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ⓘ Rocca Imperiale è un comune italiano di 3 330 abitanti della provincia di Cosenza, bagnato dal Mar Ionio e situato al confine con la Basilicata. Rocca Imperiale ..




Rocca Imperiale
                                     

ⓘ Rocca Imperiale

Rocca Imperiale è un comune italiano di 3 330 abitanti della provincia di Cosenza, bagnato dal Mar Ionio e situato al confine con la Basilicata. Rocca Imperiale è famosa per i suoi pregiati limoni che, oltre ad essere riconosciuti Prodotto Agroalimentare Tradizionale, hanno soprattutto ottenuto dal 2011 il marchio comunitario IGP, sono valorizzati dal Consorzio di tutela ed ultimamente divenuti apprezzati ed esportati in buona parte dItalia. È il centro abitato più a Nord della Calabria.

                                     

1.1. Geografia fisica Introduzione

A metà dellarco che circoscrive il Golfo di Taranto, 4 km circa distante dal mare e su di un colle dei contrafforti appenninici che si protendono al lido a dare inizio allantica pianura Siritide, sorge Rocca Imperiale. Infatti, dista circa 130 km da Cosenza e 86 km da Matera

Il suo abitato, edificato sulla convessità orientale del pendio, a meno di 200 metri di altitudine, ha le case disposte a gradinata ai piedi della fortezza che gli diede il nome e, ristretto comè su unarea pressoché inampliabile, con i suoi viottoli, le ripide salite di accesso alla sommità, il campanile vetusto e la severa mole delle costruzioni militari, conserva laspetto di un borgo medievale ingentilito dal progresso, ma non sostanzialmente mutato da qual era nei secoli decorsi.

A destra e alle spalle, con vario susseguirsi di declivi, di ondulazioni e di avvallamenti, si elevano i monti; ma sfuma a sinistra lorizzonte sulle alture salentine ingemmate di ville e dincolati e, nello spazio interposto, sul piano ammantato di verde, ecco delinearsi le zone archeologiche di Siri, Eraclea, Pandosia e Metaponto, culle della prima civiltà Italica. Al tempo delle" polis” questo fertilissimo lembo della Magna Grecia veniva posto da Archiloco e da Erodoto come termine di paragone alle più desiderabili contrade del globo; poi le lotte per legemonia locale, fra i centri Italioti, e linvidia di favolose ricchezze, vi apportarono quei lutti e quelle distruzioni che le guerre di Pirro, di Annibale, di Spartaco e dei Goti resero definitive ed irrimediabili. Sparirono così le tracce delle" città – stato” ioniche ed achee e, uniche superstiti di unera remota e fastosa, rimasero le colonne del tempio metapontino dei Dioscuri.

                                     

2.1. Storia Nascita del paese

Unica via di comunicazione tra le Puglie e la Calabria, sul versante ionico, era, ancora nel 1200, la via costiera ionica citata dalla Tabula Peutingeriana che, partendo da Reggio Calabria e costeggiando il mare, andava a congiungersi a Brindisi con lAppia che proveniva da Capua.

Daltra parte la Calabria era allora parte integrante della Sicilia, se i baroni siciliani, sempre contrari alla monarchia per le limitazioni imposte alle loro prerogative, si fossero ribellati, attraverso questa arteria stradale avrebbero potuto tentare linvasione del resto dello Stato. Appare dunque evidente limportanza militare del luogo e Federico II volle erigervi un castello che al fine principale difensivo unisse il compito di dare asilo alla Corte negli spostamenti e nelle partite venatorie alle quali il territorio era adattissimo.

Lintensa e frenetica attività edificatoria messa in atto in quel ventennio da Federico II suscitò preoccupazione tali che il giustiziere Tomaso De Gaeta, in una lettera indirizzata allImperatore, non poté risparmiargli un rimprovero: "È vero che limperatore non deve fidarsi così tanto della pace da non prepararsi alla guerra, ma non è necessario che Vostra Maestà costruisca fortezze così in alto, fortifichi le cime di ripide colline, sbarri i pendii dei monti con mura e li circondi di torri: anche senza fortificazioni la salvezza del re sarà assicurata dalle opere benefiche e dalla mitezza" Kehr, 1905, pp. 55 s.

