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ⓘ Beatrice dEste fu figlia di Ercole I dEste e di Eleonora dAragona, sorella minore di Isabella dEste e Alfonso I dEste. Sposò Ludovico il Moro nel 1491 divenendo ..




Beatrice dEste
                                     

ⓘ Beatrice dEste

Beatrice dEste fu figlia di Ercole I dEste e di Eleonora dAragona, sorella minore di Isabella dEste e Alfonso I dEste. Sposò Ludovico il Moro nel 1491 divenendo così duchessa di Milano e duchessa di Bari.

                                     

1.1. Biografia Nascita

Nacque il 29 giugno 1475 nel Castello Estense di Ferrara, secondogenita di Ercole I dEste e di Eleonora dAragona. Fu così chiamata in onore di Beatrice dEste, sorella di Ercole, e Beatrice. Il duca di Ferrara desiderava un erede maschio quindi la sua nascita non fu accolta con grandi festeggiamenti. Nel luglio del 1476 Niccolò dEste, figlio di Leonello e nipote di Ercole, appoggiato dai Gonzaga, tentò di appropriarsi di Ferrara incitando anche il popolo alla rivolta. Con le sue forze circondò il palazzo ducale per catturare Eleonora dAragona e i suoi figli. Questi riuscirono a salvarsi rifugiandosi nel castello attraverso la via Coperta, il passaggio sopraelevato che collega il palazzo con la fortezza. Ercole, che si trovava nella Delizia di Belriguardo, rientrò in città alla testa di un esercito col fratello Rinaldo e costrinse i congiurati a fuggire. Il giorno successivo la famiglia ducale si recò in processione solenne alla cattedrale di San Giorgio dringraziando pubblicamente i ferraresi. Niccolò venne catturato a Bondeno e il 4 settembre dello stesso anno fu decapitato nel cortile del castello. Sempre nel 1476 venne annunciato il fidanzamento tra Alfonso dEste ed Anna Maria Sforza, figlia di Galeazzo Maria Sforza questo divenne promessa nel 1477 e matrimonio nel 1491.

                                     

1.2. Biografia Linfanzia a Napoli

Un anno dopo Beatrice si recò alla corte aragonese insieme alla madre e alla sorella in occasione del secondo matrimonio di re Ferdinando con Giovanna dAragona. Scortate da Niccolò da Correggio giunsero a Pisa e da qui si imbarcarono su una galea arrivando a Napoli il 1º giugno 1477. Pochi giorni dopo il Moro fu cortesemente ospitato da Ercole dEste con cui era già allora in ottimi rapporti. Il 19 settembre Eleonora partorì Ferrante ma subito dopo le giunse notizia che il marito era stato nominato capitano generale dellesercito fiorentino pertanto fu costretta a ritornare rapidamente a Ferrara per amministrare lo stato in sua assenza. Decise di portare con sé la figlia maggiore Isabella ma Ferdinando la convinse a lasciare a Napoli sia Ferrante che Beatrice, a cui si era affezionato sin da subito. Beatrice visse nella città partenopea per otto anni. Vi conobbe la colta zia Ippolita Maria Sforza e frequentò a lungo i suoi figli: Isabella dAragona, già promessa sposa a Gian Galeazzo Maria Sforza e destinata a diventare la sua rivale, Ferdinando, passato alla storia come Ferrandino, che in futuro sarebbe diventato lultimo re aragonese di Napoli e Pietro, principe di Rossano. Nellestate del 1479 Ludovico il Moro giunse a Napoli per ricevere linvestitura a duca di Bari nonché finanziamenti e uomini per poter riprendere il controllo del Ducato dopo essere stato esiliato a Pisa da Bona di Savoia in seguito al fallimento del colpo di Stato ordito insieme ai fratelli contro di lei. Fu probabilmente la prima volta in cui vide colei che sarebbe diventata la sua sposa e che allora era una bambina di soli quattro anni.

