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ⓘ Rivolta di Pugačëv. La rivolta di Pugacev del 1773-75 fu la principale rivolta di una serie di ribellioni popolari che ebbero luogo nellImpero russo durante il ..




Rivolta di Pugačëv
                                     

ⓘ Rivolta di Pugačëv

La rivolta di Pugacev del 1773-75 fu la principale rivolta di una serie di ribellioni popolari che ebbero luogo nellImpero russo durante il regno di Caterina II di Russia. La rivolta venne organizzata e diretta da Emeljan Ivanovič Pugačev, un cosacco ex tenente dellesercito imperiale russo che sfruttò il malcontento generale e la guerra contro lImpero ottomano per cercare di proclamarsi zar. Dopo un successo iniziale, Pugačev assunse la guida di un governo alternativo in nome dellassassinato Pietro III e proclamò la fine della servitù della gleba, fatto che per lepoca rappresentò una vera idea innovativa.

La rivolta cercò di consolidare il supporto di diversi gruppi tra cui contadini, cosacchi e il clero dei vecchi credenti. A un certo punto, i rivoltosi avevano il controllo del territorio compreso tra il fiume Volga e gli Urali. Uno degli eventi più significativi dellinsurrezione fu la Battaglia di Kazan nel luglio del 1774.

Le forze governative non riuscirono a rispondere efficacemente allinsurrezione in un primo momento, in parte per difficoltà logistiche e perché ne sottovalutarono la portata. Ad ogni modo, la rivolta venne soppressa sul finire del 1774 dal generale Michelsohn a Caricyn. Pugačev venne catturato poco dopo e giustiziato a Mosca nel gennaio del 1775. Ulteriori rappresaglie contro i ribelli vennero portate avanti quindi dal generale Petr Panin.

Questi eventi portarono ispirazione anche nella letteratura come nel romanzo storico di Puškin, La figlia del capitano 1836.

Fu la più grande rivolta contadina nella storia della Russia.

                                     

1. Antefatto e motivazioni

La monarchia russa, da tempo, aveva contribuito con le sue azioni alla denigrazione della condizione dei servi della gleba e la rabbia di questi contadini era andata crescendo. Pietro il Grande cedette interi villaggi ai nobili da lui favoriti, mentre Caterina la Grande confermò lautorità dei nobili sui servi in cambio della cooperazione politica dellaristocrazia. La rivolta si intensificò nel XVIII secolo con più di cinquanta rivolte che ebbero luogo tra il 1762 ed il 1769. Queste culminarono poi nella rivolta di Pugačev quando, tra il 1773 ed il 1775, Emeljan Ivanovič Pugačev radunò attorno a sé contadini e cosacchi promettendo ai servi della gleba terra da lavorare e la libertà dai loro padroni.

Nel corso del XVIII secolo, la classe dei servi della gleba era stata sottoposta a non poche pressioni. I contadini russi non erano più legati alla terra come in passato, ma erano comunque legati indissolubilmente al loro padrone. Il diritto di appello che i servi avevano verso lo zar venne drasticamente ridotto da Caterina II, favorendo quindi linterposizione dei proprietari terrieri; questi ultimi, che perlopiù erano aristocratici o agenti della chiesa o dello stato, avevano di fatti piena autorità sui servi, inasprendo ancora di più spesso le regole. A complicare la situazione, uninflazione innalzata al massimo aveva alzato i prezzi su tutti i beni. I contadini si sentirono sempre più abbandonati dallo stato "moderno" di Caterina. Vivevano in condizioni disperate e non avevano modo di cambiare la loro situazione, avendo perso ogni possibilità anche di far valere i loro diritti.

Una serie di eventi naturali che colpirono la Russia nel Settecento, inoltre, furono motivo di ulteriori sofferenze: annate pessime per i raccolti, oltre ad epidemie che crearono instabilità sociale ed economica. La più drammatica di queste si ebbe nel 1771 a Mosca.

