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Fine dei Romanov
                                     

ⓘ Fine dei Romanov

Fine dei Romanov è unespressione impiegata da svariati storici per designare linsieme di omicidi politici compiuti dal nuovo potere sovietico su membri della ex famiglia imperiale. Dalla rivoluzione dottobre del 1917 ai primi del 1919 furono assassinate una ventina di persone di ambo i sessi, circa un terzo dei membri adulti della famiglia imperiale, a partire dal deposto imperatore Nicola II con tutta la sua famiglia e tutti coloro che li accompagnavano al seguito, tra cui Yevgeny Botkin, Anna Demidova, Alexei Trupp ed Ivan Kharitonov Secondo la versione ufficiale rilasciata dal governo rivoluzionario russo, i membri della famiglia imperiale russa vennero regolarmente giustiziati da un plotone di esecuzione per il terrore che la città potesse essere occupata dal movimento dei "bianchi". che avrebbe certamente salvato lintera famiglia che ormai risultava un imbarazzante problema politico. Secondo diversi storici e ricercatori nel campo, lordine venne impartito da tre personaggi chiave Lenin, Yakov Sverdlov e Felix Dzerzhinsky. I corpi dei membri della famiglia imperiale e dei loro servitori vennero portati quindi nella foresta di Koptyaki dove vennero spogliati e mutilati. Nel 1919, lArmata Bianca iniziò le ricerche dei corpi della famiglia imperiale ma non riuscì ad individuare il luogo della loro sepoltura, concludendone che i resti potevano essere stati cremati e dispersi dal momento che nellarea di Ganina Yama, erano state trovate tracce di pire. Nel 1979 e nel 2007, i resti dei corpi vennero ritrovati in due tombe non segnate presso un campo chiamato Porosenkov.

La strage politica pare sia stata commessa su ordine espresso di Vladimir Lenin. pur essendo informato del fatto che "lintera famiglia ha subito la stessa sorte del suo capo", i Bolscevichi si limitarono ad annunciare la morte di Nicola, alla stampa, mentendo invece sulla sorte degli altri componenti e dicendo che "la moglie di Nicola Romanov e suo figlio sono stati inviati in un posto sicuro." Per otto anni, la leadership sovietica mantenne il più assoluto riserbo sulla faccenda, anche di fronte a quanti già nel settembre del 1919 dicevano che la famiglia imperiale tutta era stata assassinata da estremisti rivoluzionari ammettendo solo nellaprile del 1922 la morte di tutta la famiglia. I primi particolari delle atroci morti vennero pubblicate nel 1926 grazie allopera di un émigré dei "bianchi", il quale ad ogni modo disse che i corpi non potevano essere ritrovati in quanto erano stati cremati e sollevando il Gabinetto di governo di Lenin da ogni responsabilità, classificando lazione come il gesto di estremisti rivoluzionari. Lassoluto silenzio delle autorità sugli omicidi, alimentò per contro fantasie sui sopravvissuti, alla comparsa di molti impostori che si spacciavano per i vari membri della famiglia imperiale, fatto che orientò i media sulla Russia sovietica. Ogni discussione in merito venne messa a tacere da Joseph Stalin nel 1938.

Il sito della reale sepoltura dei corpi venne scoperto nel 1979 da un ricercatore amatoriale, ma lesistenza dei resti venne resa pubblica solo nel 1989, nel periodo del glasnost. Lidentità dei resti venne confermata da indagini forensi del DNA. I corpi vennero risepolti con tutti gli onori nella Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo a San Pietroburgo nel 1998, 80 anni dopo la loro uccisione, in una cerimonia a cui ad ogni modo non presero parte le personalità chiave della chiesa ortodossa che discutevano sullautenticità dei resti ritrovati. Una seconda tomba, più piccola delle precedenti sepolture, contenente i corpi di due ragazzini, venne scoperta da un ricercatore amatoriale nel 2007. Questi, che si ritiene siano i resti dello zarevic Alessio e di sua sorella Maria, sono ad ogni modo ancora in fase di analisi per la conferma della veridicità. Nel 2008, dopo una lunga battaglia legale, i Romanov sono stati ufficialmente proclamati "vittime di repressioni politiche". Nel 1993 lo stato russo post-sovietico aprì ufficialmente un fascicolo dindagine per la morte dellex famiglia imperiale, ma nessuno venne accusato in quanto tutti gli attori del dramma erano ormai morti.

Alcuni storici hanno attribuito lordine dato da Lenin come la possibilità con esso di impedire che la famiglia dello zar fosse salvata dalla Legione Cecoslovacca che combatteva contro lArmata dei Bolscevichi nel corso della guerra civile russa. Questo fatto è stato confermato anche da un passaggio del diario di Leon Trotsky. Unindagine condotta da Vladimir Solovyov e conclusasi nel 2011, ha comunque dimostrato, pur avendo cercato negli archivi di stato, che non vi è alcun documento scritto con lautorizzazione di Lenin o Sverdlov a procedere con lesecuzione della famiglia imperiale; ad ogni modo entrambi appoggiarono certamente lazione dopo che essa era stata compiuta. Secondo altre fonti, Lenin ed il governo sovietico avrebbero voluto condurre un processo regolare ai Romanov, con Trotsky come giudice, ma il soviet degli Urali, su pressione di alcuni rivoluzionari ed anarchici, prese liniziativa personalmente con lavvicinarsi dei cecoslovacchi. Il presidente Boris Yeltsin ha descritto luccisione dei membri della famiglia imperiale come una delle pagine più vergognose della storia della Russia.

                                     

1. Antefatto

Il 22 marzo 1917, Nicola, ormai non più zar in quanto abdicatario, era divenuto agli occhi dello stato rivoluzionario che aveva preso il potere semplicemente "Nicola Romanov"; per questo venne deciso di riunirlo con la sua famiglia al Palazzo di Alessandro di Tsarskoe Selo. Egli ad ogni modo si trovava con la sua famiglia agli arresti domiciliari per ordine del governo provvisorio, circondato da guardie e confinato nel palazzo senza possibilità di spostamenti che non fossero decisi dal governo.

Nellagosto del 1917, il governo provvisorio di Alexander Kerensky decise di spostare i Romanov a Tobolsk, formalmente per proteggerli dai crescenti moti rivoluzionari. Qui la famiglia ebbe modo di vivere nel palazzo dellex governatore, in condizioni confortevoli. Dopo che i bolscevichi presero il potere nellottobre del 1917, le condizioni della loro prigionia vennero ristrette e sempre più frequentemente si parlava di porre Nicola a processo. A Nicola venne proibito di indossare luniforme militare, e sovente le guardie facevano dei disegni lascivi per offendere le figlie della famiglia imperiale. Il 1º marzo 1918, la famiglia venne posta alla razione dei soldati, venne concesso loro di avere a disposizione 10 servitori devoti e di rinunciare a burro e caffè. Quando i bolscevichi iniziarono a prendere sempre più potere, il governo in aprile spostò Nicola, Alessandra e la loro figlia Maria presso Ekaterinburg sotto la guardia particolare di Vasily Yakovlev. Alessio, che soffriva pesantemente a causa della propria emofilia, era troppo malato per accompagnare i genitori e per questo rimase con le sorelle Olga, Tatiana e Anastasia, non lasciando Tobolsk sino al maggio del 1918. La famiglia venne imprigionata quindi con un manipolo di fedelissimi presso Casa Ipatiev ad Ekaterinburg.

