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ⓘ Storia del teatro. La storia del teatro, nella sua definizione più moderna di disciplina autonoma, interpreta e ricostruisce levento teatrale basandosi su due e ..




Storia del teatro
                                     

ⓘ Storia del teatro

La storia del teatro, nella sua definizione più moderna di disciplina autonoma, interpreta e ricostruisce levento teatrale basandosi su due elementi principali: lattore e lo spettatore e più precisamente sulla relazione che li lega, la relazione teatrale. Entrambi hanno una funzione primaria necessaria allesistenza del fatto teatrale: mentre lattore rappresenta un corpo in movimento in uno spazio, con precise finalità espressive e narrative, lo spettatore è il fruitore attivo e partecipe dellavvenimento, che ne condiziona landamento e decodifica lespressività dellevento artistico.

                                     

1. Descrizione

La storia del teatro è una scienza giovane, che solo recentemente in Francia e Germania alla fine degli anni cinquanta, in Italia allalba degli anni sessanta si è affrancata da una interpretazione riduttiva che la limitava alla storia della letteratura drammatica. In particolare la moderna storia del teatro analizza il fatto teatrale prendendo in considerazione il suo più ampio contesto storico, sociale, culturale ed esistenziale, ed ha come protagonisti non solo drammaturghi e attori, ma tutti gli artisti che hanno collaborato alla nascita e allevoluzione del fenomeno teatrale: musicisti, scenografi, architetti, registi e impresari, per citarne alcuni.

Questa disciplina, nata e sviluppatasi in Europa, tende in genere a restringere il campo di indagine alle forme di teatro occidentali, e a fondarne le origini nel teatro classico dellAtene del V secolo a.C., allargando la visuale ad unottica mondiale solo a partire dal teatro contemporaneo. Tuttavia, specialmente in opere più recenti, grande attenzione è rivolta alla tradizione teatrale precolombiana, africana e asiatica. In particolare, per quanto riguarda questultima, linteresse da parte degli artisti e studiosi europei e statunitensi risale alla seconda metà del novecento, e contribuì non poco alla evoluzione delle forme teatrali occidentali e alla nascita di una antropologia teatrale.

Occorre specificare che la nascita dellarte teatrale nei vari continenti è profondamente legata ai culti religiosi dai quali derivano momenti di accomunamento tra gli individui e i rituali di celebrazione: levoluzione del teatro occidentale permise il discostamento della letteratura drammatica dallargomento religioso, mantenendone tuttavia gli elementi caratterizzanti. Solo la nascita delle moderne discipline teatrali e gli studi in materia hanno permesso lindividuazione del rito nelle pratiche teatrali, permettendo laccomunamento e la comparazione delle diverse tradizioni mondiali allinterno dellantropologia teatrale.

                                     

2. Teatro nei popoli primitivi

Sebbene lo studio delle manifestazioni teatrali nei popoli primitivi sia di difficile ricostruzione, sappiamo per certo che alcuni rituali che sfociavano in vere e proprie rappresentazioni erano presenti nel quotidiano di molte culture.

Riti propiziatori con carattere di spettacolarità erano infatti allestiti secondo il ciclo stagionale allo scopo di venerare, pregare o ringraziare gli dei per la stagione futura. Gli eschimesi, ad esempio, erano soliti rappresentare un dramma per celebrare la fine della notte polare: la drammatizzazione dellevento avveniva tramite un narratore che accompagnava gli attori ed il coro, composto da sole donne.

Sempre a carattere propiziatorio e segnati dal trascorrere del tempo, ma slegati dai ricorsi della natura erano i riti sociali, che sottolineavano un avvenimento quotidiano. Il passaggio dalladolescenza alletà adulta, le nascite le morti erano celebrate, in maniera differente, con caratteri drammatici e pubblici che ne giustificano la teatralità. Soprattutto le cerimonie iniziatiche comprendevano rituali e celebrazioni di forte caratterizzazione drammatica. Anche la caccia, la pesca o lagricoltura offrivano spunti per rappresentazioni teatrali.

Una componente importante per il teatro dei primitivi era lazione mimica, che poteva essere sia stilizzata che naturalistica, accompagnata da danze e musica; non meno importanti erano, inoltre, quelli che oggi definiremmo trucco e costume: molteplici culture sottolineavano lestraneità dellavvenimento al mondo reale e quindi la finzione o il ribaltamento della realtà tramite il mascheramento e lornamento. Luso della maschera, tuttavia, non era pratica comune a tutte le popolazioni: i pigmei ed i boscimani non ne facevano uso. La maschera era infatti simbolo di potere, di solito prerogativa di personalità importanti della comunità, come gli sciamani. I Kono, popolazione primitiva dellattuale Papua Nuova Guinea, utilizzavano le maschere per impersonare gli dei, attribuendo al mascheramento da parte dellattore anche il conferimento, a questultimo, dei poteri del dio rappresentato.

Lapporto della danza e della musica è un punto non molto chiaro, poiché non sempre queste avevano le caratteristiche di teatralità: sebbene il confine tra le manifestazioni artistiche sia nel contesto labile, alcune di esse rientrano propriamente nella storia dei generi suddetti.

In ultima analisi è importante sottolineare lestrema diversità della relazione teatrale esistente tra il teatro come comunemente lo si intende nel mondo occidentale ed il teatro dei primitivi. Accadeva infatti che lattore, incline a spostare la sua soggettività al personaggio rappresentato, potesse essere preda di trance o possessioni: non di rado ciò accadeva anche al pubblico, come la moderna avanguardia teatrale ha dimostrato. Lestremizzazione del processo è distante dalle comuni pratiche teatrali odierne, nelle quali lattore non perde mai la propria soggettività e non vi è rischio di spersonalizzazione. Già dal XX secolo, tuttavia, registi e teorici del teatro hanno dimostrato un forte interesse verso una più massiccia partecipazione del pubblico alla rappresentazione se non allazione scenica stessa, modificando il ruolo da fruitore passivo a partecipatore attivo dellevento, ristabilendo così un legame con il teatro del passato.

