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ⓘ Dactylorhiza romana. L Orchide romana Soó, 1962 è una pianta erbacea spontanea in Italia, appartenente alla famiglia delle Orchidaceae. ..




Dactylorhiza romana
                                     

ⓘ Dactylorhiza romana

L Orchide romana Soó, 1962) è una pianta erbacea spontanea in Italia, appartenente alla famiglia delle Orchidaceae.

                                     

1. Etimologia

Il nome generico dactylorhiza è formato da due parole greche:" dito” e" radice” e si riferisce ai tuberi suddivisi in diversi tubercoli tuberi a forma digito-palmata. Il nome specifico romana si riferisce alle zone dove più facilmente è possibile trovare questa orchidea.

                                     

2. Descrizione

È una pianta erbacea alta 15 – 30 cm. La forma biologica è geofita bulbosa G bulb, ossia sono piante perenni che portano le gemme in posizione sotterranea. Durante la stagione avversa non presentano organi aerei le gemme si trovano in organi sotterranei chiamati bulbi o tuberi, organi di riserva che annualmente producono nuovi fusti, foglie e fiori. È unorchidea terrestre in quanto contrariamente ad altre specie, non è" epifita”, ossia non vive a spese di altri vegetali di maggiori proporzioni

                                     

2.1. Descrizione Radici

Le radici sono fascicolate e secondarie da bulbo, e si trovano nella parte superiore dei bulbi.

                                     

2.2. Descrizione Foglie

Le foglie hanno una forma strettamente lineare e sono concentrate soprattutto nella zona basale del fusto. Sulla superficie sono presenti inoltre delle nervature parallele disposte longitudinalmente foglie di tipo parallelinervie. Sono inoltre amplessicauli e abbraccianti guainanti il fusto.

                                     

2.3. Descrizione Infiorescenza

Linfiorescenza, mediamente densa, è a forma ovoidale. I fiori sono posti alle ascelle di brattee erbacee a forma lanceolata e di colore verde scuro; le inferiori sono lunghe quanto i fiori stessi. I fiori inoltre sono resupinati, ruotati sottosopra tramite torsione dellovario; in questo caso il labello è volto in basso.

                                     

2.4. Descrizione Fiore

I fiori sono ermafroditi ed irregolarmente zigomorfi, pentaciclici perigonio a 2 verticilli di tepali, 2 verticilli di stami di cui uno solo fertile – essendo laltro atrofizzato, 1 verticillo dello stilo). Il colore dei fiori è rosa-purpureo, oppure giallo tenue fino al bianco.

  • Formula fiorale: per queste piante viene indicata la seguente formula fiorale
P 3+3,
  • Perigonio: il perigonio è composto da 2 verticilli con 3 tepali o segmenti ciascuno 3 interni e 3 esterni. I tepali esterni sono lanceolati ed eretti verso lalto, con i lati riflessi; quello centrale è più ovato e concavo è inoltre arcuato in avanti e insieme ai due tepali interni centrali che sono conniventi formano una specie di cappuccio a protezione degli organi riproduttori il ginostemio. Dei tre tepali interni quello mediano chiamato labello è diverso dagli altri.
  • Labello: il labello semplice – non formato da due parti distinte, è più o meno della stessa lunghezza dei tepali, un po più lungo che largo a forma romboidale lievemente schiacciata orizzontalmente; la parte terminale è trilobata con il lobo centrale un po più lungo dei due laterali. Sul retro, alla base, il labello è prolungato in uno sperone lineare-allungato, arcuato-ascendente più lungo dellovario. Se i fiori sono purpurei, allora la base del labello è gialla; in tutti i casi il labello non è punteggiato.
  • Ginostemio: lo stame con le rispettive antere in realtà si tratta di una sola antera fertile biloculare – a due logge è concresciuto con lo stilo e forma una specie di organo colonnare chiamato "ginostemio". Questorgano è posizionato allinterno-centro del fiore e in questa specie è molto breve ma con unampia area stigmatifera. Il polline ha una consistenza gelatinosa; e si trova nelle due logge dellantera, queste sono fornite di una ghiandola vischiosa chiamata retinacolo. I pollinii sono inseriti sui due retinacoli tramite delle caudicole, mentre i retinacoli sono protetti da ununica borsicola rostellare a forma di coppa. Lovario, sessile in posizione infera è formato da tre carpelli fusi insieme.
  • Fioritura: da marzo a giugno.