                                     

1.3. Biografia Il fidanzamento con Ludovico il Moro

Date le parentele di Beatrice con le principali famiglie signorili dItalia si destarono grandi interessi nei suoi confronti da parte delle grandi potenze della penisola. Il primo a muoversi fu Ludovico il Moro, duca di Bari, reggente ed in seguito duca di Milano, che nella primavera del 1480 avviò una trattativa con Ercole dEste per ottenere la mano della figlia primogenita Isabella. Il fidanzamento non fu possibile perché pochi mesi prima il padre laveva già promessa in sposa, alletà di soli cinque anni, a Francesco Gonzaga, marchese di Mantova. Ercole, ottenuto il beneplacito di re Ferdinando, propose al Moro la secondogenita Beatrice ed egli non esitò ad accettarla. Ludovico tuttavia rimase in ottimi rapporti con la cognata, con la quale intrattenne un fittissimo rapporto epistolare a partire dal loro primo incontro a Pavia nel gennaio del 1491 in occasione del suo matrimonio con Beatrice. Per gli Este il doppio matrimonio di Beatrice e Ludovico e di Alfonso e Anna sarebbe servito per cementare lalleanza con gli Sforza, la famiglia più potente e una delle più ricche dellItalia settentrionale, dal momento che il Ducato di Ferrara era costantemente minacciato dallespansionismo della Repubblica di Venezia. Dopo il fidanzamento Beatrice restò con il nonno materno per altri cinque anni. Fu una decisione saggia dal momento che Ferrara durante le guerre del 1482-1484 fu sul punto di cadere in mano veneziana e solo la caparbietà di Eleonora dAragona unita alla fedeltà dei sudditi riuscì ad impedirlo. Il Ducato di Ferrara ne uscì comunque sconfitto e con la pace di Bagnolo del 7 agosto 1484 fu costretto a cedere il Polesine ai veneziani.

Beatrice rientrò a Ferrara nel 1485 alletà di dieci anni dopo lo scoppio della congiura dei baroni che rese troppo rischiosa la sua permanenza nel Regno di Napoli. Nella città estense fu allieva insieme alla sorella Isabella del filosofo Battista Guarino, da cui ricevette uneducazione classica vasta e approfondita che ne fece una delle principesse più colte e raffinate del Rinascimento italiano. Nel dicembre del 1485 Ercole dEste inviò un ritratto di Beatrice eseguito da Cosimo Tura in regalo a Ludovico il Moro. Lo stesso pittore poco prima ne aveva eseguito uno della sorella per il marchese di Mantova ma sono entrambi andati perduti. Il matrimonio tra Ludovico e Beatrice si sarebbe dovuto tenere nel febbraio 1490 in contemporanea con quello tra Isabella e Francesco ma durante la visita di Ercole a Milano del 1487, Ludovico fece intendere di essere troppo occupato negli affari di stato e che la sposa era ancora troppo giovane. Nel maggio del 1489 inviò a Ferrara Giacomo Trotti, ambasciatore estense presso la corte di Milano: si fissò la data del matrimonio al maggio del 1490 e si dispose una dote di 40.000 ducati e gioielli per un valore di 2.000 ducati; il duca di Bari avrebbe però contribuito a coprire parte delle spese necessarie per le celebrazioni. Giunto giugno, tuttavia, Ludovico rinviò ancora una volta il matrimonio per mezzo di Galeazzo Sanseverino sconcertando i duchi di Ferrara che a questo punto dubitarono della sua reale volontà di sposare Beatrice. Il motivo di questo comportamento fu attribuito alla nota relazione che Ludovico intratteneva con la bella Cecilia Gallerani. Per scusarsi dei continui rinvii, nellagosto del 1490 inviò Francesco da Casate a Ferrara per offrire in dono alla promessa sposa "una bella collana cum perle grosse ligate in fiori doro et uno bello zoglielo da atachare a dicta collana, nel quale è uno bellissimo smiraldo de grande persona, et uno balasso et una perla in forma de un pero".



