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ⓘ Britannia nel V e VI secolo. Lantica provincia romana di Britannia attraversò nei secoli V e VI un periodo di profonde trasformazioni, tra la cessazione del dom ..




                                     

ⓘ Britannia nel V e VI secolo

Lantica provincia romana di Britannia attraversò nei secoli V e VI un periodo di profonde trasformazioni, tra la cessazione del dominio romano e laffermazione dei regni anglosassoni.

Il termine di "Britannia post-romana"Sub-Roman Britain in lingua inglese è una denominazione inizialmente utilizzata in archeologia per indicare la cultura materiale della regione in epoca tardoantica e in questo periodo. Luso del termine era legato ad unidea di decadimento della qualità delle produzioni, in particolare della ceramica rispetto a quelle presenti durante limpero romano. Tale ricostruzione storica è stata in seguito superata e il termine è quindi passato ad indicare il periodo storico.

Le date convenzionali per il periodo sono fissate per il suo inizio alla fine del dominio romano, con la partenza delle ultime guarnigioni nel 407, e per la sua fine allarrivo di santAgostino di Canterbury in Inghilterra nel 597. La cultura post-romana continuò tuttavia anche in periodi successivi in particolare nellInghilterra occidentale e nel Galles.

Con il termine ci si riferisce in particolare al territorio che era stato ricompreso nella provincia romana della Britannia, fino alla cosiddetta "linea Forth-Clyde", a nord della quale si trovavano le regioni controllate dai Pitti.

In questepoca la cultura era rappresentata da una mescolanza di elementi derivazioni romana e di elementi celtici, ma lelemento sassone, già presente saltuariamente sin dalle origini, assunse progressivamente il controllo del territorio e una posizione culturale dominante con la costituzione dei regni anglosassoni.

                                     

1. Fonti

Le fonti scritte riferite a questepoca sono particolarmente scarse, sebbene il periodo sia trattato in resoconti successivi con numerose invenzioni più o meno leggendarie.

Tra le fonti locali contemporanee sono da citarsi la Confessio o "Dichiarazione" di san Patrizio e il De excidio Britanniae o "Della rovina della Britannia" di san Gildas. La prima è utile soprattutto per quanto riguarda la condizione del Cristianesimo al tempo e rivela alcuni aspetti della vita dellepoca, mentre la seconda opera ebbe lo scopo di ammonire i governanti contemporanei attraverso esempi: i materiali storici sono pertanto selezionati in vista dello scopo prefisso, non sono menzionate date e alcuni particolari sono errati. In alcuni casi però le testimonianze sui regni allepoca esistenti e sullo sviluppo dei rapporti tra i Britanni e gli Anglosassoni sono le uniche che ci sono giunte.

Esistono anche altre fonti contemporanee che menzionano la Britannia, ma vennero redatte nellEuropa continentale. Tra queste è il noto rescritto dellimperatore romano doccidente Onorio, citato da Zosimo, uno storico bizantino del VI secolo nella sua Istorìa nèa. Il rescritto sarebbe stato indirizzato alle civitates città della Britannia, invitandole a provvedere autonomamente alla propria difesa. Dato che tuttavia Zosimo ne parla trattando di vicende dellItalia meridionale si è supposto anche che potesse in realtà riferirsi alla regione italiana del Bruttium, anziché alla Britannia.

La Chronica gallica si limita invece a segnalare imprecisamente che la Britannia, abbandonata dai Romani sarebbe finita direttamente in potere dei Sassoni e fornisce inoltre informazioni sul viaggio di san Germano dAuxerre nella regione. Anche i riferimenti alla Britannia che si trovano nelle opere dello storico bizantino Procopio sono considerati di dubbia attendibilità.

Tra le fonti successive che hanno trattato di questo periodo, deve essere citata l Historia ecclesiastica gentis Anglorum del venerabile Beda inizi dellVIII secolo, basata sulla già citata opera di san Gildas: lopera fornisce le date degli eventi, ma la narrazione è fatta da un punto di vista anti-britanno. L Historia Brittonum, tradizionalmente attribuita al monaco gallese Nennio, degli inizi del IX secolo, la Cronaca anglosassone, una compilazione annalistica compilata a partire dalla fine dello stesso secolo e basata su fonti sassoni occidentali, e gli Annales Cambriae o "Annali del Galles", della fine del X secolo, mescolano storia e mito e richiedono cautela nellinterpretazione.

