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ⓘ Guerra di Gradisca. La guerra di Gradisca, così chiamata perché caratterizzata dallassedio alla fortezza di Gradisca, è anche conosciuta come guerra degli Uscoc ..




                                     

ⓘ Guerra di Gradisca

La guerra di Gradisca, così chiamata perché caratterizzata dallassedio alla fortezza di Gradisca, è anche conosciuta come guerra degli Uscocchi o guerra del Friuli. Il conflitto vide schierati nelle opposte fazioni la Repubblica di Venezia ed il ramo austriaco della famiglia Asburgo.

Si trattò di un conflitto locale, che trovò però tratti internazionali nella partecipazione di mercenari stranieri, in particolare gli olandesi guidati da Giovanni di Nassau, e nel debutto di Alberto di Wallenstein, celebre condottiero della Guerra dei trentanni, sotto le insegne asburgiche. Fu inoltre lultimo conflitto sul territorio italico cui presero parte attiva milizie veneziane, se si eccettua la partecipazione secondaria alla poco più tarda guerra di successione di Mantova e del Monferrato.

                                     

1. Antefatti e cause

Dopo la sconfitta patita nella guerra della Lega di Cambrai, i Veneziani perseguirono una politica meramente difensiva dello Stato di Terraferma. Vennero così costruite una serie di fortificazioni di concezione estremamente moderna per lepoca. Nellottobre del 1593 iniziarono i lavori della fortezza di Palma, ora nota come Palmanova, eretta a difesa del confine orientale. Ufficialmente il suo scopo era di contrastare le incursioni turche ma la sua funzione era chiaramente anti-imperiale e di contrapposizione alla fortezza di Gradisca, perduta allinizio del secolo.

La pace di Zsitvatorok del 1606 segnò un periodo di tregua tra lAustria e il Turco, i due maggiori avversari di Venezia. Il sultano Ahmed I, impegnato in conflitto con la Persia dei Safavidi, non aveva interesse immediato in una guerra con la Repubblica di San Marco, con la quale lImpero Ottomano rimase in pace dal 1573 al 1645.

Lostilità con gli Asburgo, sia il ramo austriaco che quello spagnolo, aveva diverse ragioni dessere:

  • commerciali: Venezia esercitava funzioni di polizia marittima sullAdriatico che intendeva come esclusive;
  • politiche: la Repubblica, circondata dai territori asburgici e perennemente minacciata, perseguiva una politica di amicizia con gli avversari degli Asburgo, comprese le potenze protestanti nordeuropee e i Grigioni;
  • ideologiche: Venezia sera adoperata nellottenere unestesa autonomia religiosa, come nella nomina dei vescovi, dava ospitalità a religiosi in odor di eresia ed ai marranos.

I rapporti con la Spagna, malgrado le attività ostili dei viceré locali come lOsuna, che però agli inizi del XVII agivano spesso a titolo personale, rimanevano comunque formalmente corretti, tanto che essa si prestò come mediatrice nel conflitto con il Papato la guerra dellInterdetto del 1606-7 e con lo stesso arciduca austriaco.

Agli inizi del Seicento la ragione principale di attrito tra gli Asburgo dAustria e Venezia consisteva nellattività piratesca degli Uscocchi, per quanto i commerci veneziani fossero danneggiati anche dai corsari barbareschi, che pur alleati dei Turchi non rispettavano la tregua, dai corsari che agivano sotto la protezione del viceré spagnolo di Napoli ed anche da corsari inglesi e olandesi.

Come denota la radice del loro nome, gli Uscocchi erano degli slavi cattolici fuggiti davanti allavanzata turca, che si erano stabiliti sulla costa adriatica agli inizi del Cinquecento. Ivi divennero parte del dispositivo asburgico di difesa della frontiera orientale. I territori dalmati sotto il dominio asburgico si trovarono così sovrappopolati rispetto alle loro ridotte capacità di sostentamento. Inoltre i successi uscocchi richiamarono banditi, galeotti in fuga ed avventurieri di diverse nazionalità, in modo che il loro numero, stimato a un migliaio di unità attorno alla fine del XVI secolo, aumentò grandemente. La perdita di Bihać nel 1592 aumentò il loro valore strategico. Dopo il 1606, la necessità di rispettare la tregua e di limitare i raid nei territori sotto il dominio turco portò ad un ulteriore aumento dellattività piratesca. Latteggiamento dellArciduca nei confronti di tali indisciplinati vassalli del resto rimaneva ambiguo. Negli anni precedenti la guerra, terminato il conflitto con i Turchi, divenne chiaro che gli Uscocchi erano considerati uno strumento per contrastare la signoria marittima veneziana, mai accettata dagli Asburgo, e per rinfocolare gli attriti tra ottomani e veneziani, cui il trattato di pace seguito alla guerra di Cipro aveva espressamente attribuito la funzione di garantire la sicurezza dellAdriatico.

La loro attività era particolarmente odiata, sia per il peso assunto che per la vicinanza delle loro basi a Venezia, considerata intollerabile vista la tradizionale politica di signoria, esercitata sullAdriatico ad esempio richiedendo tributi allo stesso porto asburgico di Trieste.

