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ⓘ Pietro Mongini è stato un prete italiano, favorevole, come il prete filocarbonaro don Giovanni Verità, alla fine del potere temporale del Papa ed anche per ques ..




                                     

ⓘ Pietro Mongini

Pietro Mongini è stato un prete italiano, favorevole, come il prete filocarbonaro don Giovanni Verità, alla fine del potere temporale del Papa ed anche per questo scomunicato dalla Chiesa cattolica. I suoi libri furono messi all Indice dei libri proibiti.

                                     

1. Biografia

Pietro Mongini nacque il 26 maggio 1806 a Soriso: il padre era sindaco del piccolo comune che sorge sui colli prospicienti il lago dOrta. Fu ordinato sacerdote nel 1828 e lanno dopo diveniva parroco di Oggebbio, altro piccolo paese che si affaccia sul lago Maggiore. Le aspirazioni risorgimentali e il clima moderatamente liberale che si stava affermando nel Regno sabaudo lo coinvolsero tanto che nel 1858 pubblicava a Torino il libretto Progetto di una società di parrochi qualificate empie, inique, ostili alla religione e alla Chiesa": in seguito a ciò, diversi vescovi erano stati espulsi dalle loro diocesi. Don Mongini difendeva i provvedimenti presi dal governo italiano:

La cristiana procedura fu messa allIndice il 10 settembre 1862 e lanno dopo, il 3 giugno, il SantUffizio decretò che egli sarebbe stato scomunicato se entro due mesi non si fosse sottomesso allautorità della Chiesa, rinnegando i propri scritti. Mongini rispose con una lettera indirizzata al papa, che rese pubblica facendola stampare, nella quale dichiarava di "non poter ritrarre senza mentire alla mia coscienza, e sentirmi traditore dellaltare e della patria. Dio mi scampi da tanto delitto". In risposta a un appello di parroci del Verbano che lo invitavano alla conciliazione, rispose di considerarsi appartenente alla Chiesa, rivendicando però il suo diritto a esprimersi liberamente in termini politici "sopra Roma e lItalia", dichiarandosi convinto che "il Signore ha già scomunicato quella politica che entra nella Chiesa". Alla fine, il 2 dicembre 1863 il SantUffizio stabilì la scomunica vitando contro don Mongini, pubblicando il 16 dicembre successivo il decreto che fu affisso sulle porta della Basilica di San Pietro e del Palazzo della Cancelleria a Roma. Non appena la scomunica fu resa nota anche a Torino, per reazione, il 22 dicembre la Gazzetta Ufficiale del Regno dItalia pubblicò il decreto di nomina di don Pietro Mongini a cavaliere dellOrdine dei Santi Maurizio e Lazzaro.

Con la sua Seconda lettera apostolica Mongini fece unanalisi del comportamento del basso clero di fronte alla vicenda che laveva coinvolto personalmente e che tuttavia riassumeva un tema di fondamentale importanza nella temperie del nuovo Regno italiano, e cioè la questione romana, i rapporti tra Stato e Chiesa, la laicità dello Stato stesso. Vi erano cattolici liberali che gli esprimevano la loro solidarietà, pochi erano i nemici dichiarati, mentre la maggior parte dei parroci, o perché timorosi delle conseguenze o per quieto vivere, preferiva non pronunciarsi. Rilevava il Mongini che "il peggior nemico che abbia lItalia non è il tedesco, né il francese, né altro geloso della gloria italiana. Il peggior nemico è il prete gesuitico in confessione. Ecco il vero nemico da debellare".

Egli si riferiva alla propaganda ostile verso la politica dello Stato italiano che poteva essere svolta nel segreto del confessionale, un pericolo che egli denunciò ancora nello scritto La politica in confessione, ossia lenciclica e il Sillabo in rapporto col Giubileo del 1865, edito nellaprile del 1865, pochi mesi dopo la pubblicazione dellenciclica Quanta cura e del Sillabo, che condannavano le ideologie socialiste e liberali e minacciavano la scomunica a quei cattolici che vi avessero aderito. Daltra parte, con loccasione del Giubileo, si offriva lindulgenza a tutti quei cattolici che avessero rifiutato in confessione quelle "moderne pestilenze". Mongini, nella sua critica alle condanne espresse dal Sillabo, ribadiva il principio della laicità dello Stato: "Non è compito dello Stato distinguere tra vera e falsa religione, perocché lo Stato non è e non può essere giudice in tale materia e considera con eguale misura ogni religione, purché non turbi la quiete pubblica". Anche questo scritto fu messo all Indice.

