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Girifai
                                     

ⓘ Girifai

Girifai è la denominazione medioevale di una zona affrancata extragiudicale ", unenclave, presente nella Sardegna centro-orientale, caratterizzata da autonomia politico-amministrativa e tributaria rispetto al giudicato di Gallura che in origine ne comprendeva i territori, nella curatoria di Galtellì.

Questo territorio veniva denominato anche Salt di Jurifai leggasi Giurifai o di Jirifai. Le due denominazioni presentano assonanze con odierni toponimi come Durithai a Loculi, Ghirivai oggi pronunciato Iriai a Dorgali e Ghiriai a Galtellì.

Era collocata nellansa del fiume Cedrino e dellaffluente di sinistra Sologo, chiusa a occidente dal monte Ortobene Nuoro e da capo Montesanto Dorgali a oriente, con uno sbocco marittimo nella parte centrale del golfo di Orosei Cala Gonone.

Lesistenza del Salto di Girifai si concentrò in unepoca oscura della storia sarda ed europea e, per questo, le sue vicende storiche sono di difficile ricostruzione.

Nel Salto si insediarono i benedettini e i cistercensi nella seconda metà del XII secolo, probabilmente nei monasteri di Santa Maria di Gultudolfe e di San Giovanni, detto di "Su Lillu" del Giglio, il quale dipendeva dal monastero di San Giovanni dellisola del Giglio, collegato allabbazia di San Giovanni a Orbetello, a loro volta emanazione del cenobio cistercense di Aquas Salvias o abbazia delle Tre Fontane di Roma dedicata a santAnastasio Persiano.

Su Lillu viene trascritto dalle fonti medioevali come: Ossillili o Su Lilli o Offilo o Ossilo. Il Pirodda sostiene che il Monastero di San Giovanni "Su Lillu" a "SEremu" a Dorgali era una precettoria templare.

                                     

1. La Franca di Jirifai

Il territorio della Franca chiamato anche Salto di Jirifai era posto al limite di quellunica parte dellisola dove confluivano geograficamente i confini dei quattro giudicati sardi. Il primo documento scritto risale ad un periodo compreso tra la fine dellXI secolo e linizio del XII. Si tratta di rogiti notarili che registrano, nel 1060), due successive cessioni del Salt di Jirifai a favore dei monasteri di Santa Maria di Gultudofe e di San Giovanni "Su Lillu" ad opera del giudice di Gallura Costantino III de Lacon-Gunale 1146-1170. La Franca era ununità territoriale preesistente, probabilmente il frutto di accordi diplomatici internazionali volti ad impedire che vasti possedimenti sardi e la stessa Sardegna tornassero nellorbita religiosa bizantina cioè alla Chiesa greco-ortodossa ed allImpero dOriente.

Dal punto di vista giuridico si caratterizzò per avere una sovranità congiunta statuale ed ecclesiale. La sua estensione stimata era di circa 170 km² oltre ad alcune enclavi dorgalesi con cui arrivava a circa 270 km². Essa era ubicata nellattuale provincia di Nuoro ed in particolare toccava le terre degli odierni comuni di Dorgali, Galtellì, Irgoli, Loculi, Oliena, Orgosolo, Nuoro e di Lollove. Questultimo villaggio, chiamato Loy, è un vero e proprio retaggio medioevale dellepoca in cui esistette il Girifai.

Dalle carte medioevali si evince che la Franca rimase politicamente autonoma fino al XIII secolo, quando fu occupata dalle truppe del giudice di Gallura Lamberto Visconti, pisano e sposo di Elena de Lacon. Lesistenza della Franca è strettamente connessa al monastero di San Giovanni "Su Lillu", collocato a Thorpeia e venne citato per lultima volta nelle collettorie pontificie del 1341 sotto la voce Santu Juanni Portu Nonu, nome riferito in tutta probabilità allo scalo marittimo di Cala Gonone allora PortèOnone.

