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ⓘ Maida. Labitato di Maida sorge su una collina che si affaccia sulla Piana di SantEufemia tra i fiumi Jayari a ovest e Cottola a est. Il territorio comunale comp ..




Maida
                                     

ⓘ Maida

Labitato di Maida sorge su una collina che si affaccia sulla Piana di SantEufemia tra i fiumi Jayari a ovest e Cottola a est. Il territorio comunale comprende anche la frazione di minoranza etnica e linguistica albanese arbereshe di Vena di Maida Vjna in lingua arbereshe, posta a 242 metri s.l.m.

                                     

1.1. Storia Le origini ed il Medioevo

Il territorio di Maida fu abitato dai tempi più remoti. Lo testimoniano le numerose grotte presenti nella zona, certamente abitate in epoche lontanissime e alcuni reperti scoperti nel litorale. Nel 1980, durante una campagna di scavi promossa dallUniversità di Pisa, sono stati scoperti in località Casella manufatti in pietra risalenti al Paleolitico Inferiore, nel loro strato originario. Si tratta in maggioranza di choppers unifacciali e raschiatoi in scheggia. Altri manufatti dello stesso periodo, del Paleolitico Superiore e del Neolitico, sono stati rinvenuti perché portati in superficie dalle attività agricole. Si tratta di schegge corte e spesse in selce, quarzite e diaspro, per la maggior parte raschiatoi. Dal II millennio a.C. in poi ci furono varie invasioni di popoli indoeuropei. Tra i tanti ricordiamo gli Enotri. Tra il VII e il VI secolo a.C. arrivarono i Greci, che, anche in questi luoghi, fondarono delle città. Alcuni scrittori Vossio sostengono che a Maida sorgesse lantica Lametia, altri Barrio la identificano con Melania. In seguito troviamo i Romani e i Longobardi.

I Bizantini scoprirono e nellVIII secolo, fortificarono il borgo, che chiamarono Maghida ; tale nome sopravvive nel dialetto. Nel X secolo la fortezza venne conquistata dagli Arabi, e divenne parte dellEmirato di Squillace. Successivamente troviamo i Normanni, gli Svevi e gli Angioini. Fu occupata nel 1087 da Miera di Falluca, signore di Rocca Falluca e Catanzaro durante il conflitto che oppose lerede del Guiscardo Ruggero Borsa al fratellastro Boemondo I dAntiochia, ma a causa di questa conquista i Falluca persero i loro domini. Il trattato di pace del 1089 fra Ruggero Borsa e Boemondo stabilì lassegnazione di Maida e di Cosenza a Boemondo in cambio di Bari. Durante uno dei suoi viaggi, il 23 maggio 1223, Federico II si fermò a Maida. Egli istituì una grande riserva di caccia parzialmente ricadente nel territorio del feudo di Maida. In questo periodo Maida perse gradualmente luso della lingua greca. Successivamente Carlo I dAngiò assegnò il castello di Maida a Egidio di Santo Liceto. Egli non si fece ben volere dai maidesi tanto che, in assenza del feudatario, la popolazione insorse distruggendo parzialmente il castello. Dopo unindagine durata due anni, Carlo dAngiò fece punire i responsabili e ordinò la ricostruzione del castello. Durante tale ricostruzione il castello venne ampliato, comprendendo lattuale Piazza Roma. Il castello venne dotato di granai, scoperti a metà degli anni novanta. Successivamente il feudo passò nelle mani del figlio, Egidio junior, poi a Guglielmo di Santoliceto, e infine alla figlia di questultimo, Luisa. Successivamente il feudo tornò alla Corona, che lo concesse alla regina Sancha. Nel 1334 Roberto dAngiò assegna il feudo di Maida a Goffredo Marzano, dopo aver ottenuto, nel 1331, il castello dalla regina Sancha.

