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ⓘ Claudine Guérin de Tencin. Claudine Alexandrine Guérin de Tencin, baronessa de Saint-Martin-de-Ré, è stata una scrittrice francese, madre di DAlembert. ..




Claudine Guérin de Tencin
                                     

ⓘ Claudine Guérin de Tencin

Claudine Alexandrine Guérin de Tencin, baronessa de Saint-Martin-de-Ré, è stata una scrittrice francese, madre di DAlembert.

                                     

1.1. Biografia Unamazzone in un mondo di uomini

Nacque a Grenoble in una famiglia di piccola e recente nobiltà: il suo quadrisavolo, Pierre Guérin, era stato un venditore ambulante, poi fece lorefice a Romans; il suo trisavolo, Antoine Guérin, giudice a Romans, fu fatto nobile nellottobre 1585 da Enrico III per aver protetto la città durante le guerre di religione le lettere reali furono registrate in Parlamento il 21 marzo 1586; il padre, Antoine Guérin, signore di Tencin, divenne consigliere del Parlamento e poi primo presidente del Senato di Chambéry. La madre, Louise de Buffévent, proveniva da una famiglia della provincia di Vienne e vantava un antenato, Antoine de Buffévent, che aveva seguito san Luigi alle crociate.

Seconda di cinque figli, secondo il costume dellepoca fu collocata a otto anni nel vicino monastero reale di Montfleury, una ricca abbazia nella quale la regola di san Domenico era ormai notevolmente attenuata. La vita monacale le ripugnava e solo per costrizione prese i voti il 25 novembre 1698 protestando tuttavia, già il giorno dopo e, secondo tutte le regole, davanti a un notaio, per il sopruso di cui ella era stata vittima. Protesta che "suor Augustine" rinnoverà più volte ancora negli anni finché, dopo la morte del padre nel 1705 e vinte le resistenze e lipocrisia della madre, poté lasciare Montfleury nel 1708 per trovare rifugio, lanno dopo, curiosamente in un altro convento, quello di Sainte-Claire ad Annonay, la cui badessa, Madame de Vivarais, era sorella di un suo cognato, Charles-Augustin de Ferriol dArgental.

Lasciare la vita monacale ed essere accolta in un convento appare strano oggi come lo fu allora: le malelingue sostennero che Claudine vi trovò un rifugio ideale per partorire due gemelli il cui padre sarebbe stato Arthur Dillon, luogotenente generale del maresciallo de Médavy. Ma erano calunnie: così almeno stabilì linchiesta che riconobbe la sua innocenza sciogliendola dai voti religiosi il 5 novembre 1712 e riconoscendo la violenza subita nel momento di prendere il velo.

                                     

1.2. Biografia Un figlio segreto e un cardinale per amante

Claudine non attese la sua riduzione allo stato laicale per far ritorno a Parigi, accompagnata da Madame de Vivarais, già alla fine del 1711. Si stabilì nel convento di Saint-Chaumont e poi, per motivi di salute, in quello delle domenicane della Croix. Annullati i voti, finì per abitare con la sorella, la contessa dArgental che ospitava già la celebre Charlotte Aïssé. Qui, negli anni che seguirono, seppe conquistare gli ospiti del salotto della sorella con la vivacità del suo spirito, lumorismo e la capacità di adattamento, sorprendente in chi, come lei, aveva così poca esperienza della mondanità.

Recuperò ugualmente il tempo perduto, dal momento che nel giugno 1717, rimasta incinta di due mesi a seguito della relazione con il bel luogotenente dartiglieria Louis-Camus Destouches, e non desiderando che la notizia si divulgasse, si trasferì discretamente, con laiuto del fratello, in un appartamento di via Saint-Honoré, sotto il convento della Conception, di fronte a quello dellAssomption. Qui nacque un figlio – il futuro, celebre dAlembert – abbandonato il giorno dopo, non si sa se spontaneamente o per forza, il 17 novembre 1717, dinanzi alla chiesa parigina di Saint-Jean-le-Rond. Non ci fu matrimonio per lopposizione della famiglia dellufficiale che tuttavia si preoccupò poi di far educare il bambino, allevato dalla nutrice madame Rousseau, mentre Claudine lo vedrà una volta sola, e quasi di sfuggita, nel 1724.

Claudine, custodito con cura il segreto della sua maternità, poté aprire il suo salotto che ella, fino al 1733, consacrò essenzialmente alla politica. Da quel momento, il suo scopo sembrò quello di sfidare gli uomini sul loro stesso terreno, forse desiderando di prendersi una rivalsa per i ventidue anni passati forzatamente in convento.

Divenuta, a dire di Saint-Simon, pubblica amante del primo ministro, il cardinale Guillaume Dubois, cominciò con laiuto di questultimo a favorire la carriera ecclesiastica e politica del fratello Pierre 1679-1758, uomo senza carattere, per il quale ella fece officio di spirito virile; in cambio, ricompensò lamante cardinale divenendo per lui una preziosa fonte dinformazioni politiche, servendosi di quei suoi amici che avevano accesso alle alte sfere del potere.