                                     

1.4. Biografia Il matrimonio

Il 29 dicembre 1490 Beatrice dEste lasciò Ferrara a bordo di alcuni carretti accompagnata dalla madre Eleonora dAragona, dallo zio Sigismondo dEste e da un corteo di nobili e damigelle mentre il fratello minore Alfonso la precedette a bordo di slitte dal momento che a causa dellinverno particolarmente rigido di quellanno il Po era ghiacciato nel tratto mantovano e ferrarese. A Ferrara era caduto un metro di neve che perdurò sino a metà marzo. Il 2 gennaio il corteo giunse a Brescello dove si riunì con Alfonso e il giorno dopo accolse larrivo di Isabella dEste, marchesana di Mantova, con il suo seguito di cinquanta persone e trenta cavalli. Il 5 gennaio Galeazzo Sanseverino arrivò a Brescello con una flotta di tre bucintori e diciotto navi da trasporto sforzesche. Il 7 gennaio il corteo nuziale si imbarcò e partì alla volta di Piacenza dove venne accolto il 12 gennaio dal conte Bartolomeo Scotti dopo un viaggio alquanto scomodo a causa del gelo e degli spifferi. Il viaggio riprese il mattino del 14 e verso le quattro e mezza del 15 gennaio la piccola flotta approdò presso il porto fluviale di Pavia. Ludovico accolse la sposa sulla banchina aiutandola a scendere dalla nave, circondato da molti illustri nobili milanesi poi il corteo attraversò il Ponte Coperto giungendo infine al castello. Il giorno successivo venne stipulato il contratto di nozze con Ludovico Maria Sforza, detto il Moro, duca di Bari ma di fatto signore di Milano. Nel pomeriggio il Moro illustrò a Beatrice, Isabella e Alfonso le meraviglie del castello di Pavia, in particolare la biblioteca, larmeria e la sala degli specchi. Il 17 gennaio 1491 Ludovico Sforza sposò Beatrice dEste nella Cappella Ducale del castello. La sposa indossava un lungo abito bianco in cui erano cucite numerose perle e gioielli e fu accompagnata allaltare dalla madre e dalla sorella, seguite da Alfonso e Sigismondo quindi da alcuni nobili ferraresi. Alla cerimonia furono presenti, tra gli altri i quattro fratelli Sanseverino, Niccolò da Correggio, Galeotto I Pico della Mirandola e Rodolfo Gonzaga, fratello di Francesco Gonzaga, marchese di Mantova, che pare fosse presente al matrimonio sotto travestimento e allinsaputa di Isabella. Ludovico volle che il matrimonio si celebrasse a Pavia e non a Milano per non dare limpressione di voler prevaricare Gian Galeazzo Maria, legittimo duca di Milano, che aveva sposato Isabella dAragona in Duomo alcuni mesi prima.

                                     

