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ⓘ Libro. Un libro è costituito da un insieme di fogli, stampati oppure manoscritti, delle stesse dimensioni, rilegati insieme in un certo ordine e racchiusi da un ..




                                               

E-book

Un e-book, chiamato anche eBook, libro elettronico o libro digitale, è un libro in formato digitale, apribile mediante computer e dispositivi mobili. La sua nascita è da ricondurre alla comparsa di apparecchi dedicati alla sua lettura, gli eReader o e-reader: "lettore di e-book".

                                               

Le mele del signor Peabody

Le mele del signor Peabody è il secondo libro per bambini scritto dalla cantante pop Madonna. Pubblicato nel 2003 e illustrato da Loren Long, il libro è dedicato a tutti gli insegnanti.

Libro
                                     

ⓘ Libro

Un libro è costituito da un insieme di fogli, stampati oppure manoscritti, delle stesse dimensioni, rilegati insieme in un certo ordine e racchiusi da una copertina.

Il libro è il veicolo più diffuso del sapere. Linsieme delle opere stampate, inclusi i libri, è detto letteratura. I libri sono pertanto opere letterarie. Nella biblioteconomia e scienza dellinformazione un libro è detto monografia, per distinguerlo dai periodici come riviste, bollettini o giornali.

Un negozio che vende libri è detto libreria, termine che in italiano indica anche il mobile usato per conservare i libri. La biblioteca è il luogo usato per conservare e consultare i libri. Google ha stimato che al 2010 sono stati stampati approssimativamente 130 milioni di titoli diversi. Con la diffusione delle tecnologie digitali e di Internet, ai libri stampati si è affiancato luso dei libri elettronici, o e-book.

                                     

1. Etimologia del termine

La parola italiana libro deriva dal latino liber. Il vocabolo originariamente significava anche "corteccia", ma visto che era un materiale usato per scrivere testi in libro scribuntur litterae, Plauto, in seguito per estensione la parola ha assunto il significato di "opera letteraria". Unevoluzione identica ha subìto la parola greca βιβλίον biblìon: si veda letimologia del termine biblioteca.

In inglese, la parola "book" proviene dallantico inglese "bōc" che a sua volta si origina dalla radice germanica "*bōk-", parola imparentata con "beech" faggio. Similmente, nelle lingue slave "буква" bukva - "lettera" è imparentata con "beech". In russo ed in serbo, altra lingua slava, le parole "букварь" bukvar e "буквар" bukvar, si riferiscono rispettivamente ai libri di testo scolastici che assistono gli alunni di scuola elementare a imparare le tecniche della lettura e scrittura. Se ne deduce che le prime scritture delle lingue indoeuropee possano esser state intagliate su legno di faggio. In maniera analoga, la parola latina codex/codice, col significato di libro nel senso moderno rilegato e con pagine separate, originalmente significava "blocco di legno".

                                     

2. Storia del libro

La storia del libro segue una serie di innovazioni tecnologiche che hanno migliorato la qualità di conservazione del testo e laccesso alle informazioni, la portabilità e il costo di produzione. Essa è strettamente legata alle contingenze economiche e politiche nella storia delle idee e delle religioni.

Dallinvenzione nel 1456 della stampa a caratteri mobili di Gutenberg, per più di quattro secoli lunico vero medium di massa è stata la "parola stampata".

La scrittura è la condizione per lesistenza del testo e del libro. La scrittura, un sistema di segni durevoli che permette di trasmettere e conservare le informazioni, ha cominciato a svilupparsi tra il VII e il IV millennio a.C. in forma di simboli mnemonici diventati poi un sistema di ideogrammi o pittogrammi attraverso la semplificazione. Le più antiche forme di scrittura conosciute erano quindi principalmente logografiche. In seguito è emersa la scrittura sillabica e alfabetica o segmentale.

                                     

2.1. Storia del libro Antichità

Quando i sistemi di scrittura furono inventati furono utilizzati quei materiali che permettevano la registrazione di informazioni sotto forma scritta: pietra, argilla, corteccia dalbero, lamiere di metallo. Lo studio di queste iscrizioni è conosciuto come epigrafia. La scrittura alfabetica emerse in Egitto circa 5.000 anni fa. Gli antichi Egizi erano soliti scrivere sul papiro, una pianta coltivata lungo il fiume Nilo. Inizialmente i termini non erano separati luno dallaltro scriptura continua e non cera punteggiatura. I testi venivano scritti da destra a sinistra, da sinistra a destra, e anche in modo che le linee alternate si leggessero in direzioni opposte. Il termine tecnico per questo tipo di scrittura, con un andamento che ricorda quello de solchi tracciati dallaratro in un campo, è "bustrofedica".

                                     

2.2. Storia del libro Tavolette

Una tavoletta può esser definita come un mezzo fisicamente robusto adatto al trasporto e alla scrittura.

