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ⓘ Galeazzo Ciano. Gian Galeazzo Ciano, meglio conosciuto come Galeazzo, conte di Cortellazzo e Buccari, è stato un diplomatico e politico italiano. Figlio dellamm ..




Galeazzo Ciano
                                     

ⓘ Galeazzo Ciano

Gian Galeazzo Ciano, meglio conosciuto come Galeazzo, conte di Cortellazzo e Buccari, è stato un diplomatico e politico italiano.

Figlio dellammiraglio Costanzo Ciano e di Carolina Pini, nel 1930 sposò Edda Mussolini.

                                     

1. Biografia

Durante la prima guerra mondiale si trasferì con la famiglia a Venezia, dove frequentò il liceo ginnasio "Marco Polo" ; in seguito si trasferì a Genova, dove conseguì la maturità classica. Durante gli studi universitari fece pratica di giornalismo presso Il Nuovo Paese, La Tribuna e, nel 1924, LImpero, organo fascista intransigente, occupandosi però non di politica ma di critica teatrale: scrisse anche un dramma Felicità dAmleto e un atto unico Fondo doro che una volta rappresentati non ottennero alcun successo; in unoccasione, durante la messa in scena, egli e la sua compagnia furono oggetto di lanci dortaggi da parte del pubblico. Frequentava in quel tempo ambienti artistici, giornalistici e mondani.

                                     

1.1. Biografia Ascesa

Dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza, fu ammesso in diplomazia e inviato come addetto di ambasciata a Rio de Janeiro. Il 24 aprile 1930 sposò Edda Mussolini, con la quale subito dopo partì per Shanghai come console. Rientrato in Italia, il 1º agosto 1933 venne nominato capo dellUfficio stampa da Mussolini per il controllo e la guida dei mezzi di comunicazioni di massa con il titolo di sottosegretario alla stampa e alla cultura. Nel 1935 divenne ministro della Cultura popolare, il MINCULPOP, competente anche per la Stampa e la Propaganda, quindi partì volontario per la guerra dEtiopia, ove si distinse come pilota di bombardieri, al comando della 15ª Squadriglia da bombardamento Caproni e fu decorato.

Nel 1936 fu nominato Ministro degli affari esteri, subentrando, nella carica, allo stesso Mussolini. In tale veste Galeazzo Ciano maneggiava molto denaro, in questo caso dei cittadini. Soldi serviti alla causa del fascismo. Su probabili pressioni del Duce, fu coinvolto nel duplice omicidio dei fratelli Carlo e Nello Rosselli, colpevoli dessere i fondatori del movimento antifascista Giustizia e Libertà come testimonia lo storico Giordano Bruno Guerri e trucidati in Francia da sicari della Destra estrema francese, anche se le relative pagine del Diario sono state manomesse.

Ciano si era guadagnato una certa confidenza da parte del Principe di Piemonte Umberto di Savoia, figlio di Vittorio Emanuele III, anche in virtù dell’amicizia decennale con Giorgio Rea, professore emerito presso il Politecnico di Torino piuttosto noto a Corte, con il quale condivideva una certa mentalità e un notevole charme, anche se Ciano era certamente meno discreto del principe. Divenne il corrispondente preferito tra Umberto e Maria José e il movimento fascista. Questa amicizia era considerata produttiva sia dal re sia dal dittatore, poiché i due sarebbero stati i rispettivi eredi della Corona e del governo e i buoni rapporti fra i futuri eredi rassicuravano i congiunti circa la tenuta futura degli equilibri raggiunti. Il sovrano lo aveva insignito del Collare della Santissima Annunziata, la più alta onorificenza regia.