                                     

2. Primi scontri

Già nel 1592 Almorò Tiepolo era stato nominato specificatamente Capitano contra Uscocchi ed erano iniziati attacchi diretti alle loro basi, che peraltro godevano di ottime protezioni naturali. La principale allepoca era Segna, nel canale della Morlacca. Larciduca dAustria, malgrado il risentimento per il mancato aiuto nella guerra in essere con i Turchi, aveva comunque interesse ad evitare una guerra aperta e cercò di prendere provvedimenti. In risposta a un blocco navale veneziano, esteso a tutto il litorale adriatico, nel 1600 inviò come commissario imperiale il goriziano Giuseppe Rabatta, nobile che intratteneva buoni rapporti con la Repubblica. Egli prese misure molto severe, condannando a morte diversi capi uscocchi. Tuttavia la reazione dei segnani non si fece attendere ed egli venne assassinato nella notte del 31 dicembre 1601.

Nel 1612 e 1613 i veneziani per rappresaglia giunsero a mettere a ferro e a fuoco possedimenti diretti dellArciduca. Ci furono ulteriori tentativi diplomatici, con riunioni a Venezia e Vienna, che naufragarono davanti alle richieste austriache di libertà di navigazione nel golfo, in cambio della sistemazione della questione uscocca, che la controparte non era disposta a concedere.

La situazione rischiò di precipitare nel conflitto aperto causa il clamore sollevato dallorrida fine che gli Uscocchi riservarono al sopracòmito Cristoforo Venier. Assalita la sua galera presso Carlopago nel maggio 1613, trucidarono lequipaggio, decapitarono il Venier e, cavandogli il cuore dal petto, lo divorarono. Al successivo assedio di Segna da parte del Provveditore Filippo Pasqualigo coadiuvato da un contingente di cavalleria turca che controllava le strade verso linterno fece seguito linvio del plenipotenziario austriaco Tiefenbach, che giustiziò diversi uscocchi e scongiurò unultima volta la guerra.

Una conferma che i veneziani, che da sempre privilegiavano la diplomazia alla forza delle armi, nel 1613 ritenevano oramai inevitabile uno scontro terrestre può trovarsi nellinsistenza con cui agirono per assicurarsi i servigi di Pompeo Giustiniani, che rifiutò due offerte prima di accettare una terza di ben 3000 ducati. Il Giustiniani raggiunse Venezia nel marzo 1614 e fu nominato comandante militare di Candia. I veneziani confidavano che gli spagnoli, impegnati a ovest da Carlo Emanuele di Savoia, da loro finanziato, non avrebbero aperto un secondo fronte e che larciduca di Graz non avrebbe trovato nemmeno laiuto dellimperatore Mattia.

Nel 1615 la situazione era fuori controllo. Gli Uscocchi raggiunsero nelle loro scorrerie, persino Monfalcone enclave veneziana in territorio arciducale e i veneziani, attaccando in risposta Segna, si trovarono a combattere non solo i pirati ma anche le truppe regolari dellarciduca.

                                     

3. Agosto 1615-ottobre 1616

Nella prima fase della guerra lazione veneziana truppe partite da Palma fu caratterizzata dallimpiego offensivo delle forze, dalla loro mobilità e dalla sorpresa. Gli arciducali, attivamente, rinunciarono a difendere numerose città, castelli e villaggi - alcune di questi arresisi alla Serenissima prima ancora di venir attaccati - per attestarsi su posizioni più forti e difendibili. A questo ripiegamento, si deve segnalare però loffensiva in Istria, dove gli austriaci sfondarono facilmente spingendosi sino a Pola, Duecastelli e Sanvincenti. Poiché respinti, gli uscocchi saccheggiarono e distrussero i villaggi circostanti. Il provveditore veneziano Loredan chiese quindi, e ottenne, consistenti rinforzi per difendere lIstria meridionale dalle incursioni degli Uscocchi. A Parenzo e a Rovigno inviò lartiglieria, a Pola armi e a Valle e Duecastelli viveri ed armi. Le milizie vennero concentrate a Barbana Croazia, Dignano e Sanvincenti.

In Friuli, nel dicembre, Giustiniani già minacciava Gorizia e Gradisca, e questultima venne eletta a punto nevralgico delle operazioni. Lattacco di Giustiniani alla città-fortezza fu vigoroso e il generale, sostenendo essere lecito non prendere prigionieri, non fece risparmiare nessuno. Ogni assalto però, nonostante diverse brecce nelle mura, venne respinto con grandi perdite; gli assedianti decisero pertanto di concentrarsi sullo scavo delle gallerie da mina che non riuscirono mai a far brillare, a causa delle numerose incursioni della cavalleria austriaca che scompigliavano il campo degli assedianti. La risposta arciducale allassedio fu quindi di passare lIsonzo e investire il territorio tra Sdraussina e Sagrado; Trautmannsdorf, anziché opporsi direttamente ai veneziani, cercò di tagliare loro la linea dei rifornimenti per la piazzaforte di Gradisca.

