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Battaglia di Caporetto
                                     

ⓘ Battaglia di Caporetto

La battaglia di Caporetto, o dodicesima battaglia dellIsonzo, fu uno scontro combattuto durante la prima guerra mondiale, tra le forze congiunte degli eserciti austro-ungarico e tedesco, contro il Regio Esercito italiano.

Lattacco, cominciato alle ore 2:00 del 24 ottobre 1917, portò alla più grave disfatta nella storia dellesercito italiano, tanto che, non solo nella lingua italiana, ancora oggi il termine Caporetto è utilizzato come sinonimo di sconfitta disastrosa.

Approfittando della crisi politica interna alla Russia zarista, dovuta alla rivoluzione bolscevica, Austria-Ungheria e Germania poterono trasferire consistenti truppe dal fronte orientale a quello occidentale e italiano. Forti di questi rinforzi, gli austro-ungarici, con lapporto di reparti d élite tedeschi, sfondarono le linee tenute dalle truppe italiane che, impreparate a una guerra difensiva e duramente provate dalle precedenti undici battaglie dellIsonzo, non ressero allurto e dovettero ritirarsi fino al fiume Piave, a 150 chilometri di distanza.

La sconfitta portò a immediate conseguenze politiche le dimissioni del Governo Boselli e la nomina di Vittorio Emanuele Orlando a Palazzo Chigi e militari, con l’avvicendamento del generale Luigi Cadorna che cercò di nascondere i suoi gravi errori tattici, imputando le responsabilità alla presunta viltà di alcuni reparti con Armando Diaz. Le unità italiane si riorganizzarono abbastanza velocemente e fermarono le truppe austro-ungariche e tedesche nella successiva prima battaglia del Piave, riuscendo a tenere a oltranza la nuova linea difensiva su cui aveva fatto ripiegare Cadorna.

                                     

1. Situazione generale

Le prime quattro offensive sullIsonzo, scatenate da Luigi Cadorna, comandante supremo del Regio Esercito italiano, durante la seconda metà del 1915, non portarono nessun cambiamento sostanziale del fronte, ma solo la morte di numerosi soldati di entrambi gli schieramenti, con gli italiani respinti a ogni tentativo di sfondare le linee nemiche. Così come sul fronte occidentale, quindi, anche in Italia si riconfermò la caratteristica fondamentale della prima guerra mondiale: la guerra di trincea.

Nel 1916 il capo di stato maggiore austro-ungarico Franz Conrad von Hötzendorf ritirò parte dei suoi uomini dal fronte orientale, ritenuto solido e relativamente tranquillo, per impiegarli il 15 maggio nella cosiddetta Strafexpedition spedizione punitiva contro gli italiani, ma lattacco non riuscì completamente e quindi vi fu il ritorno a una situazione di stallo. Cadorna era deciso però a riprendersi i territori dellAltopiano di Asiago in Veneto e del Trentino e così, nella seconda metà del 1916, il Regio Esercito tentò di nuovo di scacciare i nemici dalle zone interessate, ma gli insuccessi portano il comandante italiano a volgere nuovamente la sua attenzione allIsonzo, dove i suoi uomini riuscirono a prendere Gorizia costringendo gli austro-ungarici a ripiegare nelle linee di difesa arretrate, da dove respinsero tutti i successivi assalti degli avversari.

Nel maggio 1917 Cadorna riprese liniziativa ordinando il via alla decima battaglia dellIsonzo, ma ancora una volta i risultati ottenuti furono minimi in confronto alle vite umane perse per conseguirli. Alla fine di luglio venne convocata a Parigi una conferenza Alleata dove fu richiesto allItalia di eseguire altre due nuove offensive, il prima possibile, per alleggerire la pressione sul fronte occidentale, ma Cadorna ne garantì solo una undicesima battaglia dellIsonzo, che finì in un nulla di fatto.

Tutte queste battaglie, come già detto, costarono a entrambi gli avversari ingenti perdite umane, ma per gli austro-ungarici la situazione era più grave, essendo i loro effettivi circa il 40% in meno di quelli italiani. Per loro fu quindi necessario chiedere la collaborazione dei tedeschi, che risposero inviando al fronte alcune unità di eccellenza e degli ottimi comandanti come il generale Otto von Below e il suo capo di stato maggiore Konrad Krafft von Dellmensingen.

                                     

2. Terreno

I luoghi più significativi dove venne combattuta la battaglia di Caporetto furono lomonima conca, le valli del Natisone e il massiccio del monte Colovrat. La posizione di Caporetto Kobarid in sloveno è particolarmente strategica dato che si trova allincrocio tra il corso dellIsonzo e la valle del Natisone che porta verso la pianura friulana. Durante la guerra quindi la città funzionò da collegamento tra linterno del paese e la complessa organizzazione del IV Corpo darmata, la grande unità del Regio Esercito dispiegata tra la vallata le montagne sovrastanti. I paesi centrali rispetto ai settori in cui era divisa lampia zona di combattimento del corpo darmata ospitavano i comandi di divisione con tutti i servizi aggregati dellartiglieria, del genio militare e della sanità, mentre quelli a pochi chilometri dalla prima linea alloggiavano i comandi di brigata, le riserve le truppe a riposo.

Collocate nella parte più orientale della regione Friuli-Venezia Giulia, le valli del Natisone collegano Cividale del Friuli alla valle dellIsonzo in Slovenia. Sono costituite dalla valle del Natisone propriamente detta e da quelle percorse dai suoi affluenti, lAlberone, il Cosizza e lErbezzo. A nord sono dominate dal monte Matajur, o monte Re, alto 1.641 m.

La catena del Colovrat Kolovrat in sloveno è una lunga catena montuosa caratterizzata da una serie di alture costituite dal monte Podclabuz Na Gradu-Klabuk 1.114 m, dal monte Piatto 1.138 m e dal monte Nagnoj a quota 1.192, coincidente con la linea di confine attuale fra Italia e Slovenia. Tale sistema di monti si eleva sopra la valle tra Caporetto e Tolmino Tolmin in sloveno e nel maggio 1915 costituì uno dei punti di partenza delle truppe italiane verso i territori dellImpero austro-ungarico.

                                     

3.1. Forze in campo Le nuove tattiche del Deutsches Heer

Landamento del conflitto per lImpero tedesco spinse Erich Ludendorff, abile generale del Deutsches Heer, consigliato anche dal colonnello Fritz von Loßberg, a rivalutare le tattiche difensive e offensive da insegnare ai soldati impiegati al fronte. Riguardo alle seconde, che più interessano lo scenario della disfatta di Caporetto, vennero istituite e addestrate le cosiddette Sturmpatrouillen, squadre dassalto formate da 11 uomini sette fucilieri, due portamunizioni e due addetti alle mitragliatrici che dovevano muoversi con missione di contrattacco; così facendo si affidava liniziativa al livello di comando più basso, accollando alte responsabilità ai sottufficiali.

Già i francesi nel 1915 avevano sviluppato un concetto simile prevedendo di impiegare groupes de tirailleurs, armati di bombe a mano, mortai e fucili mitragliatori, contro postazioni di mitragliatrici nemiche, avanzando in formazione allargata e sfruttando ogni elemento del terreno a proprio vantaggio, ma non ci furono prove pratiche e così i tedeschi, venuti a conoscenza di queste idee, svilupparono le loro dottrine descritte sopra le introdussero nel 1917. I vertici militari tedeschi capirono inoltre che la vita in trincea era fisicamente e psicologicamente distruttiva per il soldato, così si adoperarono per ridurre al minimo la permanenza in prima linea delle truppe: un battaglione stava in linea mediamente 2 giorni su 12.

Di tutti questi studi e innovazioni la Germania tenne sempre al corrente lImpero austro-ungarico, che non tardò a metterli efficacemente in pratica nella battaglia di Flondar, nella battaglia del monte Ortigara e nellundicesima battaglia dellIsonzo, avvalendosi soprattutto della "difesa elastica", altra novità dei loro alleati mutuata da unidea francese rimasta tale. Essa consisteva in tre linee di difesa: la prima era occupata da poche forze, la seconda era invece ben presidiata e fortificata, mentre la terza era destinata alle riserve e alle truppe da lanciare in un eventuale rapido contrattacco.



                                     

3.2. Forze in campo La situazione del Regio Esercito

Sotto il comando di Cadorna, dal maggio 1915 allottobre 1917, il Regio Esercito si era notevolmente potenziato passando da un milione a tre milioni di uomini. Allo stesso tempo, era più che triplicata lartiglieria, il numero delle mitragliatrici era aumentato e anche laviazione aveva beneficiato di un significativo incremento. Tutto questo però non fu seguito da un valido addestramento a causa della indisponibilità di istruttori esperti, la cui formazione richiedeva degli anni, e degli stessi soldati, cronicamente insufficienti in rapporto allestensione del fronte 650 km. Alle innovazioni tedesche, lItalia contrapponeva il classico schema offensivo basato su una potente azione delle artiglierie seguita dallattacco dei fanti. Riguardo alla difesa invece, il Comando supremo militare italiano, dal quale dipendeva il IV Gruppo aereo, aveva emanato poche direttive nel corso della guerra, riguardanti più che altro luso dellartiglieria. Anche il Regio Esercito era disposto su tre linee di difesa ma, a differenza dei loro nemici, i soldati erano ammassati in prima linea, mentre le altre due erano scarsamente presidiate, dato che si riponevano le speranze di spezzare lattacco dellavversario nellartiglieria.

La differenza con la "difesa elastica" tedesca sta nel fatto che questi accettavano il ripiegamento di qualche chilometro per preparare meglio il contrattacco da lanciare nel momento in cui, non più protetti dalle bocche da fuoco, i reparti nemici entravano in crisi sotto il tiro avverso. Un altro elemento caratteristico dellesercito italiano era la sua eccessiva burocratizzazione: mentre gli ordini tedeschi passavano solo attraverso i comandi di divisione e di battaglione, in Italia si doveva passare per il corpo darmata, la divisione, la brigata, il reggimento e, infine, per il battaglione.

