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ⓘ Rivoluzione anarchica spagnola. La rivoluzione anarchica spagnola del 1936 fu una rivoluzione sociale di ispirazione anarchica e libertaria che cominciò durante ..




Rivoluzione anarchica spagnola
                                     

ⓘ Rivoluzione anarchica spagnola

La rivoluzione anarchica spagnola del 1936 fu una rivoluzione sociale di ispirazione anarchica e libertaria che cominciò durante le prime fasi della guerra civile spagnola, seguita al colpo di Stato militare di Francisco Franco del luglio 1936 contro il governo repubblicano che porrà fine alla Seconda repubblica spagnola, per poi spegnersi, a partire dal 1937, incompiuta, infranta e tradita dallo stesso governo del Fronte Popolare. Le sue caratteristiche furono, tra altre: anticlericalismo nellambito religioso, orizzontalismo nellambito amministrativo, razionalismo nellambito educativo e collettivismo autogestito nellambito economico.

                                     

1. Una rivoluzione sociale libertaria

Si tratta probabilmente della più importante esperienza libertaria di massa nella storia, dato che un ruolo politico e militare preponderante rispetto alle altre forze antifasciste fu inizialmente ricoperto dallanarchismo, sia spontaneo che organizzato. Ad essere determinanti furono, da un lato, linflusso e il peso di quel complesso di idee e di pratiche istintivamente o coscientemente anarchiche adottate dal proletariato spagnolo e, dallaltro, la forza agente delle sue espressioni più strutturate, ossia: lorganizzazione politica specifica Federazione anarchica iberica F.A.I., con la sua Federación Ibérica de Juventudes Libertarias F.I.J.L. e lorganizzazione sindacale Confederación Nacional del Trabajo C.N.T., che arriverà ad avere un milione e mezzo di lavoratori iscritti. Secondo Guy Debord, che pure non ha lesinato critiche verso gli anarchici spagnoli, "Nel 1936 lanarchismo ha realmente condotto una rivoluzione sociale e labbozzo, il più avanzato che mai si sia visto, di un potere proletario.".

Effettivamente in questo tentativo storicamente rilevante di emancipazione dei lavoratori spagnoli ad opera di essi stessi, e non di uno stato o di un partito operaio agenti in loro nome, nonostante le gravi urgenze del contesto bellico si avviarono una serie di pratiche rivoluzionarie e si attuarono azioni dirette di massa, spesso spontanee e diffuse in diversi ambiti della vita sociale.

Per documentare precisamente la consapevolezza di chi allepoca simpegnò in questo senso si possono leggere diverse testimonianze di questo tenore: "Noi anarchici non abbiamo fatto la guerra per il piacere di difendere la repubblica borghese, mentre il controllo operaio vigeva in circa 4.500 imprese.

La rivoluzione sociale non si dimostrò invece efficace nel settore bancario che, forse per la scarsa presenza di sindacalisti radicali favorevoli alla collettivizzazione, finì per costituire uno dei suoi punti deboli cruciali, come già era stato durante lesperienza rivoluzionaria della Comune di Parigi 1871. Il sindacato maggioritario in quel settore, lUnione Generale dei Lavoratori U.G.T., era infatti vicino al governo a direzione marxista, più orientato verso la nazionalizzazione, ossia la gestione statale delle banche, il quale si servì del controllo del credito e delle riserve auree per circoscrivere e strangolare la dinamica rivoluzionaria, indirizzando politicamente i fondi pubblici per le spese, militari e non, dove non erano maggioritarie le componenti rivoluzionarie anarchiche o comuniste antistaliniste soprattutto il P.O.U.M. Onde evitare che oltre 500 tonnellate doro della Repubblica spagnola, confiscate alla Banca di Spagna, finissero direttamente in mano ai rivoluzionari spagnoli, il governo preferì trasferirne segretamente il valore nelle casse di Stalin, con lo scopo di ottenere il contributo bellico sovietico condizionato. E così egli poté impiegare quelloro di Mosca a sua discrezione, con le conseguenze politiche e militari che si vedranno controrivoluzione stalinista prima, vittoria del franchismo e fine della Repubblica poi.

