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ⓘ Aliminusa si trova a 450 m s.l.m., nella valle del Torto, sul versante nord del monte Roccelito o Soprana 1127 m s.l.m., sulla sinistra idrografica nel versante ..




Aliminusa
                                     

ⓘ Aliminusa

Aliminusa si trova a 450 m s.l.m., nella valle del Torto, sul versante nord del monte Roccelito o Soprana 1127 m s.l.m., sulla sinistra idrografica nel versante opposto si erge il monte San Calogero, già Euracus.

Dal punto di vista idrografico tutta larea comunale ha una bassa permeabilità ed è dominata da molti impluvi a carattere torrentizio e a regime prettamente pluviale; tutte le linee di regimazione superficiale defluiscono naturalmente e per gravità nel fosso Tre Valloni e nel Vallone di Trabiata, che confluisce nel Torto.

                                     

1.1. Storia di Aliminusa Quattrocento

Del XV secolo è una carta, ora conservata nellarchivio degli Uffizi Fiorentini con il titolo di Terrae harminusae, in cui si parla del feudo, con il toponimo di Rachalminusa storpiato in harminusae, termine tuttora usato dai locali.

Dopo la morte di Nicolò, la tutrice delle figlie nonché sua vedova Elisabetta Chiaramonte permuta, per volere della corte reale, la contea di Sclafani con il centro di Giuliana. Sclafani, per questa via, perviene a Sancho Ruiz de Lihori de Lihori, che ne prende possesso il 16 giugno 1400. Per parecchio tempo, Sancho Ruiz de Lihori, che è figlio del governatore di Aragona, visconte di Gagliano, signore di Capizzi, Motta, Mistretta, Reitano e conte di Sclafani, ricopre le più alte cariche del regno di Sicilia.

Ma il dominio di Sancho Ruiz fu breve: già nei primi anni del Quattrocento il De Lihori cedette la sua Contea, per atto di permuta con quella di Sciortino, a Don Giacomo de Prades.

A sua volta Giacomo de Prades, con atto del 16 aprile 1406 approvato dal Re Martino con diploma dell11 agosto 1408, la vendette al prezzo di 1400 onze doro allambizioso barone di Caltavuturo Enrico Rubbes, cognome poi trasformato in Russo. Enrico Russo sposò Beatrice Arezzo, figlia del protonotaro del regno, ma la coppia non ebbe figli, ed Enrico ebbe soltanto un figlio adulterino che, secondo le prescrizioni legislative, non poté subentrargli né nel titolo né nei beni, nel suo testamento, redatto il 5 agosto 1421 presso il notaio palermitano Manfredi Muta, dispose che alla sua morte, la Contea di Sclafani sarebbe dovuta pervenire al nipote ex sorore Antonio figlio della sorella Beatrice Russo, sposa di Tommaso Spatafora conte di Capizzi, e che questi avrebbe dovuto assumere il cognome le armi gentilizie della famiglia materna.

Nel 1442 alla morte di Enrico Russo la Contea di Sclafani passò ad Antonio Spatafora Russo.

Nel 1457 la Baronia di Caltavuturo e la Contea di Sclafani passò al figlio Tommaso Russo, che ottenne il mero e misto imperio dalla corona.

Probabilmente Tommaso morì poco dopo, poiché notiamo che suo padre Antonio, nel proprio testamento, redatto in data 20 ottobre 1459 dal notaio polizzano Francesco Notarbartolo, designò erede nella contea di Sclafani e nella baronia di Caltavuturo la nipote Beatrice, figlia di Tommaso e di Giovannella Branciforte, di minore età, assegnandole come tutori la moglie Pina ed il magnifico Giovanni Branciforte, signore di Mazzarino.

Beatrice Russo sposò il Conte di Caltabellotta, Carlo de Luna e poi il fratello di questi Sigismondo de Luna.

A causa delle difficili condizioni finanziarie Sigismondo de Luna aliena con la condizione di riacquisto il feudo di Larminusa in territorio di Sclafani al fratello Pietro de Luna.