                                     

1.1. Antefatto Una "casa a destinazione speciale"

La famiglia imperiale venne tenuta in stretto isolamento a Casa Ipatiev. Venne loro proibito severamente di parlare altra lingua che non fosse il russo. Non ebbero accesso ai loro bagagli che vennero conservati in altro luogo. La loro camera oscura ed il loro equipaggiamento fotografico venne confiscato. Ai servitori venne ordinato di chiamare i Romanov coi loro nomi e cognomi. La famiglia divenne soggetta a regolari inquisizioni circa i loro possedimenti, e la confisca dei loro beni "per la salvaguardia del tesoro di stato del Soviet regionale degli Urali", oltre alle violenze subite da Alexandra e dalle sue figlie nel tentativo di privarle dei braccialetti doro che portavano ai polsi. La casa dove la famiglia imperiale risiedeva era circondata da una doppia palizzata di 4 metri di altezza che oscurava la vista di tutte le strade attorno. Il cancello inizialmente delimitava semplicemente il giardino su via Voznesensky. Il 5 giugno venne eretta una seconda palizzata, più alta e più lunga della prima, che racchiudeva lintera proprietà. Una delle ragioni per la costruzione di questultima palizzata fu la scoperta che da fuori era possibile vedere comunque lex zar quando questi si trovava in giardino.

Le finestre di tutte le camere usate dalla famiglia erano sprangate e sigillate e poi coperte con giornali poi dipinti con pittura bianca il 15 maggio. Lunica fonte di ventilazione della famiglia era una fortochka, una piccola finestrella nella stanza della granduchessa, da cui ad ogni modo nessuno poteva sporgersi; nel maggio di quello stesso anno, quando Anastasia provò ad affacciarsi, una guardia sparò un colpo. Dopo ripetute richieste, una delle due finestre nella camera da letto dello zar e della zarina venne dissigillata il 23 giugno 1918. Ad ogni modo, le autorità chiesero alle guardie di incrementare la loro sorveglianza per impedire che i prigionieri potessero sporgersi e fare segnali a chiunque al di fuori della casa. Da questa finestra, potevano vedere la guglia della cattedrale di Voznesensky collocata non lontano dalla casa. Una griglia di ferro venne installata l11 luglio in quanto Alessandra ignorò i ripetuti avvertimenti di Jurovskij di non rimanere troppo a lungo nei pressi della finestra aperta.

Il comandante delle guardie ed il suo vice avevano accesso completo a tutte le stanze occupate dalla famiglia imperiale, a qualsiasi ora. Ai prigionieri era chiesto di suonare una campanella ogni qualvolta dovessero lasciare le loro stanze per usare il bagno o lavarsi al piano terreno. La famiglia aveva diritto a momenti di svago due volte al giorno per mezzora la mattina e mezzora il pomeriggio. Ad ogni modo, i prigionieri rimanevano sotto stretta sorveglianza e non potevano parlare con le guardie. Alla mattina venivano provvisti tè e pane integrale, mentre cotolette o zuppa di carne venivano serviti per pranzo; i prigionieri vennero informati che il governo "non avrebbe più permesso loro di vivere come una famiglia imperiale". A metà giugno, delle monache del monastero di Novo-Tikhvinsky, si recarono alla casa per portare del cibo alla famiglia imperiale, gran parte del quale ad ogni modo venne requisito dalle guardie ancora prima di entrare nellabitazione. La famiglia non poteva del resto ricevere visite né inviare o ricevere lettere. La principessa Elena di Serbia fece visita alla casa a giugno di quellanno ma non poté entrarvi sotto la minaccia dei fucili delle guardie, mentre il dottor Vladimir Derevenko che regolarmente doveva visitare lo zarevic Alessio venne licenziato quando Jurovskij divenne comandante. La famiglia non poteva partecipare ad alcuna funzione religiosa, nemmeno a quelle che si svolgevano nella vicina chiesa. Allinizio di giugno, alla famiglia venne rifiutato persino il giornale quotidiano.

Per mantenere un senso di normalità, ad ogni modo, i Bolscevichi assicurarono i Romanov il 13 luglio 1918 che due dei loro fedeli servitori, Klementy Nagorny governante di Alessio e Ivan Sednev servitore delle granduchesse e zio di Leonid Sednev, "sarebbero stati inviati dal governo". Ad ogni modo, entrambi erano già morti allepoca dellannuncio: dopo averli spostati da Casa Ipatiev i Bolscevichi infatti li avevano fucilati entrambi a Cheka con un gruppo di ostaggi, il 6 luglio, in rappresaglia per la morte di Ivan Malyshev, un bolscevico locale ucciso dai Bianchi. Il 14 luglio, un prete e un diacono celebrarono una messa per i Romanov. La mattina seguente, quattro donne delle pulizie vennero chiamate a lavare i pavimenti di Casa Ipatiev; furono gli ultimi civili a vedere viva la famiglia imperiale russa. In entrambi i casi, ebbero istruzione di non parlare con alcun membro della famiglia. Jurovskij rimase sempre di guardia sia durante la celebrazione che durante le operazioni di pulizia.

I 16 uomini posti di guardia alla casa, dormivano al piano seminterrato della casa. La guardia esterna, guidata da Pavel Medvedev, contava in tutto 56 uomini, ospitati presso Casa Popov, proprio di fronte a Casa Ipatiev. Alle guardie era permesso di far entrare nei loro alloggi delle prostitute come pure di organizzare feste e bevute in compagnia, sia a Casa Popov che a Casa Ipatiev. Quattro erano le mitragliatrici poste a guardia del sito: una sulla torre campanaria della cattedrale di Voznesensky, unaltra presso una finestra di Casa Ipatiev verso la strada, una terza monitorava la balconata verso il giardino sul retro della casa ed una quarta lattico sullintersezione delle strade attorno alla casa, proprio sopra la camera da letto dello zar e della zarina. Vi erano dieci posti di guardia attorno a Casa Ipatiev, oltre ad una costante pattuglia due volte ogni ora, sia di giorno che di notte. Allinizio di maggio, le guardie privarono i prigionieri del pianoforte che si trovava nella sala da pranzo della casa e lo spostarono nellufficio del comandante, situato proprio di fianco alla camera da letto dei Romanov. Questo stratagemma risultò infine anche un ulteriore motivo di sofferenza psicologica in quanto, di sera, le guardie erano solite suonare e cantare canzoni rivoluzionarie mentre bevevano e fumavano, proprio di fianco alla camera da letto degli ex sovrani. Erano soliti inoltre sentire le registrazioni del fonografo confiscato ai Romanov. Il gabinetto posto al piano terreno era utilizzato anche dalle guardie che vi scrivevano sui muri degli slogan inneggianti alla rivoluzione o dei graffiti offensivi. Il numero delle guardie presenti a Casa Ipatiev aveva raggiunto i 300 individui al momento delluccisione della famiglia imperiale.