                                     

2. La ladership della rivolta e la strategia

Limmagine di Pugacev secondo la memoria popolare le leggende a lui contemporanee era quella di un pretendente-liberatore. Come Pietro III era stato visto come un "nuovo Cristo", un santo perché come agnello aveva pacificamente accettato il martirio e lumiliazione della detronizzazione, così Pugacev si sentiva in dovere di dover ridare dignità alla Russia liberandola da Caterina lusurpatrice.

Facendosi forza di questi punti, Pugacev promise la libertà da tutte le tasse e dalla coscrizione obbligatoria, il che lo fece apparire come una reincarnazione della legittimazione di Pietro III.

Pugacev tentò di riprodurre nella sua piccola "corte" la burocrazia di San Pietroburgo per legittimare ulteriormente la propria posizione come legittimo pretendente al trono. Pose grande enfasi sulle basi della rivolta stessa e la sua percezione dello stato spinse i cosacchi a vedersi sempre più come liberi militari che come soldati "impiegati" ed inquadrati al servizio di uno stato. Pugacev non faceva distinzioni di nascita, ma solo di merito, e questo riguardò anche quei nobili e quegli ufficiali di carriera che abbracciarono la rivolta. Tutti i contadini erano visti come unici servitori dello stato. Pugacev ripristinò anche lantica visione secondo cui gli aristocratici erano dei salariati al servizio dello zar anziché dei proprietari terrieri. Ovviamente tutti i contadini sarebbero stati liberi dai nobili. Pugacev quindi continuò a garantire lavoro a tutti i contadini, ma garantì loro la libertà di lavorare terre di loro proprietà. Pugacev promise inoltre lassoluta libertà religiosa.

Con il testa in modello di Pietro III, Pugacev costruì la sua burocrazia ed il suo esercito. Zarubin Čika, uno dei principali comandanti delle armate di Pugacev, prese a modello la figura di Zachar Černyšev per le proprie azioni. Lesercito di Pugacev, per quanto considerato legittimo dai rivoltosi, ovviamente era visto come unarmata di disertori da Caterina. Ciò nonostante si trattava di un esercito molto preparato per lepoca: Pugacev stabilì un proprio Collegio di Guerra e una rete di intelligence composta da spie e messaggeri. Anche se Pugacev era analfabeta, riuscì a reclutare dei pope ortodossi, dei mullah islamici e degli staršina per scrivere e diffondere i suoi "decreti reali" chiamati ukazy in lingua russa e tartara. Questi ukazy vennero copiati, inviati nei villaggi e letti alle masse dagli stessi rappresentanti del clero ribelli. In questi documenti, Pugacev pregava le masse di seguirlo fedelmente, promettendo in cambio terra, sale, grano e tasse più basse oltre a severe punizioni e morte a quanti vi si sarebbero opposti.

                                     

3. Recluta e supporto

Allinizio dellinsurrezione, i generali di Pugačev avviarono una campagna di reclutamento di massa nelle campagne tra i popoli tatari e baschiri, oltre ad una raccolta sistematica di quante più armi possibili. Vennero reclutati non solo cosacchi, ma anche russi, tatari, baschiri e ciuvasci. Il famoso eroe baschiro Salavat Julaev aderì al gruppo. Lobbiettivo principale di Pugačev per la sua campagna non era tanto il popolo, quanto conquistarsi la fiducia dei capi locali. Reclutò anche sacerdoti e mullah per diffondere i propri decreti e leggerli alle masse per conferirgli maggiore autorità.

In particolare i pope ortodossi furono figure strumentali per la propaganda di Pugačev. Pugačev ottenne così "accoglienze eroiche" in ogni villaggio russo nel quale faceva il proprio ingresso, venendo accolto come un sovrano. Alcuni giorni prima del suo arrivo in una determinata città o villaggio, venivano inviati dei messaggeri ad informare il sacerdote o i diaconi locali del suo imminente arrivo. Questi chiedevano al clero locale di preparare acqua e sale e di suonare le campane per annunciarne la venuta. Questi leggevano inoltre i manifesti di Pugačev durante le messe e cantavano le lodi al grande zar Pietro III. Gran parte del clero, anche se non tutto, accondiscese alle richieste di Pugačev.

