Топ-100
Indietro

ⓘ Agoghé. La agoghé era un rigoroso regime di educazione e allenamento basato su disciplina e obbedienza cui era sottoposto ogni cittadino spartano, comprese le d ..




Agoghé
                                     

ⓘ Agoghé

La agoghé era un rigoroso regime di educazione e allenamento basato su disciplina e obbedienza cui era sottoposto ogni cittadino spartano, comprese le due dinastie reali, fin dalletà di 7 anni. Comprendeva la separazione dalla famiglia, la coltivazione della lealtà di gruppo, lallenamento alla guerra e alla pratica militare, caccia, danza e preparazione per la società e per lattività civile.

Il termine "agoghé", tradotto alla lettera come "condotta/conduzione", è una parola applicata più tradizionalmente allallevamento del bestiame. Il supervisore durante tutto il periodo di allenamento era una figura di spicco della società spartana che nella letteratura greca è detta paidonómos: letteralmente un "mandriano di ragazzi". Secondo la tradizione tramandata dalle fonti più antiche questo tipo di educazione sarebbe stato introdotto dal semi-mitico legislatore spartano Licurgo.

Lagoghé era peculiare soprattutto perché si trattava di uneducazione obbligatoria, collettiva, organizzata ed impartita dalla città. Questo tipo di formazione era indispensabile per accedere alla piena cittadinanza e gli adolescenti che non si fossero sottoposti a tale regime non avrebbero potuto né accedere ai corpi di élite né tanto meno alle magistrature, nonché a tutti gli altri diritti civili.

Lobiettivo del sistema era di produrre maschi fisicamente e moralmente robusti perché potessero servire nellesercito spartano. Questi uomini, una volta divenuti hòmoioi, avrebbero preso il loro posto nella falange andando così a formare le "mura di Sparta": la città infatti, fino al regno di Archidamo IV era priva di una cinta muraria.

                                     

1. Struttura

I genitori dovevano presentare i nuovi nati alla lesche, dove sedevano cittadini tra i più anziani e onorevoli. Questi esaminavano i bambini se convenivano che avessero una struttura forte e salda allora ordinavano che venissero allevati e che venisse loro assegnato un klêros κλῆρος, ovvero un lotto di terra. Quando invece i neonati si fossero rivelati deformi o malformati se fin dallinizio fosse parso impossibile uno sviluppo sano, ritenendo che la sopravvivenza dei bambini stessi non sarebbe stata proficua né per loro né per la città, venivano abbandonati in un luogo chiamato Apothete, un burrone presso il Taigeto.

Coloro che superavano la selezione venivano subito abituati dalle loro nutrici a crescere senza fasce per rendere i loro corpi resistenti e atti a muoversi liberamente. Quando un ragazzo terminava il suo settimo anno veniva posto sotto lautorità del paidonómos παιδονόμος, incaricato di supervisionare la sua educazione.

Da quando i ragazzi venivano allontananti dalla famiglia vivevano in gruppi ἀγέλαι, mandrie sotto un ragazzo capo più grande. Questi mastigofori, portatori di frusta, erano nominati dai ragazzi stessi, ma erano sottoposti al maestro ed avevano il dovere di mettere in atto le punizioni qualora fossero venute a mancare disciplina o obbedienza. I paidónomos non erano di condizione servile come accadeva invece per i maestri di tutte le altre città della Grecia, piuttosto facevano parte dei cittadini più onorevoli poiché dovevano essere figure di riferimento in grado di suscitare rispetto presso gli allievi. Nonostante la figura del paidónomos, qualsiasi cittadino aveva il diritto di infliggere punizioni ai ragazzi qualora la situazione lo avesse richiesto. Erano incoraggiati a donare la loro lealtà al gruppo più che alle famiglie; anche quando erano sposati non potevano pranzare con le mogli almeno fino al compimento dei 25 anni di età.

La scrittura le arti in generale non meritavano grande attenzione e venivano insegnate da maestri di bassa caratura, menzionati di rado. Leducazione era fondata sulla disciplina, la vita dura e lemulazione. I paìdes ricevevano un solo mantello per le stagioni di tutto lanno, camminavano a piedi nudi. Erano mal nutriti e ci si aspettava che rubassero del cibo; se colti nellatto venivano severamente puniti, non tanto per il furto in sé ma per la scarsa abilità dimostrata nellessersi lasciati sorprendere.

