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ⓘ Carta francese del 1814. La Costituzione francese del 18141815 era una costituzione ottriata da Luigi XVIII, fratello del decapitato Luigi XVI, appena restaurat ..




                                     

ⓘ Carta francese del 1814

La Costituzione francese del 1814/1815 era una costituzione ottriata da Luigi XVIII, fratello del decapitato Luigi XVI, appena restaurato sul trono di Francia. Redatta nel 1814 ed entrata in vigore nel 1815.

                                     

1.1. Antefatti La caduta del Primo Impero

Nel dicembre 1812 Napoleone rientrò dalla campagna di Russia con un esercito assai ridotto e stremato. Nello stesso dicembre la Prussia dichiarò la propria neutralità, per poi passare, il 28 febbraio 1813 allalleanza aperta con la Russia e lInghilterra. LAustria si univa solo il 20 agosto 1813, in tempo per la vittoriosa battaglia di Lipsia il 16-19 ottobre. Napoleone poté ritirarsi ordinatamente oltre il Reno, lasciando dietro di sé alcune piazzeforti, ad ostacolare linseguimento. A quel punto, solo la Francia e lItalia, non avevano defezionato. La unica speranza dellImperatore era riformare un grande esercito in Francia ed un secondo in Italia, più modesto ma proporzionato allentità della minaccia austriaca.

Le cose andarono bene sul fronte italiano, con Eugenio di Beauharnais, viceré del Regno Italico, che sconfisse lesercito austriaco del Bellegarde alla battaglia del Mincio, l8 febbraio. Ma ben diversamente sul fronte francese: loffensiva finale venne portata dal prussiano Blücher e dallaustriaco Schwarzenberg, che il 1º gennaio 1814 passarono il Reno e, dopo una dura campagna segnata dai sei giorni e dalla battaglia di Arcis-sur-Aube, il 31 marzo occuparono Parigi, costringendo, il 6 aprile, Napoleone allabdicazione ed alla successiva stipula del Trattato di Fontainebleau, l11 aprile.

                                     

1.2. Antefatti Il passaggio di potere da Napoleone ai Borbone

Nel breve intermezzo si costituì a Parigi un governo provvisorio, che, con il Senato, redasse in tutta fretta un progetto di costituzione di ispirazione monarchica, approvato il 6 aprile 1814. Questa bozza venne respinta da Luigi XVIII, il quale, invece, concesse una nuova Carta, due mesi dopo, il 4 giugno.

Tuttavia essa non trovò immediata applicazione, poiché accadde limprevisto: il 1º marzo 1815 il deposto Imperatore dei francesi lasciò lElba, sbarcò nel golfo di Cannes, venne acclamato dalle unità del generale Ney, inviate da Luigi XVIII ad intercettarlo ed arrestarlo e, il 20 marzo fece il suo ultimo ingresso trionfale a Parigi. Venne, quindi, la non prevedibile disfatta di Napoleone a Waterloo, il 18 giugno. Il 15 luglio il Grande Corso si arrese a bordo della nave inglese HMS Bellerofont e venne istradato verso SantElena.

Lapplicazione della Carta ebbe, quindi, luogo con le elezioni generali della Camera dei deputati, organizzata, di tutta fretta, nel luglio 1815.

                                     

2. La struttura della Carta

La Carta è divisa in due sezioni, che ne costituiscono parte integrante:

  • un Preambolo, in forma di discorso pronunciato dal sovrano, ove egli dettaglia i presupposti le causes: cause che lo hanno spinto al gran passo.
  • una serie di articoli, che definiscono le responsabilità dei diversi attori dello stato francese.
                                     

3.1. Preambolo Continuità

  • Attribuisce il proprio ritorno nei Nostri Stati alla Divina Provvidenza;
  • Terminava con la frase: dato in Parigi, nellanno di grazia 1814, diciannovesimo del nostro regno, mentre gli anni trascorsi vengono definiti la nostra assenza notre absence: ciò che poneva linizio del regno di Luigi XVIII nel 1795, alla morte non del fratello Luigi XVI, ma del di lui figlio, il delfino Luigi XVII.
  • Luigi XVIII comincia descrivendosi come Sovrano per la grazia di Dio ;

Tali passaggi servono a sottolineare che il sovrano non ha alcun problema di legittimità: egli è il successore della millenaria monarchia in linea diretta, una monarchia che non si è interrotta.

