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ⓘ Bimota. La Bimota è una casa motociclistica italiana con sede a Rimini. Dopo alterne vicende societarie, dal 2013 lazienda diviene di proprietà elvetica, manten ..




Bimota
                                     

ⓘ Bimota

La Bimota è una casa motociclistica italiana con sede a Rimini.

Dopo alterne vicende societarie, dal 2013 lazienda diviene di proprietà elvetica, mantenendo la produzione in Italia. Nel 2019 Kawasaki Heavy Industries acquisisce il 49.9% della società.

Il nome è lacronimo delle prime due lettere dei tre cognomi dei soci fondatori Bianchi, Morri e Tamburini.

                                     

1. Storia e produzione stradale

La Bimota nacque nel 1966 come azienda operante nel settore degli impianti di riscaldamento e condizionamento, ma negli anni successivi la forte passione motociclistica di Massimo Tamburini, che costruì nel 1971 la sua prima "special" sulla base di una MV Agusta 600 Turismo 4C 6 comprata di seconda mano, indirizzò la società verso la produzione di componenti destinate a dare unimpronta più sportiva alle caratteristiche di guida delle motociclette di serie e da corsa. La tappa successiva fu la produzione e la commercializzazione di modelli stradali a proprio nome, iniziata nel 1975 con la vendita di alcune repliche della "special" ideata da Tamburini su base Honda CB 750 Four nel 1973. Questo primo modello stradale Bimota è la HB1, prodotta in sole 10 unità. Più precisamente si trattava di un kit dotato di regolare certificato di omologazione costituito da telaio, forcella, forcellone e altre componenti da applicare sulla moto nipponica.

Nei primi anni di vita dellazienda, le moto Bimota erano offerte sia come kit sia come motociclette già interamente assemblate. Soltanto allinizio degli anni novanta verranno abbandonate le forniture in kit e la produzione si baserà esclusivamente su moto complete. Fino al 1984 i modelli Bimota monteranno propulsori Honda, Kawasaki e Suzuki. Nel 1985 giunge la DB1, primo abbinamento con propulsore Ducati. A partire dalla metà degli anni ottanta saranno abbandonate le motorizzazioni Honda e Kawasaki in favore di Ducati, Suzuki e Yamaha. Nascono le DB1 S, DB1 SR, SB5, YB4 EI anche in variante SP, YB5, YB6 anche nelle versioni Exup e Tuatara.

Bimota è sempre stata unazienda di nicchia, poiché ha sempre puntato ad affiancare a motori di serie di affermati produttori europei e giapponesi, spesso sottoposti ad elaborazione, una parte ciclistica allavanguardia con limpiego di materiali particolarmente pregiati per le componenti. In funzione di questa ricercatezza tesa ad esaltare le qualità sportive, i modelli Bimota sono sempre stati prodotti in quantità limitate in genere poche centinaia, ma a volte anche solo alcune decine e con prezzi di listino sensibilmente più elevati della concorrenza.

La guida della casa riminese ha subito nel corso degli anni importanti avvicendamenti, a seguito di divergenze tra i proprietari sulle scelte aziendali: infatti Valerio Bianchi avrebbe poi lasciato lazienda da lui stesso co-fondata ancor prima dellinizio dellattività motociclistica mentre, nel 1983, Federico Martini prese il posto di Massimo Tamburini, che se ne andò alla Ducati in seguito a contrasti con Morri. Nel luglio 1984 Bimota finì addirittura in amministrazione controllata in seguito allinaspettato crollo delle vendite generato dalle aspettative dei clienti dopo la presentazione allEICMA del 1983 del prototipo della rivoluzionaria Tesi: ai loro occhi sembrò che gli altri modelli già in produzione fossero tecnicamente obsoleti al confronto della futuristica Tesi, che però non era ancora pronta per il mercato, ma Martini progettò nel 1985 la DB1, costruita intorno al motore della Ducati 750 F1, le cui vendite risollevarono le sorti dellazienda, che uscì dallamministrazione controllata entro i 24 mesi concessi dalla legge. Lo stesso progettista introdusse il successivo utilizzo di telai in alluminio scatolato sua anche la YB4 R vincitrice del Mondiale TT F1 con Virginio Ferrari e liniezione elettronica sui motori 750 cm³, sia in gara sia nella produzione di serie. A Federico Martini successe Pierluigi Marconi sul finire degli anni ottanta. Nel 1993 Giuseppe Morri, ultimo rimasto tra i fondatori, lasciò lazienda.