Qualcosa comunque, anche se tardi e in misura limitata, venne fatta. Il 29 luglio 1917 infatti furono creati a Manzano gli Arditi per ordine del generale Capello, che pose il reparto alle dipendenze del capitano Giuseppe Alberto Bassi. Questo provvedimento incise comunque in misura minima nella battaglia di Caporetto, sia per il ridotto numero di Arditi, sia perché il reparto era votato prevalentemente allazione offensiva, con poca esperienza, come del resto lintero esercito, in ambito difensivo.

                                     

3.3. Forze in campo Germania e Impero austro-ungarico

Per quanto riguarda la 14ª Armata le divisioni tedesche che vi militavano, tre la 1ª, la 50ª e la 55ª già si trovavano nella zona delle operazioni, mentre la 3ª Edelweiss e la 22ª Schützen vennero fatte arrivare dal Trentino; queste unità, assieme allAlpenkorps, erano già avvezze alla guerra in montagna in quanto avevano combattuto nei Vosgi, in Macedonia e nei Carpazi. La 12ª slesiana e la 26ª dovettero invece essere addestrate a combattere nel nuovo tipo di terreno, mentre la 4ª, la 5ª, la 13ª, la 33ª, la 117ª e la 200ª provenivano dal fronte orientale.

A guardare solo gli elementi che entrarono in azione il 24 ottobre escluse le riserve e la divisione Jäger, che per molti giorni non partecipò ai combattimenti, la forza complessiva degli austro-ungarici-tedeschi era di 353.000 uomini, 2.147 cannoni e 371 bombarde.

                                     

3.4. Forze in campo 14ª Armata

Di seguito lordine di battaglia della 14ª Armata austro-ungarico-tedesca allora zero del 24 ottobre 1917.

Comandante in capo: generale di fanteria Otto von Below Capo di Stato Maggiore: tenente generale Konrad Krafft von Dellmensingen Comandante dartiglieria: maggior generale Richard von Berendt Schieramento: dal monte Rombon a Gorenji Log

  • 3ª Divisione di fanteria austro-ungarica Edelweiss maggiore generale Wieden von Alpenbach
  • Schieramento: dal monte Rombon al monte Nero Krn in sloveno
  • I Corpo austro-ungarico Gruppo Krauss - generale di Fanteria Alfred Krauß
  • 59º Reggimento fanteria "Erzherzog Rainer"
  • 216ª Brigata fanteria
  • 4º Reggimento Kaiserjäger 1 solo battaglione
  • 217ª Brigata fanteria
  • 14º Reggimento fanteria "Ernst Ludwig Großherzog von Hessen und bei Rhein"
  • 3º Reggimento Kaiserjäger
  • 26º Reggimento Schützen "Marburg"
  • 3º Reggimento Kaiserschützen "Innichen" fanteria da montagna meno 1 battaglione
  • 4ª Brigata Schützen
  • 22ª Divisione Schützen austro-ungarica maggiore generale Müller
  • 1º Reggimento Kaiserschützen "Trient" fanteria da montagna
  • 2º Reggimento Kaiserschützen "Bozen" fanteria da montagna
  • 98ª Brigata Schützen
  • 55° Sturmbtaillon
  • 4º Reggimento fanteria della Bosnia/Erzegovina
  • 55ª Divisione di Fanteria austro-ungarica maggiore generale principe di Schwarzemberg
  • 7º Reggimento fanteria "Graf von Khevenhüller"
  • 26ª Brigata da montagna
  • Elementi, 4º Reggimento fanteria della Bosnia/Erzegovina 1 battaglione
  • Elementi, 7º Reggimento fanteria 1 battaglione
  • 2º Reggimento fanteria della Bosnia/Erzegovina
  • 38ª Brigata fanteria
  • 11º Reggimento Jäger
  • Battaglione Jäger della riserva della Guardia Prussia
  • 1º Battaglione Jäger
  • Squadrone comando, 4º Reggimento dragoni "von Bredow" 1. Schlesisches
  • 5ª Brigata di marcia Ersatz di fanteria
  • Divisione Jäger tedesca colonnello von Wodkte
  • Battaglione Schützen della riserva della Guardia
  • 2º Battaglione Jäger
  • 12º Reggimento Jäger
  • 1º Battaglione Jäger della riserva
  • Squadrone comando, 2º Reggimento ussari "Leib Husaren Regiment Königin Victoria von Preußen" Prussia
  • 7º Battaglione Jäger
  • 21º Battaglione Jäger della riserva
  • 20º Battaglione Jäger della riserva
  • Squadrone comando, 8º Reggimento Chevaulegers Baviera
  • 13º Reggimento Jäger
  • 8º Battaglione Jäger della riserva
  • Sturmbataillon "Deutscher Kronprinz" Baviera
  • Sturmbataillon "Herzog Albrecht" Baviera
  • Sturmbataillon "Kronprinz Rupprecht" Baviera
  • 25º Battaglione Feldjäger
  • 50ª Divisione di fanteria austro-ungarica maggiore generale Gerabek
  • Schieramento: dal monte Nero a Mengore
  • 30º Reggimento fanteria "Schoedler" 1 solo battaglione
  • 33º Reggimento fanteria "Kaiser Leopold II" 1 solo battaglione
  • 3ª Brigata da montagna
  • III Corpo bavarese Gruppo Stein - tenente generale Hermann Freiherr von Stein
  • 46º Reggimento fanteria 1 solo battaglione
  • 155º Reggimento Landsturm milizia territoriale
  • 80º Reggimento fanteria "Wilhelm Ernst Großherzog von Sachsen-Weimar-Eisenach, Herzog zu Sachsen" 1 solo battaglione
  • 18º Reggimento fanteria "Erzherzog Leopold Salvator" 1 solo battaglione
  • 15ª Brigata da montagna
  • 1º Reggimento fanteria della Bosnia/Erzegovina meno 1 battaglione
  • 61º Reggimento fanteria "Ritter von Frank" 1 solo battaglione
  • 37º Reggimento fanteria "Erzherzog Joseph" 1 solo battaglione
  • 62º Reggimento fanteria 3.Oberschlesisches
  • 63º Reggimento fanteria 4.Oberschlesisches
  • 23º Reggimento fanteria "von Winterfeldt" 2.Oberschlesisches
  • 24ª Brigata fanteria
  • 12ª Divisione di fanteria tedesca maggiore generale Lequis
  • 157º Reggimento fanteria 4.Schlesisches
  • 233ª Brigata fanteria
  • 11º Reggimento fanteria della riserva
  • 117ª Divisione di fanteria tedesca – maggiore generale von Seydel
  • 22º Reggimento fanteria della riserva "Keith" 1. Oberschlesisches
  • 1º Reggimento Jäger bavarese
  • 1ª Brigata Jäger bavarese
  • 1º Battaglione Jäger bavarese
  • 1º Battaglione Jäger della riserva bavarese
  • 1º Battaglione Jäger bavarese "Koenig"
  • Reggimento di fanteria "Leibregiment" bavarese
  • Corpo alpino tedesco Alpenkorps maggiore generale von Tutschenk
  • 10º Battaglione Jäger bavarese
  • 14º Battaglione Jäger della riserva bavarese
  • 10º Battaglione Jäger della riserva bavarese
  • 2º Reggimento Jäger bavarese
  • Battaglione da montagna del Württemberg maggiore Theodor Sproesser
  • Schieramento: da Mengore a Santa Lucia dIsonzo
  • 125º Reggimento fanteria "Kaiser Fredrich, König von Preußen" 7.Württenbergisches
  • LI Corpo tedesco Gruppo Berrer - tenente generale Albert von Berrer
  • 119º Reggimento granatieri "Königin Olga" 1.Württenbergisches
  • 26ª Divisione di Fanteria 1ª Württemberg maggiore generale von Hofacker
  • 121º Reggimento fanteria "Alt-Württemberg" 3.Württenbergisches
  • 51ª Brigata fanteria
  • 1º Battaglione Sciatori Baviera
  • 2º Battaglione Sciatori
  • 3º Reggimento Jäger
  • 2ª Brigata Jäger
  • 200ª Divisione di fanteria tedesca maggiore generale von Below
  • 4º Battaglione Sciatori Baviera
  • 3º Battaglione Sciatori
  • 11º Battaglione Jäger
  • 4º Reggimento Jäger
  • 5º Battaglione Jäger della riserva
  • 6º Battaglione Jäger della riserva
  • 23º Battaglione Jäger della riserva
  • 5º Reggimento Jäger
  • 17º Battaglione Jäger della riserva
  • 18º Battaglione Jäger della riserva
  • XV Corpo austro-ungarico Gruppo Scotti - luogotenente feldmaresciallo Karl Scotti
  • 86º Reggimento di fanteria "Freiherr von Steininger" 1 solo battaglione
  • 25º Reggimento di fanteria "Edler von Pokorny" 1 solo battaglione
  • 53º Reggimento di fanteria "Dankl" 1 solo battaglione
  • Schieramento: da Santa Lucia dIsonzo a Log
  • 1ª Divisione di fanteria austro-ungarica luogotenente feldmaresciallo Metzger
  • 3º Battaglione Jäger della Bosnia/Erzegovina
  • 7ª Brigata da montagna
  • 5º Reggimento di fanteria "Freiherr von Klobucar" 1 solo battaglione
  • 66º Reggimento di fanteria "Erzherzog Peter Ferdinand" 1 solo battaglione
  • 17º Battaglione Feldjäger
  • 31º Battaglione Feldjäger
  • 37º Reggimento Schützen "Gravosa" 2 battaglioni
  • 92º Reggimento fanteria "Edler von Hortstein"
  • 4º Reggimento fanteria della Bosnia/Erzegovina 1 solo battaglione
  • 22ª Brigata da montagna
  • 10ª Brigata fanteria
  • 5ª Divisione di fanteria tedesca maggiore generale von Wedel
  • 8º Reggimento granatieri "Leib" "König Frederich Wilhelm III" 1.Branderburgisches
  • 52º Reggimento fanteria "von Albensleven" 6.Branderburgisches
  • 12º Reggimento granatieri "Prinz Karl von Preußen" 2.Branderburgisches
  • 99º Reggimento fanteria
  • 88º Reggimento fanteria
  • Riserva dArmata
  • 7ª Brigata fanteria
  • 4ª Divisione di fanteria austro-ungarica luogotenente feldmaresciallo Pfeffer von Ehrenstein
  • 8ª Brigata fanteria
  • 8º Reggimento fanteria "Erzherzog Karl Stephan"
  • 49º Reggimento fanteria "Freiherr von Hess"
  • 25ª Brigata Schützen
  • 1º Reggimento Schützen "Wien"
  • 24º Reggimento Schützen "Wien"
  • 13ª Divisione Schützen austro-ungarica luogotenente feldmaresciallo von Kalser
  • 25º Reggimento Schützen "Kremsier"
  • 14º Reggimento Schützen "Brünn"
  • 26ª Brigata Schützen
  • 33ª Divisione di fanteria austro-ungarica maggiore Generale Iwansky von Iwanina
  • 65ª Brigata fanteria
  • 19º Reggimento fanteria "Erzherzog Franz Ferdinand"
  • 36º Reggimento fanteria "Reichsgraf Browne"
  • 12º Reggimento fanteria "Parmann"
  • 66ª Brigata fanteria
  • 83º Reggimento fanteria "Freiherr von Schikovsky"
  • 63º Reggimento fanteria "Freiherr von Pitreich"
  • 35ª Divisione di fanteria austro-ungarica luogotenente feldmaresciallo von Podhoransky dalla 2ª Armata
  • Grandi unità assegnate successivamente alla 14ª Armata
  • 69ª Brigata fanteria
  • 51º Reggimento fanteria "von Boroeviċ"
  • 64º Reggimento fanteria "Ritter von Auffenberg"
  • 62º Reggimento fanteria "Ludwig III, König von Bayern"
  • 70ª Brigata fanteria
  • Gruppo Lesachtal
  • Battaglione Schützen volontari di Salisburgo
  • Battaglione Schützen volontari della Stiria
  • 148º Battaglione Landsturm milizia territoriale
  • 94ª Divisione di fanteria austro-ungarica luogotenente feldmaresciallo von Lawrowski
  • 25ª Brigata di montagna
  • 26º Reggimento Landsturm milizia territoriale, 1 battaglione
  • 8º Battaglione Feldjäger
  • Battaglione Feldjäger di marcia Ersatz
  • 30º Battaglione Landsturm milizia territoriale
  • 18º Reggimento Schützen "Przemyšl" 1 solo battaglione
  • 157º Battaglione Landsturm milizia territoriale
  • 26º Reggimento Landsturm milizia territoriale, 2 battaglioni
  • ° Sturmbataillon
  • 151º Battaglione Landsturm milizia territoriale
  • 57ª Brigata fanteria da montagna

