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ⓘ Storia della CGIL. Nel congresso che si svolge a Milano dal 29 settembre al 1º ottobre del 1906 le Camere del lavoro, le Leghe le Federazioni decidono di conflu ..




                                     

ⓘ Storia della CGIL

Nel congresso che si svolge a Milano dal 29 settembre al 1º ottobre del 1906 le Camere del lavoro, le Leghe le Federazioni decidono di confluire in una unica organizzazione e fondano la Confederazione Generale del Lavoro CGdL. Sono presenti allatto di nascita delegati di quasi 700 sindacati locali, in rappresentanza di oltre 250.000 iscritti. Il primo segretario generale eletto è Rinaldo Rigola. Qui inizia, formalmente, la centenaria storia della CGIL.

                                     

1. La CGdL o Confederazione Generale del Lavoro

Fin dallinizio, la CGdL si configura come organizzazione basata sulla solidarietà generale fra lavoratori e non soltanto sulla rappresentanza di mestiere.

Un ruolo importantissimo, in questo senso, è esercitato dalle Camere del Lavoro: esse svolgono funzioni di unificazione della classe operaia e di coordinamento fra i sindacati, gestiscono il collocamento al lavoro e la formazione professionale grazie anche ai sussidi erogati dalle municipalità, prestano assistenza nelle controversie di lavoro. Sono anche luoghi di educazione e emancipazione delle classi lavoratrici. Nelle Camere del Lavoro si insegna a leggere e scrivere e si organizzano biblioteche popolari.

Analogamente, la CGdL si caratterizza per una struttura fortemente centralizzata e - a differenza delle Trade Unions inglesi e dei sindacati tedeschi - lidea di confederazione generale prevale su quella delle singole federazioni di categoria.

I rapporti con il Partito Socialista Italiano sono regolati da un accordo nazionale di collaborazione in cui si distinguono, almeno in teoria, le reciproche funzioni e autonomie.

Nel primo decennio del nuovo secolo si realizzano importanti conquiste nellambito della legislazione sociale e si affermano significative esperienze di contrattazione territoriale e nazionale.

Il governo Giolitti vara le prime leggi di tutela del lavoro delle donne e dei fanciulli, decreta lassicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro, regola il riposo settimanale e impone il divieto del lavoro notturno in alcuni settori. Inoltre, riforma e implementa la Cassa nazionale invalidità e vecchiaia, primo embrione del futuro Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale, INPS. Si firmano i primi contratti collettivi di lavoro con le aziende o su base territoriale. Nascono le prime forme di rappresentanza sui luoghi di lavoro, le Commissioni Interne: i contratti aziendali alla Società Automobilistica Itala di Torino e alla Borsalino ne legittimano, poco dopo la nascita della CGdL, lesistenza.

Nel 1908 viene siglato il primo contratto collettivo nazionale di lavoro, da parte della Federazione vetrai.

Parallelamente e in conseguenza del crescere dellorganizzazione sindacale, si formano le associazioni territoriali padronali fino alla nascita, nel 1910, della Confederazione Generale dellIndustria Italiana, la Confindustria.

Il cauto riformismo del governo Giolitti subì una brusca inversione di tendenza con la guerra di Libia 1911-1912. Nel segno di un nazionalismo aggressivo e reazionario, riprendono le repressioni poliziesche contro il movimento operaio. Importanti conquiste, quali il contratto nazionale dei vetrai e il riconoscimento delle commissioni interne, sono rimesse in discussione.

La CGdL – che tenta di opporsi alla guerra coloniale – è indebolita nel 1912 da una pesante scissione: gran parte dei sindacalisti rivoluzionari formano la Unione Sindacale Italiana, USI, che a sua volta subirà una scissione da parte dei sindacalisti" interventisti”, favorevoli allentrata in guerra dellItalia nel 1914.

La situazione peggiora con lo scoppio della prima guerra mondiale. La CGdL proclama manifestazioni contro la guerra in tutto il paese e appoggia il gruppo parlamentare socialista che non vota i crediti di guerra.

Quando lItalia entra in guerra, viene decretata la" mobilitazione industriale”, le industrie di importanza strategica sono sottoposte a disciplina militare e viene abolito il diritto di sciopero. Anche la legislazione sociale introdotta nel periodo giolittiano è di fatto abrogata.

Su tutto, prevale lenorme macello di milioni di giovani che insanguina fino al 1918 gran parte dellEuropa.

Alla fine della guerra, le tensioni accumulate durante il conflitto, le promesse ai combattenti non rispettate, linflazione spaventosa determinata dalla mancanza dei generi di prima necessità innescano una formidabile ripresa della conflittualità sociale e delle rivendicazioni sindacali.

                                     

1.1. La CGdL o Confederazione Generale del Lavoro Il biennio rosso

La forza organizzata dalla CGdL, alla cui guida è stato eletto il riformista Ludovico DAragona, cresce, nel "biennio rosso" così viene chiamato quel periodo, dai 250 000 iscritti alla fine della guerra a oltre 1 milione nel 1919 e 2 milioni e duecentomila nel 1920.

Nel tumultuoso clima politico e sociale del dopoguerra, su cui agiscono con forza anche le suggestioni rivoluzionarie ispirate dalla rivoluzione sovietica, si ottengono grandi conquiste.

Nel febbraio del 1919 la FIOM, diretta da Bruno Buozzi, realizza la storica conquista della giornata lavorativa di 8 ore. A Torino, per impulso del movimento Ordine Nuovo di Antonio Gramsci e Palmiro Togliatti, si impongono nuovi strumenti di rappresentanza operaia, sul modello dei soviet bolscevichi: i consigli di fabbrica, che dirigono lotte straordinarie come lo" sciopero delle lancette” alla FIAT.

Nel 1920 la FIOM presenta agli industriali un memoriale contenente rivendicazioni salariali e normative. Dopo il rifiuto dei padroni a trattare, si arriva rapidamente alloccupazione delle fabbriche, che coinvolge circa 400.000 operai. Il movimento si divide fra chi vuole dare alla lotta un carattere rivoluzionario - e in tal senso si orienta la maggioranza massimalista del PSI - e chi vuole limitarla, come il vertice della CGdL, ai soli contenuti sindacali.

La decisione definitiva spetta al Consiglio nazionale della CGdL che approva, con una maggioranza del 54%, la posizione del segretario generale DAragona, favorevole a una conclusione sindacale della vertenza.

Loccupazione delle fabbriche del settembre 1920 si chiude con una dura sconfitta e la asperrima reazione padronale al" biennio rosso” non si fa certo attendere.

                                     

1.2. La CGdL o Confederazione Generale del Lavoro Linizio del Fascismo

I grandi gruppi industriali decidono di finanziare il movimento fascista fondato da Mussolini, già direttore del lAvanti e espulso nel 1914 dal Partito Socialista a causa delle sue posizioni favorevoli allintervento dellItalia nella guerra che si stava scatenando in Europa. Sostenuti anche dai padroni agrari contro le lotte dei contadini, i fascisti si scatenano contro le sedi delle camere del lavoro, delle cooperative, del partito socialista e dei Comuni amministrati dai socialisti in un clima continuo di aggressioni, incendi e omicidi spesso protetti dalle forze dellordine.

La risposta allo squadrismo fascista è debole. Il Partito Socialista è lacerato da contrasti interni, che culminano con la scissione, al congresso di Livorno, dellestrema sinistra e la fondazione del combattivo, ma ancora piccolo, Partito Comunista dItalia. È il 1921.

La vecchia classe politica di orientamento monarchico e liberale apre di fatto le porte ai fascisti, nellillusione di poterli controllare.

La CGdL e il sindacato cattolico CIL sono indeboliti dallaumento progressivo della violenza fascista e dalla crisi economica, che gli industriali utilizzano per riprendersi le concessioni strappate con le lotte del biennio rosso e a nulla vale un tardivo tentativo di alleanza.