Quando Jurovskij rimpiazzò Aleksandr Avdeev come comandante il 4 luglio, spostò i membri della guardia interna presso Casa Popov. Le restanti guardie vennero mantenute ai loro posti, ma non venne più consentito loro il libero accesso alle stanze dei Romanov, privilegio riservato unicamente agli uomini prescelti da Jurovskij. I rimpiazzi vennero ricercati tra i volontari dei battaglioni Verkh-Isetsk su richiesta dello stesso Jurovskij. Egli desiderava avere unicamente dei bolscevichi fidati per quel compito così particolare e che questi fossero preparati a fare tutti, anche ad uccidere lo zar se fosse stato necessario. Per evitare gli episodi di fraternizzazione avvenuti sotto Avdeev, Jurovskij scelse perlopiù personale non della zona. Nicola annotò nel suo diario alla data dell8 luglio che "ora di guardia vi sono dei lituani", descrivendoli come Letts, termine comunemente usato in Russia per definire europei non di origine russa. Il capo di queste nuove guardie era Adolf Lepa, un lituano appunto.

I Romanov si trovavano a Ekaterinburg, ma sempre più bolscevichi facevano pressioni perché fossero processati. Col proseguire della guerra civile, lArmata Bianca unalleanza delle forze anti-comuniste che ebbe breve vita minacciò di catturare la città e pertanto il terrore che i Romanov potessero cadere nelle mani dei "bianchi" divenne sempre più pressante. I bolscevichi non potevano permettere ciò per due ragioni: la prima era che lo zar o uno qualsiasi dei membri della sua famiglia avrebbero potuto divenire un baluardo della resistenza nelle mani dei nemici della rivoluzione; la seconda ragione era che lo zar o uno qualsiasi dei membri della sua famiglia, avrebbe potuto essere considerato come il legittimo regnante di Russia da parte delle altre nazioni europee, vanificando così i duri sforzi dei rivoluzionari per vedere legittimato il loro governo a livello internazionale. Questi presentimenti erano seri al punto che poco dopo lesecuzione della famiglia, la città ove erano tenuti prigionieri venne effettivamente conquistata dallArmata Bianca. A metà luglio del 1918, le forze della Legione Cecoslovacca si trovavano ormai presso Ekaterinburg con lintento di proteggere la ferrovia transiberiana di cui avevano il controllo in gran parte. Secondo lo storico David Bullock, i bolscevichi, errando nel credere che i cecoslovacchi avessero la precisa missione di salvare la famiglia imperiale, andarono nel panico e decisero di ucciderne i membri prigionieri. La legione giunse meno di una settimana dopo ed il 25 luglio prese il controllo della città.

Durante la prigionia della famiglia imperiale, alla fine di giugno, Pyotr Voykov ed Alexander Beloborodov, presidente del Soviet regionale degli Urali, fecero pervenire delle finte lettere scritte in francese e dirette a Casa Ipatiev indicando come esse fossero state scritte da ufficiali monarchici col preciso intento di programmare il salvataggio della famiglia imperiale. Queste lettere fabbricate ad hoc, assieme alle risposte "manoscritte dai Romanov" scritte senza indirizzo sulle buste né destinatario, rappresentarono per la Commissione Esecutiva Centrale di Mosca un motivo in più per liquidare la famiglia imperiale. Jurovskij successivamente osservò come rispondendo a quelle lettere false, Nicola "fosse caduto nel nostro piano per intrappolarlo". Il 13 luglio, vi furono delle proteste nella strada presso Casa Ipatiev, una dimostrazione di soldati dellArmata Russa, socialisti rivoluzionari ed anarchici presso piazza Voznesensky che chiedevano le dimissioni del Soviet di Ekaterinburg ed il trasferimento del controllo della città nelle loro mani. La rivolta venne violentemente soppressa dal locale distaccamento dalla Guardia Rossa guidata da Peter Ermakov, il quale diede ordine di aprire il fuoco sui protestanti. Lo zar e la zarina, che avevano sentito gli spari dalle loro finestre, chiesero spiegazioni le autorità dissero loro che lincidente si era originato da una ribellione filo-monarchica che aveva lintento di liberarli dalla prigionia ma che era stata soppressa col sangue.

                                     

1.2. Antefatto Perm, 12 giugno 1918: la morte del granduca Michele

La prima azione concreta si ebbe la notte del 12 giugno, quando un gruppo di bolscevichi prelevò e uccise il granduca Michele, fratello e successore di Nicola II, che si trovava agli arresti domiciliari in un albergo di Perm. Lui e il suo segretario, Nicholas Johnson, furono condotti in una foresta lontano dalla città e fucilati. I loro corpi vennero gettati nella fornace di una fabbrica perché non ne restasse traccia.

Dapprima i sovietici annunciarono che il granduca era scomparso, poi che era stato rapito dai bianchi, che era fuggito non si sapeva dove, in modo così da occultare lomicidio. In questo periodo da Mosca iniziarono a giungere voci circa lassassinio dello zar, diffuse forse per "saggiare le reazione dellopinione pubblica russa e internazionale di fronte alluccisione di Nicola": nessuno, né tra i governi né tra i molti parenti coronati della famiglia imperiale, diede cenno di preoccuparsi di loro.



                                     

1.3. Antefatto La pianificazione dellesecuzione

Il Soviet della regione degli Urali si accordò in un incontro del 29 giugno sul fatto che fosse necessario giustiziare la famiglia Romanov. Filipp Goloshchyokin giunse a Mosca il 3 luglio con un messaggio che insisteva sulla necessità di giustiziare lo zar. Solo 7 dei 23 membri della Commissione Esecutiva Centrale erano riuniti, tre dei quali erano Lenin, Sverdlov e Felix Dzerzhinsky. Venne concordato che il locale presidio del Soviet regionale degli Urali avrebbe definito i dettagli pratici dellesecuzione, decidendo anche il giorno più appropriato per agire, contattando preventivamente Mosca per lassenso finale.

Luccisione della moglie e dei figli dello zar venne pure discusso, ma per quanto approvato esso avrebbe dovuto essere mantenuto segreto di stato per evitare ripercussioni politiche di qualunque natura; lambasciatore tedesco Wilhelm von Mirbach già da tempo chiedeva ai bolscevichi rapporti sullo stato di salute della famiglia imperiale. Un altro diplomatico, il console britannico Thomas Preston, che viveva nei pressi di Casa Ipatiev, fece spesso pressioni su Pierre Gilliard, Sydney Gibbes e sul principe Vasily Alexandrovich Dolgorukov per aiutare i Romanov, ma questultimo in particolare riuscì a scrivere solo qualche nota dalla sua cella prima di essere a sua volta assassinato da Grigory Nikulin, assistente di Jurovskij. Ad ogni modo, le richieste di Preston di poter vedere la famiglia imperiale vennero tutte negate. Come spiegò in seguito Trotsky, "la famiglia dello zar fu vittima di un problema che affligge tutte le grandi casate: lereditarietà dinastica", per cui le loro morti erano necessarie. Goloshchyokin tornò ad Ekaterinburg il 12 luglio con un sunto della discussione sui Romanov tenutasi a Mosca, assieme alle istruzioni secondo le quali nulla della morte della famiglia imperiale dovesse in qualsiasi modo ricondurre a Lenin direttamente.