Forza stimata totale solo compagnie fucilieri, escluse le compagnie mitragliatrici e i servizi: 98.400 unità Battaglioni: 164 di cui 65 tedeschi Artiglieria: 1.759 pezzi di cui 1.250 piccoli calibri, 396 medi calibri, 32 grossi calibri, 81 in posizione fissa oltre a 44 compagnie lanciamine. Erano disponibili anche 4.000 mitragliatrici circa.



                                     

3.5. Forze in campo 2ª Armata dellIsonzo

Di seguito lordine di battaglia della 2ª Armata dellIsonzo Gruppo Kosak allora zero del 24 ottobre 1917.

Comandante in capo: luogotenente maresciallo Ferdinand Kosak Capo di Stato Maggiore: tenente colonnello Walter Slameczka Schieramento: da Gorenji Log a Črni Kal

  • 8º Battaglione Feldjäger della Bosnia/Erzegovina
  • 70º Reggimento Fanteria "Edler von Appel" 1 solo battaglione
  • 12º Battaglione Feldjäger
  • 8º Reggimento Fanteria "Erzherzog Karl Stephan" 1 solo battaglione
  • 2ª Brigata Fanteria da Montagna
  • 55º Reggimento Fanteria 1 solo battaglione
  • 52º Reggimento Fanteria "Erzherzog Friedrich" 1 solo battaglione
  • 60ª Divisione di fanteria austro-ungarica luogotenente feldmaresciallo Goiginger
  • 90º Reggimento Fanteria "Edler von Horsetzky" 1 solo battaglione
  • 1º Battaglione Feldjäger della Bosnia/Erzegovina
  • 20º Reggimento Fanteria "Heinrich Prinz von Preußen" 1 solo battaglione
  • 4º Battaglione Feldjäger della Bosnia/Erzegovina
  • 21º Reggimento Fanteria "Graf von Abensperg u. Traun" 1 solo battaglione
  • 47º Reggimento Fanteria "Graf von Beck-Rzikowsky" 1 solo battaglione
  • 10ª Brigata Fanteria da Montagna
  • 51º Reggimento Fanteria "von Boroevic"
  • 63º Reggimento Fanteria "Freiherr von Pitreich"
  • 69ª Brigata Fanteria
  • 35ª Divisione di Fanteria austro-ungarica luogotenente feldmaresciallo von Podhoránszky poi alla 14ª Armata
  • 70ª Brigata Fanteria
  • 64º Reggimento Fanteria "Ritter von Auffenberg"
  • 62º Reggimento Fanteria "Ludwig III, König von Bayern"
  • 22º Reggimento Fanteria "Graf von Lacy" meno 1 battaglione
  • 57º Reggimento Fanteria "Prinz zu Sachsen-Coburg-Saalfeld"
  • 57ª Divisione di Fanteria austro-ungarica maggiore generale von Hrozny
  • 2º Reggimento Landsturm milizia territoriale, 1 solo battaglione
  • 5ª Brigata Fanteria
  • 87º Reggimento Fanteria "Freiherr von Succovaty"
  • 8º Battaglione Feldjäger
  • 34º Reggimento Fanteria "Wilhelm I, Deutscher Kaiser und König von Preußen" 1 solo battaglione
  • 69º Reggimento Fanteria "Freiherr von Leithner" 1 solo battaglione
  • 18ª Brigata Fanteria

Forza stimata totale solo compagnie fucilieri, escluse le compagnie mitragliatrici e i servizi: 21.600 unità Battaglioni: 36 Artiglieria: 424 pezzi di cui 320 piccoli calibri, 96 medi calibri, 8 grossi calibri, oltre a 23 compagnie lanciabombe.

                                     

3.6. Forze in campo Italia

Sul fronte dellIsonzo Cadorna aveva a sud destra la 3ª Armata, dal cui Comando Aeronautica dipendeva il I Gruppo, comandata dal duca dAosta costituita da quattro corpi darmata, e a nord sinistra la 2ª Armata, dal cui Comando Aeronautica dipendeva il II Gruppo poi 2º Gruppo, comandata dal generale Luigi Capello e costituita da ben otto corpi darmata. Lo sfondamento avvenne sul fianco sinistro della 2ª Armata tra Tolmino e Plezzo. Tale parte di fronte era presidiata a sud tra Tolmino e lalta valle dello Judrio, dalla 19ª Divisione del maggior generale Giovanni Villani, dalla brigata Puglie e dal X Gruppo alpini del XXVII Corpo darmata di Pietro Badoglio, mentre a nord da Gabria fino a Plezzo dal IV Corpo darmata del tenente generale Alberto Cavaciocchi. Incuneato tra i due corpi darmata e in posizione più arretrata era stato disposto molto frettolosamente anche il debole VII Corpo darmata comandato dal maggior generale Luigi Bongiovanni.

Se si prendono in considerazione i soli reparti interessati dalloffensiva di von Below e di Kosak, si trattava di 257.400 uomini appoggiati da 997 cannoni e 345 bombarde.

                                     

3.7. Forze in campo 2ª Armata

Di seguito lordine di battaglia della 2ª Armata italiana allora zero del 24 ottobre 1917

Comandante in capo: tenente generale Luigi Capello Capo di Stato Maggiore: colonnello brigadiere Silvio Egidi Schieramento: dal monte Rombon al fiume Vipacco

In prima linea:

  • Battaglioni alpini "Borgo S. Dalmazzo", "Dronero" e "Saluzzo"
  • IV Corpo darmata tenente generale Alberto Cavaciocchi
  • Brigata "Friuli" - 87º e 88º reggimento fanteria
  • 2º Gruppo alpini - battaglioni "Ceva", "Mondovì", "Monviso"
  • Brigata "Foggia" - 280º reggimento fanteria
  • Schieramento: dal monte Rombon a Dolje
  • 50ª Divisione maggior generale Giovanni Arrighi
  • Elementi, Brigata "Etna" - 223º reggimento fanteria
  • V raggruppamento alpini: 5º gruppo
  • 43ª Divisione tenente generale Angelo Farisoglio
  • Brigata "Genova" - 97º e 98º reggimento fanteria
  • 9º reggimento bersaglieri
  • Brigata "Caltanissetta" - 147º e 148º reggimento fanteria
  • 2º reggimento bersaglieri
  • 46ª Divisione tenente generale Giulio Amadei
  • Brigata "Alessandria" - 155º e 156º reggimento fanteria
  • Elementi, Brigata "Etna" - 224º reggimento fanteria
  • Brigata "Foggia" - 281º e 282º reggimento fanteria
  • Battaglione alpini "Monte Argentera".
  • 34ª Divisione tenente generale Luigi Basso, riserva di corpo darmata
  • XXVII Corpo darmata tenente generale Pietro Badoglio
  • Brigata "Taro" - 207º e 208º reggimento fanteria meno un battaglione
  • Brigata "Spezia" - 125º e 126º reggimento fanteria
  • Brigata "Napoli" - 75º e 78º reggimento fanteria
  • Schieramento: da Dolje a Breg
  • 19ª Divisione maggior generale Giovanni Villani
  • Elementi, Brigata "Belluno" - 274º reggimento fanteria, I e II/275º reggimento fanteria
  • 65ª Divisione
  • Brigata "Pescara" - 211º e 212º reggimento fanteria
  • 22ª Divisione
  • 64ª Divisione
  • Elementi, Brigata "Belluno" - 276º reggimento fanteria, III/275º reggimento fanteria
  • Elementi, Brigata "Taro" - II/208º reggimento fanteria
  • Riserva di corpo darmata
  • Brigata "Puglie" - 71° e 72º reggimento fanteria già in linea
  • Brigata "Roma" - 78º e 80º reggimento fanteria già in linea
  • X Gruppo Alpini
  • 49ª Divisione
  • Brigata "Sele" - 219º e 220º reggimento fanteria
  • Brigata "Lambro" - 205º e 206º reggimento fanteria la mattina del 24 passò al XIV Corpo darmata, sostituita dalla "Palermo"
  • Brigata "Ravenna" - 37º e 38º reggimento fanteria
  • Schieramento: da Breg al monte Zgorevnice
  • XXIV Corpo darmata tenente generale Enrico Caviglia
  • 68ª Divisione
  • Brigata "Grosseto" - 237º e 238º reggimento fanteria
  • Brigata "Verona" - 85º e 86º reggimento fanteria
  • 10ª Divisione
  • Brigata "Campobasso" - 229º e 230º reggimento fanteria
  • Brigata "Tortona" - 257º e 258º reggimento fanteria
  • Brigata "Cremona" - 21° e 22º reggimento fanteria
  • Schieramento: dallo Zgorevnice al monte Sella di Dol
  • 67ª Divisione
  • II Corpo darmata maggior generale Alberico Albricci
  • Brigata "Brescia" - 19º e 20º reggimento fanteria
  • Brigata "Re" - 1° e 2º reggimento fanteria
  • 44ª Divisione
  • Brigata "Udine - 95º e 96º reggimento fanteria
  • 8ª Divisione
  • Brigata "Forlì" - 43º e 44º reggimento fanteria
  • Riserva di corpo darmata: brigata "Aquila" - 269º e 270º reggimento fanteria
  • Brigata "Milano" - 159º e 160º reggimento fanteria tatticamente a disposizione dellarmata e distaccata al XXVII Corpo dArmata
  • VI Corpo darmata tenente generale Luigi Lombardi
  • Brigata "Cuneo" - 7° e 8º reggimento fanteria
  • Schieramento: dalla Sella di Dol a Borgo Carinzia Gorizia
  • Brigata "Abruzzi" - 57º e 58º reggimento fanteria "Abruzzi"
  • 66ª Divisione
  • Brigata "Emilia" - 119° e 120º reggimento fanteria
  • 24ª Divisione
  • Brigata "Gaeta" - 263º e 264º reggimento fanteria
  • Schieramento: da Borgo Carinzia Gorizia al Vipacco
  • VIII Corpo darmata maggior generale Francesco Saverio Grazioli
  • 48ª Divisione
  • Brigata "Piemonte" - 3° e 4º reggimento fanteria
  • Brigata "Porto Maurizio" - 253º e 254º reggimento fanteria
  • 59ª Divisione
  • Brigata "Modena" - 41° e 42º reggimento fanteria
  • Brigata "Pesaro - 239º e 240º reggimento fanteria
  • 7ª Divisione
  • Brigata "Lucca" - 163º e 164º reggimento fanteria
  • Brigata "Bergamo" - 25° e 26º reggimento fanteria
  • Brigata "Sesia" - 201º e 202º reggimento fanteria piazzaforte di Gorizia, tatticamente a disposizione dellarmata

In seconda linea:

  • Schieramento: alla sorgente del fiume Judrio tra il monte Matajur e il Globočak
  • Brigata "Arno" - 213º e 214º reggimento fanteria
  • Brigata "Elba" - 261º e 262º reggimento fanteria
  • 3ª Divisione
  • VII Corpo darmata maggior generale Luigi Bongiovanni
  • 62ª Divisione
  • Brigata "Salerno" - 89° e 90º reggimento fanteria
  • IV brigata bersaglieri - 14º e 20º reggimento bersaglieri
  • Riserva di Corpo darmata: brigata "Firenze" - 127º e 128º reggimento fanteria
  • 20ª Divisione
  • Brigata "Palermo" - 67° e 68º reggimento fanteria
  • Brigata "Livorno" - 33° e 34º reggimento fanteria
  • Schieramento: tra il fiume Judrio e lIsonzo, a sud di Canale dIsonzo Kanal ob Soči in sloveno
  • XIV Corpo darmata tenente generale Pier Luigi Sagramoso - Riserva del Comando dArmata -
  • Brigata "Girgenti" - 247º e 248º reggimento fanteria
  • Brigata "Treviso" - 115º e 116º reggimento fanteria
  • 30ª Divisione
  • Brigata "Sassari" - 151° e 152º reggimento fanteria
  • XXVIII Corpo darmata maggiore generale Alessandro Saporiti - Riserva del Comando dArmata -
  • Brigata "Messina" - 93° e 94º reggimento fanteria
  • Brigata "Venezia" - 83° e 84º reggimento fanteria
  • 23ª Divisione
  • Brigata "Avellino" - 231° e 232º reggimento fanteria
  • Schieramento: in valle Judrio a nord di Cormons
  • I brigata bersaglieri - 6º e 12º reggimento bersaglieri
  • 47ª Divisione
  • V brigata bersaglieri - 4º e 21º reggimento bersaglieri
  • Brigata "Milano" - 159º e 160º reggimento fanteria distaccata dalla 66ª divisione, VI Corpo dArmata
  • Brigata "Taranto" - 143º e 144º reggimento fanteria
  • 60ª Divisione dipendente dal VIII Corpo darmata
  • Riserve del Comando Supremo
  • Brigata "Ferrara" - 47º e 48º reggimento fanteria
  • Brigata "Potenza" - 271º, 272º e 273º reggimento fanteria
  • Brigata "Vicenza" - 227º, 228º e 229º reggimento fanteria
  • 53ª Divisione dipendente dal XIV Corpo darmata
  • Brigata "Jonio" - 221º e 222º reggimento fanteria
  • 13ª Divisione dipendente dal XXVIII Corpo darmata
  • Brigata "Massa Carrara" - 251º e 252º reggimento fanteria
  • Brigata "Teramo" - 241º e 242º reggimento fanteria dipendente dal XXVIII Corpo darmata

Forza stimata totale servizi compresi: 667.017 uomini di cui 20.222 ufficiali e 646.795 uomini di truppa Battaglioni: 353 dei quali 17 alpini, 24 bersaglieri Artiglieria: 2.430 pezzi di cui 1.066 piccoli calibri, 1.296 medi calibri, 68 grossi calibri

                                     

4.1. Svolgimento della battaglia Le fasi preparatorie

Quando gli austro-ungarici chiesero aiuto, il capo di Stato Maggiore tedesco, Paul von Hindenburg, e il suo vice Erich Ludendorff, acconsentirono a inviare al fronte italiano il generale Konrad Krafft von Dellmensingen per un sopralluogo, che durò dal 2 al 6 settembre 1917. Terminate le varie verifiche e dopo aver vagliato le probabilità di vittoria, Dellmensingen tornò in Germania per approvare linvio degli aiuti, sicuro anche che la Francia, dopo il fallimento della seconda battaglia dellAisne ad aprile, non avrebbe attaccato.

Già l11 settembre Otto von Below fu posto a capo della nuova 14ª Armata e fu nominato suo capo di Stato Maggiore lo stesso Dellmensingen. Venne chiarita con lalleato austriaco la strategia da adottare: un primo sfondamento sarebbe dovuto avvenire a Plezzo, con direzione Saga e Caporetto, per conquistare monte Stol e puntare verso lalto Tagliamento; contemporaneamente da Tolmino si sarebbe dovuto risalire lIsonzo fino a Caporetto, per imboccare la valle del Natisone fino a Cividale del Friuli; un altro attacco frontale sarebbe partito invece contro il massiccio dello Iessa per impossessarsi successivamente di tutta la catena del Colovrat, da cui era possibile dominare la valle dello Judrio, accerchiando laltopiano della Bainsizza e spingendosi fino al monte Corada. Gli spostamenti di truppa dovevano essere effettuati con la massima segretezza e linizio delle operazioni era previsto per il 22 ottobre, ma alcuni ritardi di approvvigionamento posticiparono la data alle 2:00 del 24.

Nel frattempo, il 18 settembre, Cadorna venne a sapere che il generale russo Kornilov aveva fallito nel suo intento di ribaltare il governo Kerenskij, favorevole a unuscita del suo paese dalla guerra, e quindi, prevedendo uno spostamento di forze austriache e tedesche verso altri fronti, ordinò tassativamente alla 2ª e alla 3ª Armata di stabilire posizioni difensive. Il giorno dopo il duca dAosta capo della 3ª Armata inoltrò lordine ai suoi uomini, ma specificò di prepararsi al contrattacco se questo si fosse reso necessario per prevenire le mosse del nemico, imitato in questo da Capello al vertice della 2ª Armata il quale però, a differenza di lui, non fece arretrare in misura ragionevole le artiglierie. Nel frattempo la salute di questultimo, precaria già da tempo, peggiorò, e così il 4 ottobre il generale si ritirò in convalescenza a Padova, lasciando al suo posto Luca Montuori, senza emanare alcuna istruzione. Cadorna si rese conto dellerrore di Capello solamente il 18 ottobre, e il giorno seguente lo ricevette a Udine ribadendogli di eseguire il suo ordine con più decisione e velocità, mentre nel frattempo inviò due ufficiali presso Cavaciocchi e Badoglio per un aggiornamento della situazione e per verificare la necessità di inviare rinforzi, ma entrambi i comandanti risposero che non ve ne era bisogno, data la loro fiducia di mantenere le posizioni.