                                     

3.2. Preambolo La rivoluzione

  • La rivoluzione viene descritta come funesto scarto.
  • Dei lumi e del progresso vengono richiamati gli effetti apprezzabili le gravi alterazioni che ne sono risultate.
  • Il passaggio di maggior rilievo è dove Luigi XVIII dichiara: noi abbiamo scacciato dai nostri ricordi … tutti i mali che hanno afflitto la patria nel corso della nostra assenza.
  • Non si fa alcun cenno diretto a Luigi XVI, mentre vengono richiamati diversi sovrani, fra i maggiori del Regno di Francia.
                                     

3.3. Preambolo La riconciliazione nazionale

  • Sentimenti che mai nessuno ricordo amaro dovrà scuotere.
  • Constata che tali sentimenti sono condivisi, tanto da dirsi felice di ritrovarsi nel seno di una grande famiglia.
  • Come lui ha perdonato, così debbono fare tutti: il voto più caro al nostro cuore è che tutti i francesi vivano da fratelli. Dice di voler pronunciare parole di pace e consolazione.

Egli non chiede fratellanza, la constata. Né, in quanto sovrano legittimo per grazia di Dio potrebbe fare altrimenti. Ma, nel discorso traspare una sorta di scambio: al posto del funesto scarto e delle gravi alterazioni, Luigi ricorda di aver risposto alle esigenze dei sudditi:

  • Secondo desiderio del suo popolo è una carta costituzionale noi abbiamo riconosciuto che la richiesta dei nostri sudditi di una Carta costituzionale era lespressione di un bisogno reale. E lui la concede, accordando un atto solenne dal quale discende sicurezza.
  • Il primo desiderio del suo popolo è la fine delle lunghe guerre la pace è il primo bisogno dei nostri sudditi, problema che lui ha risolto ce ne siamo occupati senza sosta; e questa pace … è firmata.


                                     

3.4. Preambolo Riaffermazione dei poteri sovrani

Una sicurezza che si basa sulle precauzioni prese dagli uomini saggi che hanno redatto la Carta: la principale delle quali è laffermazione, molto netta, che la Carta viene concessa per libera iniziativa del sovrano.

  • vengono sottolineati i rischi di una monarchia debole: quando la violenza strappa delle concessioni alla debolezza del governo, la libertà pubblica non è meno in pericolo che lo stesso trono. Solo lautorità suprema può conferire alla istituzioni quella forza, permanenza e maestà della quale lautorità suprema medesima è rivestita. Limitando il caso, naturalmente, alle istituzioni che ci impegniamo, davanti quindi con-, o di fronte- allAssemblea che ci ascolta, ad essere fedeli a questa Carta costituzionale. Già il fatto che si impegni ma non giuri lascia qualche margine di incertezza. Ma ancora più chiaro è il seguito riservandoci di giudicarne il mantenimento, con una nuova solennità, davanti agli altari di colui che pesa nella stessa bilancia i re le nazioni. Ciò che significa che limpegno del monarca è soggetto ad una verifica superiore. Che, quindi, esso può essere in ogni momento ritirato. Nel qual caso i diritti lautorità, nei termini di Luigi ritornerebbe dai sudditi, che ne sono temporaneamente beneficiati, al sovrano, che ne è unico titolare.

    Significativo, anche, che tali espressioni intervengano subito prima della formula finale: per queste causa, noi facciamo concessione ai nostri sudditi, tanto per noi, quanto per i nostri successori, e per sempre, della Carta costituzionale che segue. Alla luce delle espressioni precedenti, tale chiusura appare quasi uno slogan, destinato a restare maggiormente infissa nella mente delluditorio o del lettore. Ma ininfluente ai fini della valutazione della irreversibilità dellimpegno assunto dal monarca. A scanso di ogni possibile equivoco, lo slogan è preceduto dallinciso per queste cause a ces causes. Che dice parecchio, in quanto ricorda che limpegno è legato tutto quanto sopra dichiarato. Con particolare riferimento alla riconciliazione nazionale ed alla riaffermazione dei poteri sovrani, cui sono dedicati almeno i 4/5 del Preambolo.

    Nonostante lo slogan, il sottinteso logico è chiarissimo: il sovrano concede la Carta sapendo che il suo popolo è riconciliato e conscio della necessità di conservare i diritti le prerogative della corona. Laddove tali presupporti ces causes dovessero mutare o rivelarsi caduche, nulla al mondo impedisce al monarca di ritirare la Carta e riassumere nella sua persona lintera autorità i diritti.