Il decennio conclusivo del secondo millennio vede nella sua prima parte lutilizzo dei motori Ducati per DB2, DB2 SR, DB2 EF, DB3 Mantra primo modello "naked" della casa riminese, dalla vocazione vagamente turistica. I quattro cilindri Yamaha danno origine a YB8 pure nelle varianti Furano ed E, YB9 Bellaria, YB9 SR, YB Dieci anche biposto. Nel 1994 ritorna labbinamento ai propulsori Suzuki con le SB6 e SB7. Lanno successivo si adopera per la prima volta un motore BMW e nasce la Supermono in seguito disponibile anche in configurazione biposto. Poi giungeranno le SB6 R, YB9 SRi, YB11 anche in edizione speciale, SB8 R con telaio in alluminio e carbonio e di cui sarà realizzata anche la variante Special disponibile solo su specifico ordine e DB4, questultima dapprima con alimentazione a carburatori e poi ad iniezione elettronica.

Un discorso a parte merita il modello Tesi. Frutto di lunghe sperimentazioni, esso deve il suo nome alla tesi di laurea presentata dallingegner Pier Luigi Marconi successivamente assunto in Bimota che proponeva una motocicletta dalla sospensione anteriore anticonvenzionale: al posto della classica forcella telescopica era presente un forcellone a due bracci che prevedeva un azionamento indiretto dello sterzo. I vantaggi in termini di stabilità in frenata e bassa collocazione del baricentro erano lampanti. Parallelamente a una serie di prototipi da competizione culminati con la Tesi V-due del 1993 il cui motore avrebbe poi spinto la 500 V-due con telaio convenzionale il progetto viene industrializzato e la prima versione commercializzata della Tesi è la 1D del 1990 dotata di motore Ducati a quattro valvole per cilindro e cubatura di 851 cm³. Nel 1991 la cilindrata sarà elevata a 904 cm³ mentre lanno successivo sarà presentata la Tesi 1D SR. Il 1993 è lappuntamento per la Tesi con una veste completamente ridisegnata: è la Tesi 1D ES che concluderà la sua vita commerciale nella versione EF Edizione Finale.

Altra Bimota altamente innovativa e simbolicamente importante è la 500-V due; si tratta infatti dellunica moto con motore progettato internamente al reparto di ricerca e sviluppo aziendale. Il propulsore era un bicilindrico a V di 90° a 2 tempi di 500 cm³ di cilindrata con alimentazione ad iniezione elettronica diretta nella camera di combustione la prima per un motore a due tempi. La difficoltà di messa a punto dellalimentazione ad iniezione convinse la Casa a commercializzare successivamente una variante allestita a carburatori.

Alla fine degli anni novanta arriva il declino, dovuto a problemi finanziari, culminato con il fallimento dellazienda Bimota originale nel 2001.