Il denaro occupò un posto fondamentale nella vita di Madame de Tencin, che utilizzò molti mezzi per arricchirsi: il 28 novembre 1719 aprì un banco di sconto in via Quincampoix e creò una società in accomandita allo scopo di speculare sulle azioni, riuscendo a triplicare il suo capitale iniziale – più di cinque milioni di euro attuali – con il beneficio dei consigli del finanziere John Law e del proprio amante Guillaume Dubois. Non esitò nemmeno a mettersi in combutta con loschi finanzieri, come dimostra la sua corrispondenza; ma, come scrive il Masson, diede la caccia alloro per poterla dare al potere e raggiunse entrambi nellinteresse di quel suo mediocre fratello nel quale aveva posto le sue ambiziose speranze. Volle dominare, ma per procura, a causa dellingiustizia del tempo che metteva le donne in un ruolo di "animale domestico": fu quella la volontà della "bella e scellerata canonica Tencin", secondo lespressione di Diderot. E per ottenere lo scopo, si finse bigotta, lei che lo era così poco.

                                     

1.3. Biografia Un fratello cardinale molto amato

Prese infatti le parti del fratello vescovo nella disputa che lo oppose, nel Concilio dEmbrun 1727, al vecchio vescovo giansenista di Senez, Jean Soanen: nelloccasione Madame de Tencin trasformò il suo salotto in un centro di agitazione ultramontano. Così, ogni mezzo fu impiegato nella difesa del fratello e di Roma: Fontenelle e Houdar de la Motte dovettero comporre la gran parte dei discorsi del vescovo Tencin e lei stessa diffondeva ogni settimana bollettini tendenziosi sui lavori del Concilio, che alla fine condannò Soanen. Però Madame non ottenne vantaggi: il cardinale Fleury, stanco di doverla far sorvegliare giorno e notte, si risolse il 1º giugno 1730 a esiliarla, per il bene dello Stato, il più lontano possibile da Parigi. Vi poté tuttavia ritornare dopo quattro mesi passati ad Ablon, in casa della sorella.

In realtà ella, dopo il ritorno dallesilio nel 1730 mise la sordina ai suoi intrighi religiosi, politici e finanziari, ma non cessò di occuparsene. Il suo maggior progetto era di fare del fratello un cardinale, ma per ottenere lo scopo occorreva lassenso del re. Non potendo contattare direttamente Luigi XV – che non stima affatto, scrivendo di lui che "ciò che succede nel suo regno sembra non interessarlo" - lo farà indirettamente, attraverso le migliori intermediarie, le sue amanti che dovranno innalzare al cielo le lodi al fratello tanto amato. Così, grazie allaiuto della duchessa de Châteauroux, Pierre Guérin de Tencin diviene cardinale arcivescovo di Lione nel 1740 e ministro di Stato due anni dopo. Madame de Tencin si trova ora al massimo del prestigio e arriva poco a poco a far dimenticare quel che i suoi inizi ebbero di scandaloso, procurandosi amicizie celebri ed edificanti, come quella del papa Benedetto XIV.

La frequentazione dei diplomatici Lord Bolingbroke e Matthew Prior lavrebbe introdotta nei risvolti della politica estera mentre quella di consiglieri del Parlamento, come Charles-Joseph de La Fresnaye nome che ricorda quello di un detestabile personaggio dei Malheurs de lamour, un banchiere legato alla Curia romana e avvocato del Gran Consiglio, fu utile a lei e al fratello nelle speculazioni finanziarie. Dovette però abbandonare questo spiacevole amante che, uso al gioco dazzardo e allaggiotaggio, non riusciva più a restituirle i vari prestiti che Claudine gli aveva concesso, e oltretutto si permetteva di spargere calunnie sul suo conto. Ancora una volta, Madame de Tencin mancò di prudenza: La Fresnaye, perduti gran parte dei propri beni, ebbe il cattivo gusto di suicidarsi nellanticamera del salotto di Claudine, il 6 aprile 1726, lasciando scritto nel testamento di considerarla responsabile della sua morte. Questepisodio le costò tre mesi di Bastiglia, dove ebbe per vicino di cella il detestato Voltaire, uscendone comunque legalmente arricchita delle ultime spoglie dellantico amante.



                                     

1.4. Biografia Un salotto di prestigio

Intanto riservava il suo tempo migliore al salotto letterario. I maggiori scrittori dellepoca, raccolti dal salotto della marchesa de Lambert nel 1733, vi si affollarono. Vi si vide, tra gli altri, Fontenelle, lamico di sempre, Pierre de Marivaux, che dovette a lei il suo seggio allAcadémie 1742 e il ristoro costante delle sue finanze, labate Prévost, Duclos e più tardi Marmontel, Helvétius, Marie-Thérèse Geoffrin e Montesquieu, il suo "piccolo Romano", chella aiuterà nella pubblicazione del De lesprit des lois 1749, dopo la pessima edizione ginevrina del 1748.