                                     

3.5. Preambolo Disegno reazionario

Siamo dunque in presenza di un documento decisamente reazionario, nel senso più genuino del termine, in quanto predisposto per riproporre un mondo ove nel monarca risiede tutta lautorità, ed il popolo non ha alcun altro diritto che la di lui benevolenza. Tuttavia in forme nuove: per concessione scritta anziché per tradizione, a destinatari universali anziché particolari, senza limiti di ordine o classe anziché per Stato, od ordine. Un forma, in definitiva, decisamente moderna.

                                     

3.6. Preambolo Metodo modernizzatore

La forma, in questo caso, diviene sostanza, giacché, finché il popolo fosse rimasto riconciliato e conscio della necessità di conservare i diritti le prerogative della corona le causes, sino a quel momento i sudditi avrebbero potuto continuare a beneficiare della delega di autorità autorità. Ovvero, di quelli che chiamiamo diritti costituzionali. Un compromesso, naturalmente, ma tale da soddisfare un movimento liberale uscito a pezzi dal Terrore rivoluzionario e dalle guerre napoleoniche. Ed un popolo non necessariamente avvezzo a dissertare i sofismi del diritto costituzionale.

                                     

3.7. Preambolo Azione pionieristica

Siamo quindi in presenza di un documento pionieristico, che testimonia il massimo tentativo modernizzatore che le corti le dinastie uscite dalle guerre napoleoniche potevano sopportare, per venire incontro ai tempi nuovi. Tanto più importante, in quanto operato da una delle più antiche dinastie dEuropa, con la nazione allora più vasta. Tanto pionieristico da fare vocabolario: la stessa espressione costituzione ottriata deriva, direttamente, dalla chiosa del Preambolo, che si conclude con lespressione fait concession et octroi à nos sujets … de la Charte constitutionnelle qui suit.

Ecco spiegata la ambiguità del Preambolo nelluso del termine costituzione: nelle intenzioni dei migliori degli uomini di stato della Quadruplice alleanza, se il tentativo di Luigi si fosse consolidato nei decenni, sarebbe stato perfino possibile impossessarsi del termine stesso che aveva santificato la Rivoluzione francese e quella americana.



                                     

3.8. Preambolo Esito di successo

Se, un giorno, i sudditi italiani e tedeschi di Francesco II, o di Federico Guglielmo avessero mai avuto accesso ad una Costituzione, essi avrebbero potuto ambire a quello che Luigi concedeva ai bizzosi francesi. Tanto è vero che erano stati proprio i loro ministri, insieme a quelli di Alessandro I e Giorgio III, in occasione del Congresso di Vienna, a concordare con il plenipotenziario francese Talleyrand, che Luigi XVIII introducesse una costituzione di qualche sorta.

Parimenti testimoniano le molte imitazioni successive, a partire da quello Statuto Albertino, ottriato da Carlo Alberto re di Sardegna, il 4 marzo 1848 ben 44 anni più tardi e che costituì, per altri 100 anni, ovvero ben 144 anni dopo il Preambolo di Luigi XVIII, la Carta fondamentale dellItalia unita.

                                     

4. Gli Articoli

La, soi-disant, Costituzione è composta, oltre che dal Preambolo che ne è parte integrante, da 76 articoli, raggruppati in sette capitoli:

  • dellordine giudiziario – art 57 -67
  • forme del governo del re – art 13 - 23
  • della Camera dei deputati dei dipartimenti – art 35 – 54 e 75 - 76
  • dei ministri – art 54 - 56
  • diritto pubblico dei francesi – art 1- 12
  • diritti particolari garantiti dallo Stato – art 69 - 74
  • della Camera dei Pari – art 24 - 34
                                     

4.1. Gli Articoli Diritto pubblico dei francesi

Gli articoli da 1 a 12 possono essere divisi in sei blocchi, a regolare:

