Топ-100
Indietro

ⓘ Clan Fabbrocino. Il clan Fabbrocino è un sodalizio criminale di tipo camorristico originario della zona di San Giuseppe Vesuviano, che impone una specie di tass ..




                                     

ⓘ Clan Fabbrocino

Il clan Fabbrocino è un sodalizio criminale di tipo camorristico originario della zona di San Giuseppe Vesuviano, che impone una specie di tassa agli imprenditori della propria zona e svolge limportazione e lo smercio di droga e altre innumerevoli attività delinquenziali.

                                     

1. Cenni storici

Intorno al 1982 Mario Fabbrocino o gravunaro, si distacca da Michele Zaza referente di Cosa nostra a Napoli e, con i fratelli Russo di San Paolo Belsito e Fiore DAvino di Somma Vesuviana costituisce un clan autonomo che controlla un vasto territorio tra il nolano e il Vesuvio: San Gennaro Vesuviano e San Giuseppe Vesuviano, Ottaviano e San Gennarello, Palma Campania e parte di Terzigno. Quando Mario Fabbrocino si mette in testa di espandere il clan e di espugnare Castellammare di Stabia e fa presente i suoi propositi ai fratelli Russo ed ai fratelli DAvino, questi ultimi scelgono di staccarsi da Fabbrocino e si aggregano a Carmine Alfieri, lontano cugino di o Gravunaro, col quale aveva già sancito un patto di non belligeranza poiché ambedue avevano lo stesso fine: annientare Cutolo. Sia Alfieri che Fabbrocino, per mano della Nuova Camorra Organizzata e per volere di Cutolo, subirono la perdita di un fratello. Mario Fabbrocino passò i dieci anni successivi la morte del fratello a covare vendetta, una vendetta che realizzò nel 1990, eliminando, a Tradate, con il supporto della ndrangheta calabrese Roberto Cutolo, figlio del Professore di Ottaviano, che a Tradate era confinato in soggiorno obbligato. Per lomicidio Cutolo, Fabbrocino ha ricevuto una condanna allergastolo.

                                     

2.1. Modus operandi Voto di scambio

La camorra del nolano partecipava alle campagne elettorali per le elezioni comunali e regionali, sostenendo vari candidati; poi persone del clan usavano il sindaco per appalti truccati, forniture, abusi edilizi accertati e non sanzionati, concessioni in deroga a ogni normativa, assunzioni di personale tecnico e amministrativo senza concorso e altre attività imprenditoriali, cosiddetto voto di scambio ; i voti illegali venivano proprio dalle famiglie degli operai di queste attività, ed erano obbligati a votare secondo le indicazioni dei camorristi.

                                     

2.2. Modus operandi Fondazione della Nuova Famiglia

Mario Fabbrocino, nato a Ottaviano, Napoli, soprannominato "o gravunaro" il carbonaio, fu uno dei promotori dellorganizzazione "Nuova Famiglia", la quale fronteggiava la Nuova Camorra Organizzata.

                                     

2.3. Modus operandi Sicari

Allinizio degli anni novanta fu chiesto da parte della ndrangheta calabrese al nord, lomicidio di Salvatore Batti, criminale napoletano, sospettato di passare informazioni alla Criminalpol, rifugiatosi nel napoletano durante la guerra tra i boss mafiosi calabresi del nord e gli stessi Batti, che avevano cercato di regnare al posto di Renato Vallanzasca. I Fabbrocino vollero in cambio dellomicidio, luccisione di Roberto Cutolo, figlio di Raffaele Cutolo che puntualmente avvenne.

                                     

2.4. Modus operandi Falsari

Assolto per il fatto non sussiste Antonio Fabbrocino, nipote del boss Mario, fabbricava finti BOT da smerciare a Tangentopoli.

                                     

2.5. Modus operandi Corruzione di giudici e avvocati

Mario Fabbrocino nel 1996 cercava di pilotare la causa corrompendo avvocati e procuratore generale. Arrestati 2 magistrati, Ciro Demma e Antonio Esti, accusati di concorso esterno in associazione mafiosa, dopo le rivelazioni di pentiti Carmine Alfieri, Pasquale Galasso, Domenico Cuomo e Costantino Laiola.