Pietro de Luna il 26 settembre 1481, nella persona del suo procuratore Michele La Farina, presenta il memoriale per linvestitura del nipote Gian Vincenzo.

                                     

1.2. Storia di Aliminusa Cinquecento

Nel Cinquecento, Il re Giovanni II, esiliò i Luna dal regno e confiscò tutti i loro beni per evitare altri scontri con i Perollo avuti nelle vicende del primo Caso di Sciacca.

Il 4 febbraio 1519 della Contea di Sclafani si investe Gian Vincenzo de Luna, figlio di Sigismondo e di Beatrice Spatafora Contessa di Sclafani. È in questo periodo che il casale, probabilmente sito sul cozzo de luna e la cubba, dallarabo qubba, "cupola", venne distrutto nella contesa con i Perollo, durante le vicende del secondo Caso di sciacca.

Gian Vincenzo de Luna vendette il feudo di Larminusa, con patto di riscatto a Giovan Bartolo La Farina signore di San Basile, e questi si investì del feudo l8 ottobre 1532.

Pietro de Luna, figlio di Sigismondo e Luisa Salviati e nipote di Lucrezia de Medici, si investe del feudo di Larminusa il 07 giugno 1550, avendolo ricomprato da Giovan Bartolo, e si investe della Contea di Sclafani il 6 febbraio 1549 e per la successione di Filippo II a Carlo V, se ne reinveste il 12 settembre 1557. Pietro de Luna ebbe due mogli: la prima era Isabel, figlia del Viceré Juan de Vega, dalla quale ebbe Bianca, Eleonora e Aloisia. La seconda era Ángela de La Cerda, figlia del Viceré Juan de la Cerda, da questa ebbe un solo figlio, Giovanni de Luna, che venne nominato suo erede universale.

Giovanni de Luna si investe della Contea il 26 settembre 1576, ma questi non ebbe alcun figlio. Il 13 novembre 1584 cedette le sue proprietà alla sorellastra Aloisia de Luna, sposa di Cesare Moncada.

Aloisia de Luna prende possesso, tramite il proprio procuratore Francesco de Ansaldo, di Scillato e del feudo di Regaleali e quella di altri feudi quali lo vosco di Cuchiara, lo vosco di Granza, lo vosco di Cardulino, lo vosco di Santa Maria, lo vosco di Larminusa de membris et pertinentia terre di Caltavuturo e Sclafani prestando giuramento di fedeltà il 30 settembre 1592.

Da notare che Granza e Santa Maria sono ricorrenti nella toponomastica dei Cavalieri templari e Larminusa è assai simile a Larménius.

                                     

1.3. Storia di Aliminusa Seicento

In Sicilia nel 1610 il governo concesse ai baroni la facoltà di fondare nuovi centri abitati non già nelle terre demaniali, bensì nei feudi in loro possesso. Nei Parlamenti ordinari del 12 luglio 1618 e del 21 luglio 1621, va segnalata la scelta di favorire lattività di colonizzazione interna mediante la concessione di licentiae populandi a quei vecchi e recenti signori che intendevano edificare nei loro feudi rurali nuovi centri abitati per la messa a coltura granaria di terreni incolti o a pascolo per favorire il riequilibrio tra produzione ed esportazione cerealicola.

La programmazione urbanistica del territorio agricolo siciliano trasse origine dall esplosione demografica, in Sicilia da 550.000 anime del censimento del 1505 si era passati 1.020.792 del censimento del 1583. Per continuare ad essere il granaio di sempre, non potendo o volendo introdurre nuovi sistemi produttivi come lirrigazione o la trasformazioni delle rotazioni agrarie tradizionali, bisognava mettere a coltura quanta più terra incolta possibile, per raddoppiare la produzione di grano.

Il barone che ne chiedeva lautorizzazione otteneva il privilegio di esercitare la signoria feudale sul nuovo centro fondato e di governare la popolazione vassalla con il "potere del mero e misto imperio alta e bassa giustizia". In più gli veniva concesso il "privilegio di entrare nel parlamento" con relativa acquisizione di un seggio nel Braccio baronale, anche se già ne faceva parte. Alla licenza di fondare nuovi comuni faceva seguito una qualifica più elevata della gerarchia nobiliare.

