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ⓘ Apocope. In linguistica, l apocope, detta anche troncamento, indica la caduta di un fono o di una sillaba nella parte finale di parola. Il fenomeno può essere s ..




                                     

ⓘ Apocope

In linguistica, l apocope, detta anche troncamento, indica la caduta di un fono o di una sillaba nella parte finale di parola.

Il fenomeno può essere sia lesito finale di un processo diacronico di mutazione della parola, che si attesta, in questo caso, sotto una nuova forma duso corrente città de e libertà de), dove il "troncamento" è permanente e del tutto indipendente dal contesto fonologico circostante, sia leffetto di unesigenza eufonica che porta alla soppressione della parte finale della parola per evitare incontri o fenomeni fonetici, come la rima, avvertiti talvolta come cacofonici. Benché questultimo caso assomigli molto al fenomeno dellelisione, anchesso di natura eufonica, lapocope si differenzia per la capacità della parola "tronca" di conservare e comunicare il suo significato, anche se pronunciata isolatamente, cioè in assenza di un contesto frasale; la distinzione tra i due fenomeni ha importanti conseguenze ortografiche, poiché lelisione è sempre accompagnata dallapostrofo, mentre il troncamento solo in pochi casi.

                                     

1. Lapocope nellitaliano

Nellitaliano moderno esistono diverse ossitone, originate dal troncamento di vecchie forme parossitone per effetto di unaplologia; è il caso di parole di derivazione latina come: cittàde, libertàde, virtùte, tutte parole che col tempo hanno perso la sillaba finale "- de o "- te ", e che oggi vengono considerate vere e proprie forme "piene" e non "tronche", come invece erano considerate in passato, quando ancora si avvertiva la loro derivazione dalle forme allora avvertite come piene. Dette forme oggi resistono soltanto come varianti letterarie o poetiche, ma sono obsolete nelluso quotidiano.

Parallela alla presenza di parole del cui processo di troncamento non si ha ormai più coscienza, esistono forme attuali di parole apocopate il cui status di forma "tronca" è invece avvertito del parlante, in opposizione alla forma intera del vocabolo originario che viene sentito come "pieno". È questo il caso di parole come fiore, mano, bello, il cui uso è spesso guidato nella lingua da esigenze eufoniche, ma anche in vere e proprie locuzioni fisse che si sono nel tempo consolidate:

  • man mano che
  • il fior fiore della società

Frequente è la presenza delle forme tronche, infatti, quando si ha la ripetizione della stessa parola come nellesempio di sopra, o anche quando si ha la vicinanza di parole col medesimo suffisso: nei verbi con la stessa desinenza, se espressi allinfinito, si assiste spesso alla caduta dellultima vocale; leffetto che sovente si cerca di evitare in questi casi è la presenza di una rima, che viene considerata stilisticamente sconveniente nella prosa, se non motivata da specifiche esigenze di richiamo dellattenzione del lettore o da necessità espressive.

Lapocope nellitaliano è possibile solo a determinate condizioni:

  • La parola che segue non deve cominciare per s impura, z, x, gn, ps.
  • Lasciando una forma "tronca" che finisca per vocale Frate, poco, a modo di) oppure con una consonante che faccia tipicamente parte della coda sillabica nella lingua italiana:-l, -n, -r, raramente -m si tratta di lettere che normalmente possono trovarsi dentro una parola prima di unaltra consonante, anche senza raddoppiamento consonantico.
                                     

1.1. Lapocope nellitaliano Apocope vocalica ed elisione

Lapocope vocalica può facilmente essere confusa con lelisione. Tuttavia vi sono due precise motivazioni per non confondere i due fenomeni:

  • Lapocope non richiede mai la presenza dellapostrofo tranne un numero limitato di casi facilmente rintracciabile nei dizionari, lelisione sempre; inoltre, in quei casi in cui lapostrofo indica unapocope esso deve essere graficamente separato dalla parola che segue da uno spazio grafico; nellelisione, invece, la parola che segue è attaccata allapostrofo.
  • Lapocope può avvenire anche davanti a consonante, mentre lelisione avviene soltanto davanti a una vocale. Pertanto, una parola apocopata può essere usata in qualsiasi contesto fonetico, mentre una parola elisa è sempre seguita da parole inizianti per vocale.

Tuttavia vi sono eccezioni e casistiche in cui rintracciare tale confine non è così agevole, specie se vi è un comportamento grammaticale della parola particolarmente complesso, e non è infrequente in alcuni casi anche incappare in dubbi interpretativi. Si pensi, per esempio, al caso di un autista o unautista: nel primo caso il conducente è un uomo, nel secondo una donna.

