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ⓘ Monetazione longobarda di Benevento. La monetazione longobarda di Benevento, parte della più generale monetazione longobarda, è linsieme delle monete coniate tr ..




Monetazione longobarda di Benevento
                                     

ⓘ Monetazione longobarda di Benevento

La monetazione longobarda di Benevento, parte della più generale monetazione longobarda, è linsieme delle monete coniate tra il 680 circa e la fine del IX secolo nel ducato e nel principato di Benevento. Furono dapprincipio coniati solidi e tremissi, monete entrambe doro, che imitavano quelle dellImpero romano dOriente; in seguito seguì lemissione di monete a nome prima dei duchi e poi dei principi beneventani. Verso la fine dellVIII secolo accanto alle monete doro furono battute quelle dargento, che gradualmente presero il posto delle precedenti come peraltro successe nel resto dellEuropa occidentale. Largento divenne il metallo monetato prevalente solo dalla metà del IX secolo.

Le monete dei duchi longobardi di Benevento hanno caratteri propri che le distinguono da quelle dei Longobardi stanziati al nord Italia Langobardia Maior: a nord la coniazione era indirizzata quasi esclusivamente ai tremissi, a Benevento furono coniati anche i solidi e ci si ispirò ai modelli bizantini anche quando nella Langobardia Maior, verso la fine del VII secolo a partire dal regno di Cuniperto, sulle monete furono inseriti i titoli regali e adottati tipi nuovi. Dopo la caduta del regno longobardo, ancora per un secolo circa, le monete mantennero le loro caratteristiche.

Accanto alla monetazione di Benevento è studiata anche quella del principato di Salerno, che ebbe origine nell839 circa in seguito alla frammentazione del principato di Benevento.

                                     

1.1. Catalogazione e fonti Monete beneventane

Per le monete coniate dai Longobardi a Benevento il testo più recente è quello pubblicato da Philip Grierson e Mark Blackburn, primo volume della serie Medieval European Coinage MEC. Nei cataloghi si trovano riferimenti del tipo "MEC I, 1085", dove MEC indica le iniziali della collana, I indica il primo volume e 1085 la 1085º moneta in catalogo. Le monete pertinenti alla zecca longobarda di Benevento, tutte nel primo volume, sono catalogate dal 1085 al 1119. Le singole monete analizzate nel volume ed usate nelle illustrazioni sono quelle della collezione del Fitzwilliam Museum di Cambridge.

Altra fonte di catalogazione, ugualmente usata, è il "BMC Vand ", cioè il catalogo delle monete dei Vandali e di altre popolazioni, presenti nel British Museum, curato da Warwick William Wroth e pubblicato a Londra nel 1911.

Meno usati internazionalmente, ma più dettagliati sono gli studi pubblicati in Italia da Giulio Sambon nel 1912, da Memmo Cagiati nel 1916-17 e quelli contenuti nel vol. XVIII del Corpus Nummorum Italicorum CNI. In particolare il testo di Cagiati elenca tutte gli esemplari allora noti con la loro descrizione, utilizzando per la rappresentazione i disegni di Andrea Russo, un illustratore napoletano del XIX secolo. Più recente è il lavoro di Enrico Catemario di Quadri, del 1953, in cui si analizzano le monete beneventane appartenenti ad una collezione privata e pubblicato sul Bollettino del Circolo numismatico Napoletano. Inoltre nel 1974 è stata pubblicata su Numismatic Chronicle unanalisi di W. Andrew Oddy della monetazione aurea di Benevento, basata anche in questo caso sulla collezione del Fitzwilliam Museum di Cambridge.

                                     

1.2. Catalogazione e fonti Monete imperiali

Nella prima metà dellVIII secolo le monete coniate a Benevento hanno legende con i nomi degli imperatori dellImpero romano dOriente.

I nomi usati sono quelli di Costantino IV 668-685 e Giustiniano II 685-695 e 704-711. Nella catalogazione delle monete di questi imperatori si usano due pubblicazioni relativamente recenti: il catalogo della collezione di Dumbarton Oaks, abbreviato DOC, e il testo di Wolfgang Hahn Moneta Imperii Byzantini, abbreviato MIB. Le monete imitate sono elencate nel secondo volume del DOC e nel terzo volume del MIB.

                                     

2. Contesto storico

I Longobardi conquistarono lItalia meridionale Langobardia Minor dopo il 570 e nel tempo formarono uno Stato esteso su gran parte del Mezzogiorno peninsulare, con le eccezioni dellattuale Calabria, di parte della Puglia quasi tutta la penisola salentina e della città di Napoli con il suo retroterra, territori che rimasero sotto il controllo dellImpero romano dOriente.

