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Religione protoindoeuropea
                                     

ⓘ Religione protoindoeuropea

English version: Proto-Indo-European mythology

La religione protoindoeuropea è lipotetica religione praticata dagli Indoeuropei prima della loro espansione, quando ancora risiedevano nella patria originaria. Questa religione è stata ricostruita basandosi su evidenze linguistiche attraverso il metodo comparativo.

                                     

1. Visione del mondo e divinità degli Indoeuropei

La comparazione linguistica ha permesso di ricostruire i nomi probabili delle divinità che gli Indoeuropei veneravano. Talora, però, la continuazione di tali ipotetici nomi, nonché delle figure divine ad essi corrispondenti, appare controversa, a causa delle evoluzioni contraddittorie che queste figure divine hanno, nelle varie mitologie storicamente note. Nellinsieme la visione del mondo, la cosmogonia e la religione indoeuropee dovevano verosimilmente condividere i tratti tipici delle religioni e delle cosmogonie di molte società arcaiche: fra questi tratti, la venerazione di divinità collegate col cielo e con gli astri, con miti che adombravano le elementari conoscenze necessarie allorientamento dei pastori nomadi e alla scansione stagionale dei tempi dellagricoltura arcaica. Inoltre, dato il carattere patriarcale e guerriero della società indoeuropea, nella religiosità indoeuropea prevalgono largamente le attestazioni di dèi padri. A ciò si aggiunga che gli indoeuropei, già in piena fase unitaria, sono caratterizzati da una struttura sociale tripartita, e da una corrispondente ideologia delle tre funzioni sociali portanti: sacerdotale, guerriera, produttiva. Oggi non si crede più, come allepoca del suo scopritore Georges Dumézil, che tale trifunzionalismo sia solo e soltanto indoeuropeo; né si pensa che fosse presente sin dalle più remote fasi originarie. Esso tuttavia agisce fortemente nella fase unitaria matura. La tripartizione delle funzioni si è pertanto riflessa nelle funzioni delle divinità. Quanto alle dee, poche divinità femminili sono sicuramente ascrivibili alla fase unitaria della cultura indoeuropea, per una serie di ragioni:

  • La più ovvia, naturalmente vi abbiamo già accennato varie volte, è la natura patriarcale e virilocale della famiglia fra gli indoeuropei; le dee, in molte religioni di popoli di origine indoeuropea, sono semplicemente le spose degli dèi padri, senza altre caratterizzazioni; come in terra, nella famiglia, il *pətēr e *potis, il paterfamilias e signore o sposo, ha la sua *potnī, così in cielo ogni *deiwos ha la sua *deiwnī ;
  • inoltre, spesso, i popoli indoeuropei tendono ad associare una divinità femminile a un luogo fonte, foresta; con il mutare dei luoghi, i piccoli gruppi di indoeuropei che si installavano altrove, come opportunistica élite militare e/o commerciale, dimenticavano le dee connesse ai luoghi abbandonati;
  • infine, le dee hanno unidentità comune meno ricostruibile, perché gli indoeuropei hanno teso a incorporare nella loro religiosità le forti divinità femminili presenti in molte popolazioni pre-indoeuropee, la cui religiosità era invece caratterizzata, secondo gli studi di Maria Gimbutas, dal cosiddetto linguaggio della dea, cioè dal prevalere delle dee madri.
                                     

2. Divinità e visioni cosmogoniche presso gli Indoeuropei

Poste le premesse generiche del discorso, è possibile analizzare più in dettaglio le ipotesi sui valori comuni e sulla religione degli Indoeuropei.