                                     

2.6. Modus operandi Riciclaggio di rifiuti tossici

Antonio Iovino, imprenditore di 48 anni nel 2012, di San Gennaro Vesuviano, legato al clan camorristico Fabbrocino, specializzatasi in riciclaggio di rifiuti tossici, è stato condannato in primo e secondo grado perché ha costruito la bretella di collegamento tra il Vallo di Lauro e luscita di Palma Campania dellautostrada A30, con materiale misto a rifiuti pericolosi.

                                     

2.7. Modus operandi Racket e traffico di sostanze stupefacenti

I fratelli Vittorio e Sabato Casillo, Giuseppe Caliendo, detto "Peppe e zuzzelle" Giuseppe le mozzarelle, sono stati arrestati per associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione e traffico di sostanze stupefacenti.

                                     

2.8. Modus operandi Truffa nel settore dellabbigliamento

A San Giuseppe Vesuviano e in altre città campane come Eboli, Avellino e Salerno, Giovanni Bonavita, titolare dei negozi "Les femmes", "Cassandra", Luisa Prisco, titolare del negozio "Ca.Pri" e Katiuscia Casillo, titolare del negozio "Nisa", vendevano abiti confezionati con tessuti rubati, da sarti non retribuiti. Gli indagati si recavano dai grossisti, ordinavano grossi quantitativi di tessuto in rotolo, pagando un acconto o con assegni scoperti; poi facevano confezionare gli abiti da sarte e cucitrici senza retribuire la manodopera e senza pagare tasse. Le indagini sono partite nel 2006, in seguito alle denunce di commercianti finiti nella rete del racket, gestito dai fratelli Casillo e da Giuseppe Caliendo.

                                     

3. Arresto del boss o gravunaro e dei suoi affiliati e nuova gestione

Il 22 settembre 1987, mentre Mario Fabbrocino era detenuto nel carcere di Bellizzi Irpino, gli furono concessi gli arresti domiciliari in clinica, per curarsi da un gravissimo stato di salute, ma il 14 novembre, circa un mese dopo, si diede alla fuga e rimase latitante per 10 anni.

Berardo Striano, braccio destro di Mario Fabbrocino o gravunaro, accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso, omicidio, estorsione ed armi, latitante da un anno, fu arrestato allaeroporto di Colonia, in Germania, il 25 febbraio 1997, mentre stava per prendere il volo per lArgentina.

Mario Fabbrocino fu arrestato a San Martin, trenta chilometri circa da Buenos Aires, in Argentina, i primi di settembre 1997.

Nei periodi in cui Mario Fabbrocino era in carcere, il gruppo veniva gestito da Luigi Bonavita e Domenico Nunziata, questultimo ancora in libertà e persona affidabile del boss. Da quando il boss è diventato irrintracciabile nel 2004 molti dei suoi affiliati hanno cominciato a far perdere le loro tracce. Il 14 agosto 2005 lo storico boss o Gravunaro, veniva definitivamente incarcerato con laccusa di duplice omicidio, condanna confermata nel 2006.

L11 giugno 2008 finirono in carcere Mario Fabbrocino cinquantaduenne di San Gennaro Vesuviano, Michele La Marca quarantasettenne di Ottaviano, Angelo Borrelli trentacinquenne di San Gennaro Vesuviano, Michele Bonaiuto cinquantenne residente a Sirignano Avellino, Angelo Buono quarantenne residente a San Valentino Torio Salerno e Vincenzo Marano sessantunenne di San Gennaro Vesuviano.

Dopo larresto di O Gravunaro, il boss del clan è divenuto Mario Fabbrocino, detto "maruzzo" murice, cugino, omonimo e cognato del boss storico, avendo "o gravunaro", sposato sua sorella. Laccusa per i sei presunti affiliati al clan Fabbrocino è di estorsione aggravata condotta in maniera associata ai danni di diversi imprenditori del territorio. Gli imprenditori che tentavano di opporsi al pagamento del pizzo venivano condotti da Michele La Marca, detto "o muzzone", egli riusciva a convincerli della bontà dei pagamenti da effettuare. Le tangenti da pagare erano pari al 35-40% del valore dellappalto, e inoltre venivano invitati a versare circa 3000 euro per le famiglie dei detenuti nei periodi di Natale, Pasqua e Ferragosto.

