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ⓘ Ossessione, film 1943. Ossessione è un film del 1943 diretto da Luchino Visconti, liberamente ispirato al romanzo Il postino suona sempre due volte di James M. ..




Ossessione (film 1943)
                                     

ⓘ Ossessione (film 1943)

Ossessione è un film del 1943 diretto da Luchino Visconti, liberamente ispirato al romanzo Il postino suona sempre due volte di James M. Cain.

È considerato, insieme a I bambini ci guardano e 4 passi fra le nuvole, il film che segna la nascita del filone neorealista del cinema italiano per lambientazione e per la forza espressiva e la carnalità delle scene passionali tra Girotti e la Calamai, che rompono con la tradizione calligrafica del cinema italiano durante il fascismo. Dice Luchino Visconti in unintervista del 1962 al settimanale LEuropeo: Con Ossessione, venti anni fa, si parlò per la prima volta di Neorealismo ".

Il ruolo della protagonista era stato, in un primo momento, assegnato a Anna Magnani, ma lattrice dovette rinunciare a causa del suo stato di gravidanza. "Ossessione ” è stato inserito nella lista dei 100 film italiani da salvare, che è nata con lo scopo di segnalare "100 pellicole che hanno cambiato la memoria collettiva del Paese tra il 1942 e il 1978".

                                     

1. Trama

Il vagabondo Gino Costa si ferma presso un ristoro per viaggiatori nella bassa padana, divenendo lamante di Giovanna, moglie dellignaro Giuseppe, proprietario dello spaccio. Gino non sopporta questa situazione e propone alla donna di fuggire con lui. Giovanna rifiuta e lui parte per Ancona, che lo attira per la presenza del porto: spera di imbarcarsi e di lasciarsi alle spalle la storia appena conclusa. Durante il viaggio per Ancona fa amicizia con un girovago detto lo spagnolo. Gino non si imbarca più, ma trova lavoro con il suo nuovo amico alla Fiera di maggio; una nuova vita sembra iniziata.

Durante i giorni di fiera, Gino incontra però ancora Giovanna e il marito, che era giunto ad Ancona per partecipare a un concorso canoro. I due ex amanti immediatamente ristabiliscono il loro legame e, anzi, decidono di uccidere Giuseppe attraverso la simulazione di un incidente stradale. Mettono in atto presto il loro piano, ma lincidente insospettisce la polizia. Dopo il delitto la storia tra i due amanti diventa tesa: Giovanna riscuote lassicurazione sulla vita del marito e riapre insieme a Gino la trattoria del marito. Gino, schiacciato dal rimorso e dalla delusione di una vita che sente rubata, la lascia e parte per Ferrara dove fa amicizia con Anita, una prostituta dolce e comprensiva. Rivede quindi nuovamente Giovanna, che gli dice di essere incinta; i due amanti cercano allora di fuggire, ma la macchina finisce fuori strada, Giovanna muore e Gino viene arrestato dalla polizia.

                                     

2. Storia

Prima ancora dellinizio della lavorazione, Visconti incontra le prime difficoltà: il regista infatti progettava di adattare per lo schermo una novella di Verga, ma il permesso gli viene negato dalle autorità fasciste. Lavorando in Francia con Jean Renoir, Visconti ha lopportunità di leggere una traduzione francese de Il postino suona sempre due volte dello statunitense James M. Cain 1934 e forse di vedere un film che si ispirava liberamente a tale romanzo: Le dernier tournant di Pierre Chénal 1939, mai distribuito in Italia. Tornato nel suo paese 1939 Visconti scrive un adattamento del libro insieme a un gruppo di intellettuali che collaboravano alla rivista milanese Cinema. La situazione politica italiana e la guerra in corso non permettono a Visconti di ottenere i diritti dellopera di Cain, che perciò non viene citata nei titoli del film la mancanza dei diritti sul romanzo ha impedito la diffusione del film negli Stati Uniti fino al 1976; intanto, a Hollywood la Metro-Goldwyn-Mayer ha già progettato di trarre dallo stesso romanzo la versione "ufficiale", Il postino suona sempre due volte The Postman Always Rings Twice, diretto da Tay Garnett, che verrà girata nel 1945 e distribuita lanno successivo 1946. Il film di Visconti è girato fra lestate e lautunno del 1942 e, una volta ultimato, viene presentato a Roma in anteprima nella primavera 1943 con lintento di rimuovere alcuni intoppi burocratico-censori. Le autorità, rendendosi conto che il film non attacca direttamente il regime, ne autorizzano la distribuzione. Alcuni mesi dopo il film viene quindi proiettato nelle sale di alcune città del Nord Italia ma solo lanno successivo raggiunge Milano, sotto loccupazione tedesca. Il film resta peraltro nelle sale per due o tre sere o addirittura per poche ore, prima di venire tolto dalla circolazione a seguito delle reazioni scandalizzate delle autorità fasciste e della Chiesa. In ultimo il film viene definitivamente vietato e successivamente distrutto dal regime fascista di Salò; Visconti riesce però a tenere nascosta una copia del negativo fino alla fine della guerra, da cui derivano le copie attualmente esistenti.

