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ⓘ Manuele I Comneno è stato un imperatore bizantino, basileus dei romei dall8 aprile 1143 fino alla sua morte. Per i suoi atti di eroismo in battaglia il popolo l ..




Manuele I Comneno
                                     

ⓘ Manuele I Comneno

Manuele I Comneno è stato un imperatore bizantino, basileus dei romei dall8 aprile 1143 fino alla sua morte. Per i suoi atti di eroismo in battaglia il popolo lo salutava come il "nuovo Acritis", dal famoso romanzo cavalleresco bizantino Digenis Akritas, leroe mitico della frontiera bizantina Amante della civiltà e cultura occidentale, Manuele si rivelò un sovrano versatile e brillante, affascinato dalla discussione teologica. Introdusse alla sua corte il gioco cavalleresco francese, riformando lassetto amministrativo dellimpero e concedendo numerose cariche governative agli europei. Non mancò però di mostrare anche i suoi lati negativi, come la scandalosa relazione incestuosa coltivata con la figlia di suo fratello o la sua impetuosità, causa di gravi sconfitte bizantine, sia ad Occidente che ad Oriente.

                                     

1. Gioventù

Manuele I Comneno, quartogenito di Giovanni II Comneno, viene descritto dalle cronache dellepoca come un giovane di bellaspetto, alto e dai modi affabili, caratteristica che in futuro non gli impedirà di essere abile uomo di comando e ottimo soldato, esperto cavaliere e valido stratega. Abile diplomatico, in giovane età mostrerà le sue doti di statista e di intellettuale, con una particolare predilezione per larte, le scienze e la retorica.

Malgrado non fosse lerede al trono designato, preceduto comera dal fratello maggiore Alessio e anche dallaltro fratello Andronico, a 18 anni compiuti, nel 1136, il padre ritenne utile che egli contraesse matrimonio con Costanza dAntiochia, la cui città era sfuggita allimpero quando il normanno Boemondo di Antiochia laveva strappata ai turchi nel corso della prima Crociata, rendendola il centro del suo personale principato, a dispetto del giuramento di vassallatico prestato allimperatore bizantino Alessio che prevedeva la restituzione di tutte le regioni siriane riconquistate dai crociati allimpero. Per volere della madre Alice dAntochia, però, Costanza, di appena sette anni, fu data in sposa a Raimondo di Poitiers, genero di Boemondo II dAntiochia, vanificando il tentativo di Giovanni II di riportare pacificamente, per via matrimoniale, Antiochia sotto Costantinopoli. Limperatore riuscirà a piegare nominalmente la città lanno dopo, in margine alla sua vittoriosa campagna in Cilicia.

                                     

2. La campagna in Attalia

Allinizio del 1143, Giovanni II partì con i suoi figli per riprendere il pieno controllo della regione di Attalia, nella quale lelemento turco selgiuchide sera da tempo installato. Fu qui che il destino di Manuele cambiò: il primogenito Alessio Comneno, erede al trono, morì a causa di una febbre durante il viaggio. Il contraccolpo psicologico sul padre fu notevole perché egli perdeva il figlio che amava di più e lerede designato. Ordinò dunque ai due figli più grandi, Andronico ed Isacco, di trasportare le spoglie del loro fratello a Costantinopoli ma nel corso del viaggio anche Andronico designato erede al trono morì della stessa malattia del fratello maggiore.

Nel marzo del 1143, anche Giovanni si ammalò gravemente, a causa di uninfezione per una ferita accidentalmente provocata durante una battuta di caccia. Prima di morire, il 5 aprile, giorno di Pasqua, proclamò Manuele imperatore bizantino: questa decisione invertì lordine di successione, in quanto al terzogenito Isacco, più anziano ma dal carattere meno adatto, fu preferito Manuele.

Tre giorni dopo la proclamazione, l8 aprile, dopo ventiquattro anni e otto mesi di regno, Giovanni morì.

                                     

3. La sfida per il trono

Sebbene il giovane Manuele fosse stato nominato imperatore dal padre, la nobiltà bizantina non accettò questa decisione. Prima di partire dalla Cilicia per Costantinopoli Manuele volle far costruire un monastero nel luogo dove era morto il padre e trasportare in seguito le sue spoglie fino a Costantinopoli, dove sarebbe stato sepolto. Egli nominò quindi Giovanni Axuch suo gran domestico carica che ricopriva anche sotto Giovanni II, ordinandogli di andare a Costantinopoli e di far arrestare suo fratello Isacco, in quanto questi aveva le chiavi del tesoro e delle insegne imperiali.

In breve tempo Axuch raggiunse Costantinopoli, dove la notizia della morte dellImperatore non era ancora pervenuta. Arrestò Isacco, fratello di Manuele, e lo zio, fratello del padre defunto, anchegli di nome Isacco. Dopo ciò Axuch si diresse verso Santa Sofia, dove radunò il clero. Al momento non era ancora stato nominato un patriarca ed egli promise agli ecclesiastici che, se avessero incoronato Manuele a Santa Sofia, sarebbero state donate cento piastre dargento ogni anno alla basilica. Questa offerta fu assai gradita e, quando Manuele arrivò a metà luglio del 1143 e nominò patriarca di Costantinopoli Michele II Curcuas - un monaco del monastero di S. Michele Arcangelo ad Oxeia oggi Sivri Ada, sul Bosforo - il clero che partecipò alla cerimonia in Santa Sofia per incoronare Manuele gli espresse il proprio consenso, quindi nellagosto dello stesso anno, fu incoronato basileus autocratore dei Romei. Dopo qualche giorno Manuele dette lordine di liberare il fratello superstite e lo zio, che non rappresentavano più un pericolo per lui.