  • art 9-10 - proprietà privata e beni nazionali: tutte le proprietà sono inviolabili non la proprietà, ma tutte, compresi i beni nazionali ; per lavvenire lo Stato può espropriare, ma solo per causa di interesse pubblico largamente constatato, e previo pagamento di una indennità. Ergo, così come il clero viene stipendiato per compensare la Chiesa dalle espropriazioni rivoluzionarie, così anche gli emigrée non possono rivendicare le proprietà perdute. Ciò che chiude la via ai contenziosi ma apre la strada ad un maxi-risarcimento, che verrà regolato con la legge cosiddetta del miliardo agli emigrati dellaprile 1825.
  • art 8 - libertà di stampa: a dire il vero, il dettato costituzionale era alquanto ambiguo: i francesi hanno il diritto di pubblicare e di fare stampare le loro opinioni, conformandosi alle leggi che debbono reprimere gli abusi di tali libertà. Orbene, appare del tutto evidente che in una simile formulazione la prima parte dellarticolo non è nulla più di uno slogan, non essendo posto alcun limite alla definizione degli abusi. Questa ambiguità, evidentemente meditata, determinò un susseguirsi di provvedimenti, via liberali o restrittivi, che si succedettero al mutare dei governi, sino alla caduta della dinastia.
  • art 1-4 - privilegi di ordine e rango: labolizione definitiva degli antichi privilegi riguardo allordine di appartenenza nobiltà, clero o stato, in generale, ma con specifica menzione degli obblighi fiscali, del diritto di ammissione agli impieghi pubblici civili e militari, del diritto ad essere sottoposto unicamente alla legge dello Stato. Si tratta, in pratica, di tutte le questioni che avevano dato il via alla Grande Rivoluzione: la collocazione di testa degli articoli appare, perciò, estremamente significativa.
  • art 12 - abolizione della coscrizione: abolizione della coscrizione universale e previsione di una nuova legge che avrebbe regolato il reclutamento. Si tratta, anche in questo caso, di saldare un debito lasciato dalla Grande Rivoluzione, che sulla coscrizione universale aveva costruito lesercito di Valmy e la Grande Armata. Nel 1814, tuttavia, le classi di leva erano decimate, la popolazione esausta di ventanni di guerra, la Francia finanziariamente rovinata ed occupata dalle potenze della sesta coalizione: si può ben comprendere il sollievo con cui tale disposizione fu accolta dai sudditi e dallEuropa tutta. La nuova legge per il reclutamento, che si basava primariamente sui volontari, venne fatta approvare, il 12 marzo 1818, dal Gouvion-Saint Cyr, un Maresciallo dellImpero divenuto ministro della guerra con il primo governo del duca di Richelieu.
  • art 5-7 - religione: libertà di culto, proclamazione della Chiesa cattolica come religione nazionale, finanziamento statale del clero e dei ministri di culto. Una disposizione decisamente normale per lepoca, addirittura più generosa di quella inglese che escludeva dal diritto di voto, ad esempio, i cattolici. Lunica innovazione è rappresentata dalla proclamazione della Religione di Stato: una espressione sibillina, gravida di mille interpretazioni, inclusa quella alla base della Legge sul sacrilegio del gennaio 1825, peraltro applicata in ununica occasione. Le altre disposizioni si rifanno, pressoché interamente, al Concordato del 1801, imposto da Napoleone, che si impegnava a pagare tali stipendi a compensazione delle enormi proprietà espropriate alla Chiesa dalla rivoluzione e trasformate in beni nazionali.
  • art 11 - oblio della rivoluzione e dellImpero: amnistia ed oblio riguardo ai fatti intervenuto nel corso della Rivoluzione e dellImpero: tutte le indagini riguardo alle opinioni ed ai voti emessi sino alla restaurazione, sono vietate. Ciò vale tanto per i tribunali, quanto per i cittadini. Si trattava, con tutta evidenza, di una disposizione indispensabile per garantire la stabilità dello Stato. Ma essa testimonia del sano realismo con il quale Luigi XVIII e la sua corte valutarono la situazione. In effetti non vennero puniti neppure quei membri della Convenzione nazionale che avevano votato a favore dellesecuzione del predecessore del re, suo fratello Luigi XVI. Uno di loro, labate Grégoire, oltretutto noto come pretre citoyen, uno dei padri dellinfame Costituzione civile del clero, venne addirittura eletto alle parlamentari del 1819, salvo venire estromesso su pressione del cancelliere austriaco Metternich, che costrinse il primo ministro Decazes ad adottare una riforma elettorale ad hoc. Lart. 11, tuttavia, non poté impedire il permanere di una diffusa ostilità nei confronti dei personaggi maggiormente implicati con i defunti regimi. Essa si scatenò, dopo Waterloo, ai danni di coloro che avevano servito Napoleone, poi giurato fedeltà a Luigi XVIII eppoi ancora tornati a servire il redivivo Imperatore. Tuttavia il tradimento di costoro non era coperto dallArt. 11, in quanto avvenuti dopo la restaurazione. Da ultimo, lart.11 estremamente interessante, in quanto vi compaiono le espressioni restauration e citoyen: la seconda presa a prestito con la stessa disinvoltura con cui si impiegava il termine costituzione.
                                     

