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Gallerie dellAccademia
                                     

ⓘ Gallerie dellAccademia

Le Gallerie dellAccademia di Venezia sono un museo statale, che raccoglie la migliore collezione di arte veneziana e veneta, soprattutto legata ai dipinti del periodo che va dal XIV al XVIII secolo.

Tra i maggiori artisti rappresentati figurano Tintoretto, Giambattista Pittoni, Tiziano, Canaletto, Giorgione, Giovanni Bellini, Vittore Carpaccio, Cima da Conegliano e Veronese. Vi si conservano anche altre forme darte come sculture e disegni, tra i quali il celeberrimo Uomo vitruviano di Leonardo da Vinci esposto solo in occasioni particolari.

Le Gallerie si trovano nel sestiere di Dorsoduro, ai piedi del Ponte dellAccademia, in quello che era fino allinizio del XIX secolo il vasto complesso formato dalla chiesa di Santa Maria della Carità, dal convento dei Canonici Lateranensi e dalla Scuola Grande di Santa Maria della Carità lingresso è per il portale di questultima. Prendono il nome dallAccademia di Belle Arti, che le ha aperte nel 1817 ne ha condiviso la sede fino al 2004.

Il 22 Maggio 2019 Giulio Manieri Elia subentra a Paola Marini nel ruolo di direttore del museo.

                                     

1.1. Il complesso di Santa Maria della Carità Chiesa e convento

Costruiti nel XII secolo, chiesa e convento ospitarono a partire dal secolo successivo una Scuola di Battuti per riceverne un sostegno economico. Nel XV secolo le rendite aumentarono grazie al sostegno del veneziano papa Eugenio IV, permettendo di rinnovare ed ampliare ulteriormente gli edifici.

Il complesso fiorì anche nel secolo successivo, tanto da affidare ad Andrea Palladio un progetto molto ambizioso per il convento, mai completato. Lincendio del 1630 segna invece lavviata decadenza, culminata nel 1744 nel crollo del campanile.

Nel 1768 lordine dei Canonici Lateranensi fu soppresso e la chiesa venne chiusa nel 1806.

                                     

1.2. Il complesso di Santa Maria della Carità La Scuola Grande di Santa Maria della Carità

La Scuola della Carità fondata nel 1260 fu una delle prime Scuole Grandi cioè dei Battuti. Ospitata prima nella chiesa di San Leonardo, quindi alla Giudecca, già nel 1261 aveva ottenuto spazi in questo convento. Come le altre scuole aveva compiti di mutuo soccorso e di carità verso i poveri, che coltivava anche mediante investimenti oculati delle somme versate dai confratelli e dalla Repubblica.

Grazie alle sue ricchezze la confraternita poté aiutare a più riprese i Canonici acquistandone delle proprietà, come il terreno sul quale a partire dal 1344 costruì la propria sede definitiva. Lentrata rimase tuttavia in comune con il convento, ed era la porta tuttora presente a sinistra dellingresso attuale e decorata da edicole gotiche con i santi protettori della scuola. Internamente si arricchì di un soffitto a cassettoni nella sala capitolare XV secolo, conservato e di numerosi dipinti. Fra i più importanti due opere esposte nella collocazione originale ex Sala dellAlbergo della Scuola: la Presentazione di Maria al Tempio di Tiziano 1538 ed il Trittico della Madonna della Carità di Antonio Vivarini e Giovanni dAlemagna 1480; le altre due opere della serie, lo Sposalizio della Vergine di Giampietro Silvio e l Annunciazione di Girolamo Dente, si trovano invece oggi nella parrocchiale di Mason Vicentino.

Intorno al 1760 Bernardino Maccaruzzi e Giorgio Massari apportarono modifiche sia internamente che esternamente, con la completa sostituzione della precedente facciata gotica e lapertura del portale sul campo la facciata acquisirà laspetto attuale nel 1830. Sebbene ancora prospera, anche la Scuola subì la soppressione nel 1806.

                                     

2. Storia delle Gallerie

Fin dalla fondazione 1750 lAccademia acquisiva opere darte con finalità didattiche e di restauro. Con la caduta della Serenissima 1797 e il trattato di Presburgo dicembre 1805, Venezia entrò nellorbita francese divenendo una delle province del Regno Italico creato da Napoleone. Fu in questo periodo che numerosi decreti portarono alla chiusura di tutti i palazzi pubblici, alla soppressione di monasteri e conventi, alla soppressione di circa 40 parrocchie e circa 200 edifici di culto, nonché alla demolizione di molti altri. Gli oggetti darte che non presero la via della dispersione molti finirono al principale museo del regno dopo il Louvre, Brera, vennero raccolti allAccademia, con finalità essenzialmente didattiche per gli studenti darte.