                                     

4. Il matrimonio con Berta di Sulzbach

Gli alti prelati della chiesa ortodossa non approvarono lincoronazione di Manuele, in quanto sembrava troppo aperto verso la chiesa di Roma. Egli scandalizzò ancor di più il clero quando invitò un sultano selgiuchide, facendolo partecipare anche alla processione che portava lImperatore dalla sua reggia fino a Santa Sofia. La chiesa disapprovava in particolare la vita privata del nuovo Imperatore, ricca di relazioni extraconiugali, anche incestuose. La prima moglie di Manuele fu Berta di Sulzbach che con il matrimonio adottò il nome di Irene, cognata dellImperatore del Sacro Romano Impero, Corrado III. Berta era molto religiosa, odiava la cura del corpo e non era in grado, agli occhi del marito e del popolo, di soddisfare i desideri di Manuele. Berta giocava però un prezioso ruolo diplomatico, rafforzando lalleanza tra Manuele e Corrado, il quale venne in visita a Costantinopoli nel 1148. Dal matrimonio nacquero due figlie, Maria la primogenita e Anna, ma nessun figlio maschio.

                                     

5. La campagna dAntiochia

Agli inizi del 1144 Manuele I Comneno inviò la sua marina e il suo esercito a riconquistare i castelli vicini ad Antiochia in quanto Raimondo dAntiochia, dopo la morte di Giovanni II, si era affrettato a riprenderne possesso vanificando il suo impegno di vassallatico del padre di Manuele. Lesercito bizantino riuscì ad espugnare i castelli e saccheggiò le campagne intorno ad Antiochia. La marina bizantina distrusse tutte le navi nemiche e prese gli abitanti che vivevano nei pressi della città, deportandoli nellImpero.

A Natale del 1144 latabeg turco Zengi ibn Aq Sunqur al-Hājib accorpò la contea crociata di Edessa al suo Sultanato, causando la reazione di tutti gli Stati crociati. Raimondo dAntiochia fu costretto a chiedere perdono a Manuele; questultimo gli elargì un sussidio regolare, acconsentendo a concedergli soldati solo dopo che Raimondo si fu inginocchiato sulla tomba di Giovanni II Comneno.

                                     

6. La seconda crociata

I problemi per Bisanzio, però, si acuirono ben presto; nello stesso Natale del 1145 Luigi VII di Francia, di appena venticinque anni, annunciò che sarebbe partito alla testa della seconda crociata. La sera dell11 giugno del 1147 egli partì da Vézelay verso Oriente. Manuele I Comneno sapeva benissimo quali problemi avesse avuto suo nonno, Alessio I Comneno, cinquantanni prima, con la prima crociata. Per non rischiare la guerra si comportò quindi allo stesso modo del suo avo, riempiendo i depositi imperiali di vettovaglie per lesercito crociato che stava sopraggiungendo, evitando così lesplodere di rivalità con i contadini che, in genere, venivano sottoposti a sequestri di cibo senza alcun risarcimento da parte dei crociati latini.

La prima armata che arrivò fu quella tedesca, guidata da Corrado III, che era partita da Ratisbona nel maggio del 1147. Di quella armata facevano parte tra gli altri fanatici religiosi, soldati senza scrupoli e criminali, convinti allimpresa anche dalle assicurazioni dal papa che chiunque fosse partito per la Terra Santa avrebbe ricevuto il perdono di ogni suo peccato.

I crociati tedeschi, appena giunti in territorio bizantino, iniziarono nondimeno a razziare beni delle comunità rurali e a distruggere abitazioni, abbandonandosi ad atti di violenza omicida. Per questo motivo Manuele provvide prontamente alla spedizione di soldati bizantini per lo più Peceneghi, che scortassero i crociati tedeschi fino a Costantinopoli. Tra tedeschi e bizantini si ebbero numerose schermaglie ma larmata tedesca giunse celermente nella capitale, il 10 settembre del 1147. Manuele chiese a Corrado III di giuragli fedeltà e che ogni città che avrebbe conquistato doveva tornare allimpero bizantino, e Corrado III acconsentì. Il 4 ottobre arrivò anche Luigi VII con la sua armata, ben più esperta ed ordinata di quella tedesca: ne facevano fra laltro parte la regina di Francia Eleonora dAquitania ed altre dame dellaristocrazia. Manuele chiese anche a Luigi VII di giurargli fedeltà; questultimo, dopo un iniziale rifiuto, accettò. I contadini bizantini, dopo il passaggio dei crociati tedeschi, avevano ormai un atteggiamento ostile verso ogni straniero e vendevano il cibo necessario alle truppe a prezzi esorbitanti. I francesi, che fra laltro non vedevano di buon occhio né i tedeschi né i bizantini, erano estremamente scontenti e amareggiati per la tregua sancita da Manuele coi turchi.

Manuele affrontò tutti questi problemi con grande astuzia, tanto più necessaria in quanto i crociati rappresentavano una minaccia peggiore dei turchi, essendo in grado di spodestarlo in qualunque momento coalizzando le loro forze. Venne a sapere da alcuni suoi fidati informatori che alcuni esagitati soldati francesi e tedeschi pensavano di unire le loro forze ed attaccare Costantinopoli e, per risolvere questa situazione, limperatore fece spargere la voce che in Anatolia un enorme esercito turco si stava mobilitando e che, se i crociati non fossero subito sbarcati in Asia minore, i cristiani sarebbero stati annientati dai turchi.