Lo STATUTUM DE REPARATIONE CASTRORUM, il cosiddetto Statuto sulla riparazione dei castelli, costituisce laccertamento giuridico delle comunità e delle signorie feudali ed enti ecclesiastici, secondo le consuetudini, che dovevano provvedere alla riparazione e manutenzione di quei castelli, domus regie e centri abitati. Nel caso della "Rocca Imperiialis" limperatore stabilì che ben ventisette località dovevano provvedere ad inviare uomini e mezzi: 1 Nocara, 2 Canna, 3 Anglona, 4 Tursi, 5 Favale, 6 Presinace, 8 Rodiani 9 Senise, 10 Chiaromonte, 11 Rubi 12 Episcopia, 13 Battifarano, 14 Noge 15 Castronuovo, 16 Colobraro, 17 Agromonte, 18 Latronico, 19 Solucii 20 Santa Anania, 21 Armentano, 22 San Quirico, 23 Valsinni, 24 Castelsaraceno, 25 Farace, 26 Tigani x 27 Pulsandrane. in parentesi le incerte o sconosciute Come si può osservare esse sono collocate in un fascio che si allarga a ventaglio in una sola direzione, che si estende a molti chilometri in linea daria venti e oltre, distanza che sul terreno doveva aumentare notevolmente, superando dislivelli e attraversando fiumi. La spiegazione di questo fenomeno va senzaltro individuata attraverso una serie di ricerche sistematiche, per quanto i documenti lo consentano, sullintersecarsi e sovrapporsi di terre e di diritti demaniali e feudali". Si ritenga comunque che queste scelte possano essere dovute anche ad una "logica politica", cioè alla volontà, da parte di Federico II, di "evitare che una struttura castellare, con la sua guarnigione e il suo castellano, potesse raccordarsi troppo strettamente alle comunità di quel territorio, sino a diventare pericoloso centro di aggregazione di interessi comuni".

Poiché gli apprestamenti necessari ad una grande opera in muratura non si improvvisano, sullaltura che dinanzi era brulla o macchinosa, lImperatore, molto tempo prima dellinizio dei lavori architettonici, dovette inviare operai per i movimenti di terra e la cottura della calce; i quali operai si stabilirono" in situ” formando così il primo nucleo del nuovo abitato. Essi stessi, e i villici poi, cominciarono a distinguere il luogo con lappellativo dialettale di Ri-carcari o Li-carcari, che fu presto dimenticato e sostituito, e castello ultimato, con nome di Rocca Imperiale.

Il termine Ri-carcari, esaminato alla luce della fonetica locale, è un chiaro nome composto da Ri + carcari o Li + carcari equivalente a" Le fornaci”, le quali dovettero essere in gran numero apprestate per la calce ed i mattoni prima di iniziare la costruzione della fortezza.

Il villaggio, formato dagli operai e da pochi altri individui che erano andati a porvi dimora con la famiglia per la sicurezza, dopo oltre due lustri era ancora insignificante, per cui Federico II, che da principio non aveva inteso dar vita ad un nuovo incolato, decise di inviarvi una colonia nel 1239.

Sebbene manchino attestazioni probatorie esplicite, la nascita di Rocca, paese e castello, deve quindi attribuirsi a Federico II di Svevia e fra gli antenati degli odierni Rocchesi sono da annoverare degli abitatori medievali della cittadina a Sud-Ovest di Castrovillari, con la quale conservano tuttora una stretta parentela linguistica. Rocca

                                     

3.1. Monumenti e luoghi dinteresse Castello Svevo

Il presidio del castello fu costituito, fino allinvenzione della polvere da sparo, da arcieri e balestrieri, che si appostavano in combattimento dietro le feritoie e i merli. Due moschetti a miccia anteriore, del 400, furono rinvenuti in una cisterna del vecchio maniero. Durante la dominazione borbonica le cortine del forte erano protette da 25 pezzi di artiglieria i quali furono tolti dopo il 1861. Uno fu dimenticato e oggi regge la mensola di un terrazzino.

                                     

3.2. Monumenti e luoghi dinteresse Chiese

La prima chiesa di Rocca Imperiale sorse, come attesta il campanile, col nascere dellabitato, al tempo dellimperatore Federico II di Svevia, nel secolo XIII 1239, ed è la Chiesa di Santa Maria in Cielo Assunta, attuale chiesa madre. Non ci sono notizie di cappelle nellabitato, ma, annessa allospedale, doveva esserci, già nel secolo XIV, quella del Crocifisso. Con landare del tempo ne sorsero diverse: prime fra tutte quella di San Giovanni, quattrocentesca; poi, in ordine cronologico, furono edificate quella delle Cesine, in campagna; quella del Rosario, del Carmine, di San Biagio e, in ultimo, quella della Croce, allingresso del paese, e dellImmacolata, addossata alla matrice, al posto del monumento dei caduti della grande guerra.