In questo periodo, fin dal 1385, ci fu una fuga, intensificatasi con il consolidamento del potere dei Caracciolo agli inizi del XVI secolo, verso i paesi limitrofi per sottrarsi alla dominazione feudale. Nel 1400 appare già padrone del feudo Gualtiero Caracciolo detto il Viola. E la famiglia Caracciolo sarà a lungo, tranne brevi pause, padrona del feudo. Il 2 giugno 1459 i maidesi si rivoltarono contro il feudatario per ottenere sgravi fiscali, il generale Davalos sedò la rivolta. Nella metà del XV secolo arrivano dei coloni albanesi che daranno origine allabitato di Vena di Maida. Dopo la morte di Ottino Caracciolo il feudo divenne demanio regio per volere di re Ferdinando I dAragona, che concesse a Maida dei benefici. Successivamente Ferdinando assegnò Maida al figlio Federico, che concesse nuovi statuti, detti Capitoli; essi concedevano ai maidesi il beneficio di commerciare con lesenzione dalle tasse durante la domenica, negavano lestradizione, gli abitanti potevano essere giudicati solo dalla magistratura del feudo. Veniva vietata qualsiasi forma di requisizione non indennizzata, se non effettuata dal principe, venivano abolite le corvé non indennizzate. Inoltre venne abolita la tassa di un terzo sul raccolto alla Corona, e altri privilegi che favorirono lo sviluppo di Maida.

                                     

1.2. Storia XIV e XVII secolo

Nel 1496 sale sul trono napoletano Federico dAragona che conferma a Maida tutti i privilegi goduti precedentemente ne elargisce dei nuovi. I maidesi erano molto legati a questo re e diversi cittadini accorsero in sua difesa quando fu attaccato dal re di Francia e dagli spagnoli. Federico fu sconfitto e divenne viceré Consalvo di Cordova. Agli inizi del secolo 64 famiglie di nobili maidesi avrebbero appoggiato una causa, intentata dal comune di Maida, per esercitare una sorta di diritto di prelazione sul feudo, nel tentativo di scongiurare il dominio baronale dei Caracciolo. La causa sarebbe stata persa nel 1507, con gravi perdite finanziarie per il comune. Della causa esistono notizie storiche, ma non gli atti ufficiali, il che fa pensare a un falso. Il periodo successivo fu difficile, caratterizzato da economia in crisi, diminuzione delle entrate e aumento delle tasse. Successivamente il feudo fu venduto ai Loffredo, ma i Caracciolo continuavano a vantare diritti, specialmente sulle terre di Maida e Lacconia. La contesa venne risolta, tra il 1518 e il 1519, da re Carlo V a favore dei Loffredo. A seguito di tali avvenimenti leconomia di Maida crollò. A rendere la situazione più grave furono le incursioni saracene: per proteggersi si costruirono, negli anni sessanta del Cinquecento, lungo la costa numerose torri di avvistamento, di esse sono ancora visibili i ruderi. Le torri erano abbastanza vicine da comunicare tra loro con messaggeri a cavallo di giorno e fuochi di segnalazione durante la notte; Maida non ebbe incursioni dai Saraceni. In questo periodo Maida ospitava ununiversità. Nel 1561 il Feudo di Maida contava 979 fuochi famiglie. Il feudo divenne successivamente oggetto di diverse compravendite. Dopo le nozze di Dianora Caracciolo con Marcantonio Loffredo il feudo passò nelle mani di questultima famiglia e fu elevato a principato.

Nel XVII secolo sono da rilevare i terremoti del 1638 e del 1659 ed il peggioramento della situazione economica, che misero in difficoltà i feudatari. Questi ultimi per migliorare leconomia fecero costruire canali irrigui, molini, acquedotti a Cortale, Jacurso e nei dintorni di Maida, ma le numerose tasse imposte resero molto tesi i rapporti con i cittadini, che uccisero, alluscita di teatro, uno degli ultimi dei Loffredo: Marcantonio. Di positivo, in questo secolo, cè un certo risveglio culturale con la presenza di un teatro e di unAccademia, detta deglInquieti, fondata da Pietro Paladino, ex seguace di Giambattista Marino.

                                     

1.3. Storia XVIII secolo

Nel dicembre del 1691 il feudo fu acquistato da Fabrizio Ruffo. Dopo la sua morte 1692 gli succedettero dapprima il nipote Francesco, poi il figlio di questi Carlo e, via via, altri eredi della famiglia, tra cui Ippolita.

Essa fu una buona feudataria, in quanto era cresciuta nella cittadina ed era legata affettivamente a Maida.

Per aiutare la gente, dopo il terremoto del 1783, essa fece aprire una filanda, in cui dette lavoro a molti disoccupati, promosse listituzione di piccole concerie e cercò di venire incontro ai bisognosi.

Nel 1735 il re Carlo III, insediato a Napoli dal padre Filippo V fece una visita a Maida e andò a cacciare nel bosco dellAscrea.

