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ⓘ Nicola Zitara è stato uno scrittore e giornalista italiano. Studioso meridionalista, autore di numerosi saggi tra cui LUnità dItalia: nascita di una colonia e L ..




Nicola Zitara
                                     

ⓘ Nicola Zitara

Nicola Zitara è stato uno scrittore e giornalista italiano.

Studioso meridionalista, autore di numerosi saggi tra cui "LUnità dItalia: nascita di una colonia" e Linvenzione del Mezzogiorno - una storia finanziaria è stato uno dei principali esponenti della classe culturale meridionalista che vedeva nella rinascita di uno Stato "delle due Sicilie" indipendente e separato lunica soluzione efficace dei problemi del Sud. Fu precursore nel trattare le tematiche del revisionismo del Risorgimento che oggi vengono affrontate da altri studiosi come Antonio Ciano, Lorenzo Del Boca, Gianni Oliva, Pino Aprile, Giovanni Fasanella, Antonella Grippo, Angela Pellicciari ed altri ancora.

                                     

1. Biografia

Zitara nacque a Siderno in provincia di Reggio Calabria, figlio di Vincenzo Zitara, un imprenditore originario di Maiori in provincia di Salerno, la cui prospera famiglia possedeva una linea di velieri da trasporto merci che, ai primi del Novecento, si trasferì dalla Costiera Amalfitana alla marina di Siderno, allora pressoché deserta, e della siciliana Grazia Spadaro.

Frequentò il liceo classico a Locri e luniversità a Napoli, per poi laurearsi in giurisprudenza a Palermo. Dopo gli studi, collaborò con il padre per diversi anni nellazienda di famiglia, per poi trasferirsi a Cremona quale insegnante di diritto ed economia. Rientrato a Siderno nel 1961, dopo la morte del padre, prese la conduzione dellazienda, ma congiunture sfavorevoli al mercato meridionale lo portarono a chiuderla. Lesperienza negativa lo segnò profondamente, e lo portò a iniziare uno studio intenso delle leggi economiche e a compiere unapprofondita riflessione sulle vicende dellItalia meridionale pre e post-unitaria.

Di idee socialiste, dopo la seguì la scissione del 1964 che portò alla fondazione del PSIUP, divenne segretario di federazione della sede di Catanzaro. Ebbe a confrontarsi con uno dei massimi dirigenti politici, Vittorio Foa, da lui ammirato come uomo ma non altrettanto come politico, visto che a quellesperienza seguì una delusione e lallontanamento definitivo dalla politica sistemica, da lui criticata aspramente come un male per tutta la" nazione meridionale” come usava dire.

Si diede al giornalismo, divenendo pubblicista, e fondò con Titta Foti il settimanale Il Gazzettino dello Jonio, fu direttore di Lotta Continua e nel 1968 fu chiamato a Vibo Valentia a dirigere la redazione dei Quaderni Calabresi presso il Circolo Culturale "G. Salvemini", fucina dincontri con i maggiori esponenti della cultura calabrese e non solo.

Gli anni che seguirono al Sessantotto e ai moti di Reggio Calabria gli diedero loccasione per mettere a frutto la sua ampia e profonda visione delle leggi economiche e della storia dItalia. Scrisse a Stefanaconi, nellattuale provincia di Vibo Valentia, dove visse per un lungo periodo con la famiglia, i suoi saggi più importanti, che ne fecero lalfiere di un meridionalismo dissacrante, malvisto dallestablishment, ma non da critici ed economisti stranieri, tra i quali figura Samir Amin. Con il giudice Francesco Tassone, anima dei Quaderni Calabresi e presidente del Circolo Salvemini fondò il Movimento Meridionale, ma senza il successo sperato.

Essendo un giornalista votato alla giustizia sociale scrisse spesso su una pubblicazione domenicale di fattura non professionale, denominata Il Volantino ", articoli che puntavano il dito sulle speculazioni locali. Ebbe per tali motivi una denuncia per diffamazione dalla quale fu pienamente assolto.

Scrisse nel tempo centinaia di articoli pubblicati su varie testate. Dopo lesperienza di Quaderni Calabresi collaborò a "Il Piccolissimo", "la Riviera" di cui fu direttore responsabile fino alla fine, "Monteleone", "Lettera ai meridionali" di "Fausto Gullo", "Calabria oggi" di "Pasquino Crupi", "Scilla", di "Tommaso Giusti". Come editore di se stesso, oltre a "Memorie di quandero italiano" 1994, pubblicò "O sorece morto" 2004. Pensò anche a una rivista, che le sue finanze non gli consentirono di stampare e diffondere. In compenso, a partire dal 2000, proseguì la sua battaglia propagandistica creando un sito informatico intitolato "Fora", dove è possibile rinvenire decine di suoi interventi.