4.2. Gli Articoli Forme del governo del re

Gli articoli da 13 a 23 possono essere divisi in cinque blocchi, a regolare:

  • art 23 - lappannaggio della corona: la lista civile è fissata per tutta la durata del regno, dalla assemblea della prima legislatura in carica al momento della incoronazione. La nozione di lista civile risale al 1790 e venne suggerita allAssemblea nazionale dallesempio inglese: essa mirava a determinare le risorse sotto lesclusivo controllo della corona, in modo da segnare una netta demarcazione con le proprietà dello Stato: una distinzione sconosciuta all Ancien Régime. Essa si componeva si una dotazione annuale e di una dotazione immobiliare e mobiliare. Appare quindi significativo che Luigi XVIII abbia voluto riammettere tale principio, che era stato estorto al fratello. Unica precauzione: la fissazione della lista una volta per tutte, allinizio di ogni regno, ciò che serviva a proteggere la corona dalleventuale ricatto dellassemblea, in caso di contrasto o al mutare delle maggioranze politiche. Tantè che la disposizione venne reintrodotta, pari pari, nella successiva Costituzione promulgata da Luigi Filippo.
  • art 17-18 & 14 ultimo comma - potere legislativo: la proposta di legge è portata, secondo il gradimento del re, alla camera dei pari o alla camera dei deputati salvo le leggi concernenti le imposte, che debbono essere portate, prima, alla camera dei deputati. Dopodiché, tutte le leggi debbono essere discusse e votate liberamente dalla maggioranza di ciascuna delle due camere. Qui le cose sono molto più chiare. Da notare unicamente linciso liberamente, ideato, sicuramente, per fornire al monarca un ultimo appiglio, in caso di contrasto e, specialmente, di eventi rivoluzionari. Esso si aggiungeva ad un altro strumento, dal precedente art. 14, ove si specificava come il re … fa i regolamenti le ordinanza necessarie per … la sicurezza dello Stato. Ovvero, il potere esecutivo esercita anche la potestà legislativa. Si tratta di una riserva particolarmente estesa, in quanto non condizionata ad alcuna successiva sanzione parlamentare e limitata unicamente alla condizione che essa intervenga per la sicurezza dello Stato. Ma non si lascia ad intendere se per vada inteso come quando sia in pericolo o nellinteresse. Discussione tuttaltro che di lana caprina, in quanto essa fu alla base, nel novembre-dicembre 1830, del processo ai ministri di Carlo X, che portò alla condanna dellintero ministero Polignac: la Camera dei pari li giudicò colpevoli di aver abusato dello strumento dellordinanza ex-art. 14, nellemettere le ordinanze di Saint-Cloud che avevano scatenato la Rivoluzione di Luglio e la seconda caduta dei Borbone. In quella occasione lunica di applicazione dellArt. 14, fra le altre cose, si giudicò propria linterpretazione del quando sia in pericolo, mentre è assai probabile che Luigi XVIII intendesse nellinteresse.
  • art 13-14 - potere esecutivo: la persona del re è inviolabile e sacra. I suoi ministri sono responsabili. Il potere la potenza nel testo esecutivo appartiene unicamente al sovrano. Eppoi si specifica la natura della potenza esecutiva: il re è capo supremo dello Stato, comanda le forze di terra e di mare, dichiara la guerra, fa non sottoscrive i trattati di pace, dalleanza e di commercio, nomina tutti gli impiegati della pubblica amministrazione e fa non sottoscrive i regolamenti le ordinanza necessarie per lesecuzione delle leggi …. Dunque, intero potere esecutivo appartiene al monarca, il quale, però, non ne risponde. Rispondono, al posto suo, i ministri. Come si vede vè, qui, una certa ambiguità, che