Il ducato romano, sotto il controllo pontificio, e il ducato di Spoleto, longobardo, separavano il Ducato di Benevento dai territori longobardi del nord Italia e di conseguenza il ducato godette tra VI e VII secolo di una notevole autonomia allinterno del regno longobardo dItalia. I suoi destini furono strettamente legati alla corona reale solo durante il regno del re Grimoaldo 662-671, già duca di Benevento, e nellVIII secolo, dal regno di Liutprando 712-744 alla caduta del regno 774. Dopo lannessione del regno longobardo allimpero carolingio, tuttavia, il dominio beneventano rimase lunico dei territori longobardi a mantenere de facto la propria indipendenza per ancora quasi trecento anni, malgrado la frammentazione dei suoi territori avvenuta verso l840.



                                     

3. Monetazione

Benevento fu lunico dei grandi ducati longobardi ad avere una coniazione propria, nettamente distinta da quella del regno longobardo. Il tipo prevalente presentava al dritto un busto di fronte ed al rovescio una croce potenziata che poggiava su una base semplice per il tremisse, di tre o quattro scalini per il solido. La differenza tra i due rovesci era la stessa in uso nella monetazione imperiale dellepoca, cosa che consente una facile identificazione del valore della moneta. I tipi usati per il rovescio rimasero costanti per tutto il periodo della coniazione aurea, salvo ununica eccezione durante il principato di Sicone.

Le prime coniazioni del ducato, come peraltro quelle di tutti i popoli germanici coevi, erano costituite dalle cosiddette monete pseudo-imperiali, cioè da imitazioni più o meno fedeli delle monete dellImpero romano. Queste monete copiavano quelle che già erano in circolazione nellarea conquistata. Più tardi le monete si differenziarono con laggiunta di lettere, monogrammi o altri simboli che indicavano in qualche modo il nome del duca che governava. Solo in una terza fase furono usate nuove legende, differenti rispetto a quelle imperiali.

Il primo ad apporre il proprio nome fu Grimoaldo III 787-806, già nel periodo in cui il ducato era stato elevato a principato; i tipi, comunque, erano ancora imitazioni di quelli delle monete imperiali. Sotto Grimoaldo III iniziò anche la coniazione dellargento, seguendo una prassi che si era già diffusa nellEuropa occidentale. Sotto Sicardo terminò definitivamente la coniazione delloro e anche il Ducato di Benevento, come gran parte dellEuropa occidentale coeva, usò come moneta principale il denaro.

                                     

3.1. Monetazione Monetazione pseudo-imperiale

Linizio della monetazione di Benevento si colloca nel tardo VII secolo, con la coniazione di solidi e tremissi pseudo-imperiali.

Le prime monete non sono attribuibili con precisione ad un duca definito. Le monete erano imitazioni di quelle emesse dallImpero romano dOriente con i nomi di Costante II e Costantino IV.

                                     

3.2. Monetazione Monetazione ducale

Le prime monete sicuramente attribuibili sono quelle di Gisulfo I, che fu duca dal 689 al 706. Anche queste monete erano imitazioni delle monete imperiali, copie di quelle di Tiberio III 698-704 e di Giustiniano II secondo regno, 704-711. Sotto Gisulfo i tipi usati furono due. Nel primo al dritto era rappresentato limperatore con armatura, lancia e scudo, al rovescio una croce potenziata su una base; questa moneta era copiata da una moneta di Tiberio III. Nel secondo tipo il busto dellimperatore è raffigurato con il loros ; in una mano tiene una croce potenziata e nellaltra un globo crucigero, la cui croce è anchessa potenziata; sul globo la legenda PAX. Al rovescio di questa moneta era raffigurato il busto di Cristo di fronte. Il modello era un solido di Giustiniano II, emesso durante il suo secondo regno. Questi due tipi furono usati esclusivamente sotto Gisulfo I.

A partire dallascesa di Romualdo II fu introdotto un terzo tipo, con al diritto il busto dellimperatore che tiene il globo crucigero. Questo tipo imitava monete emesse sotto i primi anni del regno di Giustiniano II e fu utilizzato nella monetazione di Benevento fino a metà del regno di Godescalco 740 circa. Le iscrizioni usate erano quelle delle monete di Giustiniano. Secondo Grierson e Blackburn il tipo fu scelto probabilmente a causa della familiarità dei Longobardi di Benevento con questo tipo, usato da molti imperatori durante il VII secolo.