1.5. Biografia I festeggiamenti a Milano

Già il mattino dopo Ludovico partì alla volta di Milano per terminare i preparativi per le feste e il ricevimento solenne. I lavori al castello di Porta Giovia erano in corso da mesi e per completarli in tempo il Moro aveva imposto a tutti i pittori e scultori più insigni attivi in Lombardia tra cui Leonardo da Vinci di abbandonare le opere in corso e recarsi a Milano. Per loccasione la Sala della Balla fu dipinta con un ciclo di affreschi rappresentanti le gesta di Francesco Sforza. Aveva inoltre disposto una manutenzione straordinaria per tutte le strade e tutti i ponti che avrebbe percorso il corteo nuziale in modo da non recargli impedimenti. Il corteo di Beatrice lasciò Pavia tre giorni dopo trascorrendo la notte del 21 gennaio nel castello di Binasco. Il giorno dopo fu accolta dal duca e dalla duchessa di Milano poche miglia a sud della città ed accompagnata per una colazione presso il refettorio della basilica di SantEustorgio. In tarda mattinata il corteo entrò in città da Porta Ticinese dove fu accolto da Ludovico vestito con una giornea doro, dai più insigni nobili, dal clero, dagli ambasciatori degli stati italiani nonché da medici e giureconsulti. In occasione della festa le case le botteghe di Milano furono addobbate con ghirlande di fiori, stendardi, drappi e arazzi. Nella Contrada degli Armorari gli armaioli milanesi schierarono due lunghe file di cavalieri in armatura completa in groppa a cavalli bardati che disposti in quel modo sembravano essere veri. Il corteo avanzò annunciato da quarantasei coppie di trombettieri in mezzo ad una folla festante sino al castello dove ad attenderlo vi erano Bona di Savoia le due figlie Anna Maria Sforza e Bianca Maria Sforza insieme a molte delle più belle dame della città. Per loccasione il soffitto della Sala della Balle fu dipinto in blu lapislazzuli con stelle doro per farlo sembrare un cielo stellato e sulle pareti erano state dipinte le imprese di Francesco Sforza mentre allingresso fu realizzato un arco trionfale con leffigie del condottiero e uniscrizione inneggiante alla sua grandezza. Il 23 gennaio si celebrarono le nozze tra Alfonso dEste e Anna Maria Sforza nella cappella ducale ma i festeggiamenti si sarebbero tenuti a Ferrara un mese dopo. Il 24 gennaio vennero eretti in piazza tre palchi: sul primo salirono araldi e trombettieri, sul secondo furono disposti i doni ricevuti dagli sposi insieme a piatti, caraffe ed altri monili doro e dargento e su terzo, posto al centro, salì Beatrice che ricevette gli omaggi delle alte cariche della città per poi donare a due cavalieri un Visconti e un Suardi due drappi doro che vennero poi appesi nel cortile del castello e furono i premi per i vincitori della giostra che si sarebbe tenuta di lì a poco. Quella sera fu indetto un memorabile ballo, a cui parteciparono non meno di duecento persone, tra cui contadine abbigliate con i colori degli Sforza e provenienti da ogni parte dItalia. Questo ballo fu ricordato da Bartolomeo Calco per la sfarzosa mostra di vesti e acconciature di cui Beatrice era grande appassionata. Tra il 26 e il 28 gennaio si tenne la giostra a cui parteciparono un gran numero di personalità illustri tra cui lo stesso duca di Milano, Annibale Bentivoglio, Giovanni Francesco della Mirandola, Bonifacio III del Monferrato e Francesco Gonzaga, tutti con vesti e armature dalle fogge mirabili o stravaganti. La giostra vide quale vincitore Galeazzo Sanseverino che ricevette il drappo doro dalle mani di Beatrice. Pare che in occasione delle nozze i novelli sposi abbiano donato il ricco pallio daltare tuttora conservato nella chiesa di Santa Maria del Monte a Varese; il santuario dovette essere particolarmente caro al Moro che vi si recò spesso e vi fece celebrare numerose messe dopo la morte della consorte. Il 1º febbraio Eleonora dAragona, Isabella dEste, Alfonso dEste, Anna Maria Sforza, Ermes Sforza e Gian Francesco Sanseverino lasciarono Milano seguiti da un corteo di quattrocento persone e visitarono la Certosa di Pavia per poi imbarcarsi alla volta Ferrara che raggiunsero l11 febbraio. La saggia Polissena dEste, cugina di Beatrice ormai quarantenne, rimase invece a Milano per assisterla.

                                     

1.6. Biografia La nascita di Ercole Massimiliano e di Francesco

Il 20 gennaio 1493 Eleonora dAragona giunse a Milano per assistere la figlia durante il parto. Due giorni dopo presso la Sala del Tesoro nella Rocchetta del castello di Porta Giovia furono esposti i regali della nobiltà milanese su tavole ricoperte da velluto doro cremisino, offerti al Moro in vista dellimminente nascita del fanciullo. Tra questi vi erano "dui bellissimi diamanti uno in puncta laltro in tavola" del valore di 18.000 ducati e una bellissima culla dorata per il pargoletto, donati dal suocero Ercole dEste. Il 23 gennaio, alle quattro del pomeriggio, Beatrice diede alla luce il primogenito Ercole, battezzato con il nome del padre e successivamente chiamato Massimiliano in onore dellimperatore. Lavvenimento fu seguito da manifestazioni di deferenza verso il Moro che fece suonare le campane a festa per una settimana intera, promosse processioni pubbliche e concesse la grazia ad alcuni condannati. In occasione del battesimo fu allestito in piazza del Duomo un grande palco rivestito di tessuti preziosi, abbellito da fronde e ghirlande e che sul lato esterno presentava le dodici fatiche di Ercole rappresentate da bassorilievi in gesso. Il 20 febbraio Beatrice e Isabella dAragona parteciparono alla messa di ringraziamento presso la chiesa di Santa Maria delle Grazie cantando il Te Deum cui seguì la tradizionale benedizione della puerpera. Seguì una magnifica festa in casa dei Della Torre.