Le tavolette di argilla furono ciò che il nome implica: pezzi di argilla secca appiattiti e facili da trasportare, con iscrizioni fatte per mezzo di uno stilo possibilmente inumidito per consentire impronte scritte. Furono infatti usate come mezzo di scrittura, specialmente per il cuneiforme, durante tutta lEtà del Bronzo e fino alla metà dellEtà del Ferro

Le tavolette di cera erano assicelle di legno ricoperte da uno strato abbastanza spesso di cera che veniva incisa da uno stilo. Servivano da materiale normale di scrittura nelle scuole, in contabilità, e per prendere appunti. Avevano il vantaggio di essere riutilizzabili: la cera poteva essere fusa e riformare una "pagina bianca". Lusanza di legare insieme diverse tavolette di cera romano pugillares è un possibile precursore dei libri moderni cioè il codex, codice. Letimologia della parola codex blocco di legno fa presupporre che potesse derivare dallo sviluppo delle tavolette di cera.



                                     

2.3. Storia del libro Rotolo

Il papiro, fatto di materiale spesso simile alla carta che si ottiene tessendo insieme gli steli della pianta di papiro, poi battendolo con un attrezzo simile al martello, veniva utilizzato in Egitto per scrivere, forse già durante la Prima dinastia, anche se la prima prova proviene dai libri contabili del re Neferirkara Kakai della V dinastia egizia circa 2400 a.C. I fogli di papiro venivano incollati insieme a formare un rotolo scrollo. Erano utilizzate anche le cortecce di albero, come per esempio quelle della Tilia, e altri materiali consimili.

Secondo Erodoto Storie 5:58, i Fenici portarono in Grecia la scrittura ed il papiro verso il X secolo o il IX secolo a.C. La parola greca per papiro come materiale di scrittura biblion e libro biblos proviene dal porto fenicio di Biblo, da dove si esportava il papiro verso la Grecia. Dal greco deriva anche la parola tomo τόμος, che in origine significava una fetta o un pezzo, e gradualmente cominciò a indicare "un rotolo di papiro". Tomus fu usato dai latini con lo stesso significato di volumen vedi sotto anche la spiegazione di Isidoro di Siviglia.

Che fossero fatti di papiro, pergamena o carta, i rotoli furono la forma libraria dominante della cultura ellenistica, romana, cinese ed ebraica. Il formato di codex si stabilì nel mondo romano nella tarda antichità, ma il rotolo persistette molto più a lungo in Asia.

                                     

2.4. Storia del libro Codex

Nel V secolo, Isidoro di Siviglia spiegò lallora corrente relazione tra codex, libro e rotolo nella sua opera Etymologiae VI.13: "Un codex è composto da molti libri; un libro è composto da uno scrollo. Viene chiamato codex per metafora di un tronco codex dalbero o di vite, come se fosse un ceppo di legno, poiché contiene una moltitudine di libri, come se fossero rami." Luso moderno differisce da questa spiegazione.

Un codice in uso moderno è il primo deposito di informazioni che la gente riconosce come "libro": fogli di dimensioni uniformi legati in qualche modo lungo uno dei bordi, e in genere tenuti tra due copertine realizzate in un materiale più robusto. La prima menzione scritta del codice come forma di libro è fatta da Marziale vedi sotto, nel suo Apophoreta CLXXXIV alla fine del suo secolo, dove ne loda la compattezza. Tuttavia, il codice non si guadagnò mai molta popolarità nel mondo pagano ellenistico, e soltanto allinterno della comunità cristiana ottenne grande diffusione. Questo cambiamento avvenne comunque molto gradualmente nel corso dei secoli III e IV, le ragioni per ladozione del modello di codice sono molteplici: il formato è più economico, in quanto entrambi i lati del materiale di scrittura possono essere utilizzati, ed è portatile, ricercabile, e facile da nascondere. Gli autori cristiani potrebbero anche aver voluto distinguere i loro scritti dai testi pagani scritti su rotoli.

La storia del libro continua a svilupparsi con la graduale transizione dal rotolo al codex, spostandosi dal Vicino Oriente del II-II millennio a.C. al primo periodo bizantino, durante il IV e V secolo d.C., quando la diffusione del cristianesimo e del monachesimo cambiò in maniera fondamentale il corso della storia libraria.

Fino al II secolo d.C., tutti i patrimoni scritti venivano conservati sotto forma di rotoli o scrolli, alcuni di pergamena, ma la maggioranza di papiro. Allarrivo del Medioevo, circa mezzo millennio dopo, i codici - di foggia e costruzione in tutto simili al libro moderno - rimpiazzarono il rotolo e furono composti principalmente di pergamena. Il rotolo continuò ad esser usato per documenti e simili, scritture della sorta che vengono ordinate in schedari o archivi, ma il codex ebbe supremazia nella letteratura, studi scientifici, manuali tecnici, e così via, scritture della sorta che vengono poste in biblioteche. Fu un cambiamento che influì profondamente su tutti coloro che avevano a che fare coi libri, dal lettore casuale al bibliotecario professionale.