Sotto Godescalco fu introdotto un nuovo tipo, con il busto imperiale che tiene nella mano sinistra l akakia, oltre al globo crucigero che si trovava nella mano destra. Secondo Grierson e Blackburn il tipo imita i solidi di Leone III 717-741, anche se era già stato introdotto in precedenza da Anastasio II 713-715. In particolare, le legende in questo monete sono del tipo DN LEOPP o DNL – EOPPAGVS. Questi tipi sono visibili anche nelle monete di Liutprando e in quelle dei primi anni di Arechi II.

Con Arechi II il tipo venne nuovamente cambiato. Il tema ritornò quello del busto con il globo crucigero, ma al dritto non cera più la legenda pseudo-imperiale, bensì si leggeva DNS VICTORIA. La datazione di questo nuovo tipo è collocata intorno al 770 e, secondo Grierson e Blackburn, probabilmente la legenda allude alla vittoria, conseguita nel 765 sui Napoletani.



                                     

3.3. Monetazione Monetazione del principato

Nel 774, sempre sotto Arechi, il ducato si trasformò in principato e sul rovescio delle monete apparve la nuova legenda PRINPI ". Il tipo, con alcune varianti minori nella tunica, fu usato anche sotto Grimoaldo III e fino alla fine della monetazione aurea di Benevento. Con Grimoaldo III per la prima volta venne usata la legenda con il nome del principe scritto per esteso: in precedenza sul rovescio era presente solo liniziale del nome del duca, con o senza lindicazione del titolo, espressa o con la lettera D o con un monogramma ɵ V per dvx. La monetazione di Grimoaldo è suddivisa in due periodi che testimoniano i cambiamenti nella politica estera del principato. Grimoaldo ottenne da Carlo Magno, che era diventato rex Francorum et Langobardorum, lautorizzazione a rientrare nel principato e assumerne la corona, impegnandosi però a battere moneta e a emanare documenti esclusivamente in nome di Carlo e ad imporre ai Longobardi di portare il mento sbarbato secondo luso franco.

Nel primo periodo 788-792 le monete furono quindi coniate a nome congiunto di Grimoaldo e di Carlo: recavano al dritto la legenda GRIM- + -VAL e il monogramma DX dux, mentre al rovescio la legenda recitava DOMS CAR con il monogramma ℞, per rex. CAR è Carlo Magno. In questo periodo, Grimoaldo aveva quindi dovuto rinunciare al titolo di principe ed usare solo quello di duca, con in esergo VIC o VICΔ nella posizione che abitualmente era occupata da CONOB. Per questa legenda Wroth ipotizza che sia labbreviazione di VICTORIA usata in precedenza da Arechi. In questo periodo furono coniati per la prima volta i denari, anche in questo caso a nome di Grimoaldo e Carlo.

In seguito Grimoaldo pose fine ai buoni rapporti con i Franchi e riuscì a difendere la sua autonomia. In questo secondo periodo, le monete vennero coniate solo a nome del principe longobardo. Grimoaldo si alleò con limperatore dOriente ne sposò la nipote; il principato subì attacchi da parte degli eserciti franchi ma il principe riuscì a farvi fronte. Nella nuova coniazione riapparvero in esergo CONOB ed il titolo PRINCI, entrambi assenti nella monetazione del primo periodo.

                                     

3.4. Monetazione Monetazione dellargento

Con Grimoaldo accanto alla produzione di monete doro iniziò la monetazione dellargento. Furono coniati denari con caratteristiche simili a quelli emessi nello stesso periodo dal papato e dal regno franco.

I primi denari di Grimoaldo III recavano al dritto il monogramma usato da Carlo Magno nelle sue monete, ed al rovescio quello di Grimoaldo. Anche nei denari, dopo il 792, cambiarono i tipi: al dritto fu posto il nome di Grimoaldo, con un nuovo monogramma, e al rovescio la croce potenziata su scalini affiancata dalle lettere "A" e ω ".

