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ⓘ Strade romane. Gli antichi Romani costruirono lunghe strade per collegare le più lontane province con la capitale dellimpero. Realizzate il più possibile rettil ..




Strade romane
                                     

ⓘ Strade romane

Gli antichi Romani costruirono lunghe strade per collegare le più lontane province con la capitale dellimpero. Realizzate il più possibile rettilinee per minimizzare le distanze, queste infrastrutture erano essenziali per la crescita dellimpero, in quanto consentivano di muovere rapidamente lesercito, ma oltre che per scopi militari esse erano utilizzate anche per scopi politici, amministrativi e commerciali.

La viabilità romana costituì il più efficiente e duraturo sistema stradale dellantichità, che consentì di portare la civiltà romana in contatto con le genti più diverse che popolavano il mondo allora conosciuto. Nessun altro popolo in quellepoca storica seppe eguagliare la loro capacità di scelta dei tracciati, le tecniche di costruzione e lorganizzazione di assistenza ai viaggiatori.

                                     

1. Storia

Quando Roma iniziò la sua opera di conquista e di unificazione dellItalia le vie di comunicazione esistenti erano ancora i modesti percorsi seguiti dal commercio e dalla pastorizia, resi difficoltosi dalla natura accidentata del terreno, che non favoriva la coesione territoriale tra i vari popoli che abitavano la penisola, ed anzi accentuavano le rivalità politiche e commerciali fra le varie città.

I Romani compresero che una viabilità efficiente era uno strumento imprescindibile per la loro espansione territoriale e, una volta consolidato il loro dominio, una condizione necessaria per il suo mantenimento. Un sistema stradale efficiente garantiva infatti la rapidità dei movimenti delle legioni e la celerità delle comunicazioni fra Roma e il resto dellimpero. Una volta assicurata la pace, le strade diventavano strumento di traffici e di relazioni fra città e popoli e attraverso il sistema viario si svilupparono le reciproche influenze culturali ed economiche tra Roma le più lontane regioni del bacino del Mediterraneo.

La rete stradale romana risale in larga parte alletà repubblicana. La creazione di quelle che sarebbero divenute le grandi vie di comunicazione dellimpero fu inizialmente spontanea; si trattava di semplici sentieri e piste che collegavano i vari centri del Lazio, dellEtruria e della Magna Grecia per modesti commerci a carattere locale.

Roma era sorta in corrispondenza di un guado sul Tevere in cui convergevano antichi percorsi, divenendo nel tempo un importante luogo dincontro e centro di scambi commerciali, ragione per cui nel territorio circostante la costruzione di vere e proprie strade ebbe inizio assai presto, facilitata anche dalle caratteristiche fisiche della regione, che con le grandi valli che convergevano verso la città Tevere, Aniene e Sacco-Liri le zone collinari e pianeggianti che la circondavano non opponevano grandi ostacoli alle comunicazioni terrestri. Queste prime strade seguivano i percorsi di piste e di sentieri preesistenti e collegavano Roma con le città vicine.

Tito Livio cita alcune delle strade più prossime a Roma e alcuni dei loro miliari in periodi ben anteriori alla costruzione della via Appia. A meno che queste menzioni non fossero anacronismi, le strade citate in quei tempi erano probabilmente qualcosa di più di semplici percorsi in terra battuta. Così, la via Gabina è citata da Livio nei fatti relativi al 500 a.C., ai tempi del re etrusco Porsenna; la via Latina attorno al 490 a.C., ai tempi di Coriolano; la via Nomentana nota anche come Via Ficulensis è citata nei fatti del 449 a.C.; la via Labicana nel 421 a.C.; la via Salaria nel 361 a.C.

Le prime regole per la costruzione e l’utilizzo delle strade vennero emanate fin dai tempi più antichi del periodo repubblicano. Le leggi delle Dodici tavole, datate attorno al 450 a.C., specificavano le caratteristiche dimensionali delle strade, stabilendo che la larghezza non fosse inferiore a otto piedi 2.1 m nei tratti rettilinei e di sedici 4.2 m nelle curve e per la prima volta indicavano diritti e limitazioni per il loro utilizzo.

A partire dal IV secolo a.C. quando Roma iniziò ad espandersi, di pari passo la conquista della penisola venne avviata la costruzione di nuove strade, con scopi principalmente militari, come supporto alla progressiva annessione di nuovi territori, per rafforzare i nuovi confini raggiunti e preparare ulteriori conquiste, ma anche con funzioni amministrative e commerciali.

Con il nome di vie viae in latino venivano indicate le strade extraurbane. Il termine deriva dalla radice indoeuropea *wegh- con il suffisso -ya, che significa "andare", ma che esprime anche il senso di "trasporto". La più antica tra le grandi vie di comunicazione, le "viae publicae" fu la Via Appia, iniziata nel 312 a.C. da Appio Claudio Cieco per aprire la strada verso la Magna Grecia nel contesto delle guerre sannitiche. Inizialmente la via arrivava fino a Capua, ma venne in seguito prolungata fino a Brindisi, da dove ci si poteva imbarcare per le provincie balcaniche.

Le "viae publicae", comunemente chiamate "consolari", collegavano le città più importanti; queste strade erano percorse dalle legioni romane nei loro trasferimenti e su di esse viaggiavano i corrieri del servizio postale statale "cursus publicus". La decisione di costruire le "viae publicae" era di competenza del governo centrale ed in particolare in età repubblicana dei magistrati "cum imperio" consoli e pretori, proconsoli nelle provincie e, dopo il 20 a.C. dellimperatore stesso.

In molti casi le "viae publicae" prendevano il nome dai magistrati che ne ordinarono la costruzione, oppure dalla località in cui terminava la strada stessa; ad esempio la via Ardeatina, che porta da Roma ad Ardea. Nel caso delle strade più antiche, la denominazione era data dal loro utilizzo prevalente: la via Salaria ad esempio è così chiamata perché vi si trasportava il sale. Non di tutte le strade è conosciuta la denominazione con cui erano identificate in epoca romana; in questi casi gli storici utilizzano denominazioni convenzionali, generalmente con i nomi latini delle città di inizio e fine del percorso ad esempio la strada da Milano a Pavia è chiamata "via Mediolanum-Ticinum".