                                     

3. Storia del teatro occidentale

La divisione temporale del fenomeno teatrale occidentale che generalmente viene utilizzata si può così schematizzare:

  • il teatro medievale, riferita al periodo del medioevo europeo, con la nascita della sacra rappresentazione;
  • il teatro classico, che comprende la rappresentazione teatrale antica greca e romana;
  • il teatro contemporaneo, che comprende le esperienze teatrali del novecento fino ai giorni nostri.
  • il teatro moderno, dal rinascimento fino al romanticismo;
                                     

3.1. Storia del teatro occidentale Antica Grecia

Lorigine del teatro occidentale come lo conosciamo è senza alcun dubbio riferibile alle forme drammatiche sorte nellantica Grecia, così come sono di derivazione greca le parole teatro, scena, dramma, tragedia, coro, dialogo.

La tradizione attribuisce le prime forme di teatro a Tespi, giunto ad Atene dallIcaria, verso la metà del VI secolo a.C. La tradizione vuole che sul suo carro trasportasse i primi attrezzi di scena, arredi scenografici, costumi e maschere teatrali.

Molto importanti per levoluzione del genere comico furono i Phlyakes Fliaci, attori già professionisti, girovaghi. I Fliaci provenivano dalla Sicilia e, dato il loro carattere nomade, erano soliti muoversi su carri che fungevano anche da spazio scenico. Gli attori portavano maschere molto espressive, una stretta camicia e rigonfiamenti posticci; per gli uomini il costume prevedeva anche un grande fallo, esibito o coperto dalla calzamaglia.

Gli Ateniesi svilupparono la consuetudine di organizzare regolarmente grandi "festival" in cui i maggiori autori teatrali dellepoca gareggiavano per conquistarsi il favore del pubblico. La forma darte di ispirazione più elevata era considerata la tragedia, i cui temi ricorrenti erano derivati dai miti e dai racconti eroici. Da sottolineare il fatto che la tragedia aveva, come anche la commedia, scopo educativo. Le commedie, che spesso fungevano da intermezzo tra le tragedie, di carattere più leggero e divertente, prendevano spesso di mira la politica e i personaggi pubblici del tempo.

I principali tragediografi greci furono Eschilo, Sofocle ed Euripide; i commediografi più importanti furono Aristofane e Menandro.



                                     

3.2. Storia del teatro occidentale Teatro latino

Nella Roma antica il teatro, che raggiunge il suo apice con Livio Andronico, Gneo Nevio, Plauto e Terenzio per la commedia e Seneca per la tragedia, è una delle massime espressioni della cultura latina.

I generi teatrali che ci sono rimasti e meglio documentati sono di importazione greca: la palliata commedia e la cothurnata tragedia. Si sviluppano altresì una commedia e una tragedia di ambientazione romana, dette rispettivamente togata o trabeata e praetexta. La togata viene distinta da generi comici più popolari, quali latellana e il mimo. La tragedia di argomento romano praetexta si rinnova negli avvenimenti, considerando fatti storici. La tabernaria era invece unopera comica di ambientazione romana. Il genere popolare dellatellana è stato accostato alla commedia dellarte.

                                     

3.3. Storia del teatro occidentale Teatro medievale

Dopo la caduta dellImpero romano dOccidente sembrò che il teatro fosse destinato a non esistere più. La Chiesa cattolica, ormai diffusa in tutta Europa, non apprezzava il Teatro ed addirittura scomunicava gli attori. A questa situazione, però, sopravvissero i giullari, eredi del mimo e della farsa atellana che intrattenevano la gente nelle città o nelle campagne con canti ed acrobazie. Su di loro pendeva lo stesso la condanna della Chiesa, la quale, dal canto suo, diede origine ad unaltra forma di teatro: il dramma religioso o sacra rappresentazione, per mezzo del quale i fedeli, spesso analfabeti, apprendevano gli episodi cruciali delle Sacre scritture.

Rilevante in ambito tedesco fu lopera della monaca Roswitha di Gandersheim che nel X secolo fece rinascere il dramma in Germania, utilizzandolo come mezzo per attrarre i fedeli e colpirne la fantasia.

                                     

3.4. Storia del teatro occidentale Teatro nel Rinascimento

Il Rinascimento fu letà delloro del teatro per molti paesi europei, rinascita preparata dalla lunga tradizione teatrale medioevale.

Autori di commedie furono, in Italia, Niccolò Machiavelli, il cardinale Bernardo Dovizi da Bibbiena, gli eruditi Donato Giannotti, Annibal Caro, Anton Francesco Grazzini, il nobile senese Alessandro Piccolomini, gli intellettuali cortigiani Pietro Aretino, Ludovico Ariosto e Ruzante; Gian Giorgio Trissino, Torquato Tasso e Giovan Battista Guarini composero tragedie di carattere epico.

La riscoperta e la valorizzazione degli antichi classici da parte degli umanisti permisero lo studio delle opere concernenti il teatro non solo dal punto di vista teorico drammaturgico ma anche da quello architettonico e scenografico, cosa che incentivò la costruzione e lallestimento di nuovi teatri.