Probabilmente con lapprovazione di parte del Principe Umberto, Ciano tenne lItalia distante dalla Germania hitleriana il più a lungo possibile, con laiuto dellambasciatore a Berlino, Bernardo Attolico. Ciano percepì chiaramente il pericolo che Hitler rappresentava anche per lItalia, quando i Nazisti uccisero il Primo Ministro austriaco Dollfuss, che aveva avuto degli stretti legami con la famiglia Mussolini la moglie e i figli di Dollfuss si trovavano in vacanza in Italia a casa del Duce quando il marito fu assassinato, e poté scorgere in questa azione di forza un freddo avviso delle intenzioni del Führer.

A poco a poco, in seguito a una serie di incontri con Joachim von Ribbentrop e Hitler che portarono il 22 maggio 1939 alla sottoscrizione del Patto dAcciaio, Ciano consolidò i suoi dubbi sulla nazione alleata, ed ebbe diverse divergenze col suocero. Alla fine, come scrisse nei suoi diari, non era sicuro se augurare agli italiani "una vittoria o una sconfitta tedesca".

Il 23 marzo 1939 Ciano divenne Consigliere nazionale della Camera dei Fasci e delle Corporazioni.

                                     

1.2. Biografia Il regno dAlbania

Nel frattempo, il 7 aprile del 1939, un venerdì santo, lItalia aveva invaso e poco dopo conquistato il Regno dAlbania. Tirana era da tempo nella sfera di influenza italiana e limpresa, militarmente non impegnativa e resa non ardua dallirrisoria resistenza incontrata consistette, in pratica, solo nello sbarco di un piccolo contingente di truppe italiane nei quattro principali porti albanesi, e provocò una decina di morti in scontri con bande di resistenza civile.

Il progetto, già proposto in precedenza, fu prontamente realizzato allorché la Germania, nel marzo 1939, inviò le sue truppe in Cecoslovacchia e vi stabilì il protettorato di Boemia e Moravia ; allinterno dellAsse, queste operazioni avevano - nellopinione pubblica - consolidato limmagine dei tedeschi e allo stesso tempo indebolito quella degli italiani, integrando una sorta di gerarchia di fatto. Ciano annotò che Mussolini reagì con stizza alla notizia delle conquiste tedesche non preventivamente concordate e preannunciategli solo per cenni sommarî e che fu particolarmente urtato dalle entusiastiche comunicazioni che il cancelliere nazista gli trasmise, giudicandole irritanti "partecipazioni". Quindi, sotto un profilo di immagine, le azioni tedesche segnalavano, con imbarazzante evidenza, una disparità di potenza cui occorreva rimediare, sia per mantenere il consenso in patria, sia per evitare di perdere autorevolezza di fronte alle altre potenze europee.

Di unespansione verso lAlbania o verso il Regno di Jugoslavia, a Roma si era già discusso a fondo da molto tempo; per quanto riguardava lAlbania, il discorso era stato anzi affrontato proprio con Belgrado, prima con Milan Stojadinović e poi con Cvektoviĉ ma questultimo aveva declinato lofferta di una spartizione, anche per lelevata presenza di albanesi sul territorio jugoslavo, ne era sortito un trattato 1937 contenente un patto di non aggressione che in realtà era un nulla osta a uneventuale azione italiana su Tirana oltre che un tentativo del Reggente Paolo di Jugoslavia di tener lontane Italia e Germania. Sebbene anche lItalia avesse sul proprio suolo molti immigrati albanesi, questa condizione fu interpretata da Ciano come una facilitazione: se era agevole, sostenne, gestirli in patria, forse ancora più agevole, concluse, doveva essere gestirli a casa loro e organizzò personalmente lintera operazione, che sarebbe restata tutta segnata dalla sua impronta.

La Germania, del resto, aveva più volte indicato di non nutrire interessi su queste aree, quindi loperazione non avrebbe creato imbarazzi con lalleato; e quantunque lItalia avesse nel frattempo sviluppato, con Ciano buon protagonista, la più importante attività diplomatica su tutta larea dei Balcani, la Germania preservava un controllo di fatto sullintera economia della regione, potendo quindi guardare con una certa indifferenza alle faccende politiche locali.

