Топ-100
Indietro

ⓘ Vincenzo Scaramuzza. Avviato allo studio del pianoforte dal padre Francesco, Vincenzo rivelò notevoli qualità artistiche, che gli permisero di esibirsi pubblica ..




Vincenzo Scaramuzza
                                     

ⓘ Vincenzo Scaramuzza

Avviato allo studio del pianoforte dal padre Francesco, Vincenzo rivelò notevoli qualità artistiche, che gli permisero di esibirsi pubblicamente sin dalletà di sei anni Nel 1897, alletà di 12 anni, fu ammesso al Conservatorio S. Pietro a Majella di Napoli, nella classe di Florestano Rossomandi.

Ben presto si distinse negli studi e nel 1898 gli venne assegnata una Borsa di Studio che gli permise di sgravare notevolmente le spese che la famiglia affrontava per permettergli di studiare a Napoli. Si diplomò nel 1905, a 20 anni. Già prima del diploma, intraprese lattività concertistica che lo portò a farsi conoscere in molte città italiane, riscuotendo sempre notevoli successi.

Tra i suoi maggiori estimatori si annovera senzaltro Giuseppe Martucci, compositore e Direttore del Conservatorio di Napoli dal 1902. Tra Scaramuzza e Martucci si instaurò una stima e una amicizia profonde che durarono tutta la vita. Nel Dicembre del 1906 Scaramuzza vinse il concorso a cattedra per linsegnamento in Conservatorio, piazzandosi al 2º posto lo precedette Attilio Brugnoli per anzianità e perché vincitore del Premio Rubinstein di Parigi per la Composizione. A Scaramuzza venne assegnata la cattedra di pianoforte complementare presso il Conservatorio di Napoli, ruolo che ricoprì a partire dal 1º febbraio del 1907; l8 aprile dello stesso anno, il giovane Scaramuzza salpò per lArgentina: firmò un contratto di insegnamento per 4-5 anni con una succursale del Conservatorio Santa Cecilia.

Terminato il periodo di tempo che lo teneva legato alla succursale del S. Cecilia, nel 1912 fondò l Accedemia di Musica "Vincenzo Scaramuzza" che, in breve tempo, acquisì fama internazionale: il metodo e la tecnica elaborati da Scaramuzza formarono pianisti di fama mondiale come Martha Argerich, Daniel Barenboim, Bruno Leonardo Gelber, Fausto Zadra, Francisco Amicarelli, Carmen Scalcione, Raul Spivak, Emilio Rabaglino pianista e direttore dorchestra, Rolando Nicolosi e moltissimi altri. Fu anche insegnante del rinomato pianista di tango Horacio Salgán.

A Buenos Aires affiancò linsegnamento allattività concertistica, che si protrasse regolarmente fino al 1919 si esibì in America e in Europa, per poi interrompersi definitivamente nel 1923. Pare che linterruzione sia dovuta al cosiddetto trac da palcoscenico, che con lavanzare degli anni gli divenne sempre più penoso. Nel 1920 sposò una ex-allieva, Sara Bagnati, da cui ebbe quattro figli: due morirono in giovane età, la figlia Conchita anchessa insegnante nella scuola del padre scomparve prematuramente a ventanni; il figlio Riccardo, medico, non intraprese lattività musicale.

Scaramuzza, sofferente di asma, si spense il 24 marzo del 1968, lasciando al mondo una ricchissima eredità pianistica, costituita da celebri e acclamati allievi, e alcune composizioni musicali: delle Mazurche giovanili, unopera La bella addormentata nel bosco, un Minuetto per orchestra 1916, e l Aparicion del Espectro, poema sinfonico sullAmleto di Shakespeare.

                                     

1. Il metodo

Scaramuzza non lasciò traccia del suo metodo di insegnamento in specifiche opere didattiche, ma una sua studentessa, Maria Rosa Oubiña de Castro, riuscì a farne una ricostruzione sulla base di note e appunti da lui scritti nel corso della sua vita: ne trasse un libro, Enseñanzas de un gran maestro: Vicente Scaramuzza ", pubblicato nel 1973.

Caratteristica distintiva del metodo di Scaramuzza fu leliminazione dei classici esercizi tecnici e degli studi per il meccanismo. Come hanno più volte dichiarato i suoi allievi, con Scaramuzza la tecnica pianistica veniva affrontata direttamente sulle opere. I quaderni degli allievi erano spesso usati dal maestro per fare dei disegni di anatomia, e inoltre spiegava concetti musicali con immagini vive, adatte anche ai bambini; racconta Martha Argerich che spiegava che le mani sono come dei polpi, le dita i tentacoli e i polpastrelli delle ventose, oppure per spiegare il peso faceva immaginare una zattera sullacqua.

Scaramuzza elaborò una tecnica pianistica diversa da quelle che si diffondevano nella sua epoca, e che stabilì con estrema razionalità il corretto uso della mano, del braccio e di tutto lapparato anatomico utilizzato dal pianista, chiarendo altresì in che modo e in quale misura si debba fare ricorso al "peso" del braccio nel corso dellesecuzione. In unintervista realizzata a Roma nel 1989, Martha Argerich dichiarò che" tutte le difficoltà che per un giovane pianista sono dei veri problemi, alla scuola di Scaramuzza si superavano con naturalezza. Il Maestro conosceva molto bene tutti i segreti del pianoforte”.

Le capacità artistiche e didattiche di Scaramuzza incontrarono lammirazione costante di numerosi artisti, tra cui Arthur Rubinstein, Carlo Zecchi, Claudio Arrau e altri.