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ⓘ Salvatore Riina, detto Totò, è stato un mafioso italiano, boss di Cosa nostra e considerato il capo dellorganizzazione dal 1982 fino al suo arresto, avvenuto il ..




Salvatore Riina
                                     

ⓘ Salvatore Riina

Salvatore Riina, detto Totò, è stato un mafioso italiano, boss di Cosa nostra e considerato il capo dellorganizzazione dal 1982 fino al suo arresto, avvenuto il 15 gennaio 1993. Secondo molti, fu il mafioso più potente, pericoloso e sanguinario di tutta Cosa nostra in quegli anni, talvolta menzionato come il capo dei capi. Veniva indicato anche con i soprannomi û curtu, per via della sua bassa statura, e La Belva, per indicare la sua brutalità sanguinaria.

                                     

1.1. Biografia Primi anni

Nato a Corleone in una famiglia di contadini il 16 novembre del 1930, nel settembre 1943 Riina perse il padre Giovanni e il fratello Francesco di 7 anni mentre, insieme al fratello Gaetano, stavano cercando di estrarre la polvere da sparo da una bomba inesplosa, rinvenuta tra le terre che curavano, per rivenderla insieme al metallo. Gaetano rimase ferito, mentre Totò rimase illeso. In questi anni conobbe il mafioso Luciano Liggio, con il quale intraprese il furto di covoni di grano e bestiame e che lo affiliò nella locale cosca mafiosa, di cui faceva parte anche lo zio paterno di Riina, Giacomo.

A 19 anni Riina fu condannato a una pena di 12 anni, scontata parzialmente nel carcere dellUcciardone, per aver ucciso in una rissa un suo coetaneo, Domenico Di Matteo, venendo scarcerato nel 1956. Insieme a Liggio e alla sua banda, cominciò a occuparsi di macellazione clandestina di bestiame rubato nei terreni della società armentizia di contrada Piano di Scala. Nel 1958 Liggio eliminò il suo capo Michele Navarra e nei mesi successivi, insieme alla sua banda, di cui faceva parte anche Riina, scatenò un conflitto contro gli ex-uomini di Navarra, che furono in gran parte assassinati fino al 1963.

Riina venne però arrestato nel dicembre del 1963 a Torre di Gaffe Ag nella parte alta del paese, da una pattuglia di agenti di Polizia di cui faceva parte anche il commissario Angelo Mangano il quale, nel 1964, parteciperà, sotto la direzione del tenente colonnello dei Carabinieri Ignazio Milillo, alla cattura di Luciano Liggio. Riina, che aveva una carta didentità rubata dalla quale risultava essere "Giovanni Grande" da Caltanissetta e una pistola non regolarmente dichiarata, tentò di scappare, ma venne catturato dalle forze dellordine. Fu riconosciuto dallagente Biagio Melita.

Tuttavia, dopo aver scontato alcuni anni di prigione nel carcere dellUcciardone dove conobbe Gaspare Mutolo, fu assolto per insufficienza di prove nel processo svoltosi a Bari nel 1969. Dopo lassoluzione, Riina si trasferì con Liggio a Bitonto, in provincia di Bari, ma il Tribunale di Palermo emise unordinanza di custodia precauzionale nei loro confronti. Riina tornò da solo a Corleone, dove venne arrestato e gli venne applicata la misura del soggiorno obbligato nella cittadina di San Giovanni in Persiceto BO; scarcerato e munito di foglio di via obbligatorio, Riina non raggiunse mai il luogo di soggiorno obbligato e si rese irreperibile, dando inizio alla sua lunga latitanza.

