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ⓘ Antropologia teatrale. L antropologia teatrale è la disciplina che studia i rapporti delluomo in situazioni di drammatizzazione organizzata. Più nello specifico ..




                                     

ⓘ Antropologia teatrale

L antropologia teatrale è la disciplina che studia i rapporti delluomo in situazioni di drammatizzazione organizzata. Più nello specifico studia i rapporti dellattore con i gesti da lui agiti sulla scena. Eugenio Barba la definisce come lo studio del comportamento scenico pre-espressivo che sta alla base dei differenti generi, stili, ruoli e delle tradizioni personali o collettive ".

Lantropologia teatrale mette così in secondo piano il testo drammaturgico e gli elementi caratteristici del genere teatrale come la musica, la dizione, la scenografia ecc. per focalizzare lo studio dellevento teatrale avente come centro luomo ed il corpo. Questa concezione ha fatto diffondere lutilizzo della locuzione teatro del corpo, che indica per lappunto il campo di applicazione dei teorici del teatro contemporanei sulluomo e, dunque, sullattore come elemento cardine dello spettacolo.

                                     

1. Lorigine degli studi

Lutilizzo del termine antropologia teatrale e degli studi connessi tra teatro e antropologia è recente. Solo nel 1966 il regista teatrale Richard Schechner utilizzò il termine in un saggio chiamato Approaches to Theory/Criticism contenuto nella rivista statunitense Tulane Drama Review. Nellarticolo Schechner correlava la performance teatrale alle forme performative prima dallora mai pensate come appartenenti alla stessa sfera artistica, come i giochi, i riti e lo sport.

Andando alla base del significato del teatro, ossia il movimento del corpo in uno spazio alla presenza di almeno uno spettatore, Schechner collegava il rito sociale e lo sport al dramma in senso allargato. Questo tipo di collegamento rese possibile pensare ad una base antropologica comune alle varie situazioni. Poiché il teatro è, però, la riproposizione di un evento che non si vive al momento, lantropologia teatrale si focalizza sul livello pre-espressivo dellattore in quanto uomo, ossia al momento che precede la messa in scena e lattuazione del rito teatrale. Come cita, infatti, lo studioso Marco De Marinis traducendo la collega Patrice Pavis:

Schechner collaborò a lungo con lantropologo britannico Victor Turner. Il concetto di "dramma sociale", elaborato da questultimo, venne applicato dai due studiosi in un accostamento del rito al gioco al teatro, giungendo ad uno studio delle azioni e dei gesti umani visti come "pratica corporea necessaria ad una ridefinizione critica del reale"; tale approccio venne denominato da Turner "antropologia della performance". Parlando di performance quindi Schechner intendeva uno spettacolo non di finzione o rappresentazione come un dramma borghese, ma in senso più ampio come qualcosa che fosse inserito nella realtà sociale umana.

                                     

2. Precedenti storici

Lantropologia teatrale e la sua attenzione alla consapevolezza rituale dellattore nei gesti era già presente nei lavori di alcuni teorici - registi ed attori - del periodo a cavallo tra XIX e XX secolo, nel corso del quale si definiscono con maggiore precisione schemi di lavoro dellattore su di sé per la corretta esecuzione della rappresentazione. Lesempio maggiore è dato dal russo Kostantin Sergeevič Stanislavskij, il quale elaborò il celebre metodo Stanislavskij, un preciso training tramite il quale lattore avrebbe acquisito la capacità di esternare il proprio mondo interiore attraverso una serie di esercizi fisici e psicologici.

Precedentemente, già il francese Antonin Artaud aveva esposto, nel manifesto Teatro della crudeltà, i principi per un teatro diverso da quello finora agito, ispirato dalla fisicità ritualizzata del teatro di Bali, concetti che ripeterà nel libro Il teatro e il suo doppio del 1938.

Anche Jacques Copeau, nellideare e realizzare la celebre École du Vieux Colombier di Parigi, rivoluzionò lidea di pedagogia teatrale rifiutando gli antichi schemi di insegnamento dellarte drammatica per una maggiore compresenza dello sport, della musica, del mimo e della ginnastica alla base della preparazione dellattore, il tutto da un punto di vista sacrale delluomo che recita.

                                     

3.1. La moderna concezione Eugenio Barba

Sarà con gli studi del salentino Eugenio Barba che lantropologia teatrale prenderà un preciso percorso di indagine. A Barba, che nel 1979 ha fondato lInternational School of Theatre Anthropology, si deve infatti la teorizzazione di un sostrato comune culturale che lega i livelli pre-espressivi degli attori nelle varie culture. A tal proposito egli specifica che non esistono differenze tra attore e danzatore come tra teatro e danza: esse rappresentano colui che si muove nello spazio in una situazione di rappresentazione organizzata, i primi, e di discipline che usano i medesimi stili espressivi, le seconde.

Barba individua tre precisi livelli di organizzazione del lavoro dellattore:

  • La tradizione scenica ed il contesto storico culturale al quale egli è soggetto e nella quale si manifesta;
  • La personalità dello stesso - sensibilità, intelligenza artistica ed individualità sociale personale - che lo rende unico e diverso rispetto agli altri;
  • Lutilizzo del corpo-mente secondo tecniche extra-quotidiane training che si riscontrano nelle varie culture.