Nel 1620 lintera Contea, data la prematura scomparsa del figlio di Aloisia de Luna, Francesco Moncada, passò al nipote Antonio Moncada.

In questo periodo la Contea di Sclafani viene smembrata nei vari feudi e darà origine ai comuni di Aliminusa, Scillato, Sclafani, Valledolmo.

Nel 1625, il feudo di Larminusa venne acquistato da Don Gregorio Bruno, regio secreto di Termini. Don Gregorio Bruno, il 30 giugno 1634, dietro il pagamento di 200 once alla tesoreria Regia generale di Sicilia, ottenne la licentia populandi per edificare e popolare un nuovo centro abitato che chiamò "SantAnna" in un territorio segnato da una buona rete trazzerale da masserie abbeveratoi e mulini, e lanno successivo il borgo contava 343 abitanti.

In questo periodo fu costruito in una nuova zona, nascosto dai colli circostanti, un Baglio dallarabo: "edificio con cortile" per meglio difendersi da eventuali incursioni.

In data 23 aprile 1652, per atto del notaro Pietro Cardona di Palermo, il figlio di Gregorio Bruno, Giuseppe, vendette sia il feudo di Alminusa che il borgo già creato che il baglio feudale al giureconsulto Mario Cutelli, Conte di Villa Rosata.

Mario Cutelli nel suo testamento redatto il 28 agosto 1654 innanzi al notaio Giovanni Antonio Chiarella di Palermo, riferendosi ad Aliminusa così disponeva:

Cutelli disponeva anche che ove ed in qualunque tempo fosse mancata la linea maschile alla sua discendenza, una parte del suo patrimonio dovesse passare alla fondazione di un "collegio dhuomini nobili" in Catania.

Giuseppe Cutelli e Cicala, barone di Valle dulmo, nacque a Catania il 23 ottobre 1625, e ottenne nel 1650 la licentia populandi per Valle dellUlmo. Sposò la Duchessa Anna Summaniata, e in seconde nozze Donna Maria Abatellis. Morì a Palermo il 24 novembre 1673 e venne tumulato nella chiesa di San Francesco di Paola fuori Porta Carini, a Palermo.

Antonino Mario Cutelli e Abbatellis nacque il 10 aprile 1661, prese linvestitura della Baronia di Castelnormanno, di Aliminusa, di Cifiliana e di Villarosata nellottobre del 1674. e sposò una nobildonna di casa Marchese. Rigido nellesercizio della giurisdizione feudale e nella riscossione dei tributi, aveva fama di barone dispotico nei vassallaggi feudali di quei contorni. Il 15 febbraio del 1692 fu costretto a fare donazione della baronia alla propria madre, Maria Abatellis contessa di Villarosata. In seguito conobbe la nobile Maria Ventimiglia dei conti di Prades, della quale si invaghì e con la quale convisse ed ebbe un figlio: Giuseppe Giovanni Cutelli.



                                     

1.4. Storia di Aliminusa Settecento

Antonino Mario Cutelli morì assassinato, a Valledolmo, da un suo vassallo di nome Pietro Corvo, il 5 agosto 1711 durante il tentativo di abuso di un jus primae noctis. Alla morte di Maria Abatellis, le succede, la figlia Cristina Cutelli e Abbatellis sorella di Antonino: con atto del 20 luglio 1712, veniva escluso dalleredità il figlio naturale dellAntonino, lavvocato Giovanni, ma la lotta tra i due si accese a suon di scontri violenti culminati in tribunale. Alla fine ebbe partita vinta il figlio naturale Giovanni che "in virtù della sentenza del Tribunale della Gran Corte di Palermo, in data 2 agosto 1726, confermata il 3 luglio 1734 dal Tribunale del Concistoro, sinvestì dei feudi di Cifiliana e Mezzamandranuova".

