Топ-100
Indietro

ⓘ Palazzo Costabili, detto anche palazzo di Ludovico il Moro, si trova a Ferrara, sulla dorsale dellAddizione di Borso, via XX Settembre 122. Ospita il Museo arch ..




Palazzo Costabili
                                     

ⓘ Palazzo Costabili

Palazzo Costabili, detto anche palazzo di Ludovico il Moro, si trova a Ferrara, sulla dorsale dellAddizione di Borso, via XX Settembre 122. Ospita il Museo archeologico nazionale di Ferrara.

Sebbene incompiuto costituisce a pieno titolo uno dei maggiori capolavori dellarchitetto Biagio Rossetti.

                                     

1. Storia

Secondo unipotetica tradizione, il duca di Milano Ludovico il Moro, per sfuggire alle minacce incombenti che si andavano profilando sulla sua persona, avrebbe deciso di edificarsi una sontuosa dimora nella tranquilla capitale estense, città dorigine della sua sposa Beatrice dEste, ed affidò allambasciatore della città meneghina presso la corte dEste il compito di provvedere a costruire tale edificio. In realtà pare che la commissione partì unicamente dal legato degli Sforza presso gli Este, lambasciatore Antonio Costabili.

I lavori vennero affidati al grande architetto Biagio Rossetti che iniziò la costruzione della dimora nel 1495 mentre i lavori terminarono già nel 1504. Il palazzo venne edificato sullantica Via della Ghiara, così chiamata per via dei residui sabbiosi lasciati da uno dei rami del Po che un tempo scorreva in quella zona, e rappresenta le storiche alleanze politiche che a quei tempi intercorrevano fra Ferrara e Milano, evidenziate in modo particolare dalle parentele di Ludovico il Moro con gli Este, sia come marito di Beatrice dEste e sia come zio di Anna Maria Sforza, prima moglie di Alfonso I dEste.

In seguito il palazzo divenne di proprietà della famiglia Costabili la quale, estintasi nel XVI secolo, diede vita ad una serie di passaggi di proprietà della dimora che ne decretarono il decadimento mentre soltanto nel 1920, su iniziativa del direttore generale delle Antichità e Belle Arti Corrado Ricci, lo Stato acquistò limmobile dagli ultimi proprietari quando le sue condizioni erano ormai al collasso. Nel 1929 il Ministero dellEducazione Nazionale decise di destinare limmobile a sede dei reperti archeologici ritrovati nella necropoli di Spina. I lavori di restauro, iniziati nel 1932, comportarono il consolidamento della struttura ed il suo adeguamento a sede museale, compresi i rifacimenti in stile e leliminazione di molte decorazioni barocche, così come voleva la prassi dellepoca. Gli ultimi interventi di restauro risalgono agli novanta per conto del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e del Comune di Ferrara che hanno provveduto a lavori di adeguamento tecnologico degli impianti ed a restauri filologici.

                                     

2. Architettura

Il cortile donore, nonostante sia incompleto su due lati, costituisce probabilmente laspetto più significativo dello splendore della dimora: un doppio ordine di arcate produce un ritmo costante, con il portico e il loggiato superiore.

I due ordini di arcate sono coronati da un elegante cornicione in cotto, e da decorazioni marmoree che rendono più armonioso linsieme.

Le finestre del primo piano, in origine, erano alternativamente aperte e murate a gruppi di due, creando un gioco di pieni e vuoti che ancora si può in parte apprezzare sulla facciata del palazzo su via Porta dAmore. Il restauro degli anni Trenta del Novecento aprì tutte le finestre per ottenere un porticato nello stile del Bramante, al quale si voleva attribuire il progetto delledificio. Oggi un gioco di tende suggerisce al visitatore lantico aspetto del cortile.

                                     

2.1. Architettura Sala del Tesoro

Degli interni, di cui resta assai poco, la stanza più rappresentativa e più importante è la cosiddetta Sala del Tesoro, probabilmente destinata a sala della musica o a biblioteca, archivio o addirittura a thesaurus, ovvero a luogo di raccolta di opere darte e oggetti preziosi. La sala fu decorata fra il 1503 e il 1506 da Benvenuto Tisi da Garofalo, uno fra i pittori più rappresentativi della Scuola ferrarese attiva alla corte estense nel tardo Rinascimento. Il soffitto è decorato sulla base della Camera degli Sposi di Mantegna, ubicata nel Castello di San Giorgio a Mantova, e presenta una finta balconata dalla quale si affacciano diversi personaggi, molti con strumenti musicali, che testimoniano il loro amore nei confronti della musica, dellarte e della poesia; oltre la balconata, nel cielo turchino, si staglia il soffitto di un gazebo decorato con rami carichi di frutti. Al centro del gazebo si trovano un rosone ligneo doro intagliato e una finta architettura che funge da copertura della struttura. Tutto attorno corre un fregio decorato a grottesche con medaglioni che raffigurano scene mitologiche dellantica Roma. Il raccordo pittorico fra il soffitto le pareti è stato eseguito nel 1517 con lunette nella quali è dipinto il mito di Eros e Anteros, opera dellumanista Celio Calcagnini.