Scrittori – non però Voltaire, che la Tencin detestava e chiamava "il geometra" – scienziati, diplomatici, finanzieri, magistrati ed ecclesiastici, di diversa nazionalità, diedero lustro al suo salotto anche fuori dei confini della Francia. Il martedì, riservato alla letteratura, in unatmosfera di grande famigliarità, i suoi amici scrittori – da lei chiamati affettuosamente "mes bêtes" – presentavano le loro ultime produzioni o assistevano alla lettura di opere di giovani esordienti; spesso si abbandonavano al piacere della conversazione e al loro argomento preferito, la metafisica del sentimento. Secondo Delandine, sarebbero stati loro a far tornare di moda quei problemi di casistica sentimentale che, per la loro stessa astrazione, permettono le opinioni più sottili e paradossali. Del resto, nessuno più della padrona di casa eccelleva in questo genere di spirito, amando soprattutto le massime le frasi sentenziose di cui ha disseminato i suoi romanzi che danno sovente limpressione di essere il prolungamento romanzato di reali conversazioni salottiere; così, nei Malheurs de lamour Disgrazie dellamore, si legge "Quando non si analizzano i propri sentimenti, non ci si dà il tormento di combatterli", o "Il cuore ci procura tutti gli errori di cui abbiamo bisogno" oppure "Non si dice mai chiaramente che non siamo amati" o anche "La verità sta quasi alla pari con linnocenza".

                                     

1.5. Biografia Gli ultimi anni

La fortuna è notoriamente capricciosa: infatti, dopo la morte del cardinale Fleury 1743 e della duchessa de Châteauroux nel 1744, Alexandrine perse ogni influenza a corte. Jean Sareil ci informa che da allora il suo nome scomparve a poco a poco dallattualità politica e dai circoli letterari. È una donna delusa - non era riuscita, alla morte di Fleury, a far nominare primo ministro il fratello, - quella che torna alla sua ménagerie, il serraglio, come chiama il suo salotto, ma senza trascurare i suoi affari, come mostra il fatto che non esitò - a forza di processi - a rovinare due orfani pur di aggiudicarsi la baronìa dellIle de Ré. Ma la sua energia è affievolita dalla salute precaria e dallobesità, non esce più dal suo appartamento al numero 75 di rue Vivienne. Nel 1746 è afflitta da una seria malattia di fegato, la vista indebolita la obbliga a dettare i suoi scritti.

In queste condizioni conclude lultimo romanzo, Les Malheurs de lamour, pubblicato nel 1747, che mette in scena il personaggio della vecchia Pauline, in ritiro nellabbazia Saint-Antoine la quale, perduto lamato, decide di prendere la penna per evadere da una realtà divenuta sgradevole. Vi è naturalmente molto di autobiografico nel personaggio: una Claudine amareggiata per aver sacrificato invano i suoi sentimenti sullaltare del potere e che ora si ritrova sola, a parte un ultimo gruppetto di amici fedeli: Marivaux, Fontenelle, il suo dottore ed erede Jean Astruc, che ancora le rende visita.

Certo, Madame de Tencin non è proprio come Pauline, donna timida e sensibile, fu segnata dallautorità paterna e dallipocrisia della madre, e volle vendicarsi dellinsensibile leggerezza degli uomini facendo appello alle sue doti intellettuali. Ma forse rimpianse in vecchiaia di non aver scelto la strada del cuore nella quale invece indirizza la sua eroina e allora Les Malheurs de lamour può essere giudicato non soltanto un romanzo di memorie sentimentale e ottimista ma anche, in controluce, il romanzo dello scacco della sua vita.

"Possa ella essere in cielo, parlava con tanta considerazione della Nostra modesta persona" scriveva papa Benedetto XIV alla notizia della morte di Madame de Tencin. La vendetta popolare le riservò invece un altro tipo di elogi:

                                     

1.6. Biografia Il sentimento sottomesso alla ragione

Al gusto smodato di Madame de Tencin per il potere, occorre associare, diversamente dalle sue eroine, quello pronunciato per la galanteria. In effetti, se alla fine della sua vita, seppe forgiarsi unimmagine di rispettabilità, facendosi passare per una Madre della Chiesa, a lungo riempì le cronache scandalistiche dellepoca con le sue avventure galanti nella grande società parigina. "Intrigante" lepiteto si trova nel maresciallo de Villars e in Madame de Genlis abituata a fare ogni possibile uso del suo corpo e del suo spirito pur di raggiungere i suoi scopi opinione condivisa da Saint-Simon, le furono attribuiti una quantità di amanti che, essendo così numerosi, contemporanei fra loro e noti a tutti che non sempre sono stati creduti tali e in parte furono piuttosto considerati semplici amici.