                                     

3.5. Storia del teatro occidentale Il teatro del XVII secolo

Il Seicento fu un secolo molto importante per il teatro. In Francia nacque e si consolidò il teatro classico basato sul rispetto delle tre unità aristoteliche. La grandiosa opera drammatica di Pierre Corneille 1606-1684 già delineò un gusto teatrale francese e aprì le porte al siècle dor, ben rappresentato dalla commedia di Molière 1622-1673, di costume ma soprattutto di carattere, frutto di unacuta osservazione e rappresentazione della natura umana e dellesistenza, e dalla tragedia alta, umana e tormentata di Jean Racine 1639-1699. Non meno significativa fu limpronta lasciata dal teatro seicentesco spagnolo, dalla imponente produzione del maestro Lope de Vega 1562-1635, fondatore di una scuola che ebbe in Tirso de Molina 1579-1648 con il suo Lingannatore di Siviglia e il convitato di pietra, e in Pedro Calderón de la Barca 1600-1681 con le sue vette poetiche immerse nella realtà, nel sogno e nella finzione, i migliori discepoli.

In Italia il teatro dei professionisti, i comici della Commedia dellarte, soppiantò il teatro erudito rinascimentale. Per circa due secoli la commedia italiana rappresentò il "Teatro" tout court, per il resto dEuropa. La sua influenza si fece sentire dalla Spagna alla Russia e molti personaggi teatrali furono direttamente influenzati dalle maschere della commedia dellarte: Punch la versione inglese di Pulcinella, Pierrot la versione francese di Pedrolino e Petruška la versione russa di Arlecchino. Sempre in Italia cerano già delle prove di tragediografi come Federico Della Valle e Carlo de Dottori e anche commediografi ancora legati alle corti come Jacopo Cicognini alla corte fiorentina dei Medici.

In Inghilterra operò uno degli autori forse più noti a livello mondiale, William Shakespeare 1564 - 1616 quale principale esponente del teatro elisabettiano la cui opera poetica e drammaturgica costituisce una parte fondamentale della letteratura occidentale ed è continuamente studiata e rappresentata in ogni parte del globo. Altri esponenti del teatro elisabettiano furono Christopher Marlowe 1564-1593 e Thomas Kyd 1558-1594. Il vero rivale di Shakespeare fu tuttavia Ben Jonson 1572-1637, le cui commedie furono anchesse influenzate dalla commedia dellarte; fu attraverso di lui che certi personaggi scespiriani sembrano tratti da una commedia italiana, come ad esempio Stefano e Trinculo de La tempesta.



                                     

3.6. Storia del teatro occidentale Teatro del XVIII secolo

Fu un secolo buio per quanto riguarda la Spagna, ben lontana dai fasti dei periodi precedenti, transitorio per la produzione britannica ad esclusione delle legitimate comedy, delle commedie giovanili di Henry Fielding 1707-1754 e delle innovazioni tecniche di David Garrick 1717-1779, illuminista nei drammi tedeschi di Lessing 1729-1781 e unetà ricca di riforme ed innovazioni in Francia.

La situazione italiana dopo un lungo secolo di Commedia dellArte dedicò linizio di questo secolo allanalisi delle forme teatrali e la riconquista degli spazi scenici di una nuova drammaturgia che oltrepassasse le buffonerie del teatro allimprovviso. Per la commedia il confronto con il teatro dellarte è subito conflittuale. Poiché in tutta Europa la commedia delle maschere è considerata la "commedia italiana" con i suoi pregi ma anche i difetti di una drammaturgia quasi assente e la poca cura dei testi rappresentati, spesso quasi mai pubblicati, il confronto con la commedia del resto dEuropa penalizza molto il teatro italiano.

Allinizio del XVIII secolo la commedia cortigiana savvale della produzione della scuola toscana della commedia detta pregoldoniana del fiorentino Giovan Battista Fagiuoli e dei senesi Girolamo Gigli e Iacopo Angelo Nelli.

Lesempio di Molière e il lento distacco del francese dalla commedia italiana per costituire una forma intermedia di dramma a metà tra quella dellarte e la commedia erudita, pur mantenendo fisse le presenze di ruoli classici della commedia dellarte, fa sì che per la prima volta si scoprano i volti degli attori e che le maschere cedano il posto a nuove figure come quella del Borghese gentiluomo, del Tartufo, del Malato immaginario ecc.

Su questo modello i pregoldoniani costruiscono e stendono le trame delle loro commedie, alle volte anche sin troppo simili a Molière; in particolare il personaggio di Don Pilone di Girolamo Gigli è costruito su quello del Tartufo in modo da rischiare il plagio. Altri come Fagiuoli partono invece dalle maschere per ripulire gli eccessi degli zanni; infatti uno dei ruoli fissi delle sue commedie è quello di Ciapo, contadino toscano, che richiama lo zanni ma anche i servi scaltri della commedia rinascimentale.

Se per la commedia la situazione italiana è oscurata dalla ormai centenaria tradizione della commedia dellarte, per la tragedia, la situazione in Italia è peggiore. In Italia non era mai esistita una tradizione tragica alla quale ricondursi, anche il 500 aveva espresso ben poco oltre Trissino, Guarini e un Tasso decisamente minore rispetto a quello della Gerusalemme liberata. In compenso esisteva un ampio patrimonio tragico allinterno del melodramma ma che non rispondeva certo alle esigenze di coloro che ammiravano il secolo doro francese di Corneille e Racine.

