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ⓘ Giovinezza, inno. Giovinezza fu una delle canzoni più diffuse durante il Ventennio fascista, al cui clima politico rimase profondamente legata. La sua musica, t ..




Giovinezza (inno)
                                     

ⓘ Giovinezza (inno)

Giovinezza fu una delle canzoni più diffuse durante il Ventennio fascista, al cui clima politico rimase profondamente legata. La sua musica, tuttavia, era di molto antecedente al regime fascista ed era stata creata per tuttaltro scopo: era stata composta, infatti, da Giuseppe Blanc nel 1909 per accompagnare i versi di un inno goliardico le cui parole, intrise di gaiezza e nostalgia, erano state scritte da Nino Oxilia sotto il titolo di Il commiato. Con testi ogni volta diversi, il brano musicale costituì dapprima la base per linno degli Arditi durante la Grande guerra, poi dellinno degli Squadristi e, infine, inno trionfale del Partito Nazionale Fascista.

                                     

1.1. Storia Inno goliardico

La canzone nacque nel 1909 con il titolo Commiato, come canto goliardico di addio agli studi degli universitari di Torino. Autore del testo fu Nino Oxilia, che morì il 18 novembre 1917, colpito da una scheggia di granata sul Monte Tomba, durante la prima guerra mondiale, mentre a scrivere la musica fu Giuseppe Blanc, laureando in giurisprudenza e, allora, allievo del Liceo musicale. Nel 1911 venne inserita nelloperetta Addio giovinezza!, il cui libretto era di Sandro Camasio e di Oxilia. Le parole gioiose e malinconiche dellOxilia celebravano la fine della spensierata età degli studi, ma anche le sue gioie, gli amori, il vigore e la spavalderia dellaver ventanni.

Infine, nellultima strofa, un accento patriottico:

                                     

1.2. Storia Inno degli Alpini

Narra Cesare Caravaglios che lanno seguente, 1910, il Blanc, ormai sottotenente di complemento del Genio, partecipò ad un corso sciatori a Bardonecchia: una sera eseguì Il Commiato di fronte ad alpini ed ufficiali: secondo Asvero Gravelli costoro si entusiasmarono a tal punto a quelle note, che elessero il pezzo ad Inno degli sciatori. Tornando poi ai rispettivi reparti lo diffusero, tanto che le fanfare dei battaglioni Morbegno e Vestone del 5º Reggimento Alpini laccolsero in repertorio, eseguendolo in occasione delle gare internazionali di sci a Cauterets e Lionan, in Francia.

Il Corpo degli alpini lo innalzò quindi a proprio inno ufficiale 1911: il tenente Esposito, Medaglia doro al Valor Militare, lo faceva cantare ai suoi allievi ufficiali e il 3º Reggimento Alpini lo fece suonare come Inno degli Alpini durante la campagna di Libia.

                                     

1.3. Storia Inno degli Arditi

In questa forma, durante la Grande Guerra, acquisisce una certa popolarità e alcuni versi vengono modificati in chiave bellica.

Passato dunque tra i militari, il canto goliardico finì per traverse vie a noi sconosciute nel canzoniere degli Arditi: Salvator Gotta e Cesare Caravaglios raccontano che, durante la Grande Guerra, Giuseppe Blanc, tenente degli sciatori, passando nei pressi di una baracca presso le linee italiane di Rovereto, sentì suonare al flauto le note della sua canzone: spinto dalla curiosità vi entrò e, chiesta ai soldati spiegazione, gli fu mostrato un foglio con le parole e la musica di un Inno degli arditi. Mario Palieri, nel suo volume Gli arditi, racconta che la prima compagnia del II Battaglione dAssalto, partito da Sdricca per lAltopiano della Bainsizza, lavrebbe cantato per la prima volta, il 28 settembre 1917.

Sulla medesima aria la canzone ebbe nuove parole per mano di Marcello Manni, Ardito, diventando così l"Inno ufficiale degli Arditi":

Linno fu cantato dai reparti dassalto impegnati sulla linea del Piave dopo la disfatta di Caporetto.

Le differenze tra la versione bellica e quella goliardica non sono tanto ideologiche un canto "damore e di gaiezza" contrapposto ad uno violentemente bellicistico, come vorrebbe ideologicamente far notare tra le righe qualche autore, bensì di sostanza, visto che la base ideale rimane la medesima: irredentismo, interventismo, culto della gioventù e della "bella morte", anche se con gradi dimportanza diversi. È chiaro come entrambe le due versioni si inseriscono nella medesima corrente culturale che dalla Belle époque sfociò nella Grande Guerra e da questa passò poi al Fascismo: daltronde entrambi gli autori originari furono patrioti e volontari in guerra: Blanc, in seguito, fu anche autore di alcune delle più diffuse e fortunate canzoni fasciste e sostenitore del Partito.