LUfficio I il servizio di intelligence italiana del periodo intanto monitorava laccrescersi degli eserciti avversari, ne teneva informato costantemente Cadorna, anche se non riuscì a stabilire con certezza il luogo delloffensiva, ipotizzando però che sarebbe partita tra Plezzo e Tolmino, come effettivamente fu. Il 20 ottobre un tenente boemo si presentò al comando del IV Corpo darmata con informazioni dettagliate sul piano dattacco di von Below, che per lui sarebbe cominciato, forse, sei giorni dopo. Il 21 ottobre due disertori rumeni informarono gli italiani che i loro ex camerati avrebbero attaccato presto prima a Caporetto e poi a Cividale del Friuli, specificando anche la preparazione di artiglieria che avrebbe preceduto lattacco, ma i comandi italiani non ritennero affidabili le loro informazioni. Il giorno successivo Cavaciocchi emanò disposizioni per demolire i ponti sullIsonzo facendo inoltre spostare il comando a Bergogna; venne bombardato il comando della 2ª Armata a Cormons, che si trasferì a Cividale del Friuli dovendo ricollegare da zero tutte le linee telefoniche, e lo stesso fece Badoglio stabilendosi a Cosi, da dove cominciò a trasmettere ordini alle sue divisioni. Non era a conoscenza però che i tedeschi avevano di nuovo individuato la sua posizione grazie alle intercettazioni telefoniche, e avevano già puntato, senza sparare, i cannoni sulle nuove coordinate.

Il 23 ottobre Capello riprese il controllo della 2ª Armata mentre continuavano a essere avvistate truppe nemiche in lontananza. Alle 13:00 venne intercettata una comunicazione tedesca in cui si fissava lavvio delloffensiva per le ore 2:00 del giorno dopo; così alle 14:00 Cadorna, Capello, Badoglio, Bongiovanni, Cavaciocchi e Caviglia XXIV Corpo darmata si riunirono per chiarire la situazione, ma latmosfera fu positiva in quanto il brutto tempo fece sperare in un rinvio dellattacco nemico.



                                     

4.2. Svolgimento della battaglia Lo sfondamento delle linee italiane

Alle 2:00 in punto del 24 ottobre 1917 le artiglierie austro-germaniche cominciarono a colpire le posizioni italiane dal monte Rombon allalta Bainsizza alternando lanci di gas a granate convenzionali, colpendo in particolare tra Plezzo e lIsonzo con un gas sconosciuto che decimò i soldati dell87º Reggimento lì dislocati. Alle 6:00 il tiro cessò dopo aver causato danni modesti, e riprese mezzora dopo stavolta contrastato dai cannoni del IV Corpo darmata, mentre il tiro di quelli del XXVII, a causa dellinterruzione dei collegamenti dovuta allo spezzarsi dei cavi elettrici sotto il tiro delle granate nessuna linea telefonica era stata interrata o protetta in alcun modo, e alcune posizioni non erano neanche collegate risultò caotico, impreciso e frammentario. Nel frattempo i fanti di von Below, protetti dalla nebbia, si avvicinarono notevolmente alle posizioni italiane, e alle 8:00, senza neanche aspettare la fine dei bombardamenti, andarono allassalto delle trincee italiane, salvo sul Passo della Moistrocca e sul monte Vrata dove, a causa della bufera di neve che vi imperversava, lattacco venne rimandato di unora e mezza.

Metà della 3ª Edelweiss si scontrò con gli alpini del gruppo Rombon che la respinsero, mentre laltra metà, assieme alla 22ª Schützen, riuscì a superare gli ostacoli nel punto dove era stato lanciato il gas sconosciuto, ma vennero fermate dopo circa 5 km dallestrema linea difensiva italiana posta a protezione di Saga, dove stazionava la 50ª Divisione del generale Giovanni Arrighi. Alle 18:00 questi, per non vedersi tagliata la via della ritirata, evacuò Saga ripiegando sulla linea monte Guarda - monte Prvi Hum - monte Stol, lasciando sguarnito anche il ponte di Tarnova da dove avrebbero potuto ritirarsi le truppe che verranno accerchiate sul monte Nero. Di tutto questo Arrighi informerà Cavaciocchi solo alle 22:00. Nella mattina intanto non ebbero successo la 55ª e la 50ª Divisione austro-ungarica, arrestate fra lIsonzo e il monte Sleme. Non riuscirono invece a tenere le posizioni la 46ª Divisione italiana e la brigata Alessandria poste allimmediata sinistra della 50ª Divisione austro-ungarica, ne approfittò un battaglione bosniaco che subito diresse per Gabria.

Lavanzata decisiva che provocò il crollo delle difese italiane fu effettuata dalla 12ª divisione slesiana del generale Arnold Lequis che progredì in poche ore lungo la valle dellIsonzo praticamente senza essere vista dalle posizioni italiane in quota sulle montagne, sbaragliando durante la marcia lungo le due sponde del fiume una serie di reparti italiani colti completamente di sorpresa. Lavanzata dei tedeschi ebbe inizio a San Daniele del Carso, dove cinque battaglioni della 12ª slesiana ebbero facilmente la meglio sui reparti italiani scossi dal bombardamento, e subito cominciò la loro progressione in profondità: alle 10:30 si trovavano a Idresca dIsonzo dove incontrarono uninaspettata ma debole resistenza, cinque ore dopo fu raggiunta Caporetto, alle 18:00 Staro Selo e alle 22:30 Robič e Creda.

Nel frattempo, più a sud, lAlpenkorps diventò padrone alle 17:30 del monte Podclabuz/Na Gradu-Klabuk, mentre del massiccio dello Jeza si occupò la 200ª Divisione, che conquistò la vetta alle 18:00 dopo aspri scontri con gli italiani, terminati del tutto solo a mezzanotte. I tre battaglioni del X Gruppo alpini, aiutati anche dal tiro efficace dellartiglieria italiana, resistettero fino alle 16:00 agli undici battaglioni della 1ª Divisione austro-ungarica, ma alla fine dovettero arrendersi e cedere il monte Krad Vhr. Nellalta Bainsizza, dove fu combattuta una guerra con i metodi "antiquati" cioè non applicando le novità tattiche introdotte dai tedeschi, il Gruppo Kosak non ottenne alcun risultato, e la situazione andò quasi subito in stallo.

Durante il primo giorno di battaglia gli italiani persero allincirca, tra morti e feriti, 40.000 soldati e altrettanti si ritrovarono intrappolati sul monte Nero, mentre i loro avversari 6.000 o 7.000. Nella mattina del 25 ottobre Alfred Krauß lanciò lattacco contro la 50ª Divisione ritiratasi il giorno precedente attorno al monte Stol. Esauste e con poche munizioni, le truppe italiane cominciarono a cedere alle 12:30 asserragliandosi sullo Stol, e qui il generale Arrighi ordinò loro di ritirarsi, ma improvvisamente giunse la notizia dalla 34ª Divisione di Luigi Basso che il comando del IV Corpo darmata aveva vietato ogni forma di ripiegamento da lui non espressamente autorizzato.

I fanti della 50ª ritornarono quindi sui loro passi ma nel frattempo la 22ª Schützen aveva preso possesso della cima dello Stol, da dove respinsero ogni attacco dei fanti italiani, che ricevettero lordine definitivo di ritirata da Cavaciocchi alle ore 21:00. Tra Caporetto e Tolmino nel frattempo la brigata "Arno", arrivata in zona tre giorni prima, stava difendendo il monte Colovrat le creste circostanti quando contro di loro mosse il battaglione da montagna del Württemberg, assegnato di rinforzo allAlpenkorps; il tenente Erwin Rommel guidava uno dei tre distaccamenti in cui era stato diviso il suo battaglione. Insieme a 500 uomini, il futuro feldmaresciallo cominciò a scalare le pendici del Colovrat catturando in silenzio centinaia di italiani presi alla sprovvista, mentre per errore la Arno, anziché contro il monte Piatto, venne lanciata verso il Na Gradu-Klabuk, già dal giorno prima saldamente in mano allAlpenkorps che dovette sostenere gli assalti italiani fino a sera. Tornando a Rommel, i suoi uomini conquistarono senza troppe fatiche il monte Nagnoj, dove presero posizione i cannoni tedeschi che cominceranno a prendere di mira il monte Cucco di Luico, aggirato da Rommel per non perdere tempo e preso nel pomeriggio da truppe dellAlpenkorps congiunte a elementi della 26ª Divisione tedesca.

Una volta distrutta la brigata Arno, Rommel puntò contro il Matajur dove stazionava la brigata "Salerno" del generale Zoppi, inquadrata nella 62ª Divisione del generale Giuseppe Viora, rimasto ferito e quindi sostituito proprio da Zoppi, che lasciò il suo posto al colonnello Antonicelli. Allalba del 26 ottobre ad Antonicelli giunse lordine da un tenente di abbandonare la posizione entro la mattina del 27. Sorpreso per una ritirata ordinata ben un giorno prima, il nuovo capo della Salerno chiese informazioni al portaordini il quale disse che probabilmente si trattava di un errore del comando di divisione, ma Antonicelli volle essere sicuro e obbligò il tenente a ritornare con lordine corretto, ma quando questo arrivò a destinazione Rommel nel frattempo aveva circondato il Matajur. Dopo duri scontri, la Salerno si arrese e Rommel chiuse la giornata dopo aver avuto solo sei morti e trenta feriti a fronte dei 9.150 soldati e 81 cannoni italiani catturati.

                                     

4.3. Svolgimento della battaglia DallIsonzo al Tagliamento

A questo punto Otto von Below, anziché arrestare la sua offensiva, la prolungò in direzione del fiume Torre, Cividale del Friuli, Udine e la Carnia. Contrariamente alle previsioni del generale tedesco però, lesercito italiano, anche se in preda al caos, non era in completo sfacelo, e oppose in alcuni punti una valida resistenza; inoltre la situazione delle artiglierie si era parzialmente livellata tra i due schieramenti, in quanto gli italiani le avevano perse nei primi giorni delloffensiva, e gli austro-tedeschi non riuscirono a farle stare al passo della rapida avanzata delle loro fanterie.