Nel 1747 con la morte dellultimo Cutelli, Giovanni, ricordato come uomo colto, di senno e generoso, la dinastia si estinse. Il ramo femminile pose molte difficoltà alla cessione dei beni di famiglia, ma alla fine risolse il problema il Vescovo Mons. Galletti, in quanto fido commissario della volontà del Cutelli, che il 24 gennaio 1750 diede in enfiteusi il Feudo di Aliminusa al principe Ignazio Vincenzo Paternò, Principe di Biscari, e reperì così le risorse da destinare alla costruzione del Collegio Cutelli di Catania.

Il 5 novembre 1766 Ignazio Paternò cedette Aliminusa, a Gerolamo Recupero e Bonaccorsi, naturalista professore di storia naturale alluniversità di Catania, il 31 Gennaio 1768 si investì del feudo il nipote ex figlio Alessandro Recupero e Zappalà, numismatico archeologo, barone di Alminusa. e a seguito di un delitto, la baronia e terra di Aliminusa per volere dellavo passarono al fratello Giuseppe Recupero e Zappalà.

Quindi, Giuseppe Recupero e Zappalà, dottore in leggi, ebbe il 15 settembre 1774 investitura di detta baronia, e cedette in data 9 agosto 1796 il feudo ad Emmanuele Milone. Il 06 Gennaio 1813 gli successe il figlio Angelo Milone, nato da Rosalia Assenzio.

                                     

1.5. Storia di Aliminusa Latifondo e divario socio economico

Il Viceré di Sicilia Domenico Caracciolo così scriveva su latifondisti e contadini: I "proprietari e gli affittatori de’ terreni mercantano sopra il loro travaglio e sopra il soccorso che loro danno ne’ tempi in cui cessa il lavoro" "Sicché han già ridotto quello, che un guadagna in tutto l’anno, alla sola sussistenza". "nella Sicilia son molti ricchissimi proprietari, che in riguardo alla sua grandezza sono sproporzionati e mostruosi"

Unanalisi quantitativa della ripartizione del suolo agricolo in Sicilia fu compiuta dall’ufficiale borbonico Carlo Afan de Rivera. Egli scriveva che gli 8/10 dei terreni siciliani erano latifondi e che in più 1/10 della terra rimanente, per quanto ripartita in appezzamenti relativamente piccoli, era posseduta dai medesimi latifondisti.

"Ivi più che in qualunque altra contrada dell’Europa fan contrasto le immense fortune di una ristretta casta privilegiata, e la miseria estrema della numerosa classe del popolo, che nulla possedendo per lo più manca di mezzi per guadagnar la vita coi suoi sudori. Egli è conosciuto che del suolo della Sicilia i quattro quinti sono ripartiti in latifondi e feudi nobili, che appartengono ai baroni o alla chiesa: che del quinto rimanente la metà almeno è in potere dei medesimi gran proprietarj, e che appena l’altra metà ossia la decima parte del suolo e divisa in piccoli poderi. Quindi risulta che nove decimi della superficie del terreno sono destinati a sostenere il lusso di poche centinaja di famiglie: che una decima parte solamente forma la proprietà di poche migliaja di persone; e che la massa della nazione non possiede nulla."

                                     

1.6. Storia di Aliminusa Simboli

Il Comune si fregia dello stemma e del gonfalone concesso con D.P.R. 25 settembre 1989.

                                     

1.7. Storia di Aliminusa Stemma

Interzato in palo:

Nel primo, interzato in fascia:

A) doro, a cinque gigli dazzurro, due, due, uno;

B) di rosso, allo scudo dargento, caricato di cinque scudetti dazzurro, uno, tre, uno, e accompagnato sui fianchi da quattro torri doro, due e due, poste in palo;

C) doro, a tre gigli dazzurro, due, uno.

Nel secondo, interzato in fascia:

A) partito, nel primo, dargento, al leone di rosso, rivoltato; nel secondo, inquartato in decusse, nel I e nel IV, doro, a quattro pali di rosso, nel II e nel III, dargento, allaquila coronata di nero;

B) fasciato di quattro pezzi, di rosso e dargento, caricato dallo scudo dazzurro, ai tre gigli doro, due, uno;

C) dazzurro, ai sei gigli doro, tre, e tre, ordinati in fascia.