Dunque se anche si è sostenuto che i canti degli Arditi sono sostanzialmente diversi da quelli coevi e precedenti come contenuto, è pur vero che nel caso di Giovinezza, appartenente al corno non popolare dellinnodia patriottica, più che di un radicale rovesciamento di valori per un esempio di tale trasvalutazione si possono confrontare nuovamente gli stornelli degli Arditi con quelle dei reparti regolari si deve parlare di un semplice rimaneggiamento che gli Arditi operarono, aggiungendo agli elementi ideologici già sopra elencati la violenza crudissima e un testo adeguato alla nuova cornice storica. Dunque non si può parlare di sottrazione indebita da parte degli Arditi, che ne avrebbero snaturato il contenuto, bensì di evoluzione e di mutamento di componenti già presenti in nuce nelloriginale. Un mutamento radicale, certamente, ma pur sempre inserito nel flusso storico cui entrambi appartennero. Esistono versioni in lingua straniera, HitlerleuteGermaniavoluntarios en la estepaSpagna



                                     

1.4. Storia Versione fascista

Durante il triennio 1919 – 1921 comparvero altre versioni di Giovinezza. Lo stesso Marcello Manni scrisse poi unulteriore versione che divenne linno delle squadre dazione fasciste; il ritornello, appena ritoccato, giusto per invocare esplicitamente il movimento Fascista, suonava:

Lanalisi del testo di questa versione è interessante poiché in esso è espresso perfettamente il clima del diciannovesimo; sono contenuti elementi "di sinistra" e accenni rivoluzionari e populistici, tipici dellala sinistra del nazionalismo interventista. È importante notare come il Socialismo sia visto come nemico mortale, non tanto perché sovvertitore, del resto lo stesso Fascismo si dichiarava rivoluzionario quanto, piuttosto, perché nemico della nazione e ingannatore del popolo, che viene "frodato del sudore" dagli "impostori delle asiatiche virtù". Si cerca dunque la delegittimazione degli ideali avversari in quanto antinazionali, non in quanto progressisti, laburisti o altrimenti "di sinistra". Tuttavia la "fratellanza nazionale ditaliana civiltà" della prima strofa fa già pensare a quel superamento della lotta di classe di cui, poi, il Fascismo di Mussolini andrà sempre fiero si confronti Giovinezza nella sua versione definitiva, contrapposto a quelle frange della "vecchia guardia" che mai vorranno rassegnarsi alla normalizzazione: daltronde basta leggere il volume di Asvero Gravelli un esempio tra molti per rendersi conto di come ancora negli anni 30 la polemica contro la borghesia attendista e pavida sia formidabile. Un fuoco che coverà sotto la cenere per poi divampare nuovamente nel tentativo di socializzazione dellepilogo repubblicano.

Nel 1924 avvenne la prima esecuzione per Ente Italiano Audizioni Radiofoniche di Roma nella versione di Giuseppe Blanc e Salvator Gotta.

Lultima versione di "Giovinezza" di Marcello Manni fece da ponte tra quella degli arditi e quella, definitiva, pubblicata nel 1925 col nuovo testo di Salvator Gotta ed approvata, ufficialmente, dal Direttorio del Partito Nazionale Fascista come "Inno Trionfale del Partito Nazionale Fascista". Il canto diverrà di importanza pari ad un inno nazionale, allorché in tutte le manifestazioni pubbliche esso verrà fatto suonare immediatamente dopo la Marcia Reale. Il 14 maggio 1931, Arturo Toscanini si rifiutò di suonare linno prima di un concerto al Teatro Comunale di Bologna e venne insultato da un gruppo di fascisti, uno dei quali lo schiaffeggiò.

Il testo di Salvator Gotta è gravitante attorno ai concetti di fratellanza nazionale, di superamento della lotta di classe, di fedeltà a Mussolini ma non compare mai la parola "duce" di orgoglio patriottico. Una sola nota polemica strascico di tanti anni di violenza non solo verbale è laccenno di scorno ai tanti "che la patria rinnegar" nella seconda parte della seconda strofa, che rende perfettamente il clima deuforia e di soddisfazione che doveva regnare negli ambienti fascisti allora che il loro trionfo sui vecchi nemici social-comunisti pareva completo.

Dunque nella parabola del canto di Giuseppe Blanc si può vedere tutta levoluzione sociale che ha portato al Regime fascista: dalla canzone goliardica dei giovani studenti interventisti allinno dei reparti alpini e poi di quelli dassalto; da questi, poi che il nemico era divenuto interno al posto dellAustro-tedesco, passa a infondere coraggio e a tenere alto il morale ai Fiumani e alle squadre dazione dei primi Fasci, divenendo in breve a vero e proprio peana della rivoluzione fascista, per terminare con la celebrazione solenne e retorica del Regime e della sua vittoria sui nemici social-comunisti, popolari e liberal-democratici.

Nel 1944 venne rivisitato il testo della canzone, apportando alcune modifiche, per volere del Partito Fascista Repubblicano, con lo scopo di renderlo più ardito e di distaccarsi dalla versione precedente legata al Partito Nazionale Fascista.

                                     

2. Studi

Secondo uno studio di Patrizia Deabate linno, nella versione originale, era stato una risposta di Oxilia ad una poesia di mezzo secolo prima di Emilio Praga, poeta "maledetto", appartenente alla Scapigliatura. LInno inoltre affonderebbe le radici più remote nellesaltazione della giovinezza da parte della Rivoluzione francese, e in un simbolo contenuto nel celebre dipinto La Libertà che guida il popolo, di Eugène Delacroix, custodito al Louvre di Parigi.

Tesi ribadita, con ulteriori riferimenti storici e letterari, nella prefazione di "Canti brevi" di Nino Oxilia, nella riedizione del 2014 curata da Patrizia Deabate per la collana diretta da Roberto Rossi Precerutti, Neos Edizioni di Torino.

Dopo il ritrovamento in Giappone e il restauro del film "Addio giovinezza!" 1918, regia di Augusto Genina, presentato al Festival del Cinema Ritrovato di Bologna nel 2014, sono stati individuati i nessi fra la pellicola e linno nella sua trasformazione dalla versione goliardica del 1909 a quella guerresca degli Arditi del 1917.