  • Grande e santo davanti a sostantivi maschili grande anche davanti a quelle femminili, es. in gran parte che iniziano per consonante si troncano in gran e san ; davanti invece a nomi, sia femminili che maschili, che iniziano per vocale si elidono in grand’ e sant’.
  • Quello, bello e altre parole in -ello es. castello davanti alle parole maschili che iniziano per consonante si troncano in -el ; davanti invece a parole, sia femminili sia maschili, che iniziano per vocale si elidono in -ell’ es. bell’ e quell’.
  • Uno e i suoi derivati alcuno, ciascuno e buono si troncano in un e buon davanti a parole di genere maschile, mentre si elidono in un e buon davanti a parole di genere femminile, che incominciano per vocale; in questo caso la presenza dellapostrofo può essere distintiva per capire il genere del soggetto indicato.
  • Tale non si elide e così pure, solitamente, quale ; essi si troncano in qual e tal. Nondimeno, vedi più sotto per il caso di qual è o qualè.
                                     

1.2. Lapocope nellitaliano Troncamenti con apostrofo

Nellevoluzione grafematica della lingua italiana dellultimo secolo, si è attestata la regola grammaticale per cui di norma lapocope non va mai segnalata con lapostrofo, tranne nei casi di apocope sillabica in cui si verifichino entrambe le seguenti condizioni:

  • la forma tronca risulta uscente in vocale;
  • la vocale finale non richiede il raddoppiamento fonosintattico con la parola seguente

Questultima parte sullapostrofo non sarebbe comunque strettamente normativa, come invece avviene per lelisione, e non mancano infatti eccezioni, né pareri discordanti fra i principali linguisti e grammatici italiani contemporanei.

In italiano lapostrofo è sempre usato in:

  • e a mo di per modo
  • po per poco

Fatti salvi i casi più rari riportati sotto, si tratta degli unici due casi di apocope in cui tutti i grammatici concordano nellobbligatorietà dellapostrofo; tuttavia non vi sarebbero reali necessità linguistiche in quanto non esistono nella lingua italiana altre parole omografe in grado di generare eventualmente confusione: le parole po e mo infatti non esistono se non come sigle o abbreviazioni, e lunica occorrenza omografa di senso compiuto di Po indica chiaramente il suo statuto di nome proprio dalla maiuscola. Più che un troncamento, ca, presente nella toponomastica e nei nomi dei palazzi storici dellItalia settentrionale, è una trascrizione scorretta di cà, cioè casa nelle lingue gallo-italiche e veneta: laccento impropriamente sostituisce lapostrofo che dovrebbe sormontare la A maiuscola.

Nel contesto famigliare, invece, sono diffusi i troncamenti degli appellativi famigliari: ma mamma, pa papà, zi zio, che solitamente hanno un uso solo orale, ma che, se devono essere scritti, vengono riportati con lapostrofo e non con laccento. Diffuso nelluso colloquiale è anche il regionalismo toscano mi in luogo dellaggettivo possessivo mio/mia miei/mie, usato sempre però solo in posizione proclitica.

Lapostrofo è invece talvolta usato sulle forme verbali dellimperativo, alla seconda persona singolare, dei verbi: andare, dare, dire, fare, stare, per distinguerli da una forma, altrimenti omografa, dellindicativo presente, che però si rifà alla terza e non alla seconda persona singolare.

va per vai eventualmente confondibile con egli va da per dai eventualmente confondibile con egli dà di per dici imperativo eventualmente confondibile con dì giorno fa per fai eventualmente confondibile con egli fa sta per stai eventualmente confondibile con egli sta

Su questo uso dellapostrofo non vi è unanime consenso tra i linguisti, tranne, ovviamente, nei casi di possibile ambiguità che generalmente vengono fugati dal contesto. Unici casi più a rischio di confusione sono per il verbo dare e fare:

  • nel verbo dare per lindicativo dà sopperisce di fatto già la presenza dellaccento grafico, tuttavia limperativo apocopato, senza apostrofo, potrebbe essere confuso con da preposizione;
  • per il verbo dire limperativo ammette entrambe le forme dì e di, tuttavia la prima è confondibile con dì indicante giorno, e limperativo apocopato, senza apostrofo, sarebbe facilmente confondibile con di preposizione.