Lerudito e teorico del teatro tragico Gian Vincenzo Gravina, già maestro di Metastasio, tentò una via italiana alla tragedia che rispettasse le unità aristoteliche ma le sue tragedie sono fredde, preparate a tavolino e poco adatte alla rappresentazione. Nacque comunque sulla spinta di Gravina uno dei migliori tragediografi italiani del 700 prima di Alfieri: Antonio Conti che insieme a Scipione Maffei che scrisse la Merope, la tragedia italiana più rappresentativa di questo inizio secolo e aprì le porte alla tragedia di Alfieri.

Il teatro italiano riprese un ruolo di primo piano allinterno del panorama europeo, nel melodramma con Metastasio 1698-1782 e nella commedia con Goldoni 1707-1793. Metastasio ridiede spessore al libretto, anche a scapito della musica e del canto, purificando il linguaggio poetico e migliorando la caratterizzazione dei personaggi, al punto da divenire non solo il librettista più ricercato fra i musicisti europei, ma persino un autore teatrale rappresentato anche in assenza della musica. Goldoni fu un riformatore e uno sperimentatore, spaziando dalla commedia di carattere a quella di ambiente, dalla drammaturgia borghese a quella popolare, dalla commedia dialettale esaustiva alla rappresentazione della realtà veneziana focalizzata nelle contraddizioni sociali, politiche e economiche.

Per la tragedia, tra gli altri, va ricordato Pier Iacopo Martello 1665-1727, che si rifà al teatro francese del Seicento.

                                     

3.7. Storia del teatro occidentale Teorici del Settecento

Il Settecento pose le basi anche dello sviluppo teorico della recitazione e della funzione dellarte teatrale per la società. Il teorico di maggior prestigio fu Denis Diderot, filosofo illuminista ma anche autore di tre testi teatrali che sinseriscono nel nuovo filone del dramma borghese, che con il suo trattato Paradosso sullattore 1773 gettò le basi di una nuova visione della recitazione che precorse la teoria brechtiana dello straniamento in opposizione alla teoria dellimmedesimazione. Già sin dal 1728 lattore italiano Luigi Riccoboni con il trattato Dellarte rappresentativa e LHistoire du Théâtre Italien 1731 aveva cercato di fare il punto sulla recitazione partendo dalla sua esperienza di attore della Commedia dellArte.

Questo trattato aprì una discussione alla quale parteciparono il figlio di Luigi Antoine François Riccoboni con LArt du thèâtre 1750 e la moglie di lui Marie Jeanne de la Boras detta Madame Riccoboni grande amica di Goldoni, vi parteciparono anche Antonio Fabio Sticotti, colui che introdusse il personaggio di Pierrot sulle scene francesi, con Garrick ou les acteurs anglais 1769 e lo stesso David Garrick il più grande interprete di William Shakespeare del 700.

Nel frattempo in Francia larte drammatica si era evoluta con la comédie larmoyante di Pierre-Claude Nivelle de La Chaussée e il dramma rivoluzionario di Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais linventore del personaggio di Figaro ripreso da Mozart e Rossini.

Il medico Giovanni Bianchi Rimini 1693-1775, rifondatore nel 1745 dellAccademia dei Lincei, compose nel 1752 una Difesa dellArte comica, messa dalla Chiesa di Roma allIndice dei libri proibiti. Nella vicenda rimase coinvolta lattrice romana Antonia Cavallucci. Raccontiamo quanto accadde. È lultimo venerdì di Carnovale del 1752. Prima di leggere il suo discorso sullArte comica allAccademia dei Lincei riminesi, Giovanni Bianchi fa esibire una giovane e bella cantante romana, Antonia Cavallucci. Il concerto della Cavallucci provoca scandalo in città. Bianchi allontana la ragazza, spedendola a Bologna e Ravenna con lettere di raccomandazione che, praticamente, a nulla servono. Contro la Cavallucci il vescovo di Rimini, Alessandro Guiccioli, inoltra a Roma "illustrissime e reverendissime insolenze", come riferisce a Bianchi un suo corrispondente, Giuseppe Giovanardi Bufferli. Attraverso la Cavallucci si vuole colpire il suo protettore. Bianchi è stato sempre insofferente verso lortodossia filosofico-scientifica della Chiesa, ed è in stretta concorrenza rispetto al monopolio pedagogico e culturale dei religiosi, sia con il proprio Liceo privato sia con i rinnovati Lincei. Le manovre ecclesiastiche riminesi producono leffetto desiderato. Contro il discorso dellArte comica si celebra presso il SantUffizio un processo, affrettato ed irrituale, che porta alla condanna del testo. Laccusa è formalmente di aver esaltato la Chiesa anglicana, più tollerante di quella romana, nella considerazione degli attori. In sostanza, non piace la difesa dei classici che Bianchi ha tentato.

Antonia Cavallucci nelle lettere a Bianchi racconta la sua vita disperata. Ha dovuto sposare, per imposizione della madre, un uomo violento ed avaro, da cui vorrebbe separarsi con la pronuncia di un tribunale ecclesiastico: e proprio a Bianchi lei chiede una memoria da recitare in quella sede. A Bologna ed a Ravenna, deve contrastare gli assalti galanti di chi avrebbe dovuto aiutarla. Invoca così laiuto economico di Bianchi. Lo chiama "mio padre" ed anche "nonno", mentre sul medico ricade il sarcasmo degli amici che lo accusano di essersi innamorato di una ragazza allegra.

Il teatino padre Paolo Paciaudi chiama Antonia "infame sgualdrina" e "cortigiana svergognata", daccordo con il padre Concina, grande avversario di Bianchi, che definisce "putidulæ meretriculae", leziose puttanelle, quante come lei sono artiste teatrali. Antonia cerca un ruolo di cantatrice: soltanto "per non fare la puttana mi è convenuto fare la comica", confida a Bianchi da Ravenna, respingendo le accuse che volevano la sua casa frequentata da troppi "abatini e zerbinotti".