Il paese, a neanche 150 chilometri dalle coste pugliesi, era di fatto fin dalla prima guerra mondiale profondamente influenzato dallItalia, che aveva accettato nel settembre del 1928 lauto-proclamazione di re Zog I Ahmed Bey Zogu, in seguito accusato di essere un tiranno incline allarricchimento personale e al nepotismo. Mentre Zog I, allarrivo degli italiani, riparava in Grecia, la conquista fu perfezionata con lofferta della corona dAlbania a Vittorio Emanuele III il 16 aprile 1939, con una piccola cerimonia svoltasi al Quirinale.

Il governo dellAlbania fu affidato al luogotenente del re, Francesco Jacomoni di San Savino, che lo mantenne fino all8 settembre del 1943; si trattò di un governo di facciata, con ministri albanesi affiancati da consiglieri italiani con poteri di controfirma. Circa il ruolo di Ciano nella vicenda albanese, quantunque non formalmente onorato di alcuna carica specifica diretta, soprattutto nella storiografia anglosassone è comunemente ritenuto il vero "reggente" della colonia, e anche nella storiografia italiana lo si menziona spesso come "viceré", poiché di fatto come tale ebbe a condursi. Lintitolazione alla moglie di un Porto Edda, ma più ancora la scoperta promozione della soppressione del Ministero degli Esteri e di quello della Difesa di Tirana, ruoli devoluti al governo di Roma con un "trattato" del 3 giugno, indicano la centralità del suo ruolo; anche la costituzione del Partito Fascista Albanese, sollecitata da Achille Starace già dal mese di aprile quando trionfalmente sbarcò in Albania salutato da 19 salve di cannone, fu sottoposta allautorizzazione di Ciano che la concesse solo nel mese di giugno e che ne permise la formalizzazione solo nel marzo dellanno successivo ponendovi a capo lamico personale Tefik Mborja.

Il 13 aprile, Ciano si rivolse subito agli albanesi come gestore diretto della loro Nazione, garantendo loro che le loro aspirazioni nazionali sarebbero state sostenute dallItalia anche in ordine allespansione dei confini, questione che in pratica si riferiva al recupero delle zone asseritamente "albanesi" nei territori greco e jugoslavo; essendo i proclami diretti al Ministero degli Esteri albanese che di lì a poco sarebbe stato soppresso fonte di inquietudini per i paesi vicinanti, a questi Ciano si affrettò a segnalare una settimana dopo, a Venezia il disinteresse italiano per largomento e la strumentalità delle dichiarazioni. Ciò nonostante, fece istituire un Ufficio Speciale per lIrredentismo che fra i suoi compiti non palesi aveva anche quello di preparare una struttura militare clandestina per il momento, ritenuto non lontano, in cui fosse esplosa una crisi in Jugoslavia. Da molte fonti è stato asserito che in coincidenza temporale con lannessione, le fortune personali di Ciano siano cresciute in modo tanto oscuro quanto rapido.



                                     

1.3. Biografia La guerra

Al 10 giugno 1940 il Maggiore Ciano era comandante del CV Gruppo S.M.79 del 46º Stormo dellAeroporto di Pisa-San Giusto. Allinizio della seconda guerra mondiale, quando le sue posizioni anti-tedesche erano oramai note Hitler avrebbe avvisato Mussolini tempo dopo: "Ci sono dei traditori nella sua famiglia", molti osservatori ritengono che sia stata di Ciano la maggiore influenza nella formulazione della "non belligeranza", locuzione a effetto cui corrispondeva una posizione dellItalia assolutamente fumosa, per un verso non concorde nellaggredire, per un altro non discorde con laggressore.