I primi riferimenti ai codici si ritrovano su Marziale, in alcuni epigrammi, come quello del Libro XIII pubblicato nellanno 85/86 d.C.:

Anche nei suoi distici, Marziale continua a citare il codex: un anno prima del suddetto, una raccolta di distici viene pubblicata con lo scopo di accompagnare donativi. Ce nè una, che porta il titolo "Le Metamorphoses di Ovidio su Membranae e dice:

La parola membranae, letteralmente "pelli", è il nome che i romani diedero al codex di pergamena; il dono che i citati distici dovevano accompagnare era quasi sicuramente una copia dellopera completa di Marziale, quindici libri in forma di codice e non di rotolo, più comune in quellepoca. Altri suoi distici rivelano che tra i regali fatti da Marziale cerano copie di Virgilio, di Cicerone e Livio. Le parole di Marziale danno la distinta impressione che tali edizioni fossero qualcosa di recentemente introdotto.

Il codice si originò dalle tavolette di legno che gli antichi per secoli avevano usato per scrivere annotazioni. Quando cera bisogno di più spazio di quello offerto da una singola tavoletta, gli scribi ne aggiungevano altre, impilate una sopra allaltra e legate insieme con una corda che passava nei buchi precedentemente forati su uno dei margini: si otteneva così un "taccuino". Sono stati rinvenuti "taccuini" contenenti fino a dieci tavolette. Nel tempo, furono anche disponibili modelli di lusso fatti con tavolette di avorio invece che di legno. I romani chiamarono tali tavolette col nome di codex e solo molto più tardi questo termine acquisì il senso che attualmente gli diamo. Ad un certo punto i romani inventarono un taccuino più leggero e meno ingombrante, sostituendo legno o avorio con fogli di pergamena: ponevano due o più fogli insieme, li piegavano nel mezzo, li bucavano lungo la piega e ci passavano dentro una cordicella per tenerli ri legati. Il passo fu breve dallusare due o tre fogli come taccuino al legarne insieme una certa quantità per trascrivere testi estesi - in altre parole, creando un codex nel senso proprio che usiamo oggigiorno.



                                     

2.5. Storia del libro Egiziani e romani

Ai romani va il merito di aver compiuto questo passo essenziale, e devono averlo fatto alcuni decenni prima della fine del I secolo d.C., dato che da allora, come ci dimostrano i distici di Marziale, divennero disponibili a Roma le edizioni di autori comuni in formato codex, sebbene ancora una novità. Poiché Roma era il centro del commercio librario di libri in latino, si può certamente concludere che la produzione di tali edizioni si originasse da questa città. Il grande vantaggio che offrivano rispetto ai rolli era la capienza, vantaggio che sorgeva dal fatto che la facciata esterna del rotolo era lasciata in bianco, vuota. Il codice invece aveva scritte entrambe le facciate di ogni pagina, come in un libro moderno.

Così si meravigliava Marziale in uno dei suoi epigrammi: lEneide da sola avrebbe richiesto almeno quattro o più rotoli.

I codici di cui parlava erano fatti di pergamena; nei distici che accompagnavano il regalo di una copia di Omero, per esempio, Marziale la descrive come fatta di "cuoio con molte pieghe". Ma copie erano anche fatte di fogli di papiro. In Egitto, dove cresceva la pianta del papiro ed era centro della sua manifattura per materiale scrittorio, il codex di tale materiale era naturalmente più comune della pergamena: tra le migliaia di frammenti di scrittura greca e latina rinvenuti tra le sabbie egiziane, circa 550 sono di codici e appena più del 70% di questi sono fatti di papiro. Si presume inoltre che il codice papiraceo fosse maggiormente comune anche fuori dellEgitto. Quando i greci ed i romani disponevano solo del rotolo per scrivere libri, si preferiva usare il papiro piuttosto che la pergamena. È quindi logico credere che la stessa preferenza venisse usata per il codex quando questo divenne disponibile.

I ritrovamenti egiziani ci permettono di tracciare il graduale rimpiazzo del rotolo da parte del codice. Fece la sua comparsa in Egitto non molto dopo il tempo di Marziale, nel II secolo d.C., o forse anche prima, alla fine del I secolo. Il suo debutto fu modesto. A tuttoggi sono stati rinvenuti 1.330 frammenti di scritti letterari e scientifici greci, databili al primo e secondo secolo; sono tutti su rotolo, eccetto poco meno di venti, appena l1.5%, su codici. Nel terzo secolo la percentuale aumenta dall1.5% a circa il 17%; chiaramente il codex stava ottenendo successo. Verso il 300 d.C. la percentuale si alza fino al 50% - una parità col rotolo che si riflette in certe rappresentazioni che mostrano un uomo che tiene in mano un rotolo vicino ad un altro che tiene un codice. Entro il 400 d.C. arriva all80% e nel 500 a 90%. Il rotolo comunque aveva ancora parecchi secoli davanti a sé, ma solo per documenti; quello che la gente leggeva per piacere, edificazione o istruzione era praticamente tutto su codici.