                                     

1.1. La Franca di Jirifai Confini e origini

I confini della Franca variarono nel tempo. Seguiva uno sviluppo geografico allungato su una direttrice ovest-est lungo lasse di congiunzione del centro abitato di Nuoro con il paese di Dorgali. Il nucleo principale era ricompreso in una vastissima ansa fluviale formata dal rio Sologo e dal fiume Cedrino, chiusa ad ovest dal monte Ortobene. La Franca infatti aveva come confini il corso del rio Sologo dalla località Marreri-Isalle fino alla confluenza del suddetto torrenre con il Cedrino e dal corso di questo dalla confluenza con il Sologo fino controcorrente al ponte di Badu e Chercu.

In particolare il confine ad ovest era una linea che dal ponte sul Cedrino chiamato Badu e chercu Strada Provinciale 38 tratto Oliena Nuoro, dove cera il guado che da Santa Maria della Misericordia di Dule Nothule nel Medioevo e Locoe conduceva a Santa Maria di Gortobè Goltofè o Gortofè nel Medioevo sullOrtobene, seguiva poi le pendici del monte medesimo, conduceva al borgo di Gortobè Fonte Santu Milianu, e da qui la linea proseguiva fino alla località di Marreri-Isalle dove si ricongiungeva al corso del rio Sologo ora chiamato riu Lucula. Nel salto era ricompreso il paese di Lollove.

Il termine Girifai potrebbe derivare da due cambi di direzione jiri in volgare medioevale che coinvolgono questa vasta ansa del fiume Cedrino.

Girifai ricomprendeva a est anche le borgate di Thorpeia e di Gonarium, presso Castrum o Corte, oggi Dorgali le borgate di Thorpeia e di Gonarium, presso Castrum o Corte, oggi Dorgali, enclavi che non avevano continuità con il corpo principale del salto ecclesiale di" Jirifai” ed erano collocate al di là del Cedrino collegate allo scalo marittimo di San Giovanni Portu Nonu lido del Nuraghe di Sa Pischina, presso lattuale territorio dorgalese. Sempre al di là del Cedrino, a sud, i centri di Orgosolo e di Oliena contribuivano con le terre del paese di Locoe e Nothule Dule. Nothule era una precedente dizione o una frazione di Locoe paese non più esistente dal 1810. Comunque la Franca può essere stata più estesa ed essendo proprio al confine di tre regni giudicali può aver subito nel tempo delle modifiche cosiddette a fisarmonica a seconda degli accordi e delle concessioni agli ordini monastici. È pertanto possibile che lintero territorio di Dorgali, dalla sponda destra del Cedrino fino al mare, comprendendo anche il Montesanto ed i piccoli borghi rurali ora scomparsi, possano aver fatto parte del Salto. A Dorgali la tradizione riporta la presenza degli Cavalieri Ospitalieri antoniti e lazzariti che possedevano un ospedale, un lazzaretto, un romitorio ecc. e che avevano provveduto alle fortificazioni di "Castro" o "Corte". Anche tutta o gran parte della giurisdizione del comune di Nuoro può aver fatto parte di Jirifai ricomprendendo oltreché il borgo di Gortobè, poi Seuna, anche quello di Nugor che in origine coincideva quasi interamente con il solo quartiere di San Pietro, con gli altri abitati rurali sparsi nel suo territorio. Se anche Galtellì, Irgoli e Loculi possano aver contribuito con proprie pertinenze territoriali alla franca, oltre alla chiesa della Madonna di Gonare in agro di Sarule e di Orani ed alla chiesa dedicata a santAnastasio Persiano ad Olzai, non vi sono certezze. Se così fosse si potrebbe considerare un territorio esteso per oltre 400 km².

                                     

1.2. La Franca di Jirifai Tre monasteri importanti

I monasteri locali più importanti erano tre. Uno era il monastero di Santa Maria di Gultudofe detto anche Gultuove o Gortovene presso il monte Ortobene di Nuoro. Era collocato probabilmente nellarea sottostante la borgata Farcana dove vi è la fontana "de Prade" dei padri/frati. il paesino di Gortovene era nelle vicinanze della fonte di Milianu, da san Mamiliano vescovo di Palermo, cui era dedicata la parrocchia.

