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ⓘ Assedio di Maarrat al-Numan. L assedio di Marra ebbe luogo nella città di Maarrat al-Numān, allora conosciuta come Marra, attualmente in Siria, nel 1098 durante ..




                                     

ⓘ Assedio di Maarrat al-Numan

L assedio di Marra ebbe luogo nella città di Maarrat al-Numān, allora conosciuta come Marra, attualmente in Siria, nel 1098 durante la Prima Crociata. Si tratta di un episodio minore del conflitto, noto più che altro per le accuse di cannibalismo rivolte contro i crociati.

                                     

1. Premessa

Dopo che i crociati, guidati da Raimondo IV di Tolosa e da Boemondo di Taranto ebbero conquistata Antiochia, iniziarono a invadere le terre circostanti.

Nel luglio del 1098, Raimondo Pilet, un cavaliere dellesercito di Raimondo di Tolosa, condusse una spedizione nelle terre circostanti Antiochia che terminò a Maarrat al-Numān, dove si erano concentrate numerose forze turche provenienti da varie città circostanti tra cui Aleppo. Raimondo Pilet e i suoi cavalieri scacciarono la guarnigione turca e occuparono la città, ma la scarsità di riserve dacqua li convinse ad abbandonare la città per la fortezza di Talamania.

                                     

2. Lassedio

Nel mese di novembre Raimondo di Tolosa e Boemondo di Taranto, risolta una disputa tra loro, si decisero a muovere verso sud. Quando giunsero a Marra, dove si erano rifugiati saraceni e arabi dai territori circostanti, misero sotto assedio la città. Era la fine del mese di novembre.

Allinizio di dicembre, una volta vinta la resistenza degli assediati, i crociati trucidarono una parte della popolazione della città, mentre ridussero in schiavitù la parte rimanente. Non ci sono dati certi sullepisodio: il cronachista Ibn al-Athir, nato il secolo successivo, riporta che furono uccise 100.000 persone in tre giorni, a cui si sarebbero aggiunti molti prigionieri, cifra però completamente sproporzionata rispetto alla reale popolazione della cittadina, stimabile in meno di 10.000 residenti.

Nel frattempo scoppiò una disputa tra Boemondo e Tancredi; il primo si proclamò principe di Antiochia e, stabilitosi nel suo nuovo feudo, si rifiutò di continuare la crociata, mentre il secondo, fedele allimpegno preso, continuò la marcia verso Gerusalemme.

                                     

3. Le accuse di cannibalismo

Lepisodio è ricordato non per la sua importanza militare e strategica, infatti si trattò dellassedio di un centro di scarsa rilevanza, ma per le accuse di cannibalismo che vennero lanciate contro i crociati.

Tra gli altri, lepisodio è riportato da Rodolfo di Caen, che partecipò allassedio di Maarrat al-Numān al seguito dei Normanni di Puglia, nelle sue Gesta Tancredi e da Alberto di Aquisgrana, un cronachista francese del XII secolo, che probabilmente si basò sul lavoro di Rodolfo nel riportare tale episodio. Secondo il resoconto di Rodolfo, unimprovvisa e incessante pioggia allagò le riserve di grano e di pane dei crociati, facendole rapidamente marcire. Per questo fatto laccampamento cristiano sarebbe stato colpito da carestia. A questo punto del racconto Rodolfo riporta con toni da Grand Guignol, sottolineando la vergogna provata nellapprendere tale fatto, le testimonianze di crociati che affermavano di essersi cibati dei cadaveri dei pagani e di cani. La testimonianza comunque è per sentito dire e molti storiografi e cronachisti contemporanei non la tramandarono. Lo storico francese, Joseph-François Michaud 1767 – 1839 nel suo Histoire des croisades, riporta di episodi di cannibalismo; nella nota a piè di pagina fa riferimento al Vescovo di Dol, Baudri de Bourgueil, che nel suo Historia Hyerosolimitana, descrizione della prima crociata, sul racconto dellabate, Pierre de Maillezais en:Pierre de Maillezais, che aveva partecipato alla Crociata al seguito di Guglielmo IX dAquitania, che cerca di giustificare gli atti di cannibalismo per la fame che li tormentava, ed anche a Radulfo di Caen, che aveva partecipato alla crociata al seguito di Boemondo I dAntiochia, e nel capitolo XCVII Fames horribilis in castris fidelium. del suo Gesta Tancredi in Expeditione Hierosolymitana, esprimendo tutto il suo orrore e paragonando quei crociati ai cani, così descrisse lepisodio:

  • Inundantia haec nimia peperit famem, putrescente in castris allata cerere, nullam de foris quoquam afferente, protelabatur victoria. Panis fluxerat, fames invalescebat. Pudet referre quod audierim, quodque didicerim ab ipsis pudoris auctoribus. Audivi namque qui dicerint cibi se coactos inopia, ad humanae carnis edulium transisse, adultos gentilium cacabo immersisse, pueros infixisse verubus, et vorasse adustos: vorando aemulati sunt feras, torrendo homines, sed caninos. Hunc ipsum finem membris propriis minabantur, cum aliena deficerent: nisi aut captae urbis, aut cereris advenae intercessio esuriem lenisset.

Guiberto di Nogent e Roberto il Monaco ricordano che i crociati sventrarono cadaveri alla ricerca di monete doro od altri preziosi, che venivano ingoiati dai proprietari allo scopo di sottrarli alla razzia, ma non citano episodi di cannibalismo. Nemmeno il cronachista musulmano Ibn Al-Athir fa riferimento a episodi di cannibalismo.



                                     

4. Conseguenze

Veri o meno che siano, gli episodi di cannibalismo hanno avuto molto risalto in Medio Oriente in chiave anti-crociate, mentre nella storiografia occidentale moderna questo episodio sembra trovare poca credibilità. Autori arabi, quali il giornalista cristiano-libanese Amin Maalouf, riportano il fatto che la pratica fosse stata giustificata dalla carestia successiva allassedio e alla conquista della città, ma, citando il comportamento di bande di Tafur che avrebbero inneggiato al mangiare la carne dei saraceni ", ipotizza che tali episodi potessero anche essere attribuiti al fanatismo di parte dei crociati. Lo stesso Maalouf a commento del fatto, fa presente come in opere, anche europee, precedenti al XIX secolo, la vicenda fosse sovente citata le versioni fossero concordanti con le cronache franche stilate al tempo, mentre dal secolo successivo la questione venisse ignorata o appena accennata, ipotizzando che questa censura sia avvenuta nellottica di una rivisitazione in chiave civilizzatrice delle crociate. Tuttavia lo storico medievalista americano James A. Brundage definì il lavoro di Maalouf con queste parole: Il resoconto di Maaoluf è giornalistico anche nel senso peggiore del termine. La sua storia è superficiale, aneddotica e ultra-semplificata. Lautore impiega il suo stile a scopo melodrammatico, a spese dellaccuratezza. Egli continua a raccontarci fatti che né lui né nessun altro conosce.

                                     
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