La ricostruzione linguistica e il confronto fra tradizioni fortemente analoghe nelle varie culture di lingua indoeuropea permettono di fornire, a grandi linee, un quadro attendibile delle figure divine, del loro pantheon comune originario. Si tenga conto, tuttavia, che nella complessa storia della diffusione degli Indoeuropei, i nomi e i ruoli delle divinità corrispondono per alcuni tratti e per altri meno, avendo subito le religioni delle varie tribù unevoluzione intricata sin dal tempo in cui convivevano nella regione del bassopiano sarmatico che va dalle pendici del Caucaso al confine moldavo. Molto gioca, nellevoluzione dei culti, il trifunzionalismo dei sacerdoti, dei guerrieri e dei produttori, che in genere si applica a tutte le popolazioni arcaiche avviate verso un primo grado di specializzazione e gerarchizzazione sociale.

                                     

2.1. Divinità e visioni cosmogoniche presso gli Indoeuropei Dèi padri celesti: *Dyeus Pətēr Padre Cielo luminoso e *Werunos - *Wrnos

La prima divinità che si incontra, a livello di ricostruzione linguistica, nellipotetico studio in dettaglio del pantheon indoeuropeo, è *Dyeus Pətēr, trad. "Padre Cielo". Esso corrisponde, sul piano strettamente linguistico, al latino Giove Iuppiter da *Iou-i-s-pater, al greco Zeus, al germanico Tiwaz, al vedico Dyauh pitā. Tuttavia, le corrispondenze linguistiche, come si è già detto, ricalcano le corrispondenze funzionali in modo molto approssimativo. Intanto, si tenga presente che non in tutte le religioni dei popoli che abbiamo appena elencati, la divinità *Dyeus Pətēr assume il ruolo di dio delle tempeste. Nel pantheon vedico, ad esempio, Dyauh pitā ha un ruolo limitato, mentre più forte è il ruolo di unaltra divinità Varuna il cielo, che si fa spesso corrispondere, sia pur in modo controverso, con il greco Ouranòs, a partire da un i. e. *Werunos o *Wrnos. Appare anche possibile, data la struttura linguistica, che *Weru-nos sia in realtà un epiteto ricorrente, riferito allo stesso *Dyeus: significherebbe "lampio", "il vasto".

Sempre nel mondo indo-ario, il dio associato al fulmine e dotato di marcate caratteristiche guerriere è Indra. Lo studioso di religioni arcaiche Jean Haudry ha notato che *Dyeus Pətēr, in quanto "padre del cielo luminoso" non poteva essere di per sé associato al tuono e al fulmine, tipici del cielo oscurato dalle nubi. Questa divinità era, per Georges Dumézil, associata allidea di una suprema funzione sacerdotale.

Strettamente connesso al ruolo di *Dyeus Pətēr come supremo garante dellordine umano e divino, è il concetto di *H2 artus. L *artus è una legge di reciprocità che si riconosce propria di molte culture indoeuropee arcaiche ed è relativa tanto al mondo dei rapporti interumani, quanto al sistema di rapporti fra divinità e uomo, fra dio e dio, fra ogni elemento della realtà e ogni altro. Si pensi al già citato concetto greco di armonia.

Strettamente connessa alla relazione di reciprocità definita dall *artus è la valenza della parola *ghostis, "ospite" cfr. inglese guest, latino hostis e hospes da un arcaico *hosti-petis. Appare assai probabile che già presso gli Indoeuropei la relazione di ospitalità fosse fondamentale, una sorta di primitiva diplomazia con definiti obblighi di reciproca accoglienza, come accade, ad esempio, presso i Greci. A *Dyeus Pətēr viene spesso dato lappellativo di *artous *potis, espressione ricostruita che significa "signore della reciprocità". Come tale, questa divinità sembra porsi come garante di tre ambiti strettamente connessi:

  • lordine cosmico, e in particolare i ruoli definiti delle divinità luna rispetto allaltra;
  • la validità del sacrificio, come rapporto di reciprocità fra il sacrificante, che ottempera ai suoi obblighi verso il dio, e il dio stesso, allinterno di una visione contrattualistica della religione;
  • le relazioni di ospitalità, in quanto primitive forme di diplomazia fra tribù semi-nomadi.