A partire da Augusto, la gestione delle "viae publicae", che avevano una funzione soprattutto militare prima che commerciale, era affidata a funzionari statali, i curatores viarum, che avevano il compito di organizzare la manutenzione ordinaria e straordinaria e garantire la pubblica sicurezza lungo la via di competenza.

Accanto alla rete delle viae publicae esistevano numerose strade di interesse regionale, le viae vicinalis o viae rusticae, che collegavano gli insediamenti minori "vici" tra loro o con le vie principali, la cui manutenzione era a carico delle amministrazioni locali, ed infine le viae privatae, di interesse locale e manutenute a spese delle comunità o dei singoli cittadini che le utilizzavano.

Mentre le "viae publicae" erano generalmente lastricate viae silice statae, le strade secondarie potevano essere pavimentate o meno, ad esempio con solo uno strato di ghiaia o sassi: in questo caso venivano chiamate viae glareatae. Dopo le strade secondarie venivano le viae terrenae, normalmente sterrate.

Le prime vie pavimentate vennero realizzate nellarea urbana di Roma e poi questa tecnica fu estesa gradualmente a tutte le vie di grande traffico, per garantirne la capacità di resistere all’usura e al peso dei veicoli, evitando sconnessure e cedimenti.

Nel corso dei secoli il tracciato delle strade ha subito diverse modifiche, con variazioni di percorso e prolungamenti.

                                     

1.1. Storia Mappa delle strade dellimpero romano

Un proverbio popolare recita che "tutte le strade portano a Roma". Si stima che alla massima espansione dellimpero i percorsi stradali principali si sviluppassero complessivamente per 53.000 miglia circa 80.000 km, ripartiti fra 29 strade che si irradiavano da Roma verso lItalia e altre che toccavano tutti i territori dellImpero. dalla Spagna alla Mesopotamia, al Caucaso, alla Germania e alla Britannia.

I governi romani ordinarono più volte la compilazione di un itinerario maestro, che comprendesse tutte le strade dellimpero. Giulio Cesare e Marco Antonio commissionarono il primo nel 44 a.C. a tre geografi greci. Il lavoro richiese 25 anni e produsse la mappa generale delle vie consolari che fu scolpita nel marmo e collocata nel Foro Romano, da cui i viaggiatori e i venditori di itinerari potevano liberamente copiare le parti che li interessavano.

Di essa erano poste in commercio copie in pergamena, con sotto-mappe parziali, ognuna con un particolare itinerario. Quindi, così come accade oggi, il viaggiatore che aveva necessità di raggiungere loriente da Roma acquistava litinerario della via Appia, che lo portava a Brindisi, dove si sarebbe poi imbarcato per la sua destinazione.

                                     

1.2. Storia Gli itineraria

I romani e i viaggiatori antichi in generale non usavano mappe stradali, ma per orientarsi durante un viaggio e valutare i tempi di percorrenza venivano usati gli itineraria, in origine semplici liste di città che si incontravano lungo la strada. Poco dopo apparvero le liste generali, che comprendevano le altre liste. Per dare ordine e maggiori spiegazioni, i romani disegnavano dei diagrammi di linee parallele che mostravano le ramificazioni delle strade, anche se non potevano essere considerati mappe, perché mostravano solo landamento le interconnessioni delle strade, ma non le forme del terreno. Questi diagrammi venivano ricopiati e venduti ai viaggiatori. I migliori avevano dei simboli per le città, per le stazioni di sosta, per i corsi dacqua e così via.

Dopo il primo itinerario maestro, voluto da Cesare e Marco Antonio, ne vennero realizzati altri. L Itinerarium Provinciarum Antonini Augusti Itinerario antonino risale allinizio del III secolo. Prende il nome dall’imperatore Marco Aurelio Antonino Augusto, più noto come Caracalla. Fu stampato per la prima volta nel 1521 e riporta un elenco delle stazioni e delle distanze tra le località poste sulle diverse strade dellImpero.

Un altro famoso itinerario che ci è pervenuto è la Tabula Peutingeriana, che inizia già ad assumere la forma di una carta geografica, benché molto primitiva. La Tabula Peutingeriana è una copia medioevale in pergamena di una mappa romana che mostra le vie militari dellimpero. La Cosmografia ravennate risale al VII secolo, ma riprende materiale di epoche precedenti.

Talvolta sono stati ritrovati itinerari riportati sugli oggetti più disparati, come le celebri Coppe di Cadice detti anche bicchieri di Vicarello, quattro coppe dargento trovate nel 1852 nei pressi di Vicarello Bracciano durante gli scavi per la costruzione di una casa, che portano incisi i nomi le distanze delle stazioni fra Cadice e Roma.

L Itinerarium Burdigalense Itinerario di Bordeaux, risale al IV secolo e descrive il percorso da Bordeaux Burdigala, sulla costa atlantica della Gallia, fino a Gerusalemme, ed è il più antico itinerario riferibile ad un pellegrinaggio cristiano in Terra santa.



                                     

2.1. Servizi Punti di sosta

Una legione in marcia non aveva bisogno di punti di sosta, perché portava con sé un intero convoglio di bagagli impedimenta e costruiva ogni sera il proprio campo castrum a lato della strada.

Per gli altri viaggiatori, dal tempo di Augusto furono istituiti lungo il percorso dei luoghi di sosta dotati di servizi. I più importanti, riservati ai funzionari pubblici, erano le mansiones ; situate lungo le vie principali a circa una giornata di viaggio, permettevano ai viaggiatori di fermarsi e pernottare. Un viaggiatore a piedi percorreva circa 20 miglia al giorno, una staffetta di corrieri governativi a cavallo poteva coprire una distanza di 50 miglia, ma in casi eccezionali poteva percorrere anche 80-100 miglia in un giorno. Come raccontano diversi storici di quel tempo nel 9 a.C. Tiberio, che si trovava a Ticinum Pavia, usando queste stazioni raggiunse rapidamente a Mogontiacum il fratello Druso il Germanico, morente per una gangrena causata da una caduta da cavallo, percorrendo duecento miglia in un giorno e in una notte.