Il secondo era la Precettoria o monastero di San Giovanni Battista "Su Lillu" Il Giglio annesso al borgo di Santa Maria Magdalena Thorpeiae, che si ritiene fosse situato presso la zona "SEremu" in via Dante a Dorgali.

Il terzo era il monastero di Santa Maria e di SantAngelo di Gonarium adesso rione di Gonare in via Gonare a Dorgali, detta anche di Corte o di Castro dal nome del centro più importante limitrofo a Gonare Castro o Corte di Dorgali, oggi quartiere di Sa Serra-Sa Porta.

Questi monasteri tenevano contatti marittimi, con la navigazione sottocosta, con Bonifacio dove era presente un monastero benedettino e con le isole dellarcipelago toscano e di Ponza. I traffici da Girifai partivano per il monastero madre di San Giovanni dellisola del Giglio e di Orbetello servendosi dellausilio logistico del vicino porto di San Giovanni Portu Nonu lattuale Cala Gonone e dei vascelli degli ordini ospedalieri e facendo rotta sottocosta verso la Corsica e larcipelago toscano. Di fatto questi tre monasteri erano i centri propulsivi della Franca. Nel territorio del salto ecclesiale erano presenti anche altri piccoli cenobi.



                                     

1.3. La Franca di Jirifai I centri scomparsi

Thorpeia fu la sede politico-amministrativa della Franca. Citata in un atto di cessione del salto alla repubblica di Pisa nel XII secolo, essa era sede dellabbazia vescovile di San Giovanni Battista "Su Lillu", Il Giglio. La potestà vescovile abbaziale è forse allorigine di quel el Bisbat de Dorgaly in catalano "il vescovado di Dorgali", citato dallAlberti quando parla della chiesa di San Nicola e San Sebastiano a Thorpeia. Nel borgo si ritiene fosse presente la forza militare degli Cavalieri Ospitalieri.

In epoca medioevale anche la Sardegna era caratterizzata da una miriade di piccoli borghi rurali che nascevano e terminavano la propria esistenza in modo del tutto correlato alle contingenze legate alle incursioni moresche, alle epidemie o allassimilazione da parte di centri via più importanti. I borghi erano:

  • a Nuoro: Loy oggi Lollove a Nuoro: Loy oggi Lollove.
  • in territorio di Dorgali: Thurcalis-Portu Nonu, Ortomurcato, Siffilionis o Siffiline oggi Filine, qui era presente un cenobio dedicato a SantAnastasio Persiano, Scopeta Iscopidana, Castrum o Corte, Thorpeia-SArmulanza-Miriai-Gorgollennoro, Gonarium, Corache, Nurachi, Cares, Agugheda, Ilohe, Nurulis, Isarlis ;
  • a Nuoro: Gultuofè-Goltodolfe o Gortovene.
  • ad Oliena: Golcone, Gadu o Giumpattu, Filihuri Filicore, Nothule Dule ;
  • ad Orgosolo: Locoe ;
  • a Galtellì: Villademuro, Torpee de SIscra de Garteddi ;

Oltre a pertinenze presso Loculi Gardoco oggi Gardosu e forse Irgoli. Visto che il barone Vescovo, come si vedrà in seguito, detiene tra gli altri titoli anche quello di barone di Lodè è probabile che questultimo paese abbia fatto parte di Girifai costituendo di fatto unenclave del salto ecclesiale.

Una buona parte di questi paeselli scomparve nella seconda metà del secolo XIV in concomitanza con linizio della dominazione aragonese per via del peggioramento delle condizioni generali soprattutto fiscali ed allassimilazione da parte dei centri che si rafforzavano demograficamente, come avvenne nel caso di Dorgali e Nuoro.

In questarea del Girifai un vero e proprio retaggio del periodo medioevale da visitare è il villaggio di Lollove 26 abitanti nel 2009 lunico tra i piccoli centri del Girifai ad aver varcato lepoca moderna senza scomparire o senza essere assorbito da un centro limitrofo più grande.