Altri casi di ammissibilità dellapostrofo nellapocope sono le interiezioni derivate da troncamento di parole, specialmente in imperativi alla seconda persona; il significato era già fissato nelluso interiettivo:

  • be per bene usato nel significato di "bene/ebbene"
  • te per ti eni!
  • marsc /marʃ/ più che altro un tentativo di scrivere con ortografia italiana il francese marche da cui deriva o marc /marʧ/ per marcia! tipico nella forma "avanti marsc!"
  • va per varda! forma arcaica di "guarda!"
  • to per togli! inteso nellantico significato di "prendi!"
  • ve per vedi! usato sempre nel significato di "guarda!"

Di tali apocopi, però, è frequente trovare forme derivate con laggiunta dell acca: beh, teh, toh, march, vah, veh, forme che spesso vengono usate in contesti in cui tali interiezioni hanno perso nelluso comune la loro sostituibilità con le forme originarie. In queste forme lacca si incontra talora prima della vocale bhe, mha ecc.: questo uso è considerato errato. Da notare inoltre la forma vabbè, usata al pari di va be e va beh.



                                     

1.3. Lapocope nellitaliano Forme letterarie

In ambito letterario erano presenti forme tronche, ormai desuete, di quasi tutte preposizioni articolate al maschile plurale, derivate dalla fusione con larticolo "i":

da dai; a ai; de dei; ne nei; co coi; su sui; pe pei; fra frai.

Su tale solco possiamo anche riportare le forme di quei e bei: que e be.

Antiche forme letterarie che invece potrebbero portare alcuni problemi interpretativi invece sono:

  • i per io
  • e come troncamento di due pronomi: la parola eo che vuol dire "io" dal latino ego prima persona; ei dà egli terza persona singolare.
  • me con diversi significati
- meglio - meo poeticamente mio - mezzo nel senso di "la metà"
  • pro per prode
  • po per poi
                                     

1.4. Lapocope nellitaliano Errori comuni

In alcuni casi di monosillabi tronchi viene talvolta fatta confusione tra laccento grafico e lapostrofo, dando così origine a forme diffuse che generalmente non sono accettate; le principali sono:

  • pie grafia corretta: piè "piede"
  • fe grafia corretta: fé "fede"
  • pò grafia corretta: po "poco"
  • a mò di grafia corretta: a mo di

La grafia qualè per qual è considerata errata dalla maggior parte delle fonti sulla base del fatto che quale non richiede lelisione, in quanto esiste la forma apocopata qual ; non mancano però i pareri contrari, che fanno notare come detta forma qual sia antiquata o rara. Unanime è invece il consenso sulla non accettabilità di talè per tal è.

                                     
  • consonanti r, s, l, n, d e z Esempi di apocope usuali sono MARE mar, PANE pan, VENIRE venir. La apocope estrema: Si tratta di un fenomeno passeggero
  • stessa ragion d essere hanno anche epentesi, epitesi, aferesi, sincope, apocope ed elisione Alcuni esempi: laurum lat. alloro vulturium lat.
  • spirito spirto it. ant. poet. Il contrario della sincope è l epentesi. Apocope Aferesi Prostesi Epitesi Accidente linguistica Altri progetti Wikizionario
  • inverno verno it. ant. poet. Il contrario dell aferesi è la pròstesi. Apocope Sincope linguistica Epitesi Epentesi Accidente linguistica Altri progetti
  • bell amica, grand uomo, anch io ecc.... Ortografia della lingua italiana Apocope Accidente linguistica Elisione, su thes.bncf.firenze.sbn.it, Biblioteca
  • della tragedia di Euripide pronunciò γαλῆν donnola in luogo di γαλην apocope di γαληνά, bonaccia L episodio fu poi citato da vari poeti comici, tra
  • Troncamento o anche apocope in linguistica, caduta di un fono o di una sillaba in finale di parola es.pò andar un Troncamento in matematica
  • epitesi, mentre per quelli di segno negativo troviamo aferesi, sincope, apocope ed elisione. Garzanti Linguistica, su garzantilinguistica.it. Assimilazione
  • l aggiunta prostesi, epentesi, epitesi la soppressione aferesi, sincope, apocope o la permutazione metatesi di elementi grafici o sonori. Viene talvolta
  • oppure era diventa qual, che non necessita di apostrofo, trattandosi di apocope Quanto è flessibile sia in genere che in numero quanta - i - e e anch esso
  • proprio nome Paolo D Achille, L italiano contemporaneo, ed. il Mulino, Bologna, 2010, ISBN 978 - 88 - 15 - 13833 - 0 Apocope Aplologia Formazione neoclassica