                                     

1.1. Storia e produzione stradale Il nome dei modelli

Ad eccezione di pochi casi, la denominazione dei modelli Bimota ha sempre seguito lo schema costituito da due lettere ed un numero:

Casi particolari:

                                     

2.1. Lattività agonistica Classe 250

Bimota esordisce in questa categoria nel 1976, dopo aver già disputato un paio di stagioni nella 350. Viene messa in pista una motocicletta motorizzata Morbidelli che ottiene un secondo posto al Gran Premio del Belgio con Paolo Pileri. Nel 1977 i piloti italiani Franco Uncini e Walter Villa iniziano la stagione con un telaio Bimota abbinato al motore Harley-Davidson ottenendo qualche vittoria prima di passare ai telai Bakker con cui concludono la stagione rispettivamente al secondo e terzo posto in classifica. Torna in questa categoria nel 1980 quando il pilota francese Thierry Espié chiude quarto in classifica mondiale con tre piazzamenti a podio. Nel 1981 conquista qualche altro podio con Patrick Fernandez. Nel 1982 vengono messe in pista motociclette motorizzate Yamaha e Bartol ottnendo qualche punto iridato.

                                     

2.2. Lattività agonistica Classe 350

Lesordio nel mondiale per prototipi avviene nella stagione 1974 nella Classe 350 con una motocicletta motorizzata Yamaha. Ottiene i primi punti iridati in occasione del Gran Premio delle Nazioni con il settimo posto del pilota italiano Giuseppe Elementi. Nella satgione successiva ottiene la prima vittoria, Otello Buscherini taglia per primo il traguardo nel Gran Premio della Cecoslovacchia. Nel 1979 il pilota francese Michel Rougerie ottiene un paio di piazzamenti a punti chiudendo 17º in classifica. La partecipazione alle competizioni viene premiata nel 1980 quando il sudafricano Jon Ekerold, in sella alla YB3 vince il Campionato del Mondo ottenendo tre vittorie nei singoli Gran Premi. In questo contesto Bimota ottiene anche il titolo costruttori di categoria e piazza altri tre piloti nelle prime dieci posizioni: i francesi Eric Saul e Patrick Fernandez nonché litaliano Massimo Matteoni, che ottengono diversi piazzamenti a podio in stagione. Nel 1981 pur non vincendo nuovamente il titolo, la casa Riminese ottiene altre tre vittorie nei singoli Gran Premi con diversi piloti a punti e nelle posizioni alte della classifica. Nel 1982, ultima stagione di questa categoria, vengono messe in pista motociclette motorizzate Yamaha e Bartol ottenendo qualche piazzamento a podio.



                                     

2.3. Lattività agonistica Thunderbike Trophy

Nelle stagioni 1995 e 1996 si disputa, in concomitanza con le gare in territorio europeo del motomondiale la Thunderbike Trophy, categoria riservata a motociclette da 600 cm³ con motori a quattro tempi con quattro cilindri. Bimota, unica casa costruttrice non giapponese, partecipa ad entrambe le edizioni ottenendo i risultati migliori con Mario Innamorati a partire dal Gran Premio di Germania del secondo anno.

                                     

2.4. Lattività agonistica Moto2

Al termine della stagione 2009, nellottica della riduzione delle emissioni inquinati e per creare una classe propedeutica alla MotoGP, lorganizzatore sceglie di optare per un cambio radicale. La nuova classe di mezzo prevede infatti, oltre al regime di monogomma, lutilizzo di un motore unico per tutte le case costruttriciː il quattro cilindri in linea a quattro tempi derivato da quello di serie della Honda CBR600RR. Bimota assembla una motocicletta per partecipare a questa nuova classe: la HB4 che viene affidata a tre differenti squadre. Il pilota thailandese Ratthapark Wilairot in forza al team Thai Honda PTT SAG, ottiene le migliori prestazioni collezionando trenta punti e sfiorando il podio nel Gran Premio dOlanda. Non vengono schierate moto per la stagione 2011. Lultima apparizione in Moto2 risale alla stagione 2012, con il team SAG, senza ottenere punti.