                                     

2.6. Storia del libro Papiro e pergamena

I ritrovamenti egiziani gettano luce anche sulla transizione del codex dal papiro alla pergamena. In teoria, in Egitto, terra ricca di pianta di papiro, il codice papiraceo avrebbe dovuto regnar supremo, ma non fu così: il codice di pergamena appare in zona allo stesso tempo di quello di papiro, nel II secolo d.C. Sebbene gli undici codici della Bibbia datati in quel secolo fossero papiracei, esistono circa 18 codici dello stesso secolo con scritti pagani e quattro di questi sono in pergamena. Inoltre, alcune interessanti informazioni vengono fornite da una lettera dellepoca, rinvenuta in un villaggio egiziano - un figlio scrive al padre che

Deios, a quanto pare un libraio ambulante, voleva vendere una quantità di almeno quattordici codici di pergamena, che interessavano un residente del villaggio egiziano. Il codex tanto apprezzato da Marziale aveva quindi fatto molta strada da Roma.

Nel terzo secolo, quando tali codici divennero alquanto diffusi, quelli di pergamena iniziarono ad essere popolari. Il numero totale di codici sopravvissuti correntemente ammontano a più di cento; almeno 16 di questi sono di pergamena, quindi il 16%. Nel quarto secolo la percentuale si alza al 35% - di circa 160 codici, almeno 50 sono di pergamena - e rimane allo stesso livello nel V secolo. In breve, anche in Egitto, la fonte mondiale del papiro, il codice di pergamena occupava una notevole quota di mercato.

                                     

2.7. Storia del libro Era cristiana

I codici più antichi che sono sopravvissuti fuori dallEgitto risalgono al quarto e quinto secolo d.C. e sono pochi - diversi per la Bibbia, alcuni di Virgilio, uno di Omero e poco altro. Sono tutti di pergamena, edizioni eleganti, scritti in elaborata calligrafia su sottili fogli di pergamena. Per tali edizioni di lusso il papiro era certamente inadatto.

In almeno unarea, la giurisprudenza romana, il codex di pergamena veniva prodotto sia in edizioni economiche che in quelle di lusso. Titoli di compilazioni celebri, il Codice teodosiano promulgato nel 438, ed il Codice giustinianeo promulgato nel 529, indicano che gli imperatori li facevano scrivere su codici, sicuramente di pergamena dato che erano più duraturi e più capienti e inoltre di ottima qualità, dato che erano prodotti sotto legida dellimperatore. Dallaltro lato, basandoci sulle annotazioni di Libanio, intellettuale del IV secolo che nelle sue molteplici attività faceva anche linsegnante di legge, si apprende che i libri di testo dei suoi studenti erano codici di pergamena. Le ragioni erano buone: la pergamena poteva resistere a maltrattamenti vari, il codice poteva venir consultato velocemente per riferimenti giuridici, sentenze e giudizi, e così via. La pergamena usata doveva certo essere di bassa qualità, con pelli così spesse da far piegare le ginocchia agli allievi che le trasportavano. Il peso era però un altro fattore dimportanza, per le attività fuori di classe: servivano per le lotte tra studenti e i libri venivano usati al posto dei sassi.

                                     

2.8. Storia del libro Manoscritti

La caduta dellImpero romano nel V secolo d.C., vide il declino della cultura della Roma antica. Il papiro divenne difficile da reperire a causa della mancanza di contatti con lAntico Egitto e la pergamena, che per secoli era stata tenuta in secondo piano, divenne il materiale di scrittura principale.

I monasteri continuarono la tradizione scritturale latina dellImpero romano dOccidente. Cassiodoro, nel Monastero di Vivario fondato verso il 540, enfatizzò limportanza della copiatura dei testi. Successivamente, anche Benedetto da Norcia, nella sua Regula Monachorum completata verso la metà del VI secolo promosse la lettura. La Regola di San Benedetto Cap. XLVIII, che riserva certi momenti alla lettura, influenzò fortemente la cultura monastica del Medioevo ed è uno dei motivi per cui i chierici divennero i maggiori lettori di libri. La tradizione e lo stile dellImpero romano predominava ancora, ma gradualmente emerse la cultura del libro medievale. I monaci irlandesi introdussero la spaziatura tra le parole nel VII secolo. Essi adottarono questo sistema perché leggevano con difficoltà le parole latine. Linnovazione fu poi adottata anche nei Paesi neolatini come lItalia, anche se non divenne comune prima del XII secolo. Si ritiene che linserimento di spazi tra le parole abbia favorito il passaggio dalla lettura semi-vocalizzata a quella silenziosa.