Sotto Grimoaldo IV, successore di Grimoaldo III, al rovescio iniziò ad apparire la dedica allarcangelo Michele. Larcangelo era protettore e simbolo dei Longobardi, ed era oggetto di un culto particolare. Per di più il santuario di San Michele Arcangelo sul Gargano, dedicato allarcangelo, si trovava proprio nel territorio del principato di Benevento. Sotto questo principe non furono coniate monete doro. Grimoaldo non si firmò come principe ma semplicemente come Grimoaldo, figlio di Ermerico. I denari di Grimoaldo IV presentavano tipi affatto particolari: al dritto la legenda GRIMOALD FILIVS ERMENRIH circonda una spiga di grano, che si poteva presentare tra steli ricombenti oppure tra foglie; al rovescio la legenda ARCHANGELVS MICHAEL circondava una croce, a bracci di uguale lunghezza, accostata da quattro losanghe.

La coniazione aurea riprese sotto Sicone, che continuò ad apporre la dedica allarcangelo Michele ed introdusse il nuovo tipo con limmagine dellarcangelo al rovescio e la legenda ΛRCHANGELVS MICHΛЄL con le sue varianti. La moneta è così descritta da Cagiati: "Figura dellarcangelo Michele di prospetto; tenendo nella destra mano il pastorale, nella sinistra una croce, sotto piccolo triangolo". Questo tipo fu usato nella monetazione bizantina per tutto il VII secolo. Sicone usò questo tipo solo per i solidi; per i tremissi fu impiegato quello tradizionale con la croce potenziata, ma la legenda anche in questo caso era ΛRCHANGELVS MICHΛЄL. Con Sicone continuò la coniazione del denaro con al dritto la legenda PRIHCES BEHEBEH TI intorno al monogramma cruciforme SICO. Le varianti furono particolarmente numerose: Cagiati ne descrive ben 25. Il tipo con il monogramma del monarca al dritto ed una croce al rovescio è simile a quello dei denari di Carlo Magno; a differenza però delle monete franche, dove era raffigurata una croce greca, nelle monete di Sicone venne usata la tradizionale croce potenziata su scalini. Come già visto questo tipo era già stato usato da Grimoaldo III.

Sotto il figlio e successore di Sicone, Sicardo, il tipo con larcangelo Michele al rovescio non fu più usato. Le monete doro, sempre solidi e tremissi, furono coniati con il tipo tradizionale che vedeva al rovescio la croce potenziata su scalini. Questa fu lultima monetazione aurea dei principi longobardi di Benevento. Nei denari fu usato un nuovo monogramma cruciforme con le lettere SICARD. Sicardo fu lultimo sovrano del principato beneventano nel suo assetto unitario. Alla sua morte, iniziò una guerra civile che determinò la definitiva separazione di Salerno. Una breve riunificazione si ebbe solo negli ultimi decenni del X secolo. Le monete dei suoi successori furono solamente dargento.

                                     

3.5. Monetazione Monetazione di Adelchi

Particolare fu la coniazione di Adelchi, che testimonia i cambiamenti politici del principato. Nell860 Adelchi fu sconfitto a Bari da forze saracene; dovette quindi chiedere aiuto allimperatore franco Ludovico II, che nell866 sconfisse i Saraceni e nell871 riconquistò Bari. Ludovico II cercò quindi di riaffermare il controllo imperiale sul principato, acquartierando truppe nelle fortezze beneventane. Adelchi rispose prendendo prigioniero limperatore stesso mentre questi si trovava ospite nel palazzo principesco a Benevento.

La monetazione di Adelchi è suddivisa in quattro periodi, ognuno con vari tipi. Si trattò comunque sempre di denari.

Il primo periodo della monetazione di Adelchi 853-867 è quello che reca solo il nome del principe; i tipi usati furono sette. Tra questi, uno al dritto presentava nel campo, su tre righe, la legenda + / ADEL / PRIN ed al rovescio una croce accantonata da quattro losanghe ed intorno la legenda ARHANGEMIHAE arcangelo Michele, molto simile al rovescio dei denari di Grimoaldo IV di cinquantanni prima. Un altro aveva al dritto la tradizionale croce su gradini con intorno la legenda ADELHIS PRINCE, mentre al rovescio, entro la legenda A RHANGELVMICHAEL, cera una croce, potenziata nellasta orizzontale, e con sette globuli ad ogni braccio dellasta verticale. Un terzo tipo aveva nel campo le lettere P ADL R principe Adelchi disposte su tre righe a formare una croce, con intorno la legenda + SANCTA MARIA, mentre un altro ancora aveva il "tempietto carolingio" già usato nei denari tornesi da Ludovico il Pio.