Antonia si difende incolpando un nemico di Bianchi. Usano insomma lei, per colpire lui. Talora i rapporti epistolari tra lattrice ed il medico sono burrascosi. Quando Bianchi, accusato da Antonia di essere la causa delle sue sfortune presenti, assume un tono distaccato, lei lo accusa: "Mostrate tutte finzioni". Ma Bianchi ha altri pensieri per la testa, appunto il processo allIndice. Non ha tempo per ciò che forse considera non un dramma umano, ma le stravaganze di una donna. Di una ragazza. Di unattrice, per giunta.



                                     

3.8. Storia del teatro occidentale Teatro dellOttocento

Il teatro europeo allinizio dellOttocento fu dominato dal dramma romantico. Gli ideali romantici vennero esaltati in modo particolare in Germania. Nel romanticismo si situano Johann Wolfgang von Goethe e Friedrich Schiller, che videro nellarte la via migliore per ridare dignità alluomo. Degli ideali romantici e neoclassici si nutrirono molte tragedie di soggetto storico o mitologico. Al romanticismo teatrale fecero riferimento anche gli autori italiani come Alessandro Manzoni con tragedie come l Adelchi e Il Conte di Carmagnola, oltre a Silvio Pellico con la tragedia Francesca da Rimini, ambientazioni analoghe tornarono anche nel melodramma. Molto importante fu anche il teatro romantico inglese fra i maggiori rappresentanti ci furono Percy Bysshe Shelley, John Keats e Lord Byron. Ma è anche il secolo degli anticonformisti sia a livello artistico sia nella giustizia sociale, ben rappresentati dal society drama portato in scena da Oscar Wilde e degli innovatori come Georg Büchner che precorsero il dramma novecentesco. In Inghilterra, in Francia ed in Italia, in concomitanza con la nascita del naturalismo e del verismo perenne ricerca della realtà in maniera oggettiva, intorno alla metà del secolo le grandi tragedie cedettero il posto al dramma borghese, caratterizzato da temi domestici, intreccio ben costruito e abile uso degli espedienti drammatici. Il maggiore esponente del teatro naturalista fu Victor Hugo e del teatro verista Giovanni Verga, nellAmerica Latina Florencio Sánchez seguì la loro scuola e si mise in evidenza.

                                     

3.9. Storia del teatro occidentale Primo Novecento

Il Novecento si apre con la rivoluzione copernicana della centralità dellattore. Il teatro della parola si trasforma in teatro dellazione fisica, del gesto, dellemozione interpretativa dellattore con il lavoro teorico di Konstantin Sergeevič Stanislavskij e dei suoi allievi, Vsevolod Ėmilevič Mejerchold su tutti. Il Novecento aprì anche una nuova fase che portò al centro dellattenzione una nuova figura teatrale, quella del regista che affiancò le classiche componenti di autore e attore. Fra i grandi registi di questo periodo vanno citati laustriaco Max Reinhardt e il francese Jacques Copeau e litaliano Anton Giulio Bragaglia.

Con laffermarsi delle avanguardie storiche, come il Futurismo, il Dadaismo e il Surrealismo, nacquero nuove forme di teatro come il Teatro della crudeltà di Antonin Artaud, la drammaturgia epica di Bertolt Brecht e, nella seconda metà del secolo, il teatro dellassurdo di Samuel Beckett e Eugène Ionesco modificarono radicalmente lapproccio alla messa in scena e determinano una nuova via al teatro, una strada che era stata aperta anche con il contributo di autori come Jean Cocteau, Robert Musil, Hugo von Hofmannsthal, gli scandinavi August Strindberg e Henrik Ibsen; ma coloro che spiccarono tra gli altri, per la loro originalità furono Frank Wedekind con la sua Lulù e Alfred Jarry linventore del personaggio di Ubu Roi.

Contemporaneamente però il teatro italiano fu dominato, per un lungo periodo, dalle commedie di Luigi Pirandello, dove linterpretazione introspettiva dei personaggi dava una nota in più al dramma borghese che divenne dramma psicologico. Mentre per Gabriele DAnnunzio il teatro fu una delle tante forme espressive del suo decadentismo e il linguaggio aulico delle sue tragedie va dietro al gusto liberty imperante. Una figura fuori dalle righe fu quella di Achille Campanile il cui teatro anticipò di molti decenni la nascita del teatro dellassurdo.

La Germania della Repubblica di Weimar fu un terreno di sperimentazione molto proficuo, oltre al già citato Brecht molti artisti furono conquistati dallideale comunista e seguirono linfluenza del teatro bolscevico, quello dellagit-prop di Vladimir Majakovskij, fra questi Erwin Piscator direttore del Teatro Proletario di Berlino e Ernst Toller il principale esponente teatrale dellespressionismo tedesco.

Nella Spagna del primo dopoguerra spicca la figura di Federico García Lorca 1898-1936 che nel 1933 fece rappresentare la tragedia Bodas de sangre Nozze di sangue ma le sue ambizioni furono presto represse nel sangue dalla milizia franchista che lo fucilò vicino a Granada.

Intanto, si approfondisce la lezione di Stanislavskij sul lavoro dellattore anche grazie agli allievi del maestro russo. La visione del teatro di Stanislavskij porta alla nascita del Group Theatre nel 1931 - fondato da Harold Clurman, Cheryl Crawford e Lee Strasberg - attivo per 10 anni. La ricerca proseguirà anche dopo lo scioglimento del gruppo con attori, registi e insegnanti come Stella Adler, Lee Strasberg che dirigerà poi lActors Studio, dal 1951 al 1982 e Sanford Meisner, considerato da molti il miglior pedagogo della sua generazione.