A detta del Generale Caviglia, alla guida del XXIV Corpo darmata, il successo di quel disordinato ma cruciale ripiegamento oltre lIsonzo era nelle mani di alcune unità chiamate dalla riserva ad arginare la caduta. Così nelle sue memorie del 26 e del 27 ottobre:

Cadorna, sin dalla mattina del 25 ottobre, passò al vaglio lidea di ordinare una ritirata generale, ne discusse nel pomeriggio stesso con Montuori, succeduto definitivamente a Capello a causa dei continui malori di questultimo. Avendo constatato limpossibilità di riprendere liniziativa, i due alti ufficiali diramarono lordine di ritirata nella serata, ma dopo poco tempo Cadorna ebbe un ripensamento e propose a Montuori di tentare una resistenza sulla linea monte Kuk - monte Vodice - Sella di Dol - monte Santo - Salcano. Il nuovo capo della 2ª Armata fu in totale disaccordo con il suo superiore ma Cadorna pochi minuti dopo la mezzanotte fece sapere alle truppe di disporsi sulla difensiva nelle posizioni da lui indicate.

La maggioranza delle postazioni comunque non tennero e già il 27 ottobre il comandante supremo del Regio Esercito diede disposizioni alla 2ª e 3ª Armata di riparare dietro il Tagliamento, mentre alla 4ª Armata, dalla quale dipendeva il XII Gruppo poi 12º Gruppo caccia, in linea sul Cadore, disse di spostarsi sulla linea di difesa a oltranza del Piave. Senza troppi ostacoli davanti, i tedeschi occuparono Cividale del Friuli il 27 ottobre e Udine il giorno dopo abbandonata in favore di Treviso da Cadorna marciando su un ponte che non era stato fatto saltare dai genieri italiani, e misero in serio pericolo da nord-ovest la 3ª Armata, che era rimasta troppo a Oriente. I tedeschi comunque si accorsero qualche ora troppo tardi della possibilità di accerchiamento, e così, grazie anche allinaspettata resistenza di alcune unità italiane, il duca dAosta le sue truppe riuscirono a mettersi in salvo.

In generale la ritirata avvenne in una situazione caotica, caratterizzata da diserzioni e fughe che sfoceranno in alcune fucilazioni, mista a episodi di valore e disciplina durante i quali molti ufficiali inferiori, rimasti isolati dai comandi, acquisirono notevole esperienza di un nuovo modo di fare la guerra, ora più rapida. Un episodio tragico per i soldati italiani si verificò nei ponti vicino a Casarsa della Delizia il 30 ottobre, quando soldati tedeschi della 200ª Divisione piombarono sulle colonne di mezzi e uomini che intasavano le strade facendo 60.000 prigionieri e catturando 300 cannoni. Più difficile fu invece infrangere le posizioni italiane, sempre il 30 ottobre, a Mortegliano, Pozzuolo del Friuli, Basiliano e alla frazione di Galleriano in questultima località per linaspettata resistenza durata un giorno e mezzo della Brigata Venezia del colonnello Raffaello Reghini, che consentirono il ripiegamento in corso.

Lultimo episodio di resistenza italiana sul Tagliamento ebbe inizio, anchesso, il 30 ottobre presso il comune di Ragogna: gli austro-ungarici, temporaneamente bloccati dal fuoco avversario, non riuscirono a impadronirsi dellimportante ponte di Pinzano al Tagliamento, ma si riscattarono il 3 novembre quando attraversarono il ponte di Cornino una frazione di Forgaria nel Friuli poco più a nord, rimasto solamente danneggiato, e non distrutto del tutto, dalle cariche esplosive dei genieri italiani.

                                     

4.4. Svolgimento della battaglia La situazione politica italiana

Mentre avveniva tutto questo, a Roma il 30 ottobre il re Vittorio Emanuele III nominò Vittorio Emanuele Orlando Presidente del consiglio dei ministri: si giunse così alla formazione del Governo Orlando. Lasciato al suo posto Sidney Sonnino Ministro degli Esteri, Orlando avocò a sé le prerogative di Ministro dellinterno e sostituì il Ministro della Guerra Gaetano Giardino con Vittorio Alfieri. La sera stessa il nuovo Primo ministro telegrafò a Cadorna per esprimergli il suo appoggio, ma in realtà, fin dal 28 ottobre, egli aveva discusso con il Re e con Giardino di una sua possibile rimozione dallincarico a favore di Armando Diaz, allora capo del XXIII Corpo darmata della 3ª Armata.

Alloscuro di tutto questo, Cadorna nella mattina del 30 ottobre ricevette a Treviso il generale francese Ferdinand Foch per metterlo al corrente degli avvenimenti, e lo stesso fece il giorno seguente con il capo di Stato Maggiore Imperiale britannico William Robertson. I due generali Alleati partirono qualche giorno dopo per partecipare alla conferenza di Rapallo insieme al premier inglese David Lloyd George, il Primo ministro francese Paul Painlevé, Sonnino, Orlando e il sottocapo di Stato Maggiore italiano Carlo Porro al posto di Cadorna. Largomento di discussione era linvio di consistenti aiuti al Regio Esercito per far fronte alla minaccia austro-tedesca, ma i capi Alleati furono prudenti e concessero solo sei divisioni.

Il 6 novembre si tenne una nuova riunione durante la quale venne chiesto al generale Porro quante divisioni avessero impiegato i tedeschi nelle operazioni, e questo rispose, attenendosi a quanto impartito da Cadorna, indicando in circa una ventina il loro numero. Vista lincredula reazione dei capi Alleati i cui servizi dinformazione stimavano correttamente che i tedeschi avevano impiegato solo sette divisioni, e sfruttando la decisione di riunirsi nuovamente a Versailles, Orlando capì che era venuto il momento di sostituire Cadorna, e lo fece in maniera "diplomaticamente" abile: mentre Diaz lo avrebbe sostituito, lui sarebbe dovuto andare a presiedere tale conferenza, cosicché non sarebbe uscito del tutto dalla scena politico-militare del suo Paese.

Lonorevole Eugenio Chiesa, per la sua grande autorità e dirittura morale, fu nominato Commissario Generale per il Corpo Aeronautico nel governo Orlando, dal 1º novembre 1917 al 14 dicembre 1918. Non accettò lincarico di ministro ma quello di Commissario Generale dAeronautica, allinterno del Ministero per le Armi e Munizioni per non giurare fedeltà al re. Tale Commissariato aveva il compito di coordinare e presiedere alla mobilitazione industriale ed alla produzione di aeroplani e motori.

                                     

4.5. Svolgimento della battaglia La ritirata del Regio Esercito fino al fiume Piave

Cadorna, venuto a sapere della caduta di Cornino il 2 novembre e di Codroipo il 4, ordinò allintero esercito di ripiegare sul fiume Piave, sul quale nel frattempo si erano fatti significativi passi avanti nellimpostazione di una linea difensiva proprio grazie agli episodi di resistenza sul Tagliamento.

A questo punto von Below aveva fretta, sia per il timore di ritornare a una guerra di posizione, sia perché era cosciente che i francesi e gli inglesi avrebbero inviato aiuti militari. I suoi generali sfruttarono tutte le occasioni possibili per accerchiare le truppe italiane in ritirata: a Longarone il 9 novembre furono catturati 10.000 uomini e 94 cannoni appartenenti alla 4ª Armata del generale Mario Nicolis di Robilant, e in unaltra occasione la 33ª e 63ª Divisione italiana consegnarono, dopo aver tentato di uscire dallaccerchiamento, 20.000 uomini.

In pianura però gli austro-tedeschi non ebbero analogo successo e molte unità italiane si riorganizzarono per raggiungere il Piave, lultima delle quali vi si posizionò il 12 novembre. Dallinizio delle operazioni il 24 ottobre all8 novembre i bollettini di guerra tedeschi avevano contato un bottino di 250.000 prigionieri e 2.300 cannoni.

                                     

5. Le cause della sconfitta italiana

Le cause della sconfitta italiana a Caporetto sono già desumibili dal testo, ma in questo paragrafo si fa un breve riassunto, integrato da un altrettanto sommario accenno ai fatti, con lintento di focalizzare lattenzione sui due motivi principali che portarono il Regio Esercito a ritirarsi fino al Piave: linettitudine dei vertici militari e il mancato uso dellartiglieria.

                                     

5.1. Le cause della sconfitta italiana Gli errori degli alti ufficiali

Al di là dalle responsabilità di singole piccole e medie unità, le colpe maggiori di ordine strategico e tattico non possono che essere attribuite in ordine al comando supremo Cadorna, al comando darmata interessato Capello, e ai tre comandanti dei corpi darmata coinvolti Cavaciocchi, Badoglio e Bongiovanni.

Sul piano generale, Cadorna ha la colpa di non aver sviluppato una dottrina militare meglio aderente alle necessità della guerra di posizione, con una propensione allevitare le riunioni congiunte con i comandi darmata. Sul piano riguardante la battaglia di Caporetto invece, egli aveva disposto con un ordine del 18 settembre, a seguito di informazioni più o meno attendibili sulle intenzioni nemiche e sul fallito colpo di stato in Russia di Kornilov, che le sue armate sullIsonzo si apprestassero in una disposizione difensiva nelle migliori condizioni possibili.