Dopo la Marcia su Roma, nellottobre del 1922 la monarchia favorisce lavvento al potere del partito fascista, ancora largamente minoritario nel paese, chiamando Mussolini a formare il governo.

Nel suo discorso per ottenere la fiducia, Mussolini proclama di fronte a tutti il suo disprezzo per la Costituzione e il Parlamento, che infatti verranno rapidamente smantellati negli anni successivi.

E nel 1924 la reazione al" delitto di Giacomo Matteotti”, un deputato socialista assassinato da sicari fascisti su mandato di Mussolini, è il pretesto per varare leggi" eccezionali” dirette a realizzare la dittatura fascista.

Con il Patto di Palazzo Chigi 1925 e con il Patto di Palazzo Vidoni 1926 il regime fascista e la Confindustria stabiliscono il riconoscimento giuridico del solo sindacato fascista. Contemporaneamente, viene praticamente eliminata la libertà di espressione, di associazione e di sciopero.

Il 1º novembre 1926 la sede centrale della CGdL a Milano viene devastata dai fascisti. Poco dopo, allinizio del 1927, il Comitato Direttivo della CGdL decide lautoscioglimento.

Molti dirigenti sindacali della CGdL, in polemica con la decisione di autoscioglimento, decidono di tenerne vivo il nome: così Bruno Buozzi esule in Francia, così dirigenti sindacali comunisti clandestinamente in Italia. Ma per molti anni, sotto la cappa del regime fascista, non esisterà più la possibilità materiale di organizzarsi liberamente in sindacato dei lavoratori.



                                     

2. La breve vita della CGIL unitaria

Nei primi mesi del 1943 la" lunga notte” del fascismo si avviava alla sua tragica conclusione. Mussolini aveva trascinato lItalia in guerra a fianco della Germania nazista, rendendosi complice delle mire di dominio e della folle politica razziale di Hitler che condurrà allOlocausto di sei milioni di ebrei.

Lassoluta impreparazione militare dellItalia fascista trasforma lavventura bellica in un disastro politico.

I gravi sacrifici imposti alla popolazione e una serie di brucianti sconfitte e umiliazioni sul piano militare erodono rapidamente il pur largo consenso che la propaganda fascista era riuscita, nel ventennio precedente, a consolidare.

Lo sbarco degli alleati anglo-americani in Sicilia, praticamente senza incontrare resistenza, precipita il regime fascista nel panico.

Il 25 luglio 1943 il Gran Consiglio del Fascismo, che in pratica aveva sostituito il Parlamento, vota a maggioranza un ordine del giorno contro il parere di Mussolini. È la fine: Mussolini viene arrestato dal Re, destituito da capo del governo e sostituito da Badoglio. Il fascismo si scioglie come neve al sole anche se i nazisti lo utilizzeranno ancora come governo fantoccio in unItalia che l8 settembre cambia alleanza militare schierandosi a fianco degli anglo-americani.

Ma un grave colpo alla credibilità del regime era già stato inferto nel marzo del 1943, con i massicci scioperi che gli operai di Torino e delle grandi fabbriche del Nord effettuarono – cogliendo del tutto di sorpresa lapparato fascista - per protestare contro la guerra e il carovita. Fu linizio della riscossa operaia, preparata nei mesi precedenti dalla CGdL clandestina, le cui due anime - quella allestero di Bruno Buozzi e quella operante in Italia - avevano superato le roventi polemiche iniziali e stretto dal 1935 un patto di unità di azione. Dopo l8 settembre del 1943, lItalia è divisa in due tronconi. Dal Sud le forze anglo-americane risalgono lentamente il paese, via liberando le regioni meridionali dal giogo nazista. Il Centro-nord è militarmente occupato dai nazisti, che hanno riportato Mussolini a capo dei fascisti della Repubblica Sociale Italiana e insediato il governo fantoccio di Salò.

Nasce il movimento di lotta alloccupazione nazifascista e il contributo dei lavoratori è decisivo per lestensione, linsediamento e il successo della Resistenza.

                                     

2.1. La breve vita della CGIL unitaria Il Patto di Roma

Come già nel marzo del 1943, altri imponenti scioperi – in piena occupazione nazista – si svolgono nel marzo del 1944 e dalle fabbriche provengono molti partigiani combattenti. Il 9 giugno 1944 viene firmato il Patto di Roma fra i tre principali partiti antifascisti. Bruno Buozzi, che con Di Vittorio aveva lavorato intensamente alla realizzazione del Patto, era stato assassinato dai tedeschi pochi giorni prima della sigla: per onorarne la memoria, sul testo del Patto fu apposta la data del 3 giugno 1944, che si riteneva inizialmente fosse stato lultimo giorno di vita di Buozzi.

Il patto sancisce lunità sindacale e la ricostituzione della CGIL e viene siglato da Giuseppe Di Vittorio per il PCI, da Achille Grandi per la DC e da Emilio Canevari per il PSI. Questultimo verrà sostituito come responsabile della componente socialista della CGIL da Oreste Lizzadri.

La Chiesa non si oppone a una CGIL unitaria fortemente voluta dai comunisti e dai socialisti ma, ad ogni buon conto, favorisce la costituzione, nel 1945, delle ACLI.

Fino alla fine della guerra la CGIL si adopera nelle regioni liberate per diffondere le Commissioni Interne le Camere del lavoro e stipula accordi salariali, fra cui quello per lindennità di contingenza che deve appunto il suo nome alla "contingenza" della guerra.

Con linsurrezione generale proclamata dalla Resistenza il 25 aprile del 1945 e la sconfitta definitiva del nazifascismo, e nel clima di unità antifascista della Liberazione, la CGIL estende la sua presenza e la sua influenza in tutto il paese. La CGIL contribuì unitariamente alla vittoria della Repubblica nel referendum che pose fine alla monarchia, colpevole di aver favorito lascesa del fascismo, di aver firmato le vergognose leggi razziali del 1938 e della fuga indecorosa dalla capitale l8 settembre del 1943.

                                     

2.2. La breve vita della CGIL unitaria La Repubblica Italiana

Le elezioni del 2 giugno 1946, che decisero la nascita della Repubblica e lAssemblea Costituente che avrebbe redatto la nuova Costituzione, furono a suffragio universale e per la prima volta in Italia parteciparono anche le donne.

LItalia, dopo la liberazione, è in condizioni disastrose: mancano le materie prime e il combustibile, le reti stradale e ferroviarie sono devastate dai bombardamenti, linflazione è alle stelle e si diffonde il mercato nero.

I danni di guerra sono stimati in 10 miliardi di dollari. Su 33 milioni di vani abitativi, 1.778.000 sono distrutti, 1.132.000 danneggiati gravemente e altri 3.379.000 danneggiati lievemente.

La CGIL, di fronte ai gravi problemi di ricostruzione del paese, stipula direttamente gli accordi nazionali che fissano salari, paga base, indennità di contingenza e assegni familiari, decidendo una" tregua salariale” per favorire il rientro dellinflazione.



                                     

2.3. La breve vita della CGIL unitaria I Congresso CGIL unitaria

Al I congresso nazionale, che si svolge a Firenze nel giugno 1947, la CGIL registra 5.735.000 iscritti. Segretario generale viene eletto Giuseppe Di Vittorio. Ma già in quel congresso si avvertono i segni delle divisioni fra la componente socialcomunista e quella cattolica del sindacato. Il fatto è che lo scenario politico è rapidamente cambiato.

                                     

2.4. La breve vita della CGIL unitaria La "Guerra Fredda"

A Jalta le grandi potenze vincitrici del nazismo si dividono il mondo in due sfere contrapposte: lest europeo e asiatico a egemonia sovietica, loccidente capitalistico a influenza economica e militare degli Stati Uniti dAmerica.