Altri scritti storici posteriori alla conquista normanna si basano sull Historia regum Britanniae di Goffredo di Monmouth, che sebbene presentato come opera storica è oggi riconosciuto come resoconto fantastico con solo alcuni riferimenti storici.

I riferimenti storici contenuti nelle vite dei santi sono, infine, per lo più inattendibili e frutto di compilazioni tarde.

                                     

2. Rinvenimenti archeologici

La quantità di oggetti appartenenti a questepoca rinvenuta negli scavi archeologici appare più limitata rispetto al precedente periodo romano, per lapparente tendenza ad utilizzare maggiormente materiali deperibili, come legno o cuoio. I siti scavati hanno per lo più restituito fibule, vasi in ceramica e armi.

Lo studio degli usi funerari, sia cremazione che inumazione, e dei corredi funerari ha consentito di acquisire dati sulla struttura sociale e sullidentità culturale delle popolazioni, evidenziando una sostanziale continuità con il precedente periodo romano, la presenza di influssi dallarte celtica e un mantenimento dei contatti commerciali con il mondo mediterraneo

In alcuni casi, come nella necropoli di Wasperton, nel Warwickshire, è testimoniata la compresenza di Britanni e Sassoni e in altri siti sono attestate le reciproche influenze tra le due culture.

Gli insediamenti indagati sono costituiti prevalentemente da centri fortificati in altura, città e monasteri. A Tintagel gli scavi condotti negli anni trenta da Ralegh Radford hanno riportato in luce strutture a pianta rettangolare datate al V-VI secolo, inizialmente interpretate come un monastero e successivamente come un centro commerciale fortificato, dove è stata rinvenuta una considerevole quantità di ceramica proveniente dal Mediterraneo.

Altri scavi sono stati condotti da Leslie Alcock negli anni sessanta a Dinas Powys, con testimonianze di produzione metallurgica, e negli anni novanta a castello di Cadbury, una fortificazione delletà del ferro rioccupata tra il 470 e il 580.

Le indagini condotte nel campo dellarcheologia ambientale hanno anche documentato sopravvivenze e cambiamenti nelle pratiche agricole.

                                     

3. Storia

Agli inizi del V secolo sappiamo che la provincia romana di Britannia apparteneva ancora allimpero romano dOccidente, sotto limperatore Onorio. Già dalla fine del secolo precedente si era manifestato un rallentamento economico, con la diminuzione di nuove monete coniate le correlate difficoltà nel pagamento del soldo allesercito.

Nel 407 le truppe ancora restanti della guarnigione britannica, già diminuite nel periodo precedente per i trasferimenti militari destinati a fronteggiare le invasioni barbariche nellEuropa continentale, elessero al trono imperiale lusurpatore Costantino III. Questi si spostò con tutte le forze ancora disponibili nellisola al di là della Manica, per fronteggiare lesercito inviatogli contro da Onorio, dal quale venne sconfitto e ucciso nel 411. Dopo la partenza delle ultime guarnigioni sembra che fossero gli stessi abitanti ad assicurare la difesa del territorio dalle incursioni sassoni e il rescritto di Onorio citato da Zosimo, se si riferisce alla Britannia, confermerebbe questo stato di fatto

Progressivamente si sostituirono ai funzionari e alle istituzioni romane dei potentati locali di tipo feudale. Combattimenti tra diversi gruppi sono stati interpretati come contrasti tra favorevoli o contrari allindipendenza dallimpero romano, ovvero tra seguaci della chiesa romana e del pelagianesimo, o ancora come conflitti sociali tra contadini e proprietari terrieri legati allélite urbana. La vita quotidiana dovette comunque continuare pressoché invariata nelle campagne e declinare nelle città, come sembra potersi constatare nel resoconto della visita in Britannia di san Germano dAuxerre.

Secondo il resoconto di san Gildas, Vortigen, che il venerabile Beda chiama "re dei Britanni" e data intorno al 446, avrebbe deciso di far arrivare dei mercenari sassoni a difesa dalle incursioni dei barbari come foederati, secondo luso romano, stanziandoli "nella parte orientale dellisola". In seguito, i Sassoni, accresciuti di numero da altri arrivi, si sarebbero ribellati e si sarebbero dati al saccheggio. Sarebbero stati quindi combattuti dal britanno-romano Ambrosio Aureliano, il quale potrebbe essere stato la base storica per la figura del re Artù e al quale è attribuita da alcune fonti la vittoria del monte Badon, intorno allanno 500.