                                     

1.2. Biografia Anni settanta e ottanta

Il 10 dicembre 1969 Riina fu tra gli esecutori della cosiddetta strage di Viale Lazio, che doveva punire il boss Michele Cavataio. Nel periodo successivo Riina sostituì spesso Liggio nel "triumvirato" provvisorio di cui faceva parte assieme ai boss Stefano Bontate e Gaetano Badalamenti, che aveva il compito di dirimere le dispute tra le varie cosche della provincia di Palermo. Riina e Liggio divennero i principali capi-elettori del loro compaesano Vito Ciancimino, il quale venne eletto sindaco di Palermo; nel 1971 Riina fu esecutore materiale dellomicidio del procuratore Pietro Scaglione e, nello stesso anno, partecipò ai sequestri a scopo di estorsione ordinati da Liggio a Palermo: furono rapiti Giovanni Porcorosso, figlio dellindustriale Giacomo, e il figlio del costruttore Francesco Vassallo, mentre nel 1972 Riina stesso ordinò il sequestro del costruttore Luciano Cassina, nel quale vennero implicati uomini della cosca di Carlo Calò: lobiettivo principale di Riina non era solo quello di incassare il denaro del riscatto, ma anche quello di colpire Badalamenti e Bontate, che erano legati al padre dellostaggio, il conte Arturo Cassina, che aveva il monopolio della manutenzione della rete stradale, dellilluminazione pubblica e della rete fognaria a Palermo.

Attraverso Liggio, Riina divenne "compare di anello" di Mico Tripodo, boss della Ndrangheta, e si legò ai fratelli Nuvoletta, camorristi napoletani affiliati a Cosa nostra, con cui avviò un contrabbando di sigarette estere. Nel 1974 Riina divenne il reggente della cosca di Corleone dopo larresto di Liggio e lanno successivo fece sequestrare e uccidere Luigi Corleo, suocero di Nino Salvo, ricco e famoso esattore affiliato alla cosca di Salemi; il sequestro venne attuato per dare un duro colpo al prestigio di Badalamenti e di Bontate, i quali erano legati a Salvo e non riusciranno a ottenere né la liberazione dellostaggio, né la restituzione del corpo, anche se Riina negò con forza ogni coinvolgimento nel sequestro.

Nel 1978 Riina ottenne lespulsione di Badalamenti dalla Commissione, con laccusa di aver ordinato luccisione di Francesco Madonia, capo della cosca di Vallelunga Pratameno Caltanissetta e strettamente legato ai Corleonesi; lincarico di dirigere la "Commissione" passò a Michele Greco, che avallerà tutte le successive decisioni di Riina. Per queste ragioni, Giuseppe Di Cristina, capo della cosca di Riesi legato a Bontate e Badalamenti, tentò di mettersi in contatto con i Carabinieri, accusando Riina e il suo luogotenente Bernardo Provenzano di essere responsabili di numerosi omicidi per conto di Liggio, allepoca detenuto; alcuni giorni dopo le sue confessioni, Di Cristina venne ucciso a Palermo, mentre qualche tempo dopo anche il suo associato Giuseppe Calderone, capo della Famiglia di Catania, finì assassinato dal suo luogotenente Nitto Santapaola, che si era accordato con Riina.

Nel 1981 Riina fece eliminare Giuseppe Panno, capo della cosca di Casteldaccia, strettamente legato a Bontate, il quale reagì organizzando un complotto per uccidere Riina, che però venne rivelato da Michele Greco; Riina allora orchestrò lassassinio di Bontate, avvalendosi anche del tradimento del fratello di questultimo, Giovanni, e del suo capo-decina Pietro Lo Iacono. L11 maggio 1981 venne ucciso anche il boss Salvatore Inzerillo, strettamente legato a Bontate. I due omicidi diedero inizio alla cosiddetta "seconda guerra di mafia" e, nei mesi successivi, nella provincia di Palermo, i boss dello schieramento che faceva capo a Riina uccisero oltre 200 mafiosi della fazione Bontate-Inzerillo-Badalamenti, mentre molti altri rimasero vittime della cosiddetta "lupara bianca". Il massacro continuò fino al 1982, quando si insediò una nuova "Commissione", composta soltanto da capimandamento fedeli a Riina e guidata dallo stesso Riina.