Nel 700 si menzionano come diroccate le chiesette della SS. Annunziata e di S. Giovanni nelle contrade omonime. Non è escluso che ve ne fosse una a S. Elia, attorno al 1100, officiata dai monaci basiliani, di rito greco.



                                     

3.3. Monumenti e luoghi dinteresse Chiesa della visitazione della Beata Vergine Maria

Istituita nel 1964, venne retta nei primi anni dal parroco del paese Don Francesco Guarino; successivamente, dal Natale del 1967 fino allagosto del 1984, venne affidata ai Padri Stimmatini per poi passare, a settembre del medesimo anno, allattuale parroco Don Mario Nuzzi. Prima della presente costruzione moderna, era adibito a chiesa un capannone di fortuna; il 4 agosto 2001 fu finalmente inaugurata lattuale opera architettonica i cui lavori sono stati seguiti in un primo momento dallarchitetto Affuso, il cui progetto originario è stato completamente stravolto, e successivamente dallarchitetto Forace. La struttura esterna ha laspetto di una nave orientata al porto, a testimonianza che la Chiesa è la nave che deve condurre al cielo i fedeli. La struttura interna ha forma di anfiteatro per dare la possibilità ai fedeli di avere una corretta ed equa visione delle celebrazioni liturgiche; la volta, in legno lamellare, crea figure geometriche che le danno un senso di dinamismo e mobilità, vista in tutta la sua profondità sembra una navicella spaziale elevata verso il Cielo.

La struttura presenta poi al suo interno alcune opere darte: Il Tabernacolo, architetto Antonio De Prosperis è stato completamente realizzato in loco intagliando a mano libera le tessere pregiati materiali provenienti da Murano che compongono il Mosaico. Questopera crea per mezzo della luce dei giochi di irraggiamento; al centro della porta vi è un cuore in bronzo argentato a testimonianza dellamore di Dio. Esaminata poi accuratamente, la raggiera del mosaico crea grattacieli e casupole, testimonianza del fatto che la Luce di Dio deve illuminare sia le grandi città sia i piccoli paesi.

Il Paliotto dellaltare, anchesso in bronzo, raffigura listituzione delleucaristia Salvo. Dietro di esso un presbiterio arch. Forace, in marmo con sedia per chi presiede le celebrazioni, raffigura il Colle del Calvario sul quale si erge il Cristo Crocefisso, 2.15 m di bronzo, realizzato dal Cagni.

A ridosso dellaltare troviamo un ambone, realizzato anchesso dal Salvo, a forma di biga e raffigurante i simboli dei quattro Evangelisti: laquila, il leone, il bue e langelo. In prossimità dellambone vi è il Battistero, con la base in bronzo a tuttotondo raffigurante una colomba simbolo dello Spirito Santo che sostiene una grossa "coppa in marmo" dalle stesse tonalità cromatiche dellaltare, sormontata da un coperchio, anchesso in bronzo, recante alle estremità un bassorilievo raffigurante San Giovanni Battista. Tutte le opere sono state realizzate con il contributo dei fedeli e di persone amiche.

                                     

3.4. Monumenti e luoghi dinteresse Madonna della Nova

Si festeggia il 1° e 2 luglio di ogni anno. Secondo la tradizione la cappella delle Cesine, sotto il titolo di Santa Maria della Nova attualmente inclusa tra i santuari designati dallautorità ecclesiastica nei quali è possibile lucrare le indulgenze giubilari, è stata edificata per volontà di un principe pellegrino che dopo essere naufragato sulle nostre coste, si ritirò sullaltura antistante lapprodo a farvi penitenza di ringraziamento. Si racconta che il ritratto del principe figurasse sulle pareti della vecchia chiesetta, ma questa immagine è sparita nel corso dei secoli, comè svanita limmagine della Madonna s cui il principe si era rivolto. Il dipinto della Visitazione che si venera ora, infatti, non è quello originario, né è originario il tempio che subì almeno tre trasformazioni.

Lepisodio citato dovette accadere non prima del 1400, infatti listituzione della festa liturgica della Visitazione risale al 1389 per decreto di Papa Urbano VI, promulgato dal successore Bonifacio IX. Il Giubileo, che suscitò intenso fervore di pellegrinaggi, fu indetto nei primi anni del XV secolo, per cui il naufragio potrebbe essere avvenuto in quellepoca. Nulla sappiamo circa la celebrazione delle feste dellepoca, ma si può ritenere per certo che la solennità del 2 luglio divenne patronale subito dopo lincursione turca del 1644.