È la" guerra fredda” che per molti anni esporrà il mondo intero al rischio di un conflitto con le armi atomiche, i cui effetti catastrofici sono già stati sperimentati a Hiroshima e Nagasaki. LItalia è un paese strategicamente importante: collocato ai confini del blocco dei paesi socialisti, rappresenta inoltre una sorta di portaerei naturale per la sua configurazione geografica nellarea del mediterraneo. Fortissima è dunque la pressione americana per ridurre e isolare la presenza del Partito comunista, che ha accresciuto notevolmente la sua forza – soprattutto fra i lavoratori - durante gli anni della lotta al fascismo, e del Partito socialista, allora alleato con il PCI.

Comunisti e socialisti, nel maggio del 1947, sono estromessi dalla direzione del Paese e la rottura del Governo di unità nazionale si riverbera anche sulla CGIL. Il contributo ancora unitario dei dirigenti della CGIL ai lavori della Costituente permette alla nuova Costituzione Italiana di assumere il lavoro quale valore fondamentale della vita civile e sociale e di sancire lassoluta libertà e volontarietà dellorganizzazione sindacale.

                                     

2.5. La breve vita della CGIL unitaria Il 1948

Alle elezioni del 18 aprile 1948 la Democrazia Cristiana conquista, con il simbolo dello scudo crociato, la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento, dopo uno scontro frontale con il blocco della sinistra, unito sotto leffigie di Giuseppe Garibaldi. Il rischio di una rottura sindacale è sempre più probabile nonostante limpegno personale Di Vittorio a mantenere lunità della CGIL.

Il pretesto che la corrente democristiana cercava per scindersi dalla CGIL è fornito dallo sciopero generale che la Confederazione proclamò a seguito dellattentato a Palmiro Togliatti, il capo del Partito comunista, avvenuto fuori del Parlamento il 14 luglio 1948.

Si disse persino che la vittoria di Gino Bartali al Tour de France contribuì a evitare una guerra civile in conseguenza dellattentato. In realtà gli stessi dirigenti comunisti si adoperarono perché il forte movimento di protesta che spontaneamente era scoppiato in tutto il paese non trascendesse i limiti della legalità e in questo senso anche la CGIL proclamò lo sciopero generale.

                                     

2.6. La breve vita della CGIL unitaria La nascita di CISL e UIL

Ma ormai la decisione era già presa da tempo, lesistenza delle ACLI offriva una struttura su cui basarsi e pochi giorni dopo lo sciopero la componente democristiana decise la scissione dalla CGIL. Il nuovo sindacato fu denominato inizialmente Libera CGIL e poi, nel 1950, definitivamente Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori CISL.

Contemporaneamente, sempre nel 1950, escono dalla CGIL anche i centristi laici e socialdemocratici e fondano la Federazione Italiana del Lavoro FLI che presto si sciolse e diede vita all Unione Italiana del Lavoro UIL.

Questo, ancor oggi, è il principale quadro di riferimento sindacale italiano.

                                     

3. La CGIL Di Vittorio

Gli anni 50 sono gli anni della divisione - ma sarebbe meglio dire contrapposizione frontale - fra i principali sindacati, che subiscono il collateralismo con i partiti politici di riferimento. In particolare, la CISL sostiene i governi centristi della Democrazia Cristiana e cerca linsediamento nelle aziende con una politica negoziale basata sulla moderazione e la collaborazione con limpresa. La CGIL è fortemente classista e anticapitalista, legata a doppio filo con i partiti di ispirazione marxista. Si impegna in grandi lotte politiche generali come quando, nel gennaio e nel marzo del 1953, proclama lo sciopero generale contro la" legge truffa”, una legge elettorale maggioritaria voluta dal Governo De Gasperi per rafforzare la propria maggioranza.

                                     

3.1. La CGIL Di Vittorio Le concezioni di rappresentanza di CGIL e CISL

Ma la rottura non è soltanto di natura ideologica. Emergono differenze fondamentali anche sulla concezione della rappresentanza e della democrazia sindacale, differenze le cui tracce permangono tuttora e spiegano perché, nonostante la caduta delle antiche barriere ideologiche, sia ancora oggi così difficile la strada dellunità sindacale.

La CGIL ha una visione della rappresentanza di tipo" universalistico”. In buona sostanza essa pensa che lazione negoziale, riguardando tutti i lavoratori, iscritti e non iscritti al sindacato, debba essere validata appunto" dalluniverso” dei lavoratori.

La CISL ritiene, al contrario, che fonte di legittimazione della propria azione siano soltanto i propri" soci” e cioè coloro che hanno liberamente deciso di associarsi al loro sindacato.

Da qui, la contrarietà della CISL allistituto del referendum e alla definizione legislativa della rappresentanza, come pure è previsto dallart. 39 della Costituzione Italiana.



                                     

3.2. La CGIL Di Vittorio Lanticomunismo sindacale

In un clima di pesante anticomunismo, scatta - dopo la rottura sindacale - una dura repressione nei confronti dei militanti della CGIL in fabbrica e nelle campagne. Molti attivisti sono licenziati, molti altri costretti - come alla FIAT - nei reparti" confino” dove vengono umiliati anche quadri di grande professionalità. Sempre alla FIAT dal 49 al 53 sono licenziati 30 membri di commissione interna iscritti alla CGIL. Lambasciatrice americana in Italia, Clare Boothe Luce, dichiara che le imprese dove i sindacalisti della CGIL avessero ottenuto più del 50% dei voti alle elezioni della Commissione Interna non avrebbero potuto accedere a contratti con gli Stati Uniti dAmerica.

Pio XII, la cui famiglia Pacelli appartiene alla nobiltà di Roma, lancia la scomunica ai comunisti e favorisce lalleanza con il MSI per il Comune di Roma.

Durissima è anche la repressione poliziesca. Il Ministro degli interni Mario Scelba scatena i reparti della" celere” contro le manifestazioni operaie e non si esita a sparare sui lavoratori. Dopo la strage di stampo mafioso a Portella della Ginestra in Sicilia, il 1º maggio 1947, dove la banda di Salvatore Giuliano ha sparato sulla folla di partecipanti alla Festa dei lavoratori provocando un eccidio, altre uccisioni si verificano negli anni successivi durante le grandi lotte di braccianti e contadini, dirette dalla CGIL, per loccupazione delle terre.

A Modena, il 9 gennaio 1950 dopo un corteo di protesta contro la serrata delle Fonderie Riunite, la polizia spara sugli operai, uccidendone sei e ferendone più di cinquanta: la strage viene ricordata come leccidio delle Fonderie Riunite di Modena.

La CGIL, guidata dal comunista Giuseppe Di Vittorio coadiuvato dal socialista Fernando Santi, reagisce ai durissimi attacchi di Governo e Confindustria lanciando il" Piano del lavoro”, una grande iniziativa politica con al centro unaltra idea di sviluppo economico e sociale. Il Piano del lavoro prevede la nazionalizzazione delle aziende elettriche, la realizzazione di un vasto programma di opere pubbliche e di edilizia popolare, la costituzione di un ente nazionale per la bonifica e lirrigazione delle terre. Si realizzano anche, a sostegno del Piano, forme di lotta originali come lo" sciopero alla rovescia”.

Il Piano del lavoro non fu recepito dal Governo ma con esso la CGIL riesce a rompere lisolamento, a parlare a tutto il paese, a tenere uniti lavoratori occupati e disoccupati, gli operai delle fabbriche del Nord e i braccianti delle campagne del Sud.

Al III congresso del 1952, la CGIL assume lobiettivo di far entrare la Costituzione nei luoghi di lavoro, con il riconoscimento dei diritti dei lavoratori. Obiettivo che si concretizzerà nel 1970, con lapprovazione dello Statuto dei lavoratori.

Il contrasto con la CISL e la UIL è allapice e mentre la CGIL si batte per le grandi questioni nazionali, soprattutto la CISL persegue il proprio radicamento nelle fabbriche siglando numerosi accordi separati.

Le stesse elezioni delle Commissioni interne, nei luoghi di lavoro, si svolgono allinsegna della più aspra contrapposizione ideologica fra le organizzazioni sindacali, riflettendo le scontro frontale delle elezioni politiche.