Manuele fece in modo che i crociati fossero riforniti di viveri, poi consigliò loro di tenersi in prossimità della costa anatolica, dal momento che quelle zone dellAsia Minore erano ancora sotto controllo bizantino, e di stare attenti a non sprecare acqua perché in quelle zone sarebbe stato difficile trovarne dellaltra.

Dopo qualche giorno Manuele ricevette due rapporti. Il primo lo informava che lesercito crociato tedesco era stato affrontato dai turchi, il 25 ottobre nei pressi di Dorylaeum e sterminato.

Laltro diceva che la flotta del re Ruggero II di Sicilia, stava per arrivare a Costantinopoli. La flotta siciliana era comandata da Giorgio dAntiochia, un bizantino che era stato al servizio degli Arabi prima di passare sotto il comando di Ruggero II. Egli era riuscito a salire, nella corte palermitana, alla suprema carica di amirus amiratus, ossia generalissimo, ed era di fatto il primo ministro del regno.

In pochissimo tempo i siciliani espugnarono Corfù 1147 e là lasciarono una guarnigione, così da poter difendere lisola da attacchi bizantini e in seguito razziarono Atene e Corinto, giungendo fino a Tebe, centro dellindustria serica bizantina. In tale città, oltre a rubare pezze e broccati, furono rapite tutte le migliori tessitrici dellimpero, in seguito obbligate a lavorare per la nascente industria serica del regno Normanno. Quando Giorgio dAntiochia tornò a Palermo da trionfatore, Manuele si adirò enormemente e, capendo di aver urgente bisogno di alleati, pensò di rivolgersi ai veneziani. Nel mese di marzo del 1148 Venezia promise di prestare aiuto a Bisanzio con la sua marina per sei mesi, in cambio di più privilegi commerciali. In aprile Manuele era pronto per la spedizione, ma la situazione precipitò allimprovviso: i cumani popolazione turcica residente nella regione balcanica entrarono in territorio bizantino le navi veneziane furono fermate a causa della morte del doge e di una violenta tempesta che aveva spezzato gran parte dei remi della flotta. Soltanto in autunno le marine bizantina e veneziana riuscirono a effettuare il blocco marittimo di Corfù.

Nello stesso periodo Manuele dovette andare da solo a Tessalonica, per incontrare un ospite molto importante, Corrado III di Hohenstaufen. La seconda crociata si stava rivelando un totale fallimento tattico e, ancor più, strategico e limperatore germanico Corrado si ammalò ad Efeso. Manuele portò con sé Corrado a Costantinopoli e lo fece curare, tanto che nel marzo del 1148, Manuele gli fornì le navi per raggiungere la Palestina.

I francesi riuscirono, con continui scontri armati, ad attraversare lAnatolia. Luigi ormai odiava i bizantini e non tenne conto del consiglio di Manuele di tenersi vicino alle coste, cosicché fu varie volte attaccato da scorrerie turche. Luigi ne attribuì invece la colpa ai bizantini, che a suo dire lo avevano tradito a causa del trattato di pace stipulato in precedenza coi turchi. Si vide costretto pertanto ad abbandonare i crociati suoi compatrioti al loro destino e ad imbarcarsi in Attalia. I resti di quella grande armata raggiunsero Antiochia nei giorni di Pasqua del 1148.



                                     

7. I preparativi per la campagna in Italia

Corrado III l8 settembre si imbarcò su una nave diretta a Tessalonica. Manuele saputo che Corrado era giunto in quella città, gli inviò incontro una scorta che lo portasse a Costantinopoli.

Manuele e Corrado erano da tempo diventati buoni amici. In quel giorno di Natale Teodora, nipote di Manuele, sposò il duca Enrico II dAustria, fratello di Corrado; dopo questo matrimonio i due imperatori si accordarono per compiere una campagna in Italia. Tale campagna sarebbe iniziata in breve tempo.

Dopo la partenza di Corrado da Costantinopoli Manuele si spostò a Corfù. Lassedio alla città, in mano normanna, era durato per tutto linverno e si concluse con la resa degli assediati solamente nel settembre del 1149.

Dopo questa vittoria Manuele si fermò, aspettando larrivo del bel tempo per iniziare la campagna in Italia insieme a Corrado. Poco tempo dopo la vittoria a Corfù, però, egli ebbe la notizia che i serbi erano in rivolta. Dopo pochissimo tempo, ricevette anche un altro rapporto con cui gli veniva comunicato che quaranta navi normanne guidate da Giorgio dAntiochia - considerato dai bizantini un traditore - erano arrivate sotto le mura marittime di Costantinopoli ed avevano saccheggiato numerose ville patrizie lungo la costa del Bosforo, lanciando a mo di provocazione diverse frecce sullarea del Grande Palazzo imperiale.

Manuele non dimenticò questo oltraggio il secondo che riceveva ma prima di tutto dovette occuparsi della rivolta in Serbia, anche perché pensava giustamente che dietro ad essa vi fosse lopera di Ruggero II di Sicilia. Questultimo fra laltro bloccò lo stesso Corrado in Germania, fornendo aiuti ai bavaresi, a quellepoca in rivolta contro lImperatore germanico, per impedirgli di intraprendere la campagna in Italia.

Luigi e Ruggero formarono una lega contro lImpero Bizantino, il cui scopo era di minare il potere di Manuele. Il sovrano francese riteneva Manuele responsabile del fallimento della seconda crociata, sostenendo laccusa falsa che limperatore bizantino avesse fornito informazioni cruciali ai turchi.

Ruggero rivendicò Antiochia e Gerusalemme, ma i serbi ed i bavaresi furono nel frattempo sconfitti, cosicché la campagna in Italia di Corrado poté iniziare.