Nel terzo, doro, a sei palle, poste in orlatura, una, due, due, una, la prima, più grande, di azzurro, le altre di rosso.

Ornamenti esteriori da Comune.



                                     

1.8. Storia di Aliminusa Gonfalone

Drappo partito di azzurro e di bianco, riccamente ornato di ricami dargento e caricato dello stemma sopra descritto con la iscrizione centrata in argento, recante la denominazione del Comune.

Le parti di metallo ed i cordoni saranno argentati.

Lasta verticale sarà ricoperta di velluto dei colori del drappo con bullette argentate poste a spirale.

Nella freccia sarà rappresentato lo stemma del Comune e sul gambo inciso il nome.

Cravatta con nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati dargento.

                                     

2. Toponimo

  • Rahal Minusa

il prefisso Rahal in arabo significa casale o villaggio.

  • Rachalminusa

Il riferimento al toponimo è documentato nel testamento di Matteo Sclafani del 1333 in cui dice di aver comprato il feudo e il casale di Rachalminusa dal figlio di Gualtiero Fisaula, Giovanni.

  • Terrae Harminusae

Del XV secolo è una carta, ora conservata nellarchivio degli Uffizi Fiorentini con il titolo di Terrae harminusae

  • Larminusa

A causa delle difficili condizioni finanziarie Sigismondo de Luna aliena con la condizione di riacquisto il feudo di Larminusa in territorio di Sclafani al fratello Pietro de Luna.

Aloisia de Luna prende possesso, tramite il proprio procuratore Francesco de Ansaldo, di Scillato e del feudo di Regaleali e quella di altri feudi quali lo vosco di Cuchiara, lo vosco di Granza, lo vosco di Cardulino, lo vosco di Santa Maria, lo vosco di Larminusa de membris et pertinentia terre, di Caltavuturo e Sclafani

  • Alminusa

Mario Cutelli nel suo testamento redatto il 28 agosto 1654 innanzi al notaio Giovanni Antonio Chiarella di Palermo, così disponeva:

  • Arminusa

questo termine viene riportato nellOttocento in molti scritti.

  • Aliminusa

il termine arminusa viene poi italianizzato in Aliminusa, facendo nascere molte speculazioni sul significato del nome soprattutto per liniziale Alì.

                                     

2.1. Toponimo Toponomastica dei luoghi

  • Cozzo de Luna, è un colle a nord di Aliminusa, che prende il nome dalla famiglia de Luna i cui componenti furono Conti di Sclafani e signori di Larminusa.
  • Torto, il toponimo arabo del corso dacqua, Wâdî abî Ruqqâd,trasmessoci da Idrisi metà XII secolo, significa" fiume dormiglione”, il nome, deriva dallo scorrere dellacqua, che incide sornione il greto. Lattuale toponimo, Torto, già in Fazello XVI secolo, deriva dalla conformazione tortuosa dellalveo che muta corso e genera anse fossili.
  • Cardulinu, è un bosco il cui nome oggi viene erroneamente italianizzato in cardellino, ma in siciliano cardellino si dice cardiddu, il suo significato è da ricercare probabilmente nel nome dialettale del fungo Pleurotus eryngii var. Ferulae, volgarmente conosciuto come fungo di ferla o di panicaut.
  • Granza e Santa Maria sono ricorrenti nella toponomastica dei Cavalieri templari e Larminusa è assai simile a Larménius.
  • Soprana, Granza soprana anticamente indicava la parte superiore del feudo di Granza.
  • Cubba, dallarabo qubba, "cupola" è il nome di unantica costruzione oggi in rovina, e da questa prende il nome la contrada in cui sorge.
  • Costa Addaniu è una contrada a est di Aliminusa, fra i confini di Cerda e Sclafani, il nome deriva dal fatto che questo territorio era endemicamente popolato dal daino (addaniu è un termine siciliano che indica il daino
  • Vuscigghiaru Il toponimo deriva da vuscigghiu termine siciliano che indica la roverella.
  • Trabiata, Letimologia del termine ci conduce alla parola araba, tarbî ah, che significa quadrata, quadrangolare. Uninteressante indicazione, è stata fornita dalle fotografie aeree, su cui è visibile unampia traccia quadrata, che indica il baglio "casa Trabiata".
  • Ramusa, è una contrada che richiama allantico nome rahalminusa.
  • Passu Gulisanu, è una contrada che indica lantico passo per la Contea di Golisano, fino al 1430 lattuale territorio comunale di cerda faceva parte della contea di Golisano.


