1.10. Storia La Dalmazia fra le due guerre

Dopo il 1918 molti italiani dalla Dalmazia emigrarono in Italia, specialmente a Zara, unica città dalmata annessa allItalia. Tra il 1918 e il 1921 la comunità italiana della Dalmazia subì rappresaglie, ma in seguito alle convenzioni di Nettuno stipulate tra lItalia e il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni godette di protezioni come minoranza linguistica, anche se rimasero spesso sulla carta.

Diego De Castro, nel suo "Appunti sul problema della Dalmazia" scrisse che:

Negli anni venti la Dalmazia iugoslava diventò teatro di scontri tra il movimento autonomista croato, connesso alla figura di Stjepan Radić, le forze centraliste legate alla politica serba dei governi di Belgrado ORJUNA. Al contrario, nella Dalmazia italiana si ebbe un notevole sviluppo economico favorito dagli aiuti economici con matrice politico-propagandistica voluti dal Fascismo.

Nel 1939, alla Croazia fu concessa unampia autonomia politica; lintera Dalmazia iugoslava salvo le bocche di Cattaro fu unita alla Banovina della Croazia con sede a Zagabria. Questa entità politica ebbe però corta vita, a causa della conquista della Iugoslavia da parte dellItalia e della Germania nellaprile 1941.



                                     

1.11. Storia La seconda guerra mondiale

Nellaprile del 1941, il Regno di Jugoslavia, fu occupato dalle potenze dellAsse. Viene istituito il Commissariato Civile della Dalmazia Mussolini incarica Commissario Civile Athos Bartolucci. Quasi tutta la parte costiera della Dalmazia settentrionale con tutti i principali centri urbani, come Spalato e Sebenico fu annessa al Regno dItalia, mentre il resto venne annesso al neocostituito Regno di Croazia, dominato dagli ustascia di Ante Pavelić. Questultimo offrì il trono del giovane stato a un membro della Casa Savoia, Aimone, il quale, pur senza rifiutarlo, non ne prese mai possesso.

Mussolini creò il Governatorato di Dalmazia, che includeva:

  • la provincia di Spalato 1941-1943, che comprendeva le città di Spalato, Traù e Sebenico con il loro entroterra, più le isole della Solta meno dunque la Brazza le altre Lissa, Curzola, Lagosta, Cazza, Pelagosa queste ultime tre scorporate alla Provincia di Zara alla quale appartenevano dal 1920 e Meleda.
  • la provincia di Cattaro 1941-1943, che comprendeva i centri di Cattaro, Perasto, Castelnuovo con un piccolo entroterra circa 600 km², seguendo grosso modo i vecchi limiti veneziani ed austriaci, più lisola di Saseno, di fronte alle coste dellAlbania vicino a Valona, questultima scorporata dalla Provincia di Zara di cui faceva parte dal 1920.
  • la provincia di Zara che comprendeva il comune di Zara e il suo entroterra ingrandito con Tenin, più le isole dalmate davanti a Zara che passarono sotto sovranità italiana.

Le isole di Veglia ed Arbe passarono alla provincia di Fiume.

Già dalla fine del 1941, nella Dalmazia italiana e croata si innescò una spaventosa e crudele guerra civile, che raggiunse livelli di massacro nellestate 1942. Contro le atrocità commesse dal regime ustascia, tanto contro i serbi e gli ebrei che contro gli oppositori o presunti oppositori croati, si sollevò sia la resistenza partigiana a guida di Tito, plurietnica e comunista, sia varie fazioni nazionalistiche e monarchiche serbe i cetnici. A loro volta i Titini ed i cetnici perpetrarono crimini contro la popolazione civile croata che appoggiava i fascisti croati di Ante Pavelić. Numerosi crimini di guerra furono commessi da tutte le parti in causa, dai tedeschi ai partigiani comunisti.

Oggi la Dalmazia è di nuovo in pace, anche se resta aperto il problema del ritorno dei serbi nelle loro terre e non sempre risulta facile il rapporto fra croati e serbi, ridotti a minoranza anche nelle zone storiche del loro insediamento.

La storia della presenza italofona in Dalmazia è invece spesso stravolta, nel segno di un tentativo di croatizzare tutto il passato della regione.