Venezia aveva promesso il suo appoggio marittimo allImpero bizantino, e anche il Papa, Eugenio III sarebbe stato pronto ad appoggiare la missione probabilmente per timore di un attacco allo Stato pontificio. Per fortuna di Ruggero si affacciò un nuovo problema: il 15 febbraio del 1152 Corrado III morì a Bamberga alletà di cinquantacinque anni. A Corrado succedette il nipote Federico di Svevia, poi soprannominato Federico Barbarossa, il quale ricevette dallo zio morente la raccomandazione di rispettare il patto con Manuele.

Federico intendeva non perdere ulteriore tempo per intraprendere la campagna in Italia ma dovette invece rinviarne linizio a causa di problemi in Germania, dove ancora doveva essere riconosciuto Imperatore dai suoi sudditi. Egli però non desiderava combattere a fianco dei bizantini e tanto meno accordarsi con essi per la spartizione dei territori eventualmente conquistati, non accettando che potesse esistere un altro Imperatore oltre a lui. Dopo un solo anno Federico firmò un trattato col Papa, che sanciva la comune spartizione delle terre conquistate dellItalia meridionale.

In un anno gran parte dei protagonisti dellepoca morirono. L8 luglio del 1153 papa Eugenio III morì a Tivoli e gli succedette papa Anastasio IV; sei mesi dopo morì Bernardo di Chiaravalle, fautore della Seconda crociata. Il 26 febbraio del 1154 morì a Palermo Re Ruggero e il suo successore fu Guglielmo il Malo. Infine morì lo stesso Anastasio IV e gli succedette papa Adriano IV lunico Papa inglese nella storia. Federico iniziò una campagna punitiva contro i comuni italiani del nord e, dopo aver superato altri problemi, fu incoronato Imperatore a Roma dal Pontefice.

                                     

8. La campagna in Italia

Manuele si trovò in una situazione delicata: sapeva di non potersi più considerare alleato del Sacro Romano Impero e che lItalia avrebbe potuto essere ripresa dallImpero solo con la guerra.

Se Federico avesse attaccato il Regno di Sicilia, occorreva che lImpero bizantino fosse rappresentato per far valere i propri diritti sulle terre dellItalia del sud. Se invece Federico non fosse entrato in azione, il farlo sarebbe toccato allo stesso Impero bizantino.

Poco tempo dopo a Manuele arrivò una notizia importante: i baroni di Puglia, che non avevano mai visto di buon occhio gli Altavilla, avevano intenzione di ribellarsi e di tornare sotto la protezione dellaquila bizantina.

Quindi limperatore nel 1155 spedì in Italia i suoi due migliori generali: Michele Paleologo e Giovanni Ducas. La loro missione era mettersi in contatto con i baroni pugliesi e, se Federico fosse stato ancora in Italia, cercare di incontrarlo e chiedergli se avrebbe appoggiato limpero bizantino contro il regno di Sicilia. Appena i due generali arrivarono in Italia vennero a sapere che Federico si trovava ad Ancona ed era pronto a riceverli.

LImperatore germanico era disposto a schierarsi coi bizantini, ma i suoi baroni si rifiutavano di continuare la campagna in Italia. Il clima assai caldo aveva fiaccato le truppe, afflitte da un gran numero di insetti cui non erano abituate e da varie malattie che le avevano colpite. Federico con rammarico si vide costretto a dire di no ai due inviati bizantini.

Manuele non si disperò. La rivolta contro gli Altavilla si stava allargando a tutto il sud Italia. Verso la fine dellestate del 1155 il conte Roberto di Loritello, a capo della rivolta, incontrò a Vieste Michele Paleologo. I due strinsero un rapido accordo: i nobili che si erano rivoltati agli Altavilla avrebbero goduto di vantaggi economici e di potere a Costantinopoli, e il Regno di Sicilia sarebbe tornato a far parte dellImpero bizantino.

Dopo questo accordo i bizantini si unirono agli eserciti dei baroni pugliesi, pronti ad attaccare. La prima tappa fu Bari che si arrese velocemente, avvezza comera alla presenza greca, cui apparteneva del resto la maggioranza dei suoi abitanti. Lesercito siciliano di Guglielmo di Sicilia fu decimato nei pressi di Andria.

Papa Adriano IV seguiva soddisfatto il procedere dei bizantini nel Regno di Sicilia. Il Papa preferiva assai più come confinanti i bizantini piuttosto che gli Altavilla, pensando di poter estendere più facilmente i confini dello Stato Pontificio. Le trattative per unirsi in guerra ai bizantini contro il Regno di Sicilia furono avviate verso la fine dellestate del 1155; il Papa arruolò a tal fine mercenari campani.

Il 29 settembre 1155 il Papa si mise in marcia col suo esercito. Questo fu un momento storico perché, un secolo dopo lo scisma dOriente, un Imperatore bizantino aveva formato una lega con il Papa. I vassalli pugliesi promettevano fedeltà allImperatore di Bisanzio con gioia, e lo ringraziavano per gli aiuti che avevano ricevuto. In pochissimo tempo i bizantini ed il Papa conquistarono tutta la Puglia e la Campania.

Se la campagna in Italia fosse continuata con tale intensità, i bizantini avrebbero annientato gli Altavilla e riconquistato tutto il sud Italia. Il Papa avrebbe avuto la dimostrazione che i bizantini erano riusciti dove lImpero germanico aveva mancato e Manuele avrebbe realizzato il suo sogno: essere incoronato dal Papa Imperatore di tutto lImpero Romano, svuotando di significato in questo modo la corona imperiale di Federico Barbarossa.