Occorre aggiungere importanti politici, come il Reggente Philippe dOrléans, presso il quale perorò la causa del fratello, qualificato dallOrléans con parole assai dure – "non ama che le puttane che parlano daffari tra due lenzuola"), poi, comè noto, il cardinale Dubois, e ancora il luogotenente di polizia dArgenson, sotto la protezione del quale ella poté aggiotare in tutta tranquillità, e poi il figlio di costui, Marc-Pierre che ereditò la carica e persino. lamante del padre, oltre al conte de Hoym, al suo medico Astruc e al duca de Richelieu, che rappresentò la carta migliore che ella potesse giocare a Corte. La lista dei cronisti dellepoca sarebbe ancora molto lunga ma è bene diffidarne, perché la calunnia lha certamente esagerata.

Sembra dunque che amare, per lei, significasse amare il potere: la maggior parte delle sue amicizie, soprattutto quelle galanti, sembrano succedersi nel "silenzio del cuore" ma anche dei sensi; avere un amico, per lei, significava prendere partito e, avere un amante, progettare un piano: tutto in lei era volontà, ogni suo desiderio tendeva imperiosamente alla sua realizzazione e i moti del suo spirito sembravano esaltarsi nello sforzo volto a darle soddisfazione.

Madame non esitò, del resto, a confessare un certo suo arrivismo, come dimostra, per esempio, il passo di questa sua lettera:

Occorre tuttavia essere prudenti: in realtà, di lei non si conoscono che le relazioni pubbliche, che avevano gli affari come obbiettivo, ma niente traspare, nella sua corrispondenza, della sua vita privata. Possibile che non abbia avuto un vero amore disinteressato, come la gran parte delle eroine dei suoi romanzi? Perché non Jean Astruc, il suo medico, che ereditò i suoi beni, o il duca de Richelieu? Dopotutto arrivò a scrivergli:



                                     

1.7. Biografia Lodi e critiche

Se non si trova quasi nessuno che, nel Settecento, abbia criticato le sue opere o il suo salotto letterario, generale fu invece lindignazione suscitata dai suoi intrighi sentimentali, affaristici, religiosi e politici. Saint-Simon, come la maggior parte dei memorialisti dellepoca, non manca mai di fustigarla nelle sue Mémoires e nelle Annotations au journal du marquis de Dangeau, seguito dalla nota M.lle Charlotte Aïssé – il cui nome evoca quello di M.lle dEssei, personaggio dei Malheurs de lamour – la quale, nella sua corrispondenza, non si trattiene dal metterla più volte in cattiva luce. Dopo la sua morte, alla fine del secolo, la sua reputazione fu ancora più abbassata: "fu coinvolta nella riprovazione sistematica cui fu soggetta la società della quale aveva fatto parte era lepoca delle scoperte delle Mémoires secrets, della rivelazione delle corrispondenze clandestine. Tutta la corruzione di unepoca sincarnò in Madame de Tencin".

Al contrario, molto pochi furono coloro che la lodarono: vi furono un Piron ad apprezzarla sistematicamente, poi un anonimo che, sotto il nome di Solitaire des Pyrénées, descrive nel 1786 sul Journal de Paris le attrattive del suo salotto, e soprattutto Marivaux il quale, ne La vita di Marianne, ci dà un ritratto lusinghiero di Madame de Tencin, o piuttosto di Madame Dorsin, nome sotto il quale egli ha voluto rendere omaggio a Claudine:

Un tal ritratto era uneccezione tra gli scrittori dellepoca che conoscendo la signora e i suoi intrighi, preferivano essere discreti nei suoi confronti – è il caso di un Fontenelle, dun Montesquieu o duna Madame du Deffand – oppure, altri, come Marmontel, si mantevano strettamente neutrali rispetto alle voci che circolavano su di lei e che essi non potevano non conoscere.

È allora probabile che la persona di Madame de Tencin valesse più della sua reputazione. Essendo una donna in vista, non poteva non essere nel mirino delle invidie e delle calunnie, verso le quali ella ostentò sempre indifferenza, non curandosi di smentirle, limitandosi a comportarsi come meglio credeva e lasciando giudicare gli altri. Occorre aggiungere che il suo stesso attivismo irritava la "buona società": nello statuto giuridico dellAncien Régime la donna è una serva, consistendo il suo ruolo sociale nellobbedienza, prima al padre e poi, nella nuova famiglia, al marito. Claudine non accettò di relegarsi in un tale ruolo passivo, consapevole della propria cultura e del proprio spirito che, come sottolinea Marivaux nei suoi Étrennes aux Dames, aveva "tutta la forza di quello di un uomo". Laspetto maschile del suo carattere era talmente predominante che la Tencin fu richiamata allordine dal cardinale Fleury con parole di questo tenore:

                                     

2. La scrittrice

Molti lettori si sono chiesti come una donna con il carattere di Madame de Tencin abbia potuto concepire romanzi colmi di sensibilità, ove si esprimono anime tenere e delicate e invano vi si trova una donna cinica e sfrontata del tipo di Claudine. Ma realmente questi romanzi fanno lapologia della virtù, consacrando eroine dolci e sottomesse e valorizzando la forza del sentimento sulle ragioni dellintelletto? In realtà, in quei romanzi si trova la trasposizione di eventi importanti della vita della Tencin, si esprimono certi audaci tratti del suo carattere, si sviluppano tesi esaltanti certi suoi valori del tutto contrari al conformismo dellepoca. Tolta la vernice classicista, lesame delluniverso morale dei suoi romanzi prova che la distanza tra lopera e la scrittrice è apparente: Madame de Tencin vi appare tutta intera, non già incarnata in questo o quel personaggio, ma come parcellizzata in ciascuno di essi.

Madame de Tencin non ha mai spiegato le ragioni che la spinsero a scrivere i suoi romanzi. Secondo Delandine volle mettersi al livello dei letterati del suo tempo e insieme avere loccasione di evadere dalle tempeste quotidiane e confidare ai suoi amici lontani, indirettamente, con i suoi scritti, le proprie speranze e i propri timori.

Daltra parte, Claudine pubblicò le sue opere in forma anonima, ritenendo che non fosse consono a una signora di livello - come avvenne nel caso alla marchesa de Lambert, che si considerò disonorata quando vide stampati i suoi Avis dune mère à sa fille – abbassarsi a scrivere romanzi, a meno che ciò non fosse per evitare di fornire armi polemiche ai suoi nemici. In ogni caso, questa specie di segreti non si conservano a lungo: già labate Raynal scriveva nel 1749 a un corrispondente straniero di attribuire alla Tencin "tre opere piene di piacevolezze, di delicatezze e di sentimenti". Anche i frequentatori del suo salotto, godendo della sua confidenza, non potevano essere alloscuro della sua passione letteraria e così una poesia di Piron, Danchet aux Champs-Elysées, in termini nemmeno velati, lascia intendere lidentità dellautrice delle Malheurs de lamour, rivolgendosi a lei in questi termini:

Così, per trentanni dalla prima pubblicazione 1735 le sue opere rimasero anonime le supposizioni sul nome dellautore sindirizzarono curiosamente verso la cerchia familiare, ai nipoti dArgental e Pont-de-Veyle; forse fu lei stessa a favorire queste attribuzioni, quasi non volesse separarsi del tutto dalle sue creazioni, anche se lopinione da lei nutrita sui nipoti era poco lusinghiera, specialmente sul dArgental, definito in una lettera del 1743 al duca de Richelieu, "una pappa molle, incapace di occuparsi di qualunque cosa seria, capace solo di sciocchezze e banalità". Quanto à Pont-de-Veyle, autore di commedie del tipo Le Complaisant 1733 o Le Fat puni 1738, è lontanissimo per stile e contenuto ai romanzi che gli si volevano attribuire.

A questultimo attribuiva le Malheurs Voltaire in un biglietto scritto in italiano a Madame Denis:

Finalmente, nel 1767 apparve il primo scritto che rivelava lidentità reale dellautore dei tre romanzi: labate de Guasco, in una nota della sua edizione delle Lettere familiari del presidente de Montesquieu, scrive che suo fratello, il conte Octavien de Guasco, aveva chiesto nel 1742 a Montesquieu se Madame de Tencin fosse stata lautrice delle opere che alcuni le attribuivano e si vide rispondere che egli aveva promesso alla sua amica di non rivelare mai questo segreto, ma che lavrebbe ammesso solo dopo la morte di Claudine. E così fu:

La sua opinione fece scuola: da allora, il nome di Claudine de Tencin figurò regolarmente nelle storie letterarie e nei dizionari dellepoca. Verso il 1780, la maggioranza del pubblico e della critica – con la notevole eccezione dellabate de Laporte nella sua Histoire littéraire des femmes françoises 1769 – era ormai convinta che ella fosse stata lunica autrice dei romanzi e la prima edizione delle sue opere complete, nel 1786, vide apparire per la prima volta il suo nome in testa ai titoli. Dopo la notevole opera di Pierre-Maurice Masson del 1909, riveduta nel 1910, consacrata alla vita e allopera della Tencin, nessuno più pensa seriamente a sottrarle la gloria che le spetta.