Lesercito di Pugačev era composto da una mistura di popolazione insoddisfatta proveniente in gran parte dalla Russia meridionale, oltre a dissidenti religiosi come i Vecchi Credenti e schiavi desiderosi della libertà. Pugačev si spese sempre particolarmente per i bisogni della popolazione locale e anche nelle sue operazioni di guerra seguì una simbologia più che una vera e propria strategia. Ad esempio dopo il primo attacco alla città di Jaick, non si rivolse alla conquista della città, ma anzi ripiegò ad est verso Orenburg, città che per la maggior parte dei cosacchi era vista come il simbolo diretto delloppressione russa nelle loro terre. A questi si univa il fatto che leterogeneità dei gruppi di popolazioni presenti in Russia era estremamente vario e ciascuna presentava propri problemi sui quali Pugačev si concentrò per ottenere il supporto locale.

I non-russi come ad esempio i baschiri, seguirono Pugačev perché venne loro promesso di poter continuare a vivere in maniera tradizionale, in libertà nelle loro terre, con diritto di sfruttare le loro risorse liberamente e di non doversi conformare ai costumi dei russi. I cosacchi ottennero promesse simili, oltre ai diritti sul fiume Jaik attuale fiume Ural sino alla foce del mare, la pastura senza tasse, libero commercio del sale, 12 rubli allanno per ogni cosacco come pensione da parte dello stato e molto altro.

Pugačev trovò un valido supporto negli odnodvorcy. Nella parte più occidentale dellarea interessata dalla rivolta di Pugačev, la riva destra del medio Volga, era particolarmente abitata dagli odnodvorcy. Questi erano discendenti di famiglie di cultura militare ma di bassa estrazione che avevano perso le loro funzioni e si erano ridotti a fare i contadini per sopravvivere. Molti di loro erano anche appartenenti alla religione dei Vecchi Credenti e dallepoca di Pietro il Grande si erano sentiti particolarmente alienati dallo stato russo. Essi erano inoltre particolarmente pressati dai proprietari terrieri delle province centrali che acquisivano spesso le loro terre e vi insediavano proprio schiavi.

I cosacchi Jaik vennero largamente coinvolti nella rivolta di Pugačev. Gran parte di loro erano Vecchi Credenti che si erano insediati presso il fiume Jaik attuale Ural. I cosacchi si opponevano alla modernizzazione e istituzionalizzazione dellautorità politica dello stato. Il loro rapporto coi loro capi era sempre stato personale, basato sul loro servizio volontario e su precise obbligazioni. In cambio, essi si aspettavano la protezione dello zar in campo religioso, delle organizzazioni sociali tradizionali e la garanzia dellautonomia amministrativa.

I lavoranti nelle fabbriche artigiane supportarono Pugačev perché la loro posizione sociale era peggiorata negli anni; molte fabbriche di proprietà dello stato erano passate a privati i quali, per maggiori guadagni, intensificarono la produzione. Essi inoltre impedivano il rapporto diretto tra i lavoratori e lo stato, agendo da filtro per la condizione dei primi. Con la scarsa competitività della Russia, le miniere degli Urali erano entrate in declino, perdita che aveva colpito innanzitutto i lavoratori.



                                     

4. La sfida allo stato russo

Nel 1773 lesercito di Pugačev attaccò e occupò Samara. La sua più grande vittoria gli pervenne però nella presa di Kazan, estendendo così il territorio da lui occupato dal Volga alla catena degli Urali. In realtà il più grande vantaggio che Pugačev ebbe nella sua rivolta fu il fatto che questa fosse stata ampiamente sottovalutata da parte dello stato russo. Caterina la Grande pensava si trattasse di uno scherzo e pose unicamente una taglia di 500 rubli sulla sua testa inizialmente, ma dal 1774, la minaccia divenne più seria; dal novembre di quellanno la taglia sulla testa di Pugačev aumentò a 28.000 rubli. Il generale russo Michelson continuava a perdere uomini, mentre Pugačev totalizzava altre importanti vittorie.