Nel marzo 2013 la casa editrice Città del Sole Edizioni ha ripubblicato il suo romanzo storico Memorie di quandero italiano, incorporando una introduzione di Carlo Beneduci e una postfazione dellautore sul giusnaturalismo. Entrambi gli scritti erano stati pubblicati da Zitara a sue spese, sotto forma di opuscolo, nel 1994 a Siderno.

Si rese promotore con Francesco Tassone di unaccusa contro Nino Bixio per strage; il processo si rivelò un nulla di fatto. Negli ultimi anni la sua revisione storica delle vicende del Meridione dopo lUnità lo convinse a sostenere la causa degli estimatori del Regno delle Due Sicilie. Attorno alla sua figura si coagulò un circolo di persone attualmente denominate "zitariani". Nel 2003 fondò con altri una sede dellAssociazione Due Sicilie con sede a Gioiosa Ionica che gli venne intitolata dal 2010 al 2013. Peculiarità di Zitara era il conio di nuova terminologia, quale "stronzobossismo", "tosco-padano", "Megale Hellas", "nazione meridionale", "liberal-capitalismo", nonché una rivisitazione del termine "italici".

Fu colpito da carcinoma prostatico e dopo una lunga malattia morì il 1º ottobre del 2010. Il vessillo e linno borbonico lhanno accompagnato durante la cerimonia funebre.

                                     

2.1. Analisi delle opere e del pensiero Il pensiero storico e sullUnità dItalia

Tema centrale del pensiero di Zitara è il concetto che lunità dItalia sia stata sostanzialmente un danno, se non la causa principale dei mali che affliggono il Meridione, attraverso la devastazione economica del Regno delle Due Sicilie, nel periodo preunitario florido e avviato verso un equilibrato decollo economico-sociale. È stato attivamente impegnato in unopera di divulgazione storico-politica tendente a contrastare la storiografia ufficiale, che egli considerava capziosamente squilibrata in favore delle classi dominanti e dellarea geopolitica settentrionale.

Nicola Zitara è stato considerato un economista e un testimone" scomodo”. Le forze politiche, economiche e sindacali dominanti rigettavano la sua analisi sulle condizioni di separatezza, di emarginazione e di sottosviluppo in cui il Meridione sarebbe stato costretto a fronte dei privilegi acquisiti dal Settentrione dItalia a partire dallUnità. Linteresse del capitalismo settentrionale e dello stesso proletariato industriale del Nord sarebbero stati contrari, secondo Zitara, ad una liberazione economica del Sud. Tale concetto è chiaramente esplicitato ed articolato nel suo primo saggio: LUnità dItalia: nascita di una colonia edito a Milano dalla Jaca Book nel 1971, pensato e scritto a Vibo Valentia nel fervore di studi promossi dalla rivista Quaderni Calabresi, voce del locale Circolo Culturale Gaetano Salvemini, allindomani della rivolta di Reggio Calabria. Ad Antonio Gramsci, di cui pure accettava la tesi Quaderni dal carcere che il Nord fosse una piovra" che si arricchiva alle spese del Sud e che il suo incremento economico-industriale era un rapporto diretto con limpoverimento delleconomia e dellagricoltura meridionale”, rimproverava tuttavia la debolezza dellidea che" la frattura tra proletariato settentrionale e meridionale” potesse dipendere da un disinteresse dellindustria settentrionale nei confronti di quella meridionale. Zitara stesso affermò che si trattava di errore metodologico e un giudizio moralistico, mentre il fenomeno di sottosviluppo del Sud va spiegato marxisticamente in termini di rapporti di produzione e di rapporti di classe. Sin dagli anni settanta Nicola Zitara aveva articolato la sua visione economica: la separatezza della lotta di classe, la diversità tra interessi del Nord e bisogni del Sud non potevano essere conciliati né dai governi né dai partiti né dai sindacati." Non solo il proletariato settentrionale, ma anche i partiti ufficiali ed extraufficiali della sinistra italiana non possono servire due altari.”, perché, scrive," gli interessi del proletariato settentrionale sono inconciliabili con quelli del proletariato meridionale. Il proletariato settentrionale combatte una sua battaglia economicistica e riformistica” e" anche quando le vittorie politiche e sindacali si traducono in leggi generali, il proletariato meridionale non ne beneficia, perché tali leggi contemplano situazioni estranee allassetto meridionale". In sostanza il proletariato settentrionale convivrebbe col capitalismo partecipando dei frutti della spoliazione del Sud e di altri paesi sottosviluppati. Ciò sarebbe costato al proletariato meridionale la sua impotenza economica e politica di fronte a problemi gravissimi, primo fra tutti lemigrazione. La rivolta di Reggio Calabria, intesa come ribellione al nulla economico prospettato dai governi allombra del capitalismo settentrionale, catalizzò in Zitara fortemente la riflessione a tutto campo sulla condizione meridionale. Gli articoli pubblicati su Quaderni Calabresi, furono nel 1972 raccolti e pubblicati da Jaca Book sotto il titolo significativo Il proletariato esterno. In esso lesame del rapporto sviluppo-sottosviluppo descrive la condizione di subalternità del Meridione, dà un senso alla tragicità della rivolta come spia del malessere, si eleva a categoria fondamentale per leggere la struttura sociale a dimensione globale il rapporto tra il Nord e il Sud del mondo.