Tra due mansiones sorgevano diverse mutationes, stazioni per il cambio di cavalli, muli e buoi. Qui si poteva usufruire anche dei servizi di stallieri, maniscalchi ed equarii medici, cioè veterinari specializzati nella cura dei cavalli e officine per la manutenzione dei carri, oltre che il rifornimento di viveri. Presso le mansiones sorgevano le cauponae, per ospitare il personale che viaggiava come scorta dei funzionari.

Per i comuni viaggiatori, a cui non era permesso alloggiare nelle mansiones, presso le i punti di sosta sorsero delle locande private, le tabernae, locali a basso costo, spesso poco raccomandabili. Benché identificati con lo stesso termine utilizzato per le osterie cittadine, questi locali avevano piuttosto una funzione di "ostelli"; col tempo divennero più lussuosi e la loro fama si differenziò, guadagnandosi una maggiore o minore reputazione a seconda del livello dei servizi offerti e delle persone che li frequentavano.

                                     

2.2. Servizi Il servizio postale

NellImpero Romano esistevano due servizi postali, uno pubblico e uno privato.

Il cursus publicus, istituito da Augusto per assicurare le comunicazioni del potere centrale con gli organi amministrativi periferici, portava la posta ufficiale attraverso una rete diffusa su tutto il sistema viario romano. I mezzi di trasporto più usati nel cursus publicus erano il birotium piccolo carro a due ruote e il cisium, ma per le consegne più urgenti si usavano corrieri a cavallo. Questo servizio poteva essere utilizzato soltanto dalle autorità statali e non da tutti i cittadini. Inizialmente i corrieri erano militari, più tardi vennero sostituiti da liberti e anche da schiavi.

Oltre al servizio rapido per la posta venne istituito anche il cursus clabularis, effettuato con carri pesanti per il trasporto degli approvvigionamenti. Il tragitto tra una città e laltra era organizzato in stazioni di cambio dei cavalli chiamate statio posita da cui derivò il nome stazione di posta.

Con lestendersi del dominio romano venne a crearsi una rete di affari che favorì lascesa di una nuova classe sociale imprenditoriale. Per le loro esigenze di comunicazione, questi facoltosi imprenditori potevano servirsi di corrieri a cavallo detti tabellarii o cursores, una rete postale privata che consegnava la posta a tariffe prestabilite con un sistema a staffetta. In funzione di questo servizio venne organizzata una rete capillare di stazioni di posta. La percorrenza media giornaliera era di circa 45 miglia 70 km. I tabellarii portavano un caratteristico cappello in pelle a larghe tese, chiamato petasus per ripararsi dal sole e dalla pioggia.

Accanto a questi sulle strade viaggiavano altri corrieri privati, liberti o schiavi fidati ai quali i ricchi romani affidavano personalmente corrispondenza o merci da recapitare.

                                     

3. La costruzione delle strade

Le strade romane erano pensate per durare a lungo riducendo al minimo la manutenzione. Per ottimizzare le distanze i Romani cercavano di costruire quando possibile strade rettilinee e nelle zone pianeggianti questa regola veniva seguita sistematicamente; quando questo non era possibile, perché avrebbe comportato salite molto ripide, impraticabili per i loro pesanti carriaggi, vennero costruite alternative più lunghe, ma meglio percorribili dai veicoli. Essi per tenersi al riparo dalle inondazioni evitavano comunque di percorrere i fondovalle le rive dei fiumi, mentre nelle zone più impervie, come i valichi alpini, anche le comode vie lastricate lasciavano il posto a semplici mulattiere.

La costruzione e la manutenzione delle strade ebbe le sue magistrature e una sua organizzazione con precise regole per limpianto dei cantieri, larruolamento e la disciplina delle maestranze, i rilievi del terreno e lo studio del regime delle acque. Nonostante i resti di strade romane siano numerosi, solo poche e frammentarie fonti antiche ne descrivono le tecniche costruttive. In assenza di testi normativi le informazioni disponibili sono riportate in testi di scrittori quali Vitruvio, Plinio il Vecchio e soprattutto del poeta Publio Papinio Stazio che nel poema in versi Via Domitiana, compreso nel IV libro delle Silvae, descrisse in maniera dettagliata le fasi di costruzione di una strada, nel 95 d.C., con riferimento appunto alla via Domiziana.

Dopo che i progettisti avevano stabilito dove in linea di massima avrebbe dovuto passare la strada, i mensores con accurate misurazioni individuavano il punto preciso per la costruzione, collocando dei pali lungo una linea chiamata rigor e, avvalendosi della groma, strumento usato per tracciare angoli retti, definivano con precisione la griglia del piano stradale. Entravano poi in scena i libratores che scavando fino allo strato di roccia, o fino a uno strato solido, valutavano la natura del terreno e stabilivano la tecnica costruttiva da impiegare.

A questo punto iniziava lopera di costruzione vera e propria, tracciando dapprima con un aratro due solchi paralleli per delimitare la carreggiata, nei quali erano collocate delle pietre poste in verticale per contenere la massicciata. Veniva poi scavata una trincea sul cui fondo erano sistemate grosse pietre legate con cemento che costituivano la base statumen su cui veniva collocato un triplice strato di materiali sovrapposti e compressi: ad un primo strato di conglomerato di pietre e frammenti di mattoni rudus o ruderatio legati con calce che aveva lo scopo di drenare le acque, ne seguiva uno intermedio di brecciame costipato e compresso nucleus ed infine la pavimentazione pavimentum con pietre, blocchi di basalto o lastre squadrate, a seconda della disponibilità locale, perfettamente incastrate tra loro e collocate in maniera da garantire lo scorrimento e la raccolta delle acque in canalette di scolo laterali. La larghezza della carreggiata doveva permettere lincrocio di due carri, e andava normalmente da 4 a 6 m. Le strade potevano avere ai lati marciapiedi riservati ai pedoni, in terra battuta margines o lastricati crepidines. Questi ultimi, presenti solo nelle strade più importanti, potevano avere una larghezza anche di 3 m.