Tuttavia una radicale trasformazione dei rapporti sociali e di produzione aveva potuto, se non altro, cominciare ad essere messa in pratica. In diverse collettività e in alcune transazioni il denaro fu abolito o parzialmente sostituito da forme non monetarie di retribuzione e buoni intransferibili, detti vales ". "Ad esempio ad Asco, in Catalogna, i membri dei collettivi ricevevano una tessera di famiglia sul cui retro figurava un calendario per segnare via le date di acquisto dei viveri, che potevano essere ritirati solo una volta al giorno nei diversi centri di approvvigionamento. Queste tessere erano di diversi colori, per permettere anche a chi non sapeva leggere di distinguerle facilmente. La collettività provvedeva a remunerare insegnanti, ingegneri e medici, che curavano gratuitamente i pazienti.".

Non utilizzata ovunque, questa sorta di salario familiare, per quanto ispirato ad un principio di uguaglianza, non andava certamente in direzione di una maggiore indipendenza della donna ed era in contraddizione con un certo progresso dellemancipazione femminile nella rivoluzione in corso, dal diritto allaborto alla parità nelle decisioni assembleari e nelle milizie. Accanto alla lotta contro loppressione di classe e lo sfruttamento, comunque, la rivoluzione spagnola avanzò contro altre forme di dominazione. Le relazioni sociali gerarchiche in genere subirono trasformazioni radicali o, quantomeno, sperimentazioni innovative in senso egualitario e libertario, come notò per esperienza diretta George Orwell nel suo Omaggio alla Catalogna, a partire proprio dalla messa in discussione dellideologia maschilista del patriarcato e dal protagonismo attivo e organizzato delle donne in ogni aspetto della rivoluzione.

Sempre allinsegna di una cultura antiautoritaria, in campo educativo, fu varato un vasto programma di alfabetizzazione e venne intensificata lattività degli Ateneos Libertarios; vennero portate avanti iniziative riconducibili allattività passata del famoso maestro e teorico di una "Scuola Moderna" Francesc Ferrer i Guàrdia; vennero fondate diverse scuole razionaliste, in un paese dove leducazione era essenzialmente prerogativa della Chiesa cattolica, ed anche montessoriane.

In tutto il territorio della Catalogna il servizio sanitario fu garantito e riorganizzato sulla base di un progetto avanzato di socializzazione della medicina, si svilupparono pratiche mediche fondate sulla prevenzione e la terapia sociale. Figura chiave di questo progetto fu il dottor Félix Martí Ibáñez, impegnato sia sul terreno clinico che su quello culturale, che lavorerà anche alla legislazione sullaborto stendendo la norma, in una delibera della Generalitat de Catalunya datata 25 dicembre 1936, per la quale alla donna spettava la libera scelta di proseguire o interrompere la gravidanza entro i primi 3 mesi.

La stessa organizzazione militare della guerra sociale antifascista fu improntata in chiave antimilitarista ed orizzontale con il rifiuto dellesercito e la creazione di milizie e colonne, come la Columna de Hierro di Valencia o la più famosa Colonna Buenaventura Durruti, e labolizione di gradi e uniformi militari. Così un delegato della formazione miliziana valenzana, che contava 3000 combattenti ed oltre 20.000 volontari, ne descriveva la struttura in un articolo dellorgano di stampa Linea de Fuego del 17 novembre 1936: "La costituzione del Comitato di Guerra è accettata da tutte le milizie confederali. Noi partiamo dallindividuo e formiamo dei gruppi di dieci, che si autogestiscono le piccole operazioni. Dieci gruppi formano una Centuria, che nomina un delegato per rappresentarla. Trenta Centurie formano una Colonna, che è diretta dal Comitato di Guerra, di cui fanno parte i delegati di Centuria.". Allorigine di questa forma di organizzazione erano quasi ventanni di lavoro e di esperienze di vari gruppi dazione come Los Solidarios, che difendevano gli attivisti sindacalisti e anarchici dalla violenza padronale dei pistoleros tra il 1917 e il 1923, ma soprattutto dei Comitati di Difesa della CNT, costituiti nel 1934.