Ma Guglielmo non si era ancora rassegnato: aveva perso le prime battaglie ma non la guerra, e riorganizzò il suo esercito. Ai primi del 1156 egli attraversò lo stretto con le sue forze terrestri e la sua marina che puntò su Brindisi, dove i bizantini stavano assediando la città.

Quando si sparse la notizia che Guglielmo stava avanzando, qualche barone della Puglia scappò con i suoi uomini e i mercenari campani scelsero il momento più difficile della campagna per chiedere il raddoppio dello stipendio. Quando questi ultimi ricevettero una risposta negativa disertarono in massa. Anche Roberto di Loritello disertò, mentre Michele Paleologo era già morto in battaglia. Giovanni Ducas si trovò, con un esercito drasticamente ridotto, ad affrontare un esercito molto più numeroso del suo. Fu sconfitto e fatto prigioniero con i suoi bizantini e i ribelli normanni che non avevano disertato.

Le navi dei bizantini furono catturate con le grandi quantità doro ed argento conquistate. Con una sola battaglia persa per i bizantini 28 maggio 1156, tutto quello che era stato fatto in un anno fu vanificato. Guglielmo ebbe pietà dei prigionieri bizantini ma non dei suoi sudditi ribelli. I mercenari normanni furono uccisi perché avevano tradito la loro patria, Brindisi fu risparmiata per la sua efficace resistenza e Bari fu rasa al suolo compresa la cattedrale. Fu risparmiata solo la Basilica di San Nicola e gli abitanti ebbero in tutto due giorni per mettersi in salvo con i propri averi. Le altre città della Puglia furono punite duramente, anche se non con lasprezza di Bari.

Manuele aveva capito che bisognava cambiare strategia. Sebbene lImpero bizantino ed il Sacro Romano Impero non fossero riusciti a conquistare il Regno di Sicilia, era convinto che Federico Barbarossa avrebbe ritentato limpresa. Se ciò fosse avvenuto, il Barbarossa avrebbe potuto mirare alla conquista dellImpero bizantino, per riunificare lantico impero romano. Manuele si convinse che erano molto meglio gli Altavilla nel sud Italia di Federico, e per questo doveva trovare un modo per accordarsi con il Re di Sicilia.

Egli inviò alla corte di Guglielmo, Alessio Axuch, figlio del suo Gran Domestico Giovanni Axuch. Ufficialmente aveva lincarico, come prima di lui Michele Paleologo, di prendere contatto con eventuali ribelli, di reclutare mercenari e di soffiare sul fuoco dei tumulti. Contemporaneamente i suoi ordini erano di contrattare la pace con Guglielmo. I due comandi sembrano contraddittori ma non lo erano, perché quanto maggiori fossero state le difficoltà per Guglielmo, tanto più Bisanzio sarebbe stata avvantaggiata nelle trattative.

Alessio condusse in porto le sue due missioni facilmente. Due mesi dopo il suo arrivo, Roberto di Loritello saccheggiò la Sicilia, mentre una grossa banda di briganti conquistava Capua per poi arrivare a Montecassino. Il 6 gennaio del 1158 i briganti riuscirono a sconfiggere un esercito degli Altavilla in uno scontro corpo a corpo. Allinizio della primavera del 1158 lImpero bizantino concluse una pace segreta con il Regno di Sicilia.

I baroni normanni ribelli, che di punto in bianco si trovavano senza più finanziamenti da parte dellImpero bizantino, si videro costretti ad abbandonare le conquiste fatte e a cercare un signore più affidabile.

                                     

9. La riconquista di Antiochia

Manuele Comneno era Imperatore bizantino ormai da quindici anni e aveva combattuto in tutte le parti dellImpero bizantino, tranne che in Cilicia. Nellautunno del 1158, Manuele si incamminò quindi verso questa regione con un grande esercito.

Manuele era furibondo, perché un certo Thoros II dArmenia Teodoro figlio di Leone I dArmenia, era evaso dalla prigione di Costantinopoli nel 1143, e nel 1151 aveva assassinato il governatore imperiale di Mamistra/Mopsuestia, e sette anni dopo quel delitto era ancora impunito. Ma il problema principale di Manuele era Rinaldo di Châtillon, che era principe dAntiochia.

Rinaldo era secondogenito di un nobile francese, si era arruolato nella seconda crociata nellesercito di Raimondo dAntiochia e aveva deciso di crearsi un feudo in Oriente, e lo aveva ritrovato in Antiochia. Forse Rinaldo avrebbe continuato a essere semplicemente un soldato se nel 1149 lesercito di Raimondo non fosse stato accerchiato e massacrato dallemiro Norandino. Raimondo morì e il suo cranio fu usato come ricordo della battaglia e ricoperto dargento, Rinaldo fu uno dei pochissimi a salvarsi nella battaglia. Nel 1153 Rinaldo sposò Costanza dAntiochia, vedova di Raimondo. Rinaldo aveva promesso a Manuele, in cambio del suo riconoscimento come Principe dAntiochia, di consegnare Thoros alla giustizia, e invece dopo essere stato riconosciuto principe, Rinaldo insieme a Thoros attaccò Cipro dove francesi e armeni si abbandonarono a devastanti saccheggi. Quindi non cera da meravigliarsi che Manuele partisse con un esercito desideroso di vendetta.

Thoros intanto fu costretto a ripararsi tra le montagne, per salvarsi dai bizantini, che avevano sconfitto i suoi eserciti più volte, e avevano riassoggetato tutta la Cilicia sotto lImpero. Thoros si riappacificherà con limperatore, solo grazie alla mediazione del re Baldovino III di Gerusalemme.