A tal proposito, si ricordi come lo Zeus dei Greci fosse, fra laltro, il dio dei supplici e degli ospiti. Di Zeus stesso il poeta Esiodo, nella Teogonia dice, che "ben divise gli onori e definì i saggi costumi degli immortali" Esiodo, v.74, due funzioni strettamente connesse con il probabile ruolo di *artous *potis proprio di *Dyeus. Nel mondo indo-ario, funzioni analoghe sono riprese da Varuna. Si ricordi ad esempio il ruolo che Varuna ha nellepisodio di re Harishcandra nellAitareya Brāhmana. In tale episodio il re desidera un figlio e si rivolge a Varuna, in quanto dio celeste garante di continuità e fecondità, ma anche garante delleffetto del sacrificio agli dèi.

Come abbiamo accennato, i ruoli di *Dyeus si spiegano essenzialmente nellambito di quella che è unarcaica società di pastori semi-nomadi e di mercanti, nella quale le relazioni di ospitalità erano fondamentali. In un simile contesto di arcaiche relazioni fra tribù diverse, in una realtà che verosimilmente era assai policentrica e dispersa, la sacralizzazione delle relazioni di reciprocità nel commercio e nellaccoglienza, secondo lottica di una primitiva etica del viandante nel mondo greco confluita nella Xenia, era assolutamente naturale e spontanea.

In quanto associato a una ierofania celeste, *Dyeus è spesso chiamato anche *weuru-okw-, "ampio occhio", con allusione ad attributi di onniscienza, tipici degli dèi padri uranici cfr il greco euryopa, e lavestico vouru-casani.

Non si riconoscono univoche ricostruzioni di dee spose di *Dyeus. Tuttavia è verosimile che al supremo dio del cielo chiaro fosse associata come sposa una dea madre, una *Dheghōm *mātēr, "Madre Terra". Ad esempio, lo Zeus greco è associato ad una serie di spose che altro non sono che diverse personificazioni della Dea Madre terra ; Urano, il cielo, è figlio e marito di Gea, la terra; nel mondo vedico Dyauh pita ha come sposa la madre terra.

Unipotesi più circostanziata, tuttavia, è possibile. Come è noto agli studiosi, le dee spose indoeuropee prendono semplicemente il femminile del dio a cui sono associate. Appare dunque possibile che il vero nome della sposa di *Dyeus si celi sotto quello della dea madre greca Dione, di cui sarebbe figlia Afrodite secondo la tradizione attestata da Omero nel V libro dellIliade. La sposa di *Dyeus il chiaro, sarebbe dunque semplicemente *Diwnī. Si consideri che anche il nome di Era, la più famosa delle spose di Zeus, è spesso collegato con una radice che significa "aria", "cielo".



                                     

2.2. Divinità e visioni cosmogoniche presso gli Indoeuropei Il dio delle tempeste e dellalbero cosmico e gli dèi uranici guerrieri: *Perkwunos - *Maworts

Accanto a *Dyeus, dio celeste che assomma in sé funzioni di garante sacerdotale, ed è associato al cielo chiaro, è presente, fra gli Indoeuropei, unaltra divinità, associata invece al cielo tempestoso, un dio celeste più in basso di *Dyeus stesso, e perciò più di lui attivo e presente nellesistenza umana. Questa divinità è più complessa da ricostruire, quanto ad appellativi e ruoli. Si tratta di un dio celeste della guerra, associato al fulmine e alle tempeste. In molte culture ad esempio in quella greco-romana il suo ruolo è in gran parte assorbito dallantico *Dyeus, il cui nome subisce uno slittamento semantico, mentre la semplice funzione guerresca è associata ad altre divinità Ares, Marte. Nel mondo indo-ario lopposizione fra Dyauh pitā e Indra si risolve tutta a favore di questultimo. Qualcosa di non dissimile accade nel mondo germanico, dove il dio del furor guerriero e sciamanico, Uotan, si accompagna a un Tiwaz - Tiw - Zius, accanto a cui si pone la figura del violento Thor. Il problema del dio della guerra indoeuropeo è estremamente complesso, poiché è fra laltro legato a uno dei miti che si possono attribuire allimmaginario comune degli indoeuropei, la lotta del dio padre celeste contro il serpente o drago, un archetipo che rimanda a uno sfondo di leggende remotissimo, che gli indoeuropei ereditano da un più antico bagaglio spirituale e mitologico. La complessità di questa figura divina fa comprendere come essa, rispetto a *Dyeus, assuma sin da epoche remote un ruolo più forte nel culto.