Luigi Capello, avendo una visione più offensiva, credeva che in caso dattacco occorresse lanciare subito unenergica controffensiva, non solo a fini tattici, come raccomandava Cadorna, ma anche a fini strategici. Eseguì quindi solo parzialmente e in ritardo gli arretramenti del grosso delle truppe e delle artiglierie pesanti sulla destra dellIsonzo, richiesti dal suo superiore. Bisogna però osservare che tutte le disposizioni date da Capello furono trasmesse, per conoscenza, anche al comando supremo e che Cadorna non ebbe nulla da obiettare. A questo si aggiunge il fatto che Capello, già costretto a letto da una nefrite agli inizi di ottobre, nei giorni antecedenti lattacco nemico dovette ricoverarsi in ospedale, lasciando il comando interinale della 2ª Armata al generale Luca Montuori, riprendendolo solo alle 22:30 del 22 ottobre.

Il cambio al comando generò confusione in particolare lungo la linea di congiunzione tra il XXVII e il IV Corpo darmata, i cui reparti furono continuamente spostati. Lo stesso Cadorna si allontanò per 15 giorni, poco convinto che il nemico avrebbe effettivamente sviluppato unoffensiva di vasta portata, rientrando al comando generale di Udine solo il 19 ottobre, dove si trovava ancora nella sera del 24, convinto che lazione nemica a Tolmino fosse solo un diversivo per sviare lattenzione dalla vera offensiva che sarebbe partita più a sud, complice anche il caos e la mancanza di collegamenti che regnava al fronte.

Cavaciocchi, comandante del IV Corpo darmata, non godeva della stima di Cadorna per le sue scarse qualità di comandante, e non era molto presente tra i suoi uomini; giudicò le sue linee forti e migliorate, ma sarebbero state sfondate in tre ore, complice anche il fatto che durante la notte i soldati di von Below strisciarono vicino alle sue posizioni senza essere visti. Egli ammassò le sue truppe attorno al monte Nero anche a battaglia in corso, trovandosi allimprovviso senza riserve. Cavaciocchi cadde in questo errore anche "grazie" ai comandanti delle sue divisioni: Farisoglio 43ª Divisione credette di essere attaccato da un numero di forze enormemente superiore a quello reale; Amadei a capo della 46ª Divisione, nonostante disponesse di truppe sufficienti, alle 10:00 chiese rinforzi che intasarono i ponti di Caporetto e Idresca dIsonzo, per poi ordinare la ritirata quattro ore dopo; anche il generale al comando della 50ª Divisione, Arrighi, fece richiesta per ricevere rinforzi, ma poco dopo fece "dietrofront" giudicando di riuscire a gestire la situazione con le truppe disponibili. In seguito, raggiunto da voci riguardanti uno sfondamento austriaco vicino alle sue posizioni, per evitare di essere accerchiato fece ritirare i suoi uomini dietro la stretta di Saga, perdendo gran parte delle artiglierie e abbandonando anche Tarnova.

Il XXVII Corpo darmata era invece guidato da Badoglio, anche lui sicurissimo della preparazione delle sue truppe. Fu proprio da lui che partì lerrore tattico più sconcertante compiuto sul suo fianco sinistro, ovvero sulla riva destra dellIsonzo, tra la testa di ponte austriaca davanti a Tolmino e Caporetto: questa linea, lunga pochi chilometri, costituiva il confine tra la zona di competenza del suo reparto e quello di Cavaciocchi riva sinistra e, nonostante tutte le informazioni indicassero proprio in questa linea la direttrice dellattacco nemico, la riva destra fu lasciata praticamente sguarnita con piccoli reparti a presidiarla mentre il grosso della 19ª Divisione e della brigata "Napoli" era arroccato sui monti sovrastanti. Probabilmente in una giornata di tempo sereno con buona visibilità la posizione in quota avrebbe consentito alla 19ª Divisione di dominare tutta la riva destra rendendo il corridoio impercorribile ma, al contrario, il 24 in presenza di nebbia fitta e pioggia, le truppe italiane non si accorsero minimamente del passaggio dei tedeschi a fondovalle che catturarono senza combattere le scarsissime unità italiane lì presenti. In quota comunque, la 19ª Divisione resistette tenacemente per un giorno bloccando varie volte gli attacchi delle truppe nemiche, ma alla fine fu costretta ad arrendersi, e il suo comandante, generale Villani, si suicidò.

Bongiovanni, capo del VII Corpo darmata posto alle spalle del IV e del XXVII e anche lui fiducioso di tener testa al nemico, avrebbe dovuto sorreggere le difese avanzate, presidiare in seconda linea il Colovrat e il Matajur, e condurre controffensive al momento più opportuno. Nei fatti però lo sfondamento a nord del IV Corpo darmata, e larrivo da sud dei tedeschi a Caporetto, rese nulla la sua efficacia.

                                     

5.2. Le cause della sconfitta italiana Uso improprio dellartiglieria

Lartiglieria italiana, sebbene numerosa e ben rifornita, non aveva ricevuto un addestramento sufficiente, e nessuna differenza si faceva sul suo uso offensivo e difensivo, infatti si chiedeva semplicemente di disporre i cannoni il più avanti possibile per aumentarne la gittata utile. Cadorna comunque, quando il 18 settembre 1917 ordinò ai suoi generali di predisporre le linee di difesa, disse anche di arretrare in posizioni sicure le artiglierie, ma il 10 ottobre cambiò idea e ordinò a Capello di lasciare i piccoli calibri nelle trincee e i medi sulla Bainsizza, alterando di fatto in misura irrilevante lo schieramento complessivo. È da aggiungere anche che molti artiglieri non erano provvisti di fucili, e non si era pensato a delle fanterie da porre a protezione delle batterie di cannoni.

Lattacco delle formazioni nemiche cominciò intorno alle ore 8:00 con uno sfondamento immediato sullala sinistra del XXVII Corpo darmata, occupato dalla 19ª Divisione, e sullala destra del IV Corpo darmata tra Tolmino e Caporetto. Le artiglierie italiane del XXVII Corpo darmata non risposero, per ordine esplicito, al tiro di preparazione nemico. Poi, alle 6:00, quando cominciò il tiro di distruzione, la risposta fu del tutto inefficace. La debole e intempestiva risposta delle artiglierie italiane sul fronte del XXVII Corpo darmata è una delle ragioni accertate dello sfondamento, ma il motivo per cui ciò avvenne è tuttoggi fonte di disquisizioni. Tra le cause ipotizzate, vi sono:

  • Ignoranza dei comandi italiani sulluso difensivo delle artiglierie, in particolare nella fase di risposta al fuoco nemico. Lavere ordinato più o meno esplicitamente di non rispondere al tiro avversario ore 2:00 - 6:00 del 24 ottobre fu un grave errore anche se a parziale discapito dei protagonisti è utile osservare che fino ad allora questa era la regola di utilizzo delle artiglierie nellesercito italiano. Secondo le direttive di Cadorna le artiglierie medie e pesanti avrebbero dovuto effettuare un tiro efficace sulle batterie nemiche e sui punti di raccolta delle fanterie dallinizio del bombardamento nemico. Capello interpretò, in sintonia o meno con il volere di Cadorna, per "inizio del tiro nemico" linizio del tiro di distruzione, quello cioè che cominciò alle ore 6:00;
  • Il tiro di preparazione, ma più ancora quello di distruzione ore 6:00 nemico fece saltare i collegamenti telefonici tra i reparti combattenti e i comandi. Lo stesso Badoglio riferì che fino a quellora erano ancora in funzione alcune linee telefoniche, mentre alle 8:00 era completamente isolato nel suo comando. Nel contempo le pessime condizioni meteo impedirono luso dei segnali ottici e acustici per la comunicazione. Fu necessario ricorrere in extremis alle staffette, con tutti i ritardi implicati. Per risolvere questi problemi, il nemico comunicò più efficacemente mediante razzi luminosi. Badoglio aveva disposto alle sue artiglierie che linizio del tiro controffensivo sarebbe dovuto cominciare solo dietro suo ordine esplicito, ma al momento giusto, causa mancanza totale di comunicazioni, non fu in grado di darlo. Tra laltro Badoglio, individuato dalle artiglierie nemiche, spostò varie volte il suo comando trasmettendo ogni volta la sua nuova posizione, e così gli operatori tedeschi addetti alle intercettazioni telefoniche furono in grado di passare sempre le giuste coordinate da colpire allartiglieria, che impedì così al capo del XXVII Corpo darmata italiano di prendere stabilmente contatto con i suoi uomini.
  • Le condizioni meteo avverse nebbia, pioggia battente al mattino del 24 a valle e nevicate in quota impedirono alle prime e alle seconde linee italiane di scorgere in tempo lavanzata delle fanterie nemiche e di conseguenza di ordinare il tiro controffensivo con i piccoli e medi calibri, mortai e bombarde divisionali. Bisogna osservare che i tedeschi agirono esplicitamente con lintento di fare meno rumore possibile e in effetti la maggior parte dei soldati italiani di prima linea vennero catturati senza sparare. Le testimonianze dei comandanti di batteria divisionali riportano che il tiro automatico di sbarramento senza ordine esplicito non fu effettuato in quanto non si udirono scariche di fucilerie o mitraglia dalle prime linee, che in effetti cedettero immediatamente quasi senza combattere;
                                     

6.1. Conseguenze Lesodo dei civili friulani e veneti

Una tragedia nella tragedia fu quella dei profughi civili, la cui vicenda è stata di recente studiata anche se solo con fonte di parte italiana. Durante la ritirata, oltre un milione di persone delle province di Udine, Treviso, Belluno, Venezia e Vicenza furono costrette ad abbandonare le loro case riversandosi nelle strade che conducevano alla pianura padana, spaventati dalla propaganda ufficiale che gridava ai "turchi alle porte". Nonostante ciò il trasferimento di questa gente non fu programmato e aiutato. Molti perirono durante la fuga, ad esempio a causa della piena dei fiumi che si trovarono ad attraversare lungo strade secondarie, e solo 270.000 riuscirono a porsi in salvo; gli altri ne furono impediti o dalla distruzione dei ponti o dal fatto che vennero semplicemente intercettati dagli austro-tedeschi.

Ci furono rappresaglie, tra le più tristemente famose i 20 presunti collaborazionisti catturati a Cervignano del Friuli e impiccati al campanile.