Il 29 giugno di quellanno, comparve una grande flotta turca, forte di 50 galee; sbarcati sulla spiaggia da due a tremila armati, gli invasori circondarono le mura della cittadina mentre gli abitanti dormivano. Questi, svegliati di soprassalto e ritenendo impossibile ogni difesa, si rifugiarono nel castello. Durante lassedio, i turchi non riuscirono ad impadronirsi della roccaforte, diedero fuoco a molti edifici tra cui la Chiesa Madre di cui rimase indistrutto il campanile. In questa circostanza il popolo, raccolto nel castello, dal quale si scorgeva di lontano la chiesetta della Nova, fece voto di solennizzare in perpetuo la data se fosse stato liberato dal pericolo se avesse subito il danno minimo. E la grazia, venuta il giorno successivo, fu ritenuta dagli scampati come un segno della protezione divina, di cui bisognava mantenere sempre vivi la riconoscenza e il ricordo attraverso le generazioni future. In seguito, per la fiducia riposta nella Madre di Dio, sorse luso di andare a rilevare la sacra effigie la domenica in albis per riportarla in sede con pompa il 2 luglio.

Eccezionalmente, e negli anni di straordinaria siccità, era consuetudine recarsi in processione ad invocare la grazia della pioggia alla cappella e si portava la sacra immagine in paese per una novena propiziatoria.



                                     

3.5. Monumenti e luoghi dinteresse Museo delle Cere

Ospitato allinterno dellantico Monastero dei" Frati Osservanti”, il museo offre una sensazionale e suggestiva atmosfera grazie alla compresenza di elementi di misticità, vetustà e alla combinazione spettacolare tra il sacro ed il profano. Numerosi sono i personaggi, qui rappresentati con ricercata e acuta verosimiglianza a quelli che sono stati gli uomini simbolo del Novecento, che hanno contribuito a dare luce e spessore economico, artistico, culturale, politico, religioso e sociale al nostro Bel Paese e allintero genere umano.

Da Federico II di Svevia a De Gasperi, da Mussolini a Che Guevara, da Madre Teresa di Calcutta a Rita Levi Montalcini, da Giuseppe Verdi a Totò principe Antonio de Curtis, tutti a grandezza umana con occhi di cristallo e capelli veri adornati da un vestiario più che reale, rappresentativo del nostro immaginario collettivo.

Non mancano poi personaggi popolari che con le loro gesta hanno dato splendore e fama a tutta la comunità come ad esempio il pluridecorato milite Francesco Mesce: chiamato alle armi il 15 marzo 1920 e destinato al 63º Reggimento fanteria "Cagliari" a Torino, fu trasferito sul fronte francese, dove prese parte ai combattimenti dellavanzata italiana nei territori francesi. Rimpatriato, si imbarcò per la Grecia, dove ricoprì lincarico di artificiere nel Genio Artificieri e, dopo aver ricevuto la medaglia sul Fronte Greco-Albanese il 18 agosto 1943, gli fu concessa una licenza straordinaria. Ritiratosi a Rocca fu invitato, viste le sue capacità, a far brillare delle mine sotterrate dai tedeschi in ritirata dalla Sicilia. Nel tentativo di far brillare gli ordigni per tutelare la popolazione Rocchese rimase ucciso dallo scoppio di una seconda mina nascosta sotto la prima.

Tra le pareti di quello che un tempo fu luogo di preghiera e di culto, completamente immersi nelle vestigia del già di per sé sensazionale Monumento, si respira unaria trascendentale con le statue che evocano un contatto quasi umano. Inaugurato e aperto al pubblico il 1º agosto 2003 è visitabile tutti i giorni dalle 17:00 alle 20:00 e la domenica anche di mattina dalle 10:00 alle 13:00

                                     

4.1. Geografia antropica Marina di Rocca Imperiale

Bagnata dalle acque del mare Ionio, per 7 km di spiaggia alternata da scogli, ciottoli e fine sabbia dorata, verso il confine lucano, la marina di Rocca Imperiale, distante appena 4 km dal centro storico, si pone come meta per la balneazione, beneficiando di strutture balneari dogni tipo.

