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ⓘ Aridocoltura. L aridocoltura, in agricoltura, è linsieme degli accorgimenti volti a consentire la coltivazione in ambiente arido, cioè in assenza di irrigazione ..




Aridocoltura
                                     

ⓘ Aridocoltura

L aridocoltura, in agricoltura, è linsieme degli accorgimenti volti a consentire la coltivazione in ambiente arido, cioè in assenza di irrigazione ed in presenza di precipitazioni minime.

Il termine è comunemente adoperato per indicare anche tutte quelle tecniche di coltivazione che portano ad un risparmio idrico. In generale la pratica dellaridocoltura si basa in unadeguata scelta dellordinamento produttivo e nel ricorso alle lavorazioni del terreno allo scopo di ottimizzare lo sfruttamento degli apporti idrici naturali.

                                     

1. Avvicendamenti colturali

Le rotazioni colturali si basano sulla coltivazione di specie che hanno bassi consumi idrici. In zone a clima caldo-arido, come ad esempio in ambiente mediterraneo la scelta privilegia le colture che svolgono gran parte del loro ciclo o le fasi più critiche nel periodo autunno-primaverile per sfruttare gli apporti naturali delle piogge le riserve accumulate nel terreno.

Nella generalità dei casi si escludono le colture a ciclo primaverile-estivo. Tuttavia condizioni ambientali particolari es. in terreni freschi e profondi possono permettere anche lattuazione di coltivazioni a ciclo primaverile-estivo ricorrendo ad adeguati accorgimenti.

La scelta della specie o della varietà e della tecnica colturale è fondamentale per ottenere il massimo risultato dallaridocoltura. Ad esempio, per limitare i danni della siccità primaverile si possono scegliere varietà di grano duro a taglia bassa e concimazioni azotate moderate per limitare il rigoglio vegetativo.

In passato si proponeva, fra le tecniche di aridocoltura, linserimento del maggese in una rotazione colturale: il maggese eserciterebbe unazione di contenimento dello sviluppo di piante infestanti perenni e favorirebbe linvaso dellacqua nel terreno. Questa pratica porta in realtà a limitati benefici in ambienti a clima caldo-arido come quelli mediterranei e nello stesso tempo un costo dovuto al mancato reddito derivante dal riposo.

                                     

2. Lavorazioni del terreno

Le lavorazioni possono agire in due direzioni. Da un lato incrementano la porosità del terreno ne aumentano la capacità dinvaso. Da un altro possono rimuovere o contenere le cause che comportano un maggior consumo delle riserve idriche del terreno.

Le lavorazioni profonde aumentano la capacità dinvaso del terreno: in alternativa le acque in eccesso tendono a defluire o a ristagnare in superficie, con conseguenti perdite per ruscellamento o per evaporazione. A tale scopo si presta in particolare laratura profonda eseguita prima delle piogge. In questo modo si aumenta la permeabilità del terreno e la porosità totale. Le lavorazioni profonde in regime di aridocoltura possono essere utili nei terreni declivi, dove lacqua piovana tende facilmente a defluire in superficie prima dinfiltrarsi nel terreno. In questi casi però si deve valutare limpatto ambientale della lavorazione in riferimento al rischio dellerosione.

Laratura profonda ha anche il pregio di avere nel tempo un effetto rinettante sulle piante infestanti: questo tipo di lavorazione porta i semi delle infestanti a profondità tali da impedirne la germinazione e, nel tempo stesso, porta in superficie organi di riproduzione vegetativa bulbi, rizomi che saranno devitalizzati dallesposizione al sole.

Laltra lavorazione che svolge un ruolo fondamentale nellaridocoltura è la sarchiatura. Con questa tecnica le piante infestanti vengono rimosse impedendo che entrino in competizione con la specie coltivata nellassorbimento dellacqua.

La sarchiatura ha però anche un effetto positivo nel limitare le perdite dacqua direttamente nel terreno. Il terreno gestito in regime di aridocoltura ha lo strato superficiale asciutto, ma se è ricco di micropori terreni argillosi e terreni limosi si ha una risalita dellacqua per capillarità dagli strati profondi. La sarchiatura rimuove gli strati più superficiali rompendo il sistema dei micropori e creando una leggera zollosità che ha un effetto pacciamante. Un terreno appena sarchiato si disidrata velocemente ma solo nello strato superficiale, mantenendo lumidità negli strati sottostanti.

In definitiva la sarchiatura riduce le perdite per evapotraspirazione limitando lo spreco delle riserve da parte delle infestanti ed interrompendo la risalita capillare dellacqua e la successiva evaporazione.

                                     

3. Relazione tra aridocoltura e tipo di terreno

Laridocoltura offre i migliori risultati sui terreni argillosi, in grado dinvasare e conservare grandi quantitativi dacqua. Un terreno argilloso è in grado di invasare una riserva utile dellordine di 1000-1500 m 3 /ha in uno strato di 50 cm di profondità. Con unevapotraspirazione giornaliera media di 5 mm questa riserva si esaurisce in 20-30 giorni solo per effetto dellevapotraspirazione.