Nello studio transculturale individua precisi punti comuni a tutti i teatri:

  • Il principio dellequilibrio nel disequilibrio;
  • Il principio dellopposizione tensione di forze contrapposte;
  • Il principio del massimo sforzo per il minimo risultato;

che generano, quindi, un preciso studio sullequilibrio, sulle opposizioni che reggono la dinamica dei movimenti, sullapplicazione di una coerenza incoerente al perché che muove lattore e sullinfrazione di automatismi gestuali e di pensieri quotidiani tramite equivalenze extra-quotidiane.

Il massimo sforzo per il minimo risultato è uno dei principi transculturali individuati da Barba. Egli sostiene, infatti, che mentre nelle attività quotidiane luomo tende a minimizzare la fatica per la massima resa, nelle attività extra-quotidiane - come la drammatizzazione di un evento, indi una performance teatrale - lo sforzo si moltiplica anche nei minimi movimenti. A testimonianza di ciò cita lespressione in lingua giapponese otsukarasama letteralmente: "Grazie per esserti stancato per me, con la quale gli spettatori sono soliti ringraziare gli attori. Anche nel balletto classico la ballerina compie uno sforzo immane per rimanere ferma sulle punte in condizione di completa immobilità, come lattore di prosa utilizza molta energia solo per la presenza scenica, senza compiere alcuna azione. Barba differenzia poi le attività quotidiane, tese alla comunicazione, da quelle virtuose specifiche dellacrobata, tendenti alla meraviglia, a quelle extra-quotidiane dellattore-danzatore, che sono indirizzate invece allinformazione.

L equilibrio nel disequilibrio si basa sulla concezione dellalterazione dellequilibrio da parte dellattore. Se nel quotidiano le anche seguono la camminata, nel teatro giapponese esse sono fisse e la camminata è distinta per il mancato sollevamento del tallone da terra. Gli attori del teatro No definiscono il loro teatro come "larte del camminare", mentre il Kabuki la "danza del camminare". Allo stesso modo alcuni esercizi della biomeccanica di Vsevolod Ėmilevič Mejerchold imponevano una camminata estremamente rigida, con una modesta, se non quasi assente, mobilità della spina dorsale e del tronco. Una attenzione uguale è posta dallattore di prosa o dal danzatore, occidentale o indiano, nella loro postura nel camminare. Barba suggerisce che allinterno delle forme codificate della rappresentazione ci sia una ricerca dellalterazione dellequilibrio come rifiuto ed antitesi della pratica quotidiana della ricerca di equilibrio.

Il principio dellopposizione contraddistingue la naturale tendenza dellattore a servirsi di forze contrapposte per generare unazione. Se nel balletto classico è il dolore il segnale che identifica quasi sempre - ma non necessariamente - la corretta esecuzione di una posizione, nel mimo lo è il disagio. Il celebre mimo Étienne Decroux sosteneva che:

In tal senso egli sottolineava come lesecuzione di tecniche extra-quotidiane fosse lontano dalla naturalezza e dallagiatezza, costringendo lesecutore della drammatizzazione ad una "trazione antagonistica con le tecniche delluso quotidiano". Anche nellOpera di Pechino ed in altre forme di teatro orientale viene applicato tale principio, che richiede quindi sforzo: basti pensare che la maestria di un attore cinese viene definita kung-fu, ossia larte di tener duro, di eseguire abilmente.



                                     

3.2. La moderna concezione Jerzy Grotowski

Il lavoro di Barba è stato fortemente influenzato dalla collaborazione e comunione artistica con il teorico e regista Jerzy Grotowski, che fu suo maestro. Grotowski, restio al fissare su carta la sua idea di teatro le tecniche utilizzate per raggiungere tale obiettivo, pubblicò nel 1968 il libro Per un teatro povero Towards a poor theatre, contenente una fitta serie di esercizi preparatori allinterpretazione dellattore. Spogliatolo da qualsiasi orpello scenografico e costumistico, Grotowski cercò il punto di contatto diretto tra lui e lo spettatore. Limportante per Grotowski era cosa avrebbe potuto fare lattore con il suo corpo e la sua voce senza aiuti e unicamente con lesperienza viscerale con il pubblico. In questo senso sovvertì le tradizioni dei costumi esotici e degli allestimenti scenici sbalorditivi che avevano guidato la maggior parte del teatro europeo a partire dal XIX secolo.

A questo concetto di teatro povero Grotowski che era ateo aggiunse il concetto di "sacerdozio" o "sacralità dellattore". Quando lattore entrava nella santità dello spazio scenico in quel momento accadeva qualcosa di speciale, qualcosa di molto simile alla messa nella Chiesa cattolica. Era in questo spazio, nella sacra relazione tra lattore e il pubblico che il pubblico veniva sfidato a pensare e ad essere trasformato dal teatro.

                                     

3.3. La moderna concezione Altri protagonisti

Oltre a Barba, che definì lantropologia teatrale organizzandone il pensiero e facendone una disciplina codificata, e a Grotowski, il cui insegnamento rappresentò un punto di rottura dalla tradizione teatrale verso il teatro contemporaneo, ci sono da ricordare la compagnia teatrale statunitense Living Theatre, volta alla interazione creativa e collettiva col pubblico e Peter Brook, celebre regista britannico, autore del saggio Lo spazio vuoto nel quale analizza il mondo dello spettacolo contemporaneo esortando alla ricerca e proponendo una nuova idea di teatro Sacro, Ruvido ed Immediato.