Il principale referente politico di Riina inizialmente fu Vito Ciancimino, il quale nel 1976 instaurò un rapporto di collaborazione con la corrente di Giulio Andreotti, in particolare con Salvo Lima, che sfociò poi in un formale inserimento in tale gruppo politico e nellappoggio dato dai delegati vicini a Ciancimino alla corrente andreottiana in occasione dei congressi nazionali della Democrazia Cristiana svoltisi nel 1980 e nel 1983. Per proteggere gli interessi di Ciancimino, Riina propose alla "Commissione" gli omicidi dei suoi avversari politici: il 9 marzo 1979 fu ucciso Michele Reina, segretario provinciale della Democrazia Cristiana che era entrato in contrasto con costruttori legati a Ciancimino; il 6 gennaio 1980 venne eliminato Piersanti Mattarella, presidente della Regione che contrastava Ciancimino per un suo rientro nel partito con incarichi direttivi; il 30 aprile 1982 venne trucidato Pio La Torre, segretario regionale del PCI che aveva più volte indicato pubblicamente Ciancimino come personaggio legato a Cosa Nostra.

Dopo linizio della seconda guerra di mafia, i cugini Ignazio e Nino Salvo, ricchi e famosi esattori affiliati alla cosca di Salemi, passarono dalla parte dello schieramento dei Corleonesi, che faceva capo proprio a Riina, e furono incaricati di curare le relazioni con Salvo Lima, che divenne il nuovo referente politico di Riina, soprattutto per cercare di ottenere una favorevole soluzione di vicende processuali; infatti, sempre secondo i collaboratori di giustizia, Lima si sarebbe attivato per modificare in Cassazione la sentenza del Maxiprocesso di Palermo che condannava Riina e molti altri boss allergastolo. In particolare, il collaboratore Baldassare Di Maggio riferì che nel 1987 accompagnò Riina nella casa di Ignazio Salvo a Palermo, dove avrebbe incontrato Lima e il suo capocorrente Giulio Andreotti per sollecitare il loro intervento sulla sentenza; la testimonianza dellincontro venne però considerata inattendibile nella sentenza del processo contro Andreotti.

                                     

1.3. Biografia Anni novanta

Tuttavia il 30 gennaio 1992 la Cassazione confermò gli ergastoli del Maxiprocesso e sancì lattendibilità delle dichiarazioni rese dal pentito Tommaso Buscetta. Sempre secondo le testimonianze dei collaboratori di giustizia, Riina decise allora di lanciare un avvertimento ad Andreotti, che si era disinteressato alla sentenza e anzi aveva firmato un decreto-legge che aveva fatto tornare in carcere gli imputati del Maxiprocesso scarcerati per decorrenza dei termini e quelli agli arresti domiciliari: per queste ragioni il 12 marzo 1992 Lima venne ucciso alla vigilia delle elezioni politiche e, alcuni mesi dopo, la stessa sorte toccò a Ignazio Salvo.

Le deposizioni dei collaboratori di giustizia su tutti Tommaso Buscetta scateneranno la ritorsione di Cosa Nostra su precisa indicazione di Totò Riina, il quale autorizzò i capofamiglia a eliminare i familiari dei pentiti "sino al 20º grado di parentela", compresi i bambini le donne.

Lallora vicecomandante dei Ros, Mario Mori, incontrò nei primi giorni di giugno e nei mesi successivi Vito Ciancimino, proponendo una trattativa con Cosa Nostra per mettere fine alla lunga scia di stragi che insanguinavano Palermo. Mori si difese raccontando di avere avviato i contatti per tendere una trappola volta a stanare qualche latitante, ma Riina rispose con il Papello, un documento di richieste per ammorbidire le condizioni dei detenuti, degli indagati, delle loro famiglie, la cancellazione della legge sui pentiti e la revisione del maxiprocesso.

Lesistenza della trattativa tra lo Stato e Cosa Nostra è stata successivamente confermata da varie sentenze e dalle dichiarazioni di numerosi pentiti e di Uomini dello stato che per 20 anni avevano taciuto sulla trattativa. La stessa trattativa, secondo laccusa, si sarebbe svolta per mezzo del papello che Riina avrebbe fatto avere al Ros dei carabinieri. Le richieste del boss Corleonese riguardavano il 41 bis, la chiusura delle carceri di Pianosa e Asinara e labolizione dellergastolo. Il 12 marzo 2012, poi, nella motivazione della sentenza del processo a Francesco Tagliavia per le stragi del 1992 - 1993, i giudici scrivono che la trattativa tra Stato e Cosa nostra "ci fu e venne quantomeno inizialmente impostata su un do ut des Liniziativa fu assunta da rappresentanti dello Stato e non dagli uomini di mafia".