Durante ladolescenza i ragazzi potevano lavarsi solo poche volte allanno, rasavano i capelli e trascuravano completamente laspetto esteriore, invertendo poi del tutto questa tendenza una volta superata questa fase e, specie in periodo di guerra quando lagoghé diminuiva di ritmo e intensità, e si richiedeva una cura estrema del proprio aspetto.

Letà successiva identificabile con il compimento dei 16 anni era dominata dallemulazione: gli efori selezionavano tre hippagrétai, i quali a loro volta sceglievano 100 guerrieri, motivando in maniera dettagliata la loro scelta, che tutti insieme sarebbero andati a formare la guardia reale dei 300 hippeís. Entrare a far parte di questa cerchia rientrava tra le più alte ambizioni di ogni Spartano e generava un clima di competizione interna che Plutarco definì come" la più cara agli dei e la più utile alla città”.

Veniva praticata una forma di pederastia spartana istituzionalizzata, da alcuni antichi storici ritenuta di natura casta e della quale gli Spartani non parlavano mai troppo volentieri; i guerrieri più anziani mantenevano infatti relazioni a lungo termine con i giovani, ma apparentemente soltanto con propositi pedagogici. Sarebbe stato infatti da condannare chiunque avesse desiderato soltanto il corpo di un ragazzo rendendo così la cosa disdicevole. Al ragazzo spettava richiedere la relazione, che era considerata importante nel trasmettere conoscenze e nellassicurare la lealtà sul campo di battaglia. La dedizione a questo culto trovava conferma nel fatto che quando facevano un sacrificio agli dèi prima di una battaglia, gli Spartani sacrificavano al dio dellamore, Eros.

Alletà di 18 anni, dopo lagoghé, i più promettenti tra i giovani spartiati partecipavano alla Krypteia, unorganizzazione che metteva ulteriormente alla prova le loro abilità, costringendo i nuovi iniziati a vivere allinterno del territorio della città senza mai farsi individuare da nessuno, e rinforzava lobbedienza della popolazione schiava degli Iloti, incoraggiando i giovani a cercare e uccidere schiavi in un giorno particolare dellanno.

Raggiunta la piena cittadinanza ogni ragazzo veniva introdotto dal suo erastés, amante, ai syssìtia, i quotidiani pasti collettivi, ritenuti come unimportante occasione di partecipare delle esperienze dei più anziani.

Una volta terminato laddestramento gli hòmoioi sono tenuti a prestare servizio militare fino al compimento dei 60 anni di età e a continuare ad esercitarsi alla guerra anche in periodo di pace.

                                     

2. Evoluzione

Non è agevole valutare le fasi interne dellagoghé. Un certo declino ha cominciato a rendersi avvertibile sin dagli inizi del V secolo, fino a portare nel III secolo allattenuazione dei rigori del processo formativo, probabilmente anche a causa dellevidente calo demografico verificatosi. La severità del processo di selezione infatti si rivelò alla fine controproducente, tanto che proprio nel III secolo il numero degli abitanti era sceso fino a divenire di solo qualche centinaio.

Il re Cleomene III nel 227 a.C. ripristinò lobbligatorietà istituzionale dellagoghé, che da tempo era caduta in declino: si mantenne fino al 222 a.C., anno della disfatta di Sellasia e della caduta di Sparta.

                                     

3. Educazione delle ragazze

Anche le ragazze avevano una forma di educazione statale che comprendeva danza, ginnastica e altri sport. Lo scopo era simile a quello dellagoghé in quanto mirava a rendere le donne spartane le più attraenti fisicamente dellintera Grecia, e a consentire loro di dare alla luce bambini sani e vigorosi. Tratti come grazia e cultura erano malvisti, a favore della temperanza fisica e della rettitudine morale. Come per i ragazzi, leducazione delle ragazze poteva includere una relazione omosessuale con una donna più anziana.

Le donne spartane indossavano lantico peplo πέπλος aperto su un lato, che a volte suscitava la derisione degli altri greci, che le chiamavano phainomerides, φαινομηρίδες, "mostra-coscia." Nelle cerimonie religiose e durante gli esercizi fisici, ragazze e donne erano nude come i ragazzi e gli uomini.