Dopo la riconquista di Bari Ludovico si insediò a Benevento. Questa situazione è testimoniata delle emissioni del secondo periodo, quelle degli anni 867-870, che vedono denari a nome congiunto di Adelchi e Ludovico II. I tipi usati furono due: il primo presentava al dritto limmagine della spiga già usata da Grimoaldo IV e intorno la legenda + LVDOVICVSIMPE ed al rovescio una croce di Santo Spirito affiancata dalle lettere M ed H per Michael e la legenda + ADELHIS PRINCES, con la ultima S retrograda; laltro denaro al dritto aveva nel campo la legenda I | LVDO | VVICV | ^ P ^ ed al rovescio le lettere P ADL R principe Adelchi disposte su tre righe a formare una croce mentre intorno cera la legenda + ARHANGELMIHAEL.

Nel terzo periodo furono emessi denari a nome di Ludovico da solo o con la moglie. Queste monete sono collocate negli anni 870-871. In questo caso i tipi usati furono per lo più ripresi dalle coniazioni imperiali precedenti: il "tempietto carolingio", la croce con la legenda + XPSTIANARELIGI christiana religio ed altri ancora. In un gruppo di monete appaiono le legende BENVENTV CIBI, BENEVENTUM o simili. In altre monete appariva il nome della moglie di Ludovico, Engelberga, nella forma di ANGILBERGA accompagnata da titoli come DMA domina ", IMP imperatrix o AGVSTA, con varie grafie.

Nel quarto periodo furono coniate monete a nome congiunto di Adelchi e di papa Giovanni VIII. Di questo periodo, datato nell871, è conosciuto solo un tipo che ha al dritto la legenda ADELGI intorno al monogramma cruciforme con le lettere IOHA Iohannes, il nome del papa in latino ed al rovescio, nel campo, la legenda SCAMR Sancta Maria.

                                     

3.6. Monetazione Gli ultimi principi

Adelchi fu assassinato nell878 in seguito a un complotto che pose sul trono il nipote Gaideris. Di Gaideris e dei suoi successori sono noti pochissimi esemplari di monete e non tutte le attribuzioni sono sicure. Calgiati cita per Gaideris un unico esemplare e anche per Radelchi II ed Aione II un esemplare ognuno.

Nell899 Atenolfo I, principe di Capua, conquistò Benevento, unì i due principati de facto il principato di Benevento finì di avere rilevanza politica autonoma.

                                     

3.7. Monetazione Principato di Salerno

Nell839 Sicardo di Benevento fu assassinato in una congiura ordita dal suo tesoriere e successore Radelchi. Il popolo di Salerno proclamò allora principe il fratello di Sicardo, Siconolfo. Lo scontro fra i due pretendenti durò oltre dieci anni e in questo periodo Siconolfo trasferì a Salerno la capitale del principato beneventano.

La monetazione longobarda del principato di Salerno è suddivisa in due fasi: la prima corre dall840 circa al 900 circa e la seconda da circa il 1050 al 1077. Lattribuzione delle monete ai principi di Salerno è spesso incerta: nellarea circolavano anche monete bizantine e beneventane, nonché monete arabe provenienti dalla Sicilia, come i quarti di dinar o tarì con scritte cufiche.

Siconulfo emise solidi e denari dargento. Sulle monete dargento mantenne il titolo di principe di Benevento come appare dalle legende: PRINCE BENEBENTI.

Dopo Siconulfo la coniazione divenne esclusivamente dargento. Le monete dei successori, ad eccezione di quelle di Guaiferio 861-880, sono rarissime: spesso si tratta di esemplari unici o noti solo per due o tre esemplari. Il tipo più diffuso reca un monogramma al dritto ed una croce potenziata su scalini al rovescio. La prima fase della monetazione ebbe termine sotto il figlio di Guaiferio, Guaimario 880-901.

La seconda fase della monetazione si ebbe sotto il principe Gisulfo II. Furono coniati dei follari, monete di rame diffuse in diversi centri dellItalia meridionale. Un tipo presentava a dritto il principe seduto in trono e al rovescio il panorama della città fortificata.



                                     

4.1. Pesi e leghe Oro

Le monete coniate inizialmente, prima della diffusione del denaro, furono il solido, una moneta doro, ed il tremisse, anchesso doro, pari ad un terzo di solido. Il peso del solido "bizantino" era di circa 4.55 grammi e quello del tremisse di circa 1.52 grammi.