Il 14 luglio, Jurovskij definì il luogo e il metodo dellesecuzione. Egli ebbe frequenti contatti con Peter Ermakov, incaricato della direzione della squadra di fucilieri. Jurovskij era intenzionato a confinare la famiglia coi propri servitori in uno spazio ristretto da cui non potessero fuggire. Venne prescelto per tale scopo il seminterrato della casa perché aveva sbarre allunica finestra presente che comunque venne appositamente imbottita perché potesse attutire il suono degli spari e delle eventuali urla così da non allarmare i vicini o i cittadini allesterno. Venne considerato pure di ucciderli nel sonno, oppure di pugnalarli mentre dormivano, o ancora di svolgere le esecuzioni presso la foresta dove avrebbero potuto essere annegati con dei pesi di ferro ai piedi e gettati nello stagno di Iset. Il piano di Jurovskij prevedeva invece unesecuzione efficiente di tutti gli 11 prigionieri simultaneamente, pur dovendosi ad ogni modo assicurare che nessuno stuprasse le donne prima o dopo la loro uccisione o si desse allo sciacallaggio sui corpi una volta morti. Avendo tentato già in precedenza di privare le granduchesse dei loro averi, egli presupponeva che questi fossero nascosti in gran parte sotto i loro vestiti; e pertanto pareva naturale che gli uomini sapessero dove andare a ricercarli.

Il 16 luglio, Jurovskij venne informato dal Soviet degli Urali che lArmata Rossa si stava ritirando e pertanto le esecuzioni non potevano essere ritardate ulteriormente. Un telegramma in codice con la richiesta di approvazione finale da parte di Goloshchyokin e Georgy Safarov giunse alle 18:00 di quel giorno a Lenin a Mosca. Non ci è pervenuta una risposta scritta da Mosca, anche se Jurovskij insistette poi che lordine era giunto da Mosca e gli era stato passato da Goloshchyokin alle 19:00. Questo fatto è stato confermato anche da una ex guardia del Cremilno, Aleksey Akimov, il quale alla fine degli anni 1960 disse che Sverdlov gli aveva personalmente dato istruzioni di consegnare un telegramma allufficio telegrafico del palazzo, ma gli chiese che sia la bozza che il pezzo di nastro usato per inviare il telegramma gli fossero portati immediatamente dopo linvio. Alle 20:00, Jurovskij inviò il suo autista a recuperare un camion per il trasporto successivo dei corpi, assieme a rotoli di stoffa per avvolgervi i cadaveri. Le istruzioni erano di parcheggiare il più possibile nei pressi dellentrata del piano seminterrato della struttura e di mantenere acceso il motore così da mascherare ulteriormente il suono degli spari. Jurovskij e Pavel Medvedev raccolsero 14 pistole da usare quella notte, comprese due Browning una M1900 e una M1906, due pistole Colt M1911, deu Mauser C96, una Smith & Wesson e sette Nagant M1895 di fabbricazione belga.

Nellufficio del comandante, Jurovskij assegnò le vittime a ciascun killer prima della distribuzione delle armi. Egli prese una Mauser e una Colt mentre Ermakov si armò con tre Nagant, una Mauser e una baionetta; fu lunico a cui venne concesso il privilegio di uccidere due prigionieri, Alexandra e Botkin. Jurovskij diede istruzioni ai suoi uomini di "mirare al cuore ed per evitare che il sangue defluisse velocemente." Almeno due uomini del contingente, un prigioniero di guerra austroungarico di nome Andras Verhas e lo stesso capo del contingente Adolf Lepa, si rifiutarono di sparare alle donne. Jurovskij li inviò a Casa Popov come punizione per questa loro mancanza "in quel momento importante della rivoluzione".

                                     

2. Ekaterinburg, 17 luglio 1918

Jakov Michajlovič Jurovskij fu incaricato di occuparsi personalmente della preparazione, dellesecuzione e del successivo occultamento delleccidio della famiglia imperiale e delle persone che lavevano seguita: in totale sarebbero morte 11 persone. Venne nominato comandante della Casa a destinazione speciale, ossia della Casa Ipatev, dove erano detenuti lo zar deposto Nicola II e tutta la sua famiglia, e nelle loro ultime settimane di vita gestì i ritmi della casa.

Con larrivo del commissario Jakov Michajlovič Jurovskij il regime della Casa a destinazione speciale cambiò: le guardie furono disciplinate a non avere contatti con i prigionieri e i furti cessarono improvvisamente.

Nella seduta del Soviet dove si sarebbero decisi i bersagli dei carnefici, le guardie rosse si rifiutarono di sparare sui figli e Jurovskij dovette chiamare ex prigionieri di guerra austro-ungarici che avevano aderito alla rivoluzione a cui spiegò tutto in tedesco; fra di loro si dice fosse presente anche il giovane Imre Nagy, in realtà è appurato che lImre Nagy ivi presente fosse soltanto un omonimo e si consideri che allepoca questo nome era parecchio diffuso.

Mentre i Romanov erano a cena la sera del 16 luglio 1918, Jurovskij entrò nel salotto ed informò i presenti che il ragazzo impiegato in cucina, Leonid Sednev, sarebbe uscito per incontrarsi con suo zio Ivan Sednev; Ivan in realtà era già stato ucciso in precedenza dai rivoluzionari. La famiglia era in ansia in quanto Leonid era lunico compagno di giochi dello zarevic Alessio, ma vennero rassicurati da Jurovskij che il ragazzo avrebbe ben presto fatto ritorno alla casa. Alexandra non gli credette e scrisse nellultima sua nota prima di morire quella sera stessa, "dovunque sia vedremo se quel ragazzo ritornerà!" Leonid venne infatti fermato poco dopo la sua uscita da Casa Ipatiev e venne trattenuto a Casa Popov quella sera stessa. Jurovskij non aveva alcuna ragione per uccidere il ragazzo e desiderava solo toglierlo di mezzo dal luogo dellesecuzione.

La notte tra il 16 e il 17 luglio, alle 11 di sera, Jurovskij chiamò il suo assistente Medvedev e gli diede le seguenti disposizioni:

  • raccogliere 11 revolver dai soldati della casa;
  • avvisare il corpo di guardia della casa di non allarmarsi, se avesse udito degli spari.

A mezzanotte, Jurovskij ordinò al dottor Yevgeny Botkin, medico personale della famiglia imperiale, di svegliare i Romanov ed ordinò loro di prepararsi per una partenza; spiegò che, in concomitanza dellarrivo imminente dei bianchi in città era scoppiata una sommossa e che sarebbe stato più sicuro trasferirli altrove. Mezzora più tardi Nicola II, la moglie Aleksandra, il medico Botkin, linserviente Trupp, il cuoco Charitonov, poi i cinque figli, Olga, Tatijana, Marija, Anastasija, Aleksej e la dama di compagnia Anna Demidova scesero le scale e Jurovskij li invitò ad entrare nella stanza del pianterreno.

Alludendo alla sua professione di fotografo, il commissario li dispose come per una fotografia di notifica: seduti in prima fila Aleksandra Fedorovna e Aleksej, accanto a loro Nicola e alle loro spalle le figlie; sui lati i membri del seguito.

Quando tutto fu pronto, Jurovskij chiamò il commando armato e 10 uomini si ammassarono sulla porta attendendo lordine.

Lo zar cadde sotto tre colpi di pistola nella parte alta del petto. Gli uomini ammassati sulla porta tesero i revolver e bersagliarono sul gruppo: Aleksandra Fedorovna cadde subito dopo il marito, colpita alla testa, seguita da Aleksej; dopo di loro si rivolsero alle figlie e al seguito. Maria, che era riuscita a portarsi alle doppie porte sprangate della sala, venne colpita inizialmente ad una coscia.

Nella confusione generale, i pianti le urla delle ragazze confondevano gli uomini, che non riuscivano a mirare correttamente; le figlie, avendo cucito alcuni gioielli nei vestiti, dovettero subire più colpi prima di cadere e far cessare le urla che disturbavano i carnefici.