La nascita di Ercole Massimiliano determinò una svolta nella politica del Moro, che da questo momento in poi cercherà di essere riconosciuto quale legittimo duca di Milano al posto dellinetto Gian Galeazzo Maria Sforza così come un deterioramento nei rapporti tra Beatrice dEste ed Isabella dAragona. Questultima, ben più determinata del marito, avendo chiare le intenzioni del Moro, scrisse al padre Alfonso domandandogli aiuto per lottenimento del Ducato. Ferdinando I dAragona, pur congratulandosi pubblicamente con Ludovico per la nascita del figlio, cercò di contenerne linfluenza presso le altre corti italiane e straniere ma il Moro riuscì ad anticiparlo stringendo unalleanza con la Repubblica di Venezia, il Ducato di Ferrara, il Marchesato di Mantova e lo Stato Pontificio, volta a garantire la pace in Italia per almeno venticinque anni, su modello della precedente Pace di Lodi. La nuova lega fu proclamata a Venezia il 25 marzo 1493, festa di San Marco. Per loccasione il doge proclamò cavaliere lambasciatore milanese Taddeo Vimercati mentre Ludovico Sforza promise di recarsi dal suocero a Ferrara per mostrargli il nipote e di inviare Beatrice quale sua rappresentante a Venezia con lintento di ottenere lappoggio dei veneziani alla sua legittimazione quale duca di Milano. Isabella dEste, per non sfigurare in confronto alla sorella e a causa dei ritardi del corteo milanese, lasciò Ferrara l11 maggio per recarsi a sua volta a Venezia.

Il 4 febbraio 1495 nacque Francesco, così chiamato in onore del nonno Francesco Sforza, che però venne battezzato con il nome di Sforza ed ebbe ben quindici nomi. Fu Isabella dEste a tenerlo per il battesimo.



                                     

1.7. Biografia La visita a Ferrara

Il Moro e Beatrice, accompagnati da Alfonso dEste, da Francesco Gonzaga e da uno sfarzoso corteo a bordo di ben dieci carrozze seguito da cinquanta muli carichi di bagagli, dopo aver sostato nelle più importanti città emiliane dove per loccasione si tennero giostre, duelli, e rappresentazioni teatrali, giunsero il 17 maggio nei pressi di Ferrara ed alloggiarono a Palazzo Trotti. Alle tredici del giorno successivo entrarono in città attraversando il ponte di Castel Tedaldo, percorsero la via Grande e la via dei Sabbioni circondati da una folla acclamante raggiungendo il Castello dove furono accolti dai duchi di Ferrara. Le due corti assistettero poi ad una messa nella cattedrale di San Giorgio. Da quella notte i duchi di Bari alloggiarono presso Palazzo Costabili. Nei giorni successivi si tennero un torneo vinto dal solito Galeazzo Sanseverino, una corsa di cavalli vinta da Alfonso dEste e duelli di spadone così come rappresentazioni teatrali, tra cui i Menecmi di Plauto, che convinsero il Moro a realizzare un teatro a Milano. Da parte loro, le dame milanesi e ferraresi si sfidarono cercando di superarsi in fatto di sfarzo ed eleganza nelle vesti. In questa occasione Ercole dEste mostrò al Moro lo stato dei lavori dei suoi ambiziosi piani di abbellimento ed espansione ed abbellimento della città, la cosiddetta Addizione Erculea che varrà a Ferrara il titolo di "prima città moderna dEuropa".

                                     