LActors Studio viene fondato alcuni anni dopo lo scioglimento del Group Theatre, nel 1947, da Elia Kazan, Cheryl Crawford, Robert Lewis e Anna Sokolow. Qui vi studiarono, tra gli altri, Marlon Brando, Al Pacino, Robert De Niro).

                                     

3.10. Storia del teatro occidentale Teatro italiano nel regime fascista

Necessarie premesse nellesaminare il rapporto tra il regime dittatoriale e il teatro sono quelle che riguardano lideologia culturale fascista, la sua organizzazione le condizioni dellarte dello spettacolo nellItalia dellepoca.

La critica concorda quasi allunanimità nel ritenere che non vi sia stato un "teatro fascista" interamente rappresentativo della ideologia e dei valori fascisti.

Questo non significa che il fascismo si disinteressò di quanto veniva rappresentato anzi "intuì subito limportanza o la pericolosità del palcoscenico". come uno degli elementi per lorganizzazione del consenso da parte dellopinione pubblica borghese, di quel ceto medio che allora preferiva assistere alle rappresentazioni della commedia di costume, quella che fu poi chiamata "delle rose scarlatte", o del teatro dei "telefoni bianchi" di Aldo De Benedetti dove la presenza di un telefono bianco in scena stava ad indicare ladesione alla modernità della classe media rappresentata in commedie stereotipate incentrate prevalentemente su trame basate sul classico triangolo amoroso il cui fine era primariamente quello di svagare e divertire il pubblico e non di indottrinarlo politicamente.

Da questo punto di vista il regime prese atto che il teatro italiano non aveva colto le novità ideologiche portate dal fascismo.

Il Ministro della Cultura Popolare Dino Alfieri parlando alla Camera dei Fasci e delle Corporazioni nel 1939 dichiarava che nella produzione teatrale italiana ".al risultato quantitativo non ha corrisposto un pari risultato qualitativo, specialmente per quanto riguarda lauspicata nascita di un teatro drammatico che esprima i motivi ideali ed i valori dello spirito fascista".

Ossequenti allinvito del Duce, durante tutto il periodo fascista, una congerie di compagnie filodrammatiche, espresse da quella stessa classe media che aveva sostenuto il fascismo, si esercitò nella produzione di testi teatrali inneggianti al regime e spesso direttamente dedicati a Mussolini "per gratitudine verso colui che lItalia tutta guida e anima, ammaestra e comanda". Lo stesso Mussolini si avventurò nella scrittura di tre canovacci teatrali che il noto drammaturgo e regista Giovacchino Forzano completò e mise in scena naturalmente con grande successo.

Di un teatro fascista si può quindi parlare riferendolo a quegli autori che, in modo dilettantesco e per ottenere i favori del regime, scrissero una serie di copioni dai contenuti ideologici fascisti celebranti la nascita del fascismo le sue conquiste militari e sociali; lavori questi che non ebbero però mai risonanza presso il grande pubblico.

Dellassenza di una produzione teatrale fascista dai toni elevati ebbe modo di lamentarsi lo stesso Mussolini in un discorso tenuto il 28 aprile 1933, al teatro Argentina di Roma, in occasione del cinquantenario della SIAE Società Italiana Autori ed Editori: "Ho sentito parlare di crisi del teatro. Questa crisi cè, ma è un errore credere che sia connessa con la fortuna toccata al cinematografo. Essa va considerata sotto un duplice aspetto, spirituale e materiale. Laspetto spirituale concerne gli autori: quello materiale, il numero dei posti. Bisogna preparare il teatro di massa, che possa contenere 15 o 20 mila persone. La Scala rispondeva allo scopo quando un secolo fa la popolazione di Milano contava 180 mila abitanti. Non risponde più oggi che la popolazione è di un milione. La limitazione dei posti crea la necessità degli alti prezzi e questi allontanano le folle. Invece il teatro, che, a mio avviso, ha più efficacia educativa del cinematografo, deve essere destinato al popolo, così come lopera teatrale deve avere il largo respiro che il popolo le chiede. Essa deve agitare le grandi passioni collettive, essere ispirata ad un senso di viva e profonda umanità, portare sulla scena quel che veramente conta nella vita dello spirito e nelle ricerche degli uomini. Basta con il famigerato" triangolo”, che ci ha ossessionato finora. Il numero delle complicazioni triangolari è ormai esaurito. Fate che le passioni collettive abbiano espressione drammatica, e voi vedrete allora le platee affollarsi. Ecco perché la crisi del teatro non può risolversi se non sarà risolto questo problema."

Nei teatri italiani non mancava invece il grande pubblico, quello affezionato al teatro di varietà che con le sue ricche scene, le musiche, la bellezza delle ballerine ma soprattutto le irriverenti battute degli attori comici, il cui copione si adattava in modo estemporaneo allattualità immediata degli avvenimenti politici, rendendolo quasi impossibile controllarlo dalla censura, rappresentava veramente quel teatro di massa che avrebbe voluto il fascismo che in fondo però accettava di buon grado questa forma di spettacolo atta ad allontanare la sensibilità pubblica dai gravi avvenimenti che segnavano la politica del regime. Così nonostante lopposizione alle lingue dialettali trionfava il teatro dialettale, le farse alla De Filippo, che in assenza, per le sanzioni alla Francia, del vaudeville e della pochade, offriva al pubblico italiano un valido sostituto.