Un appellativo molto diffuso del dio delle tempeste e della guerra è *Perkwunos. Fra gli Illiri e poi tra gli Albanesi è attestato come Perendi, fra i Traci come Perkos, in India è chiamato Parjanya, una delle personificazioni di Indra, fra i Celti è noto come Perkun, presso i popoli nordici è Fyörgynn, presso gli slavi Perun, presso i popoli baltici Perkunas. Grammaticalmente, il nome *Perkwunos non è un sostantivo: è un aggettivo di provenienza e pertinenza, con il caratteristico suffisso in origine genitivale *-no-. Tale aggettivo è collegato alla parola *perkwus, "quercia", dunque, egli è il signore della quercia. La parola *perkwus è poi connessa alla radice perk, colpire. Ora, è noto che a tutti gli dèi del tuono indoeuropei è associata la quercia; un esempio per tutti: lo Zeus greco aveva a Dodona in Epiro un santuario dove le querce erano i suoi alberi totem, le cui foglie erano dotate di virtù profetica. Dunque, un elemento caratteristico del dio delle tempeste e della guerra era il fatto di essere associato alla quercia, albero che poi era considerato fonte di presagio, poiché colpito *perk- dal fulmine. Ad esempio, presso i latini la quercia toccata dal cielo era considerata presagio, spesso di sventura:

La quercia, associata al dio celeste che scaglia il fulmine, è dunque, presso gli indoeuropei dotata di valore profetico. Essa, inoltre, simboleggia lasse del mondo, lalbero mitico che regge il cielo sui suoi rami e affonda le sue radici nella terra. Il suo signore è il dio celeste del fulmine. Una situazione simile è tipica ad esempio del mondo nordico. Presso i Vichinghi è diffuso il mito che tutto si regga sullalbero del mondo, Yggdrasil, parola che significa "albero di Ygg", ed Ygg, in norreno, è un frequente epiteto di Odino.

Un altro nome del dio guerriero celeste, ed altra sua personificazione, associata al tuono, è Thor, dal proto-germanico *Tunraz, che presso i celti è Taranis, e presso gli ittiti è Tahrunt-. La parola indoeuropea alla base di questo appellativo è *Te nhr-os. Anche *Tnhros, *Tenhros, *Tnhront- non è un sostantivo, ma un aggettivo: il suo significato è "armato di tuono", "tonante".

Anche il nome germanico Wodan, da *Wōdanaz, è un aggettivo: esso deriva dallindoeuropeo *Wotenos, il furioso. Si tratta della personificazione del dio guerriero del tuono e del fulmine, in quanto è portatore di furia distruttrice.

Lo stesso vale per il greco Ares, sempre collegato alle divinità celesti della guerra. La parola Ares è verosimilmente venuta dalla radice *ar, da cui si formano *artus, connessione, reciprocità, ma anche *aryos, adatto, valoroso. Dunque *Ares- è il dio guerriero del fulmine in quanto valoroso.