                                     

2.2. Architettura Salone delle Carte Geografiche

Tale salone si trova nel piano nobile del palazzo, dedicato alla necropoli etrusca di Spina, ed è stato decorato nel 1935 come conclusione dei lavori di restauro che portarono allapertura del Museo Archeologico Nazionale. La scelta di dedicare la conclusione dellitinerario museale alla riproduzione di antiche carte geografiche venne presa dal primo direttore del museo, Salvatore Aurigemma, che volle porre lattenzione dello spettatore sia sul territorio del delta del Po e sia sulle valli di Comacchio, ovvero la zona nella quale vennero alla luce i reperti della città di Spina in seguito alla bonifica di Valle Trebba avvenuta negli anni Venti. Tale volontà di decorare la sala trova fondamento anche nello spirito dellepoca, in particolare la ripresa della storia passata e soprattutto dellantica Roma imperiale, che in epoca fascista serviva a giustificare gli interventi le azioni dello Stato. La rassegna delle grandi carte geografiche, anche se superate dalla cartografia moderna, inizia con due carte dItalia: una con i territori in cui abitavano gli Etruschi durante il loro periodo di massima espansione V secolo, mentre laltra mostra la divisione in regioni durante lepoca dellimperatore Augusto I secolo. Una rappresentazione di rilievo, posta lungo la parete che si affaccia sul loggiato, viene ricoperta da una porzione della Tavola Peutingeriana, copia medievale di una carta geografica romana indicante le vie militari dellImpero romano, che raffigura il percorso del Po da Piacenza sino alla sua foce e con lItalia centrale fino a Roma. Concludono il ciclo cartografico le mappe del delta del Po e delle valli di Comacchio, utili al visitatore per meglio inquadrare la zona di origine della città etrusca di Spina.

Attorno alla sala, sul fregio del cornicione, vennero trascritti i versi dellode Alla città di Ferrara, composti da Giosuè Carducci nel 1895.

                                     

2.3. Architettura Il giardino

Degli spazi esterni del palazzo assume notevole importanza il giardino formale, frutto dei restauri cui è stato sottoposto nel 2010. Il giardino oggi visitabile non è però quello originale poiché si tratta di una ricostruzione in stile di un tipico giardino rinascimentale operata negli anni trenta. Il "giardino di rappresentanza" originale si trovava a levante del palazzo, lungo lantica via della Ghiara, del quale oggi non ne è rimasta più alcuna traccia dato che nel corso del tempo è stato più volte frazionato e destinato a proprietari diversi.

La volontà di ricreare un tipico giardino rinascimentale nasce negli anni Trenta, nello stesso periodo in cui venne inaugurato il Museo Archeologico Nazionale, sebbene sia il risultato di una ricostruzione puramente immaginaria e non basata su alcuna documentazione storica. Il giardino, che fino agli inizi del Novecento era adibito a orto, venne suddiviso in ampi riquadri, mantenendo gli stessi percorsi esistenti e delineando le aiuole; inoltre, come voleva la prassi dellepoca, la parte sud venne decorata con esedre di ligustro, pianta non diffusa nei giardini del Cinquecento. Negli anni cinquanta si provvedette ad aggiungere il labirinto, la galleria di rose, i giochi verdi dentro i riquadri ed altre specie arboree, finendo per perdere lunità formale con cui era stato concepito.

I lavori di restauro del 2009-2010, grazie agli studi eseguiti sul terreno, hanno consentito sia di mantenere pressoché inalterato limpianto del giardino e hanno altresì consentito di ricostruire lantica costituzione delle essenze arboree. In particolare, larcheologia dei paesaggi ha ricostruito un ambiente molto vasto, adibito quasi interamente ad orto e dotato di rare alberature ma ricco delle vegetazioni tipiche di un terreno umido, così come ad alberi da frutto, prati incolti e ad unelevata concentrazione di cereali, soprattutto orzo e grano; le indagini di scavo archeologiche hanno invece evidenziato i livelli del terreno precedenti alle operazioni di costruzione del palazzo insieme ai resti di un muro che tagliava trasversalmente il giardino e che fu abbattuto agli inizi del XVIII secolo.

Le indagini paleobotaniche e palinologiche hanno restituito così un quadro più dettagliato sulle composizioni arboree dellarea nel corso dei secoli ed hanno permesso un restauro più accurato del giardino, il quale è stato promosso e finanziato dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. Lintervento è consistito in un restauro conservativo dellesistente: sono stati mantenuti i percorsi le aree verdi, i riquadri le siepi in bosso, così come il labirinto ed il pergolato di rose, mentre il cedro deodara ed il cedro del Libano posti nella zona sud hanno subito un intervento di ripulitura delle parti secche ed un innalzamento delle chiome. Sono anche stati riposizionati i quattro tassi nei rispettivi riquadri, oltre il pozzo, per non interferire con la visuale prospettica del portico; sono inoltre state rimpiazzate alcune essenze arboree con due piante di melograno, già presenti nel giardino e raffigurate anche nella Sala del Tesoro dal Garofalo. Infine, il muro di cinta è stato rivestito con piante rampicanti fiorite quali rose, ortensie, clematis armandii e viti americane.