Le ingerenze però soprattutto della censura fascista impedirono un originale sviluppo del teatro che sino alla caduta della dittatura rimase fermo alle innovazioni teatrali dellinizio del 900, al teatro Dannunziano e Pirandelliano, ambedue del resto legittimati dal fascismo. Agli inizi del 900, prima dellavvento del fascismo il teatro italiano era caratterizzato da uno spirito anarchico, individualistico e pessimistico ma ora questi temi non potevano essere affrontati con un regime dichiaratamente ottimista sulle sorti della società italiana dalla produzione teatrale che in realtà si paralizzò e si isterilì.

                                     

3.11. Storia del teatro occidentale Secondo dopoguerra

La ricerca degli anni 60 e 70 tenta di liberare lattore dalle tante regole della cultura in cui vive seconda natura, per mettersi in contatto con la natura istintiva, quella natura capace di rispondere in modo efficiente e immediato. In questo percorso, il teatro entra in contatto con le discipline del teatro orientale, con lo yoga, le arti marziali, le discipline spirituali di Gurdjeff le diverse forme di meditazione. Lobiettivo di perfezionamento dellarte dellattore diventa insieme momento di crescita personale. La priorità dello spettacolo teatrale, lesibizione di fronte ad un pubblico, diventa in alcuni casi solo una componente del teatro e non il teatro stesso: il lavoro dellattore comincia molto prima. Linfluenza di questo approccio sul movimento teatrale del Nuovo Teatro è stato immenso, basti pensare all Odin Teatret di Eugenio Barba, al teatro povero di Jerzy Grotowski, al teatro fisico del Living Theatre di Julian Beck e Judith Malina.

Anche in Italia si assiste ad uno "svecchiamento" del repertorio tradizionale, grazie al lavoro di drammaturghi come Eduardo De Filippo e Dario Fo, allo sperimentalismo di Carmelo Bene e Leo De Berardinis, al lavoro di grandi registi come Giorgio Strehler e Luchino Visconti. In Germania fu fondamentale lapporto di Botho Strauß e Rainer Werner Fassbinder, in Francia, fra gli altri, Louis Jouvet che i testi estremi di Jean Genet, degno figlio della drammaturgia di Artaud.

Anche la Svizzera ha contribuito nel corso del 900 allevoluzione del teatro europeo con autori come Friedrich Dürrenmatt 1921-1990 e Max Frisch 1911-1991. Dalla Polonia arrivano grandi innovazioni nella concezione di una messinscena grazie a Tadeusz Kantor 1915-1990 pittore, scenografo e regista teatrale tra i maggiori teorici del teatro del Novecento. Il suo spettacolo La classe morta 1977 è tra le opere fondamentali della storia del teatro.

                                     

4.1. Teatro orientale Teatro nel subcontinente indiano

La storia del teatro dellasia meridionale, nonostante siano presenti tradizioni spettacolari in Pakistan, Bangladesh, Nepal, Sri Lanka, ha il suo centro originario in India.

Il Natya Sastra, scritto in sanscrito tra il 200 a.C. e il 200 d.C., ne racconta la genesi mitologica da parte di Brahmā, che ne fissò anche gli scopi: istruzione e divertimento.

La recitazione nel teatro indiano tradizionale conserva elementi rituali, ad esempio nella preparazione del corpo, e si caratterizza per la convenzionalità dei gesti e dei personaggi.

Il drammaturgo più prolifico fu Bhāsa IV secolo, di cui ci restano tredici drammi, tra cui Il sogno di Vasavadatta Svapnaasavadatta.

Il più celebre drammaturgo fu Kālidāsa V secolo, autore de Il riconoscimento di Sakuntala Abhijñānaśākuntalā.

                                     

4.2. Teatro orientale Teatro in Estremo Oriente

Cina e Giappone hanno tradizioni teatrali differenti, ma caratterizzate entrambe dalla stilizzazione dei gesti e dei costumi teatrali e dalla integrazione di danza, musica, canto e recitazione.

Nel XIII secolo, in Cina, fiorì lo zájù teatro vario; nel XVI secolo Wei Liangfu diede origine al Kūnqǔ, un genere teatrale regionale della zona della odierna Shanghai. In seguito si svilupparono diversi stili regionali, dei quali il più importante e il maggiormente praticato anche oggi fra gli stili tradizionali fu lOpera di Pechino Jīngjù, 京劇.

Il teatro giapponese fu originato dalla kagura, una danza antichissima precedente allintroduzione dellidioma cinese. Da esso derivarono il dengaku e il sarugaku, nel quale con il passare del tempo la parola sovrastò il gesto creando un dramma vero e proprio, ossia il Nō.

In Giappone emersero complessivamente, quindi, due forme principali, il Nō 能 e il Kabuki 歌舞伎, che raggiunsero la loro forma compiuta rispettivamente nel tardo XIV secolo e nel XVII secolo.

                                     

4.3. Teatro orientale Teatro nel sud-est asiatico

La maggior parte delle tradizioni di spettacolo presenti nella zona occupata dagli attuali stati del sud-est asiatico ha origini indiane o, in alcuni casi come il Vietnam, cinesi.

Nella attuale Birmania le tradizioni teatrali risalgono al IX secolo, e conobbero un momento di grande diffusione durante la dinastia Pagan 1044 - 1287, poi distrutte dalla invasione dei mongoli. Nel 1767, dopo la conquista da parte dei birmani della città thailandese di Ayutthaya, gran parte della cultura, della danza e dei testi teatrali thailandesi come il Ramakien, adattamento thailandese del Rāmāyana furono importati e riadattati.