Nellestate del 1992 fu il principale responsabile della strage di Capaci e della strage di via DAmelio.

Il 15 gennaio del 1993 fu catturato dal CRIMOR squadra speciale dei ROS guidata dal Capitano Ultimo. Riina, latitante dal 1969, venne arrestato al primo incrocio davanti alla sua villa, in via Bernini n. 54, insieme al suo autista Salvatore Biondino, a Palermo. Nella villa aveva trascorso alcuni anni della sua latitanza, insieme alla moglie Antonietta Bagarella e ai suoi figli. Larresto fu favorito dalle dichiarazioni rese nei giorni precedenti al generale dei carabinieri Francesco Delfino dallex autista di Riina, Baldassare Balduccio Di Maggio, che decise di collaborare per ritorsione verso Cosa Nostra, che lo aveva condannato a morte.

A partire dal dicembre 1995, Riina è stato rinchiuso nel supercarcere dellAsinara, in Sardegna. In seguito è stato trasferito al carcere di Marino del Tronto, ad Ascoli Piceno, dove, per circa tre anni, è stato sottoposto al carcere duro, previsto per chi commette reati di mafia 41-bis, ma il 12 marzo del 2001 gli viene revocato lisolamento, consentendogli di fatto la possibilità di vedere altri detenuti nellora di libertà.

Proprio mentre era sottoposto a regime di 41-bis, il 24 maggio 1994, durante una pausa del processo di primo grado a Reggio Calabria per luccisione del giudice Antonino Scopelliti fu raggiunto da Michele Carlino, giornalista di unagenzia video Med Media News, al quale rilasciò dichiarazioni minacciose contro il procuratore Giancarlo Caselli e altri rappresentanti delle istituzioni, lamentandosi delle severe condizioni imposte dal carcere duro. Lintervento di Riina causò lapertura di un provvedimento disciplinare da parte del Consiglio Superiore della Magistratura contro il pubblico ministero Salvatore Boemi, accusato di non aver vigilato sul detenuto. Dopo pochi mesi dalle dichiarazioni del boss corleonese il regime di 41-bis allora valido per soli tre anni, decorsi i quali decadeva la sua applicabilità è stato rafforzato mediante vari interventi legislativi volti a renderlo prorogabile di anno in anno.



                                     

1.4. Biografia Anni 2000-2017

A metà marzo del 2003 subisce un intervento chirurgico per problemi cardiaci e nel maggio dello stesso anno viene ricoverato nellospedale di Ascoli Piceno per un infarto. Sempre nel 2003, a settembre, viene nuovamente ricoverato per problemi cardiaci.

Il 22 maggio 2004, nelludienza del processo di Firenze per la strage di via dei Georgofili, accusa il coinvolgimento dei servizi segreti nelle stragi di Capaci e via dAmelio e riferisce dei contatti fra lallora colonnello Mario Mori e Vito Ciancimino, attraverso il figlio di lui Massimo, al tempo non convocato in dibattimento.

Trasferito nel carcere milanese di Opera, viene nuovamente ricoverato nel 2006, sempre per problemi cardiaci, allospedale San Paolo di Milano.

Nel 2017, gli avvocati di Riina fanno richiesta al tribunale di sorveglianza di Bologna per il differimento della pena a detenzione domiciliare, sottoponendo come motivazione lo stato precario di salute dello stesso Riina. Il 19 luglio il tribunale si pronuncia negativamente su questa istanza, spiegando che Riina "non potrebbe ricevere cure e assistenza migliori in altro reparto ospedaliero, ossia nel luogo in cui ha chiesto di fruire della detenzione domiciliare".