                                     

2. Le cause della fine dellesperienza rivoluzionaria

Ostacoli di vario genere al processo rivoluzionario, comprese contraddizioni interne e soggettive, contribuirono alla conclusione di questa esperienza storica e la storiografia sullargomento è più vasta che quella sulle realizzazioni concrete. I fattori critici di tipo politico o militare, indiscutibilmente determinanti, hanno finito forse per oscurare altri elementi che entrarono allora in gioco e che, precisamente, qualificarono come anarchica questa rivoluzione infranta. La stessa storicità della rivoluzione sociale e libertaria qui illustrata corre il rischio di una dissolvenza, o di una vera e propria rimozione, quando ridotta esclusivamente entro altre categorie storiografiche come, ad esempio, quelle di guerra civile di Spagna o di frontismo antifascista.

È da tenere presente che già la sezione spagnola della Prima Internazionale A.I.L. era schierata su posizioni bakuniniste e che questa, nelle sue evoluzioni successive alla rottura con i marxisti, aveva elaborato una propria teoria rivoluzionaria basata sulla pratica dellazione diretta, sullorganizzazione e sul federalismo. Date queste premesse il corso del movimento rivoluzionario, che per sua natura era antistatalista e vedeva un protagonismo sociale autonomo dei lavoratori, non poteva non incontrare dinamiche politiche inerziali o contrarie, provenienti sia dal campo reazionario che dallarco di forze antifranchiste al governo, incluso, in parte, lo stesso movimento anarchico; se molteplici furono le cause della fine dellesperienza rivoluzionaria, di varia origine politica furono, dunque, anche le opposizioni allo sviluppo di quel corso.

                                     

2.1. Le cause della fine dellesperienza rivoluzionaria Controrivoluzione e repressione

La necessità di accelerare e completare la rivoluzione rivendicata da parte della sinistra libertaria e poumista, venne avversata dai comunisti, appoggiati dallUnione Sovietica, e dai repubblicani democratici; i primi perché contrari allopportunità di affrontare una rischiosa rivoluzione sociale, nella quale non avrebbero potuto assumere una posizione egemone, i secondi perché spaventati dallo sconvolgimento economico che ne sarebbe derivato. I rivoluzionari ribattevano che solo la mobilitazione rivoluzionaria delle classi subalterne avrebbe fornito lo slancio necessario in termini anche di alto morale alla popolazione per sconfiggere il fascismo.

Con il progredire della guerra, il governo e i comunisti furono in grado di fare leva sul loro accesso alle armi sovietiche per ripristinare il controllo politico, sia con la diplomazia che con la forza. Nelle giornate di maggio del 1937, i contrasti allinterno del campo antifascista esplosero in conflitto aperto quando i comunisti cercano di conquistare militarmente il controllo degli edifici pubblici di Barcellona, difesi dagli anarchici, arrestandone e fucilandone i dirigenti. Già precedentemente il Partito Comunista, per sconfiggere Franco, aveva sostenuto lopportunità di un blocco sociale il più esteso possibile rinviando quindi ogni prospettiva rivoluzionaria alla fine della guerra. Inoltre la necessità dellUnione Sovietica di rimanere lunico punto di riferimento politico ed ideologico per i comunisti di tutto il mondo spinse Stalin ad opporsi anche militarmente alla componente anarchica e a quella trotskista e "dissidente" come il POUM, il Partito Operaio di Unificazione Marxista, dello schieramento repubblicano. Paradossalmente quindi, furono i comunisti filosovietici a battersi contro labolizione della proprietà privata.



                                     
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