Il clan è retto principalmente da tre famiglie criminali: quella dei Bifulco, quella dei Cesarano, che insieme alla famiglia dei Nunziata, capeggia un gruppo operante su Palma Campania e la famiglia Striano.

Nel corso degli anni, il clan ha sempre assicurato assistenza agli affiliati, detenuti e liberi, e alle famiglie di questultimi, il che ha fatto sì che il clan rimanesse coeso e rafrattario rispetto agli attacchi dello Stato. I Fabbrocino, oltre che da profitti provenienti da attività illecite, possono contare anche su profitti generati dalle numerose e remunerative attività imprenditoriali che il clan, in più zone dItalia, controlla. Ed è proprio grazie al suo importante patrimonio che il clan è riuscito e riesce a mantenere ancora il vincolo dellomertà fra i suoi associati. Le numerose offensive dello Stato contro il clan, non sono mai state corroborate da collaboratori di giustizia di rilievo.

Alcuni collaboratori di giustizia che in passato hanno militato nei clan Anastasio di SantAnastasia e DAvino di Somma Vesuviana, hanno dichiarato ai giudici che, a seguito del grosso ridimensionamento che ha interessato i due predetti clan, i Fabbrocino avrebbero allargato le loro vedute, maturando lintenzione di espandersi e imporsi in SantAnastasia e Somma Vesuviana. Sempre se ci si attiene alle rivelazioni di altri pentiti come Maurizio Ferraiuolo, ex esponente degli Stolder di Forcella, i Fabbrocino avevano anche in progetto di estendere i propri tentacoli sino alla Zona Orientale di Napoli, approfittando della debacle del Clan Sarno di Ponticelli, e nella zona di Marigliano, grazie a propri esponenti presenti su quel territorio. Il pentito Ferraiuolo ha inoltre dichiarato che i Fabbrocino, previo laver stipulato un patto con i Mazzarella di San Giovanni, volevano entrare nei maxi-appalti del Centro direzionale di Napoli. Lex esponente degli Stolder incontrò un esponente dei Fabbrocino proprio per discutere della possibilità di far entrare questultimi nellaffare, i quali già controllerebbero appalti e distribuzione di calcestruzzo in buona parte dItalia e in Europa.

La nuova generazione dei Fabbrocino sembra avere tessuto, inoltre, rapporti con le organizzazioni camorristiche di Napoli est; proprio le nuove leve del clan potrebbero disegnare i nuovi scenari della potente cosca vesuviana, un tempo fortemente legata ai clan Cava e Russo, il quale legame andava a sancire il cartello camorristico predominante nella zona che comprende il Nolano, i comuni di San Gennaro Vesuviano, San Giuseppe Vesuviano, Ottaviano e Terzigno, nonché il Vallo di Lauro. Detta zona si trova oggi a vivere un periodo di forte fibrillazione per quel che concerne gli assetti delle organizzazioni criminali ivi operanti, stante il fatto che gli storici boss locali hanno perduto, per via di detenzione in carcere o decesso, la loro leadership sul territorio; ciò ha prodotto la genesi di nuove generazioni allinterno dei clan storici, la genesi di nuove organizzazioni criminali indigene, nonché la possibile nascita di nuove alleanze.



                                     