Rinaldo era in preda al panico. Lesercito bizantino era molto forte e non poteva minimamente pensare di resistere, con la prospettiva di essere spazzato via, insieme ad Antiochia, dai nemici. Lunica speranza di salvezza per lui era la sottomissione. Rinaldo andò quindi nellaccampamento di Manuele vestito di tela di sacco e chiese udienza a Manuele. Quando Manuele lo ricevette nella sua fastosa tenda imperiale, lImperatore pose tre condizioni a Rinaldo, accettando le quali egli avrebbe avuto salva la vita: Antiochia doveva arrendersi immediatamente, doveva diventare un thema dellimpero bizantino e fornire una guarnigione a Bisanzio. Antiochia doveva inoltre mandare via il suo patriarca latino e insediarne uno ortodosso. Soltanto quando Rinaldo giurò di accettare tutto ciò, il conte fu congedato da Manuele.

Dopo qualche giorno arrivò da Gerusalemme Baldovino III. I due sovrani non si erano mai incontrati, benché Baldovino avesse sposato Teodora, nipote di Manuele. Manuele propose a Baldovino, che accettò, di partecipare ai festeggiamenti per la conquista di Antiochia. Il 12 aprile del 1159, domenica di Pasqua, Manuele entrò trionfante ad Antiochia insieme a Baldovino. Ci furono otto giorni di festeggiamenti e, per dimostrare la sua bontà ai suoi sudditi francesi, Manuele organizzò un torneo cosa sconosciuta nellImpero bizantino, al quale partecipò persino Manuele. Manuele e Baldovino avviarono relazioni damicizia assai buone e, durante il torneo cui partecipò anche Baldovino, questultimo si ferì perché il suo cavallo lo disarcionò. Fu allora curato dallo stesso Manuele, visto che limperatore aveva la passione della medicina ed era assai abile nellesercitarla.

                                     

10. La pace fruttuosa con Norandino

Quando Manuele partì da Antiochia, i rapporti tra Bisanzio e i crociati erano buoni come non mai, e sarebbero rimasti tali se Manuele avesse attaccato Aleppo. Quando invece Manuele arrivò col suo esercito alla frontiera tra Impero bizantino e il mondo musulmano, gli vennero incontro gli ambasciatori dellEmiro Norandino che offriva la pace, impegnandosi nel caso a liberare tutti i prigionieri cristiani in sua mano - il cui numero assommava a circa seimila - e ad avviare una campagna contro i turchi selgiuchidi. Manuele accettò lofferta e ripartì con il suo esercito, per tornare a Costantinopoli. I crociati presero laccaduto molto male, perché avevano accolto Manuele Comneno come un salvatore, mentre egli aveva percorso tutta lAsia minore con un grande esercito, senza però combattere, concludendo invece la pace con i musulmani, lasciando i crociati in balìa della loro sorte. La situazione vista da Manuele era però assai diversa. La Siria per i crociati era una terra importante, mentre per i bizantini sarebbe stata solo una regione lontana, e Manuele non si poteva permettere di rimanere così tanto tempo lontano dalla sua capitale, perché nel palazzo imperiale si parlava già di una sua possibile deposizione, e si affacciavano problemi tuttaltro che lievi alle frontiere europee.

Il trattato con Norandino era a tutto favore di Bisanzio, perché i crociati di Antiochia si sottomettevano allImpero bizantino solo quando erano in grave pericolo e il pericolo costituito da Norandino li avrebbe mantenuti perciò fedeli allImpero. Grazie infatti a questo patto con Norandino del 1161, il sultano selgiuchide di Rūm, Qilij Arslan II, dovette firmare un trattato che prevedeva che, in cambio della pace con Norandino, avrebbe restituito allImpero bizantino tutte le città di popolazione greca da lui conquistate in precedenza, la fine delle incursioni delle bande di turcomanni nellImpero bizantino e limpegno di fornire un contingente di soldati ogni volta che Bisanzio lo avesse richiesto. Laccordo fu suggellato nella capitale bizantina.



                                     

11. La pace con Qilij Arslan II

Manuele fece di tutto per impressionare il sultano turco. Lo ricevette assiso su un trono imperiale tutto rivestito doro, incastonato di rubini e zaffiri e circondato di perle. Manuele portava un medaglione con un rubino grande come una mela. Il sultano rimase a Costantinopoli per ottanta giorni. I pranzi le cene venivano serviti su piatti doro e dargento che furono poi regalati al sultano. Furono anche dati banchetti, tornei, combattimenti e persino una simulazione navale, durante la quale fu mostrata la potenza del fuoco greco, che impressionò il sultano turco in modo particolare. Ebbe molto meno successo lo spettacolo che offrì il sultano: una persona del suo seguito volle dimostrare che anche luomo poteva "volare". Questi indossò pertanto uno strano vestito con numerose tasche, che in teoria riempiendosi daria lavrebbero dovuto sostenere, salì poi su unalta piattaforma e si lanciò nel vuoto ma si sfracellò e, a quanto racconta Niceta Coniata, i bizantini non riuscirono a trattenersi dal ridere.

Nella zona orientale dellImpero bizantino, Bisanzio era al massimo della sua potenza, dopo la catastrofica battaglia di Manzicerta del 1071. Il sultano aveva firmato la pace con Bisanzio e gli versava tributi annuali, come pure latabeg di Aleppo. La via verso la Terra Santa per i pellegrini era di nuovo aperta. Gli unici cristiani scontenti erano i crociati, a causa del mancato impegno bellico di Manuele contro i musulmani.