doveva servire, probabilmente, a rendere libero il monarca di scegliersi il governo che voleva, anche contro il volere delle camere. Ciò che in effetti accadde quasi subito, il 4 settembre 1815, con la nomina del primo governo Richelieu, tiepido nei confronti della neoeletta Chambre introuvable, tanto da scioglierla, di lì a poco. Fu, tuttavia, un episodio isolato: negli anni successivi sia Luigi XVIII che Carlo X assecondarono regolarmente il mutare delle maggioranze parlamentari, fra liberali dottrinari ed ultra-monarchici, cambiando primo ministro. In questo, in fondo, si tradusse il principio di responsabilità: il monarca sceglieva come collaboratori gli esponenti del partito che dominava il parlamento, ne accettava i consigli e, quindi, scaricava su di loro la responsabilità degli atti compiuti. Senza con ciò riservarsi una sostanziale influenza e lautorità di ultima istanza.
  • art 19-21 - diritto di supplica: diritto di supplica al re, su qualunque argomento, compresi suggerimenti legislativi. Una previsione pensata per compensare la mancata attribuzione del diritto di iniziativa legislativa. Ma corretto da tre disposizioni perentorie: i esse debbono, prima, essere discusse nel comitato segreto, ii esse non potranno essere inviate quindi presentate, discusse prima di un termine di dieci giorni, iii se il re le respinge, esse non potranno essere discusse prima della successiva sessione parlamentare ovvero alcuni mesi più tardi, visto che ne veniva convocata una allanno. Ciò che si intende impedire, qui, è il rischio che uniniziativa parlamentare contraria al volere del sovrano venga presentata a sua insaputa, ovvero venga fatta propria da tutte e due le camere nei dieci giorni il re avrebbe il tempo di cassarla, assumendo un carattere plebiscitario che costringerebbe il monarca ad una decisione sgradita. Ciò che configurerebbe, in pratica, laggiramento del divieto di iniziativa legislativa.
  • art 15-16 & 46 - potere di iniziativa legislativa: la potenza legislativa si esercita collettivamente da parte del re, della Camera dei pari e della Camera dei deputati, il re propone la legge. Luigi si riservò, quindi, pienamente il potere di iniziativa legislativa. Per maggiore chiarezza il successivo art. 46 chiarirà nessun emendamento ad una legge può essere presentato, se non è stato proposto o consentito dal re. Tale potestà è fra le più importanti, tantè che essa fu tra le poche ad essere trasferite alle Camere, dopo la Rivoluzione di Luglio.
  • art 22 - diritto di promulgazione: il re sanziona e promulga le leggi. Ovvero, in ultima istanza, il monarca può sempre decidere di non varare una legge, pure presentata su sua iniziativa ma che, durante la discussione parlamentare, avesse subito modifiche sgradite. Da segnalare, oltre al diritto-dovere di promulgazione ancor oggi vigente anche quello di sanzione, assai più pesante. Ad esempio, oggi, il presidente della Repubblica Italiana può rinviare alle camere una legge, ma deve comunque promulgarla alla successiva deliberazione del Parlamento. Mentre il caso di rifiuto alla promulgazione si dà solo in caso si fattispecie gravissime, tipo alto tradimento o attentato alla Costituzione, ma si tratta di un caso sinora solo teorico e non espressamente previsto dalla Costituzione. Il sovrano francese, invece, non subiva tali condizionamenti costituzionali, ma, eventualmente, esclusivamente politici. Come si vede Luigi XVIII si riservò tutta una serie di vie duscita, tali da sostanzialmente sterilizzare le concessioni costituzionali, in caso di estremo pericolo.
                                     