                                     

3.1. La costruzione delle strade Opere dingegneria stradale

Per superare gli ostacoli rappresentati da corsi dacqua, zone acquitrinose e montagne, venivano realizzate complesse opere dingegneria. I Romani attuarono il taglio di colline e realizzarono gallerie, costruirono ponti e terrapieni di sostegno lungo i percorsi a mezza costa.

Nei terreni torbosi e paludosi si costruiva un piano stradale sopraelevato: dopo aver segnato il percorso con dei pali si riempiva lo spazio fra di essi con una massicciata di pietre e malta cementizia, innalzando il livello stradale fino a 2 metri sopra la palude. Nel caso di grandi masse rocciose che ostruivano il cammino, dirupi, terreni montuosi o collinari si ricorreva spesso a sbancamenti e gallerie, interamente scavate a mano. Numerosi gli esempi di tagli nei monti per rendere più agevole il valico, come la Montagna Spaccata lungo la via da Pozzuoli a Capua, in Campania. Nel I secolo, sullAppia, per evitare il faticoso valico dellarce di Terracina, venne tagliata la rupe di Pisco Montano aprendo una via più comoda verso la piana di Fondi.

Le gallerie, chiamate con voce greca latinizzata cryptae, vennero realizzate soprattutto per scopi militari, come la cosiddetta grotta di Cocceio o grotta della Pace, fatta aprire da Marco Vipsanio Agrippa per creare un collegamento fra la base navale dAverno e il lido di Cuma, al tempo della guerra fra Ottaviano e Sesto Pompeo, e la Crypta Neapolitana aperta nella collina di Posillipo, descritta da Seneca e molti secoli dopo da Alexandre Dumas ne il Corricolo. Nel I secolo, al tempo di Vespasiano, lungo la via Flaminia venne scavata la galleria del Furlo.

                                     

3.2. La costruzione delle strade I ponti

Tra le infrastrutture stradali i ponti romani, per le loro tecniche costruttive, sono tra le più interessanti. I ponti venivano costruiti in legno o in pietra, a seconda delle necessità e delle possibilità di approvvigionamento o economiche. I ponti in legno erano usati per attraversare piccoli corsi d’acqua oppure erano ponti provvisori per scopi militari. Questi ultimi poggiavano su piloni infissi nel letto del fiume, oppure su basamenti in pietra. Tra questi è ricordato il ponte di Cesare sul Reno.

Nella costruzione dei ponti in pietra, che utilizzavano larco come struttura di base, i Romani rivelarono una grande capacità costruttiva. Molti di essi sopravvivono intatti e sono considerati ancora oggi un modello di ingegneria idraulica. Tra i più famosi il ponte di Tiberio a Rimini, a cinque arcate, il ponte di Alcántara sul Tago, entrambi tra i meglio conservati, e quello di Traiano sul Danubio, alle porte di ferro, al confine tra le attuali Serbia e Romania, progettato da Apollodoro di Damasco e di cui restano pochi ruderi.

I primi ponti vennero costruiti in età repubblicana per attraversare il Tevere in ambito urbano: risalgono a quellepoca il ponte Emilio o Ponte Rotto 179 a.C., il ponte Milvio 109 a.C., il ponte Fabricio 62 a.C., ancora esistente. In età imperiale inizia la costruzione dei primi ponti sulle grandi vie di comunicazione: il già citato ponte di Tiberio a Rimini e il ponte di Augusto a Narni, anchesso a cinque arcate, di cui quella centrale alta 32 m sul letto incassato della Nera, entrambi sulla via Flaminia, il ponte di Ascoli Piceno, a due archi, sulla via Salaria e quello di Domiziano alla foce del Volturno, di cui resta una testata in laterizio, inglobata nel castello medioevale di Castel Volturno.

                                     

3.3. La costruzione delle strade Le pietre miliari

Le strade erano dotate di pietre miliari, che per quelle in partenza da Roma indicavano la distanza in miglia dal miliario aureo, una colonna in marmo rivestita di bronzo dorato posta nel Foro Romano, accanto al tempio di Saturno, per volere di Augusto, dopo che era divenuto Commissario permanente alle strade del 20 a.C. Su di esso era riportata la lista delle maggiori città dellimpero con le rispettive distanze da Roma. Costantino lo chiamò Umbilicus Romae ombelico di Roma. Per le altre strade, la distanza era riferita alla città di inizio della via o da un altro importante centro urbano, mentre, a differenza delle moderne indicazioni stradali, non era riportata la distanza ancora da coprire per raggiungere la meta.

Le pietre miliari vennero utilizzate già prima del 250 a.C. per la via Appia e dopo il 124 a.C. per la maggior parte delle altre strade. La pietra miliare, o miliarum era una colonna circolare su una solida base rettangolare, infissa nel terreno ai margini della strada, ed aveva dimensioni ragguardevoli, potendo arrivare fino a un metro e mezzo di diametro e oltre due metri di altezza. Sulla colonna era incisa la distanza in miglia dalla città di riferimento e spesso riportava iscrizioni con dediche ai personaggi pubblici che avevano ordinato la costruzione, il rifacimento o la riparazione della strada. Per le loro dimensioni erano ben visibili e in zone pianeggianti, in assenza di alberi ai margini della strada, da un miliario era possibile vedere in lontananza sia quello precedente che quello successivo.