La sede originale della raccolta era il Fonteghetto della Farina, ma in seguito la disponibilità di edifici passati alle autorità dopo le soppressioni fece optare, nel 1807, per il convento dei Canonici Lateranensi, la chiesa e la Scuola della Carità. La sistemazione di un complesso di edifici così vario fu accolta con perplessità da parte degli accademici, soprattutto per le enormi spese che avrebbe comportato il trasferimento e ladattamento, ma la decisione governativa non mutò. Così vennero avviati profondi lavori incaricando il cattedratico Giannantonio Selva e lallievo Francesco Lazzari: la chiesa fu suddivisa in ambienti, sia in orizzontale che in verticale eliminando tutti gli altari e gli arredi; il piano inferiore fu diviso in cinque grandi ambienti destinati alla scuola, mentre in quello superiore furono ricavati due grandi saloni illuminati da lucernari e riservati allesposizione delle opere darte; furono invece murate le originarie finestre gotiche della chiesa. Inoltre il convento perse parte dellimpianto palladiano per consentire la costruzione di nuove ali 1834, la facciata fu rifatta dal Lazzari 1830 e latrio della Scuola fu modificato.

Il primo nucleo della collezione comprendeva anche i saggi degli allievi ed una raccolta di gessi da cui il nome al plurale "Gallerie", e fu esposto con successo nel 1817. La raccolta si arricchì di dipinti riportati dalla Francia sconfitta e soprattutto dei lasciti di grandi collezionisti. Ulteriori acquisizioni si ebbero al passaggio delle Gallerie allo Stato 1879 e sono continuate anche in seguito. La divisione tra la scuola darte e il museo fu avviata nel 1870 e ultimata solo nel 1882. Un primo riordino della pinacoteca, con leliminazione dei quadri dellOttocento, si ebbe nel 1895 sotto la direzione di Giulio Cantalamessa: gli esigui esempi di scuole non venete vennero raccolti e il resto dei dipinti ordinati in maniera cronologica; i grandi cicli di teleri furono riuniti nei due saloni della chiesa della Carità Storie di santOrsola del Carpaccio e i Miracoli della reliquia della vera croce di artisti vari; la Presentazione di Maria al Tempio di Tiziano fu infine collocata nella Sala dellAlbergo della Scuola, affinché tornasse nel contesto originale per cui era stata ideata.

Durante la prima guerra mondiale i dipinti più importanti furono rifugiati a Firenze, tornando agli inizi degli anni venti e mettendo in luce lesigenza di una riorganizzazione. Nel 1923 si volle recuperare parzialmente laula absidata della chiesa, eliminando gli ambienti destinati ai teleri quattrocenteschi, ripristinando il soffitto a capriate le finestre gotiche; le Storie di santOrsola vennero spostate nella sala che ancora oggi le conserva, mentre rimase solo il ciclo dei Miracoli. Nello stesso periodo l Assunta lasciò il museo per tornare sullaltare maggiore dei Frari. Le residue opere ottocentesche vennero date alla Ca Pesaro, mentre molte opere di scuole straniere furono spostate alla Galleria Franchetti presso la Ca dOro.

Durante lultimo conflitto i capolavori veneziani vennero protetti in vari depositi decentrati, tra cui la rocca di Sassocorvaro. Nel 1944-1949 furono eseguiti ulteriori lavori di ammodernamento secondo i più recenti principi museografici, predisponendo, sotto la direzione di Vittorio Moschini, una ristrutturazione e unaggiunta di un nuovo edificio collegato alle sale ottocentesche, opere di cui si occupò Carlo Scarpa. Solo nel 1960 tale intervento poté dirsi definitivamente concluso, con un diradamento delle opere, leliminazione dei falsi storici e una maggiore attenzione ai materiali utilizzati.

Sotto la direzione di Francesco Valcanover, tra il 1961 e il 1967, furono aggiornati gli impianti e i servizi. Inoltre fu risistemata la collezione grafica allultimo piano, in ambienti appositamente climatizzati. In tempi più recenti è stato aperto un nuovo deposito allultimo piano delledificio di Palladio, e si è provveduto a una generale revisione degli allestimenti. Nel periodo 2001 - 2003 gli ambienti della Galleria sono stati al centro di un progetto di illuminazione e ampliamento delle aree espositive. Alcuni di questi interventi sono stati realizzati anche grazie ai fondi del Gioco del Lotto, in base a quanto regolato dalla legge 662/96.