                                     

2.1. Storia Le origini

In questarea soggiornò nel VII secolo d.C. san Mamiliano. Larea geografica di Jirifai era già appartenuta agli ordini monastici della Chiesa orientale. Questultima, dopo la separazione 1054, con la reciproca scomunica intercorsa tra il Papa ed il primate di Bisanzio, fu sostituita dalla Chiesa Latina con labbandono della Sardegna da parte degli ordini monastici greci studiti, basiliani ecc., esautorati dalla Riforma gregoriana. I giudici di Gallura, locali capi di Stato, allora si posero il problema di riassegnare queste terre ad ordini monastici latini. Pertanto la franca cistercense di Jirifai fu costituita con atti di cessione statuali emanati successivamente dai giudici stessi. Nel secolo XII un atto fu siglato dallallora giudice di Gallura Costantino III de Lacon per la cessione in amministrazione extraterritoriale di un vasto territorio ai cistercensi. Questi monaci diedero vita alle locali filiazioni del monastero cistercense di San Giovanni Battista dellIsola del Giglio e di Orbetello in Toscana.

Latto istitutivo della donazione di Jirifai fu confermato con successivi atti giudicali di ampliamento territoriale. Al salto di Jirifai e quindi al centro di SantAngelo e Santa Maria di Gonarium o Corte e di San Giovanni Battista di Thorpeia è legata la vicenda storica del giudice Gonario II di Torres che, nella seconda metà del XII secolo, tenne i contatti con i cistercensi laziali servendosi forse di quelli della Franca o Salto di Jirifai, oramai già sotto il giogo politico pisano. Questi monaci dalle caratteristiche vesti bianche, praticavano il precetto del lavoro manuale ed erano legati agli ordini cavallereschi impegnati nelle Crociate.

Questa presenza cavalleresca consentì a Gonario II di salpare per la Terra Santa con una nave forse templare che, proprio dal golfo di Orosei, lo condusse a Gerusalemme. Nellabbazia delle Tre Fontane dedicata a santAnastasio Persiano a Roma e in quella di Montecassino riuscì ad attivare uno stretto contatto con san Bernardo di Chiaravalle. Al rientro dal viaggio in Palestina sempre nel golfo di Orosei, Gonario rischiò di fare naufragio. Esso si appellò alla Vergine e gli apparve miracolosamente in visione un monte che gli servì per orientarsi verso la terra ferma, salvandosi da morte certa. In quel Monte Gonare a Orani/Sarule, secondo tradizione, Gonario II fondò come riconoscimento della grazia ricevuta il santuario della Madonna di Gonare. Gonario si ritirò anni dopo come monaco nel monastero cistercense di Chiaravalle in Francia.

                                     

2.2. Storia Lostilità pisana

Tornando alle vicende locali dei cistercensi occorre ricordare che la ghibellina Pisa guardava sempre più con preoccupazione allautonomia e al potere politico di queste abbazie pontificie che interferivano con i propri interessi nel Lazio settentrionale, nellarcipelago Toscano e in Sardegna. Infatti nella zona franca di Jirifai i pisani non avevano il monopolio esclusivo dei commerci in quanto questi intercorrevano anche con Genova, con gli Ospedalieri di San Giovanni, con la Provenza, con vascelli di singoli mercanti ecc. ed era interesse della classe politica giudicale avere ambiti di libero scambio svincolati dalla predominanza pisana con la presenza di altre potenze marinare. Inoltre questa area dei monasteri serviva anche come zona di cuscinetto tra i giudicati ed i cenobi stessi: potevano essere chiamati per dirimere controversie o per fare da intermediari con le potenze straniere.

Il primo atto della repubblica di Pisa utile a ridimensionare la Franca di Jirifai fu di precludere il collegamento diretto con il golfo di Orosei controllandone laccesso al locale porto Portu Nonu e obbligò il giudice di Gallura di revocare la cessione ai cistercensi di Thorpeia SArmulanza e Miridai che passò sotto lo stretto controllo dei pisani per il tramite dellOpera di Santa Maria di Pisa.