Lavanzata sassone venne arrestata e i Britanni restarono in possesso del Galles e della parte dellInghilterra ad ovest della linea che congiunge York e Bournemouth, mentre i Sassoni controllarono il Northumberland, lAnglia orientale e la parte sud-orientale dellInghilterra. San Gildas cita altri governanti britanni: Costantino di Dumnonia, Aurelio Canino, Vortipor della Demetia, Cuneglasso e Maglocuno.

Unaltra fase di espansione sassone dovette presentarsi nella seconda metà del VI secolo. La battaglia di Dyrham combattuta nel 577 tra il re sassone Ceawlin del Wessex e i Britanni, avrebbe portato alloccupazione sassone di Cirencester Corinium, di Gloucester Glevum e di Bath Aquae Sulis e viene considerata, non senza discussioni, lepisodio che portò alla separazione dei Britanni del Galles da quelli del Devon e della Cornovaglia.



                                     

3.1. Storia Dai Britanni agli Anglosassoni

Basandosi soprattutto sulle fonti scritte, la ricostruzione storica tradizionale aveva immaginato che una massiccia immigrazione anglosassone nel corso del periodo post romano avesse determinato la scomparsa dei Britanni. Levento era inoltre immaginato come violento e rapido.

I dati linguistici sembravano essere favorevoli a questa interpretazione. La toponomastica attuale dellInghilterra, ad eccezione della Cornovaglia mostra, infatti, tracce limitate di termini di origine celtica, comunque meno rari man mano che ci si sposta da est verso ovest. Sono inoltre molto scarse le parole della lingua celtica che sono passate nellantico inglese.

Le parlate celtica e latina, questultima a lungo restata in uso come lingua scritta, sebbene se ne ignori la diffusione come lingua parlata, sembrano tuttavia essere state rimpiazzate solo progressivamente da parlate germaniche. Esistono anche alcuni toponimi di origine latina, che suggeriscono una continuità di insediamento. In alcuni casi sono anche presenti nomi riferiti alle antiche divinità germaniche.

A partire dagli anni novanta linterpretazione dei dati è stata infine modificata: si considera ora in generale improbabile che una consistente ondata di immigrazione anglosassone avesse spazzato via i Britanni. I Sassoni sono piuttosto considerati come lélite dominante, mentre i Britanni sarebbero stati lentamente assimillati dalla loro cultura. Anche le recenti analisi genetiche sembrano aver suggerito che lapporto identificabile come anglosassone al profilo genetico degli attuali inglesi sia largamente minoritario. I codici di leggi attribuiti al re Ethelbert del Kent, agli inizi del VII secolo, e al re Ine del Wessex alla fine dello stesso secolo o agli inizi del successivo, fanno riferimento ad uno status legale inferiore attribuito a parte della popolazione, che nella raccolta più tarda è chiaramente identificata come quella di origine britanna. Studiosi ed ecclesiastici di origine britanna dovettero tuttavia giocare un ruolo importante nella formazione della cultura anglosassone, in precedenza prevalentemente orale.

Alcuni Britanni si erano spostati già a partire dal IV secolo oltre la Manica, nella regione dellArmorica, che venne in seguito conosciuta come Bretagna e mantenne per tutto il periodo stretti contatti con la Britannia. Altri Britanni arrivarono sino in Galizia, dove il vescovo di "Britonia", menzionato in un documento del 572, aveva il nome celtico di Mailoc e dove gli emigrati abbandonarono il cristianesimo celtico solo con il concilio di Toledo del 633.

Lendemica tensione le lotte violente di questo periodo, a cui alludono tutte le fonti scritte, e il declino della produzione riscontrabile nei dati archeologici, dovettero tuttavia comportare una diminuzione della popolazione. I dati forniti dalla dendrocronologia sembrano inoltre attestare che si ebbe un periodo di clima più freddo e umido intorno al 540, che dovette contribuire al calo della produzione agricola. Vi si aggiunse nel 544 o 545 larrivo in Gran Bretagna e Irlanda della peste di Giustiniano.