Allinizio 1160 era intanto morta limperatrice Irene, lasciando soltanto due figlie a Manuele che voleva a tutti i costi un erede maschio che un giorno potesse reggere lImpero. A Natale del 1161, Manuele sposò allora la bellissima figlia che Costanza dAntiochia aveva avuto da Raimondo di Poitiers. Sei mesi dopo morì Baldovino III di Gerusalemme a Beirut e, quando la notizia arrivò a Costantinopoli, Manuele pianse sinceramente lamico defunto.

                                     

12. La riappacificazione tra il Papa e Federico Barbarossa

Il 24 luglio 1177 il nuovo Doge di Venezia, Sebastiano Ziani, organizzò la riconciliazione tra papa Alessandro III e Federico Barbarossa; il disaccordo dei due, nato nel 1160 per lintenzione di Federico di dominare i comuni del nord Italia, era sfociato in seguito in guerra aperta.

Il Papa chiese appoggio economico a Manuele e questi fu ben felice di accordarglielo. In seguito, nel 1166, Manuele propose al Papa di porre fine allo Scisma dOriente in cambio della corona romana riunificata, ma si rese conto che il progetto era inattuabile per via del parere fortemente contrario dei suoi sudditi e, inoltre, per la sua cattiva fama in Occidente.

                                     

13. La guerra contro i veneziani

Il 31 maggio del 1162 morì il re di Ungheria, Geza II, non lasciando alcun erede; la guerra per la successione durò fino al 1167, anno in cui Manuele mosse contro la Dalmazia, la Bosnia e la Croazia, conquistandole, andando così poi in trionfo a Costantinopoli l8 luglio del 1167. Di ciò pagò le conseguenze Venezia, che reagì con forza, sentendosi trascurata in campo commerciale dalle buone relazioni che Bisanzio intratteneva con Ancona, Genova, Pisa e Amalfi.

Manuele aveva però le sue ragioni a tenere Venezia fuori dai suoi ultimi affari. A Costantinopoli ormai vivevano 80.000 latini che godevano di grandi privilegi, e di questi i veneziani erano la comunità più numerosa e la più ricca, infatti il commercio bizantino era ormai un monopolio dei mercanti delle tre grandi repubbliche marinare che si stavano contendendo il monopolio del Mediterraneo Orientale, contesa che alla fine vinsero i Veneziani. Limperatore decise di punirli allinizio del 1171, quando il quartiere genovese vicino a Costantinopoli, a Galata, fu attaccato e in gran parte incendiato da alcuni cittadini veneziani e dalla malavita di Costantinopoli. Ordinò infatti di imprigionare tutti i veneziani che si trovavano in territorio bizantino, confiscandone le navi, i beni le proprietà. Soltanto a Costantinopoli furono imprigionati 10.000 veneziani.

Il Doge si infuriò, pensando che laccaduto e la susseguente punizione fossero stati organizzati a bella posta dai bizantini. Chiese perciò a tutti i veneziani allestero di rimpatriare e li arruolò nellesercito. Nel settembre del 1171 salparono da Venezia 150 navi, comandate dal doge stesso, Vitale II Michiel. In Eubea questi trovò ambasciatori bizantini che offrivano la riconsegna dei beni e degli antichi privilegi ai veneziani, a patto che si recassero nella capitale. Vitale Michiel acconsentì alla proposta degli ambasciatori recandosi a Costantinopoli, mentre la marina veneziana aspettava a Chio. Durante il viaggio però sulle navi veneziane scoppiò la peste e a primavera i morti erano migliaia. Poco tempo dopo ritornarono gli ambasciatori veneziani con la notizia che lImpero bizantino non aveva fatto loro alcuna concessione. A Vitale Michiel non restò altro che tornare a Venezia, dove però portò con sé anche la peste e venne perciò linciato dalla popolazione, in quanto considerato colpevole della fallita spedizione punitiva contro Bisanzio.

                                     

14. La battaglia di Miriocefalo

Il 15 maggio 1174 Norandino morì e i turchi danishmendidi rimasero senza un protettore, esposti alla potenza dei turchi selgiuchidi. Il Sultano selgiuchide di Rūm, Qilij Arslan II aveva conquistato già molti territori prima della morte di Norandino e così due principi danishmendidi si recarono a Costantinopoli per chiedere la protezione di Manuele. Nellestate del 1176 questi si mise in marcia per raggiungere Iconio, ma fu quasi subito raggiunto dagli inviati del sultano Qilij Arslan, con proposte di pace vantaggiose per Bisanzio. Nonostante il parere favorevole dei suoi ufficiali, Manuele si fece convincere da una piccola minoranza di giovani ufficiali smaniosi di coprirsi di gloria e comandò che la campagna proseguisse.

Dopo la fortezza di Miriocefalo il sentiero proseguiva in una gola lunga e stretta fra i monti, dalle cui sommità i Selgiuchidi prepararono la loro trappola, bloccando tanto luscita quanto lentrata. Nella stretta vallata si riversarono i pesanti carriaggi carichi di rifornimenti le armi dassedio, intasando il passaggio. A quel punto le forze turche caricarono con la cavalleria giù sulle inermi truppe bizantine, massacrandole senza quasi incontrare resistenza fin quando ci fu luce. A nulla valse un tentativo di caricare con truppe fresche effettuato dallImperatore. Sebbene la disfatta di Manuele fosse quasi scontata, il sultano turco offrì la pace a condizioni assai vantaggiose, chiedendo la semplice distruzione delle fortificazioni di Dorileo e di Subleo il cui rafforzamento era stato completato nel 1174. Manuele ovviamente accettò, perdendo però così ogni speranza di riprendere il controllo dellAsia minore, facendo mestamente ritorno a Costantinopoli a capo della sua invitta guardia imperiale, recando con sé i miseri resti dellesercito. Questa sconfitta può essere considerata, assieme alla battaglia di Manzicerta, una delle più gravose per limpero bizantino. Sebbene infatti Manuele I poté ancora disporre di truppe sufficienti a guarnire i confini dellimpero ed ottenere ancora in seguito successi minori, la macchina bellica creata da suo nonno e rafforzata dal padre era praticamente andata in fumo, non potendo più in alcun modo le perdite subite essere compensate, anche a seguito dello smantellamento del sistema di reclutamento causato dalle devastazioni turche in Anatolia, che avevano distrutto leconomia agricola della regione, cardine della struttura amministrativa dellImpero, basata sui cosiddetti themata. La potenza militare bizantina in Asia minore però era tuttaltro che estinta, come dimostrerà la successiva Battaglia di Hyelion e Leimocheir in cui un esercito bizantino composto sia di truppe provenienti dalla capitale che di truppe radunate dalle zone rurali dallasia minore occidentale riuscirà a sconfiggere pesantemente lesercito selgiuchide, quasi annientandolo.