                                     

2.2. Analisi delle opere e del pensiero Gli studi meridionalistici

Oltre che di economia, Zitara fu uno studioso di storia dItalia e del meridione, in particolare sulla fonte che riteneva più attendibile: Storia dellItalia moderna di Giorgio Candeloro, storico dispirazione gramsciana pubblicata dalla Feltrinelli in 30 anni, 1956-1986, in undici volumi. Apprezzava anche quella dellEinaudi, ma alla fine le giudicò entrambe opere che falsificano la storia unitaria. Giunse a tale convinzione affiancando delle lunghe pause che gli consentivano di assimilare e ridiscutere i dati economici reperiti a fatica tra le numerose fonti documentarie delleconomia dei vari Stati dellItalia preunitaria. Già dal confronto gli apparve chiara la grande menzogna che il Regno borbonico fosse molto più arretrato di quello piemontese. Approfondì in vari articoli questo aspetto ne fece la bandiera per il riscatto di una dignità perduta. Soleva quindi ricordare i primati italiani conseguiti dal regno borbonico in molti campi e la totale mancanza di disoccupazione. Ripensò la tremenda vicenda del brigantaggio postunitario come un atto di eroismo contro un invasore "spergiuro, rapace e dispotico", più di quanto lo fossero stati i Borbone. Donde la sua conclusione: se i cosiddetti briganti non fossero stati piegati da un esercito di oltre centomila piemontesi, oggi sarebbero celebrati come eroi della nazione meridionale. Poiché hanno perso, nei libri di storia sono citati come briganti e assassini. Ma ciò che maggiormente lo incuriosì e agitò i suoi sonni fino alla fine furono i meccanismi finanziari attraverso cui il Sud ricchissimo di risorse fu spogliato finanziariamente dal Nord. Alla fine di un lungo percorso, iniziato da quando lasciò Stefanaconi per ritornare nella sua Siderno 1976 è scaturita lultima sua grande fatica, frutto di un lavoro certosino più che decennale e di cui ha fatto appena in tempo a vedere le bozze prima che la malattia lo stroncasse. Essa è uscita postuma nel 2011 a cura della Jaca Book e di Francesco Tassone. Sintitola: Linvenzione del Mezzogiorno. Una storia finanziaria ovvero la storia della spoliazione del Meridione attraverso la distruzione del suo sistema bancario e il conseguente trasferimento a Nord di tutte le maggiori risorse finanziarie. Uno dei fattori primari attraverso cui fu operata tale spoliazione viene ravvisato nel corso forzoso della moneta meridionale. Il libro è considerato il suo opus magnum.



                                     

2.3. Analisi delle opere e del pensiero Il pensiero economico

La sua visione economica negli ultimi anni si è ampliata fino ad includere una critica al socialismo scientifico di Karl Marx, da cui ha preso le mosse tutta la sua ricerca. Ciò si evidenzia in occasione della pubblicazione del suo primo romanzo storico Memorie di quandero italiano Siderno, 1994 nel quale Nicola Zitara fonda una casa editrice a conduzione familiare per editare in un opuscolo un tempo introvabile, ora ripubblicato in volume da Città del Sole Edizioni la presentazione del romanzo curata da Carlo Beneduci e aggiungere in appendice una riflessione intitolata Una versione giusnaturalista del socialismo scientifico Siderno, 1995. Zitara Partendo dalla premessa che il mercato capitalistico è divenuto un gioco "per vecchi birbanti e per bari incalliti", per truffatori senza scrupoli che addossano la colpa alle vittime, Zitara procede lamentando il fallimento del socialismo di matrice russa, bolscevico.