                                     

3.3. La CGIL Di Vittorio Il 1955 - 1956

E proprio alle elezioni per il rinnovo della Commissione Interna alla FIAT, nel marzo del 1955, la FIOM CGIL, che dalla Liberazione aveva sempre conquistato la maggioranza assoluta con percentuali prossime al 65%, subisce un pesante ridimensionamento diventando il secondo sindacato con il 36% dei voti, mentre alla FIM CISL va il 41% e il 23% alla UILM.

Lo shock provocato dalla sconfitta alla FIAT fu enorme. Le forze conservatrici puntano a ridurre ancor più il prestigio della CGIL fra i lavoratori e a ridimensionarne il peso, spingendo per una scissione della componente socialista.

Ma la CGIL reagisce con unanalisi rigorosa delle ragioni della sconfitta: una vera e propria autocritica, tanto più coraggiosa quanto più prescinde dalle condizioni oggettive di difficoltà in cui i suoi dirigenti e i suoi militanti hanno dovuto agire.

La CGIL Di Vittorio non si trincera dietro i licenziamenti, le discriminazioni, le scomuniche, le difficoltà a trovare lavoro che hanno colpito i suoi attivisti: eppure sarebbero ragioni più che sufficienti a giustificare la perdita di consensi alla FIAT e in altre grandi fabbriche del Nord.

Il gruppo dirigente della CGIL comprende invece che ci sono ragioni tutte interne alla politica della CGIL: troppo rivolta ai grandi problemi nazionali e di politica internazionale e poco attenta alle condizioni materiali dei lavoratori nei singoli luoghi di lavoro.

Si ammette lerrore di aver trascurato, pur nellasprezza dello scontro politico di quegli anni, il rapporto fra condizione operaia e processo tecnologico, di aver sottovalutato il controllo operaio sul ciclo produttivo.

È la svolta: la CGIL accetta la sfida di misurarsi con la realtà dellimpresa e riorienta la propria politica contrattuale, troppo accentrata dalla Confederazione, in direzione di una più diffusa articolazione.

La contrattazione aziendale, in questo senso, diventa uno strumento nuovo e più elastico dello scontro di classe. Questa scelta strategica permetterà alla CGIL, nel giro di pochi anni, di riconquistare posizioni nelle fabbriche e di innescare - a partire dai luoghi di lavoro – linizio di un nuovo processo unitario, favorito anche da un ripensamento della CISL delle proprie tesi collaborative.

Ma prima, bisogna passare la prova di" quel formidabile 1956”.

Nel febbraio di quellanno il XX Congresso del PCUS registra una svolta drammatica nel movimento comunista internazionale. Kruscev condanna duramente gli errori e i crimini di Stalin e avvia un processo di destalinizzazione che favorisce il liberarsi di energie prima represse allinterno dellest europeo. Ma quando, il 23 ottobre di quellanno, scoppia in Ungheria una rivolta antisovietica e il nuovo capo del governo, Imre Nagy, annuncia il ritiro dellUngheria dal patto di Varsavia, i carri armati sovietici entrano a Budapest e soffocano nel sangue, con centinaia di morti, la reazione popolare.

I tragici fatti di Ungheria rialimentano il conflitto fra le organizzazioni sindacali. Per la CGIL è un momento difficilissimo. Di Vittorio che, a differenza del PCI, aveva immediatamente condannato lintervento sovietico è costretto a una umiliante ritrattazione. Molti funzionari rassegnano le dimissioni e il numero degli iscritti cala di 1 milione dal 1955 al 1958. La componente socialista della CGIL è sottoposta a pressanti inviti alla scissione, che però vengono respinti.

Non solo: il direttivo confederale vota unitariamente un documento in cui si riafferma il diritto a rendere pubblico il dissenso interno alla CGIL e Di Vittorio, al congresso del PCI, rivendica la distinzione di ruoli tra partito e sindacato, aprendo la strada – ancora lunga – della piena autonomia sindacale.

Di Vittorio, il bracciante di Cerignola diventato lamatissimo segretario generale della CGIL, muore nel novembre del 1957 a Lecco, dopo unassemblea di quadri sindacali. Ha diretto la CGIL nel periodo duro del dopoguerra, ne ha preservato lunità interna e creato le premesse per la ripresa del dialogo unitario con la CISL e la UIL.

Gli succede Agostino Novella e, intanto, molte cose stanno cambiando nel mondo e in Italia.

                                     

4. Sessantotto e dintorni

La tensione della" guerra fredda” si riduce, alla fine degli anni 50, pur con momenti di drammatica tensione come la crisi dei missili di Cuba, la costruzione del Muro di Berlino e linizio della" escalation” della guerra nel Vietnam.

A Stalin è subentrato Kruscev, al generale Eisenhower – contro la cui visita in Italia la CGIL aveva nel 1951 proclamato lo sciopero generale – subentra nel 1960 alla Presidenza degli USA John Fitzgerald Kennedy, fautore di una politica di apertura ai diritti civili e allintegrazione razziale. Pochi anni dopo Kruscev viene destituito, John Kennedy è ucciso a Dallas.

La Chiesa, con il Pontificato di Giovanni XXIII, apre una stagione di rinnovamento con le encicliche" Pacem in Terris” e" Mater et Magistra” che precedono la convocazione del" Concilio Vaticano II”, nel corso del quale si afferma il dialogo con le altre culture laiche e religiose e rilancia la questione sociale.

In Italia, la mutata situazione internazionale favorisce linizio di una timida apertura a sinistra. Ma un primo governo DC-PSDI presieduto da Amintore Fanfani è ben presto affondato e il governo Tambroni, nel 1960, ottiene la maggioranza in Parlamento grazie allappoggio della destra neofascista. Riconoscente, Tambroni consente al MSI di celebrare il proprio congresso a Genova, città medaglia doro per la Resistenza.

Contro quella che viene intesa come una forte provocazione, a non molti anni dalla Liberazione, scoppiano a Genova e in tutto il Paese scioperi e imponenti manifestazioni di massa, nel corso delle quali la polizia spara e uccide operai e giovani a Reggio Emilia, a Palermo e a Catania.

Protagonisti della protesta sono i" giovani con la maglietta a strisce” che spontaneamente si mettono alla testa della lotta per la difesa della democrazia.

Il governo Tambroni è costretto a dimettersi il 19 luglio e si apre un lungo periodo di mutamento politico che porterà al governo di centro-sinistra con la partecipazione del PSI.

Allinizio degli anni sessanta lItalia è nel pieno del boom economico e da Paese prevalentemente agricolo nel dopoguerra si è rapidamente trasformata in una delle Nazioni più industrializzate del mondo.

I bassi salari hanno favorito linsediamento di molti capitali stranieri e la nascita di nuove industrie manifatturiere italiane.

Con un accordo interconfederale del 1960 è definita la parità salariale con leliminazione dai contratti collettivi nazionali delle tabelle remunerative differenti per maschi e femmine, come era indicato larticolo 37 della Costituzione approvato nel 1946.

Lautomobile e gli elettrodomestici diventano beni di largo consumo, favorendo da un lato la generalizzazione del modello di produzione taylorista al cui centro si colloca la catena di montaggio, dallaltro nuove esigenze e nuove aspettative.

Il tumultuoso processo di industrializzazione produce costi sociali enormi. In particolare si rafforza lo squilibrio fra le regioni del" triangolo industriale”, Piemonte, Liguria e Lombardia, e quelle del Mezzogiorno. Tra il 1951 e il 1961 ben 1.700.000 lavoratori emigrano dalle regioni del Sud verso il Nord industrializzato: un vero e proprio esodo di massa.

La concatenazione di avvenimenti internazionali, politici, sindacali, economici crea le premesse favorevoli a riaprire progressivamente un nuovo processo di unità sindacale.

                                     

4.1. Sessantotto e dintorni 1960

Allinizio del 1960 desta enorme scalpore un volantino siglato insieme da FIM CISL e FIOM CGIL di Brescia dopo un accordo firmato unitariamente.