Pugačev lanciò una nuova rivolta a metà settembre del 1773. Aveva forze composte da cosacchi, contadini russi, schiavi e non-russi tali da poter sopraffare la capitale della regione, Orenburg. Assediando la fortezza locale, i ribelli distrussero completamente una spedizione di supporto inviata dal governo e portarono la rivolta anche negli Urali settentrionali, ad ovest del Volga e nella Siberia orientale. I gruppi di Pugačev vennero sconfitti tra la fine di marzo e linizio aprile del 1774 da un secondo corpo al comando del generale Bibikov, ma Pugačev riuscì a fuggire negli Urali meridionali, in Baschiria, dove recuperò ulteriori supporti. I ribelli attaccarono quindi la città di Kazan, mettendola a ferro e fuoco il 23 luglio 1774. Battuto per tre volte consecutive a Kazan dalle truppe zariste, Pugačev scappò verso il Volga ed ottenne nuove forze con cui poté riconquistare molte delle città perdute. Il 5 settembre 1774, Pugačev non riuscì a prendere la città di Caricyn e venne sconfitto nella steppa attorno alla città. Uno dei suoi più stretti collaboratori laveva tradito con le autorità di stato. Dopo un prolungato interrogatorio, Pugačev venne giustiziato pubblicamente a Mosca il 10 gennaio 1775.

                                     

4.1. La sfida allo stato russo Il coinvolgimento dei locali

La retorica di Pugačev ispirò non solo cosacchi e contadini alla lotta, ma anche diverse tribù indigene della frontiera orientale. Questi gruppi indigeni presero parte in minima parte alla rivolta, ma il loro ruolo non può essere accantonato. Ogni gruppo aveva una propria storia e cultura distinte, con ragioni quindi differenti per seguire Pugačev.

I Mordvini, i Mari, gli Udmurti e i Ciuvasci dal Volga al bacino del Kama ad esempio, aderirono alla rivolta perché non volevano essere convertiti forzatamente alla religione ortodossa dai russi. Questi gruppi desideravano inoltre mantenere la loro lingua e la loro cultura.

I tatari dal Volga al bacino del Kama erano gruppi indigeni con una complessa struttura politica interna. Pur essendo vicini alla cultura russa, si ribellarono per leccessivo carico di tasse e di obblighi militari.

I baschiri erano popolazioni nomadi che si opponevano alla penetrazione dei russi nelle loro aree e al tentativo di questi ultimi di cambiare la loro cultura, costringendoli ad abbandonare la loro vita nomade a favore di una vita stabile, per lavorare nelle fabbriche e nelle fattorie dei russi. Secondo i capi baschiri ladesione alla rivolta avrebbe significato la fine del colonialismo russo e la restituzione dellautonomia politica locale oltre alla tanto agognata indipendenza culturale.

I calmucchi buddisti e i kazaki musulmani, vicini alle tribù turche delle steppe, seguirono Pugačev per altri motivi. I kazaki erano nomadi come i baschiri, ed erano in lotta costante con i gruppi russi nelle loro terre. Anche se molti di questi diedero lappoggio alla causa di Pugačev, alcuni capi come Nur-Ali non vi aderirono in toto, preferendo mediare tra le due parti a proprio vantaggio.

                                     

4.2. La sfida allo stato russo La sconfitta

Alla fine del 1774 il vento stava ormai cambiando e la vittoria dellesercito russo a Caricyn lasciò sul campo 9000-10000 ribelli tra i morti. Il generale russo Panin guidò le operazioni di ripresa, riconquistando Penza. Dallinizio di settembre, la ribellione poteva dirsi ormai repressa. Uno degli uomini di fiducia di Pugačev tradì il suo capo che tentò di fuggire nel settembre del 1774 ma venne catturato, portato a Mosca, decapitato e squartato il 21 gennaio 1775.

Dopo la rivolta, Caterina privò i cosacchi dei loro privilegi e disseminò la Russia di ulteriori soldati per un maggiore controllo delle province. Le province stesse vennero ulteriormente frammentate per poterle meglio controllare.