In Cambogia le forme più antiche di rappresentazione consistono negli spettacoli musicali di Funan, di cui si ha traccia a partire dal 243. Le spettacolari danze Khmer, eseguite a corte da molte centinaia di danzatori, ebbero origine dalle danze giavanesi bedaya e si svilupparono ad Angkor a partire dall802, con la fondazione del regno Khmer da parte di Jayavarman II. La tradizione teatrale subì come in altri casi con linfluenza indiana, con lacquisizione del corpus drammaturgico del Ramayana, tradotto e adattato nel Ramker.

In Indonesia gli spettacoli teatrali svilupparono forme originali e vivaci, spaziando dalla danza al teatro di marionette al teatro delle ombre Wayang Kulit. Il centro dellattività teatrale era situato a Bali. Oltre al Ramayana e al Mahābhārata, la drammaturgia si basò su storie locali, i Panji. Del teatro indonesiano antico non ci sono fonti certe, anche se è possibile fissarne lorigine intorno al X secolo.

Nella tradizione thailandese i lakhon sono drammi danzati elaborati e a volte giocosi, e hanno origine dalle danze classiche indiane, di cui vennero elaborati in modo originale i gesti e il movimento, in particolare nelluso delle mani e delle dita. Lorigine delle diverse forme di teatro thailandese risalgono al XV secolo, periodo nel quale si integrarono con le forme di danza Khmer, in concomitanza con la conquista di Angkor da parte dei thailandesi.

                                     

5. Teatro in Africa

Il teatro africano è ancora poco noto in occidente, nonostante si occupi di tematiche sociali, politiche, psicologiche e storiche di notevole importanza, mescolate allinterno di un crogiolo con le tradizioni mitologiche ancestrali orali, le rappresentazioni sacre le narrazioni drammatiche.

Data la vastità geografica del territorio, le diversità storico-culturali e etniche prese in esame, risulta ardua una classificazione netta e precisa delle correnti teatrali africane. È comunque possibile suddividere il teatro africano in alcune fasi storiche: antico Egitto, tradizionale, coloniale, postcoloniale e contemporaneo.

                                     

5.1. Teatro in Africa Teatro nellantico Egitto

Da iscrizioni risalenti al 2600 a.C. circa è documentata lesistenza in Egitto di cerimonie pubbliche in cui erano previste rappresentazioni sotto forma di processioni e feste, nelle quali venivano utilizzate varie arti performative, come la danza, la musica, unitamente alla narrazione di racconti mitologici. Diversi documenti testimoniano il carattere teatrale delle feste egizie. Sui papiri rinvenuti nel Ramesseo di Luxor sono descritti i preparativi per la festa per il trentesimo anno di regno del faraone Sesostris, e vengono precisati i dialoghi, le azioni, le posizioni degli attori in scena, oltre a dettagli riguardo alle scenografie, alla musica e alla presenza di danzatori e comparse. Nelle iscrizioni autobiografiche sulla stele di Ikhernofret 1820 a.C. circa, il tesoriere e organizzatore di feste del faraone Sesostris III racconta di aver lui stesso impersonato "lamato figlio di Osiride" in una scena di combattimento tra divinità.

                                     

5.2. Teatro in Africa Teatro tradizionale

LAfrica è stata caratterizzata da unampia gamma di tradizioni teatrali, accostabili grazie ad alcune tendenze comuni, come la scarsa incidenza dei testi, del copione e delle strutture tradizionali classiche, e invece la rilevanza delloralità, dei riti, dei miti, delle danze, e della musicalità; tipiche sono state le rappresentazioni in costume e in maschera e i tentativi di annullare la separazione tra spettatori e scena. Durante il XVI secolo si svilupparono i primi spettacoli organizzati da compagnie di praticanti professionisti come quella degli Alarinjo, nel regno Yoruba ora Nigeria, in massima parte a sfondo religioso e mitologico.

                                     

5.3. Teatro in Africa Teatro coloniale

Nel periodo coloniale linfluenza dei missionari mutò alcuni aspetti del teatro, rendendo le rappresentazioni sempre più vicine al messaggio cristiano e alle sacre scritture, grazie a riadattamenti di drammi biblici, e questo spesso a scapito di elementi originari africani, come la danza; in questo periodo storico sono state realizzate opere "impegnate", i cui contenuti trattarono tematiche quali lingiustizia sociale, come nel caso della compagnia itinerante nigeriana di Hubert Ogunde. Non mancarono le recite a sfondo politico-satirico, che criticarono la nuova aristocrazia africana rinnegante la tradizione a favore degli usi e costumi europei, come nel caso dellopera del ghanese Kobina Sekyi del 1915.

                                     

5.4. Teatro in Africa Teatro postcoloniale e contemporaneo

Lindipendenza ottenuta ha consentito la nascita di una nuova classe dirigente e di una nuova classe media. Questo fatto ha provocato una nuova svolta nel corso del teatro africano, che si è proiettato verso una commistione fra le tradizioni locali le strutture europee, pur mantenendo unattenzione prioritaria alla tematiche politiche e sociali, sia nella veste di strumento di propaganda o di appoggio ai governi sia in quella di voce dissidente e denunciante. Tra gli autori più apprezzati vi è il Nobel nigeriano Wole Soyinka, lugandese Robert Serumaga e la ghanese Efua Sutherland. In questa fase storica rilevanti sono state le collaborazioni in Sudafrica di artisti bianchi e neri, sfidanti lancora vigente apartheid, e la nascita di temi e contenuti legati ai problemi sociali e quotidiani. Attualmente latmosfera politica più tollerante rispetto al passato consente una maggiore libertà di espressione e un impulso alla sperimentazione.

                                     
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