A questa morbida quanto inconcludente situazione si era giunti con una sua intuizione, tradottasi nellinvio di una famosa lettera a Hitler il quale premeva perché lItalia partecipasse al conflitto, passata alla storia come lista del molibdeno, in cui si chiedeva alla Germania una mole incredibile di mezzi e armamenti e dinanzi a tale richiesta i nazisti allentarono le pressioni, almeno per un po. Ciano aveva sommessamente invitato i responsabili militari a non fare, nello stilare la loro lista della spesa, "del criminoso ottimismo".

LItalia, però, non era in guerra, e questo - considerati i patti - parve comunque un ottimo risultato. Il Patto dAcciaio prevedeva, infatti, lobbligo di prestare immediato ausilio militare indipendentemente dalle eventuali cause di conflitto:

"Art. 3. - Se, malgrado i desideri le speranze delle Parti contraenti, dovesse accadere che una di esse venisse a essere impegnata in complicazioni belliche con unaltra o con altre Potenze, laltra Parte contraente si porrà immediatamente come alleata al suo fianco e la sosterrà con tutte le sue forze militari, per terra, per mare e nellaria."

Quando lItalia entrò in guerra fu Ciano, per via del ruolo che ricopriva, a consegnare le dichiarazioni agli ambasciatori di Francia e Regno Unito. Pochi mesi dopo fu lideatore della guerra alla Grecia. Forse - è stato ipotizzato - ingannato dalla troppo facile conquista albanese. Considerando che ad Atene, retto dal generale Ioannis Metaxas, vigeva un regime militare non ostile allItalia e che, anzi, mostrava simpatie verso la formula totalitaristica e, in piccolo, cercava di apprendere dallesperienza italiana, Ciano ritenne che si sarebbe trattato di unaltra operazione "utile e facile", come la definì nei suoi Diari. "Utile" sarebbe stata perché avrebbe completato un arco di influenza sui Balcani che avrebbe costituito lappoggio meridionale alle espansioni tedesche nella Mitteleuropa; "Facile" fu considerata perché il paese, ritenuto non ostile, ed effettivamente povero, fu valutato male armato e peggio motivato per poter resistere. Qualcuno ha sostenuto che Ciano abbia utilizzato denaro per corrompere esponenti greci ma non ve ne sono prove, mentre è certo che partecipò ai primi bombardamenti sulla Grecia nella sua veste di pilota militare.

Linvasione Campagna di Grecia si trasformò in breve tempo in un disastro militare che vide le truppe italiane ricacciate in Albania, ciò che non era stato messo in conto: infatti i greci ebbero una reazione di orgoglio e, pur se in condizioni di inferiorità tecnologica, reagirono allattacco con imprevista partecipazione, respingendo gli italiani e causando anche le dimissioni prontamente accolte di Pietro Badoglio, su cui ebbero un loro peso anche le scomode ma sincere osservazioni scandalizzate di Roberto Farinacci.

Dinanzi alle difficoltà che, invece, furono incontrate, registrando le prime avvisaglie di negatività delle vicende belliche, Ciano non tardò a tornare su posizioni più dubitative, esprimendo le sue perplessità sia "in famiglia" sia ad altri gerarchi. Anche a causa delle cariche ricoperte, con particolare riguardo ai rapporti con il Regno Unito, una più intensa frequentazione operativa lo condusse a ispessire il rapporto con Dino Grandi, che, morto Italo Balbo, restava lesponente più indipendente del vertice del fascismo.

Nel 1942 Vittorio Emanuele III lo nomina Conte di Buccari, in aggiunta al titolo di Conte di Cortellazzo che era stato conferito a suo padre Costanzo dopo la prima guerra mondiale. Nella primavera del 1943, in occasione di un rimpasto delle cariche istituzionali con la quale Mussolini sperava di riaffidare i posti-chiave a uomini di certa fiducia, Ciano venne mandato come ambasciatore in Vaticano. È in questo momento che il suo rapporto con Monsignor Montini - futuro papa e allora sostituto alla segreteria di Stato della Santa Sede - raggiunse la maggiore intensità, tenendo il regime fascista in contatto con tutte le principali potenze internazionali, attraverso la mediazione dellinfluente prelato.