4.3. Gli Articoli La Camera dei deputati dei dipartimenti

La Carta tratta prima la Camera dei pari, poi la Camera dei deputati, in base ad un criterio di rango. Ma, per chiarezza del ragionamento, appare opportuno invertire tale ordine. Gli articoli da 35 a 54 possono essere divisi in nove blocchi, a regolare:

  • art 34 - inviolabilità dei deputati: nessun pari può essere arrestato che per ordine della Camera, che lo giudica in materia di legge criminale. Si tratta di un ulteriore privilegio, che poco sarebbe costato estendere ai deputati elettivi, almeno per lintero termine del mandato. Anzi, esso si trasformò in uno svantaggio politico, allorché la camera fu chiamata a giudicare il maresciallo Ney: lo condannò a morte, creando un proto-martire della, allora assai debole, opposizione anti-borbonica.
  • art 35-36 & 41 - costituzione dei collegi elettorali: la Camera sarà composta dai deputati eletti nei collegi elettorali, ripartiti fra i dipartimenti secondo la distribuzione degli anni precedenti. Tali disposizioni sono integrate da pesanti cautele: anzitutto i collegi sono presieduti da presidenti nominati dal re: ciò che, ovviamente, rafforzava linfluenza della corte, tanto più che il presidente diveniva, ipso facto, membro del collegio: ciò che gli permetteva di dare col proprio voto il buon esempio. In secondo luogo, la fissazione pour toujours del numero di deputati nei dipartimenti, tendeva a favorire le campagne, affette da forte emigrazione ma più fedeli alla corona dei grandi centri urbani di immigrazione. In terzo luogo lorganizzazione, nominarli a vita o renderli ereditari, secondo la sua volontà: ossia comprare i singoli pari, con il sostanzioso premio della ereditarietà. Il fatto della ereditarietà, tuttavia, si trasformò nella pietra dello scandalo, tanto da essere uno dei pochi capitoli sostanziali cancellati dopo la Rivoluzione di Luglio, che pure conservò la non-elettività della Camera alta. Da segnalare, a margine, anche la espressa distinzione fra pari normali, che votavano dai 30 anni di età, ed i membri della famiglia reale, che votavano dai 25 anni: un privilegio assolutamente ridondante, che sembra fatto apposta per eccitare i polemisti politici.
  • art 33 - crimini speciali: la Camera dei pari conosce dei crimini di alto tradimento ed attentato alla sicurezza dello Stato, che saranno definiti dalle legge. Un modo indiretto per dire che i deputati eletti non ne sarebbero stati informati, se non a volontà del re.
  • art 29 & 32 - lavori parlamentari: la Camera è presieduta dal cancelliere di Francia, o da altro indicato dal re, tutte le deliberazioni della Camera sono segrete. Si tratta di due disposizioni chiaramente ridondanti, che lasciano trasparire un, comprensibile, difetto di esperienza costituzionale dai parte dei redattori della carta.
                                     

4.4. Gli Articoli I ministri

Gli articoli da 54 a 56 possono essere divisi in due blocchi, a regolare:

  • art 55-56 - processo ai ministri: la Camera dei deputati ha il diritto di accusare i ministri, e di tradurli davanti la Camera dei pari che ha unicamente il diritto di giudicarli. I ministri non possono essere accusati che per fatto di tradimento o concussione. Delle leggi particolari specificheranno questa natura dei delitti, ne determineranno il perseguitmento. Tale vaga formulazione della Carta non era destinata ad essere sviluppata, infatti nessuna legge venne mai approvata né nessun processo venne istruito. Sino a che, dopo la Rivoluzione di Luglio 1830, il nuovo sovrano Luigi Filippo accettò di indirizzare la vendetta politica sui ministri del governo Polignac, lultimo del deposto Carlo X: in vacatio legis, al termine di un processo politico, essi vennero condannati, dalla Camera dei Pari, alla prigione perpetua presto convertita.
  • art 54 - ministri e deputati: i ministri sono membri di una delle due Camere, le quali, comunque, danno loro udienza, quando essi lo richiedono. Tale vincolo di seggio per la scelta dei ministri descrive la strategicità della Camera dei pari nella strategia generale della monarchia: il re nominava Pari chi riteneva, in un futuro più o meno prossimo, possibile candidato al ministero. Fu il caso, ad esempio del Richelieu, pari di Francia nel 1814 e primo ministro nel 1815. Mentre il Villèle, inizialmente assai meno gradito alla corte, dovette farsi strada con lelezione alla Camera dei deputati.
                                     

4.5. Gli Articoli Lordine giudiziario

Gli articoli da 57 a 67 possono essere divisi in sette blocchi, a regolare:

  • art 57 - potere giudiziario: ogni giustizia emana dal re. Essa viene amministrata in suo nome da giudici che egli nomina e che egli istituisce. Dunque, lintero potere giudiziario appartiene al monarca, il quale, però, non ne risponde. Non perché non ne rispondano i giudici, ma perché non ne risponde nessuno. Qui il sovrano gioca con la Separazione dei poteri, spendendo Montesquieu contro i liberali. Infatti, nulla è previsto in materia di relazione gerarchica fra il sovrano ed i giudici. Ad esempio, non si dice se i giudici siano responsabili di fronte alla legge od al monarca: si intuisce, piuttosto, che colui dal quale ogni giustizia emana abbia piuttosto mano libera.
  • art 62-63 - giudice naturale: nessuno potrà essere sottratto al suo giudice naturale, in conseguenza, non potranno essere create delle commissioni e dei tribunali straordinari. Tale previsione costituisce lunica vera garanzia, moderna e solida, offerta dalla Carta.
  • art 63 - corti prevotali: Tuttavia gli articoli precedenti prevedono che le corti ed i tribunali attualmente esistenti e listituzione dei giurati e il codice civile possano essere modificati con una nuova legge. E lart 63 precedente disponeva esplicitamente che dal divieto di commissioni e dei tribunali straordinari è esplicitamente escluso un particolare tipo di tribunale: le giurisdizioni prevotali, se il loro ristabilimento viene giudicato necessario. Si trattava del primo grado di giudizio sotto l Ancien Régime: esse giudicavano, in primo grado, tutti i casi civili e criminali di un dato territorio, ad eccezione dei casi reali e casi regolati dai tribunali signorili. Ovviamente, Luigi si tenne la riserva di sostituire in blocco lintero sistema dei giudici di base, quando lo avesse ritenuto necessario. Occorre tenere presente, infatti, che lintero corpo giudiziario era di nomina rivoluzionaria o, soprattutto, imperiale. Ben si capisce, quindi, come gli ultrarealisti abbiano cercato subito di profittare del varco offerto dalle giurisdizioni prevotali. La questione accompagnò lintera restaurazione borbonica: dal 1816, con un provvedimento di ripristino votato dalla Chambre introuvable, per passare al governo Villèle e, infine, al Polignac.
  • art 59-61 & 64-65 & 68- mantenimento dellordine giudiziario napoleonico: le corti ed i tribunali attualmente esistenti sono mantenuti, listituzione attuale dei giudici di commercio è conservata, idem per i giudici di pace questi ultimi non … inamovibili. Ugualmente è conservata listituzione dei giurati, il Codice civile le leggi esistenti che non in contrasto con la presente Carta. I dibattiti saranno pubblici in materia criminale, a meno che tale pubblicità non sia pericolosa per lordine pubblico o i costumi.
  • art 67 - potere di grazia: Il re a il diritto di fare grazia, e quello di commutare le pene.
  • art 58 - inamovibilità: i giudici nominati dal re sono inamovibili. Anche tale previsione sembra assai più mirata ad evitare intromissioni del parlamento che del sovrano. Infatti, se il sovrano non è impedito di trasmettere ordini, scema assai anche la sua eventuale necessità di rimuovere.
  • art 66 - abolizione della confisca: La pena della confisca dei beni è abolita e non potrà essere ristabilita, a rafforzare la inviolabilità di tutte le proprietà, di cui agli art 9-10. Tale articolo discende, direttamente, dalla annosa questione dei beni nazionali, ovvero le requisizioni di massa che la Rivoluzione aveva operato ai danni dei propri nemici politici, a cominciare dalla Chiesa e dai nobili. E rappresenta, indubbiamente, un innegabile progresso nella storia del diritto, da accreditare, interamente, a questa Carta di Luigi XVIII.
                                     

4.6. Gli Articoli Diritti particolari garantiti dallo Stato

Gli articoli da 69 a 74 possono essere divisi in due blocchi, a regolare:

  • art 69 - militari: ufficiali e soldati in servizio, in pensione le vedove conserveranno gradi, onori e pensioni.
  • art 72 - legion donore: la legion donore è mantenuta, Il re determinerà i regolamenti e la decorazione.
  • art 71 - nobilità: la nobiltà antica riprende i suoi titoli. La nuova conserva i suoi. I re fa nobili a volontà; ma non accorda loto che dei ranghi e degli onori, senza alcuna esenzione dei carichi e dei doveri della società. Si ribadisce qui labolizione dei privilegi di ordine e rango, con cui debutta la Carta, agli art. 1-4.
  • Vengono, qui, regolate altre questioni attinenti alla trasmissione dei poteri fra lImpero e la Restaurazione.
  • art 70 - debito pubblico: il debito pubblico è garantito. Ogni specie di impegno assunto dallo Stato von i suoi creditori è inviolabile.
  • art 73 - colonie: le colonie saranno rette da leggi e regolamenti particolari.
  • art 74 - giuramento del re: il re ed i suoi successori giureranno, nella solennità del loro sacro, di osservare fedelmente la presente Carta costituzionale. Da notare il giureranno, tanto che Luigi firma signé Louis, non giura.