Dopo essere entrato in coma in seguito allaggravarsi delle condizioni di salute, Riina muore alle ore 3:37 del 17 novembre 2017, il giorno successivo al suo ottantasettesimo compleanno, nel reparto detenuti dellospedale Maggiore di Parma. A seguito del decesso, la Procura di Parma ha disposto che venisse eseguita lautopsia della salma per escludere un potenziale caso di omicidio colposo o doloso a carico di ignoti. Lautopsia è stata affidata e infine eseguita dallanatomopatologo Rosa Maria Gaudio, dellUniversità di Ferrara. Nei giorni successivi è stato poi sepolto nel cimitero di Corleone.

                                     

2. Processi

Condanne

  • Nel 1992 Riina venne condannato in contumacia allergastolo, insieme al boss Francesco Madonia, per lomicidio del capitano Emanuele Basile.
  • Nel 1994, altro ergastolo per lomicidio di tre pentiti e quello di un cognato di Tommaso Buscetta.
  • Nellottobre del 1993 subisce la seconda condanna allergastolo, come mandante dellomicidio del boss Vincenzo Puccio.
  • Nel 1997, nel processo per la strage di Capaci, in cui vennero uccisi il magistrato Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e la scorta, Riina venne condannato allergastolo insieme ai boss Pietro Aglieri, Bernardo Brusca, Giuseppe Calò, Raffaele Ganci, Nenè Geraci, Benedetto Spera, Nitto Santapaola, Bernardo Provenzano, Salvatore Montalto, Giuseppe Graviano e Matteo Motisi.
  • Nel 1996 venne nuovamente condannato allergastolo per lomicidio del giudice Antonino Scopelliti insieme ai boss Giuseppe Calò, Francesco Madonia, Giuseppe Giacomo Gambino, Giuseppe Lucchese, Bernardo Brusca, Salvatore Montalto, Salvatore Buscemi, Nenè Geraci e Pietro Aglieri.
  • Nel 1995, nel processo per lomicidio del tenente colonnello Giuseppe Russo, venne condannato allergastolo insieme a Bernardo Provenzano, Michele Greco e Leoluca Bagarella.
  • Nel 1995, nel processo per lomicidio del generale Carlo Alberto dalla Chiesa, del capo della mobile Boris Giuliano e del professor Paolo Giaccone, Riina venne condannato allergastolo insieme a Bernardo Provenzano, Giuseppe Calò, Bernardo Brusca, Francesco Madonia, Nenè Geraci e Francesco Spadaro.
  • Lo stesso anno, nel processo per gli omicidi dei commissari Beppe Montana e Ninni Cassarà, venne condannato allergastolo insieme a Michele Greco, Bernardo Brusca, Francesco Madonia e Bernardo Provenzano
  • Seguì il processo per gli omicidi di Piersanti Mattarella, Pio La Torre e Michele Reina, nel quale gli viene inflitto un ulteriore ergastolo insieme a Michele Greco, Bernardo Brusca, Bernardo Provenzano, Giuseppe Calò, Francesco Madonia e Nenè Geraci.
  • Lo stesso anno, nel processo per lomicidio del giudice Cesare Terranova, Riina ricevette un altro ergastolo insieme a Michele Greco, Bernardo Brusca, Giuseppe Calò, Nenè Geraci, Francesco Madonia e Bernardo Provenzano.
  • Nel 1999 viene condannato allergastolo come mandante per la strage di via DAmelio, in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e cinque dei suoi uomini di scorta. Insieme a lui vengono condannati, alla stessa pena, i boss Pietro Aglieri, Salvatore Biondino, Carlo Greco, Giuseppe Graviano, Gaetano Scotto e Francesco Tagliavia.
  • Nel 1998 venne condannato allergastolo insieme al boss Mariano Agate per lomicidio del giudice Giangiacomo Ciaccio Montalto.
  • Lo stesso anno, nel processo per lomicidio del politico Salvo Lima, venne condannato allergastolo insieme a Francesco Madonia, Bernardo Brusca, Pippo Calò, Giuseppe Graviano, Pietro Aglieri, Salvatore Montalto, Giuseppe Montalto, Salvatore Buscemi, Nenè Geraci, Raffaele Ganci, Giuseppe Farinella, Benedetto Spera, Antonino Giuffrè, Salvatore Biondino, Michelangelo La Barbera, Simone Scalici e Salvatore Biondo mentre Salvatore Cancemi e Giovanni Brusca vennero condannati a 18 anni di carcere e i collaboratori di giustizia Francesco Onorato e Giovan Battista Ferrante che confessarono il delitto vennero condannati a 13 anni come esecutori materiali dellagguato. Nel 2003 la Cassazione annullò la condanna allergastolo per Pietro Aglieri, Giuseppe Farinella, Giuseppe Graviano e Benedetto Spera mentre confermò le altre condanne.
  • Nel 2000 subisce unulteriore condanna allergastolo insieme a Giuseppe Graviano, Leoluca Bagarella e Bernardo Provenzano, per lattentato in via dei Georgofili, in cui persero la vita cinque persone e subirono danni musei e chiese, oltre che per gli attentati di Milano e Roma.
  • Nel 2002, per lomicidio del giudice in pensione Alberto Giacomelli, Riina venne condannato allergastolo come mandante;
  • lo stesso anno la Corte dAssise di Caltanissetta condannò Riina allergastolo per lomicidio del giudice Rocco Chinnici insieme ai boss Bernardo Provenzano, Raffaele Ganci, Antonino Madonia, Salvatore Buscemi, Nenè Geraci, Giuseppe Calò, Francesco Madonia, Salvatore e Giuseppe Montalto, Stefano Ganci e Vincenzo Galatolo;
  • sempre lo stesso anno, Riina venne condannato nuovamente allergastolo insieme al boss Vincenzo Virga per la strage di Pizzolungo, in cui persero la vita Barbara Rizzo e i suoi figli, Salvatore e Giuseppe Asta, gemelli di 6 anni.
  • Nel febbraio 2010 un altro ergastolo per Riina, che insieme ai boss Giuseppe Madonia, Gaetano Leonardo e Giacomo Sollami, decise, nel 1983, lomicidio di Giovanni Mungiovino, politico della DC che si era opposto alla mafia corleonese, Giuseppe Cammarata, scomparso nel 1989, e Salvatore Saitta, ucciso nel 1992.
  • Il 26 gennaio 2012 gli viene inflitta una condanna allergastolo da parte della Corte dAssise di Milano perché ritenuto il mandante dellomicidio di Alfio Trovato del 2 maggio 1992, avvenuto in via Palmanova a Milano.
  • Nel 2009 Riina ricevette un altro ergastolo, insieme a Bernardo Provenzano, per la strage di viale Lazio.