                                     

3.4. La costruzione delle strade Toponimi numerali

Il conteggio delle miglia lungo le antiche strade romane ha originato molti degli attuali toponimi numerali italiani, presenti soprattutto al centro nord e generalmente riferiti a nuclei urbani sorti nel medioevo sul sito di luoghi di sosta lungo le principali vie romane. Questi centri urbani, situati in prossimità delle maggiori città dellantichità, riportano riferimenti numerali concentrati in genere attorno alla prima decina, più raramente su distanze maggiori; è eccezionalmente documentato il caso di Ad Centesimum, località posta sulla via Salaria a 100 miglia da Roma, citata nellItinerario antonino e identificata con Trisungo, frazione di Arquata del Tronto, nei pressi di Ascoli Piceno. Non ci sono evidenze di toponimi numerali riferibili al primo o al secondo miglio, distanze troppo vicine alla città di riferimento per richiedere la presenza di un punto di sosta attrezzato.

Un altro toponimo, in questo caso non numerale, derivato dalluso delle pietre miliari, presente nel nord Italia ed in particolare nel milanese, è "Pilastro" o "Pilastrello", riferito a cascine o chiesette campestri sorte in corrispondenza delle colonne miliari di antiche strade romane.

Lesistenza di questi toponimi ha dato un importante contributo alla ricostruzione del percorso di molte vie romane. Di seguito un elenco parziale di toponimi numerali italiani:

Ad tertium lapidem III

  • Terzo di Mezzo, frazione del comune di Postiglione, in provincia di Salerno, tre miglia a est di Eboli sulla via Popilia
  • Terzo di Aquileia, comune in provincia di Udine, a tre miglia a nord di Aquileia
  • Terzo, comune in provincia di Alessandria, a tre miglia a ovest di Acqui Terme, sulla via Aemilia Scauri in direzione di Vado Ligure
  • Terzo, frazione del comune di Tolmezzo in provincia di Udine, sulla via Iulia Augusta, a tre miglia da Zuglio

Ad quartum lapidem IV

  • Quartu SantElena, comune della città metropolitana di Cagliari al quarto miglio della strada che collegava Cagliari a Palau. Fino agli anni cinquanta del Novecento era ancora presente la relativa pietra miliare popolarmente chiamata "sa perda mulla", scomparsa durante i lavori di costruzione del mercato civico
  • Quarto Oggiaro quartiere di Milano sulla strada romana per Varese, a quattro miglia dal centro del capoluogo lombardo
  • Quarto dAltino, comune nella città metropolitana di Venezia, a quattro miglia da Mestre. La zona dellantica Altinum era in epoca romana un importante crocevia stradale
  • Quart, comune della Valle dAosta, a quattro miglia da Aosta sulla via delle Gallie
  • Quarto Inferiore conosciuto solitamente solo come Quarto è una frazione appartenente al comune di Granarolo dellEmilia nella Provincia di Bologna
  • Quarto, comune nella città metropolitana di Napoli, a quattro miglia da Pozzuoli sulla strada che collegava questa città con Capua e la via Appia
  • Via di Quarto o Villa di Quarto o Castelquarto, zona collinare del comune di Firenze, al quarto miglio dal capoluogo lungo la Via Cassia in direzione di Prato.
  • Torri di Quartesolo, comune in provincia di Vicenza, a quattro miglia dal capoluogo; il toponimo "Quartesolo" sarebbe riferito al quarto miglio della via romana da Vicenza a Padova, strada che collegava questultima città con la via Postumia
  • Quarto Superiore, frazione del comune di Bologna che sorge a poca distanza dalla summenzionata frazione di Granarolo.
  • Quarto Cagnino, quartiere di Milano sulla strada romana per Novara, a quattro miglia dal centro del capoluogo lombardo
  • Quarto Miglio, zona urbanistica del comune di Roma, nel Municipio Roma VII al quarto miglio della via Appia

Ad quintum lapidem V

  • Tor di Quinto, quartiere di Roma, al quinto miglio della via Cassia
  • Quinto Vercellese, comune della provincia di Vercelli, a cinque miglia dal capoluogo, al bivio delle strade romane da Vercelli per Biella e Borgosesia
  • Quinto Romano, quartiere di Milano sulla strada romana per Novara, a cinque miglia dal centro del capoluogo lombardo
  • Quinto Vicentino, comune della provincia di Vicenza, a cinque miglia dal capoluogo sulla via Postumia
  • Quinto Fiorentino, frazione del comune di Sesto Fiorentino, a cinque miglia da Firenze sul prolungamento della via Cassia in direzione di Pistoia e Lucca
  • Quinto de Stampi, frazione di Rozzano, nella città metropolitana di Milano, sulla via Mediolanum-Ticinum, a cinque miglia dal centro del capoluogo lombardo
  • Quinto di Treviso, comune della provincia di Treviso, a cinque miglia dal capoluogo, sulla via che collegava la città con la via Aurelia veneta.

Ad sextum lapidem VI

  • Sesto San Giovanni, comune della città metropolitana di Milano, al sesto miglio della strada che collegava Milano con Monza e Lecco
  • Sesto al Reghena, comune della provincia di Pordenone, a sei miglia da Concordia Sagittaria, su una diramazione della via Iulia Augusta
  • Pontesesto, frazione di Rozzano, nella città metropolitana di Milano, situato in corrispondenza di un ponte sul Lambro Meridionale, oggi scomparso, sulla via Mediolanum-Ticinum, a sei miglia dal centro di Milano
  • Sesto Gallo e Sesto Ulteriano, frazioni di San Giuliano Milanese, al sesto miglio da Milano sulla strada romana per Lodi e Piacenza
  • Sesto di Moriano, frazione di Lucca, a sei miglia dalla città toscana, sulla via Clodia Nova
  • Sesto Cremonese, frazione capoluogo del comune di Sesto ed Uniti, in provincia di Cremona a sei miglia da Cremona sulla strada romana diretta a Laus Pompeia Lodi e da qui a Milano
  • Sesto Calende, comune della provincia di Varese, a sei miglia da Somma Lombardo lungo la via Mediolanum-Verbannus
  • Sesto Campano, comune della provincia di Isernia, a sei miglia da Venafro, su una diramazione della via Latina
  • Sesto Fiorentino, comune nella città metropolitana di Firenze, a sei miglia dal capoluogo toscano sul prolungamento della via Cassia in direzione di Pistoia e Lucca
  • Sestu comune della città metropolitana di Cagliari al sesto miglio della strada che collegava Cagliari a Porto Torres. Nella parrocchiale di San Giorgio è custodita la pietra miliare che indicava il VI miglio