                                     

3. Monumenti e luoghi dinteresse

  • Adiacente al baglio sorge la chiesa dedicata a SantAnna, originariamente cappella del baglio, aperta al culto nel 1809.
  • Nel territorio comunale ricade la Riserva naturale orientata Bosco di Favara e Bosco Granza.
  • Il Baglio di Aliminusa, dallarabo edificio che contiene il cortile è orientato verso nord-est, ha pianta rettangolare con corte interna divisa dal palazzo signorile culminante in due torrette e terrazza. Le parti laterali servivano per labitazione della servitù, per i granai le scuderie. Nella parte posteriore vi è un giardino con un pozzo di acqua potabile e la erranteria ossia un carcere per gli animali quadrupedi erranti, che pascolavano abusivamente, gli animali venivano rilasciati a seguito di un pagamento al feudatario.
                                     

4.1. Società I Virginieddi

Il 19 marzo è la celebrazione di san Giuseppe; in tale giorno alcune famiglie, come ex voto, preparano una tavola imbandita di cibi non di carne, che vengono poi offerti durante il pranzo di san Giuseppe ai cosiddetti Virgineddi, fanciulli che tradizione vuole siano in numero dispari e originariamente anche poveri, che durante il pranzo ringraziano il santo e il padrone di casa con i tradizionali "Viva u Patriarca San Giuseppe", "Viva u Patruni da casa". Per il pranzo, aperto a tutti, viene preparata la "ghiuotta", una pietanza a base di verdure in agrodolce; la pasta con i finocchietti selvatici, la pasta con le sarde e la mollica, le tagliatelle con lenticchie, il baccalà fritto, fritture di cavolfiori e cardi in pastella. Per quanto riguarda i dolci, le sfinci duova e la pignolata al miele.

                                     

4.2. Società I Fiesti e la fiera di San Calogero

La Festa di San Calogero pur non essendo il santo il patrono, da sempre è la più importante della comunità e da secoli si festeggia il 24 agosto, alla conclusione della raccolta delle messi come ringraziamento, in questo si potrebbe notare una somiglianza delle celebrazioni e dei riti pagani di Saturno protettore dellagricoltura.

La questua si effettua nelle domeniche precedenti la festa e i componenti del comitato dei festeggiamenti girano per le vie del paese, seguiti dal rullo dei tamburi, per raccogliere le offerte in denaro, fino a qualche decennio fa avveniva anche nelle aie e i contadini erano soliti donare per il Santo una certa quantità di grano.

I festeggiamenti in onore del Santo alternano celebrazioni e riti religiosi come la messa e la processione della statua del Santo, a manifestazioni prettamente laiche, come lalborata, sfilate della locale banda musicale, giochi di società, concerti canori, dagli spari dei mortaretti durante la processione e dei fuochi dartificio a fine serata.

Nella statua portata in processione San Calogero è raffigurato con abito da eremita e da abate basiliano, con in mano la bibbia e a lato la cerva che, diventato anziano, secondo la tradizione il Signore gli inviò per nutrirlo col suo latte.

La fiera di San Calogero, si svolge la mattina nelle terre comuni e fino a pochi decenni fa coinvolgeva lintero circondario e arrivavano contadini da tantissimi paesi anche di altre province, spesso partiti i giorni antecedenti la manifestazione, per essere presenti già allalba.