Assoluzioni

  • Il 10 giugno 2011 viene assolto, per "incompletezza della prova" ex art. 530 c.p.p., dalla Corte dAssise di Palermo per lomicidio del 16 settembre 1970 del giornalista Mauro De Mauro.
  • Il 14 aprile 2015 viene assolto dalla Corte dAssise di Firenze dallaccusa di essere stato il mandante della strage del Rapido 904 del 23 dicembre 1984 per mancanza di prove; il pubblico ministero aveva richiesto lergastolo per Riina, unico imputato. Nel 1992 erano stati condannati Pippo Calò fratello di Carlo Calò, Guido Cercola, Franco Di Agostino e lartificiere tedesco Friedrich Schaudinn.
                                     

3. Il processo per la trattativa Stato-Mafia

Dal carcere di Opera, il 19 luglio 2009, nel ricorrerne lanniversario, Riina espresse di nuovo la sua posizione secondo cui la strage di via DAmelio sarebbe da imputare ad altri soggetti e non a lui, nello stesso periodo in cui Massimo Ciancimino annunciò che avrebbe consegnato ai magistrati il" papello”, una sola pagina a firma di Riina che conterrebbe le condizioni poste dalla mafia allo Stato. Tuttavia i legali di Riina smentirono che il loro assistito avesse partecipato a una trattativa fra Stato e mafia.