Lesercito austro-ungarico mise in atto un efferato e sistematico saccheggio delle terre friulane, ma qualche civile seppe reagire e si organizzò in bande armate con lo scopo di sabotare e disturbare le truppe doccupazione, dando vita così alle prime formazioni partigiane italiane. I profughi vennero sistemati un po in tutta Italia in maniera inadatta, causando loro notevoli disagi. Essendo sussidiati venivano accusati di essere un peso e di rubare il lavoro ai locali. Particolarmente difficile fu la situazione di chi venne inviato al sud. Ci furono molti casi di tensione per la mancata assegnazione di case a questi profughi, costretti a vivere in condizioni sanitarie e ambientali estreme.

                                     

6.2. Conseguenze Le terre occupate

Benché nelle terre friulane loccupazione si sia protratta per un periodo più breve rispetto ad altri paesi, i tassi di mortalità e di morbilità tra la popolazione furono molto elevati. Le inchieste dellimmediato dopoguerra, gli studi le testimonianze raccolte negli ultimi decenni hanno ricostruito le privazioni inflitte ai civili dagli occupanti austro-tedeschi: le requisizioni si configurarono come veri e propri saccheggi che privarono gli abitanti di tutto il necessario alla sopravvivenza, le industrie le filande furono smantellate, la macellazione degli animali proibita. Gran parte delle risorse locali fu destinata al rifornimento delle truppe doccupazione o inviata nelle diverse regioni della monarchia e in Germania. Nellultimo anno di guerra da Veneto e Friuli partirono 5.529 vagoni colmi di materie prime, derrate alimentari, macchinari, attrezzature.

Nella primavera del 1918 secondo i dati ufficiali la disponibilità pro capite di farina si ridusse a 100 grammi; in alcuni comuni le razioni medie giornaliere calarono a 15-17 grammi. A soffrire di più della carestia furono i bambini e gli anziani, come testimoniarono numerosi parroci e medici di fronte alla Commissione dinchiesta. Per i bambini e i vecchi – si legge nella relazione dedicata alle conseguenze delloccupazione – non ci fu" alcun riguardo speciale, né nelle distribuzioni alimentari né nellassistenza. Toccò alle donne provvedere alla sopravvivenza, nascondendo cibo e animali, spigolando, rubando.

Il raccolto del frumento nellestate del 1918 attenuò solo temporaneamente le sofferenze della popolazione a cui fu assegnato meno di un quarto del prodotto della mietitura e già a partire dal mese di settembre lincubo della carestia tornò ad abbattersi sui territori occupati. I casi di morte nel periodo delloccupazione – secondo i calcoli di Giorgio Mortara sulla base dei dati forniti dalla Commissione furono 43.562, 26.756 in più rispetto alla media degli anni immediatamente precedenti al conflitto. Se, infatti, nel periodo 1912-1914 la media annua della mortalità era stata del 17.12 per 1.000, nellanno delloccupazione si elevò al 44.9 per mille, un valore che superava di molto quello relativo alla mortalità riscontrata nel resto del paese nello stesso periodo 28 per mille. Era indubbio, a parere della Commissione, che la causa più importante di una tale mortalità doveva essere attribuita all" affamamento della popolazione” e valutava i decessi per denutrizione in 9.797, ma il dato secondo alcuni storici è incerto e incompleto.

Da parte Italiani gli appelli da parte dei comitati e delle associazioni dei profughi, le suppliche dei vescovi, le offerte di mediazione della Croce Rossa, del Vaticano e della Svizzera perché si facessero pervenire gli aiuti nei territori occupati, si infransero contro lopposizione del governo italiano. Linvio di rifornimenti alimentari avrebbe potuto minare lo spirito di resistenza o si sarebbe risolto in un vantaggio per il nemico. Neppure la proposta di trasferire i bambini delle terre invase in Italia o in Svizzera, avanzata già nel dicembre 1917, trovò accoglienza presso il governo. Come affermò Sidney Sonnino: un tale provvedimento avrebbe offerto al nemico lopportunità di disfarsi di" tante bocche inutili”.

                                     

6.3. Conseguenze Larrivo degli aiuti Alleati e la riorganizzazione del Regio Esercito

Una volta assorbito il trauma conseguente alla ritirata da Caporetto, gli ambienti politici e militari italiani si adoperarono per riprendere in mano e stabilizzare la situazione, aiutati anche dagli anglo-francesi. Il generale Alfredo Dallolio, Ministro delle Armi e Munizioni, comunicò di essere in grado di rimpiazzare tutte le munizioni perse entro il 14 novembre, e per dicembre sarebbero stati pronti anche 500 cannoni, a cui se ne aggiungeranno 800 Alleati. Il cambiamento più importante avvenne al vertice del Regio Esercito: Cadorna infatti ricevette lavviso di esonero l8 novembre, e il suo posto fu preso da Armando Diaz, assistito da Gaetano Giardino e Badoglio in qualità di sottocapi di Stato Maggiore.

Le divisioni francesi inviate in aiuto aumentarono a sei e quelle inglesi a cinque entro l8 dicembre 1917 e, sebbene non entrassero subito in azione, funsero da riserva permettendo al Regio Esercito di distogliere le proprie truppe da questo compito. I tedeschi, assolto il proprio obiettivo di aiutare gli austriaci, trasferirono metà dei propri cannoni, la 5ª, 12ª e 26ª Divisione al fronte occidentale nei primi di dicembre, mentre gli italiani si rinforzavano giorno dopo giorno.

Il primo segno di riscossa avvenne per merito della 4ª Armata del generale Mario Nicolis di Robilant, che, stanziata sul Cadore, si era ritirata il 31 ottobre con lordine di organizzare la difesa del monte Grappa e di realizzare la saldatura tra le truppe dellAltopiano di Asiago e quelle schierate lungo il fiume Piave. La nuova posizione da difendere a tutti i costi era di vitale importanza per lintero esercito, dato che una sua caduta avrebbe trascinato con sé lintero fronte, e gli uomini di Robilant riuscirono a mantenere la posizione.

Dopo la ritirata al 20 novembre laviazione italiana disponeva per il Corpo Aeronautico di 59 squadriglie e 2 Sezioni dotate di 378 aerei per 457 piloti, 284 osservatori e 152 mitraglieri oltre ai 119 piloti di Marina.

Dopo Caporetto cambiò latteggiamento dellesercito italiano, dopo anni di dottrina offensivistica di Cadorna, Diaz seguì un rigida disciplina difensivistica, anche quando le perdite di uomini e materiali furono ripianate e lesercito austro-ungarico iniziò a sfaldarsi. Lintervento delle divisioni alleate e la concorrente crisi francese, con lintervento statunitense, ridimensionarono le mire espansionistiche italiane verso lAdriatico.

                                     

7. I luoghi della battaglia oggi

Oggi quei luoghi vengono ogni anno visitati da migliaia di appassionati di storia e di montagna che vogliono imbattersi in strade militari, trincee, casematte, sacrari e ossari.

Sono numerosi i musei le mostre dedicati alla Grande Guerra, come quelli di Gorizia, Asiago, Ragogna e San Martino del Carso in Italia e di Nova Gorica, Tolmino e Caporetto in Slovenia; questultimo in particolare permette visite guidate sui luoghi dello sfondamento, e lungo le rive dellIsonzo, famose per le numerose battaglie che videro affrontarsi i due eserciti.

Per quello che riguarda i cimiteri di guerra, nelle vicinanze di Caporetto è presente il Sacrario militare di Caporetto, inaugurato nel 1938, che ospita le spoglie di 7.014 soldati italiani di cui 1.748 ignote. Lo stesso anno è stato anche edificato dai tedeschi lossario di Tolmino, contenente le spoglie di circa un migliaio di soldati morti nellottobre-novembre del 1917. Prima della loro chiusura e del trasferimento dei corpi nel Sacrario militare di Redipuglia dove è sepolto anche lex comandante della 3ª Armata, Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta e in altri siti austro-tedeschi, alcuni cimiteri erano ubicati a Prepotto, Grimacco, Stregna, Drenchia, Camina dedicato alle brigate "Salerno", "Caltanissetta" ed "Emilia" e San Pietro al Natisone. Sono tuttora presenti invece i cimiteri austro-ungarici di Modrejce, Loče, le cappelle italiane di Gabria, Ladra e Planica.

Attorno alla zona di Caporetto è inoltre possibile partire per stupende escursioni nei vicini luoghi in cui si svolsero azioni di guerra, come Monte Nero, Monte Rombon, Gran Monte e Monte Canin, che videro i primi sanguinosi momenti dellavanzata austro-tedesca verso il Tagliamento, e poi verso il Piave dove gli italiani si asserragliarono nellultimo disperato tentativo di bloccare linvasione nemica. Alcuni degli itinerari più interessanti sono:

  • Cividale del Friuli - Caporetto
itinerario automobilistico, lungo la valli del Natisone, per vedere i resti delle vie di approvvigionamento italiane, ferrovie, strade, cartelli e strutture;
  • Monte Purgessimo
itinerario su un monte accessibile a tutti, situato tra le valli del Natisone e la pianura friulana, alla scoperta dei luoghi in cui si consumò la battaglia di Cividale dove gli italiani cercarono di fermare lavanzata austro-tedesca;
  • Na Gradu-Klabuk
dal rifugio Solarie situato sullomonimo passo raggiungibile in automobile, dal paese di Azzida comune di San Pietro al Natisone e poi proseguendo verso la frazione di Crai Drenchia, si dipartono alcuni sentieri alla scoperta delle trincee del Colovrat e i resti del caposaldo italiano, nel museo allaperto del monte Na Gradu-Klabuk;
  • Monte Cum Hum in sloveno
dal paese di Rucchin Grimacco, alla scoperta dei capisaldi della 2ª Armata italiana;
  • Monte Matajur
dal rifugio Guglielmo Pelizzo, alla scoperta di una delle montagne più famose delle Alpi Giulie, visitando trincee, baraccamenti e casematte.