Successivamente le truppe pisane nel XIII secolo finirono con loccupare militarmente le terre di queste abbazie annullando il loro potere politico. La Franca perse la sua autonomia politica. I beni fondiari di Jirifai vennero comunque riconosciuti da Pisa come proprietà della Chiesa ed in particolare del vescovo di Galtellì che, grazie a queste estese proprietà, ebbe il rango di barone. Analogamente nellisola del Giglio i pisani acconsentirono a che le terre dellabbazia passassero agli Aldobrandeschi. Nella Sardegna centro-orientale Pisa aveva creato il vescovado di Galtellì suffraganeo dellarcivescovo di Pisa per ragioni di mero controllo politico sulla Chiesa locale.

Nella seconda metà del Duecento il monastero di San Giovanni "Su Lillu" in questo caso la scrittura medioevale è stata interpretata come "Offilo", seppur sotto stretto controllo politico pisano, è segnalato come sede di Precettoria templare. Questo significa che erano comunque presenti per tutto il Duecento i cistercensi, i monaci, affiancati dalla forza militare, gli ordini ospedalieri. Il porto di questo monastero, quello di San Giovanni Portu Nonu, viene citato nei versamenti delle collettorie pontificie del 1341. In questo periodo le pertinenze templari, anche quelle di Jirifai, erano già passate allOrdine di Malta. Larea ecclesiale, descritta nellatto costitutivo del salto di Jirifai, risultava ancora presente in parte nel XVI secolo quanto fu nuovamente perimetrata dalla Chiesa una parte del Salto di Jurifai, appartenente al vescovado di Galtellì, fusosi con Cagliari, chiamata" Biriddo” e poi successivamente quando queste aree ecclesiali furono cedute nel XVII secolo ai gesuiti. Con labbrogazione di questordine nel XVIII secolo alcune aree ecclesiali furono messe allasta, altre finirono comunque per essere trasformate nel 1800 in ademprivi che, ancora oggi, sono presenti come aree pubbliche gravate da uso civico, come le paludi di "Biriddo", "Dorrisolo", "Mannolitto", "Porcarzos", il "monte Ortobene" ecc. e altre, sempre pubbliche, ma senza uso civico "Isalle-Orrule", "Prunetta".



                                     

3.1. Aspetti particolari Status giuridico

La cessione del giudice di Gallura come contenuto giuridico era ben diversa da quelle che in genere venivano effettuate dai sovrani sardi a favore degli enti monastici non tanto per via dellextraterritorialità ma per il fatto che si trattava di unalienazione dello Stato locale giudicato di Gallura ad unentità politica tradizionalmente alleata dei sardi quello dei Franchi che creò il patrimonio delle Tre Fontane. Infatti il monastero di San Giovanni del Giglio era ricompreso in una giurisdizione politica indipendente, e quindi non si trattava esclusivamente di una competenza religiosa. Intatti il "Giglio" era parte integrante dellabbazia cistercense, "nullius dioeceseos", delle Tre Fontane, o di Aquas Salvias, o di SantAnastasio Persiano, a Roma che allora era una realtà dotata di autonomia amministrativa dallo Stato Pontificio. La giurisdizione politica delle Tre Fontane costituiva un vero e proprio Stato, era molto vasta, e si era formata con il riconoscimento pontificio dellatto istitutivo della giurisdizione statale delle Tre Fontane da parte dellimperatore Carlo Magno. Questatto risale all803, era una ricompensa del miracolo compiuto dalle reliquie di santAnastasio, custodite dalla stessa abbazia, che condotte dai monaci delle Tre Fontane sul campo di battaglia, fecero ottenere al sovrano una grande e schiacciante vittoria militare sui longobardi ad Ansedonia. Questabbazia le sue dipendenze avevano la giurisdizione sui residenti che venivano così esentati dagli obblighi fiscali in genere dovuti allo Stato giudicale giornate di corvé. Pertanto questi abitanti non erano soggetti alla giurisdizione dello Stato locale a Jirifai, il giudicato di Gallura. La repubblica di Pisa, che tra laltro si era conquistata il protettorato sul regno di Gallura, non si rassegnava ad avere unaltra realtà statale estranea al limite del suo stesso territorio sia in Sardegna che sulla terraferma Toscana meridionale, arcipelago toscano e sud della Gallura ed iniziò ad avversare non solo gli interessi dei rivali storici, i genovesi, ma anche quelli di questa abbazia "nullius dioeceseos". Sicuramente le vicende legate al controllo dei beni di questa abbazia legata strettamente agli interessi della Chiesa, o con Bonifacio VIII alla sua stessa famiglia, in concorrenza con la repubblica di Pisa fu una delle cause poco conosciute che spinsero proprio il Papa a progettare lespulsione di Pisa dalla Sardegna, dallarcipelago toscano, dal sud della Toscana e dal nord del Lazio. Il pontefice si risolse a dare lassenso in funzione antipisana e antighibellina alla conquista della Sardegna, delle isole toscane, di Bonifacio in Corsica da parte degli aragonesi. Lo Stato Pontificio si preparava ad espellere Pisa dal nord del Lazio nellarea di Castro con lausilio dei Farnese. Si crearono, in questi ambiti, dopo tale decisione, a partire dal 1321, gli Stati aragonesi del "Regnum Sardiniae et Corsica" per soli 70 anni e dei "Presidi" nellarcipelago toscano e fu costituito poi nel nord del Lazio il ducato di Castro che ricomprendeva i beni di Montalto di Castro già appartenuti alle Tre Fontane. Nella prima metà del Seicento Castro fu rasa al suolo per ordine papale, il ducato fu soppresso, e i suoi beni passarono nel Patrimonio di san Pietro, persona giuridica dello Stato Pontificio, utilizzato da questultimo per gestire in modo non diretto il nord del Lazio Tuscia.