Nel dicembre 1960 gli elettromeccanici milanesi sono protagonisti di una grandiosa lotta, culminata con la partecipazione di 100.000 metallurgici al" Natale in Piazza” deciso unitariamente da FIOM, FIM e UILM. A seguito di quella lotta, centinaia di accordi aziendali sono siglati nelle aziende.

                                     

4.2. Sessantotto e dintorni 1961 - 1962

Nel 1961 si conclude la stagione dei contratti con importanti aumenti salariali e significative riduzioni dellorario di lavoro.

Nel 1962, dopo lapertura di decine di vertenze aziendali, FIOM, FIM e UILM decidono di anticipare il rinnovo del contratto nazionale. Dopo lotte durissime i sindacati dei metallurgici siglano con lIntersind e lAsap - le associazioni delle aziende a capitale pubblico - un accordo che, rompendo il fronte padronale, riconosce per la prima volta il diritto alla contrattazione articolata, anche se in termini meramente applicativi del contratto nazionale.

                                     

4.3. Sessantotto e dintorni 1963

Nel febbraio del 1963, dopo lo sciopero generale di tutta lindustria anche la Confindustria è costretta a sottoscrivere le intese raggiunte con le aziende a partecipazione statale.

Subito dopo si costituisce il primo governo di centro sinistra con lappoggio organico del PSI.

Al successivo congresso del PSI si registra la scissione della corrente di sinistra, che fonda il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria PSIUP cui aderiscono molti sindacalisti socialisti con a capo Vittorio Foa.

                                     

4.4. Sessantotto e dintorni 1964

Alla fine del 1964 le correnti interne alla CGIL avevano la seguente consistenza: 57.2% per i comunisti, 28% per i socialisti, 14.8% per i socialproletari. Il patto di governo della CGIL fra le diverse componenti manterrà lunità interna fino alla fine degli anni 80, nonostante la divaricazione dei relativi partiti di riferimento.

                                     

4.5. Sessantotto e dintorni 1965

Nel 1965 si svolgono i congressi della CGIL e della CISL, entrambi caratterizzati da un forte dibattito sulla programmazione economica e sullautonomia del sindacato e sono decise le prime regole per lincompatibilità fra cariche politiche e sindacali.

Il corso degli avvenimenti assume un ritmo sempre più incalzante.

                                     

4.6. Sessantotto e dintorni 1966

I contratti del 1966 si chiudono con risultati non esaltanti, ma hanno di nuovo riproposto la contrattazione aziendale come asse centrale della politica rivendicativa e posto questioni come la parità operai-impiegati, la riduzione dellorario e i diritti sindacali.

Il congresso delle Acli rompe ogni colletaralismo con la DC e si pronuncia per lunità sindacale e contro ogni forma di discriminazione verso i comunisti.

La FIM radicalizza in senso anticapitalistico le proprie posizioni e si schiera contro la politica imperialista degli USA nel Vietnam.

Nelle Confederazioni si infiamma il dibattito sullautonomia sindacale.

                                     

4.7. Sessantotto e dintorni 1968

Il 1968 si apre con un successo storico per il movimento operaio: la riforma delle pensioni, ottenuta dopo che una forte protesta dei luoghi di lavoro aveva indotto la CGIL a ritirare il consenso di massima che aveva espresso, con CISL e UIL, su un precedente accordo con il governo. Lo sciopero generale proclamato dalla sola CGIL il 7 marzo registra ovunque unadesione massiccia e unitaria.

Nel frattempo è esplosa una rivolta generazionale che investe lAmerica, lEuropa e anche i paesi del blocco socialista.

La rivolta studentesca, partita dalla università californiana di Berkeley contro la chiamata alla guerra nel Vietnam, si estende alla Francia, alla Germania e allItalia. La contestazione riguarda lintero sistema formativo, il suo carattere selettivo e mette in discussione lintero modello sociale.

In Italia, le lotte studentesche si intrecciano con le lotte operaie che, in centinaia di fabbriche, investono lorganizzazione del lavoro, i contratti, gli orari, le disuguaglianze salariali. Protagonisti di questa nuova stagione sono i comitati di base, che prima affiancano e poi sostituiscono le commissioni interne. Al Petrolchimico di Porto Marghera, alla Pirelli Bicocca di Milano e in molte altre grandi fabbriche si sperimentano nuove forme di rappresentanza, per delega diretta del gruppo omogeneo di reparto e non per sigla sindacale. Il Primo maggio 1968 vede, per la prima volta dopo la rottura del 1948, cortei unitari di CGIL, CISL e UIL a celebrare insieme la festa dei lavoratori.

Il vento democratico soffia anche sui paesi del blocco socialista.

In Cecoslovacchia il nuovo corso aperto da Alexander Dubček, il nuovo capo del Partito comunista, porta alla" Primavera di Praga”. Ma le speranze di un socialismo dal volto umano sono represse con i carri armati sovietici e del Patto di Varsavia.

La CGIL non solo esprime la propria netta condanna contro linvasione sovietica, ma rompe con la Federazione Sindacale Mondiale, organizzazione internazionale dei sindacati di ispirazione marxista.

Nel frattempo, in Italia, sono esplose le lotte al Sud, che il Governo non esita a reprimere con estrema durezza. Il 2 dicembre 1968, ad Avola, in provincia di Siracusa, la polizia spara, uccidendone due, sui braccianti che stanno manifestando dopo la rottura - da parte degli agrari – delle trattative per il rinnovo dei contratti di lavoro.

                                     

4.8. Sessantotto e dintorni 1969 e lautunno caldo

Il 9 aprile 1969 la polizia spara ancora a Battipaglia, in provincia di Salerno, mentre è in corso lo sciopero generale contro la ventilata chiusura del locale tabacchificio, e uccide un operaio di 19 anni e una giovane maestra. Allinizio del 1969 si conclude positivamente unaltra grande vertenza sindacale, che assume un valore emblematico della spinta egualitaria che sale dalle fabbriche: labolizione delle" gabbie salariali” e cioè dei salari differenziati a seconda dellarea geografica di appartenenza.

Cè ancora il tempo per il congresso della CGIL a Livorno, a cui sono presenti, in un clima euforico per lunità sindacale, delegazioni di CISL e UIL, e arriva lautunno caldo.

Preceduta da migliaia di vertenze e accordi aziendali, la stagione dei contratti nazionali in autunno si avvia con un durissimo braccio di ferro alla Fiat e esplode con piattaforme rivendicative radicalmente innovative: aumenti salariali uguali per tutti, le 40 ore settimanali, il diritto allassemblea in fabbrica, il controllo sullorganizzazione del lavoro, la parità normativa fra operai e impiegati, le" 150 ore” per il diritto allistruzione dei lavoratori.

A queste rivendicazioni si sovrappongono lotte più generali e la partecipazione di massa è straordinaria. Lo sciopero generale indetto il 19 novembre dalle tre confederazioni sindacali sulle riforme e in particolare sul diritto alla casa, registra unadesione pressoché totale. Alla manifestazione di Roma indetta il 28 novembre da FIOM, FIM e UILM sono presenti più di centomila metalmeccanici. Soprattutto cresce un nuovo protagonismo dei lavoratori, che vogliono decidere le piattaforme, rivendicano il diritto a nuove forme di lotta, impongono nuove pratiche democratiche. È la nascita dei consigli di fabbrica, che il nuovo sindacato unitario degli anni 70 riconoscerà come propria struttura di base. Contemporaneamente, una nuova coscienza di se delle donne porta alla nascita dei movimenti femministi che rivendicano nuove libertà civili e sociali.

Metalmeccanici, chimici, edili, tessili e altre categorie conquistano contratti nazionali che realizzano uno spostamento di potere negoziale nei luoghi di lavoro.

Ma già, mentre la forza organizzativa della CGIL e degli altri sindacati è cresciuta in maniera esponenziale, la strage di Piazza Fontana, il 12 dicembre 1969, preannuncia i durissimi anni della strategia della tensione e del terrorismo.

                                     

5. Gli anni della crisi

Lautunno caldo si dilata per buona parte del decennio successivo.