I terreni sciolti, al contrario, sono poco adatti allaridocoltura: lelevata macroporosità di un terreno sabbioso permette di invasare cospicui quantitativi dacqua, che in gran parte si perdono in poche ore con la percolazione profonda. Le riserve che si accumulano stabilmente sono di modesta entità e si perdono in pochi giorni per effetto dellevapotraspirazione. È tuttavia possibile effettuare laridocoltura in terreni sciolti con specie agrarie dotate di notevole resistenza alla siccità e in grado comunque di dare una produzione minima.



                                     

4. Altri accorgimenti

Tutti gli interventi tecnici volti a contenere lintensità di evapotraspirazione possono rientrare nella pratica dellaridocoltura. Fra questi i più efficaci sono la pacciamatura, che riduce notevolmente le perdite per evaporazione, e lallestimento di frangiventi che proteggono le colture dai venti caldi e asciutti. Tuttavia questi apprestamenti protettivi hanno un costo non indifferente e difficilmente si può giustificare, dal punto di vista economico, la loro adozione in sistemi estensivi in cui si pratica laridocoltura.

                                     

5. Coltivazioni erbacee in regime di aridocoltura

Le coltivazioni erbacee sfruttano in generale leffetto delle lavorazioni profonde e, quando è possibile, della sarchiatura, tuttavia è fondamentale la scelta di adeguati ordinamenti produttivi.

In cerealicoltura si preferiscono i cereali autunno-vernini a quelli estivi mais, sorgo. Fra i cereali autunno-vernini si preferiscono lorzo e il grano duro rispetto al grano tenero, a causa dellelevata taglia di questultimo. Dove le condizioni pedoclimatiche lo permettono è possibile ad esempio nellItalia centrale anche la coltivazione del sorgo, specie più resistente del mais.

In foraggicoltura sono da escludere i prati stabili e i prati permanenti, sostituiti dagli erbai autunno-primaverili. Specie molto adatte a questo scopo sono il trifoglio incarnato e il trifoglio alessandrino, da utilizzare con il pascolamento, oppure gli erbai a veccia e avena, da utilizzare per lo sfalcio. Sui terreni calcarei dellItalia meridionale e Italia insulare è unessenza interessante anche la sulla.

Fra le oleaginose si preferiscono quelle a ciclo autunno-primaverile colza o a semina primaverile precoce girasole, mentre vanno escluse quelle a semina primaverile tardiva soia e cotone.

Fra le leguminose da granella i migliori risultati si ottengono con il cece, la fava, la lenticchia, meno adatto è il pisello, mentre è da escludere in genere il fagiolo.

Lorticoltura in asciutto è praticabile in genere con cicli autunno-primaverili o primaverili precoci. Le scelte possono ricadere sulla patata primaticcia, la cipolla, laglio, lo spinacio, la lattuga, ecc. mentre in genere le condizioni sono più sfavorevoli per le solanacee le cucurbitacee. Su terreni freschi e profondi anche nellItalia meridionale è possibile praticare colture ortive in asciutto a ciclo primaverile estivo. Ad esempio, il melone in asciutto è rinomato per le produzioni di ottima qualità delle varietà inodorus. In condizioni pedoclimatiche favorevoli è possibile coltivare in asciutto anche il pomodoro e la melanzana.

                                     

6. Coltivazioni arboree in regime di aridocoltura

Le specie tradizionalmente coltivate in regime di aridocoltura sono la vite e lolivo e alcuni fruttiferi minori.

Alcuni vitigni sono in grado di offrire uve di elevata qualità nelle condizioni pedoclimatiche più difficili, come ad esempio il Cannonau su suoli sabbiosi o il Malvasia di Bosa su tufi trachitici. In genere la vite in asciutto, negli ambienti più aridi, è coltivata ad alberello ma sono frequenti anche altri sistemi dallevamento, in condizioni più favorevoli, come il Guyot o il cordone speronato.

Lolivo può essere considerato la specie da aridocoltura per eccellenza, in grado di offrire produzioni in asciutto anche su terreni calcarei di collina di scarsa potenza e con roccia affiorante, oppure su suoli salini in prossimità dei litorali. Lirrigazione dellolivo è indispensabile solo nelle aree più aride del Nord Africa, mentre nelle altre regioni del suo areale di coltivazione si è trasformato in coltura irrigua solo dopo lintroduzione dellolivicoltura intensiva.

Fra le specie minori adatte per un regime in aridocoltura si possono citare il mandorlo, il fico, il fico dIndia, il pistacchio, il corbezzolo, alcune cultivar di kaki, il giuggiolo, ecc.

In generale larboricoltura in regime di aridocoltura si avvale di lavorazioni mediamente profonde 20-25 cm, eseguite a fine inverno prima delle piogge primaverili, da ripetersi più volte nel corso della stagione per evitare lo sviluppo delle infestanti.