Ad septimum lapidem VII

  • Settimo San Pietro, comune della città metropolitana di Cagliari al settimo miglio della strada che collegava Cagliari a Palau, nel luogo in cui sono stati ritrovati anche resti di un acquedotto romano.
  • Settimo Milanese, comune nella città metropolitana di Milano sulla strada romana per Novara, a sette miglia dal capoluogo lombardo
  • Settimo Torinese, comune nella città metropolitana di Torino, al settimo miglio da Torino sulla strada romana per Ticinum Pavia
  • Settimo Vittone, comune nella città metropolitana di Torino, a sette miglia a nord di Ivrea sulla via delle Gallie, in direzione di Aosta
  • Settimo Rottaro, comune nella città metropolitana di Torino, a sette miglia a sud-est di Ivrea sulla strada romana per Vercelli
  • Settimello, frazione del comune di Calenzano, nella città metropolitana di Firenze, a sette miglia dal capoluogo toscano sul prolungamento della via Cassia in direzione di Pistoia e Lucca
  • San Frediano a Settimo, frazione del comune di Cascina, in provincia di Pisa, al settimo miglio da Pisa sulla strada romana per Firenze

Ad octavum lapidem VIII

  • Ottavo, località del comune di Arezzo a otto miglia dal capoluogo sulla via Cassia
  • Valdottavo, frazione di Borgo a Mozzano, in provincia di Lucca, a otto miglia da Lucca sulla via Clodia Nova

Ad nonum lapidem IX

  • Nus, comune della Valle dAosta, a nove miglia da Aosta sulla via delle Gallie
  • Castello di Annone, comune della provincia di Asti, a nove miglia dal capoluogo sulla via Fulvia
  • Annone Veneto, comune nella città metropolitana di Venezia, a nove miglia da Oderzo sulla via Postumia in direzione di Aquileia
  • Ponte di Nona, località di Roma, al nono miglio della via Prenestina

Ad decimum lapidem X

  • Decimomannu, comune della città metropolitana di Cagliari, situato a dieci miglia a nord del capoluogo di regione
  • Pontedecimo, quartiere di Genova, sorto in corrispondenza di un ponte sul torrente Polcevera o sul suo affluente Riccò, a dieci miglia dal centro di Genova, sulla via Postumia
  • Cascina Decima, località nel comune di Lacchiarella, nella città metropolitana di Milano, sulla via Mediolanum-Ticinum, a dieci miglia dal centro del capoluogo lombardo
  • Diecimo, frazione di Borgo a Mozzano, in provincia di Lucca, a dieci miglia dal capoluogo sulla via Clodia Nova
  • Diémoz, frazione del comune di Verrayes, nella Valle dAosta, sede di una mansio a dieci miglia da Aosta sulla via delle Gallie

Ad quintum decimum lapidem XV

  • Quintodecimo, frazione di Acquasanta Terme, in provincia di Ascoli Piceno, a quindici miglia dal capoluogo provinciale, sulla via Salaria

Ad tricesimum lapidem XXX

  • Tricesimo, comune della provincia di Udine, a trenta miglia da Aquileia sulla via Iulia Augusta


                                     

4. Mezzi di trasporto

Sulle strade extraurbane i Romani usavano diversi tipi di veicoli: per il trasporto di merci lutilizzo dei carri era generalizzato; il carro più diffuso era detto plaustrum o plostrum. I carri avevano quattro ruote in legno pieno dello spessore di diversi centimetri, di cui le anteriori più piccole, ed un robusto pianale in tavole con due fiancate per contenere il carico. Lasse anteriore poteva ruotare su un perno per affrontare le curve.

Lesercito usava un carro standard detto carrus, il cui uso era regolamentato nellambito del cosiddetto cursus clabularis, il servizio di trasporto di merci e persone utilizzato dallesercito sulle lunghe distanze. Questo carro viaggiava al seguito delle legioni, trasportandone gli impedimenta, cioè i bagagli.

Per il trasporto di persone, esistevano diversi tipi di calessi e carrozze. Cisium ed essedum erano calessi di piccole dimensioni a due ruote, molto antichi; trainati da un cavallo, portavano solo due persone senza bagaglio, erano quindi adatti solamente a brevi percorsi. I cisia, veloci e leggeri, erano i calessi più comuni disponibili per il noleggio, e venivano affittati dai cisarii, che avevano sede alle porte delle città, poiché la Lex Iulia Municipalis del 45 a.C., applicata prima a Roma e poi estesa alle principali città vietava, con poche eccezioni, di introdurre veicoli in città nelle ore diurne.

Sulle lunghe percorrenze il mezzo più diffuso era la raeda o rheda, una carrozza a quattro ruote e con un pianale con alte sponde, sul quale venivano montati dei sedili. Ogni lato aveva uno sportello per entrare. La raeda portava quattro persone con i loro bagagli, fino al massimo peso legalmente consentito di 1000 libbre. Veniva tirata da una muta di buoi, muli o cavalli, e poteva essere coperta con un telo in caso di cattivo tempo.

Simile alla raeda era la carruca, antenata delle diligenze usate per il trasporto pubblico molti secoli dopo, che portava fino a sei persone ed era coperta da un tendone, probabilmente in pelle; anche il posto del conduttore era protetto dalle intemperie. Una versione, detta carruca dormitoria, era attrezzata per consentire ai passeggeri di dormire durante il viaggio in modo relativamente confortevole.

                                     

5. Principali strade romane

Benché il tracciato delle principali strade sia noto, in molti casi esistono tra gli studiosi disparità di opinioni per la mancanza di evidenze archeologiche dovute allinterramento nel tempo della sede stradale o al contrario allasportazione dei tratti sopraelevati o ancora perché le strutture sono state distrutte dallespansione urbanistica delle città. Molte strade moderne ancora seguono il tracciato di quelle romane o, pur con un percorso leggermente diverso, ne riprendono la denominazione.