Nel maggio del 1970 è varata, sullonda delle grandi lotte di massa e per iniziativa del Ministro socialista del Lavoro, Giacomo Brodolini, la legge 300 nota come" Statuto dei lavoratori”. Per dirla con Vittorio Foa, è la Costituzione che varca i recinti delle fabbriche.

Con lo Statuto dei lavoratori sono riconosciuti i diritti le tutele fondamentali dei lavoratori: diritto allopinione politica e sindacale, diritto allassemblea nei luoghi di lavoro, diritto di partecipazione e di organizzazione sindacale in fabbrica, diritto – con il famoso art. 18 – al ripristino del rapporto di lavoro in caso di licenziamento senza giusta causa.

A marzo dello stesso anno, nel frattempo, Luciano Lama ha sostituito alla testa della CGIL Agostino Novella, anche in virtù delle nuove norme di incompatibilità fra cariche sindacali e cariche parlamentari e politiche sancite dal Congresso di Livorno.

Ormai, sembra a portata di mano la ricomposizione della frattura del 1948 e lunità sindacale organica.

Le piattaforme, le lotte, gli accordi si svolgono ovunque in modo unitario, sia a livello nazionale che territoriale.

Dai luoghi di lavoro, la spinta in senso unitario è fortissima, favorita anche da un forte ricambio generazionale dei delegati e dei rappresentanti sindacali.

Nellottobre del 1970 i consigli generali delle tre confederazioni si riuniscono unitariamente a Firenze" Firenze 1” per esaminare la possibilità di avviare un percorso di unificazione sindacale. In particolare i sindacati metalmeccanici FIOM, FIM e UILM spingono sullacceleratore, ma nella UIL e in larghi settori della CISL nascono forti resistenze.

Le successive riunioni nel febbraio e nel novembre 1971 dei consigli generali confederali" Firenze 2” e" Firenze 3” approvano documenti che indicano i tempi del congresso costituente la confederazione unitaria ma, in realtà, alla fine si ripiega su una soluzione intermedia.

Nel luglio 1972 i tre consigli generali, in sessione unificata, siglano a Roma il Patto Federativo, eleggendo un direttivo paritetico di 90 componenti e una segreteria di 15 componenti, ugualmente paritetica. La Federazione CGIL, CISL, UIL garantirà la gestione unitaria delle principali vicende sindacali per tutti gli anni 70 e sarà sciolta definitivamente dopo il decreto di S. Valentino del governo Craxi.

Nellottobre del 1972 lassemblea nazionale dei delegati metalmeccanici fonda la Federazione Lavoratori Metalmeccanici FLM con organismi e sedi unitarie a ogni livello.

Con lautunno caldo il ruolo del sindacato nelle fabbriche e nella società è cresciuto enormemente. Occupazione, investimenti produttivi, sviluppo delle regioni meridionali sono al centro della" strategia delle riforme” del sindacato unitario. Ma la reazione a questo stato di cose non tardò a venire: con la svolta politica a destra, con la strategia della tensione, con i segnali di rivolta del Mezzogiorno.

I metalmeccanici, nellottobre 1972, organizzano un grande manifestazione a Reggio Calabria, epicentro di una ribellione popolare, guidata dalla destra neofascista, al trasferimento della sede di capoluogo a Catanzaro.

Nel 1973, dopo la" guerra del Kippur” con Israele, i paesi arabi produttori di petrolio decidono di aumentarne, fino a quadruplicarlo, il prezzo al barile. Questa decisione, insieme con la fine della convertibilità del dollaro decretata dagli USA, innesca una forte spirale inflazionistica e mette fine alla crescita delleconomia europea, praticamente ininterrotta dalla fine della guerra.

In Italia, totalmente dipendente dallestero per le fonti energetiche, la recessione economica e linflazione sono ancora più accentuate.

Il sindacato, che dispone ancora di una notevole forza, riesce a siglare nel gennaio del 1975, laccordo che prevede la progressiva unificazione del punto di contingenza al livello più alto.

Lapprovazione della riforma sanitaria e di quella scolastica, inoltre, dopo la riforma delle pensioni, completano la struttura essenziale del welfare italiano.

                                     

5.1. Gli anni della crisi Le grandi conquiste civili

Gli anni settanta sono segnati anche da grandi conquiste civili, grazie soprattutto alle lotte di emancipazione e liberazione femminile. Nel 1970 è approvata la legge 898 sul divorzio, nel 1971 la fondamentale legge 1204 di tutela delle lavoratrici madri e quella sugli asili nido. Nel 1975 è varata la legge 151 di riforma del diritto di famiglia che introduce la parità tra uomini e donne nellambito familiare e nel 1976 la legge 903 di parità in materia di lavoro. Infine, nel 1978 è approvata la legge 194" Norme per la tutela sociale della maternità e sullinterruzione volontaria della gravidanza”. Questultima legge e, in precedenza, quella sul divorzio hanno anche registrato due grandi vittorie del NO ai rispettivi referendum abrogativi.

                                     

5.2. Gli anni della crisi La crisi economica

Tuttavia, nella seconda metà degli anni settanta, lazione del sindacato inizia a indebolirsi. Gli industriali utilizzano la crisi economica per ribaltare a proprio favore i rapporti di forza scaturiti dallautunno caldo. Quasi ovunque, nelle aziende, si attuano intensi processi di ristrutturazione, favoriti dallintroduzione di nuove tecnologie di automazione dei processi produttivi.

Gli investimenti in nuovi impianti, basati sulla robotica e sullinformatica, tendono soprattutto a risparmiare forza lavoro, creando forti eccedenze di personale.

Cresce a dismisura il ricorso alla cassa integrazione a zero ore, alla fine della quale scattano licenziamenti collettivi.

                                     

5.3. Gli anni della crisi La strategia della tensione e gli anni di piombo

Contro laccresciuto potere del movimento sindacale, vengono scatenate anche oscure trame golpiste e lo stragismo fascista.

Il 28 maggio 1974, in Piazza della Loggia a Brescia, esplode una bomba durante una manifestazione sindacale. Vi furono otto morti e più di cento feriti in quellattentato fascista.

Unaltra bomba fascista, pochi mesi dopo, esplode sul treno Italicus provocando 12 morti e 48 feriti.

Contemporaneamente, con il sequestro a Genova del giudice Sossi nel maggio del 1974, entrano in scena le Brigate Rosse.

È linizio degli" anni di piombo” e di una lunga catena di morti e feriti che culminano nel rapimento e nelluccisione di Aldo Moro. Il 16 marzo 1978, il giorno in cui fu rapito, Aldo Moro - presidente della DC - si stava recando in parlamento per il voto di fiducia al governo Andreotti, che includeva, per la prima volta nella storia della Repubblica, il PCI nella maggioranza.

Le Brigate Rosse non esiteranno anche a uccidere Guido Rossa, delegato sindacale della CGIL allAnsaldo di Genova, che coraggiosamente aveva segnalato la presenza di brigatisti in fabbrica.

Il 2 agosto 1980 unaltra strage fascista ferisce il paese: una bomba esplode alla stazione di Bologna causando 85 morti e 200 feriti.

Le tre confederazioni, per iniziativa soprattutto di Luciano Lama, avevano sancito al Palazzo dei Congressi dellEur a Roma, a conclusione della conferenza nazionale dei consigli generali e dei quadri di Cgil, Cisl e Uil 12-13 febbraio 1978, un cambiamento di linea, noto come la" svolta dellEUR”, proponendo un contenimento salariale in cambio di una politica economica che sostenesse lo sviluppo e difendesse loccupazione.

Ma in quegli anni la CGIL e il sindacato unitario sono soprattutto impegnati a combattere la strategia della tensione, difendendo con determinazione la democrazia le istituzioni democratiche dagli attacchi terroristici. Il totale isolamento dal mondo del lavoro dei gruppi eversivi sarà la base principale della loro sconfitta.