A seguito dei tentativi di avvicinamento alla Santa Sede intrapresi dai governi Lamarmora e Ricasoli, il Mongini fu chiamato a Torino per occuparsi ufficialmente dei problemi relativi alle diocesi vacanti a causa dei vescovi refrattari: in questo modo, egli conservava nominalmente ma perdeva di fatto la titolarità della parrocchia di Oggebbio. Nel capoluogo piemontese si trovò a collaborare al settimanale "Il Mediatore" diretto dallex-gesuita Carlo Passaglia, il quale, tuttavia, partito da posizioni di cauto moderatismo liberale e di tiepida critica alle posizioni temporalistiche del Papato, si stava avviando verso una riconciliazione con la Chiesa che sfocerà nel 1882 nella ritrattazione delle sue posizioni.

Il Mongini si allontanò così dalla rivista torinese preferendo far pubblicare i propri articoli nel periodico "LEsaminatore" di Firenze, città di maggior tradizione cattolico-liberale, dove operava Stanislao Bianciardi - autore delle Veglie del Prior Luca, nelle quali sosteneva la necessità di una riforma ecclesiastica, ritenuta essenziale ai fini della conciliazione tra Stato e Chiesa - e alla rivista napoletana "Lemancipatore cattolico", pubblicata a cura della Società emancipatrice e di mutuo soccorso del sacerdozio italiano, diretta dal domenicano Luigi Prota Giurleo, che si faceva portatore delle medesime esigenze.

Anche Mongini, pubblicando Le due politiche, ossia della libertà della Chiesa di fronte allItalia e al papato, rifiutando nuovamente ogni possibilità di giungere a una conciliazione tra lo Stato italiano e la Santa Sede senza che prima la Chiesa non fosse mutata da quello che era, sosteneva la necessità che nella Chiesa avessero voce anche i credenti laici, sviluppando lidea che la libertà della Chiesa consistesse essenzialmente nellessere liberi nella Chiesa dallautoritarismo esercitato dal papa e dalla Curia romana. Sarebbe stato necessario che le istituzioni ecclesiastiche si aprissero alla modernità, come Mongini rilevava anche nello scritto indirizzato nel 1871 ai suoi parrocchiani di Oggebbio, Una parola nel cuore ai miei antichi parrocchiani di Oggebbio, rilevando come gli studi nei seminari fossero inadeguati, rimasti come ai suoi tempi: "gli stessi vocaboli ideologia, psicologia, antropologia erano in illo tempore vocaboli turchi per noi. Quanto a teologia, i nostri professori leggevano trattati, studiavano trattati, ripetevano trattati di autori loro imposti. Quindi lunione della filosofia con la teologia era impossibile. Ai miei tempi, di storia ecclesiastica non vera nemmeno cattedra. Gli studi biblici, di esegesi, di ermeneutica, di patrologia ecc. ecc., nemmeno una parola". Ora però, la fine del potere temporale a seguito della presa di Roma, il 20 settembre 1870, poteva essere un segnale provvidenziale di un mutamento della situazione.

In realtà, il Concilio Vaticano I era terminato con la proclamazione dellinfallibilità papale, con la chiusura a ogni istanza riformista e con il rifiuto del dialogo con lo Stato italiano. Nello stesso tempo, i vari governi che si succedettero in Italia non intesero appoggiare il clero liberale nelle sue istanze di riforma, perché "intaccare la struttura interna della Chiesa sembrava alla maggioranza della classe dirigente italiana una cosa inutile e pericolosa. Lelettività dei vescovi e dei parroci, la creazione di collegi elettivi locali per lamministrazione dei beni parrocchiali e diocesani, avrebbero potuto turbare la "tranquillità" delle popolazioni, specialmente nelle campagne, che era interesse della classe dominante tenere quiete specialmente in quel momento in cui si iniziava il grande accaparramento da parte della borghesia terriera dei beni demaniali e di quelli dellAsse ecclesiastico".

Fu così che Mongini sostenne unultima polemica contro larcivescovo di Torino Lorenzo Gastaldi affinché tutto il clero torinese avesse "il diritto di discutere liberamente" in un sinodo convocato nel 1873: larcivescovo rifiutò di sostenere con lui un pubblico dibattito.

Mongini è sepolto nel Cimitero Monumentale di Torino accanto a Massimo dAzeglio. Una lapide apposta sulla facciata della sua casa natale di Soriso, dettata dal senatore e scrittore Giovanni Faldella, ricorda

                                     

2. Scritti

  • La cristiana procedura, Intra 1862
  • Le due politiche, ossia della libertà della Chiesa di fronte allItalia e al papato, Torino 1866
  • Progetto di una società di parrochi per mutuo soccorso, Torino 1858
  • Il Pontefice le armi temporali a difesa dello spirituale come pretende la "Civiltà Cattolica". Lettera politico-morale a un monsignore romano, Milano 1860
  • A Pio IX, Torino 1863
  • La politica in confessione, ossia lenciclica e il Sillabo in rapporto col Giubileo del 1865, Tipografia Torinese, Torino 1865
  • Una parola nel cuore ai miei antichi parrocchiani di Oggebbio, Torino 1871
  • Apologia dellopuscolo: il Pontefice le armi temporali a difesa dello spirituale, Intra 1861
  • Seconda lettera apostolica, Torino 1864