                                     

2.5. Descrizione Frutti

Il frutto è una capsula. Al suo interno sono contenuti numerosi minutissimi semi piatti. Questi semi sono privi di endosperma e gli embrioni contenuti in essi sono poco differenziati in quanto formati da poche cellule. Queste piante vivono in stretta simbiosi con micorrize endotrofiche, questo significa che i semi possono svilupparsi solamente dopo essere infettati dalle spore di funghi micorrizici infestazione di ife fungine. Questo meccanismo è necessario in quanto i semi da soli hanno poche sostanze di riserva per una germinazione in proprio.

                                     

3. Riproduzione

  • Impollinazione: impollinazione tramite insetti, specialmente bombi. Questi posandosi sul labello per raggiungere con la proboscide il nettare contenuto nel fondo dello sperone, si agitano e si sfregano contro il ginostemio posto in questo momento sopra il loro corpo che vibrando rilascia del polline che va a posarsi sulle pari pelose dellinsetto. Quando lo stesso insetto si posa su unaltra orchidea parte di questo polline rimane attaccato al retinacolo posto nella zona centrale del ginostemio per merito della sostanza vischiosa presente sulla sua superficie. È avvenuto così il trasferimento del polline da un fiore allaltro. A questo punto lo stigma parte inferiore del ginostemio rimane impollinato, si sviluppa quindi un budello pollinico che entrando nellovario feconderà lovulo.

La riproduzione di questa pianta avviene in due modi:

  • per via sessuata grazie allimpollinazione degli insetti pronubi; la germinazione dei semi è tuttavia condizionata dalla presenza di funghi specifici i semi sono privi di albume – vedi sopra.
  • per via vegetativa in quanto uno dei due bulbi possiede la funzione vegetativa per cui può emettere gemme avventizie capaci di generare nuovi individui laltro bulbo generalmente è di riserva.


                                     

4. Distribuzione e habitat

  • Diffusione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare fino a 600 m s.l.m. occasionalmente fino a 1800 m s.l.m.; frequentano quindi il piano vegetazionale collinare; raramente quelli superiori.
  • Geoelemento: il tipo corologico area di origine è Steno-Mediterraneo.
  • Habitat: lhabitat tipico sono le boscaglie boschi di latifoglie le radure e comunque in luoghi asciutti ma non aridi; ma anche macchie a garighe.
  • Diffusione: in Italia questa orchidea è diffusa al centro e sud Sicilia compresa, ma è assente in Sardegna. È considerata pianta rara. Nel resto dellEuropa si trova nella penisola Iberica e nella penisola Balcanica.
                                     

5. Sistematica

Le Orchidaceae sono una delle famiglie più vaste della divisione tassonomica delle Angiosperme; comprende 788 generi e più di 18500 specie. Il genere Dactylorhiza comprende un centinaio di specie diffuse soprattutto nellEmisfero settentrionale, una dozzina delle quali sono spontanee del territorio italiano. Il Sistema Cronquist assegna la famiglia delle Orchidaceae allordine Orchidales mentre la moderna classificazione APG la colloca nel nuovo ordine delle Asparagales. Sempre in base alla classificazione APG sono cambiati anche i livelli superiori vedi tabella a destra. Allinterno del genere Dactylorhiza lorchidea di questa voce fa parte della sezione Sambucinae caratterizzata dallavere dei tuberi a forma più o meno cilindrica, divisi solamente allapice e lo sperone più lungo o uguale allovario nellaltra sezione Maculatae i tuberi invece sono profondamente divisi in diversi tubercoli e lo sperone del labello è più breve dellovario. La Dactylorhiza romana è inoltre riunita nel gruppo Group of Dactylorhiza sambucina L. Soó caratterizzato dallavere i tuberi appiattiti e poco palmati, foglie a superficie non maculata e labello appena lobato. Le orchidee di questo gruppo inoltre preferiscono un substrato piuttosto secco. Gli altri componenti di questo gruppo sono:

  • Dactylorhiza insularis Sommier Landwehr
  • Dactylorhiza sambucina L. Soó


                                     

5.1. Sistematica Variabilità Sottospecie

Tra le varie sottospecie, varietà e forme sono oltre una decina quelle individuabili nelle varie checklist botaniche una sola è probabilmente presente sul territorio italiano:

  • Dactylorhiza romana subsp. markusii Tineo Holub: è una sottospecie rara, endemica della Sicilia. Si distingue per lo sperone che è ascendente, arcuato verso lalto, ma più corto; per le brattee molto più lunghe dei fiori; per linfiorescenza più densa e per il labello colorato di giallo. Lhabitat tipico di questa sottospecie sono i prati a basso contenuto nutrizionale, margini e schiarite dei boschi con terreni a pH acido. La sua posizione tassonomica è però incerta in quanto alcune recenti ricerche di analisi molecolare – Bullini & al., 2001 sembrerebbero indicare una certa identità con la specie di questa voce. Ad esempio la World Checklist dei Kew Gardens la considera un sinonimo di D. romana.

Unaltra entità è stata descritta come sottospecie di D. romana:

  • Dactylorhiza romana subsp. fasciculata Soó sinonimo di Dactylorhiza fasciculata Tineo H.Baumann & Künkele, 1981): si differenzia per una statura maggiore 20 – 40 cm, le brattee dellinfiorescenza sono più sviluppate e i fiori normalmente di colore giallo. Ma le checklist più recenti la definiscono come un sinonimo della Dactylorhiza sambucina L. Soó, 1962.

Fuori dallItalia due sottospecie sono presenti rispettivamente in Georgia e nella penisola Iberica sottospecie riconosciute come valide dalla World Checklist dei Kew Gardens:

  • Dactylorhiza romana subsp. guimaraesii E.G.Camus H.A.Pedersen, 2006.
  • Dactylorhiza romana subsp. georgica Klinge Soó ex Renz & Taubenheim, 1983.
                                     

5.2. Sistematica Ibridi

Alcuni ibridi sono stati segnalati sul territorio italiano con la sottospecie Dactylorhiza romana subsp. markusii Tineo Holub. Altri ibridi noti sono:

  • Dactylorhiza × daunia W.Rossi, P.Arduino, R.Cianchi, N.Piemontese & L.Bullini, 1995 ibrido di D. romana e Dactylorhiza maculata subsp. saccifera Brongniart Soó).
  • Dactylorhiza × rombucina Cif. & Giacom. Soó, 1962 ibrido di D. romana e Dactylorhiza sambucina L. Soó).
                                     

5.3. Sistematica Sinonimi

La specie di questa voce ha avuto nel tempo diverse nomenclature. Lelenco che segue indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:

  • Orchis sulphurea Sprengel
  • Dactylorhiza sambucina subsp. romana Sebast. Bornm., 1927.
  • Orchis romana Sebast., 1813 basionimo
  • Dactylorchis romana Sebast. Verm., 1947.
                                     

5.4. Sistematica Specie simili

Le varie specie del gruppo di appartenenza della D. romana possono essere confuse una con laltra; si distinguono comunque per le seguenti caratteristiche:

  • Dactylorhiza sambucina L. Soó: le foglie hanno una forma più lanceolata e sono distribuite equamente lungo il fusto; lo sperone è sub-conico a portamento discendente ed è lungo al più come lovario.
  • Dactylorhiza insularis Sommier Landwehr: le foglie hanno una forma più lanceolata e sono distribuite equamente lungo il fusto; lo sperone è sub-cilindrico a portamento più orizzontale leggermente ricurvo verso il basso ed è lungo al più come lovario.