Oggi giuridicamente le terre già appartenute a Jirifai rappresentano un bene monastico dinastico, in quanto non soggetto nel tempo a cambio di proprietà. Allo Stato non è possibile la trascrizione a suo carico di beni di questo tipo in quanto sono stati riconosciuti dalla legge come usi civici non usucapibili di origine abbaziale che restano in perpetuum patrimonio dei discendenti degli ex conversi stabiliti nel territorio. Questo a maggior ragione per il fatto che questa abbazia aveva una peculiarità politica che la differenziava dalle altre. Laltro erede, nominale, è, per i beni ospedalieri di Jirifai, lOrdine di Malta, per i beni ecclesiali di Jirifai il barone vescovo di Nuoro e i monasteri cistercensi trappisti presenti localmente Nuoro e Dorgali. Oggi lo Stato italiano è sovrano sul territorio della Franca. Una menzione spetta al ruolo avuto dal Regno Franco oggi Stato Francese che funse da tutore dellambito ecclesiale in cui era ricompresa la Franca di Jirifai. La duplice sovranità statale balivo ed ecclesiastica abate mitrato fu garantita dal potere giudicale.

Ogni monastero di Jirifai era legato ad una sua propria area di pertinenza amministrativa costituita dalla comunità o pieve dove lorganizzazione comunitaria sortiva dallinterfaccia del potere ecclesiale con i locali capifamiglia. I capifamiglia, in genere conversi, componenti di tutti i nuclei abitati, ogni tre anni si convocavano in riunione plenaria e designavano una terna di persone che si alternavano rivestendo lincarico annuale del priore. Questi si affiancava al potere abbaziale ed aveva come primo compito, oltre alle ordinarie incombenze, quello di organizzare la ricorrenza annuale.

Il potere giudicale a partire dal secolo XII veniva gradualmente sostituito anche formalmente dalla repubblica di Pisa che abolì lautonomia di queste abbazie lo stesso avvenne nellisola del Giglio dove nella metà del Duecento scomparve il locale monastero. Con Pisa i beni dellanbazia vescovile "nullius dioeceseos" passarono prima al barone vescovo di Galtellì nel XIII secolo, poi dopo alcuni secoli al barone vescovo di Nuoro alla fine del XVIII secolo. I sudditi divennero così soggetti allo Stato e non più allAbbazia "Nullius".