Prima dellinvenzione e della diffusione del torchio tipografico, quasi tutti i libri venivano copiati a mano, il che li rendeva costosi e relativamente rari. I piccoli monasteri di solito possedevano al massimo qualche decina di libri, forse qualche centinaio quelli di medie dimensioni. In Età carolingia le più grandi collezioni raccoglievano circa 500 volumi; nel Basso Medioevo la biblioteca pontificia di Avignone e la biblioteca della Sorbona di Parigi possedevano circa 2.000 volumi.

Il processo della produzione di un libro era lungo e laborioso. Il supporto di scrittura più usato nellAlto Medioevo, la pergamena, o vellum pelle di vitello, doveva essere preparato, poi le pagine libere venivano pianificate e rigate con uno strumento appuntito o un piombo, dopo di che il testo era scritto dallo scriba, che di solito lasciava aree vuote a scopo illustrativo e rubricativo. Infine, il libro veniva rilegato dal rilegatore. Le copertine erano fatte di legno e ricoperte di cuoio. Poiché la pergamena secca tende ad assumere la forma che aveva prima della trasformazione, i libri erano dotati di fermagli o cinghie.

In questepoca si usavano differenti tipi di inchiostro, usualmente preparati con fuliggine e gomma, e più tardi anche con noce di galla e solfato ferroso. Ciò diede alla scrittura un colore nero brunastro, ma nero o marrone non erano gli unici colori utilizzati. Esistono testi scritti in rosso o addirittura in oro, e diversi colori venivano utilizzati per le miniature. A volte la pergamena era tutta di colore viola e il testo vi era scritto in oro o argento per esempio, il Codex Argenteus. Vedi illustrazione a margine

Per tutto lAlto Medioevo i libri furono copiati prevalentemente nei monasteri, uno alla volta. Con lapparire delle università, la cultura del manoscritto dellepoca portò ad un aumento della richiesta di libri e si sviluppò quindi un nuovo sistema per la loro copiatura. I libri furono divisi in fogli non legati pecia, che furono distribuiti a differenti copisti; di conseguenza la velocità di produzione libraria aumentò notevolmente. Il sistema venne gestito da corporazioni laiche di cartolai, che produssero sia materiale religioso che profano. Nelle prime biblioteche pubbliche i libri venivano spesso incatenati ad una libreria o scrivania per impedirne il furto. Questi libri furono chiamati libri catenati. Tale usanza perdurò fino al XVIII secolo. Vedi illustrazione a margine

Lebraismo ha mantenuto in vita larte dello scriba fino ad oggi. Secondo la tradizione ebraica, il rotolo della Torah posto nella sinagoga deve esser scritto a mano su pergamena e quindi un libro stampato non è permesso, sebbene la congregazione possa usare libri di preghiere stampati e copie della Bibbia ebraica possano esser utilizzate per studio fuori della sinagoga. Lo scriba ebraico sofer è altamente rispettato nellambito della comunità ebraica osservante.



                                     

2.9. Storia del libro Nel mondo islamico

Anche gli arabi produssero e rilegarono libri durante il periodo medievale islamico, sviluppando tecniche avanzate di calligrafia araba, miniatura e legatoria. Un certo numero di città del mondo islamico medievale furono sede di centri di produzione libraria e di mercati del libro. Marrakech, in Marocco, ebbe una strada denominata Kutubiyyin, o "venditori di libri", sulla quale nel XII secolo si affacciavano più di 100 librerie; la famosa Moschea Koutoubia è così chiamata a causa della sua posizione in quella strada.

Il mondo islamico medievale utilizzò anche un metodo di riproduzione di copie affidabili in grandi quantità noto come "lettura di controllo", in contrasto con il metodo tradizionale dello scriba che, da solo, produceva una copia unica di un manoscritto unico. Col metodo di controllo, solo "gli autori potevano autorizzare le copie, e questo veniva fatto in riunioni pubbliche, in cui il copista leggeva il testo ad alta voce in presenza dellautore, il quale poi la certificava come precisa". Con questo sistema di lettura controllata, "un autore poteva produrre una dozzina o più copie di una data lettura e, con due o più letture, più di cento copie di un singolo libro potevano essere facilmente prodotte."

                                     

2.10. Storia del libro Xilografia

In xilografia, unimmagine a bassorilievo di una pagina intera veniva intarsiata su tavolette di legno, inchiostrata e usata per stampare le copie di quella pagina. Questo metodo ebbe origine in Cina, durante la Dinastia Han prima del 220 a.C., per stampare su tessili e successivamente su carta, e fu largamente usato in tutta lAsia orientale. Il libro più antico stampato con questo sistema è il Sutra del Diamante 868 d.C.