Secondo Cagiati il peso dei solidi beneventani raramente arrivava ai 4 grammi. Il peso dei solidi conservati al British Museum nel periodo 706-806 è generalmente superiore ai 60 grani circa 3.87 g, arrivando in alcuni casi al massimo a 64 grani circa 4.15 g. Nelle ultime coniazioni, 817-851 è solitamente inferiore ai 60 grani. I tremissi del British Museum hanno un peso che varia tra i 19 ed i 21 grani 1.23-1.35 grammi circa.

La lega usata a Benevento nella monetazione aurea variò notevolmente e fu in genere più bassa di quella delle zecche imperiali. Cagiati riporta i dati di uno studio pubblicato da Vincenzo Capobianchi, secondo il quale il titolo medio dei solidi è di 0.762.

A volte fu usato lelettro o qualche altra lega delloro. Lanalisi delle monete di Romualdo II fornisce una lega di 20 carati, quelle di Gregorio oscillano tra i 20 e i 18 carati; con i suoi successori loro è a 18 carati. Sotto Arechi II 758-787 la lega che inizialmente era a 18 carati diviene di 13 e 1/3. Con Grimoaldo III, che diede inizio alla coniazione dellargento, la lega delloro scese ulteriormente a 12 carati. Con Sicone si ebbe anche unulteriore perdita di peso e sotto i suoi successori anche il contenuto aureo scese a 10 carati, fino a che con Adelchi le monete doro cessarono di essere coniate le uniche monete battute furono i denari dargento.

                                     

4.2. Pesi e leghe Argento

A partire da Grimoaldo III si iniziarono a coniare monete dargento, seguendo la monetazione diffusa in Italia dai Franchi monetazione carolingia. Il peso degli esemplari del British Museum varia dai 22 1 grani circa 1.43 g di quelle di Grimoaldo III e diminuisce gradualmente fino ai 19 9 di Siconolfo 1.28 g, ai 18 8 1.21 g di Radelchi I per arrivare a scendere sotto Adelchi, in alcuni esemplari, a 16 6 grani 1.07 g.

La lega di questi denari è comunque di buona qualità.

                                     

5. Legende ed epigrafia monetaria

Sulle prime monete erano riportate legende che somigliano solo approssimativamente a quelle originali: IYNIVNVS per Iustinianus ", VGЧS per AVGVSTI, DNI INVSPP per DN dominus I NVS Iustinianus ".

In esergo era riportata la legenda CONOB, scritta con varie modalità: CONO, ONO ; a volte la "B" era scritta retrograda, spesso di dimensioni maggiore delle altre lettere.

I nomi le parole presenti hanno notevoli varietà nella grafia: MICHΛЄL, MICHAEL, MIHAEL MICNACL, MIHCAEL, addirittura un ΠICHVEL ; BINIBENTI, BENEBENTI, BENEBEHTI o DENEDENTI, BENEBENTV ; PRINPI, PRINCIP, PRINCE, PRINCES, PRINCEES.

A volte la "A" era scritta V, Δ, Λ, ∀ o ∇ ed in altre occasioni era ruotata di 90º in un senso o nellaltro. La lettera "S" era scritta a volte retrograda o in altre occasioni è ruotata di 90º. La lettera "G" era scritta come ʕ e a volte assomigliava ad una "S".

Il nome del duca era indicato al rovescio con liniziale nel campo, accanto alla croce. Il titolo di DVX era indicato in alcuni casi con una "D", a volte scritta come "Δ". Con Gisulfo II il titolo era indicato dal monogramma DVX: in alcuni casi a sinistra, in altri a destra della croce e, in altri ancora, ruotato. Nelle prime monete di Liutprando la croce era affiancata dalle lettere "L" ed "S", la seconda ad indicare la madre Scauniperga in qualità di reggente.

Quando, con Arechi II, il ducato si trasformò in principato il rovescio evidenziò il nuovo titolo con la legenda VITIR∀ - PRINPI.

Particolari sono le monete di Grimoaldo III. Le lettere identificative di questo principe sono la "G" e la "R" che affiancano la croce. Il nome è scritto per la prima volta in forma estesa come GRIM VALD. Nella prima fase della monetazione di Grimoaldo 788-792 le monete recavano al dritto la legenda GRIM VAL seguita dal monogramma DX dux e al rovescio la legenda DOMS CAR con il monogramma ℞, rex ". Nei denari furono usati vari monogrammi con il nome del principe. Molti avevano le lettere alle estremità di una croce o disposte a formare una croce loro stesse. La lettera "Ω", che apparve nei denari di Grimoaldo dopo la sua rottura con Carlo Magno, era scritta sotto la forma ω ".