                                     

5. Significato storico e sociale

Linterpretazione popolare della rivolta di Pugačev fu importantissima per la cultura russa e per la sua ripresa, in particolare, negli eventi del Novecento. Lidea comune era che quanti avessero seguito il capo della rivolta lavevano fatto per liberarsi delloppressivo stato legislativo voluto da Caterina II, irrispettoso del popolo, della sua cultura e delle sue tradizioni, allinsegna di uno stato centralizzato e uniformato. Se molti credevano che Pugačev fosse effettivamente lo zar Pietro III detronizzato e che egli veramente avrebbe emancipato il popolo dalle pesanti tasse e politiche di Caterina II, vi erano molti altri gruppi che aderirono con i piedi di piombo alla rivolta come i baschiri e i tatari. Le truppe di Pugačev soffrirono spesso per la mancanza di cibo e polvere da sparo. Molti furono i disertori tra cui un generale che non solo abbandonò una battaglia, ma portò con sé anche i suoi uomini. Un generale scrisse in un rapporto a un suo superiore, V. I. Tornova, "Per il bene di vostra eccellenza, sarebbe bene che la nostra fortezza di Najgabickaja tornasse a noi senza alcuna guarnigione vostra allinterno, perché non vi sono sudditi in quanto tutti siamo stati liberati

Il concetto di libertà applicato al movimento era anche una liberazione dalloppressione dellaristocrazia. Un contadino sarebbe stato libero di lavorare la propria terra, senza obbligazioni o doveri. Il ruolo del futuro zar Pugačev sarebbe stato quindi quello di padre del proprio popolo, con un potere personale e diretto e non istituzionalizzato o mediato da ulteriori figure.

I sostenitori di Pugačev erano tutti spaventati dai cambiamenti sociali ed economici, desiderosi comerano di ritornare ai vecchi ideali di servizio e comunità in una gerarchia ordinata da Dio e non dagli uomini.

Il governo imperiale dal canto proprio, dopo averla sconfitta, cercò di minimizzare la rivolta per non incitare lo scoppio di altre rivoluzioni. Lassenza di una stampa indipendente nella Russia dellepoca, in particolare nelle province, fece si che anche allestero e nella stampa estera le uniche informazioni passate fossero quelle trasmesse dal governo russo. La distribuzione di comunicati che svilivano loperato dei rivoltosi nelle aree più colpite dalla rivolta stessa, ad ogni modo, non fece altro che aumentare la rabbia del popolo nei confronti di Caterina II, oltre a generare confusione e persino alcune nuove proteste.

Gran parte della colpa dellinsurrezione venne addossata dal governo centrale alle autorità locali che vennero definite come" lassiste, timide e indecise; le loro contromisure si sono dimostrate futili, poco effettive ed hanno portato alla perdita di molte vite senza motivo.” Caterina stessa disse a tal proposito:" Considero ingiuriosa la condotta di ufficiali civili e militari locali nella questione di Pugačev.”

Il fatto che Pugačev abbia tenuto saldamente la guida della rivolta per più di un anno contro il potere centrale, fu uno dei motivi che spinsero il governo zarista a sviluppare successive riforme, in particolare nelle province, lasciate da sole a lottare contro la lotta dei rivoltosi. La lezione più importante che Caterina II apprese dallesperienza della rivolta di Pugačev fu la necessità di un controllo militare deciso in tutte le parti dellimpero, non solo nelle frontiere esterne. Ad esempio, quando il governatore di Kazan aveva richiesto lassistenza delle forze governative per contrastare larrivo di Pugačev e dei suoi uomini, nessuno rispose a questa richiesta. La rivolta creò sensazione nel governo russo dal momento che scoppiò proprio mentre molti soldati e generali erano impegnati in una guerra al confine con limpero ottomano.



                                     

6. Media

  • La figlia del capitano, racconto storico del 1836 di Aleksandr Puškin ambientato allepoca della rivolta di Pugačev)
  • La tempesta adattamento filmico de La figlia del capitano prodotto da Dino De Laurentiis e diretto da Alberto Lattuada. Attori Geoffrey Horne, Silvana Mangano e Van Heflin.