Questo metodo chiamato "intaglio" quando lo si usa in arte arrivò in Europa agli inizi del XIV secolo fu adoperato per produrre libri, carte da gioco e illustrazioni religiose. Creare un libro intero era però un compito lungo e difficile, che richiedeva una tavoletta intagliata a mano per ogni pagina, le tavolette spesso si crepavano se tenute oltre un certo tempo. I monaci o altri che le scrivevano, venivano pagati profumatamente.

                                     

2.11. Storia del libro Caratteri mobili e incunaboli

Linventore cinese Bi Sheng realizzò caratteri mobili di terracotta verso il 1045, ma non esistono esempi sopravvissuti della sua stampa. Intorno al 1450, in quello che viene comunemente considerata come uninvenzione indipendente, il tedesco Johannes Gutenberg inventò i caratteri mobili in Europa, insieme allo stampo per la fusione in metallo dei caratteri per ciascuna delle lettere dellalfabeto latino. Questa invenzione gradualmente rese i libri meno laboriosi e meno costosi da produrre e più ampiamente disponibili. La stampa è una delle prime e più importanti forme di produzione in serie.

I primi libri stampati, i singoli fogli le immagini che furono creati prima del 1501 in Europa, sono noti come incunaboli.

                                     

2.12. Storia del libro Età moderna e contemporanea

Le macchine da stampa a vapore diventarono popolari nel XIX secolo. Queste macchine potevano stampare 1.100 fogli lora, ma i tipografi erano in grado di impostare solo 2.000 lettere lora.

Le macchine tipografiche monotipo e linotipo furono introdotte verso la fine del XIX secolo. Potevano impostare più di 6.000 lettere lora e una riga completa di caratteri in maniera immediata.

I secoli successivi al XV videro quindi un graduale sviluppo e miglioramento sia della stampa, sia delle condizioni di libertà di stampa, con un relativo rilassamento progressivo delle legislazioni restrittive di censura. A metà del XX secolo, la produzione libraria europea era salita a oltre 200.000 titoli allanno.

Nella seconda metà del XX secolo la tecnologia informatica ha reso possibile con la diffusione di libri in formato elettronico, poi chiamati eBook o e-book da electronic book,una rivoluzione in quanto come ha evidenziato il bibliofilo Nick Carr dalle caratterestiche della carta stampata ovvero: fissità della pagina, fissità delledizione,fissità delloggetto,fissità della realizzazione, si passa alla: fluidità della pagina, fluidità delledizione, fluidità del contenitore, fluidità della crescita. Nel 1971 nasce il Progetto Gutenberg, lanciato da Michael S. Hart, la prima biblioteca di versioni elettroniche liberamente riproducibili di libri stampati. Luso degli eBook al posto dei libri stampati si è tuttavia diffuso solo allinizio del XXI secolo.

                                     

3. Formati dei libri

I libri a stampa sono prodotti stampando ciascuna imposizione tipografica su un foglio di carta. Le dimensioni del foglio hanno subìto variazioni nel tempo, in base alle capacità delle presse dei torchi. Il foglio stampato viene poi opportunamente piegato per ottenere un fascicolo o segnatura di più pagine progressive. Le varie segnature vengono rilegate per ottenere il volume. Lapertura delle pagine, specialmente nelle edizioni in brossura, era di solito lasciata al lettore fino agli anni sessanta del XX secolo, mentre ora le segnature vengono rifilate direttamente dalla tipografia.

Nei libri antichi il formato dipende dal numero di piegature che il foglio subisce e, quindi, dal numero di carte e pagine stampate sul foglio.

Nei libri moderni il formato è dato dallaltezza in centimetri, misurata al frontespizio, entro un minimo e un massimo convenzionalmente stabilito.

                                     

3.1. Formati dei libri Libro tascabile

Il termine "tascabile" riferito al libro rappresenta un concetto commerciale e identifica libri economici stampati in sedicesimo, la cui diffusione, a partire dallultimo Ottocento ma soprattutto nella seconda metà del XX secolo, ha permesso un notevole calo dei prezzi. Sostanzialmente - sia per il formato, sia per leconomicità - esso trova precedenti nella storia del libro anteriore alla stampa, già a partire dallantichità.

                                     

4. Parti di un libro

In ordine alfabetico:

Prima di copertina

La "prima di copertina" o "copertina anteriore" o "piatto superiore" è la prima faccia della copertina di un libro. Di norma, riporta le indicazioni di titolo e autore.

Occhiello

L"occhiello" o occhietto è una pagina con un titolo spesso della serie o collana che precede il frontespizio. Nei libri suddivisi in più parti, si possono avere occhietti intermedi.

                                     

4.1. Parti di un libro Carte di guardia

Le "carte di guardia", o risguardi, o sguardie, sono le carte di apertura e chiusura del libro vero e proprio, che collegano materialmente il corpo del libro alla coperta o legatura. Non facendo parte delle segnature, non sono mai contati come pagine.