In India, il nome di questo dio è Indra. Il nome Indra sembra tuttavia frutto di antonomasia: esso è collegato allindoeuropeo *h nēr vedico nar, greco anēr andròs, che significa "uomo", ma anche "guerriero", "eroe". Tuttavia è proprio il contesto iconografico della figura di Indra a fornire indizi sul nome indoeuropeo del dio celeste della guerra. Indra è infatti accompagnato da alcuni demoni dellira, che si chiamano Marut. Il nome Marut è collegato con il latino Mauors, Mamers, Mars, "Marte". Probabilmente è il vero e proprio nome del dio indoeuropeo della guerra, che va ricostruito come *Maworts, genitivo con tema debole *Mawrtòs. Questo appellativo non è un aggettivo, ha piuttosto laspetto di un nome non derivato. Inoltre, i nomi Mavors mondo latino arcaico e Marut mitologia indù sono attestati in aree estreme dellIndoeuropa, in contesti affini ma in parte di secondo piano. Ciò vuol dire che sono estremamente arcaici.

Il quadro complessivo che ne risulta è il seguente. Accanto al dio sacerdotale del cielo chiaro, *Dyeus, gli indoeuropei conoscevano un dio guerriero celeste del tuono e del fulmine, *Maworts. Questi, come tutte le tradizioni mitologiche dei popoli indoeuropei sembrano indicare, era figlio di *Dyeus. Mentre *Dyeus sembra collegato a una visione più trascendente, e a una dimensione uranica superiore, *Maworts invece è collegato al cielo basso e alle sue manifestazioni violente. Il suo totem è la quercia, che, colpita dal fulmine, si fa portatrice di presagi; sempre la quercia è il simbolo dellasse del mondo, di cui *Maworts è il signore. Perciò questo dio è detto *Perkwunos, il signore delle querce. Il fulmine e il tuono sono le sue armi. Perciò è detto *Tenhros, "Tonante". Inoltre, in contesti mitologici ricorrenti, leroe *hner- doveva essere considerato lincarnazione stessa di *Maworts, detto perciò *Aryos, il valoroso greco Ares e leroe Indra.

                                     

2.3. Divinità e visioni cosmogoniche presso gli Indoeuropei Altri dèi e miti

  • Divinità Solari: *Sawelyos, e la Figlia del Sole, *Sawelnī
  • Un mito indoeuropeo: *Perkwunos-*Maworts contro il Serpente *Oghwis
  • Il dio del fuoco: *Wlkanos
  • Divinità lunari: *Mēn e *Louksnā
  • La dea dellalba: Hausōs
  • Il dio delle acque: *Neptonos, *Akwōm *Nepōt
  • Animali totem del dio guerriero delle tempeste: il lupo, il gallo, laquila e il toro
  • Il dio della *dhetis: H aryomen
  • I gemelli divini: Diwòs Sunū
                                     
  • La mitologia armena ha radici antichissime, che risalgono alla religione protoindoeuropea e poi nel corso dei secoli si è arricchita acquisendo credenze
  • Per Urheimat protoindoeuropea si intende l ipotesi dell Urheimat per la civiltà indoeuropea, cioè sono una serie di congetture che tentano di spiegare
  • complesso del precedente. In realtà all interno dell originaria religione protoindoeuropea la divinità corrispondente alla luna pare essere stata proprio
  • popoli baltici. Tali sistemi religiosi hanno radici nella mitologia protoindoeuropea A parte deve essere considerata la mitologia della quasi totalità
  • precedente la religione vedica: le genti Dravida e le stesse lingue dravidiche dell India meridionale sono anch esse anteriori alla religione vedica La
  • probabilmente dal protoceltico nemi - dose di veleno dalla radice protoindoeuropea nem - antico irlandese nem, pl. neimi veleno Allo stesso modo
  • Il protoindoeuropeo indicato anche comunemente come indoeuropeo, è la protolingua che, secondo la linguistica comparativa, costituisce l origine comune
  • corretta. La loro religione è contraddistinta da tratti comuni a tutte le successive culture europee, i prodromi di una religione e cosmogonia celtica
  • La società protoindoeuropea esistette durante il calcolitico approssimativamente dal V al IV millennio a.C. ed è stata ricostruita grazie alle scoperte
  • lux, lucis che il dio della luce Lúg sembrano richiamare la radice protoindoeuropea leuk luminosità Nella seconda stagione della serie tv American