Con la fine dellincarico di ministro finì anche la stesura dei celebri Diari, terminata l8 febbraio 1943.

                                     

1.4. Biografia Il 25 luglio

Il 25 luglio 1943, quando lopposizione interna guidata da Dino Grandi che si coordinava con il Quirinale stava infine per sconfiggere Mussolini, Ciano vi si unì. Al Gran Consiglio del fascismo, infatti, votò lordine del giorno di Grandi insieme ad altri diciotto gerarchi, approvando perciò lindicazione contenuta nella mozione, volta a far sì che il re riprendesse in mano lesercito e il governo della nazione; in pratica, quello di Ciano fu un voto pesantissimo e dalle conseguenze irreversibili contro il suocero. Va notato che questi avrebbe avuto modo di fermare lazione di questa fronda, invece, rinunziando in un certo senso a opporvisi, lagevolò sia convocando il Gran Consiglio che non si riuniva da diversi anni e che non era ritenuto da autorevoli giuristi dellepoca competente a deliberare sul tema dei rapporti istituzionali tra Governo e Monarchia, sia consentendo di mettere ai voti la mozione, sia - infine - disponendo di metterla ai voti per prima rispetto alle mozioni alternative di Carlo Scorza e Farinacci.

Si è a lungo congetturato sulle reali motivazioni delladesione di Ciano alla proposta di Grandi, tenuto conto che al voto sul famoso ordine del giorno, dovrebbe esser giunto dopo averne discusso col Duce, informato dallo stesso Grandi con qualche giorno di anticipo. Probabilmente Ciano condivideva con gli altri due gerarchi la considerazione che il tempo del fascismo fosse venuto a esaurimento ma, forse, ritenendosi ancora candidato alla successione, pensava che in una nuova gattopardesca riformulazione poco sarebbe cambiato e che egli sarebbe rimasto in auge.

Il voto di Ciano fu, sotto un profilo di pubblica immagine, il colpo più grave inferto al prestigio del capo del regime, cui di fatto pareva che nemmeno il genero fosse più affidabile. Le previsioni ottimistiche di Ciano, che si prefigurava rimpasti e aggiustamenti dopo questa sorta di golpe disse infatti a Bottai di attendersi che ci si sarebbe "aggiustati", naufragarono insieme con la disillusione di Grandi, che credeva di aver operato per consegnare il comando al Maresciallo dItalia Enrico Caviglia e che, invece, vide salire al potere il parigrado ma poco gradito Badoglio.

Badoglio avrebbe dun tratto bruciato tutte le aspettative dei gerarchi, schierando una compagine dapparato tutta "del re" e cominciando immediatamente la defascistizzazione dello Stato. Se Bottai ne era quasi contento, Grandi ne era sorpreso più che altro per il poco chiaro atteggiamento del Sovrano; Ciano - che il 31 luglio si era dimesso dallambasciata in Vaticano - fu invece quello che si trovò maggiormente spiazzato e, a differenza degli altri due, tardò a mettersi in salvo. Nello sconcerto, acuito poco dopo dallarmistizio di Cassibile, cercò invano di organizzare un esilio protetto per la sua famiglia, ma il Vaticano si rifiutò di nasconderli. Nei giorni convulsi dellagosto 1943 fuggì a Monaco di Baviera, convinto di trovarvi protezione e un aereo per la Spagna, ignorando che nel frattempo Vittorio Mussolini, Roberto Farinacci e Alessandro Pavolini stavano accusando alla radio i traditori del fascismo e in particolare lui, che divenne il bersaglio principale.

                                     

1.5. Biografia La fine

Ciano fu estradato in Italia su esplicita richiesta del neonato Partito Fascista Repubblicano, il 17 ottobre 1943 per essere incarcerato; Edda e i figli erano rientrati in Italia alcuni giorni prima.