I gioielli cuciti negli abiti facevano rimbalzare i proiettili sui corpi delle donne, che ferite e spaventate, non sembravano smettere di dibattersi in preda al dolore e al terrore.

Dopo circa venti minuti, lesecuzione ebbe termine.

Tuttavia, al momento di trasportare i corpi allautocarro, il commando si accorse che non tutti erano morti.

Successive investigazioni calcolarono che vennero sparati circa 70 colpi, con una media di 7 per ogni componente del plotone, di cui 57 vennero ritrovati sul luogo dellesecuzione e gli altri nei luoghi di sepoltura. Alcuni dei barellieri di Pavel Medvedev iniziarono a frugare i corpi alla ricerca di valori. Jurovskij vide tutto ciò e intimò loro di consegnargli tutto ciò che avevano raccolto, pena la fucilazione. Il tentativo di sciacallaggio, complice lincompetenza e lubriachezza di Ermakov, convinsero Jurovskij a disporre personalmente dei corpi. Solo lo spaniel dello zarevic Alessio, Joy, sopravvisse al massacro e venne poi salvato dallAllied Intervention Force, vivendo i suoi ultimi giorni a Windsor.

Alexandre Beloborodov inviò un telegramma in codice al segretario di Lenin, Nikolai Gorbunov. Questo venne poi ritrovato dallinvestigatore "bianco" Nikolai Sokolov ed in esso vi era scritto:

Il 19 luglio, i bolscevichi nazionalizzarono tutte le proprietà confiscate ai Romanov, il medesimo giorno in cui Sverdlov annunciò lesecuzione dello zar al Consiglio dei Commissari del Popolo.

                                     

2.1. Ekaterinburg, 17 luglio 1918 I corpi

Dopo lesecuzione, i cadaveri dei membri della famiglia imperiale vennero caricati su una camionetta che, seguita dal commando di Jurovskij, si addentrò nel bosco di Koptjakij per passare alla fase delloccultamento. A metà strada lautocarro si impantanò: il commissario decise quindi di bruciare sul posto due corpi per confondere uneventuale futura indagine dei "bianchi". Nella sua nota egli attesta che bruciò il corpo di Aleksej e di una donna probabilmente Marija o Olga che identifica con Anna Demidova.

Dopo la prima cremazione e il disincaglio del carro, Jurovskij e i suoi arrivarono nel luogo prescelto: una cava abbandonata chiamata la radura dei quattro fratelli per la presenza di quattro ceppi di abeti.

Lì i cadaveri vennero spogliati fu allora che gli uomini scoprirono i gioielli nascosti dalla zarina e dalle figlie e fatti a pezzi con asce e coltelli; gettati nella cava, vennero cosparsi di acido solforico e poi dati alle fiamme. Gli uomini di Ermakov si concentrarono in particolare sulle donne della famiglia che sapevano avere indosso quei diamanti e gioielli che avevano reso così difficoltosa la loro uccisione. Due degli uomini del gruppo alzarono la gonna della zarina Alexandra le perquisirono persino la vagina. Jurovskij ordinò loro di allontanarsi dal corpo della defunta con la pistola spianata, licenziando in tronco i due che avevano osato toccare il corpo della zarina come monito per coloro che fossero stati scoperti a compiere altri atti osceni o tentativi di furto. Uno degli uomini licenziati ridacchiò dicendo di poter ora "morire in pace", avendo toccato l "imperial clitoride". Jurovskij fece a quel punto un dettagliato resoconto di tutti i gioielli ritrovati, che erano divenuti quindi proprietà dello stato.

Fu solo a quel punto che Jurovskij scoprì che la buca preparata per i corpi era profonda meno di 3 metri e che quindi non sarebbe stata sufficiente ad accogliere tutti i cadaveri da seppellire. Tentò senza successo di allargare lo spazio con luso di granate a mano, ma alla fine si risolse fa ricoprire il tutto a mano dai suoi uomini con terra e rami di boscaglia. Jurovskij lasciò tre uomini di guardia sul sito mentre egli fece ritorno a Ekaterinburg con un 8 kg di diamanti e con un rapporto dettagliato per Beloborodov e Goloshchyokin.

Il giorno seguente allesecuzione, Sverdlov interruppe i lavori del comitato centrale di Mosca e mormorò qualcosa a Lenin, che dice a voce alta: "Il compagno Sverdlov ha da fare una dichiarazione". "Devo dire" dice Sverdlov "che abbiamo ricevuto notizie da Ekaterinburg. Per decisione del Soviet regionale, è stato fucilato Nicola II in un tentativo di fuga mentre le truppe cecoslovacche si avvicinavano alla città. Il presidium del comitato esecutivo centrale panrusso approva tale decisione". Segue un "silenzio generale", fino a quando Lenin non propone di continuare il lavoro interrotto.

Il 20 luglio venne pubblicato a Ekaterinburg il decreto delleseguita esecuzione:

Nonostante il Soviet centrale di Mosca avesse negato in seguito lo sterminio dellintera famiglia, comunicando la sola fucilazione dello zar "in un tentativo di fuga", e nonostante gli sforzi di Jurovskij e dei suoi uomini di occultare nel modo più assoluto ogni traccia dellesecuzione di massa, i resti nella cava dei quattro fratelli sono stati portati alla luce nel 1979.



                                     

3. Alapaevsk, 18 luglio 1918

La notte tra il 17 e il 18 luglio 1918, nella località di Alapaevsk sono passati per le armi: la granduchessa Elizaveta Fedorovna, sorella della zarina, il granduca Konstantin Konstantinovič, il granduca Igor Konstantinovič, il granduca Ivan Konstantinovič, il granduca Sergej Michajlovič, suor Varvara Jakovleva e infine il principe Vladimir Pavlovič Paley.

                                     

4. San Pietroburgo, 28 gennaio 1919: le uccisioni degli ultimi granduchi

Non ci sono versioni fornite da testimoni oculari sullesecuzione: ciò che si sa si basa su versioni che provengono da voci e informazioni di seconda mano: variano sui dettagli, qualcuna ha unaria eccessivamente drammatica, ma tutte si rassomigliano.

Alle undici e mezzo della notte tra il 27 gennaio e il 28 gennaio 1919, le guardie svegliarono i granduchi Dmitrij Konstantinovič, Nikolaj Michajlovič e Georgij Michajlovič Romanov nelle loro celle nella prigione di Spalernaia, dicendo loro che stavano per essere portati via e quindi dovevano imballare i loro effetti personali. Inizialmente pensarono che stavano per essere portati a Mosca e il granduca Nikolaj credette anche che poteva darsi li liberassero, ma suo fratello Georgj gli disse che era più probabile li portassero in un altro posto per essere uccisi. I granduchi ebbero un funereo presentimento di quale sarebbe stato il loro destino quando, al momento della partenza, gli fu detto di lasciare i bagagli.

I granduchi furono condotti fuori e caricati in un camion dove già cerano quattro criminali comuni e sei membri della guardia rossa. Alluna e venti del 28 gennaio il camion lasciò la prigione e guidò verso il fiume dal lato del Campo di Marte, dove si fermò: mentre il conducente stava provando a rimetterlo in moto, uno dei prigionieri provò a fuggire, ma fu colpito. Il camion riprese il cammino e arrivò alla fortezza di Pietro e Paolo, dove i prigionieri furono fatti scendere approssimativamente nel bastione di Trubetskoy e gli venne detto di togliersi camicie e cappotti, malgrado ci fossero circa venti gradi sottozero: allora non ebbero più dubbi sul loro destino e i granduchi si abbracciarono per lultima volta.

