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ⓘ Il volto della battaglia - Azincourt, Waterloo, la Somme è un saggio del 1976 ad opera dello storico militare inglese John Keegan. Il libro descrive la struttur ..




Il volto della battaglia
                                     

ⓘ Il volto della battaglia

Il volto della battaglia - Azincourt, Waterloo, la Somme è un saggio del 1976 ad opera dello storico militare inglese John Keegan.

Il libro descrive la struttura della guerra in tre periodi - Europa medievale, età napoleonica, prima guerra mondiale - mediante lanalisi di tre battaglie: Azincourt, Waterloo e la Somme. Tutti e tre gli eventi ebbero come protagonisti soldati britannici.

                                     

1. Contenuti

Il lavoro è fortemente innovativo per leoca in cui venne pubblicato, perché non esamina le battaglie dalla sola prospettiva dei generali, né si limita ad una pura antologia di aneddoti narrati dallultimo soldato semplice. Piuttosto, si concentra sulla dinamica concreta, "operativa", della battaglia, vagliandone al contempo criticamente i luoghi comuni, più o meno leggendari. Per esempio, Keegan mette in dubbio la celebrata efficacia delle cariche di cavalleria nello stesso Medioevo: ad Azincourt, gli arcieri, protetti da leggere armature, piantavano pali nel terreno per ostacolare i cavalli, e perfino la "comune" fanteria - se manteneva saldamente lo schieramento di formazione previsto - poco doveva temere dai cavalieri.

In questa cornice, lautore passa in rassegna la disposizione delle truppe, lefficienza di armi e schieramenti, ed altre misure dimportanza tattica. Si immedesima anche nellesperienza di ciascun combattente anche se in realtà confessa si non avere una personale pratica nel campo, pur avendo trascorso una vita ad insegnare agli ufficiali in accademia. Pur essendo unopera veramente valida sotto vari profili, in un certo qual modo risente dellamor patrio di Keegan, che quasi sempre conclude affermando sostanzialmente la superiorità soprattutto morale del combattente inglese rispetto agli avversari.

                                     

2. Il massacro dei prigionieri di Azincourt

Questa parte del libro contiene alcune delle pagine più acute dellautore. Converrà ricordare brevemente lantefatto.

In una fase della battaglia, il re inglese Enrico V dInghilterra comandò di uccidere i prigionieri di guerra francesi. Lazione – per quanto esecrabile sotto svariati profili – aveva una sensata giustificazione sul piano meramente tattico: vi era stata unimprevista sortita francese nelle retrovie britanniche dove tra laltro si custodivano i catturati, anche se probabilmente il colpo di mano mirava ai carriaggi e vi era motivo di temere che i prigionieri ne approfittassero per riarmarsi il terreno era ingombro di ogni sorta di materiale bellico e riprendere il combattimento il cui felice esito per Enrico era obiettivamente tuttaltro che acquisito.

Enrico V, nel momento stesso in cui lemergenza rientrò, comandò in ogni caso che luccisione a sangue freddo cessasse con ciò confermando la natura puramente "utilitaristica" di questa operazione militare, per la quale non fu minimamente biasimato da alcuna autorità civile o religiosa del tempo.

I prigionieri erano quasi esclusivamente "uomini darme" ossia combattenti benestanti, che si potevano permettere unarmatura. Gli inglesi del loro stesso ceto si rifiutarono di eseguire lordine regio, per la cui attuazione fu necessario ricorrere ad un manipolo di arcieri, comandati da uno scudiero. Va detto che gli arcieri appartenevano a classi sociali più umili, quando non fossero stati dei veri e propri avanzi di galera.

                                     

2.1. Il massacro dei prigionieri di Azincourt Analisi psicosociale

Indipendentemente dal fatto che i caduti in questa operazione dovrebbero in realtà essere stati un numero piuttosto limitato per una serie di ragioni che Keegan individua con spietato realismo, facendo anche riferimento a massacri occorsi in età contemporanea è interessante soprattutto lesame che lo scrittore conduce sulle motivazioni del rifiuto opposto dagli "uomini darme" suoi antenati.

  • Scrupoli religiosi: indubbiamente lazione di uccidere un "cristiano" disarmato doveva apparire ripugnante, ma la morale del tempo considerava comunque la guerra come una sorta di "zona franca".
  • Scrupoli morali in genere: non vi è dubbio che il massacro contraddicesse le regole cavalleresche, cui certamente aderivano, sinceramente, gli uomini darme riluttanti
  • Motivazioni venali: il prigioniero che si arrendeva diventava, allepoca, una sorta di "proprietà privata" del singolo avversario cui si era arreso, il quale oltre a depredare lo sconfitto richiedeva un riscatto per concedere la libertà al vinto. Le cronache dellepoca riferirono, infatti, che i francesi più nobili vennero espressamente esentati dalla strage, ed anzi cenarono con il re inglese la sera stessa. È altrettanto significativa la circostanza che gli arresi troppo malandati o troppo poco abbienti quasi certamente non venivano fatti prigionieri ma finiti sul posto.


                                     

3. Edizioni

  • Il volto della battaglia, Milano, Il Saggiatore, 2001-2017, ISBN 978-88-42-80884-8.
  • Il volto della battaglia, traduzione di Francesco Saba Sardi, Collana Saggi n.100, Milano, Mondadori, 1978.