                                     

2.1. La scrittrice Le Mémoires

Claudine esordì anonimamente nel 1735, presso leditore parigino Néaulme, con il breve romanzo, le Mémoires du comte de Comminge Memorie del conte de Comminge, ottenendo un successo immediato e il libro ebbe una seconda edizione lanno seguente. Critica e pubblico furono unanimi nellapprezzare le qualità letterarie dellopera. Prévost, in le Pour et Contre, loda la vivacità, leleganza e la purezza dello stile, mentre il critico svizzero La Harpe, nel Lycée ou cours de littérature ancienne et moderne del 1799, lo considera il pendant de La principessa di Clèves. Il romanzo fu tradotto in inglese nel 1746, in italiano nel 1754 e in spagnolo nel 1828 e ispirò a Claude-Joseph Dorat la sua Lettre du comte de Comminge à sa mère, e a Madame de Gomez la novella Les Amants cloîtrés.

Fu adattato anche al teatro: Baculard dArnaud ne trasse ispirazione per il suo dramma Les Amants malheureux, del 1764. Le Mémoires furono costantemente riedite in Francia fino allinizio del Novecento e, dopo un periodo di eclissi, sono state riproposte nella seconda metà del secolo.

                                     

2.2. La scrittrice Le Siège de Calais

Quattro anni dopo, nel 1739, a Parigi comparve, ancora anonimo, il secondo romanzo di Madame de Tencin, Le Siège de Calais, nouvelle historique, Lassedio di Calais, novella storica, che è dedicato a uno sconosciuto M.:

Sono due volumi composti di più episodi indipendenti fra loro, che sollevarono un consenso generale e furono paragonati ancora al capolavoro di Madame de La Fayette, La principessa di Clèves: paragone in realtà azzardato, perché, se lo stile è notevole, meno felice è il trattamento dei personaggi.

Grazie a questi due romanzi, il nome di Madame de Tencin sopravvisse letterariamente fino al XIX secolo; ma ella è autrice di altre due opere, Les Malheurs de lamour 1747, vera perla della letteratura settecentesca, e degli incompiuti Anecdotes de la cour et du règne dÉdouard II, roi dAngleterre.

                                     

2.3. La scrittrice Gli Anectodes

Gli Aneddoti furono pubblicati postumi nel 1776, dalleditore parigino Pissot, con approvazione e privilegio reale. Claudine scrisse le due prime parti, mentre il resto è di mano di Madame de Beaumont - autrice delle famose Lettres du marquis de Rozelle - che decise di completare lopera lasciata incompiuta venticinque anni dopo la morte di Madame de Tencin, segno, questo, che ella godeva ancora di grande stima letteraria. Tuttavia lopera passò quasi inosservata: fu riedita solo otto volte, e sempre nelle opere complete della Tencin, mentre le sole Mémoires du comte de Comminge vantano una quarantina di riedizioni. La critica non se ne occupò e linsuccesso è certamente dovuto alla struttura barocca del libro, fatta di episodi isolati e incastrati artificialmente nellinsieme di una narrazione che conosce sviluppi poco credibili. Vi è chi ritiene che il romanzo fosse unopera giovanile di Madame de Tencin che lei stessa, insoddisfatta, abbia abbandonato.

Madame de Tencin avrebbe anche scritto intorno al 1720 una Chronique scandaleuse du genre humain, un riassunto di episodi scandalosi avvenuti nella storia - ma di tale opera non vi è traccia - e una Histoire dune religieuse écrite par elle-même, breve racconto pubblicato nel maggio 1786 a Parigi e attribuito dalleditore a Madame de Tencin. Non esiste alcuna prova, tuttavia, che Claudine possa esserne lautrice e del resto il critico Franco Piva lattribuisce a Jean-François de Bastide.



                                     

2.4. La scrittrice Les Malheurs de lamour

Dopo otto anni di silenzio letterario, Madame de Tencin, in cattive condizioni di salute tanto da non lasciare quasi più il suo appartamento di rue Vivienne, pubblicò, sempre in modo anonimo, il suo terzo romanzo Les Malheurs de lamour 1747. Ledizione originale di questo romanzo, memorialistico e sentimentale, è in due volumi pubblicati a Parigi senza privilegio. Sotto il titolo appare lepigrafe Insano nemo in amore sapit, tratta dal II libro dallelegia XIV di Properzio, che in realtà è Insano nemo in amore videt. Sotto lepigrafe compare una vignetta che illustra il verso di Properzio, rappresentando la supremazia dellamore sulla ragione.