                                     

5.1. Principali strade romane Francia

  • Via Aquitania 118 a.C., da Narbona, dove si congiungeva alla via Domizia, allOceano Atlantico, attraverso Tolosa e Bordeaux.
  • Via Domizia 121 a.C., da Nîmes ai Pirenei, dove si collegava alla Via Augusta presso il Colle di Panissars.
  • Via Agrippa circa 40 a.C., rete stradale ideata da Marco Vipsanio Agrippa costituita da più percorsi aventi origine a Lione. Tracce sono visibili nelle vicinanze del sito archeologico di Camp de Cora Yonne.
                                     

5.2. Principali strade romane Principali strade consolari che iniziavano da Roma

  • Via Aurelia III secolo a.C.: da Roma a Pisa. Costruita dal console Gaio Aurelio Cotta era una via litoranea lungo la costa dellEtruria
  • Via Appia, iniziata nel 312 a.C. e completata nel 264 a.C., prende il nome dal censore Appio Claudio Cieco che ne avviò la costruzione; da Roma raggiunge Brindisi attraverso Capua, Benevento e Taranto
  • Via Flaminia 220 a.C.: da Roma a Rimini. Costruita dal console Gaio Flaminio attraversava lUmbria e il Piceno, raggiungeva il litorale adriatico a Fano e proseguiva fino a Pesaro e Rimini
  • Via Cassia II secolo a.C.: da Roma a Firenze, attraverso lEtruria interna
  • Via Salaria: da Roma a Castrum Truentium Porto dAscoli, oggi frazione di San Benedetto del Tronto, sul Mare Adriatico; è probabilmente la più antica delle strade romane
                                     

5.3. Principali strade romane Italia settentrionale

  • Via Aemilia Scauri 109 a.C.: prolungava la Via Aurelia da Luna fino a Genova e Vada Sabatia. La Via Aemilia Scauri fu realizzata da Marco Emilio Scauro censore nel 109 a. C., al quale si deve anche laltro tronco della strada che congiungeva Vada Sabatia e Dertona, dove si allacciava con la via Postumia proseguendo fino a Piacenza.
  • Via Annia 131 a.C., da Adria attraverso Padova ad Aquileia.
  • Via Mediolanum-Verbannus I secolo a.C.: da Milano al porto commerciale di Angera, sul lago Maggiore, chiamato Verbannus dai Romani.
  • Via Opitergium-Tridentum da Oderzo a Trento. Apparteneva al sistema infrastrutturale della Via Claudia Augusta
  • Via Iulia Augusta, collegava Aquileia con il Norico passando per Iulium Carnicum e il passo di Monte Croce Carnico; non si conosce la denominazione originaria di questa via, il nome "Iulia Augusta" con cui è identificata è attribuito dagli storici allarcheologo Carlo Gregorutti che lavrebbe proposto in un suo articolo nel 1884
  • Via Fulvia 123 a.C., da Dertona Tortona ad Hasta Asti e Augusta Taurinorum Torino
  • Via Gallica 40 d.C., da Verona a Milano, passando Brescia e Bergamo, utilizzata soprattutto nel tardo impero, quando Milano era divenuta la capitale
  • Via Popilia-Annia 132 a.C. - 131 a.C.: portava da Rimini ad Aquileia per Ravenna, Altino e Concordia Sagittaria
  • Via Emilia 187 a.C.: la via più importante dellItalia settentrionale prendeva il nome dal console Marco Emilio Lepido e da Rimini Ariminum giungeva a Piacenza Placentia con un percorso quasi in linea retta.
  • Via Aurelia 75 a.C.: da Padova ad Asolo.
  • Via Gemina fine del I secolo a.C.: da Aquileia a Trieste
  • Via Postumia 148 a.C.: da Genova ad Aquileia. Voluta dal console Spurio Postumio Albino aveva il suo snodo principale nella città di Piacenza. Da qui verso levante attraversava Verona, Vicenza e Concordia Sagittaria, verso ponente passava per Tortona e Libarna Serravalle Scrivia, da dove scendeva a Genova
  • Via Emilia Altinate da Padova a Bologna
  • Via Julia Augusta 13 a.C.: da Piacenza, passando per Dertona Tortona e Aquae Statiellae Acqui Terme ripercorrendo la via Aemilia Scauri raggiungeva Vada Sabatia Vado Ligure e quindi per la riviera ligure di ponente giungeva in Gallia, ad Arles
  • Via Mediolanum-Ticinum, che congiungeva Ticinum Pavia con Mediolanum Milano
  • Via Brixiana I secolo a.C. da Cremona a Brescia In epoca imperiale costituiva un raccordo tra la via Postumia e la via Gallica
  • Via Flavia 79 d.C., nella provincia Venetia et Histria, fu costruita dallimperatore Vespasiano. La strada partiva da Tergeste Trieste e costeggiando il litorale istriano raggiungeva Fiume passando per Pola
                                     