Il terremoto del 1783 produsse molti danni: caddero a Maida il castello, lospedale di San Pietro, il teatro, le mura cittadine e varie chiese. I morti furono 95.

Il governo pensò di intervenire per aiutare la popolazione requisendo i beni della maggior parte delle case religiose e costituendo la Cassa Sacra. Pertanto Maida si vide spogliata dei numerosi conventi e privata dei redditi di quei beni.

Alla fine del Settecento si diffusero anche a Maida le idee illuministiche e giacobine. Il cardinale Fabrizio Ruffo, nel marzo 1799, si recò anche a Maida per reprimere il movimento giacobino. Egli impose tasse altissime ai nobili del luogo e riuscì a convincere molti cittadini a seguirlo nella sua spedizione napoletana.

In questi anni, tra la fine del Settecento e gli inizi dellOttocento, sorsero numerosi palazzi, alcuni dei quali, secondo alcune fonti, furono progettati da Sintes, allievo di Vanvitelli.



                                     

1.4. Storia XIX secolo

Durante il periodo della contro-rivoluzione borbonica, il 16 luglio 1806, il territorio di Maida fu teatro di una battaglia tra francesi ed inglesi, risoltasi in favore di questi ultimi.

I nomi "Maida Hill" e "Maida Vale" a Londra prendono origine da questa battaglia.

Il ritorno dei Francesi a Napoli segna la fine del sistema feudale. Cè una riforma amministrativa e Maida diventa capoluogo di un circondario che comprende tutti i territori dellex feudo.

Il 29 agosto del 1860 i maidesi assistettero al passaggio di Giuseppe Garibaldi: egli si affacciò dal balcone di palazzo Farao per annunciare "la disfatta di diecimila borbonici", come ricorda la lapide posta su quel palazzo, nel 1945 passato in eredità alla famiglia Ciriaco. Dopo lUnità dItalia, Maida visse gli stessi problemi economici e politici degli altri paesi del Sud. La terra era nelle mani di pochi latifondisti e lunica risorsa era lartigianato. Alla fine dellOttocento iniziò lemigrazione che continuò per tutto il Novecento, con le uniche interruzioni durante la prima e seconda guerra mondiale e gli anni vicini.

                                     

1.5. Storia XX secolo

Nel 1903 il comune acquista e demolisce la chiesa di San Michele Arcangelo, su quel terreno verrà edificato nel 1930 il monumento ai caduti. Durante il periodo fascista furono podestà di Maida Pietro Bilotta, dal 1927, e Nicola Votta, dal 1938, dopo essere stato commissario prefettizio nellanno precedente. Nel 1944, sindaco il generale Ferdinando Fabiani, venne istituita una "Scuola Ginnasiale" con il contributo di diversi cittadini. Nel 1951 venne inaugurata lagenzia della Cassa di Risparmio di Calabria e di Lucania. Nel 1953 il paese subì la devastazione di unalluvione, che innescò una nuova ondata di emigrazione.

                                     

2.1. Monumenti e luoghi dinteresse Chiesa di Santa Maria Cattolica

Anticamente era una chiesa di rito greco, era punto di riferimento dei monaci basiliani, che vivevano nelle "Laure". Il titolo di "Cattolica" è proprio dovuto al fatto che i monaci la chiamavano katholikon. La chiesa mantenne la pianta a croce greca, probabilmente fino al 1783, quando fu distrutta da un terremoto. I maidesi vollero ricostruire la chiesa nella configurazione attuale. La chiesa sorge ora su dei contrafforti ottenuti da un antico palazzo baronale. Nei secoli XVII e XVIII Maida era residenza estiva del vescovo di Nicastro, la chiesa di Santa Maria Cattolica è riportata come cattedrale almeno dal 1565. Fino al terremoto del 1905 la chiesa era dotata di una torre campanaria, definitivamente demolita nel 1930; tale torre era originariamente usata per avvistamenti dal mare. Contiene affreschi dipinti da Zimatore e Grillo, tra cui il Cristo Re, situato nel catino absidale, e i Quattro Evangelisti, situati ai quattro pennacchi della cupola. Sulle pareti iniziali delle due navate laterali si trovano due affreschi di Andrea Cefaly: "Gesù tra i dottori" e "Lasciate che i pargoli vengano a me". Il sagrato, che domina la piana di Lamezia Terme, è caratterizzato da una pavimentazione in pietra e mattoni, scoperta e restaurata agli inizi degli anni 2000. Tale sagrato appoggia sulla sottostante chiesa di San Sebastiano.



