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ⓘ Marcantonio Bassetti discendeva da famiglia notarile. Fu allievo per un breve periodo di Felice Brusasorci, che ebbe una bottega popolosa e morì nel 1605. Carlo ..




Marcantonio Bassetti
                                     

ⓘ Marcantonio Bassetti

Marcantonio Bassetti discendeva da famiglia notarile. Fu allievo per un breve periodo di Felice Brusasorci, che ebbe una bottega popolosa e morì nel 1605. Carlo Ridolfi scrive che si trasferì dopo questo avvenimento a Venezia e lì si avvicinò alla pittura di Savoldo, Jacopo e Leandro Bassano e, in particolar modo, del Tintoretto i cui dipinti riportò in numerosi disegni, molti dei quali si trovano al Museo del Louvre.

Trasferitosi a Roma verso il 1615, lavorò come il condiscepolo Alessandro Turchi per il cardinale Scipione Borghese e affiancò Carlo Saraceni in diversi cantieri, come la Chiesa di Santa Maria dellAnima e la Sala Regia nel Palazzo del Quirinale. Interessatosi al naturalismo a Venezia quando aveva declinato verso i modi del Bassano, approfondì tale indirizzo a Roma studiando il Caravaggio e Orazio Gentileschi, le opere dei quali andò copiando in dipinti e in disegni una copia della nota Incredulità di San Tommaso che allepoca era presso il marchese Vincenzo Giustiniani si trova al Museo di Castelvecchio a Verona, mentre nello stesso museo si conserva un foglio che riprende Marta e Maddalena del Gentileschi oggi allAlte Pinakothek di Monaco di Baviera.

Rientrato a Verona intorno al 1619, Bassetti entrò nellorbita dei monasteri cittadini e suburbani, per i quali realizzò tele monumentali oppure piccole pitture sulla locale pietra di paragone. Inoltre ritrasse diversi personaggi, le cui effigi si trovano oggi in diversi musei e collezioni private al Museo di Castelvecchio se ne trovano diversi, come il cosiddetto Uomo con guanto oppure l Uomo con libro. Nei primi anni del secondo decennio del Seicento si situa anche lesecuzione dellimponente tela raffigurante l Assunta per il monastero di Geisenfeld in Baviera.

Si dedicò assiduamente al disegno diminuendo sempre di più la pratica della pittura con landare degli anni. Morì, come i condiscepoli Pasquale Ottino e Santo Creara, nel 1630 di peste, dopo avere prestato assistenza ai malati. La sua biografia è contenuta nelle Vite di Carlo Ridolfi, che visitò Verona nel 1628 e col pittore si intrattenne nel corso di diversi colloqui.