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ⓘ Assedio di Palmira. L assedio di Palmira fu lultimo e definitivo atto delle campagne orientali di Aureliano del 272, che portò alla definitiva sconfitta del reg ..




Assedio di Palmira
                                     

ⓘ Assedio di Palmira

L assedio di Palmira fu lultimo e definitivo atto delle campagne orientali di Aureliano del 272, che portò alla definitiva sconfitta del regno di Palmira di Zenobia e la ri-annessione allImpero "centrale" della parte orientale. Lanno successivo la città fu distrutta, a causa di una seconda ribellione.

                                     

1. Contesto storico

Il Regno di Palmira si era reso autonomo nel 260, in occasione della cattura dellimperatore Valeriano nella battaglia di Edessa, e si era allontanato sempre più dallimpero sotto Settimio Odenato prima e sotto sua moglie Zenobia poi. Dopo un iniziale riconoscimento reciproco di Aureliano e Vaballato il figlio di Odenato, regnate sotto la tutela della madre Zenobia, limperatore aveva rotto gli indugi e iniziato una campagna di riconquista. Proponendosi come riconquistatore e restauratore, piuttosto che come conquistatore e punitore delle terre precedentemente romane, Aureliano aveva affrontato e sconfitto tre volte Zenobia dallAsia Minore, alla battaglia di Immae a quella di Emesa, costringendo Zenobia a rifugiarsi a Palmira, dove avrebbe organizzato, assieme al fidato Zabdas, lultima resistenza.

                                     

2. Forze in campo

La forza dinvasione che componeva larmata di Aureliano era composta da legioni e/o loro vexillationes provenienti dalla Mesia, Pannonia, Norico e Rezia; truppe scelte della guardia pretoriana; unità di cavalleria "scelta" dalmata i cosiddetti equites Dalmatae e maura equites Mauri; numerosi contingenti ausiliari provenienti da Tyana, Mesopotamia, Fenicia e Palestina romana questi ultimi dotati di mazze e bastoni.

Non conosciamo lentità dellesercito palmireno, sebbene quello scontratosi con le forze romane ad Emesa contasse ben 70.000 armati, molti dei quali costituivano la cosiddetta cavalleria pesante dei clibanarii.

                                     

3.1. Assedio Primo assedio 272

I Palmireni si difendevano sperando che i rifornimenti del nemico non fossero sufficienti a permettergli di continuare lassedio. Vedendo però che i Romani resistevano, mentre gli assediati erano oppressi dalla fame, decisero di inviare messi verso lEufrate per chiedere aiuto ai Sasanidi di Sapore I, che già aveva saputo sconfiggere i romani e anzi, durante la battaglia di Edessa aveva catturato lo stesso imperatore Valeriano.

Il consiglio cittadino decise così di inviare la stessa regina, Zenobia, che già aveva avuto contatti diplomatici con Sapore, in cerca del potente alleato persiano, per combattere insieme i Romani.

Intanto i Palmireni erano incerti se continuare la lotta affrontando qualunque pericolo, oppure se arrendersi, chiedendo perdono allimperatore romano. Alla fine prevalse la seconda soluzione, tanto più che Aureliano si dimostrò favorevole ad accettare le loro suppliche.

Ritornato ad Emesa, fece giudicare Zenobia ed i suoi complici. Le regina riuscì a coinvolgere i suoi dignitari, scaricando su di loro tutte le colpe del suo gesto, di aperta ribellione a Roma, in particolare su di un certo Cassio Longino, retore e filosofo neoplatonico, il quale fu giudicato e messo a morte.

Lo stesso accadde anche per il fedele generale Zabdas, che fu giustiziato.



                                     

3.2. Assedio Secondo assedio 273

E mentre Aureliano ritornava in Occidente, portandosi dietro Zenobia ed il figlio Vaballato, ricevette la notizia che gli abitanti di Palmira, sotto la guida di un tal Apseo, si erano rivoltati, avevano ucciso il governatore locale, ingraziandosi il praefectus Mesopotamiae e rector Orientis della Mesopotamia un certo Marcellino, affinché assumesse egli stesso la porpora imperiale, in contrapposizione ad Aureliano. E poiché Marcellino esistava, decisero di proclamare imperatore un parente di Zenobia, un certo Achileo o Antioco. Senza indugio Aureliano tornò indietro per sedare la ribellione. Una volta riportato lordine senza combattere, fu duro con la città di Palmira: non solo ordinò lesecuzione dei ribelli armati ma anche di donne, vecchi, fanciulli e agricoltori. La città fu poi distrutta, mentre Achilleo/Antioco fu lasciato libero, non ritenendo degno neppure di punirlo, tanta era la sua irrilevanza. Agli abitanti superstiti permise comunque di ricostruire e abitare la città.

                                     

4. Conseguenze

Dopo questa campagna, Palmira declinò divenendo da sede di commerci a unoscura città di pochi abitanti. Nel frattempo Fermo, amico di Odenato e Zenobia e di professione mercante, organizzò una rivolta in Egitto. Occupata Alessandria, si proclamò Augusto e fece battere moneta, pubblicò editti e organizzò un esercito. Tuttavia fu in breve tempo sconfitto da Aureliano e messo a morte. Sedate tutte queste rivolte e pacificato lOriente, Aureliano poté ritornare trionfante a Roma e concentrarsi in Occidente, con la riconquista dellImpero delle Gallie.