5.4. Principali strade romane Italia centrale

  • Via Salaria Gallica: strada intervalliva tra Asculum Ascoli Piceno e Sena Gallica Senigallia nellodierna regione Marche
  • Via Salaria Picena: strada litoranea che collegava la Via Flaminia alla Via Salaria partendo da Fanum Fortunae Fano e arrivando a Castrum Truentinum, nei pressi di Porto dAscoli
  • Via Latina, attraversava lentroterra laziale e campano zona degli Ernici, il Liri e il Volturno e si collegava poi a Casilinum con la via Appia
  • Via Sarsinate da Sarsina a Rimini
  • Via Clodia, da Roma staccandosi dalla Cassia attraverso la maremma toscana si congiungeva con lAurelia fra Orbetello e Grosseto
  • Via Cecilia 142 a.C. o 117 a.C.: si staccava dalla Via Salaria andando verso la costa adriatica raggiungendo Amiternum e Hatria Atri, superando lAppennino centrale al passo oggi chiamato delle Capannelle.
  • Via Severiana, che collegava Ostia a Terracina
  • Via Quinctia, da Fiesole e Firenze a Pisa.
  • Via Flaminia militare 187 a.C. circa, strada militare da Arezzo a Claterna vicino Bologna)
  • Via Ariminensis, da Arretium Arezzo ad Ariminum Rimini
  • Via Curia: da Reate Rieti a Interamna Terni
  • Via Sublacense, dalla via Valeria a Subiaco
  • Via Tiburtina Valeria, da Roma a Pescara. In origine era una strada locale che da Roma portava a Tibur Tivoli. Il suo prolungamento fino a Corfinium, tra il III e il IV secolo a.C., prese il nome di via Valeria. Venne prolungata in epoca augustea fino a Pescara e ammodernata dallimperatore Claudio. In suo onore il tratto da Collarmele a Pescara fu ribattezzato "via Claudia Valeria"
  • Via Faventina da Faenza a Firenze
  • Via Clodia Nova da Lucca a Luni attraverso la Garfagnana
                                     

5.5. Principali strade romane Italia meridionale e Sicilia

  • via Aurelia Aeclanensis II secolo a.C.: da Ordona a Mirabella Eclano
  • Via Augusta Sallentina: da Taranto a Otranto
  • Via Popilia 132 a.C.: portava da Capua a Reggio Calabria attraverso Salerno, Eboli Eburum, Sala Consilina, Cosenza, Temesa e Medma In una iscrizione commemorativa trovata a Polla, nel Vallo di Diano, il suo costruttore che si ritiene fosse il console Popilio, sebbene non sia stato identificato con certezza, vanta di aver costruito lungo tutto il percorso 320 miglia i ponti, le mansiones, le pietre miliari, ed associa la realizzazione di quest’opera alla riforma agraria.
  • Via Valeria II secolo a.C., percorreva il litorale tirrenico della Sicilia, da Messina a Lilibeo
  • Via Traiana Calabra, prolungamento della via Appia Traiana da Brindisi a Otranto
  • Via Appia Traiana, costruita da Traiano fra il 108 e il 110 d.C. in alternativa alla vecchia via Appia, collegava Benevento a Brindisi e passava prossima allAdriatico
  • Via Herculea, realizzata per volere di Diocleziano alla fine del III secolo d.C., andava da Aequum Tuticum nei pressi di Ariano Irpino, nel Sannio, a Heraclea nei pressi dell’attuale Policoro, attraverso Venosa, Potenza e Grumentum.
  • Via Domizianaː prende il nome dallimperatore Domiziano che la fece costruire nel 95 d.C., va da Sinuessa nei pressi di Mondragone a Puteoli Pozzuoli
  • Via Pompeia o Pompea II secolo a.C.: da Messina a Siracusa
                                     

5.6. Principali strade romane Strade transalpine

I Romani costruirono anche strade dalta montagna per valicare le Alpi e dirette verso le Gallie, la Rezia e il Norico.

  • Via Claudia Augusta: iniziata dopo le campagne militari in Rezia e Vindelicia del 15 a.C. da Druso maggiore e Tiberio, figliastri di Augusto, valicava le Alpi e collegava Verona alle rive del Danubio attraverso "Tridentum" Trento, "Pons Drusi" Bolzano e il passo di Resia; una sua diramazione da Bolzano risaliva la valle dellIsarco e raggiungeva "Veldidena" Innsbruck attraverso il passo del Brennero
  • Via Cozia da Augusta Taurinorum Torino a Gap Francia attraverso Segusium Susa e il Colle del Monginevro. Si sovrappone in parte alla Via Domizia Tra i vari resti di questa via resta giunti fino a noi rimane un importante monumento, larco di Augusto a Susa
  • Via Iulia Augusta: valicava le Alpi al passo di Monte Croce Carnico e collegava Aquileia con le città di Aguntum e Virunum, nella provincia del Norico, nellattuale Austria. Una via in compendium, convenzionalmente denominata via Aguntum-Vipitenum, attraverso la val Pusteria collegava la Iulia Augusta alla diramazione della Claudia Augusta diretta al Brennero.
  • Via delle Gallie, da Eporedia Ivrea risaliva la valle della Dora Baltea fino ad Augusta Praetoria Aosta, dove si biforcava in due rami che raggiungevano i passi alpini dellAlpis Graia colle del Piccolo San Bernardo dove sono i resti di una mansio, e dellAlpis Poenina colle del Gran San Bernardo). Sul versante francese la strada raggiungeva Moûtiers mentre il ramo che superava lAlpis Poenina scendeva a Octodurum Martigny, nellattuale Svizzera
  • Via Domizia da Segusium Susa a Narbo Martius Narbona in Linguadoca-Rossiglione, tramite il colle del Monginevro
                                     

5.7. Principali strade romane Spagna

  • Via Delapidata Iter ab Emerita Asturicam, attraversava la Spagna occidentale da nord a sud, da Augusta Emerita Mérida ad Asturica Augusta Astorga
  • Via Augusta, attraversava la Spagna dal Colle di Panissars, sui Pirenei, a Cadice sulla costa atlantica. Le città più importanti attraversate dalla strada erano Valencia, Tarragona, Cordova e Siviglia; una variante toccava Barcellona
                                     

5.8. Principali strade romane Regno Unito

  • Dere Street
  • Fosse Way
  • Stane Street
  • Via Devana
  • Strade romane Londra-Inghilterra orientale
  • Watling Street
  • Ermine Street
  • Stanegate
  • Akeman Street
  • Peddars Way
  • Fen Causeway
                                     

5.9. Principali strade romane Oriente

  • Via Hadriana in Egitto, costruita dopo il 130 dallimperatore Adriano.
  • Via Traiana Nova già esistente come Via Regia fu ricostruita da Traiano tra il 111 e il 114.
  • Strata Diocletiana, lungo il limes arabicus comprendente forti, fortini e torri di avvistamento; iniziata da Diocleziano attorno al 290, ancora in uso nel VI secolo.