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Scandolara Ravara
                                     

ⓘ Scandolara Ravara

Il declino di Roma non interruppe del tutto la navigazione sul Po. Nel 450 d.C. circa era ancora attivo un servizio regolare di navigazione tra Pavia e Ravenna che durava 3 giorni di viaggio a favore di corrente. Il tragitto veniva coperto da navi cursorie, vere e proprie corriere natanti che potevano trasportare merci e persone. In quegli anni le vie dacqua erano diventate molto più sicure di quelle di terra dove le scorrerie dei cavalieri barbari avevano di fatto interrotto le comunicazioni sulla Postumia. Sappiamo che nel 400 un folto gruppo di Sarmati, cavalieri provenienti dalle steppe dellodierna Ucraina, venne stabilito dallimpero nei pressi di Cremona e Piacenza mentre gli Unni di Attila nel 430 d.C. circa saccheggiarono e incendiarono tutto il casalasco fermandosi più a lungo a Bedriacum, senza distruggerla completamente. Anche i Goti, un insieme di popoli nordici, passarono dalle terre di Scandolara che venne investita in pieno dal più grande dei conflitti che lItalia avesse mai visto, la Guerra gotica nel VI secolo.

Al termine del conflitto una massa di popoli nomadi si trasferì in Italia: erano i Longobardi che conquistarono insieme a Gepidi e Avari quasi tutta la pianura Padana tranne Monselice, Cremona, Mantova e Padova difese da guarnigioni dellesarcato bizantino di Ravenna. Anche Scandolara e tutto il Casalasco rimasero in mano ai bizantini mentre Milano, Bergamo, Verona e Brescia venivano occupate dagli invasori. Fino ai primi anni del VII secolo i Longobardi vennero respinti ma nel 605 un esercito proveniente da Verona e Brescia guidato dal re Agigulfo e ingrossato da numerosi alleati Avari conquistò gli ultimi possedimenti imperiali sul Po, popolati da migliaia di profughi fuggiti allinvasione 40 anni prima. Cremona, uno dei principali porti sul Po, venne distrutta e i suoi abitanti si rifugiarono tra le paludi le isole del fiume. Alcuni si trasferirono nellOltrepò cremonese, oggi compreso nella provincia di Parma, fondando nuovi villaggi. La tradizione orale indica come frequenti i passaggi tra Scandolara e Motta Baluffi verso Roccabianca e la sponda parmigiana del Po controllata a lungo dai cremonesi.

Fino ai primi anni del Novecento i contadini scandolaresi utilizzarono antichi sentieri che si inoltravano nella golena di Motta passavano il Po grazie a barche o, negli anni di magra del fiume, a piedi attraverso un guado. Nello stesso punto durante la primavera del 1945, migliaia di tedeschi in fuga dal versante tirrenico attraverso la Val di Taro, cercarono di attraversare il Po in direzione di Verona e del Brennero.

Parlando della conquista longobarda del Cremonese, i documenti citano anche un castello chiamato Vulturina abbandonato dalla guarnigione bizantina e arresosi ai longobardi. Alcune fonti identificano Vulturina con labitato scomparso di Gussola, lantica Vulturnia, fondata dagli etruschi di fronte alla foce del Taro e poi scomparsa, sommersa sotto metri di sabbia portata dalle alluvioni del Po. Scandolara entrò a far parte dei possedimenti longobardi di Brescia, così come molti altri paesi posti tra lOglio e il Po, diventando una proprietà del Monastero di Santa Giulia di Brescia, fondato dalla regina Teodolinda. Il più vicino centro di potere longobardo però rimaneva la corte di Sospiro, sede di un duca longobardo. Uno dei rari documenti scritti di quellepoca risale al 715 d.C., anno in cui il re longobardo Rotari firmava un trattato che regolava il commercio del sale tra Chioggia e Pavia. I commerci fluviali non si erano interrotti del tutto, ma non è nota la sorte di Scandolara. Nel 1030, oltre 400 anni dopo linvasione, un certo Lanfrancus de Scandolaria cedeva al Vescovo di Cremona delle proprietà che aveva a Pieve Gurata Gurada, Vidiceto Vidixetum e Cingia de Botti Cingla, luoghi legati da antiche strade a Scandolara Ravara. È una delle prime testimonianze scritte dellesistenza di Scandolara. Nella pergamena Lanfranco specifica di vivere secondo le leggi e i costumi longobardi. La pergamena cita anche i nomi dei proprietari degli appezzamenti di terra confinanti, tutti di chiara origine longobarda come Rodeprandi, Arialdus, Liutefredi.