Di importante rilevanza storica limponente magazzino, fatto costruire nel XVIII secolo 1731 dal duca Fabio Crivelli, a testimonianza dellimportanza marittima e commerciale di Rocca Imperiale, e la Torre di Guardia del XVI secolo 1563-69.

Le zone archeologiche di Monte Soprano, Masseria Saliva, Timpone Ronzino, Murge Santa Caterina rappresentano un museo a cielo aperto nel panorama dellantica Siritide.

In contrada Cesine, a poca profondità dalla superficie, sono stati rinvenuti ruderi di fabbriche a condutture laterizie, le quali ultime sembra vengano da Ciglio dei Vagni, con sbocco in una cisterna tullianum di malta durissima, accanto a cui era possibile notare la vasca di un trapetum. In grande quantità, con i lavori agricoli di aratura, appaiono tombe di diverse età e di diverso tipo. Alcune ad inumazione, formate da una lastra di tufo poggiante su altre due più piccole, poste in senso verticale, manifestano la loro derivazione dal tipo dolmenico; altre, ad incinerazione, contengono oggettini vari anche in oro anellini, spille e altre ancora sono costituite da urne cinerarie decorate a rilievo racchiuse in rozzi sarcofaghi.

Di maggiore attenzione fu il ritrovamento di una punta di lancia di bronzo, una bottiglia di sagoma egiziana, qualche statuetta fittile acefala, lucerne, urne e vasetti vari rinvenuti nei pressi di una duplice deposizione di cadaveri, col capo su origliere di pietra, praticata sotto il pavimento di una capanna rettangolare, con uno dei lati più brevi absidato di tipo orientale, che subito si disfece.

Allestremità nord del lungomare di Rocca Imperiale Marina esiste un ampio parco pubblico attrezzato. I costumi, il patrimonio architettonico e storico, la civiltà, il clima, la qualità delle acque marine, la ricchezza della collina e della montagna retrostante, la posizione geografica tra il parco nazionale del Pollino, la piana di Sibari e larea del Metapontino, costituiscono per Rocca Imperiale un richiamo turistico fra gli itinerari della regione Calabria.

                                     

5.1. Cultura Cinema

  • Nel film del 1955 Destinazione Piovarolo di Domenico Paolella, con il celebre Totò protagonista e Tina Pica al suo fianco; Rocca Imperiale diventa il nuovo toponimo di Piovarolo durante il ventennio fascista. La scelta del nome fu casuale e non associata a Rocca essendo Piovarolo paese fittizio, descritto come un paesino dellAppennino centrale abruzzese.
  • Nel 2015 è luogo del film Le nozze di Laura, regia di Pupi Avati trasmesso su Rai Uno il 7 dicembre 2015.
                                     

5.2. Cultura Limone IGP di Rocca Imperiale

Il limone di Rocca Imperiale è la varietà di limoni più nota della Calabria. Conosciuto come limone rifiorente, poiché fiorisce almeno 4 volte allanno producendo frutti per ogni fioritura.

Le particolarità pedoclimatiche del territorio hanno favorito la coltivazione di questa varietà di limone. Il clima, infatti, è moderato in inverno dalla vicinanza del mare e, essendo le zone interessate alla coltivazione situate ad unaltitudine di circa 200 m, queste sono sottoposte ad escursioni termiche tra giorno e notte che favoriscono la buona colorazione della buccia e lesaltazione del profumo degli oli essenziali presenti nella stessa. Dalla compresenza di questi fattori ne deriva una varietà peculiare, sia per il profumo energico e la succosità si per la semplicità con cui si sbuccia.

Il limone di Rocca Imperiale è tutelato dal Consorzio limone di Rocca Imperiale IGP, e dal marchio I.G.P.

                                     

6. Amministrazione

Sindaci di Rocca Imperiale 1983-oggi

Giuseppe Di Leo 1983- 1985

Giuseppe Di Leo 1985 -1990

Carlo Tarsa 1990 - 1992

Giulio Palmieri 1992 - 1995

Giovanni Franco 1995 -1999

Vincenzo Marino 1999 - 2004

Ferdinando Di Leo 2004 - 2009

Ferdinando Di Leo 2009 -2014

Giuseppe Ranu 2014 - 2019

Giuseppe Ranu 2019 -

Passaggio in Basilicata

Il comune di Rocca Imperiale è interessato al progetto "Passaggio in Lucania" che assieme ad altri 15 comuni dellAlto Ionio Cosentino tramite referendum cittadino lo porterebbe allannessione alla Basilicata.