4. Fatti recenti

  • Il 23 aprile 2019, Mario Fabbrocino è morto in un ospedale di Parma, la città dove era detenuto.
  • Il 28 aprile 2019 è stato sepolto nel cimitero di Ottaviano, con una breve cerimonia privata dopo che erano stati negati i funerali pubblici.
  • In data 14 maggio 2019, Carabinieri e Guardia di Finanza hanno tratto in arresto 11 persone riconducibili al clan Batti, operante in San Giuseppe Vesuviano e Terzigno e capeggiato dai fratelli Alfredo, Luigi e Alan Cristian Batti, detti I Milanesi, figli del boss Salvatore Batti, ucciso nel 1990, accusate dei reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, possesso illegale di armi da fuoco, estorsione, violenza privata e di due tentati omicidi, occorsi in Terzigno e San Giuseppe Vesuviano, a seguito dei quali sono nate le indagini che, dopo anni di sviluppi, hanno portato allarresto degli 11 indagati. Secondo alcuni collaboratori di giustizia i Batti, per esercitare le loro illecite attività su territori tradizionalmente controllati dai Fabbrocino, quali San Giuseppe Vesuviano e Terzigno, avrebbero sempre sottratto una quota dalle attività illecite svolte per versarla a questultimi. La famiglia Batti di San Giuseppe Vesuviano è considerata dagli inquirenti la "longa manus" del clan Fabbrocino. Dedita principalmente al traffico di sostanze stupefacenti, quella dei Batti è una famiglia di antica tradizione camorristica. Emigrati a Milano i Batti, negli anni, avevano preso il posto di Francis Turatello e della sua banda, impadronendosi del traffico e dello spaccio di sostanze stupefacenti sul capoluogo lombardo e in parte della Lombardia. Coinvolti poi in una sanguinosa faida con i narcotrafficanti calabresi, comandati dal boss Franco Coco Trovato, uno dei maggiori esponenti della ndrangheta in Lombardia, furono da questultimi decimati.
  • Nel giugno del 2019 sono stati condannati, a pene che vanno da un massimo di 12 anni e 4 mesi ad un minimo di 8 mesi e 10 giorni di reclusione, dieci appartenenti del clan, tra cui il boss di San Giuseppe Vesuviano Francesco Maturo, reggente del clan al quale è stata inflitta una condanna ad anni 11 e mesi 4 di detenzione, e Valerio Bifulco condannato a 12 anni e 4 mesi, ritenuto lintermediario e luomo di fiducia negli affari dei Fabbrocino.
  • Il 29 novembre 2019, la DIA di Napoli ha eseguito un decreto di sequestro a carico di Franco Matrone, presunto boss del clan Fabbrocino, già in passato, unitamente ad altri esponenti del clan, arrestato per aver fatto parte dellorganizzazione. Dallindagine, denominata "Fulcro", è emerso come i Fabbrocino, supportati dal clan Bifulco, una filiale dei primi, esercitavano il predominio sul territorio, attraverso estorsioni in danno di imprenditori e commercianti, il controllo degli appalti pubblici e la turbativa delle aste, per lacquisizione a prezzi di favore di beni di ingente valore economico. È inoltre stato appurato che i Fabbrocino avevano investito i proventi delle loro attività illecite nel settore dellabbigliamento e del commercio di alimenti e che la loro influenza, oltre che in Campania, si era oramai estesa in molte altre regioni italiane, come la Calabria, il Lazio, lAbruzzo, lUmbria, lEmilia-Romagna, le Marche e la Lombardia. Sono stati sequestrati 3 terreni, 9 rapporti finanziari, numerose polizze a vita e 3 unità immobiliari, il cui valore è stato stimato pari ad oltre un milione di euro.
  • Nel gennaio del 2020, la Corte Suprema ha annullato il decreto di sequestro - scaturito a seguito delle dichiarazioni di importanti collaboratori di giustizia come Carmine Alfieri, Salvatore Giuliano e i fratelli Fiore e Luigi DAvino - che aveva consentito di confiscare ingenti beni riconducibili a Domenico Cesarano, alias "Mimmo o Pezzaro", allattuale detenuto nel 2020 e considerato un elemento apicale del clan Fabbrocino, il cui gruppo criminale è radicato sul territorio di Palma Campania. A Cesarano erano stati confiscati beni consistenti in numerose attività immobiliari, come ville e appartamenti, ubicati tra Palma Campania, San Gennaro Vesuviano e Capo Rizzuto. Nei riguardi dei familiari del Cesarano, in precedenza individuati quali prestanome di questultimo, si dovrà procedere a un nuovo giudizio.
  • Il 21 febbraio del 2020 sono iniziati i processi a carico di 29 presunti esponenti del clan Batti, considerato dagli inquirenti la "longa manus" del clan Fabbrocino.