                                     

15. Ultimi anni e morte

Nel 1178 giunse a Costantinopoli il conte Filippo, che stava facendo il suo viaggio di ritorno a casa dopo aver smesso di combattere come crociato. A Costantinopoli lo accolse lImperatore Manuele con grande sfarzo e generosità. Manuele regalò a Filippo varie cinture doro e dargento, alcuni gioielli e anche seta lavorata da artigiani bizantini. A Filippo piacquero molto i doni di Manuele e gli piacque anche la sua ospitalità, tanto da trattenersi qualche mese a Costantinopoli. A lui un giorno Manuele chiese se il re di Francia avesse qualche figlia da maritare. Filippo rispose che Luigi VII di Francia aveva solo una bambina da maritare, ma non una donna. Allora Manuele osservò che aveva da maritare un bambino, suo figlio Alessio II Comneno, se il re avesse voluto mandare a Costantinopoli sua figlia, sarebbero state celebrate subito le nozze con Alessio, e sarebbe diventata così in futuro basilissa Imperatrice. Manuele aggiunse che non avrebbe potuto trovare un miglior gentiluomo del Re di Francia, offrendosi in caso di risposta positiva di inviare i suoi migliori uomini per scortarla a Costantinopoli. Filippo rispose offrendosi come mediatore della proposta nuziale.

Quando verso la fine del 1178 Filippo partì, Manuele gli affidò una scorta dei suoi uomini migliori, provvisti di doni da offrire al re di Francia. Quando Filippo arrivò in Francia, chiese subito udienza al re per presentargli la proposta di Manuele. Luigi se ne rallegrò ed acconsentì e subito fece preparare sua figlia perché partisse alla volta di Costantinopoli.

Nel 1180 Manuele colse un ultimo successo diplomatico prima della morte: in quellanno vennero celebrate le nozze di suo figlio Alessio II Comneno, di dieci anni, con la principessa francese Agnese di Bisanzio, di nove. Due mesi dopo Manuele si ammalò gravemente e morì il 24 settembre dello stesso anno. Fu seppellito in una tomba a sette pinnacoli nella necropoli della famiglia dei Comneni, detta del Pantocratore Costantinopolitano. Allepoca si osservò che mai un uomo ebbe una sepoltura così sfarzosa.

Eppure a Costantinopoli le manifestazioni di cordoglio furono assai contenute, in quanto i suoi sudditi non apprezzavano il modo in cui egli aveva accolto le tradizioni occidentali; i costumi, i tornei e addirittura larchitettura erano, secondo i suoi sudditi, cose da barbari e non si addicevano allImperatore di Bisanzio.

Manuele, nonostante le sue indiscutibili doti politiche e militari lasciò le casse dellImpero bizantino a secco. Dopo la sua morte, venne a mancare la principale guida e il collante che teneva unite e fedeli le potenti famiglie che da secoli occupavano i quadri di comando dellimpero. Una serie di circostanze sfavorevoli fecero in modo che nessun imperatore asceso al trono negli anni successivi, mostrasse lenergia necessaria per contenere le spinte centrifughe, solo apparentemente sopite durante lepoca Comnena, preparando il terreno allindebolimento e alla caduta di Costantinopoli durante la famigerata Quarta crociata del 1204, evento difficilmente immaginabile per i bizantini soltanto una generazione prima.

                                     

16. Famiglia

Manuele ebbe due mogli. La prima fu, nel 1146, Berta di Sulzbach, sorellastra di Corrado III di Svevia. Morì nel 1160, ma ebbe due figlie:

  • Maria Comnena 1152–1182, moglie di Ranieri del Monferrato.
  • Anna Comnena 1154–1158.

Manuele si sposò in seconde nozze con Maria Xene, figlia di Raimondo dAntiochia e Costanza dAntiochia, nel 1161. Da questo matrimonio nacque il futuro erede, Alessio II Comneno, che gli successe nel 1180.

Si narra che Manuele abbia avuto diversi figli illegittimi: da Teodora ebbe Alessio Comneno, nato intorno ai primi anni del 1160 questi fu sposo di Irene Comnena, a sua volta figlia illegittima di Andronico I Comneno e visse presso questultimo fino al 1191; da Maria Taronitissa, moglie di Giovanni Comneno che era protovestiario, padre di Maria Comnena, già regina di Gerusalemme ebbe Alessio Comneno Pinkernes, protagonista contro linvasione normanna del 1185 a Tessalonica; infine ebbe altre due figlie una nel 1155, laltra nel 1170 dai nomi sconosciuti, da cui però è certa la discendenza rispettiva di Manuele Maurozomes e Demetrio Tornikes.