Oggetto di transazioni fra contadini, allevatori, commercianti e sensali erano: muli, asini, giumente, giovenche, capre e pecore. Il mercato degli attrezzi di lavoro contadino offriva: aratri, falci, zappe, scale, roncole, botti, sacchi, corde e tanti altri articoli.

La fiera era importante, per il mondo contadino di allora perché le contrattazioni che in essa si svolgevano spesso erano momento di investimento o di ricavo dellintera annata.

Negli anni settanta, al fine di ritrovare i tanti compaesani emigrati che ritornavano in estate, si decise di associare ai festeggiamenti di San Calogero quelli di santa Rosalia e della Madonna del Rosario, che fino ad allora si celebravano rispettivamente il 4 settembre e la prima domenica di ottobre, e celebrare tre giorni di festa consecutivi, il 22 s. Rosalia, 23 Madonna del Rosario e 24 agosto San Calogero.

Dal 2011, la parrocchia ha deciso di invertire i giorni dei festeggiamenti in onore di santa Rosalia e della Madonna del Rosario, cercando di far passare per principali, tra i tre, quelli della compatrona Madonna del Rosario, ignorando e confondendo le tradizioni della comunità.

                                     

4.3. Società "Le Vampe per la Madonna di Loreto"

Sono dei falò che i fedeli accendevano la sera del 7 settembre, vigilia della natività della Vergine, per devozione. I giorni precedenti, si incominciavano ad accatastare le fascine di legna nelle cantonate delle strade periferiche. La sera del sette settembre in più strade si accendevano i falò, le persone intorno al fuoco recitavano il santo Rosario e cantavano i canti tradizionali dedicati alla Madonna. Tra le diverse zone cera una sorta di competizione per chi aveva il falò più grande. Quando la fiamma stava per spegnersi iniziava tra i ragazzi la gara del salto dei tizzoni. Uno dopo laltro si sfidavano a chi faceva il salto più alto o più lungo, ora incitati, ora frenati dagli adulti, poi sulla brace si cucinava la salsiccia o nella cenere le patate.

                                     

4.4. Società "A Vicchiariedda"

Tradizione simile al "dolcetto o scherzetto" del capodanno celtico. La sera di San Silvestro gruppi di bambini, muniti di campanacci, travestiti e con un cesto, andavano bussando a tutte le porte chiedendo i dolcetti e recitando queste filastrocche:

                                     

5. Geografia antropica

Urbanistica

Limpianto urbano si struttura su assi ortagonali, dei quali la principale è via Roma, articolata su due livelli. Le lunghe schiere di abitazioni, orientate in direzione NO-SE, perpendicolarmente alle curve di livello per agevolare il deflusso delle acque, sono intersecate da tre assi trasversali, il primo asse è Corso generale Michele Grisanti, che segue il percorso della strada provinciale 7, il secondo via Roma e il terzo Corso generale Cascino; gli isolati si sviluppano secondo uno schema modulare basato sulla dimensione minima dellabitazione contadina. Unica eccezione alla semplicità del disegno urbano è il seicentesco Baglio baronale.

                                     

6. Economia

Leconomia del paese, è prevalentemente agricola.

Industria

Molti lavoratori trovavano impiego nella FIAT di Termini Imerese e nel suo indotto.

Servizi

Ad Aliminusa ha sede la casa di produzione cinematografica indipendente Arbash Film.

                                     

6.1. Economia Agricoltura

Le aziende agricole nel 2000 risultavano essere 84. Per quanto attiene alle principali colture, la superficie dedita alla coltivazione del frumento ammonta a 133.66 ettari, ad altri cereali 168.82, al foraggere 117.38, allolivo 57.09, alla vite 6.58, varia coltivazioni ortive 2.39.

La superficie di suolo adibita a uso seminativo ammonta a 304.30 ettari, a coltivazioni legnose agrarie 63.67, a prati permanenti e pascoli 125.20 e a boschi 53.1.

Le aziende bovine erano 12, per 126 capi, quelle ovicaprine 9 per 495 capi.