1.8. Biografia La missione diplomatica a Venezia

Il 25 maggio Beatrice partì alla volta di Venezia, accompagnata dalla madre Eleonora dAragona, dal fratello Alfonso dEste con la moglie Anna Maria Sforza, dal segretario Vincenzo Calmeta, dai consiglieri Girolamo Tuttavilla, Galeazzo Visconti, Angelo Talenti e Pietro Landriani, Antonio Trivulzio vescovo di Como e da un seguito di più di 1.200 persone. La folta delegazione si imbarcò su due bucintori e molte navi più piccole che navigarono prima lungo il Po poi su di un mare particolarmente mosso che provocò diffusi malori. Il 26 maggio la flotta raggiunse Chioggia dove Beatrice alloggiò presso la casa di un nobile veneziano. Ludovico inviando la moglie a Venezia puntava a mantenere un basso profilo alla luce delle recenti negoziazioni di carattere militare stabilite con re Carlo VIII di Francia e del tentativo di ottenere la legittimazione quale duca di Milano da parte di Massimiliano dAsburgo in cambio della mano di Bianca Maria Sforza accompagnata da una favolosa dote di 300.000 ducati doro, 40.000 ducati in gioielli più altri 100.000 ducati per linvestitura ducale. Daltra parte Beatrice avrebbe sfruttato il suo fascino, la sua intelligenza e lo sfarzo che caratterizzava la corte milanese per impressionare i veneziani. Lo stesso giorno seguiva Ercole dEste e la corte ferrarese nella Delizia di Belriguardo. La mattina del 27 maggio la piccola flotta costeggiò il Lido e raggiunse verso le cinque di pomeriggio il forte di Malamocco, dove fu annunciata da colpi di cannone e accolta da una delegazione di ventiquattro patrizi veneziani su tre barconi riccamente decorati. Beatrice fu invitata a salire su uno di esse e ascoltò unorazione di Vincenzo Capello in suo onore. La flotta riprese il viaggio verso Venezia scortata da una moltitudine di navi veneziane sbarcando presso lisola di San Clemente, dove ad aspettarla allombra di un padiglione vi era il doge in persona insieme al marchese di Mantova, arrivato in città tre giorni prima. Il doge la invitò a salire bordo del Bucintoro che si diresse verso il Canal Grande seguito da due trireme riccamente decorate e da decine di altre navi minori. Durante il viaggio Beatrice poté assistere alla rappresentazione su di una chiatta della contesa tra Minerva e Nettuno che portò alla fondazione di Atene. Quella sera Beatrice e i membri più insigni del suo seguito alloggiarono presso il Fondaco dei Turchi, di proprietà degli Este, davanti al quale, per loccasione, era stata eretta una loggia decorata con arazzi e ghirlande di fiori. Nei due giorni successivi fu spettatrice di diverse cerimonie, tra cui una singolare regata con equipaggi sia maschili che femminili. Il 30 maggio venne invitata ad una sontuosa colazione a Palazzo Ducale, costituita da oltre trecento oggetti riprodotti in zucchero filato dorato. Il 31 maggio visitò lArsenale, dove trovò schierate un centinaio di galee, e lisola di Murano mentre il 1º giugno la Basilica di San Marco e il Tesoro. Il 2 giugno ripartì da Venezia alla volta di Ferrara dove giunse il 5 giugno. La visita fu uno splendido successo personale per Beatrice, ma un fallimento quasi totale dal punto di vista politico, poiché Venezia rimase contraria allinvestitura del Moro a duca di Milano.

                                     

1.9. Biografia Duchessa di Milano

Negli ultimi giorni del settembre del 1491 Beatrice si ammalò di malaria ma già il 3 ottobre era convalescente ed assisteva ad una caccia al cinghiale su di un sedile posto su carretto fatto montare appositamente dal marito. Ebbe poi altre recrudescenze della malattia, tra cui una il 6 ottobre 1492 dove fu assistita dal medico ferrarese Ludovico Carri e per la quale la sorella venne apposta a farle visita da Mantova, stando al suo capezzale finché non si fu ripresa. Il 10 ottobre 1491 partì alla volta di Genova accompagnata dallo scultore Gian Cristoforo Romano dove restò almeno fino al 18 ottobre.

Divenuta duchessa di Milano, Beatrice fu allapice del suo successo culturale e mondano, e lo splendore della sua corte, nel seppur breve tempo della sua esistenza, divenne leggendario. Nl 1494 il Moro le donò le rendite dei feudi di Cassolnovo, Sartirana Lomellina, Valenza, Galliate, Cusago, Mortara, Bassignana, San Secondo, Felino, Torrechiara, Castel San Giovanni, Pigliola, Monte Imperiale, Leale, Carlotta, della Valle di Lugano, del parco e del castello di Pavia, della Sforzesca e dei mulini di Gambolò e di Tromello per un totale di 113.818 lire e 5 soldi.