                                     

2.2. Monumenti e luoghi dinteresse Chiesa di San Nicola de Latinis

Una lapide sulla facciata, sopra il portone, ricorda i restauri avvenuti nel 1638 su commissione di Marcantonio Loffredo. Sopra di essa vi è una nicchia contenente una statua del santo realizzata nel 1955. Contiene il quadro di San Nicola, si tratta di una trasposizione del XVII secolo delliconografia bizantina del santo.

                                     

2.3. Monumenti e luoghi dinteresse Il Castello Normanno

Nel paese sono ancora presenti i ruderi dellantico castello. Esso era di forma quadrata con quattro torri agli angoli. Di una delle torri orientali è ancora ben distinguibile il corpo, anche se parzialmente nascosto da costruzioni moderne. È stato sede di una prigione, di cui esistono ancora alcune celle e la scala in ardesia. Il castello è stato, negli anni cinquanta, circondato da costruzioni moderne, che in parte lo nascondono. Il castello e Maida erano rifornite dacqua attraverso un acquedotto, di cui fa parte larco di SantAntonio, restaurato negli anni novanta. Il paese era così attraversato da un corso dacqua che alimentava un mulino con abbeveratoio allentrata nord dellabitato.

                                     

3. Società

Etnie e minoranze straniere

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2009 la popolazione straniera residente era di 248 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

  • Marocco 53 1.19%
  • Romania 120 2.69%
  • Albania 48 1.11%

La Ciciarata

Ogni anno, il 2 aprile, si festeggia nei ruderi del convento dei Padri Minimi, la Ciciarata. Dopo la messa vengono distribuiti gratuitamente pasta e ceci ai fedeli, in ricordo della carità del santo patrono; la comunità di origine maidese ad Ambler continua la tradizione insieme ad altre comunità di emigrati nel mondo. Negli anni in cui il 2 aprile cade durante la settimana santa, la festa viene posticipata.

                                     

4.1. Geografia antropica Vena di Maida

Del territorio di Maida fa parte la località Vena di Maida Vjna in lingua arbereshe, originariamente Calabritti. Il 4 maggio del 1831, col decreto istitutivo dei Comuni e dei Circondari, si stabiliva il Comune di Vena. Il 14 ottobre del 1839 Vena era assegnata come frazione al Comune di Maida. Il paese fu fondato nel XV secolo da una comunità albanese arbereshe, venuta in Calabria al seguito dellesercito del nobile albanese Demetrio Reres. Secondo lo storico Gaetano Boca, Vena sorse su territori confiscati dal re Alfonso di Aragona a Luigi Caracciolo, conte di Nicastro e Signore di Maida. I nuclei albanesi di Vena unitariamente a quelli insediati a Zangarona vegliavano sulle mosse del conte Caracciolo e altri elementi dello stesso casato che avevano terre e castelli nei territori che vanno da Girifalco a Maida, a Curinga e in tutto il Lametino. Particolarmente noto per la magnificenza dei suoi costumi il paese fu visitato, nei secoli scorsi, da numerosi viaggiatori, tra cui Henry Swinburne, Craufurd Tait Ramage, Rilliet e Alexandre Dumas. Questultimo gli dedicò un intero capitolo nel suo "Viaggio in Calabria" e lo cita in "Luisa Sanfelice". Anche lo scrittore contemporaneo Carmine Abate, ispirandosi al libro di Dumas, situa nella località lo svolgimento del suo romanzo "Tra due mari". Tuttora abitata dai discendenti di soldati albanesi, si è perso da secoli il rito greco-bizantino, ma è mantenuta la lingua albanese, tratto essenziale della minoranza etnica, e rimangono i costumi tradizionali albanesi, simili a quelli di Caraffa di Catanzaro, che vengono conservati da alcune famiglie, anche se ormai poco usati, solo in rare occasioni. Nella frazione Vena si trovano due architetture religiose:

  • la Chiesa Arcipretale di SantAndrea Apostolo Klisha Kryeprifterore e Shen Ndreut: Si trova nella Piazza principale del Paese le sue fonti storiche risalgono alla metà del XVIII sec. Le notizie storiche si fermano allepisodio della visita del Vicario Apostolico della diocesi di Nicastro Paolino Pace risalente al 1769. La Chiesa è costituita da una navata centrale, in fondo alla quale è situato l’altare maggiore, sul quale si innalzano due colonne laterali che sostengono una nicchia, dove viene conservata la statua del Patrono SantAndrea Apostolo. All’interno della chiesa vi sono altri due altari minori uno sul lato destro, contenente una nicchia, dove si trova la statua dell’Immacolata Concezione, e uno sul lato sinistro dove si trova la statua del Sacro Cuore. Più in fondo, sempre sul lato sinistro, quasi vicino allaltare maggiore, si trova una nicchia nella quale è situata la statua di San Francesco di Paola. In una teca è contenuta la statua della Madonna di Bellacava risalente allOttocento. L’ultimo restauro della Chiesa risale al 1992; prima del restauro, sul fondo dell’abside, esisteva un affresco che raffigurava la Crocifissione di S.Andrea, opera del pittore Gioacchino Alemanna. Allesterno la chiesa si presenta con una facciata di stile del tardo Seicento costituita da un’alzata superiore, dove si trovano due nicchie vuote al centro delle quali si trova una finestra di forma rettangolare. Il Santo Patrono viene festeggiato in novembre.
  • il Santuario della Madonna di Bellacava Klisha Nderma e Belakaves: Si trova in località" Croce”. È una chiesetta a pianta di croce latina sormontata da una piccola cupola cui si accede tramite un portone ad arco. All’interno, si trova ununica navata in fondo alla quale è situato l’altare maggiore in cui è custodita una copia della statua della Madonna poiché loriginale è alla chiesa parrocchiale. A questo Santuario sono legate diverse leggende popolari. La più nota narra che apparì in una cava ad un pastore, col desiderio di essere portata in paese, poiché la cava era fuori dal centro abitato, ma il pastore non le diede ascolto. Apparì poi nello stesso luogo a dei cacciatori esprimendo lo stesso desiderio e lo dissero al parroco. Questultimo suonò le campane a festa, e la prima domenica di settembre arrivò la statua della Madonna nella chiesa di S. Andrea. Una notte, venne in sonno ad una donna del paese e la accompagnò fino alla località Croce, le disse: Tu cca mha costruiri a casa mia ca pua ti pagu" "Tu qui devi costruire la mia casa ché poi ti pago. E la costruì. Poi apparve in sogno ad unaltra donna chiedendole di costruire una piccola edicola votiva nella "cava" luogo dellapparizione. Terminati i lavori di costruzione delledicola e della chiesa, era arrivato il momento di restaurare la statua, perciò i maidesi decisero di portarla a Maida per restaurarla, ma durante il tragitto divenne sempre più pesante, mentre per arrivare a Vena era sempre più leggera. Perciò venne restaurata a Vena. Questo fu segno che la Vergine non voleva lasciare il suo amato paese. Inoltre preservò Vena, durante la Prima guerra mondiale e la Seconda guerra mondiale, dalla distruzione che volevano effettuare i Tedeschi. Allimprovviso si mise a piovere così forte e ci fu la nebbia con la quale non si poté vedere niente, perciò i Tedeschi non poterono entrare in paese e rinunciarono allidea di distruggere Vena di Maida. Tutto merito della Santa Vergine secondo i venoti. Viene festeggiata la prima domenica dopo ferragosto.


                                     

5. Economia

In tutta la zona lattività economica primaria è lagricoltura; notevoli particolarmente gli oliveti, gli agrumeti le colture di kiwi; sono sorte alcune attività legate al turismo.

Unattrazione è la veduta dallalto del monte Contessa nel territorio di Jacurso, dei due mari: Ionio e Tirreno. Maida ha tre zone industriali e una moltitudine di attività: dal settore dellarredamento produzione, ai detersivi produzione, allindustria alimentare e dei trasporti. Dispone anche di un grande centro commerciale. Il centro commerciale Due Mari è il centro più grande della Calabria e uno dei più grandi in Italia con 110 negozi un cinema e un casinò Negli ultimi anni sono stati realizzati un impianto eolico denominato" Piano Barone” per la produzione di energia, della potenza nominale di 96 MW, le relative infrastrutture, ricadenti nei Comuni di San Pietro a Maida e Maida.

La tradizione alimentare, nel paese, è molto viva: infatti permane luso di produrre in casa molti tipi di sottoli, sottaceti e insaccati, soprattutto di carne di maiale. Prodotti tipici sono anche il vino e lolio.