La loro utilità pratica è evidente in libri cartonati, o rilegati in tela, pelle o pergamena, dove aiutano a tenere unita la coperta rigida al blocco del libro. Nel libro antico le sguardie, poste a protezione delle prime pagine stampate o manoscritte del testo, contribuiscono a tenerlo insieme alla copertina con spaghi o fettucce passanti nelle cuciture al dorso; nel libro moderno è invece la garza che unisce i fascicoli alla copertina. Si chiama "controguardia" la carta che viene incollata su ciascun "contropiatto" la parte interna del "piatto" della coperta, permettendone il definitivo ancoraggio.

Le sguardie sono solitamente di carta diversa da quella dellinterno del volume e possono essere bianche, colorate o decorate con motivi di fantasia nei libri antichi erano marmorizzate. Nei libri antichi di lusso, possono essere in numero variabile, da due a quattro raramente di più, sia allinizio sia alla fine.

Nei libri in brossura e negli opuscoli i risguardi solitamente mancano, ma è spesso presente una singola carta di guardia in principio e in fine.

                                     

4.2. Parti di un libro Colophon

Il colophon o colofone, che chiude il volume, riporta le informazioni essenziali sullo stampatore e sul luogo e la data di stampa. In origine nei manoscritti era costituito dalla firma o subscriptio del copista o dello scriba, e riportava data, luogo e autore del testo; in seguito fu la formula conclusiva dei libri stampati nel XV e XVI secolo, che conteneva, talvolta in inchiostro rosso, il nome dello stampatore, luogo e data di stampa e linsegna delleditore. Sopravvive ancor oggi, soprattutto con la dicitura Finito di stampare.

                                     

4.3. Parti di un libro Coperta o copertina

Di norma i fascicoli che costituiscono il libro vengono tenuti insieme da un involucro detto appunto "coperta" o "copertina", è la parte più esterna del libro spesso rigida e illustrata. La più antica copertina illustrata oggi conosciuta ricoprì le Consequentiae di Strodus, libretto stampato a Venezia da Bernardo da Lovere nel 1484. Usata raramente fino a tutto il Settecento quando solitamente leditore vendeva i libri slegati o applicava una semplice copertina di protezione, che veniva poi gettata dal legatore divenne molto popolare a partire dai primi anni dellOttocento, forse su impulso degli stampatori Brasseur di Parigi.

Nel libro antico poteva essere rivestita di svariati materiali: pergamena, cuoio, tela, carta e costituita in legno o cartone. Poteva essere decorata con impressioni a secco o dorature. Ciascuno dei due cartoni che costituiscono la copertina viene chiamato piatto. I piatti hanno dimensioni leggermente più ampie rispetto al corpo del volume. La parte che sporge oltre il margine dei fogli è chiamata unghiatura, o unghia o cassa. Essa è anche realizzata nelle segnature fogli piegati per facilitare la raccolta o lassemblaggio di un opuscolo.

Nel libro moderno la coperta è costituita dai due piatti e da un "dorso", per le cosiddette copertine rigide "legature a cartella" o "Bradel" o "cartonato", oppure da un cartoncino più o meno spesso che, opportunamente piegato lungo la linea del dorso, abbraccia il blocco delle carte. In questultimo caso si parla di brossura e lunghiatura è assente.

Nata con funzioni prettamente pratiche quali la protezione del blocco delle carte e il permetterne la consultabilità, la coperta assume nel tempo funzioni e significati diversi, non ultimo quello estetico e rappresentativo. Nel XIX secolo la coperta acquista una prevalente funzione promozionale. Con la meccanizzazione e la diffusione dellindustria tipografica vengono introdotti altri tipi di legature e coperte, più economiche e adatte alle lavorazioni automatiche.

Il cartonato si diffonde nel XIX secolo, preferito per economicità, robustezza e resa del colore. Ha caratterizzato a lungo leditoria per linfanzia e oggi, ricoperto da una "sovraccoperta", costituisce il tratto caratteristico delle edizioni maggiori. Modernamente la brossura è un sistema di legatura in cui i fascicoli o segnature vengono fresate dal lato del dorso e i fogli sciolti vengono incollati a una striscia di tela o plastica sempre al dorso cosiddetta "brossura fresata".

                                     

4.4. Parti di un libro Prima di copertina

La "prima di copertina" o "copertina anteriore" o "piatto superiore" è la prima faccia della copertina di un libro. Di norma, riporta le indicazioni di titolo e autore.

                                     

4.5. Parti di un libro Quarta di copertina

La "quarta di copertina" o "copertina posteriore" o "piatto inferiore" è lultima faccia della copertina, usata oggi a scopo promozionale. Solitamente riporta notizie sullopera e sullautore, nonché il codice ISBN e il prezzo del volume se non è indicato nel risvolto di copertina.