Oggi esiste una corrente di opinione locale, rappresentata nei social network, che intende istituire una "Zona Franca" alla produzione ed alla vendita nello stesso ambito territoriale dellantica Franca cistercense extragiudicale utilizzando gli strumenti legali offerti dalle norme statali italiane e dellUnione Europea.

Temporalmente lultima organizzazione della Franca di Girifai presente nella zona medesima fino al 1341 con struttura statale fu lOrdine di San Giovanni di Rodi e Malta che nel continente italiano ereditò i beni templari. Sarebbe più plausibile prendere in considerazione leredità dei militensi.

                                     

3.2. Aspetti particolari Stendardo

La moneta locale nominale fu il denaro franco. I cistercensi san Roberto di Molesme e san Bernardo di Chiaravalle infatti avevano il loro riferimento in Francia. Questunità di misura era anche il retaggio della presenza della flotta franca che nel IX secolo aveva concorso con la politica degli Abbasidi di Baghdad avversi agli arabi andalusi di Museto, in funzione antibizantina e in alleanza con lo Stato della Chiesa, a preservare la Sardegna come Stato neutrale. Infatti nellarea di Jirifai nel Medioevo circolavano anche le monete arabe frutto del commercio con la Siria e con Baghdad. Il cosiddetto franco locale era una semplice unità di misura monetaria. La dizione "francu" è rimasta in uso in Sardegna fino a tempi recenti. Occorre dire che in epoca medievale, vista la posizione geografica marittima baricentrica dellisola di Sardegna nel Mediterraneo, non cera convenienza a coniare monete, pertanto ne circolavano alcune europee che non andavano fuori corso. Nel giudicato di Gallura e in Sardegna, dato che in quel periodo non esisteva una zecca dello Stato. Tutte le monete straniere venivano soppesate e valutate in termini di corrispondenti franchi nominali.

Nelliconografia medioevale lo stendardo dei cistercensi, e quindi anche di quelli di Girifai, è comunemente rappresentato come una grande croce cistercense rossa. Era una croce patente e scorciata detta di Mantova ma con le braccia terminanti a foggia di coda di rondine. Il giglio bianco di san Giovanni Battista ricorre ancora come simbolo nelloreficeria locale negli orecchini e nelle spille ed è detto in sardo "su lizu de Santu Juanni".

Originale è la croce patente cistercense e luminescente rappresentata sulla mitra del simulacro di san Lamberto di Liegi di Gonare. Si tratta della croce attraversata da una luce abbagliante apparsa per miracolo a santUberto, allievo di san Lamberto, tra le corna di un cervo mentre si accingeva ad abbatterlo, facendolo desistere.

Linno più diffuso in Sardegna e a Girifai è Deus Ti salvet Maria cantato durante la festa di Gonare o Natività della Madonna il 7 e 8 di settembre. In Europa esisteva un inno non prosato dedicato a Carlo Magno.

A san Giovanni infatti era dedicato il locale monastero a Dorgali

                                     
  • provincia di Nuoro, centro amministrativo e religioso della Franca di Girifai sede del balivo e dell abate mitrato separatasi dal giudicato di Gallura
  • al villaggio medievale di Gultudolfe nello staterello extragiudicale di Girifai Nuoro Provincia di Nuoro Statua del Redentore Nuoro Parco di Sedda Ortai
  • si annette le terre delle secolari autonomie abbaziali di Girifai La giurisdizione di Girifai era incastonata tra i quattro giudicati che fino ad allora
  • Lacon XII secolo alla potestà abbaziale autonoma di Girifai o Franca di Jurifai. Oggi Girifai sarebbe equivalso ad un microstato. In particolare nell agro
  • Chiesa del Santissimo Crocifisso Galtellì Liber fondachi Angelo Rojch Girifai Altri progetti Wikimedia Commons Wikivoyage Wikimedia Commons contiene
  • sorta di ministato, alla quale erano concesse esenzioni fiscali, chiamata Girifai La franca, dove il Giudicato di Gallura aveva rinunciato nel 1160 con
  • la restante parte della vasta ansa fluviale che costituiva il Salto di Girifai Gonare, già Gonarium nel Medioevo, era una corte Curtis monastica, e