                                     

3. Le collezioni

La collezione oggi può essere divisa in: opere da sempre in Santa Maria della Carità e nella sua Scuola, opere raccolte durante le soppressioni, un numero esiguo di lavori degli accademici qui trasferiti dalla vecchia sede, opere acquistate appositamente come la collezione di gessi dellabate Farsetti, 1805 e, infine, opere arrivate tramite legati. Tra i legati più antichi si ricordano LAnnunciazione di Giambattista Pittoni del 1757, esposta da quando divenne Presidente dellAccademia, come da tradizione nella Sala delle Adunanze dellAccademia, sede dellAccademia di Venezia, e oggi esposta nella Sala pittura dellala Paladia con Tintoretto, quelli di Girolamo Molin 1816, che fruttò varie opere di primitivi veneziani, quello di Felicita Reiner 1833, formalizzata solo nel 1850, che fruttò opere di Piero della Francesca San Girolamo e il donatore Girolamo Amadi e Giovanni Bellini Madonna col Bambino tra le sante Caterina e Maria Maddalena, e quella di Girolamo Contarini 1838, che comprendeva 180 opere tra cui la Madonna degli Alberetti le Quattro allegorie sempre del Bellini, nonché sei dipinti di Pietro Longhi. La collezione grafica si formò dal 1822 con lacquisto della raccolta di Giuseppe Bossi comprendente più di tremila pezzi, tra cui il famoso Uomo vitruviano ed esempi di scuola lombarda, ligure, bolognese, toscana, romana, francese, tedesca e fiamminga.

NellOttocento lorientamento prevalente delle collezioni verso la pittura veneta era considerato limitativo e si cercò di colmare la mancanza di opere di altre scuole attraverso una serie di scambi con istituzioni simili. In realtà, quando il fine didattico decadde, tale diversità fu finalmente vista come una peculiarità da valorizzare e rafforzare.

A metà dellOttocento Francesco Giuseppe acquistò per la galleria opere come il San Giorgio del Mantegna, il Ritratto di giovane di Hans Memling, la Vecchia di Giorgione. Sotto la direzione di Cantalamessa entrarono la Madonna col Bambino di Cosmè Tura, la Sacra conversazione di Palma il Vecchio e due lavori giovanili di Giambattista Tiepolo. La direzione di Gino Fogolari dal 1905 assicurò al museo altri fondamentali capolavori, come la Tempesta di Giorgione e lavori di Luca Giordano e Bernardo Strozzi. Dopo la pausa dei conflitti mondiali riprese lacquisizione di nuove opere: nel 1949 Guido Cagnola donò un quaderno di schizzi del Canaletto, mentre negli anni settanta arrivarono opere di Francesco Guardi e Alessandro Longhi. Allinizio degli anni ottanta Valcanover rivendicò una trentina di opere recuperate da Rodolfo Siviero in Germania e in altri paesi, che ancora si trovavano nei depositi di palazzo Pitti a Firenze: tuttavia riuscì a ottenere solo otto dipinti, tra cui lavori di Giovanni Antonio Guardi, Canaletto e Sebastiano Ricci.

Nel gennaio 2018, in occasione del bicentenario della prima apertura pubblica delle Gallerie, il Mibact in collaborazione con Venetian Heritage e il Venice in Peril Fund di Londra, hanno presentato le nuove acquisizioni che andranno ad arricchire il patrimonio artistico del museo: la tela raffigurante "La Speranza" di Giorgio Vasari, il frammento della "Parabola del banchetto di nozze" di Bernardo Strozzi, l"Autoritratto come Allegoria dello stupore" di Pietro Bellotti e 18 disegni preparatori di Francesco Hayez per il dipinto "La distruzione del tempio di Gerusalemme".

Vasari, giunto a Venezia intorno al 1541, ottenne la commissione di alcuni dipinti destinati al soffitto di una sala di palazzo Corner. Successivamente però alla fine del Settecento, il soffitto fu smantellato, e i rispettivi comparti dispersi sul mercato internazionale. Solo nel 1987 lo Stato, grazie all aiuto delle soprintendenze veneziane riuscì a riacquistare tutti frammenti, tra cui "La Speranza" rappresenta il recupero di uno degli ultimi prima che il complesso potrà essere ricomposto nella sua totalità e restituito nuovamente alla città di Venezia.

A seguire la tela di Strozzi, un frammento di una composizione ovale più ampia che rappresenta la "Parabola del banchetto di nozze", unopera originariamente conservata nella chiesa dellOspedale degli incurabili.

Sempre al 2017 risale lacquisto dell"Autoritratto" di Pietro Belotti, una delle opere più singolari ed evocative della produzione artistica del pittore veneto, dove rimane chiaro il tentativo da parte dellartista di recuperare la tradizione cinquecentesca veneziana.

Infine gli schizzi preparatori di Francesco Hayez, protagonista incontenstato del romanticismo italiano, fu sicuramente uno dei maggiori pittori europei dellOttocento.