Altri soldati arrivarono portando unaltra persona, che i granduchi infine riconobbero come il loro cugino Pavel Aleksandrovič, fratello di Alessandro III. Furono allora scortati, un soldato per lato, verso una trincea che era stata scavata nel cortile, passando davanti la cattedrale di San Pietro e Paolo, pantheon della famiglia imperiale. Furono allineati davanti alla fossa, dove già cerano tredici corpi; Nikolaj Michajlovič passò il proprio gatto, che aveva in mano, a un soldato chiedendogli di prendersene cura. I granduchi affrontarono la morte con coraggio, Georgij Michajlovič e Dmitrij Konstantinovič pregarono tranquillamente, Dmitrij per il perdono dei suoi assassini: "Perdona loro, perché non sanno quello che fanno" sembrano essere state le sue ultime parole. A Pavel, che era molto ammalato, spararono mentre era in barella, mentre gli altri tre furono fucilati assieme e caddero nella fossa.

I corpi di Pavel, Georgij e Nikolaj rimasero nella fossa allinterno della fortezza, mentre quello di Dmitrij venne di nascosto recuperato il giorno dopo dal suo ex aiutante von Leiming, avvolto in una coperta fu rotolato e sepolto privatamente nel giardino di una casa di San Pietroburgo, dove riposa ancora oggi.

                                     

5. Le indagini di Sokolov

Dopo la caduta di Ekaterinburg nelle mani degli anti-comunisti dellArmata Bianca il 25 luglio di quellanno, lammiraglio Alexander Kolchak stabilì la Commissione Sokolov sulla fine del mese per indagare sugli omicidi. Nikolai Sokolov, un investigatore legale incaricato, compì le prime indagini intervistando diversi membri dellentourage dei Romanov nel febbraio del 1919, in particolare Pierre Gilliard, Alexandra Tegleva e Sydney Gibbes.

Sokolov scoprì moltissimi oggetti appartenuti ai Romanov, in particolare nei luoghi dove erano stati gli uomini di Jurovskij, ed attorno al sito minerario dove inizialmente erano stati posti i corpi. Tra gli oggetti bruciati vennero trovati frammenti dossa, la dentiera superiore e gli occhiali del dottor Botkin, corsetti, medaglie e cinture, scarpe, chiavi, perle e diamanti, alcuni proiettili sparati e parte di un dito femminile tagliato. Nella buca venne ritrovato solo il corpo dello spaniel di Anastasia, Jimmy. Non vennero trovate tracce consistenti di vestiti al contrario di quanto aveva dichiarato Jurovskij secondo il quale tutti i vestiti delle vittime erano stati bruciati prima di essere sepolti. Sokolov non riuscì a trovare il luogo delle sepolture dei corpi; ironicamente fotografò il punto esatto della sepoltura nel corso delle sue ricerche, senza però pensare che la sotto vi fossero i corpi della famiglia imperiale. Il ritorno repentino delle forze dei bolscevichi nel luglio di quello stesso anno costrinse i "bianchi" ad evacuare ed a interrompere le ricerche, portando con loro solamente una piccola scatola con tutto ciò che era stato ritrovato sul sito. Sokolov raccolse le fotografie fatte le testimonianze ottenute in otto volumi che pubblicò. Morì in Francia nel 1924 di un attacco di cuore prima di poter completare le proprie indagini. La scatola coi resti ritrovati si trova oggi nella chiesa ortodossa di San Giobbe a Uccle, presso Bruxelles.

Il resoconto di Sokolov venne pubblicato in francese ed in russo e per 65 anni, sino al 1989, fu lunico documento tangibile di resoconto sulla tragedia. Nellopera egli ad ogni modo concludeva erroneamente che i prigionieri erano morti subito dopo la sparatoria ad eccezione di Alessio e di Anastasia che vennero colpiti con delle baionette e poi finiti a con colpi di pistola a bruciapelo, e che i corpi erano poi andati distrutti cremati su una pira di massa. Diverse pubblicazioni in tutto il mondo e commenti alle indagini di Sokolov, spinsero i sovietici a rivedere la loro opinione sul lavoro dellinvestigatore "bianco" del 1926, ammettendo che limperatrice e i suoi figli erano stati effettivamente uccisi con lo zar. Nel 1938, infatti, Josef Stalin aveva imposto il silenzio sui Romanov. Egli aveva inoltre bandito il rapporto Sokolov. Casa Ipatiev era stata cassata come "non di sufficiente importanza storica" dal Politburo di Leonid Brezhnev ed è stata demolita nel settembre da Yuri Andropov, del KGB meno di un anno prima dal 60º anniversario delle morti. Yeltsin scrisse nelle sue memorie: "prima o poi saremo incolpati di questa barbarie". La distruzione della casa non fermò ad ogni modo pellegrini e monarchici dal visitare il sito.

Il ricercatore amatoriale Alexander Avdonin ed il regista Geli Ryabov trovarono il luogo di sepoltura il 30-31 maggio 1979 dopo anni di studi e ricerche sul campo. Dalla sepoltura vennero recuperati tre teschi, ma nessun laboratorio accettò di esaminarli aiutando i ricercatori; preoccupati dalle conseguenze di una simile scoperta, Avdonin e Ryabov riseppellirono i resti nellestate del 1980. La presidenza di Mikhail Gorbachev portò con sé lera del glasnost apertura e della perestroika riforma, il che spinse Ryabov a rivelare il sito di sepoltura dei Romanovs al giornale The Moscow News il 10 aprile 1989. I resti vennero dissotterrati nel 1991 da ufficiali sovietici con una "esumazione ufficiale". Per la mancanza di abiti e per le numerose ferite e danni inflitti ai corpi, rimanevano numerosi dubbi sullautenticità dei ritrovamenti, che poterono essere provati solo nel 1998 grazie alle prove del DNA.

Il 29 luglio 2007, un altro gruppo di ricercatori amatoriali trovò una piccola tomba non lontana dal sito dove erano stati scoperti gli altri corpi, contenente i resti di due ragazzi delletà di Alexei e di sua sorella Maria. Anche se gli investigatori hanno al fine concluso che si trattino dei resti di Alessio e Maria, i loro resti rimangono collocati presso larchivio di stato in attesa della decisione della chiesa ortodossa di riconoscerli come tali, avendo avanzato la richiesta di "ulteriori e più dettagliati" esami.

                                     

6. Gli esecutori

Ivan Plotnikov, professore di storia allUniversità di Stato degli Urali, disse che gli esecutori materiali dellomicidio dei membri della famiglia imperiale furono Jakov Michajlovič Jurovskij, Grigory P. Nikulin, Mikhail A. Medvedev Kudrin, Peter Ermakov, Stepan Vaganov, Alexey G. Kabanov ex soldato della guardia imperiale dello zar, Pavel Medvedev, V. N. Netrebin, and Y. M. Tselms. Filipp Goloshchyokin, fido associato di Yakov Sverdlov, pur essendo commissario militare a Ekaterinburg, non prese comunque parte alla strage, e due o tre guardie del gruppo di sorveglianza rifiutarono di prendervi parte. Pyotr Voykov ottenne lincarico di occuparsi dei corpi con 570 litri di benzina e 180 kg di acido solforico, questultimo ordinato tramite la farmacia di Ekaterinburg. Pur non avendo preso parte alluccisione, successivamente disse di essere intervenuto, oltre che di aver rubato degli oggetti dai corpi delle granduchesse ormai morte. Dopo le uccisioni, dichiarò "il mondo non saprà mai cosa abbiamo fatto di loro." Voykov prestò servizio come ambasciatore sovietico in Polonia nel 1924, dove venne assassinato da un monarchico russo nel luglio del 1927.