                                     

3. Commento

Il romanzo di Cain serve a Visconti più che altro come un canovaccio, difatti viene trascurata la trama poliziesca e accentuate le nozioni naturalistiche e il cupo romanticismo: Visconti trasferisce sul Po, a Ferrara e ad Ancona i paesaggi e gli eroi del realismo poetico francese senza comunque oscurare loriginalità del film. Esso si distacca sia dai film irreali del cinema dei telefoni bianchi e sia dalla retorica dei film storici: la descrizione dei personaggi e dei loro rapporti è qualcosa di inedito rispetto ai lussuosi paesaggi e agli eroi sorridenti dei telefoni bianchi.

Alluscita del film la critica si mostra nettamente sfavorevole, ma nel linguaggio di Visconti percepisce, soprattutto nella definizione di alcuni personaggi come lo spagnolo, una inaspettata novità che apre il neorealismo. Se da un lato il film è neorealistico dallaltro lato se ne distacca anche perché il neorealismo non è mai stata una scuola ma solo un insieme di interessi e propositi comuni già nellinquadratura iniziale dove vediamo Gino scendere dal camion, dirigersi verso lo spaccio, attraversare lo spaccio e andare dietro la tenda a rivolgersi alla donna. Vediamo la donna rivolgersi a questuomo guardandolo intensamente e solo allora un controcampo ci mostra il viso delluomo. Quindi il neorealismo inteso come "cronaca della realtà" non è contemplato: del protagonista non sappiamo nulla ma un semplice campo-controcampo ci mostra la fatalità dellincontro tra lui e la donna. Da qui prende avvio una storia torbida, sensuale ed esasperata che non sembra in effetti "neorealista", ma unispirazione schiettamente neorealista si sente nella descrizione della vita di persone comuni, nellambientazione dellazione in città mai considerate fino ad allora dal cinema, nelle descrizioni di situazioni di vita quotidiana. Si capisce allora perché il film sia considerato linizio del Neorealismo.

In Ossessione emerge lo squallido modello di esistenza piccolo-borghese tanto caro al fascismo. Lantifascismo è quindi legato alla qualità della vita: il sogno di fuga e di ricomposizione di un nuovo nucleo familiare che si conclude, come sempre in Visconti, in una sconfitta.

Linflusso del melodramma spinge Visconti a dare spazio alle atmosfere rispetto allintreccio: il film procede per ellissi, evitando di mostrare i fatti, indagando premesse e conseguenze: lo conferma la struttura stessa, divisa in due parti uguali premesse e conseguenze che fanno perno su un delitto che non si vede.

Al tono generale del film, che predilige ambienti ristretti e atmosfere cupe e gravide di sentimenti, si contrappongono le immagini che fanno da sfondo ai momenti in cui i protagonisti si illudono e sperano in una vita migliore; le inquadrature divengono allora luminose, ampie e caratterizzate da campi lunghi; valgano come esempio le navi che si perdono allorizzonte mentre Gino e lo Spagnolo guardano il porto, oppure le assolate rive del Po, mentre i due amanti si abbracciano sulla sabbia.

Martin Scorsese cita Ossessione in Scorsese on Scorsese.



                                     

4. Elementi trasgressivi nel film

Mauro Giori in Poetica e prassi della trasgressione in Luchino Visconti ricorda ciò che già la letteratura femminista aveva notato in questo film: per la prima volta il corpo di un uomo diviene elemento sensuale e oggetto del desiderio dello sguardo di una donna. Emblematica è la presentazione del personaggio di Gino. Dopo un sequenza iniziale in cui lo spettatore lo vede solo di spalle, il suo volto ci viene mostrato solo nel momento in cui Giovanna lo vede per la prima volta: ecco che, con un carrello al tempo Visconti non utilizzava ancora lo zoom la macchina da presa si avvicina al viso di Gino mostrandocelo mediante una soggettiva di Giovanna. Anche labbigliamento di Gino ne enfatizza la caratterizzazione sensuale: spesso viene mostrato con una canottiera attillata e molto scollata e il suo corpo è spesso oggetto degli sguardi espliciti dei personaggi femminili in particolare di Giovanna, ma anche di Anita e talvolta anche dei personaggi maschili è il caso dello spagnolo.