A opera di Alessandro Pavolini si allestiva il processo ai "traditori" del 25 luglio, e il voto al Gran Consiglio fu considerato alto tradimento. Durante il processo gli inquirenti trattarono Ciano quasi con benevolenza temendo che Ciano raccontasse avvenimenti segreti, sgraditi al Regime fascista.

Dopo una celere assise pubblica, nota come processo di Verona, Ciano venne riconosciuto colpevole insieme a Marinelli, Gottardi, Pareschi e al vecchio generale Emilio De Bono insieme con altri gerarchi contumaci; inoltre, il genero del Duce fu lunico imputato a essere condannato alla fucilazione allunanimità: gli altri ricevettero 5 voti favorevoli e 4 contrari Tullio Cianetti ebbe il risultato opposto mentre contro lex Ministro degli Esteri si registrò un 9 a 0.

La sera prima dellesecuzione, Ciano si rifiutò, in primo momento, di firmare la petizione di grazia al Duce ma poi, pressato dai suoi compagni di carcere, finì per accettare. Pavolini, indispettito, passò lintera notte a cercare un funzionario che firmasse la respinta alla domanda di grazia. Tutti si rifiutarono di firmare, alla fine trovò, o meglio, costrinse un piccolo funzionario a firmare contro la sua volontà. Comunque, Mussolini non si mosse per salvare il genero.

L11 gennaio 1944 avvenne lesecuzione di Ciano al poligono di tiro di Verona, insieme agli altri quattro ex-gerarchi, legati alle sedie e fucilati alla schiena come in uso ai traditori. Prima della fucilazione Ciano pronunciò a Monsignor Chiot le seguenti parole: "Faccia sapere ai miei figli che muoio senza rancore per nessuno. Siamo tutti travolti nella stessa bufera". Prima degli spari si girò verso il plotone di esecuzione. Un cineoperatore tedesco riprese tutta la scena. Ciano non morì immediatamente: i fucilati, seduti e di schiena, offrirono un bersaglio più difficile per gli organi vitali; il plotone di esecuzione non sparò a distanza ravvicinata e fu necessario il colpo di grazia con due proiettili alla testa. Il crudo filmato, realizzato dal cineoperatore tedesco e scomparso durante i primi governi De Gasperi, fu ritrovato grazie a Renzo De Felice.

Si è molto discusso se questa conclusione significò che Mussolini non volle proteggere il suo congiunto, o semplicemente che non poté, impaurito dalla probabile reazione di Hitler. Il generale Karl Wolff alla domanda di Mussolini: "Se graziassi mio genero, il Führer la prenderebbe male?" rispose: "Sicuramente sì, Duce." Molti osservatori fanno notare che se Mussolini avesse commutato la condanna a morte di Ciano, lui stesso avrebbe perso ogni residua credibilità. Edda, sinceramente innamorata di Ciano, attraversò mezza Italia con mezzi di fortuna per raggiungere il quartier generale della RSI e quindi la prigione, ma tutti i suoi tentativi di soccorso, comprese le drammatiche suppliche al padre che pure la considerava la sua figlia prediletta, furono vani.

Dopo lesecuzione Edda fuggì in Svizzera portando con sé i preziosi diari del marito, nascosti sotto la pelliccia piena di tasche insieme con alcuni gioielli e una lettera per la madre, donna Rachele. Il corrispondente di guerra Paul Ghali del Chicago Daily News apprese del suo segreto internamento in un convento svizzero e organizzò la pubblicazione dei diari. Essi rivelano, pur tra abbellimenti e riscritture postdatate, la storia segreta del regime fascista dal 1937 al 1943 e sono considerati una fonte storica primaria i diari sono strettamente politici e contengono poco della vita privata di Ciano.

Il corpo di Ciano oggi riposa nel Cimitero della Purificazione, a Livorno.