Gran parte degli uomini che presero parte al massacro sopravvissero mesi dopo luccisione. Stepan Vaganov, uno dei più fidi collaboratori di Ermakov, venne attaccato e ucciso da un contadino alla fine del 1918 per aver partecipato agli atti di repressione locali della Cheka. Pavel Medvedev, capo delle guardie a Casa Ipatiev e una delle figure chiave negli omicidi, venne catturato dallArmata Bianca nel febbraio del 1919. Negò di aver preso parte agli omicidi durante i suoi interrogatori, ma morì poi di tifo in prigione. Alexandre Beloborodov ed il suo vice Boris Didkovsky vennero entrambi uccisi nel 1938 in occasione della Grande Purga. Filipp Goloshchyokin venne giustiziato nellottobre del 1941 in una prigione del NKVD e sepolto in una tomba anonima.

Tre giorni dopo gli omicidi, Jurovskij personalmente riportò a Lenin gli eventi di quella notte e venne ricompensato con una nomina a Mosca nella Cheka. Scalò alcune vette del partito, morendo allospedale del Cremlino nel 1938 alletà di 60 anni. Prima della sua morte, donò le pistole usate negli omicidi al Museo della Rivoluzione a Mosca, lasciando inoltre tre resoconti di grande valore, per quanto contraddittori, sugli eventi. Anche se è stato detto che Jurovskij non abbia mai espresso rimorso né pentimento per gli omicidi, un ufficiale inglese che lo incontrò nel 1920 lo descrisse come amareggiato per quegli atti. Lui ed il suo assistente Nikulin, morto nel 1964, vennero sepolti nel Cimitero di Novodevichy a Mosca. Suo figlio, Alexander Jurovskij, ha collaborato con gli investigatori Avdonin e Ryabov nel 1978 nelle loro ricerche, volontariamente.

Lenin vedeva la casata dei Romanov come "la feccia monarchica, 300 anni di disgrazia", e si riferiva a Nicola II nelle sue conversazioni e nei suoi scritti come "il nemico più diabolico del popolo russo, un esecutore sanguinario, un gendarme asiatico, un ladrone coronato." Come si è detto sin dai primi giorni dopo lesecuzione, il nome di Lenin venne mantenuto lontano dal caso della sorte dei Romanov. Lenin operò con estrema cautela, utilizzando telegrammi in codice, insistendo sulla distruzione del telegramma originale. Negli archivi di stato ad ogni modo è stata provata lesistenza di un gruppo di persone dipendenti da Lenin che erano state adeguatamente formate a ricevere messaggi in codice con le sue disposizioni per i casi più importanti. Nei 55 volumi della biografia di Lenin e nelle sue memorie pubblicate, è stato scrupolosamente tolto negli anni ogni accenno agli omicidi, enfatizzando al contrario i ruoli di Sverdlov e Goloshchyokin.

Lenin era certamente a conoscenza della decisione di Vasily Yakovlev di portare Nicola, Alessandra e Maria verso Omsk anziché ad Ekaterinburg nellaprile del 1918, cosciente delle minacce dellarea che si profilavano con lavanzata dei "bianchi". Lenin accolse anche positivamente la morte della granduchessa Elisabetta, assassinata assieme ad altri cinque membri della famiglia imperiale presso Alapayevsk il 18 luglio 1918.

La storiografia sovietica si concentrò sul rappresentare lo zar Nicola come un capo incompetente e debole le cui decisioni portarono alla sconfitta della Russia nella prima guerra mondiale ed alla morte di milioni di sudditi, mentre la reputazione di Lenin venne protetta a tutti i costi; la responsibilità della liquidazione dei Romanov venne fatta ricadere sul Soviet degli Urali e sulla Cheka di Ekaterinburg.



                                     

7. Conseguenze

Dopo luccisione e loccultamento dei corpi, nel pomeriggio del 19 luglio 1918, Filipp Goloshchyokin annunciò che "Nicola il sanguinario" era stato giustiziato mediante plotone desecuzione e che la sua famiglia era stata portata altrove. Sverdlov diede il proprio permesso al giornale locale di Ekaterinburg di pubblicare la notizia col seguente titolo "Esecuzione di Nicola, lassassino sanguinario coronato – Ucciso senza formalità borghesi in accordo secondo i nuovi principi democratici", riportando in coda anche la notizia "la moglie e il figlio di Nicola Romanov sono stati portati in un posto sicuro". Lannuncio ufficiale venne dato alla stampa nazionale due giorni dopo. La motivazione ufficiale per lesecuzione fu lordine dato dall’ Uralispolkom su pressione della vicinanza dei cecoslovacchi al confine russo.

Nel corso di 84 giorni dopo gli omicidi di Ekaterinburg, 27 tra amici e parenti 14 Romanov e 13 membri dellentourage imperiale vennero a loro volta assassinati dai bolscevichi: a Alapayevsk il 18 luglio, Perm il 4 settembre, ed alla Fortezza di Pietro e Paolo il 24 gennaio 1919. A differenza di quelli della famiglia imperiale, i corpi dei defunti ad Alapayevsk ed a Perm vennero recuperati dallArmata Bianca nellottobre del 1918 e nel maggio del 1919 rispettivamente.

Anche se i soviet ufficialmente addossarono la responsabilità della decisione all Uralispolkom, in un appunto nel diario di Leon Trotsky sembra suggerire il fatto che lordine sia stato impartito da Lenin in persona. Trotsky scriveva:

V. N. Solovyov, il capo della commissione investigativa russa del 1993 incaricato di indagare sullomicidio della famiglia Romanov, ha concluso le sue ricerche spiegando come non vi siano documenti chiari che indichino che Lenin o Sverdlov siano da ritenere responsabili della strage. Egli disse:

Nel 1993, venne inoltre pubblicato il rapporto realizzato nel 1922 da Yakov Jurovskij. Secondo quando presente nel rapporto le unità della Legione Cecoslovacca si stavano effettivamente avvicinando a Ekaterinburg. Il 17 luglio 1918, Yakov e altri bolscevichi, temendo che la Legione potesse liberare Nicola dopo la conquista del villaggio, lo uccisero quindi con la sua famiglia. Il giorno successivo, Yakov partì alla volta di Mosca con un rapporto completo sulloperazione per Sverdlov. Non appena i cecoslovacchi ebbero preso Ekaterinburg, il suo appartamento venne saccheggiato.

