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ⓘ Moti rivoluzionari sardi. Lo scontro tra partito dei novatori riformatori e normalizzatori conservatori si intensificò a seguito della sostituzione del ministro ..




                                     

ⓘ Moti rivoluzionari sardi

Lo scontro tra partito dei novatori riformatori e normalizzatori conservatori si intensificò a seguito della sostituzione del ministro Avogadro con il ministro Galli della Loggia nel governo a Torino. Il ministro Galli della Loggia dimostrò di essere dalla parte del partito dei normalizzatori, assecondandone le azioni politiche. A far precipitare gli eventi fu la nomina reale di tre funzionari sassaresi nella Reale Udienza, personaggi apertamente schierati con il partito dei normalizzatori. Ancora una volta, la nomina fu fatta dal re senza rispettare la procedura di prendere visione delle indicazioni sulle nomine da parte delle stesse istituzioni sarde. Argomentando che non era stato rispettato il dettato costituzionale, il partito dei novatori questa volta convinse il viceré di Sardegna ad annullare le nomine di questi tre funzionari.

Il ministro Galli della Loggia, informato dellannullamento, fece pervenire una missiva al viceré che imponeva il rispetto delle nomine. Il ministro inoltre ingiungeva al viceré di dare autorità al Generale delle Armi per assicurarsi che queste disposizioni fossero rispettate e che ogni eventuale opposizione a queste nomine reali fosse neutralizzata. Questo atto equivaleva sostanzialmente ad un colpo di stato in quanto destituiva il legittimo rappresentante dellautorità reale in Sardegna del suo ruolo conferendolo al capo dellesercito. Ricevuta questa missiva il partito dei normalizzatori si apprestò allo scontro armato che ormai sembrava inevitabile. Il Generale delle Armi, Marchese della Planargia, passò anche direttamente ad azioni di fatto, armando i suoi reggimenti nella città. Una riunione degli Stamenti prevista per il 2 luglio 1795 venne annullata perché il clima di intimidazione instaurato dal Generale delle Armi aveva fatto temere che i delegati stamentari sarebbero stati arrestati se si fossero presentati alla riunione prevista. Il viceré tentò di ristabilire lordine intimando al Generale delle Armi, Gavino Paliaccio marchese della Planargia, di ritirare le sue forze armate, ma il Paliaccio replicò con una lettera dove ammetteva che il suo scopo era quello di impedire i lavori degli Stamenti perché temeva che questi avrebbero deciso di invalidare le nomine reali. Questo era un atto eversivo in quanto il Generale delle Armi non aveva nessuna autorità per impedire le riunioni degli Stamenti.

Il 6 luglio 1795 ci fu una seconda insurrezione guidata dal partito dei novatori e dalle milizie cittadine che erano state create dopo la prima sollevazione del 28 aprile 1794 milizie invise al Pitzolo che aveva cercato di ingiungerne lo scioglimento in diverse occasioni. Le milizie cittadine ebbero la meglio sulle truppe del Generale delle Armi, Marchese della Planargia. Il popolo armato si recò presso labitazione del Pitzolo che era difesa da alcuni armati. In seguito a trattative, il Pitzolo acconsentì ad arrendersi per farsi trasdurre presso il viceré che avrebbe dovuto garantire lincolumità del Pitzolo e listituzione di un processo contro di lui e i suoi associati. Tuttavia il viceré, per motivi che non sono stati chiariti, non volle prendere in custodia il Pitzolo il quale, rimasto in mano alla folla cittadina, venne trucidato da popolani armati al seguito di Andrea De Lorenzo, maggiore delle milizie urbane. Il Generale delle Armi, Gavino Paliaccio Marchese della Planargia, venne arrestato e tenuto in custodia. Tuttavia, quando le lettere che sia lui che il Pitzolo avevano scritto vennero lette pubblicamente rivelando i loro piani di arrestare o eliminare i simpatizzanti del partito riformatore, gli stessi armati del De Lorenzo presero il Paliaccio e lo uccisero lasciando il cadavere in balia della folla.

In seguito a questa seconda sollevazione, gli Stamenti cercarono ancora una volta di ristabilire lordine e la legalità. Nelloccasione vennero avviate altre riforme che regolamentavano laccesso dei rappresentanti dei rioni cagliaritani ai lavori degli Stamenti. Inoltre si diede lavvio alla pubblicazione degli atti dei lavori in un periodico chiamato Giornale di Sardegna.