                                     

2.4. Analisi delle opere e del pensiero Il socialismo nel lavoro

Zitara propone un socialismo privatista così da lui definito basato sul libero produttore mercante di se stesso, sulla coincidenza del numero delle aziende con il numero dei lavoratori, su un lavoratore libero da padroni che collabora socialmente alla produzione. La collaborazione" costituisce il fondamento delleconomia. Ubi homo ibi societas”. Zitara prevedeva un lavoro esclusivamente privato, ma con un limite:" alcuni elementi del meccanismo economico non si prestano per definizione a essere privati. Sicuramente la terra e lambiente, che non sono prodotti ma fattori della produzione. La base giuridica del contratto di società non sarà più il capitale ma il lavoro. Niente di stratosferico, è una cosa che in qualche modo esiste già e si chiama cooperazione o autogestione”. Infine amplia a livello planetario le conseguenze di questa sua visione filosofica e prefigura una costituzione socialista del mercato mondiale e un nuovo diritto internazionale che garantisca la libertà economica delle nazioni e lautonomia delle scelte nazionali. Questa intuizione ha originato unopera di filosofia economica e di antropologia sociale: Tutta légalité, Siderno, 1996 dedicata alla memoria di Salvador Allende, in cui illustra minutamente i passaggi riassunti o solo accennati nel predetto opuscolo e rinvigorisce lidea della piena occupazione possibile attraverso la piccola ma diffusissima produzione mercantile. Il pensiero socialista di Zitara intendeva elevare al massimo grado di nobiltà la funzione sociale del lavoro e proporre soluzioni per liberare lumanità dalla dipendenza del capitalismo.

                                     

2.5. Analisi delle opere e del pensiero La visione separatista

Viene prospettata lurgenza della realizzazione di un progetto politico rivoluzionario in grado di restituire lautonomia a tutte le regioni che prima dellUnità componevano il Regno delle Due Sicilie. Data lampiezza di risorse umane e naturali, la costituzione di uno Stato chegli battezzò" Stato megaellenico delleconomia meridionale” poteva essere produttivamente competitivo nei confronti del Settentrione." Credo di aver capito” – così scrive nellopuscolo - che, se è vero che la filosofia liberal-capitalistica ha dato le armi della vittoria a chi domina il Sud se è vero che il libero mercato capitalistico è la palla di piombo che lo tiene schiavo, non sarà certamente attraverso i percorsi delliniziativa capitalistica che noi meridionali riconquisteremo la nostra libertà economica, e non sarà con lingresso nellEuropa capitalistica che metteremo nuove basi alla nostra identità individuale e collettiva”. Zitara sosteneva che la nazione meridionale per risollevarsi avrebbe dovuto darsi nuove regole del gioco economico e una diversa visione del diritto. È così che entrano in ballo la soluzione, ritenuta miope, di Karl Marx con le categorie economiche di forma, merce e valore di scambio, e dallaltro il giusnaturalismo.



                                     

3. Le critiche

Il pensiero dichiaratamente separatista di Zitara lo portò ad avere sia numerosi seguaci quanto numerosi avversari. Una delle critiche più frequenti alla sua ipotesi secessionista è che la mafia prenderebbe il sopravvento in uno stato separato; a ciò Zitara rispondeva con lobiezione che essa, la ndrangheta o la camorra, non avrebbero motivo di esistere qualora esistesse uno stato meridionale libero e indipendente dal punto di vista economico e finanziario. Altra critica rivoltagli è quella che uno stato meridionale non avrebbe risorse sufficienti per sostenersi. Zitara prese anche precise distanze dalla Lega e dai movimenti separatisti veneti, a cui è stato pur spesso accomunato.

                                     

4. Opere

  • Memorie di quandero italiano, 1994, Nicola Zitara Editore
  • Linvenzione del mezzogiorno. Una storia finanziaria, 2011, Jaca Book
  • Incontro con Stefano Ceratti, 1993, volume senza editore, stampato in poche copie
  • LUnità dItalia: nascita di una colonia 2010, Jaca Book
  • Memorie di quandero italiano edizione riveduta e ampliata, Città del Sole, 2013
  • LUnità dItalia: nascita di una colonia, 1971, Jaca Book
  • Il proletariato esterno, 1972, Jaca Book
  • AA.VV. Le ragioni della mafia, 1979, Jaca Book
  • O sorece morto, 2005, Nicola Zitara Editore
  • Tutta légalité, 1998, Nicola Zitara Editore
  • Negare la negazione, 2001, Città del Sole