Del personaggio dello spagnolo devessere fatta una menzione particolare, in quanto la sua funzione è stata al centro di aspre polemiche e una sequenza che lo vede protagonista ha suscitato non pochi scandali. Inizialmente fu ideato per rappresentare lessenza della solidarietà proletaria da ricordare è che Visconti era molto vicino al Partito Comunista. Infatti lincontro tra Gino e lo spagnolo avviene in treno e questultimo si prodiga per aiutare Gino, in difficoltà per dover pagare il biglietto. La sequenza "incriminata" si configura con la "scena del fiammifero": presa una stanza da letto in una locanda, sia Gino che lo spagnolo si ritrovano a condividere lo stesso letto. Prima di coricarsi lo spagnolo cerca di convincere Gino a scordare Giovanna, proponendogli di rimanere con lui. Una volta a letto Gino, con lintenzione di dormire, dà le spalle allo spagnolo e si copre la testa col cappello, infastidito dalla luce. Lo spagnolo, dopo aver spento la luce, accende un fiammifero per accendersi una sigaretta, ma prima di spegnerlo se ne serve per osservare il corpo di Gino. La scena ci viene mostrata attraverso una semi-soggettiva, per cui nellinquadratura vediamo chiaramente lo spagnolo che guarda mestamente il corpo dellamico. Non a caso, questa fu una delle prime inquadrature a essere tagliate dalla censura.

Al tempo, Alicata scrisse a De Santis di "tener docchio" Visconti, poiché si avvertiva la sensazione che il regista si stesse allontanando dalle intenzioni politiche iniziali. Visconti creando questo "sottotesto omosessuale" sovrappose dunque alla valenza pubblica dello spagnolo il voler essere elemento di propaganda socialista le sue intenzioni "private". Alcune critiche fatte al film partivano proprio dal presupposto che non si capiva se lo spagnolo voleva essere un personaggio politico o semplicemente un omosessuale. Visconti non sentiva questa frattura o contraddizione tra pubblico e privato, anzi, utilizzò questo aspetto privato Visconti era omosessuale per fare un discorso politico: in unItalia pervasa dalla cultura fascista dove sia ladulterio che lomosessualità erano banditi, fare un film dove entrambi i temi apparivano era un gesto fortemente trasgressivo e controcorrente rispetto ai canoni dellepoca.

Daltra parte, anche solo la scelta iniziale di prendere spunto per il film da un romanzo americano contravveniva fortemente alla politica autarchica dellepoca.

                                     

5. Ambientazione

Esterni:

  • Ancona: cavalcavia della stazione ferroviaria, molo Santa Maria, via Cialdini, piazzale Duomo durante la fiera di San Ciriaco, scalone Nappi.
  • Comacchio
  • Ferrara: Piazza della Repubblica, via Saraceno con lex bar Ferrara
  • Boretto Reggio Emilia: rive del fiume Po
  • Codigoro Ferrara

Interni:

  • Roma, studi S.A.F.A.

Le prime immagini della città di Ancona sono quelle del cavalcavia della stazione ferroviaria, crocevia di destini, dal momento che è sul treno che Gino Massimo Girotti arriva ad Ancona e sul treno fa amicizia con" lo spagnolo” Elio Marcuzzo.

Per arrivare alla cattedrale della città dorica Gino e lamico si arrampicano per una strada in salita che è via Cialdini, ripresa allaltezza dellaccesso al vicolo oggi intitolato a San Marco.

Giunti sul piazzale di San Ciriaco, Gino si siede accanto allo spagnolo sul muretto del belvedere del piazzale del Duomo. Da qui, dal sagrato del Duomo, dallalto del colle Guasco, la macchina da presa scorre in panoramica sulle banchine del porto ingombro di traghetti e navi.

La sequenza continua mostrando il campanile del Duomo e ledificio che gli stava accanto, oggi non più esistente. Lo sfondo le soggettive cambiano continuamente: viene inquadrata la parte superiore dellantica chiesa di Santa Maria in Curte, distrutta, pochi mesi dopo le riprese, dai pesanti bombardamenti aerei alleati, così come alcune vie dei rioni di Ancona affacciantisi sul porto che fanno da sfondo ad altre scene del film: lo scalone Nappi, Palazzo Davalos distrutto durante la guerra; si scorge anche Palazzo Ferretti sul lato in piazza del Senato.

                                     

6. Curiosità

Nella sequenza in cui Gino lavora fuori dal ristoro mentre la voce di Giovanna che canta lo distrae, inducendolo infine ad abbandonare ciò che sta facendo, la canzone cantata dalla donna è Fiorin fiorello di Vittorio Mascheroni su testo di Giuseppe Mendes, uscita nel 1939.