La vittoria dei riformatori novatori tuttavia acuì le tensioni fino ad allora rimaste latenti tra lala più moderata dei novatori e quella più democratica. I democratici si riproponevano una riforma radicale delle istituzioni sarde, dando maggiore accesso alle istituzioni alle emergenti classi borghesi imprenditoriali e in parte alle masse cittadine che avevano fino a quel momento partecipato attivamente al fermento rivoluzionario. I democratici si riproponevano inoltre di smantellare il feudalesimo, ritenendo questo sistema essere un ostacolo allo sviluppo economico della Sardegna. Tra i democratici si svilupparono anche posizioni più radicali e apertamente repubblicane come quelle di Francesco Cilocco, ma, almeno inizialmente, le riforme che i democratici proponevano sarebbero dovute avvenire allinterno della monarchia. I riformatori moderati erano invece favorevoli a riforme che offrissero un ruolo effettivo agli Stamenti e alla Reale Udienza nellamministrazione della Sardegna, ma erano contrari a dare una impronta democratica a queste riforme aprendo le porte ad una partecipazione di ampi strati sociali allamministrazione. I riformatori moderati erano anche favorevoli a stemprare alcuni eccessi del feudalesimo, per esempio volevano abolire i diritti feudali controversi, ovvero quelli acquisiti da alcuni nobili ma che erano contestati dalle "ville" paesi o villaggi infeudate. Tuttavia, salvo labolizione dei diritti feudali controversi, i riformatori moderati erano favorevoli a mantenere il feudalesimo in Sardegna. Questa posizione di cauto riformismo è anche espressa nel canto "Su patriotu sardu a sos feudatarios" scritto da Francesco Ignazio Mannu, canto che divenne molto popolare e che rappresenta ora, dal 28 Aprile 2018, lInno ufficiale della Sardegna. Nel canto, nonostante alcuni passaggi molto forti di denuncia, lautore chiede sostanzialmente la fine gli abusi di potere dei feudatari, senza però proporre la soppressione di un sistema - quello feudale - ormai sparito da quasi tutto il resto dellEuropa.

La vittoria dei novatori determinò anche il contrasto tra il Capo di Sopra Sassari e il Logudoro guidato dalla nobiltà sassarese e il Capo di Sotto guidato dai novatori vincitori a Cagliari. I nobili del Capo di Sopra, sobillati e assecondati dal ministro piemontese Galli della Loggia, dichiararono una secessione di fatto dal Capo di Sotto. Nellintento di ristabilire lordine il viceré nominò Giovanni Maria Angioy Alternos, carica che conferiva allAngioy le funzioni di sostituto del viceré. Sconfitti i reazionari, lAngioy diede il via ad una serie di riforme che tendevano a rinnovare molto più radicalmente la società sarda e avevano lo scopo di abolire il feudalesimo. Il metodo scelto per abolire il feudalesimo era lacquisto dei diritti feudali da parte delle "ville" villaggi: di fatto, i diritti feudali venivano ceduti dietro un compenso giudicato equo. Tuttavia lAngioy prevedeva anche luso della forza contro i feudatari che rifiutavano di vendere i loro diritti feudali. Queste riforme erano considerate troppo radicali dai novatori più moderati a Cagliari, e lAngioy venne contrastato e infine sconfitto dallesercito degli Stamenti nel 1796. Tuttavia lAngioy riuscì a fuggire la cattura e la morte, rifugiandosi a Genova e poi in Francia, dove continuò a progettare senza fortuna una sollevazione in Sardegna che potesse portare a termine i suoi piani di riforma politica e sociale.

In conclusione di questo periodo rivoluzionario, gli Stamenti riproposero le cinque richieste con una delegazione del vescovo di Cagliari, una piattaforma che dopo il periodo riformistico dei moti era ormai assolutamente inadeguata alle esigenze di rinnovamento della Sardegna. Questa piattaforma manteneva sostanzialmente lo "status quo", dando tuttavia un limitato ruolo alla ristretta e selezionata classe nobiliare e di funzionari sardi. Diversi funzionari, borghesi e popolani continuarono, anche dopo il 1796 e la sconfitta dellAngioy, a perseguire piani di rivolta che portassero a riforme democratiche e anti-feudali, se non proprio alla formazione di una repubblica sarda: vi furono tentativi di rivolta nel 1799, nel 1802 e nel 1807. Nel 1812 ci fu anche una sventata cospirazione di borghesi, la cosiddetta cospirazione di Palabanda, dal nome del luogo a Cagliari in cui questi cospiratori si riunivano. Altre due ribellioni di portata limitata scoppiarono infine nel 1816 e 1821.