                                     

2.5. Lattività agonistica 1988-1991 e la YB4

Il 1988 sancisce la nascita del mondiale Superbike e La Bimota, reduce dalla conquista del Campionato mondiale Formula TT 1987 con Virginio Ferrari e la YB4 R a spese del pluricampione Joey Dunlop e della Honda, partecipa al nuovo campionato con la una versione evoluta della moto iridata, la YB4 E.I. Vince la prima gara della storia del mondiale delle moto derivate dalla serie a Donington Park con Davide Tardozzi che rimane in corsa per il titolo fino al termine della stagione. Durante lanno conquista altri sei Gran Premi per un totale di sette andando a sfiorare anche la conquista del titolo costruttori. Nel 1989 la casa riminese è quarta tra i costruttori ed ottiene tre vittorie nei singoli Gran Premi con litaliano Giancarlo Falappa. Nel 1990 le YB4 vengono schierate solo in alcune gare racimolando quattro punti. Il 1991 vede ancora Bimota a mezzo servizio e con qualche punto conquistato prima del temporaneo ritiro.



                                     

2.6. Lattività agonistica 1997-1999 mondiale Supersport

Nel 1997 si disputa la prima edizione della Supersport World Series, categoria propedeutica al mondiale Superbike e disputatasi in concomitanza con lo stesso. Bimota mette a disposizione le sue motociclette a diversi piloti chiudendo al sesto posto tra i costruttori e ottenendo come miglior risultato il sesto posto al Gran Premio di Hockenheim con Roberto Panichi. Nel 1998 e nel 1999 replica il sesto posto ottenendo piazzamenti di minor rilievo.

                                     

2.7. Lattività agonistica 2000 e la SB8R

Chiusasi la parentesi nel mondiale Supersport, Bimota torna in Superbike nel 2000 mettendo in pista una motocicletta a motore Suzuki: la SB8 K affidata al team italiano MVR Bimota Exp. con il pilota australiano Anthony Gobert. Il team disputa solo dieci gare relegando Bimota allultimo posto tra i costruttori ma, in occasione del Gran Premio dAustralia conquista una vittoria prestigiosa rifilando quasi mezzo minuto al più prossimo degli inseguitori.

                                     

2.8. Lattività agonistica 2014 e la BB3

Per la stagione 2014 Bimota fa il suo ritorno in Superbike mettendo in pista la BB3 motorizzata col quattro cilindri BMW, già in uso sulle moto ufficiali della casa tedesca nello stesso campionato, portando così a quattro il numero delle motociclette italiane partecipanti visto il contemporaneo impegno di Ducati, Aprilia e MV Agusta. Bimota si avvale della collaborazione del Team Alstare che schiera il confermato Ayrton Badovini e linglese Christian Iddon proveniente dalla Supersport. Sfortunatamente la casa motociclistica Italiana non riesce a produrre entro il tempo limite concesso dallorganizzatore il numero di motociclette di serie sufficienti per poter prendere punti nel mondiale. Per questo motivo pur avendo preso parte a otto gran premi, per un totale di sedici gare, i risultati non vengono omologati. Questo nonostante la bontà del mezzo, che permetteva ad entrambi i piloti di passare quasi sempre sotto la bandiera a scacchi nei primi quindici posti.



                                     

2.9. Lattività agonistica Altre competizioni

Nel 1987 litaliano Virginio Ferrari vince il Campionato del Mondo TT F1 pilotando la YB4 R. La 725 cm³ Supermono, prototipo della "Supermono" con motore derivato BMW e reso competitivo dal Bimota Experience Department, condotta da Gianluca Galasso contende alla Ducati "batacchio" pilotata da Pierfrancesco Chili la vittoria nella gara del Campionato Europeo di categoria al Mugello. nel Settembre 1994. Con il rilancio dellazienda, parecchie sono le Bimota impegnate in gara nei trofei nazionali ed internazionali da piloti privati: Tesi 3D, DB5, DB6 ed anche DB7. Una DB7 in configurazione standard ha partecipato alla gara del Mugello del Desmo Challenge 2008 con Danilo Marrancone, centrando un importante risultato: la vittoria allesordio. Nel 2015 partecipa, con la BB3, alle quattro principali competizioni su strada: Tourist Trophy, Northwest 200, Ulster GP, Macao GP.