Alla ripresa delle operazioni belliche, dopo linverno, nel maggio del 1616 Gradisca era ancora assediata, anzi, nonostante lalta mortalità tra i cittadini e i soldati, nel luglio giunsero rinforzi di truppe e tre pezzi dartiglieria trasferiti da Gorizia.

Finito lo slancio iniziale, i veneziani si arrestarono quindi nel settore del medio Isonzo, sul monte Cucco, monte Podgora, monte Santo, monte San Gabriele, monte San Michele. Il baricentro della lotta quindi, si spostò dalla città di Gradisca, inespugnata, a quella di Gorizia, dove entrambi i comandanti andavano concentrando truppe e mezzi.



                                     

4. Ottobre 1616-settembre 1617

Finito lo slancio, lesercito della Serenissima dovette mutare tattica. Ciò avvenne nel momento più delicato per Venezia, cioè quando venne ucciso Giustiniani, il quale pareva determinato a espugnare Gorizia e Gradisca, a qualsiasi costo. Il suo successore, Giovanni de Medici, era invece soprattutto attento alla sua posizione politica, tanto che evidenziò maggior prudenza tattica, preferendo preservare quanto acquisito dal Giustiniani. A corto di uomini, stroncati più dalle febbri che dai combattimenti, Venezia reclutò, nel maggio del 1617, truppe fresche dalle Province Unite: un reggimento di 3000 uomini, comandati dal Conte Giovanni di Nassau. Larrivo degli olandesi rinforzò i contingenti veneziani sul terreno, ma ai nobili veneziani in campo gli olandesi risultavano invisi: li consideravano indisciplinati, esosi e, tutto sommato, non molto bravi a combattere ma si sbagliavano.

Dallaltra parte gli austriaci, che avevano rafforzato le loro schiere, nel marzo 1617 assunsero liniziativa in ogni settore del "fronte", concentrando però la loro attenzione soprattutto sul medio Isonzo e, nuovamente, la fortezza di Gradisca. Il 1º giugno però, quando Giovanni de Medici sferrò sul Carso un attacco aggirante finalizzato a sfondare il fronte nemico, Venezia fu vicinissima a conseguire la piena vittoria campale che avrebbe permesso di costringere gli austriaci alla pace, ma sfuggì loro di un soffio il 6 giugno, quando cioè il conte di Nassau, le cui truppe erano molto provate, si rifiutò di riprendere liniziativa accampandosi. Il 7 giugno Trautmannsdorf, colpito da una palla di colubrina, morì nel castello di Rubbia e gli successe il generale Baltasar de Marradas. Dopo qualche giorno di riposo, tra il 9 e il 12 giugno, gli olandesi ripresero lattacco accanendosi contro le posizioni nemiche, giungendo anche allarma bianca, così efficacemente che avrebbero probabilmente vinto la battaglia e la guerra, ma il De Medici si rifiutò di soccorrerli perché si erano portati in battaglia senza un suo diretto ordine. Il De Medici e il Nassau erano in aperto conflitto per non essersi supportati, prima uno e poi laltro, in battaglia.

Mentre la diplomazia cercava di comporre il conflitto, nella primavera entrò in "Golfo" una squadra navale napoletana. Tale atto di guerra 3-4 aprile 1617 non colse però i veneziani di sorpresa; le flotte da guerra si fronteggiarono più volte con scarsi risultati da entrambe le parti e quindi neppure sul mare i veneziani riuscirono a conseguire una vittoria decisiva.

                                     

5. La pace

Al fronte si combatteva ma da entrambe le parti si agognava la pace; Ferdinando, già in previsione imperiale, voleva sganciarsi dallimpegno della guerra con Venezia per pensare ai problemi della Germania, mentre Venezia - benché non si sia realmente impegnata a fondo nel conflitto a causa della paura di un intervento diretto spagnolo - non riteneva il conflitto utile alla sua causa mercantile.

La tregua fu stipulata il 6 novembre e gli eserciti iniziarono a smobilitarsi il 28; tuttavia il prolungarsi delle trattative di pace e il loro esito incerto suggerirono alla Repubblica di arruolare in Olanda nuovi contingenti di soldati che sarebbero arrivati a Venezia, a pace firmata, dove patirono la fame.

Nel "Trattato di pace concluso per la mediazione di Filippo III tra Mattia imperatore de Romani e Ferdinando Re di Boemia e Arciduca dAustria e la Repubblica di Venezia" conosciuto oggi come trattato preliminare di Parigi e il trattato di Madrid si deliberò che i pirati Uscoqui saranno scacciati da Segna ed altri luoghi marittimi appartenenti alla Casa dAustria, e che in vece di essi i Venetiani restituiranno alla loro Maestà Imperiale e Reale tutti i luoghi e passaggi occupati da loro in Istria ed in Friulo.

I veneziani uscirono comunque dal conflitto a testa alta, ottenendo quello che volevano, cioè la cacciata degli Uscocchi da Segna e, allo stesso tempo, il riconoscimento di signoria sul Golfo; tuttavia il quadro generale era desolante: cronisti dellepoca indicano come nei primi anni del Seicento il Friuli fosse in miseria, colpito da carestie, febbri, malattie del bestiame e incursioni di lupi.