                                     

1. Origine del nome

Lorigine del nome di Scandolara si presta ad una serie di possibilità tutte da dimostrare. Alcuni studiosi vedono la sua origine dal vocabolo celtico Scandola o Scandula, dal nome di un tipo di grano spontaneo presente in zona nellantichità. Il nome potrebbe derivare anche dalle assicelle di legno, le Scandole, un tempo poste tra le travi e il tetto a sostenerne le tegole. Ma lipotesi che trova più prove a sua conferma è quella del vocabolo longobardo Scadan il cui significato è isola o terra vicina ad un corso dacqua. Il nome è accostato non a caso ad un altro, Ravara, ovvero Riparia, sulle rive del fiume Po, di origine chiaramente latina. A confermare questa teoria lesistenza nel cremonese di unaltra Scandolara, Ripa dOglio, posta su di unantica strada che collegava Cremona a Brescia, su un passaggio tra le due sponde dellOglio, percorsa sicuramente da Longobardi. Oggi Scandolara Ripa dOglio si è discostata dallalveo dellOglio che come nel caso del Po è cambiato nel corso dei secoli. Un altro punto a favore dellorigine longobarda del nome è la località Scandolara, frazione di Zero Branco, un paese nei pressi di Treviso che in epoca romana faceva parte del territorio di Altino. Anche qui il corso di un fiume, lo Zero che sbocca nella laguna di Venezia, sta a testimoniare il legame tra lacqua e il termine Scandolara. Il paese inoltre presenta altre analogie con Scandolara Ravara in quanto, come tutta larea nei pressi di Treviso, venne conquistato dai Longobardi solo nel 600, ben 40 anni dopo linvasione Longobarda.

                                     

2.1. Monumenti e luoghi dinteresse Altare di Ilumvio

Laltare di Ilumvio è il più grande reperto archeologico di Scandolara Ravara esposto al pubblico. Appare come un grosso blocco di granito con un buco in cima, rovinato dal tempo. Nel XIX secolo veniva utilizzato come acquasantiera nella Chiesa Vecchia di Scandolara.

Si tratta in realtà di un altare funerario romano. Più precisamente la tomba o meglio il contenitore delle ceneri di Ilumvio, cittadino romano abbastanza ricco da potersi permettere un altare funerario di una fattura non eccezionale ma comunque notevole per un villaggio come doveva essere Scandolara oltre 2000 anni fa.

Laltare è lunica prova tangibile dellesistenza proprio dove oggi sorge la Chiesa Vecchia, o nelle sue immediate vicinanze, di un cimitero romano. Lunico rimasto dei monumenti che dovevano adornarlo è la tomba di Ilumvio, salvata molto probabilmente per la sua forma, perfetta per contenere lacqua santa con un recipiente scavato in cima e unaltezza che non superava il metro.

Laltare dopo il 1850 lasciava definitivamente Scandolara, venduto da un non meglio precisato prete a un antiquario per poi finire nella ricca Collezione di marmi Picenardi. La tappa successiva fu il museo archeologico di Milano, legittimo possessore dellaltare dal 1868 dove fu archiviato dallo storiografo Emilio Seletti che nel 1904 lo catalogò come: "Monumento funerario ritrovato nel villaggio di Scandolara Ravara, dovera usato come acquasantiera e venduto alla Collezione Picenardi".

Laltare è un cilindro di granito a grana fine alto meno di un metro e decorato a rilievo. Le decorazioni sono di due tipi. I festoni, una specie di corona che raffigura delle foglie usata per decorare gli altari in epoca romana e molto simile alle corone di fiori che si possono vedere ancora oggi usate nei templi buddisti e induisti in Asia. Laltro elemento decorativo sono dei bucrani, particolari teste di bue, di toro o di caprone con corna pronunciate che raccolgono, stringendoli, i festoni. Il fregio è di gusto ellenistico e imita le corone vegetali che dovevano ornare altari sacri e funerari. Al centro, nella parte superiore la stessa usata come acquasantiera dagli scandolaresi per almeno sette secoli, troviamo un incavo che doveva raccogliere le ceneri del defunto. Sui bordi dellincavo si vedono ancora i segni dei supporti metallici che avevano il compito di chiudere lurna con un altro elemento di granito, un coperchio probabilmente a forma di pigna.

Liscrizione che si legge sullaltare è questa: Ilumvius Quinti Filius Romilia tribu. Ilumvio, figlio di Quinto, iscritto alla Tribù Romilia. È molto particolare. Non occupa lo spazio consueto ma si dispone negli spazi liberi, ricorda il titolare del monumento che ha un nome incerto e sommario. Sembra infatti privo del praenomen, con un nome di famiglia unico in tutto il mondo romano. Tuttavia nella scritta, molto deteriorata, viene posta in evidenza la tribù di appartenenza per dimostrare la sua condizione di cittadino libero. I bucrani sono decorazioni altamente simboliche legate al ciclo della vita e alla sua rigenerazione. Legati ai riti di sacrificio dei tori e dei buoi agli Dei sono diffusi in tutta larea mediterranea e presentano forti legami con il culto della Dea Madre, praticato a partire dal Neolitico per millenni e soppresso con lavvento del Cristianesimo, che trovava proprio nelle campagne i suoi più acerrimi oppositori.

                                     

2.2. Monumenti e luoghi dinteresse Chiesa parrocchiale

Costruita nel Seicento, era un tempo sede di un vicariato foraneo.

                                     

3. Infrastrutture e trasporti

Tra il 1888 e il 1954 Scandolara Ravara era servita da una stazione della tranvia Cremona-Casalmaggiore, gestita in ultimo dalla società Tramvie Provinciali Cremonesi.