Nel settembre del 1980 la Fiat dichiara che procederà al licenziamento di 14.000 lavoratori e mette unilateralmente in cassa integrazione 23.000 lavoratori. È linizio di un drammatico braccio di ferro. I metalmeccanici - contro i licenziamenti – bloccano la produzione e presidiano per 35 giorni i cancelli della Fiat. Enrico Berlinguer, segretario generale del Partito Comunista Italiano, con un comizio davanti ai cancelli della Fiat Mirafiori sostiene la lotta dei lavoratori.

                                     

5.4. Gli anni della crisi La Marcia dei 40.000 a Torino

Contro questa lotta, e contro il sindacato che lha organizzata, la Fiat stimola e ottiene la reazione di quadri e impiegati, che organizzano un corteo di protesta, ricordato come la "marcia dei quarantamila" per le vie di Torino 14 ottobre 1980. È la sconfitta, non solo della vertenza sindacale alla Fiat ma anche della linea egualitaria degli anni precedenti, che ha eroso la rappresentatività del sindacato nelle professionalità più alte. Lo stesso punto unico di contingenza viene messo in discussione.

Le vicende della Fiat segnano sempre, nel bene e nel male, la storia sindacale e dopo la sconfitta si acuiscono i dissensi già presenti allinterno della Federazione Unitaria CGIL-CISL-UIL.

Dopo aver respinto unitariamente, con una grande manifestazione a Roma nel giugno del 1982, la disdetta dellaccordo sulla scala mobile da parte della Confindustria, emergono posizioni nettamente contrastanti. CISL e UIL sono possibiliste circa la revisione della scala mobile, la CGIL nella sua maggioranza, è contraria.

Il problema viene risolto il 14 febbraio 1984 dal governo Craxi, con il famoso" decreto di San Valentino” che taglia 4 punti di scala mobile.

CISL e UIL esprimono il proprio consenso al decreto, la CGIL si oppone duramente, con il dissenso però della componente socialista, e lancia unimponente mobilitazione sociale.

La grave divisione fra le organizzazioni sindacali provoca la rottura definitiva della Federazione Unitaria, la stessa unità interna della CGIL è messa a dura prova.

Il Partito comunista raccoglie le firme per il referendum abrogativo del decreto, che si svolge nel 1985, con la vittoria di misura del Governo.

Un anno prima era morto Enrico Berlinguer, colpito da un ictus dopo un comizio elettorale. La sua scomparsa suscita una forte emozione in tutto il Paese, ma segna anche la fine di unepoca.

                                     

6. La CGIL dopo la caduta del Muro di Berlino

La sconfitta nel referendum sulla scala mobile apre un periodo difficile per la CGIL, in un quadro segnato da una drastica riduzione della conflittualità e da una perdita di rappresentatività delle tre confederazioni.

Trova spazio il sindacalismo autonomo, favorito dalla tendenza alla difesa corporativa degli interessi.

Le difficoltà interne alla CGIL si riflettono anche sul vertice. Antonio Pizzinato, che nel marzo 1986 aveva sostituito Luciano Lama alla segreteria generale, per ricreare il clima positivo allinterno della direzione si dimette dallincarico a favore di Bruno Trentin, già segretario generale della FIOM durante lautunno caldo.

Intanto, grandi novità scuotono i paesi del blocco socialista. In Unione Sovietica, il nuovo capo del PCUS Michail Gorbačev sperimenta una politica fondata sulla trasparenza glasnost e sulla riforma delleconomia perestrojka. Anche gli altri paesi socialisti sono investiti da processi di rinnovamento, iniziati con il movimento sindacale di Solidarność in Polonia.

                                     

6.1. La CGIL dopo la caduta del Muro di Berlino Il crollo del Muro di Berlino

Nel 1989 il crollo del Muro di Berlino assume il valore simbolico della sconfitta del socialismo reale nei paesi del blocco sovietico. È la fine della divisione del mondo fra blocchi contrapposti deciso a Jalta, ma le illusioni di un mondo senza più conflitti sono ben presto destinati a cadere, già nel 1991, con la prima guerra del Golfo.

                                     

6.2. La CGIL dopo la caduta del Muro di Berlino Gli anni di "tangentopoli"

Ancora una volta il nuovo scenario internazionale ha effetti dirompenti in Italia.

Il partito della Democrazia Cristiana, su cui faceva perno lintero sistema politico italiano, con la caduta del comunismo perde la sua residua funzione storica e si dissolve. Loccasione è data da" Tangentopoli”, linchiesta della magistratura che porta allo scoperto un sistema ramificato di corruzione e di finanziamento illecito che coinvolge tutti i partiti di governo. Con la DC, scompare il PSI e gli altri partiti storici dellarea di governo. Il PCI, con un grande travaglio interno e scontando una scissione, cambia nome e natura. Nascono nuovi movimenti populisti come la Lega Nord che accelera la crisi della Prima Repubblica.

In CGIL scompaiono le componenti storiche. Dopo che Bruno Trentin ha sciolto la componente comunista, il dibattito congressuale del 1991 registra due mozioni contrapposte: quella di maggioranza, a sostegno del documento di tesi presentato da Bruno Trentin, e quella di minoranza, intitolata" Essere sindacato” con a capo Fausto Bertinotti. La sostituzione delle componenti con le aree programmatiche collegate al dibattito congressuale impone nuove regole di direzione e di formazione dei gruppi dirigenti.

Il terremoto politico mette a nudo anche la gravissima situazione economica del Paese, gravato da un debito pubblico di dimensioni stratosferiche.

                                     

6.3. La CGIL dopo la caduta del Muro di Berlino Fine della "scala mobile"

Il governo Amato propone, nel luglio del 1992, un protocollo alle parti sociali che prevede il definitivo superamento della scala mobile e la sua sostituzione con un recupero contrattato. Bruno Trentin, per impedire una nuova drammatica rottura fra i sindacati, con gravissime ripercussioni sulleconomia e sulle istituzioni, firma laccordo e poi si dimette, essendo quella firma contraria al mandato negoziale degli organismi dirigenti della CGIL.

Il successivo direttivo della CGIL, convocato allinizio di settembre, respinge le dimissioni di Trentin e decide di negoziare un nuovo sistema di relazioni basato sulla politica dei redditi. Determinante, da questo punto di vista, è stato lintervento di Sergio Cofferati, responsabile della politica industriale nella segreteria confederale.

Pochi giorni dopo, la crisi finanziaria sembra precipitare verso la bancarotta. Il governo Amato decide una drastica svalutazione della lira pari al 25% del suo valore, la conseguente fuoriuscita dallo SME - il sistema monetario europeo - e una parallela manovra finanziaria del valore di quasi centomila miliardi. I provvedimenti attuati, quali laumento delletà pensionabile e dellanzianità contributiva, il blocco dei pensionamenti, la" mimimun tax” sui redditi autonomi, la patrimoniale sulle imprese, il prelievo sui conti correnti bancari, i ticket sanitari, listituzione dellICI, provocano una diffusa protesta sociale che si rivolge anche contro i sindacati confederali.

                                     

6.4. La CGIL dopo la caduta del Muro di Berlino Laccordo del 1993

Emerge tuttavia in questa drammatica situazione il ruolo di supplenza del sindacato confederale rispetto alla crisi del sistema dei partiti. CGIL, CISL, UIL, che mantengono un forte radicamento sociale, governano le lotte le riconducono allaccordo triangolare del 23 luglio 1993 con il Governo presieduto da Carlo Azeglio Ciampi e la Confindustria.

Laccordo, siglato dopo una consultazione di massa, sancisce un nuovo sistema di relazioni industriali basato sulla concertazione fra le parti e la politica dei redditi. Viene, per la prima volta, riconosciuta lesistenza di un doppio livello di contrattazione, sia pure ciascuno con compiti diversi.

Al livello dei contratti nazionali di categoria è attribuita la funzione principale di tutela del valore reale dei salari. Al livello aziendale spetta il compito di redistribuire gli incrementi di produttività registrati in ogni singola azienda.