La lettera di dedica, indirizzata a un M***, recita

simile a quella che si trova nel Siège de Calais. Il romanzo ebbe grande successo appena pubblicato, tanto da rendere necessaria una nuova edizione in quello stesso anno; fu apprezzato anche a Versailles. Daniel Mornet, nel suo articolo Les Enseignements des bibliothèques privées 1750-1780, ci informa che esso parte fino al 1760, con le Lettres dune Péruvienne, dei nove romanzi più letti in Francia. Ma la sua fama passò allestero: dagli anni cinquanta fu tradotto in inglese e ispirò miss Frances Chamberlaine Sheridan nelle sue Memoirs of Miss Sidney Bidulph, extracted from her own Journal 1761. Jean-Rodolphe Sinner de Ballaigue ladatterà nel 1775 per il teatro. Durante il periodo rivoluzionario ebbe una nuova voga e fu riedito, ma con altro titolo: Louise de Valrose ou Mémoires dune Autrichienne, traduits de lallemand sur la troisième édition 1789. Infine, il terzo periodo di auge delle Malheurs de lamour si colloca nei primi trenta anni dellOttocento, avendo una riedizione ogni cinque anni circa: i classicisti apprezzarono lo stile naturale e il suo buon gusto, mentre la generazione romantica ne godette la malinconia e la passione; dagli anni ottanta cominciò rapidamente a declinare, fino a non conoscere più una sola edizione nel XX secolo.

Il successo del libro fu dovuto essenzialmente dalla disciplina classicista alla quale si attenne Madame de Tencin. La critica del tempo ne ammirò le qualità letterarie, ossia la vivacità, leleganza e la purezza dello stile: i lettori lo giudicarono semplicemente "un libro scritto bene", mentre le lettrici, in particolare, apprezzarono certi episodi molto "sovversivi" per lepoca, le rivendicazioni femminili che ne conseguivano.

Il libro appartiene al genere memorialistico, forma canonica del romanzo francese tra il 1728 e il 1750. Se ne distingue, tuttavia, per il fatto che lio narrante non mira a dare una versione personale dei fatti storici, ma sinterroga su sé stesso e, in particolare, sulla sua vita interiore piuttosto che sulla sua vita pubblica. Non solo: esso è uno dei primi romanzi imbastiti sui ricordi di una borghese. Questo cambiamento di prospettiva mirato alla scoperta del proprio essere e alla natura della felicità è realizzato ponendo in primo piano lanalisi psicologica: è lio ad essere al centro della scena, e non le avventure, come avviene nel romanzo barocco, sicché la narrazione risulta fusa e omogenea. Gli avvenimenti non sono mai narrati nella forma della terza persona, ma sono descritti attraverso i ricordi della protagonista, Pauline: tutto scorre sotto lottica del suo punto di vista, senza che ciò le impedisca a volte di dare la parola ad altri personaggi, come a oggettivare i fatti pur mantenendo la narrazione alla prima persona.

Madame de Tencin non si è posta il problema del rapporto tra finzione e realtà: il dato reale la interessa solo nella misura in cui esso è vissuto dalluomo. Se il suo romanzi, come altri, si carica di realtà sociali, è solo perché queste le permettono dinterrogarsi sulle possibilità di realizzare se stessa e sulle antinomie della virtù e della felicità. Così, ne Les Malheurs de lamour vi è il giusto equilibrio tra immaginazione e osservazione dellaltro, per ottenere dal lettore "ladesione criticamente lucida a un falso più vero della verità stessa" Henri Coulet. Tuttavia, questo romanzo permette allirrealtà di esplodere in irruzioni incontrollate a favore di un cliché romanzesco - il tentativo di rapimento della protagonista, lapparizione di una coppia di gemelli, i successivi qui pro quo - e anche, straordinariamente, di auto-parodie che costituiscono una sorta di mise en abîme del romanzo, come è mostrato nella seguente risposta di Eugénie a Pauline:

oppure:

Linfatuazione della scrittrice per lautoanalisi non è senza influenza sul trattamento dello spazio, perché implica non solo la massima chiusura spaziale, ma anche losservazione dellunico campo che veramente la interessa: lio amante. Così il romanzo, secondo il costume dellepoca, mostra poco: la natura esterna, di campagna, urbana o esotica che sia, è semplice decorazione. Ma se Madame de Tencin non ricerca il pittoresco, non elimina nemmeno ogni colore locale. Ella precorre, in qualche modo, le atmosfere noir che fioriranno alla fine del secolo e vi aggiunge del patetico: così, per esempio

A questa descrizione, che sembra tratta dai suoi ricordi della Bastiglia, si può aggiungere unaltra derivante dalla sensibilità esacerbata delleroina, che le fa portare uno sguardo nuovo sul mondo circostante:

I personaggi si muovono dunque in uno strano mondo astratto, chiudendosi a poco a poco negli stessi luoghi chiusi: camere mortuarie, oscuri castelli sorgenti nella campagna, isolate abbazie, conventi e foreste inquietanti, che saranno lo scenario del melodramma ottocentesco. Per Chantal Thomas, una tale rappresentazione del mondo si rivela essere in definitiva "una metafora dellamore" che traduce perfettamente il conflitto latente che esiste tra due amanti. Bisogna infatti parlare di conflitto, perché i loro incontri sono originati da una lotta che a volte si volge contro se stessi - tutti i miei sentimenti sono chiusi, non posso permettermi né di odiare né di amare, confida M.lle dEssei - contro i propri difetti e contro linnamorato, dove anche la sofferenza diviene unarma:

Questa lotta, necessaria affinché il vero amore trionfi, evoca i diversi e opprimenti luoghi del romanzo, conferendogli il suo sostenuto tono di astrazione: il metaforico prevale sul letterale. E su questa lotta, o piuttosto su tale serie di casi sentimentali estremi Madame de Tencin concentra tutti i suoi sforzi. Non li risolve da moralista, come farebbe un romanziere a tesi, ma preferisce descriverli e analizzarli con precisione per trovarvi ancora una sfumatura nuova, non ancora avvertita, se laccento cade sulla personalità psicologica dei personaggi, questa non è analizzata nella sua interezza, ma solo in rapporto alle prove sopportate durante lesperienza amorosa.

                                     

3. La morale del cuore e dellistinto

Dal romanzo sentimentale in voga nella prima metà del secolo XVIII, Madame de Tencin trae i principali elementi: la narrazione a episodi, lintreccio più verosimile che romanzesco, che permetta al lettore dinterrogarsi sulle possibilità di realizzare i propri progetti, una cornice moderna, quasi borghese, il predominio degli stati affettivi e la finezza della psicologia posta in primo piano, poiché la verità non si trova più nei fatti ma piuttosto nellordine delle realtà morali. I suoi quattro romanzi si distinguono tuttavia per una serie di differenze che attingono tanto la struttura del romanzo che le convenzioni sociali dellepoca.

Contro tali convenzioni la Tencin mira a emancipare la donna dalle sue tutele sociali e parentali, e da una concezione dominante della "virtù" che la rende sottomessa ne fa un "secondo sesso": mentre la maggior parte dei romanzieri del tempo si contentano di denunciare lipocrisia della morale, rappresentando le prove della virtù e linfelicità dellamore, Madame de Tencin, precedendo il marchese de Sade di almeno quarantanni, rifiuta la morale del secolo a vantaggio dellistinto, guida essenziale dellagire. Esalta una "filosofia del cuore" che sfocia nella morale del sentimento, che simpone alle protagoniste dei suoi romanzi dal contrasto esistente tra lesistenza infelice votata al rispetto della morale pubblica e quella volta al rispetto delle esigenze del "cuore", le sole che permettono di raggiungere lautentica felicità: il realizzarsi dellessere nellaccettazione dellamore.

Lessere umano, scrive Paul van Tieghem, non vive

La morale naturale proposta da Madame de Tencin si approssima a quella degli autori della seconda metà del Settecento, che reagivano contro il culto della ragione che doveva governare la volontà, lideale del classicismo, e privilegiavano i diritti del sentimento e della passione. Questa non è più considerata una debolezza ma un privilegio delle anime sensibili, titolo sufficiente a giustificare una condotta contraria alle tradizioni e alle leggi. Si approssima, tuttavia, e non sidentifica, perché per la maggior parte di questi autori, la passione ripiega quando viene a conflitto con la vecchia morale, come mostra la Nouvelle Héloïse, la Bibbia del sentimento del secolo. La morale della Tencin è più vicina allidea romantica per la quale amare con furore e disperazione è il sommo della felicità, lamore è il dono totale di sé, è lardore del sacrificio. Madame de Tencin si sforza, attraverso le sue storie damore, di farci comprendere che per essere felici bisogna rischiare di amare, malgrado gli ostacoli che non mancheranno di presentarsi.

Daltra parte, nei romanzi della Tencin, le protagoniste finiscono sempre col perdere loggetto amato, ma non è lamore - che permette allamante di realizzars se stesso - responsabile della sua infelicità. La sconfitta delle ambizioni sentimentali ha più cause: una società scettica sulle priorità del cuore, lamor proprio delle eroine, la leggerezza dellamato. Non basta allora osare amare, ma è necessario difendere lamore contro tutto ciò che lo minaccia.

                                     

4. Lepistolario

Nelle lettere, Madame de Tencin appare a tutto tondo: vivace, maliziosa, caustica, anche cattiva, ed esprime giudizi con unacutezza quale si esprime, per esempio, a proposito del ministro Maurepas:

Secondo lei, con tali servitori della Francia, "a meno che Dio non ci metta le mani, è impossibile che lo Stato non vada a gambe allaria". I ministri hanno "più potere oggi che sotto Luigi XIV e governano in modo dispotico mentre gli affari di Stato dovrebbero occupare, se possibile, 48 ore al giorno, le teste migliori del regno passano la giornata allOpéra" Ma il maggior responsabile è Luigi XV:

Le lettere di Madame de Tencin offrono dunque uno spettacolo "raro e non privo di bellezza", di una pura volontà femminile, sorretta da uno spirito lucido e libero, teso senza cedimenti alla difesa dei suoi propri interessi - certamente - ma anche di quelli della Francia, che ella amava al di sopra di tutto.