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ⓘ Arte dei fruttaroli nella Repubblica di Venezia. L arte dei fruttaroli era una corporazione della Repubblica di Venezia istituita nel 1473. Si articolava in tre ..




                                     

ⓘ Arte dei fruttaroli nella Repubblica di Venezia

L arte dei fruttaroli era una corporazione della Repubblica di Venezia istituita nel 1473. Si articolava in tre colonnelli: i fruttaroli, gli erbarali, i naranzèri.

                                     

1. Storia

I tre colonnelli avevano sede sociale in comune, anzi ne ebbero due: una a San Pietro di Castello, laltra a Santa Maria Formosa, in un piccolo edificio sito fra la chiesa e il campanile.

Per le riunioni, i fruttaroli propriamente detti si raccoglievano nella chiesa di Santa Maria Formosa, ove possedevano "uno altar bello et adorno a piacer". Nelle principali ricorrenze religiose erano tenuti a fornire buone colazioni ai canonici della chiesa stessa, mentre nel giorno intitolato a santa Marina offrivano venticinque meloni "boni et belli". Una caratteristica e nota festa dellarte dei fruttaroli era quella cosiddetta dei meloni, che traeva origine da una controversia sorta tra di loro nei primi anni del Quattrocento, poi appianata dal doge Michele Steno. In segno di gratitudine, nellagosto dogni anno, i fruttaroli si recavano a palazzo Ducale con solenne e fastosa processione, recando in dono, su piatti o dentro corbe ceste argentate, una gran quantità di meloni di "esorbitante grandezza". Ricevuto lomaggio, il doge in carica ricambiava con formaggi, prosciutti, lingue salate, ciambelle e vino moscato.

Emblema dellarte, di cui era patrono san Josafat, un gonfalone leffigie del santo.

Erbaggi e frutta giungevano a Rialto in gran parte dagli orti dellestuario veneto: Murano, Treporti, SantErasmo, Cavallino, Lio Piccolo, Lio Maggiore, Chioggia, Mazzorbo, Torcello, Malamocco, Pellestrina, Giudecca. Giunto che fosse a Venezia, il prodotto degli orti doveva esser venduto alle rive di San Marco e di Rialto, pena, ai trasgressori, il sequestro della barca usata per il trasporto. Pagata limposta di dazio, si era autorizzati alla vendita anche sulle altre rive e luoghi della città. Cura preminente dei soprastanti ai mercati ortofrutticoli era di far osservare i prezzi stabiliti dal calmiere, vietando incette o monopoli che potessero cadere a danno della popolazione o dellarte. I fanti addetti alla sorveglianza non potevano ricevere frutta in dono, a meno che non fosse per loro uso.

Le botteghe da frutarol, a Rialto, e specialmente quelle a San Marco, erano spesso casette ossia "teze di tavola tettoie in legno drizzate da tagliapietra, sculptori e altri artisti sopra quella parte di piazza che conduce verso il ponte della paglia, con tanta bruttezza e disconcio di quel così bello e honorato luocho".

Un calmiere, del prezzo della frutta nel Quattrocento, raffigura: "Sulla sinistra, un venditore in atto di pesare mentre un ragazzino porge una ciotola; da destra è in arrivo una barca colma di frutta, vogata da unagile figuretta in grembiule. Al centro, lesposizione delle mercanzie: ceste, bottiglie, unenorme fetta danguria e quattro sacchi allineati con le scritte: favéta, faxoli, ecc. La parte superiore è incorniciata da un fregio, con al centro un cherubino rinascimentale e festoni di frutta.

I fruttivendoli avevano anche facoltà di vendere uova, tenendone in cumulo deposito una certa quantità, che non doveva però superare il numero di 300".

                                     

2. Erbaroli

Gli erbaroli avevano un proprio altare di devozione nella chiesa dei Santi Filippo e Giacomo. Mestiere fiorentissimo sul cadere della Repubblica comprendeva 122 botteghe e 89 inviamenti, da esso derivò il nome alla famosa Erberia di Rialto, ove avvenivano le contrattazioni e lo smercio allingrosso e al minuto. Un altro attivissimo mercato delle erbe si trovava a San Marco, in piazzetta dei Leoncini. Soggetti a leggi e ordinanze, intese ad evitare lincetta e la conseguente vendita a prezzo maggiorato, agli erbaroli non era, ad esempio, consentito lacquisto dellintero carico duna barca di verze, anche per non depauperare la terra delle isole che davano nutrimento ai veneziani.

                                     

3. Naranzeri

Considerati come gli erbaroli arte aggiunta dei fruttivendoli, i naranzéri esplicavano un commercio ristretto alla vendita di agrumi: limoni, arance, mandarini, melarance, eccetera. I depositi delle mercanzie erano situati a Rialto, al pianterreno del palazzo dei Camerlenghi, entro locali angusti, dal soffitto basso, e piuttosto oscuri. II commercio delle arance e derivati appare dantichissima data, ed anche redditizio poiché tale frutto era così ricercato che per averne in abbondanza, e poter soddisfare la grande richiesta, se ne permetteva la vendita, allingrosso e al minuto, anche ai marinai delle navi che lo portavano a Venezia. Dal 1767, naranzéri potevano essere soltanto coloro che dimostrassero validamente dessere cittadini veneziani.