Il tasso di inflazione viene programmato" a priori” e Governo e parti sociali si impegnano a comportamenti coerenti sulla dinamica salariale, sui prezzi al consumo, sulle tariffe amministrate.

La scadenza di ogni livello di contrattazione viene fissata ogni quattro anni, ma i contratti nazionali hanno, sulla parte salariale, un recupero biennale degli scostamenti fra inflazione programmata e inflazione reale.

Laccordo del 23 luglio, tuttora in vigore anche se messo in discussione dalla Confindustria e disatteso dal governo Berlusconi, ha contribuito a superare la gravissima crisi dei primi anni novanta, a effettuare il risanamento economico e a favorire lingresso a pieno titolo dellItalia nellUnione Europea, adottando lEuro come moneta comune.

Occorre però rilevare che si è registrata in questi anni una contrazione del reddito da lavoro dipendente rispetto al reddito complessivo del paese.

Laccordo ha rivitalizzato anche la struttura di base del sindacato, sostituendo ai consigli di fabbrica, che erano entrati in un lungo periodo di crisi dopo la rottura del patto federativo, le rappresentanze sindacali unitarie.

                                     

6.5. La CGIL dopo la caduta del Muro di Berlino La CGIL di Cofferati

Poco dopo laccordo, Sergio Cofferati diventa il nuovo segretario generale della CGIL e si trova rapidamente a dover fare i conti con il travolgente successo del partito-azienda che Silvio Berlusconi ha creato per raccogliere leredità elettorale della Democrazia Cristiana.

La coalizione di centro-destra, che comprende Lega Nord e gli eredi del partito neofascista, Alleanza Nazionale, nel 1994 vince le elezioni.

Il primo atto del governo Berlusconi riguarda il tentativo di ridimensionare radicalmente il sistema previdenziale italiano, rompendo il patto fra generazioni che lo sorregge.

Le confederazioni sindacali reagiscono unitariamente con estrema determinazione e il 12 novembre a Roma si svolge unimponente manifestazione con un milione di lavoratori e pensionati. La grande partecipazione popolare alla protesta mette in crisi la coalizione e, con la presa di distanza della Lega Nord dallEsecutivo, cade il Governo Berlusconi I.

Il problema delle pensioni – reso acuto dal tardivo ingresso al lavoro delle nuove generazioni, dalla minor consistenza del lavoro dipendente e dallallungamento della vita media – trova una soluzione durante il Governo Dini, incaricato di traghettare il Paese verso nuove elezioni.

La legge di riforma, varata nel 1995 dopo laccordo con le parti sociali e lesito positivo della consultazione dei lavoratori, innova il sistema previdenziale con il passaggio graduale al sistema contributivo e lavvio della previdenza integrativa, ma ne salvaguarda la prevalenza pubblica.

Con la vittoria del centro-sinistra nel 1996, il dialogo con il movimento sindacale si rafforza e, come già detto, consente allItalia di raggiungere i parametri fissati a Maastricht per lingresso nella moneta unica.

CGIL, CISL e UIL sono anche protagoniste della battaglia contro il secessionismo della Lega, che mette a rischio lunità politica dellItalia, con grandi manifestazioni a Milano e Venezia.

Si consolidano le RSU, che vengono estese anche al pubblico impiego, dove i sindacati confederali ottengono un significativo successo e la CGIL diventa il sindacato più forte.

Forti divergenze, invece, permangono sul tema della democrazia sindacale: il che impedisce di formalizzare una legge sulla rappresentanza sindacale. La mancanza di criteri legislativi atti a misurare leffettiva rappresentatività ha favorito, nel corso dei primi anni 2000, due contratti consecutivi dei metalmeccanici a firma separata di FIM e UILM e il" Patto per lItalia” siglato con il governo Berlusconi senza il consenso della CGIL.

                                     

6.6. La CGIL dopo la caduta del Muro di Berlino LA CGIL degli anni 2000

Siamo così arrivati agli anni più recenti e la storia della CGIL diventa ormai cronaca.

Lattacco terroristico dell11 settembre 2001 alle Twin Towers di New York e la dottrina della" guerra preventiva” degli USA che ha portato allinvasione militare in Afghanistan e Iraq, rischiano di coinvolgere il pianeta in un conflitto di opposte civiltà e religioni. La globalizzazione delleconomia e il pensiero neo-liberista, ben lungi dal risolvere le contraddizioni fra paesi ricchi e paesi poveri, ne acuiscono le distanze. Nuovi flussi emigratori di massa premono sui paesi sviluppati, portando con sé problemi irrisolti di integrazione razziale.

In Europa il sistema di welfare costruito nel secolo scorso viene messo in discussione. Il lavoro si è profondamente trasformato e, soprattutto per le giovani generazioni, è offerto in forma precaria e senza diritti. Corre forte il pensiero che i vincoli sindacali, la legislazione sociale, le normative contrattuali, lidea stessa di unorganizzazione solidaristica dei rapporti sociali agiscano da freno allo sviluppo. In Italia le imprese hanno inteso affrontare con la mera riduzione dei costi i nuovi problemi della competitività internazionale derivanti dallintroduzione dellEuro, che non consente la leva tradizionale della svalutazione della lira. E allora ridurre i diritti sindacali sembra la strada maestra per ridurre i costi di produzione.

Il nuovo governo di centro-destra guidato da Berlusconi, subito dopo la vittoria alle elezioni politiche del 2001, ha cercato di cancellare larticolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

Contro questo disegno, la CGIL di Sergio Cofferati ha impegnato tutta la sua forza, il suo prestigio, la sua determinazione non esitando a combattere anche da sola.

Il 23 marzo 2002, nella più grande manifestazione di massa della storia italiana, tre milioni di persone – tutto il popolo della CGIL – erano a Roma per manifestare contro le modifiche del governo allarticolo 18.

La Cgil ha continuato la battaglia proclamando lo sciopero generale del 18 aprile dello stesso anno al quale hanno aderito successivamente anche cisl e uil, con imponenti manifestazioni in tutte le città dItalia.

                                     

6.7. La CGIL dopo la caduta del Muro di Berlino La Cgil di Epifani

Guglielmo Epifani, che dal settembre 2002 guida la Cgil, ha così collegato la battaglia per la difesa dei diritti a quella per contrastare il declino economico italiano. La denuncia della Cgil è diventata senso comune di altre forze politiche e sociali e ha consentito di recuperare lunità dazione con Cisl e Uil contro le politiche del centro-destra.

Nellottobre del 2003 e nel novembre del 2004 si sono effettuati gli scioperi generali unitari contro le leggi finanziarie del Governo Berlusconi.

Contemporaneamente la Cgil ha tenuto alto il proprio impegno per la Pace, convocando – il 15 marzo 2003 – una grande manifestazione a Milano per denunciare i rischi terribili dellimminente guerra in Iraq.

Il 2006 è lanno del XV Congresso della Cgil, della vittoria di strettissima misura - alle elezioni politiche di aprile – della coalizione di centro-sinistra guidata da Romano Prodi, e della grande vittoria del NO, sostenuto con forza dalla Cgil, al referendum del 26 giugno indetto a conferma della riforma della Costituzione attuata dal Governo Berlusconi.

Ma il 2006 è anche lanno del Centenario della Cgil, ricordato con tantissime iniziative storiche, editoriali, artistiche e politiche fino alla celebrazione ufficiale il 1º ottobre a Milano al Teatro degli Arcimboldi, conclusa da Guglielmo Epifani con le seguenti parole:

Il 16 ottobre 2010 Guglielmo Epifani pronuncia il suo ultimo discorso da segretario CGIL in Piazza San Giovanni, a Roma, in occasione della manifestazione della FIOM.

                                     

6.8. La CGIL dopo la caduta del Muro di Berlino Lelezione di Susanna Camusso

Il 3 novembre 2010 viene eletta la prima donna alla guida del sindacato, la milanese Susanna Camusso. La CGIL, come tutti i sindacati, appoggia e sostiene tutte le politiche atte ad eliminare le differenze di genere.