                                     

4. Regni del V e VI secolo

In questo periodo sono menzionati dalle fonti diversi regni, alcuni di quali esistettero solo per brevi periodi, o cambiarono nome, o vennero assorbiti da altri. Anche i loro confini erano spesso mutevoli o incerti. In alcuni momenti alcuni re acquistarono un predominio sugli altri.

                                     

4.1. Regni del V e VI secolo Regni della Britannia

  • Brycheiniog Galles meridionale
  • Gododdin Inghilterra nord-orientale
  • Rheged Inghilterra nord-occidentale
  • Bryneich, poi regno anglo di Bernicia Inghilterra settentrionale
  • Glywyssing Galles meridionale
  • Dyfed, o Demetia Galles sud-occidentale
  • Caer Badden Bath
  • Gwent Galles meridionale
  • Powys Galles centrale
  • Ebrauc York, poi regno anglo di Deira
  • Dumnonia Cornovaglia e Devon
  • Caer Ceri Cirencester
  • Caer Gloui Gloucester
  • Gwynedd Galles settentrionale
  • Elmet Yorkshire occidentale
  • Strathclyde Scozia meridionale

Brycheiniog, Ebrauc, Elmet, Gododdin, Rheged e Strathclyde, formarono quello che nella tradizione successiva venne conosciuto come Yr Hen Ogledd in gallese "Vecchio Nord", nella regione compresa tra il vallo di Adriano e quello di Antonino. Sono attestate riparazioni di V e VI secolo lungo il vallo di Adriano a Whithorn nella Scozia sud-occidentale.

I regni britanni che si formarono nella parte occidentale dellInghilterra, dovettero in origine derivare dalla modificazione delle strutture della giurisdizione provinciale romana, ma ebbero anche chiari contatti con quelli che si formarono nello stesso periodo in Irlanda, che non era mai stata soggetta al dominio romano. In alcune città romane, come a Wroxeter e a Caerwent, è testimoniata una continuità di occupazione anche in questo periodo, probabilmente legata a strutture ecclesiastiche.



                                     

4.2. Regni del V e VI secolo Regni anglosassoni

Oltre a Bernicia e Deira, che corrispondono a regni britanni con diverso nome dopo la loro conquista da parte degli Angli e che uniti formarono in seguito il regno di Northumbria, i maggiori regni anglosassoni presenti nel periodo post-romano, compresi in seguito nelleptarchia anglosassone furono:

  • Mercia Midlands
  • Wessex Inghilterra meridionale e sud-occidentale
  • Anglia orientale Suffolk e Norfolk
  • Kent contea omonima
  • Sussex omonima contea storica
  • Regno di Northumbria
  • Essex Inghilterra sud-orientale
                                     

5. Religione

La religione ufficiale dellimpero romano agli inizi del V secolo era il Cristianesimo, ma nellInghilterra occidentale esistono tracce della sopravvivenza di culti pagani. Fu comunque un periodo di fioritura per il cristianesimo celtico e la maggior parte dei templi vennero trasformati in chiese, ovvero sostituiti da chiese costruite nelle immediate vicinanze. Vennero anche costruiti numerosi monasteri.

Nel V secolo si diffuse nella Britannia cristiana il pelagianesimo, condannato come eretico nel 431 dal concilio di Efeso, e i vescovi della Gallia inviarono in Britannia san Germano dAuxerre e san Lupo di Troyes per combatterlo.

A differenza dei Britanni erano invece ancora pagani i Sassoni e la differenza di religione entrò a far parte del lungo conflitto che li vide opposti gli uni agli altri. La Britannia era stata sottoposta a un primo processo di cristianizzazione che si protrasse tra la fine del III secolo e linizio del V, ma le invasioni anglosassoni che interessarono il paese lungo il V secolo misero a durissima prova le primitive fondamenta della fede in Cristo, che quasi scomparve dalla Britannia. Tradizionalmente linizio della cristianizzazione dei Sassoni viene indicato con la data dellinvio nel regno del Kent di santAgostino di Canterbury da parte di papa Gregorio I, alla fine del VI secolo, padre fondatore della Chiesa Inglese e primo vescovo di Canterbury.

Gli usi funerari videro la continuazione fino ad epoche piuttosto tardive di alcuni cimiteri romani e gli stessi Sassoni dellInghilterra orientale passarono gradualmente dalla cremazione allinumazione.