                                     

4.6. Parti di un libro Sovracopertina o sopracopertina

I libri con copertina cartonata in genere sono rivestiti da una "sovraccoperta". Ha di solito la funzione di reclamizzare il libro, per cui riporta i dati essenziali dellopera ed è sempre a colori ed illustrata. La sovracopertina è stampata, nella maggior parte dei casi, solo sullesterno.

                                     

4.7. Parti di un libro Taglio

I tre margini esterni del libro, cioè la superficie presentata dai fogli in un volume chiuso, si chiamano "tagli". Essi sono detti: "superiore" o di "testa"; il taglio esterno è detto "davanti" o "concavo"; il taglio inferiore è detto "piede". Dal punto di vista industriale, il taglio di testa è, con la cucitura, il lato più importante di un libro in quanto determina il registro frontale della macchina da stampa. I tagli possono essere al naturale, decorati o colorati in vario modo. In questi ultimi casi, si parla di "taglio colore", nel passato usati per distinguere i libri religiosi o di valore dalla restante produzione editoriale, utilizzando una spugna imbevuta di inchiostri allanilina anni 70-80 del XX secolo. Dalla fine degli anni novanta vengono svolti in labbratura con colori a base dacqua.

                                     

4.8. Parti di un libro Dorso

Il "dorso" o "costa" o "costola" del libro è la parte della copertina che copre e protegge le pieghe dei fascicoli, visibile quando il volume è posto di taglio ad esempio su una scaffalatura. Riporta solitamente titolo, autore, e editore del libro.

                                     

4.9. Parti di un libro Ex libris

L" ex libris è un foglietto che veniva e talvolta viene ancora incollato allinterno della copertina di un libro per indicarne, con uno stemma araldico o unimmagine simbolica, il proprietario. Sovente riporta un motto.

                                     

4.10. Parti di un libro Fascetta

Nel libro moderno, la "fascetta" è la striscia di carta, applicata trasversalmente alla copertina del libro, utilizzata per riportare slogan pubblicitari destinati a sottolineare il successo del libro. Assente nel libro antico.

                                     

4.11. Parti di un libro Frontespizio

Il "frontespizio" è la pagina pari, di solito la prima o la terza di un libro, che presenta le informazioni più complete sul libro stesso.

I primi incunaboli e manoscritti non avevano il frontespizio, ma si aprivano con una carta bianca con funzione protettiva. Introdotto alla fine del Quattrocento, il frontespizio aveva la forma di un occhiello o di un incipit, quindi si arricchì di elementi decorativi come cornici xilografiche. Nel XVII secolo cede la parte decorativa allantiporta e vi compaiono le indicazioni di carattere pubblicitario riferite alleditore, un tempo riservate al colophon. In epoca moderna, le illustrazioni e parte delle informazioni si sono trasferite sulla copertina o sulla sovraccoperta e altre informazioni nel verso del frontespizio.

                                     

4.12. Parti di un libro Nervi

Nel libro antico i "nervi" sono i supporti di cucitura dei fascicoli generalmente in corda, cuoio, pelle allumata o, più recentemente, fettuccia. I nervi possono essere lasciati a vista e messi in evidenza attraverso la "staffilatura", oppure nascosti in modo da ottenere un dorso liscio. Nel libro moderno i nervi sono di norma finti, apposti per imitare lestetica del libro antico e conferire importanza al libro.

                                     

4.13. Parti di un libro Occhiello

L"occhiello" o occhietto è una pagina con un titolo spesso della serie o collana che precede il frontespizio. Nei libri suddivisi in più parti, si possono avere occhietti intermedi.

                                     

4.14. Parti di un libro Tavole

Un libro spesso è arricchito di figure. Se esse fanno parte integrante del testo sono chiamate illustrazioni. Se invece sono fuori testo, cioè vengono stampate a parte e sono unite al libro in un secondo tempo, vengono chiamate tavole. Esse hanno una numerazione di pagina distinta da quella del testo; vengono impresse su una carta speciale, quasi sempre una carta patinata.

                                     

5. Valore del libro

Il valore di un libro non è dato dal solo costo di produzione, c’è innanzitutto da considerare che il libro è un’opera dell’ingegno. In quanto bene creativo, il libro riflette un valore identitario di natura sociale e collettiva, segnando una collettività; si può perciò considerare un prodotto simbolico.

  • Il valore di status può riguardare sia l’autore che il lettore dell’opera, aver letto o non aver letto un determinato libro può contribuire a creare una certa reputazione.
  • Il valore identitario permette al lettore di immedesimarsi e sentirsi parte della storia fino a riconoscersi nellopera stessa.
  • Il valore economico che è dato dal prezzo a cui viene venduto sul mercato e cioè dalla attribuzione di utilità, importanza, valore da parte degli individui o mercati.
  • Il valore culturale di cui il libro si fa carico permette che la cultura assuma diversi punti di vista.
  • Il valore relazionale è il legame che il libro è in grado di creare tra editore, autore e lettore ma anche tra titoli di una stessa collana.