Il territorio del comune di Aliminusa rientra nella zona di produzione della D.O.P. di olio di oliva extravergine Val di Mazara.

Parte del territorio del comune di Aliminusa rientra nella zona di produzione vinicola della Doc Contea di Sclafani.

La Doc Contea di Sclafani è stata riconosciuta con DM 21.08.1996 pubblicato sulla GU n. 202 del 29.08.1996

Tipologie: Bianco, Rosso, Rosato, Ansonica, Catarratto, Chardonnay, Grecanico, Grillo, Pinot Bianco, Nerello Mascalese, Sauvignon, Cabernet Sauvignon, Merlot, Nero dAvola, Perricone, Pinot nero, Sangiovese, Syrah, Dolce, Dolce Vendemmia Tardiva, Novello.

Nel 1827, Giuseppe E. Ortolani, scriveva di Aliminusa: esporta lino e manna.

                                     

6.2. Economia Artigianato

Tra le attività artigianali ricordiamo

  • larte del merletto tra cui

Tombolo, Filet, Macramè, Chiacchierino, Uncinetto, Punto Rinascimento.

  • e larte del ricamo

Contato: Lo sfilato siciliano nelle varianti sfilato 400, sfilato 500, sfilato 700, sfilato 900, Norvegese, Punto antico, Reticello Antico, Croce, Mezza croce, Assisi, Punto scritto, Piatto.

Su disegno: Punto ad intaglio, Punto cordoncino a mano e macchina, Erba, Pieno, Catenella, Cappa, Broccatello, Nodini, Corallo, Filza, Margherita, Ombra, Palestrina, Raso, Vapore, Smerlo, Madera, Richelieu, Rinascimento, Occhiello e altri.

                                     

6.3. Economia Industria

Molti lavoratori trovavano impiego nella FIAT di Termini Imerese e nel suo indotto.

                                     

6.4. Economia Servizi

Ad Aliminusa ha sede la casa di produzione cinematografica indipendente Arbash Film.

                                     

7. Infrastrutture e trasporti

Acquedotti

Le Acque derivate dallinvaso Fanaco, vengono trattate nellimpianto di potabilizzazione di Cammarata e successivamente distribuite attraverso lacquedotto Montescuro Est dal fornitore allingrosso Siciliacque, gestore del servizio idrico integrato per il comune di Aliminusa è Amap s.p.a.

Strade

Ad Aliminusa si arriva solo dalla strada provinciale n°7 che collega la Strada statale 120 dellEtna e delle Madonie con la Strada statale 121 Catanese. Le uscite dellAutostrada A19 più vicine sono quelle di Buonfornello e dellagglomerato industriale di Termini Imerese.

Ferrovie

La stazione di Sciara-Aliminusa, oggi è declassata a posto di movimento, la stazione più vicina, collegata ad Aliminusa tramite servizi di autobus, è la Stazione di Termini Imerese.

Autobus

Gli autobus garantiscono i collegamenti con Montemaggiore Belsito, Cerda, Termini Imerese, Palermo, e Cefalù.

                                     
  • La stazione di Sciara - Aliminusa era una stazione ferroviaria, dal 2002 declassata a Posto di Movimento, posta sul tronco comune alle linee Agrigento - Palermo
  • Giuseppe Giovanni Battaglia Aliminusa 24 giugno 1951 Aliminusa 2 novembre 1995 è stato un poeta, drammaturgo e scrittore italiano. Ha scritto sia
  • cinematografica siciliana con sede ad Aliminusa in provincia di Palermo. È stata fondata nel 1989 ad Aliminusa nella città natale del suo fondatore: il
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  • circoscrizione Sicilia. È formato dal territorio di 36 comuni: Alimena, Aliminusa Altavilla Milicia, Bagheria, Blufi, Bompietro, Caccamo, Caltavuturo
  • Corleone, Prizzi e Villafrati I comuni compresi nel distretto sono: Alia, Aliminusa Altavilla Milicia, Altofonte, Bagheria, Balestrate, Baucina, Belmonte