Il 24 luglio 2012 la Procura di Palermo, sotto Antonio Ingroia e in riferimento allindagine sulla Trattativa Stato-Mafia, ha chiesto il rinvio a giudizio di Riina e altri 11 indagati accusati di "concorso esterno in associazione mafiosa" e "violenza o minaccia a corpo politico dello Stato". Gli altri imputati sono i politici Calogero Mannino, Marcello DellUtri, gli ufficiali Mario Mori e Giuseppe De Donno, i boss Giovanni Brusca, Leoluca Bagarella, Antonino Cinà e Bernardo Provenzano, il collaboratore di giustizia Massimo Ciancimino anche "calunnia" e lex ministro Nicola Mancino "falsa testimonianza".

Nel novembre 2013 trapela la notizia di minacce da parte di Riina nei confronti del magistrato Antonino Di Matteo, il pm che aveva retto laccusa in numerosi procedimenti penali a suo carico, e degli altri magistrati che svolgevano il ruolo di pubblici ministeri nel processo sulla Trattativa: Roberto Tartaglia, Vittorio Teresi, Francesco Del Bene.

Il 4 marzo 2014 viene nuovamente ricoverato. Il 31 agosto 2014 i giornali riferiscono che nel novembre dellanno prima Riina avrebbe rivolto minacce anche nei confronti di Don Luigi Ciotti.



                                     

4. Vita privata

Il 16 aprile 1974 Riina sposò, tramite un matrimonio che poi risulterà non valido legalmente, Antonietta Bagarella, sorella dellamico dinfanzia Calogero e di Leoluca Bagarella. Dallunione nacquero quattro figli: Maria Concetta 19 dicembre 1974, Giovanni Francesco 21 febbraio 1976, Giuseppe Salvatore 3 maggio 1977 e Lucia 11 aprile 1980.

Giovanni Francesco è stato condannato allergastolo per quattro omicidi avvenuti nel 1995.

Giuseppe Salvatore è prima stato condannato per associazione mafiosa, quindi scarcerato il 29 febbraio 2008 per decorrenza dei termini dopo essere stato detenuto per otto anni. Il 2 ottobre 2011, dopo aver scontato completamente la pena di 8 anni e 10 mesi, viene nuovamente rilasciato sotto prevenzione con obbligo di dimora a Corleone e comincia a trapelare la notizia di un suo piano per fare un attentato allex Ministro della Giustizia Angelino Alfano per via dellinasprimento del regime dellarticolo 41-bis.

                                     

5. Impatto culturale

  • Il traditore, film del 2019 di Marco Bellocchio: Nicola Calì
  • I giudici - Excellent Cadavers, film del 1999 di Ricky Tognazzi su Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: Victor Cavallo
  • Ultimo, miniserie TV del 1998 di Canale 5 di Stefano Reali sul capitano Ultimo. In questo film il personaggio di Salvatore Partanna, boss mafioso ispirato a Totò Riina, è interpretato da Victor Cavallo nella prima stagione, e da Enzo Rai nella quarta stagione di Michele Soavi nel 2013.
  • Boris Giuliano - Un poliziotto a Palermo, miniserie TV del 2016 di Ricky Tognazzi: Alfredo Lo Bianco
  • Lultimo dei corleonesi, film TV del 2007 di Rai Uno, regia di Alberto Negrin: Marcello Mazzarella
  • Il capo dei capi, miniserie TV del 2007 di Canale 5: Claudio Gioè
  • Il divo, film del 2008 di Paolo Sorrentino su Giulio Andreotti: Enzo Rai
  • La mafia uccide solo destate, film del 2013 di Pif: Antonio Alveario
  • La mafia uccide solo destate - La serie, serie TV del 2016 di Luca Ribuoli: Domenico Centamore
                                     

6. Libri biografici

  • Alessandra Dino, Gli ultimi padrini. Indagine sul governo di Cosa Nostra, Roma-Bari, Editore Laterza, 2011, ISBN 978-88-42-09866-9.
  • Aldo Pecora, Primo sangue, Rizzoli Bur, 2010, ISBN 978-88-17-04389-2.
  • Salvo Riina, Riina family life, Treviso, Edizioni Anordes, 2016, ISBN 978-88-98-65148-1
  • Attilio Bolzoni - Giuseppe DAvanzo, Il capo dei capi, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1993, ISBN 978-88-17-05020-3.