Nellestate del 1496 Beatrice e il Moro incontrarono Massimiliano I dAsburgo a Mals. Limperatore fu particolarmente gentile nei confronti della duchessa arrivando a tagliarle personalmente le pietanze nel piatto. In seguito il corteo imperiale e quello milanese effettuarono una gita a Bormio visitandone le terme.

                                     

1.10. Biografia La morte

Beatrice morì di parto a soli ventun anni nel gennaio del 1497. Fu sepolta nel coro della chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano. Ludovico il Moro commissionò un monumento funebre per se stesso e per lei a Cristoforo Solari, ma a seguito della morte della sua in prigionia in Francia, fu trasferito, vuoto, alla Certosa di Pavia dove ora si trova. Le fu dedicata dal marito la Pusterla Beatrice, una delle porte minori della città, che si trovava a Brera. In tempi moderni le è stato intitolato uno dei viali alberati lungo i bastioni di Milano Viale Beatrice dEste.

                                     

2. Aspetto

Le fonti più affidabili da cui è possibile dedurre il vero aspetto di Beatrice sono il busto marmoreo di Gian Cristoforo Romano, esposto al Louvre, che la raffigura alletà di quindici anni, e la Pala Sforzesca conservata a Milano nella Pinacoteca di Brera, dove viene rappresentata ventenne con un aspetto che corrisponde alle descrizioni riportate dagli storici suoi contemporanei. È noto che Lorenzo Costa eseguì un ritratto di Beatrice su richiesta di Ludovico Sforza poco dopo il loro fidanzamento; si tratta probabilmente di quello conservato presso la Galleria Palatina a Firenze data la perfetta corrispondenza tra la collana donatagli dal promesso sposo in quelloccasione e quella mostrata nel dipinto. Il ritratto eseguito nel 1485 da Cosimo Tura è invece andato perduto. Beatrice era di bassa statura tanto che era solita indossare pianelle per cercare di ridurre la differenza di altezza con il marito, alto quasi un metro e novanta. Nel Museo Internazionale della Calzatura di Vigevano si trova esposta una pianella risalente alla fine del XV secolo attribuita proprio alla duchessa che, considerate le dimensioni, doveva avere il 34-35 di piede. Piacente, aveva il naso piccolo, leggermente rivolto allinsù, guance piene, bocca piccola, occhi neri e capelli castano scuri sempre tenuti avvolti in una lunga treccia alla catalana che le arrivava fin sotto la vita e con un paio di ciuffi che lasciava cadere sulla guance. Il Muralto la presenta come "in iuvenili aetate, formosa ac nigri colorix".Carlo VIII di Francia, incontrandola il 23 luglio 1494 ad Asti in occasione della sua discesa in Italia, ne rimase molto ammirato per la leggiadria con cui danzava e la ricchezza delle vesti ne richiese un ritratto.



                                     

3. Personalità

Beatrice, complice la giovane età, era di carattere lieto, allegro, spensierato, giocoso, tanto da essere artefice insieme al marito di molte delle numerose burle ordite ai danni dei cortigiani, primo fra tutti il serioso Trotti. Era ambiziosa come la sorella ma più impulsiva. Famoso un episodio in cui si azzuffò con delle popolane dopo che queste lebbero insultata per il suo abbigliamento. In unaltra occasione, accortasi che il Moro le voleva far indossare un abito che sapeva essere stato in precedenza della Gallerani, si rifiutò categoricamente e costrinse il marito a troncare la relazione extraconiugale. Il Calmeta, suo fedele segretario, ne loda lingegno, laffabilità, la grazia, la liberalità ed esalta la sua corte di gentiluomini, musici e poeti. Paolo Giovio la descrive invece superba, intromettente nelle faccende di governo, nel dispensare uffici e negli affari della giustizia anche se è lunico autore a parlarne in questi termini e non vi sono riscontri di questa invadenza. Era certamente amante del lusso tanto che il solo guardaroba nelle sue camere presso il castello di Pavia conteneva ben 84 abiti oltre a innumerevoli altri oggetti di valore. Ludovico Sforza fu molto legato alla moglie, sebbene abbia continuato ad avere amanti anche dopo il matrimonio, come daltronde la maggior parte dei signori dellepoca. In una lettera scrive di lei essa mi è più cara che il lume del sole ". Laffiatamento della coppia viene confermato anche da Giacomo Trotti, ambasciatore estense presso la corte di Milano, nonché dalla corrispondenza tra la sorella Isabella dEste e da Galeazzo Sanseverino che già dopo il matrimonio le scrive "è uno tanto amore fra loro duy che non credo che doe persone più se posano amare". La decisione del Moro di inviarla in missione diplomatica a Venezia fu cosa inaudita per i tempi e segno della fiducia che riponeva nella moglie. La sua perdita fu un duro colpo per il marito che da quel momento volle sempre vestire di nero. Beatrice intrattenne buoni rapporti con i figli naturali del Moro, in particolare con la prediletta Bianca Giovanna, di sette anni più giovane e di carattere gentile, che fu quasi sempre al suo fianco, così come con Anna Maria Sforza. Fu invece grande rivale di Isabella dAragona che riuscì a soppiantare nel 1494 diventando duchessa di Milano.