Nel maggio del 1979, i resti di gran parte dei membri della famiglia imperiale e dei loro servitori vennero trovati da degli archeologi amatoriali, ma la scoperta venne tenuta segreta sino alla caduta del comunismo in Russia. Nel luglio del 1991, i corpi di cinque membri della famiglia imperiale lo zar, la zarina e tre delle loro figlie vennero esumati. Dopo lesame forense e lidentificazione del DNA, i corpi vennero condotti a degna sepoltura con tutti gli onori di stato nella Cappella di Santa Caterina della Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo di San Pietroburgo dove si trovano gli altri monarchi russi a partire da Pietro il Grande. Boris Yeltsin e sua moglie presero parte ai funerali assieme ad altri parenti dei Romanov, tra cui il principe Michael di Kent. Il Sacro Sinodo si oppose alla decisione del governo nel febbraio del 1998 di seppellire i resti della famiglia nella Fortezza di Pietro e Paolo, preferendo porre nella cattedrale una tomba simbolica sino allattesa dei risultati sullautenticità dei corpi ritrovati. Quando i corpi vennero sepolti nel luglio del 1998, vennero indicati come "vittime cristiane della rivoluzione" piuttosto che come membri della famiglia imperiale. Il patriarca Alessio II di Mosca, si rifiutò di officiare alla sepoltura e proibì a tutti i vescovi di prendervi parte perché la chiesa ortodossa non prendesse una linea nel contenzioso.

I restanti due corpi dello zarevic Alessio e di una delle sue sorelle vennero scoperti nel 2007.

Il 15 agosto 2000, la chiesa ortodossa russa annunciò la canonizzazione della famiglia imperiale per la sua "umiltà, pazienza e per le sofferenze subite". Ad ogni modo la chiesa non proclamò i Romanov come martiri, bensì portatori di passione si veda la voce canonizzazione dei Romanov.

Dal 2000 al 2003, venne costruita la Chiesa sul sangue di Ekaterinburg sul sito dove si trovava Casa Ipatiev.

Il 1º ottobre 2008, la Corte Suprema della Federazione Russa decretò ufficialmente che Nicola II e la sua famiglia furono vittime di una repressione politica e vennero tutti riabilitati.

Il 26 agosto 2010, un tribunale russo ordinò la riapertura delle indagini sullassassinio di Nicola II e della sua famiglia, anche se i bolscevichi che avevano materialmente commesso le atrocità del 1918 erano ormai morti da tempo. Per questo motivo il fascicolo venne chiuso poco dopo.

Alla fine del 2015, su insistenza della chiesa ortodossa russa, gli investigatori russi riesumarono i corpi di Nicola II e di sua moglie per ulteriori test del DNA, i quali confermarono ulteriormente che le ossa appartenevano effettivamente alla coppia imperiale.

Un sondaggio condotto in Russia e pubblicato l11 luglio 2018 ha rivelato che il 57% dei russi di età superiore ai 35 anni "credono che lesecuzione della famiglia imperiale russa sia stato un crimine ingiustificato", il 46% tra coloro che avevano unetà compresa tra i 18 ed i 24 anni, credevano che Nicola II dovesse essere punito per i suoi errori, ed il 3% "era certo che lesecuzione della famiglia imperiale fu un atto di pubblica e giusta retribuzione per i crimini dello zar". Nel centenario delle tragiche morti, più di 100.000 pellegrini hanno preso parte ad una processione guidata dal patriarca Cirillo di Mosca A Ekaterinburg, marciando dal centro della città dove i Romanov vennero uccisi sino al monastero di Ganina Yama. Ad ogni modo, il governo russo non organizzò alcuna commemorazione ufficiale.

                                     

8. I presunti superstiti

Per quasi 100 anni dal 1919 al 2002 ci sono stati numerosi casi di persone che si ritenevano i legittimi figli dello zarNicola II e della zarina Alessandra. Questi sono alcuni di essi:

  • Una donna di nome Ivanova Vasileva sostenne di essere la granduchessa Anastasija.
  • Eugenia Smith, sosteneva di essere la granduchessa Anastasija e scrisse unautobiografia dove lo rivelava.
  • Alexei Poutzaiato, sosteneva di essere lo zarevic Aleksej, ma venne smascherato dopo poco tempo.
  • Ceclava Czapska, sosteneva di essere la granduchessa Marija Nikolaevna Romanova.
  • Anna Anderson, sosteneva di essere la granduchessa Anastasija Nikolaevna Romanova. Lei ottenne maggior credito.
  • Michelle Anches, sosteneva di essere la granduchessa Tatjana Nikolaevna Romanova. Venne uccisa nella sua casa in Danimarca.
  • Maddess Aiort, sosteneva di essere la granduchessa Tatjana; anche lei venne smascherata.
  • Incominciò a spargersi la voce che una certa Eleonora Kruger fosse la granduchessa Anastasija.
  • Una donna e un uomo, Magdalen Veres e Joseph Veres, sostenevano di essere la granduchessa Anastasija e lo zarevic Aleksej.
  • Heino Tammett sosteneva di essere lo zarevic Aleksej.
  • Girò voce che una certa Averees Iacowelly fosse in realtà la granduchessa Marija.
  • Un uomo rivelò che sua nonna era la granduchessa Marija; la donna era Granny Alina.
  • Alcune persone specularono in giro che Larissa Tudor fosse la granduchessa Tatjana.
  • Marga Boodts, sosteneva di essere la granduchessa Olga Nikolaevna Romanova. Morì sul lago di Como in Italia.
  • Un certo Oleg Filatov sosteneva che suo padre, Vasily Filatov, fosse lo zarevic Aleksej.
                                     
  • Aleksandra Fëdorovna Romanova dopo le sorelle Ol ga, Tat jana, Marija e Anastasija. Pierre Gilliard, il precettore svizzero dei figli dello zar, raccontò
  • Charlotte, Romanov Autumn Sutton Publishing, 2000, ISBN 0 - 7509 - 2739 - 9 Michail Nikolaevič Romanov Cecilia di Baden La fine dei Romanov Canonizzazione dei Romanov
  • del ramo imperiale della dinastia Rjurikidi alla fine del XVI secolo. La linea maschile dei Romanov 1613 - 1730 si estingue con Pietro II di Russia, mentre
  • Dimitrij Romanovič Romanov Antibes, 17 maggio 1926 Copenaghen, 31 dicembre 2016 è stato un membro di Casa Romanov aveva il titolo di Principe di Russia
  • Vladimir Alexandrovič Romanov in cirillico: Владимир Александрович San Pietroburgo, 22 aprile 1847 San Pietroburgo, 17 febbraio 1909 granduca di
  • Georgij Michajlovič Romanov in russo: Великий Князь Георгий Михайлович? Belyj Ključ, 23 agosto 1863 San Pietroburgo, 28 gennaio 1919 è stato un
  • Lo zarevic Aleksej Petrovič Romanov in russo Алексей Петрович Mosca, 28 febbraio 1690 San Pietroburgo, 7 luglio 1718 era figlio dello Zar Pietro
  • traslitterato: Nikolaj Romanovič Romanov Antibes, 26 settembre 1922 Toscana, 15 settembre 2014 è stato uno dei pretendenti al trono imperiale russo
  • Kirill Vladimirovič Romanov Carskoe Selo, 12 ottobre 1876 Neuilly - sur - Seine, 12 ottobre 1938 fu un membro della famiglia imperiale russa che, dopo
  • Il principe Fedor Aleksandrovič Romanov San Pietroburgo, 23 dicembre 1898 Ascain, 30 novembre 1968 era un membro della famiglia imperiale russa. Sua
  • Il principe Vasilij Aleksandrovič Romanov Reggia di Gatčina, 7 luglio 1907 California, 23 giugno 1989 era un membro della famiglia imperiale. Sua