                                     

4. Educazione e mecenatismo

Beatrice trascorse ladolescenza nella corte ferrarese insieme alla sorella Isabella e alla sorellastra Lucrezia, circondata da artisti come Matteo Maria Boiardo, Niccolò da Correggio, Pietro Bembo, Antonio Cornazzano, Antonio Cammelli, Tito Strozzi, Antonio Tibaldeo e molti altri. La madre la indirizzò allo studio del latino e del greco nonché della storia greca e romana sotto Battista Guarino, uno degli umanisti più stimati dellepoca mentre non padroneggiò mai la lingua francese. Apprese la danza da Ambrogio da Urbino e Lorenzo Lavagnolo nonché il canto, tanto che nei suoi viaggi era sempre accompagnata da cantori e musici. Fu suonatrice di viola, liuto e clavicordo, costruiti per lei dal pavese Lorenzo Gusnasco, uno dei migliori liutai della sua epoca. Apprezzava i poemi cavallereschi provenzali e il ciclo carolingio così come la rappresentazione di commedie e tragedie greche di cui il padre era grande appassionato. Amava in particolar modo ascoltare il commento della Divina Commedia di Antonio Grifo, passione condivisa anche dal marito. La sua più grande passione era lideazione e la creazione di nuovi abiti, che dettarono la moda in molte corti italiane dellepoca e in cui finché visse non ebbe rivali in alcuna corte italiana. Arrivò persino a spedire in Francia alcune bambole abbigliate con alcuni suoi modelli in miniatura. Il Muralto la ricorda come "novarum vestium inventrix" e grazie alla corrispondenza dellonnipresente Trotti e alle sue lettere alla sorella e al marito, si conservano molte descrizioni dei suoi ricchi abiti e delle sue invenzioni. Era unottima cavallerizza e si dilettava alla caccia con il falcone, comportandosi non di rado in modo avventato come fosse una vera e propria amazzone. Apprezzava gli animali tanto che il Moro gliene fece spesso dono; tra i tanti, oltre ai numerosi cavalli, si ricordano scimmie e persino sorcetti. Sfruttò la sua posizione di signora di una delle corti più splendide dItalia per circondarsi di uomini di cultura e artisti deccezione. La sua corte era frequentata da pittori come Leonardo da Vinci, Ambrogio de Predis, Giovanni Antonio Boltraffio, Andrea Solari, architetti come Bramante e Amadeo, scultori come Gian Cristoforo Romano, Cristoforo Solari e il Caradosso, poeti come Niccolò da Correggio, Bernardo Bellincioni, Antonio Cammelli, Gaspare Visconti, Antonio Grifo, umanisti come Baldassarre Castiglione, musicisti e liutai come Franchino Gaffurio, Lorenzo Gusnasco, Jacopo di San Secondo, Antonio Testagrossa nonché molti dei più famosi cantori e ballerini dellepoca.

                                     

5. Discendenza

Ludovico e Beatrice ebbero due figli:

  • Francesco 1495 - 1535, principe di Rossano e conte di Borrello poi conte di Pavia e duca di Milano 1521 - 1535, sposò Cristina di Danimarca 1522 - 1590, figlia di Cristiano II di Danimarca.
  • Ercole Massimiliano 1493 - 1530 conte di Pavia e duca di Milano 1513 - 1515;